Indemoniata Halep, primo Wimbledon. Serena sconfitta in 56 minuti

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Indemoniata Halep, primo Wimbledon. Serena sconfitta in 56 minuti

LONDRA – Finale senza storia, Simona annichilisce Williams e le infligge la terza sconfitta consecutiva in una finale major. Mancato l’aggancio a Court a quota 24 Slam

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @WTA)
 
 

[7] S. Halep b. [11] S. Williams 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Cinquantasei minuti: meno di un ora è occorsa a Simona Halep per vincere 6-2 6-2 la finale contro Serena Williams e diventare la nuova campionessa di Wimbledon. Con questo successo raggiunge un traguardo storico per il tennis del suo paese: diventa la prima rumena a vincere i Championships, facendo meglio perfino di una grandissimo del passato come Ilie Nastase che sui prati inglesi non era mai riuscito ad andare oltre la finale (sconfitto nel 1972 e 1976).

Si gioca sul Centre Court tutto esaurito in una giornata coperta, il sole non si affaccerà mai. Vento nullo. Temperatura massima 23 gradi. Arbitra Marijana Veljovic.

Williams vince il sorteggio e sceglie di servire. L’inizio è del tutto inaspettato: la giocatrice più esperta, Serena, sembra bloccata dall’emozione, e ha un approccio troppo conservativo. La sua prima di servizio non incide e Halep riesce praticamente sempre a rispondere. Con due errori Serena regala il break in apertura. Ma soprattutto ne subisce un altro quando è sotto 0-2: è un vincente diretto in risposta di Halep a sancire il 3-0, poi consolidato senza problemi alla battuta da Simona. In poco più di dieci minuti il set è già pesantemente segnato: 4-0 Halep.

Finalmente Serena si scuote e mette il primo game sul tabellone con un gioco in bianco. Williams ha deciso di forzare di più i colpi, a partire dalla risposta e si comincia a intravedere la partita che alla vigilia si immaginava: se lo scambio è breve lo vince Serena, se si sviluppa su più colpi si avvantaggia Simona.

Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Halep supera un primo scoglio importante quando salva una palla break sul 4-1 e si porta a un solo game dal primo set: 5-1. Lo raggiunge vincendo un grande scambio: prima assorbe la spinta di Serena in risposta, poi rovescia l’inerzia del punto concludendolo con un dritto incrociato vincente. Ora Serena tiene la sua battuta facilmente, ma rimane il pesante handicap iniziale a condizionare il set. 5-2 per Halep che ha la prima occasione di chiudere il parziale con la battuta. Serena comincia a giocare profondo, a prendere l’iniziativa, ma Halep non ha intenzione di regalare nulla. Copre benissimo il campo e riesce a chiudere il game a trenta senza particolare sofferenza. 6-2 Halep in 26 minuti. Da quando è tornata dalla maternità Serena è alla terza finale Slam ma non ha ancora vinto un set.

Secondo set. Williams alla battuta prova a scuotersi incitandosi quando vince il punto, ma rischia di complicarsi la vita anche nel game di apertura quando perde due quindici non chiudendo due dritti alti sopra la rete. Un lungolinea fuori di un palmo di Simona le vale comunque l’1-0.

Dal 4-0 primo set si è seguita la logica dei servizi, ma per il momento Williams non è abbastanza precisa nelle sue risposte aggressive per spostare l’equilibrio a proprio favore. E così Halep tiene a zero la battuta. Nel quinto gioco Simona compie un passo fondamentale nel set: ottiene il break grazie a un game impeccabile, in cui dà il meglio di sé. Vince un quindici impegnandosi in difesa, poi sforna un passante vincente di dritto, e infine ottiene il punto del break grazie a un gravissimo errore di Serena, che si avventa su una involontaria palla corta (recupero di Simona) ma la spedisce oltre la linea di fondo. Ora Williams è sotto di un set e un break, e se non vuole perdere la terza finale Slam consecutiva ha bisogno di invertire il trend negativo. Nel sesto game nemmeno un nastro a suo favore è sufficiente. Simona tiene a trenta il servizio e si porta a due game dal titolo: 4-2 Halep.

 
Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Settimo game. Serena rischia il tracollo sul 2-4 quando va 0-30, ma con tre grandi battute (una è un ace) sale 40-30. Ma poi arrivano di nuovo due gratuiti a riportarla sull’orlo del precipizio. Palla per il 5-2 e servizio Halep: di nuovo “san servizio” la tiene in vita. Il problema è che ogni volta che si comincia a scambiare Halep ha la meglio. Praticamente sempre. Non si contano i colpi in rete di Williams per il ritardo con cui raggiunge la palla e la mancanza di spinta con cui la colpisce. Terza palla del doppio break: con due lungolinea letali Simona si costruisce il vantaggio nello scambio e poi lo conclude. 6-2, 5-2 e servizio. Ora è veramente a un passo dal successo. Una risposta in rete, un dritto lungo e un ace sporco portano Halep sul 40-0. L’ennesimo dritto in rete di Serena chiude il match. 6-2 in trenta minuti il secondo set.

Statistiche

Saldo vincenti/errori non forzati Halep +10 (13/3), Williams –9 (17/26)
Da notare lo scarto negli errori non forzati: 26 Serena, appena 3 Simona.

Ace/doppi falli: Halep 1/0, Williams 2/1
Serena ha servito il 68% di prime, ma la sua battuta non ha reso come al solito in termini di incisività. Halep ha concesso una sola palla break sul 4-1 primo set, poi ha rischiato più nulla nei propri turni di servizio.

Scambi vinti
Scambi 0-4 colpi: Halep 31, Williams 28
Scambi 5-8 colpi: Halep 17, Williams 9
Scambi + 9 colpi: Halep 9, Williams 1

Le prime parole di Simona nell’intervista in campo: “Questo successo è il sogno di mia madre, che desiderava tanto che vincessi la finale di Wimbledon. Ora il sogno è realtà. E adesso grazie a questa vittoria sarò membro a vita del circolo!” .

E quelle in conferenza stampa: Sono orgogliosa di come è stato qui il mio tennis su erba, e per come ho giocato in tutto il torneo. La finale? È stato il miglior match della mia vita e non posso descrivere quanto sono felice. Per me era difficile pensare di vincere Wimbledon contro tante giocatrici alte e potenti, ma questa volta mi sentivo bene e il livello del mio gioco mi ha dato fiducia. Il match? Ogni volta che ne avevo la possibilità sapevo che dovevo essere aggressiva e non lasciarle spazio. Oggi sono scesa in campo pensando a me al mio gioco, e a che dovevo giocare una finale Slam. Ma di proposito non volevo pensare al fatto che dovevo affrontare Serena, perché tende a intimidirmi. Ieri mi sono allenata specialmente sulla risposta perché sapevo che sarebbe stata fondamentale. Ho provato a replicare la prestazione del round robin di Singapore”.

“È vero oggi ero nervosa, lo sentivo nello stomaco, ma è stato un nervosismo positivo. Io non cerco di cancellare le emozioni quando sono in campo, se riesco a gestirle gioco meglio di quando non ne ho.
Le sconfitte nelle finali Slam mi hanno aiutato ad essere pronta oggi. Ho imparato che non bisogna pensare troppo al trofeo, ma che vanno affrontate come una normale partita di tennis. E la vittoria a Parigi mi ha aiutato ad avere più fiducia”.

Queste le parole di Serena in campo: “Oggi Simona ha giocato benissimo (“out of her mind”) le faccio le mie congratulazioni. Ha lavorato duro per questo risultato. Bisogna togliersi il cappello davanti a lei”.

E quelle in conferenza stampa: Lei oggi è stata fantastica. Ho provato cose diverse ma nessuna ha funzionato e poi ho commesso troppi errori. Simona è una bella persona, ha giocato benissimo e non posso che essere contenta per lei. Non credo di essere stata troppo nervosa. Sapevo che mi avrebbe rimandato tante palle, ma io ho esagerato troppo nei colpi (“over hitting”) come risposta alla situazione. Dicono che i giocatori di golf invecchiando faticano a eseguire i colpi decisivi? Non so se sia lo stesso per me. L’unica cosa che posso dire è che oggi la mia avversaria ha giocato in modo incredibile”.

“L’infortunio al ginocchio è superato, ho giocato sana in questo torneo. Spero di poterlo fare anche nei prossimi mesi e migliorare il mio livello, e diventare più solida. Il programma è partecipare a Toronto e Cincinnati. Ma non giocherò San Josè perché sarebbe troppo: il cemento sollecita molto le mie ginocchia. Stamattina è andata bene, tutto come al solito. Non so se avrei potuto fare qualcosa di diverso per fare meglio. Devo dare i meriti a Simona. Federer è ancora competitivo a quasi 38 anni? Anch’io mi sento di poterlo essere, anche dopo la maternità”.

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ATP

Da che parte sta la PTPA di Djokovic sul caso Wimbledon

Rispetto alle reazioni di ATP e WTA al ban “russo” dai prati britannici, quella dell’associazione fondata da Nole appare timida: un’occasione mancata o c’è dell’altro?

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Mancano tre settimane alla chiusura delle liste per il torneo di Wimbledon, appena una per il Queen’s e nulla lascia supporre un dietrofront in merito alla decisione di escludere tennisti e tenniste provenienti da Russia e Bielorussia presa dall’AELTC di Church Road. Una decisione presa dopo l’intervento del governo di Sua Maestà e subito condivisa dalla LTA, la federtennis britannica, che organizza gli eventi ATP e WTA sui prati inglesi di Londra, Eastbourne, Nottingham e Birmingham. Pressoché immediate sono state le reazioni delle associazioni che governano il tour maschile e quello femminile, mentre il CEO della WTA Steve Simon ha inviato alle giocatrici una lettera in cui spiegava di aver già formalmente contattato l’AELTC e la LTA, oltre a ventilare ventilando le possibili sanzioni nei confronti dei tornei per quella che è considerata una condotta discriminatoria e informandole della riunione degli organi dell’associazione a Madrid durante la disputa del torneo. Non è difficile immaginare che lo stesso farà l’ATP, magari confrontandosi con l’associazione omologa per arrivare a un fronte comune.

Non si è invece fatta sentire l’ITF, la federazione internazionale che, informa il suo sito web, “lavora a stretto contatto con ogni torneo dello Slam attraverso la presenza nel Grand Slam Board”. Se per quanto riguarda i quattro Major ricopre quindi un ruolo marginale, è viceversa proprietaria e organizzatrice dei World Tennis Tour, con il calendario che prevede diversi eventi maschili e femminili sul suolo britannico (i singoli tornei del Tour sono di proprietà o sanzionati dalle federtennis nazionali che accettano di rispettare le regole dell’ITF). Per citarne uno, dal 2 maggio si disputerà il W25 di Nottingham, la cui entry list è priva di giocatrici con passaporto russo o bielorusso dopo il ritiro di alcune atlete “senza bandiera”, la più in vista delle quali (nel senso che sicuramente sarebbe entrata in tabellone, non per il successo su Instagram) è la nativa di Sochi Vitalia Diatchenko, n. 119 WTA. Per adesso l’ITF tace, come del resto gli altri tre tornei dello Slam.

In questo scenario, si è aperta la possibilità per un’altra associazione del mondo del tennis di ritagliarsi uno spazio. Parliamo della PTPA, la Professional Tennis Players Association fondata da Novak Djokovic e Vasek Pospisil, formalmente nata quasi un anno fa dopo l’idea lanciata in occasione dello US Open 2020. Mentre non è chiaro a che punto sia il percorso della PTPA, sulla quale i riflettori sono pressoché spenti, il Wimbly-gate aveva tutte le caratteristiche per offrirle l’opportunità di tornare in primo piano – opportunità che tuttavia pare non aver colto. Il comunicato ufficiale, diramato dopo 24 ore di “meditate e produttive conversazioni”, recita:

 

“Denunciamo con forza l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e della Bielorussia. Riconosciamo di non poter fermare la violenza, ma la nostra voce collettiva può essere usata per sostenere l’Ucraina e i suoi cittadini che invocano pace e giustizia.

La PTPA è impegnata ad apprendere dalla nostra comunità del tennis e a proteggerla, sia in privato che pubblicamente. Abbiamo ascoltato tante persone che sono profondamente colpite dalla guerra e le ringraziamo per aver condiviso le loro storie.

Una delle principali competizioni del nostro sport valuta di escludere gli atleti russi e bielorussi; dobbiamo riflettere e capire che molti di loro hanno perso la libertà di scelta e di espressione a causa delle leggi imposte dalle Federazioni Russa e Bielorussa. Parlare contro la Russia o la Bielorussa o denunciare l’invasione può comportare la reclusione.

La PTPA non discrimina i tennisti in base alla nazionalità, ma ci opporremo a chi sostiene, si esprime o commette violenza contro gli innocenti.”

Dopo le parole con cui Djokovic ha espresso la propria contrarietà alla decisione (non posso sostenere la decisione presa da Wimbledon), chi si aspettava un comunicato di fuoco è probabilmente rimasto deluso, senza contare quella che, da un punto di vista politico, sembrava appunto un’ottima chance per tornare alla ribalta in un periodo di appannamento quanto meno mediatico. In questo senso, il comunicato appare timido, se vogliamo cerchiobottista, non denunciando in modo diretto la discriminazione da parte di Wimbledon ma riconoscendo per i giocatori le potenziali, diciamo pure realistiche, conseguenze dello schierarsi apertamente contro il proprio governo. È davvero così? Se invece non fosse un “errore” politico, bensì semplicemente una necessaria presa di coscienza? Il riconoscimento di una situazione che non deve necessariamente risolversi in un giudizio netto, a dispetto delle opinioni senza appello in uno o nell’altro senso (molto più nell’uno che nell’altro) che la decisione continua a generare.

Da una parte, i tennisti (bielo)russi vogliono “solo giocare a Wimbledon”. Dall’altra, anche in Ucraina c’è chi vorrebbe giocare a tennis ma non può farlo – e non “solo” perché il Centro Federale di Irpin è stato distrutto. Che non sia colpa di Medvedev, Rublev, Sabalenka e tutti gli altri loro colleghi connazionali è vero; un po’ meno vero è che, in quanto sport individuale, a tennis non si rappresenti la propria nazione, altrimenti non si comprenderebbe perché, ad esempio, Berrettini e Sinner trovino spazio sui media generalisti nostrani quando ottengono buoni risultati o l’entusiasmo del pubblico e di qualche telecronista quando è in un campo proprio connazionale. E The Guardian riporta che, incontrando le stelle dello sport russo questa settimana al Cremlino, Putin ha detto loro che sono “in prima linea nella lotta per i nostri valori”.

Di fronte alla moral suasion del governo e, secondo The Telegraph, alla non gradita possibilità che Kate Middleton, duchessa di Cambridge e patrona dell’AELTC, si ritrovi a consegnare la coppa in mani russe, Wimbledon ha scelto di tirare una riga, certo molto bassa e senza dubbio pericolosa come “precedente”, ma anche condivisa da chi sta subendo i devastanti effetti dell’aggressione. E, proponendosi di rappresentare tutti i tennisti, la PTPA non può non tenere conto anche della voce di questi ultimi, proprio perché non rimangano ultimi e inascoltati.

Questa interpretazione, tuttavia, non deve essere piaciuta o, più probabilmente, non è stata affatto considerata dando un’occhiata alle critiche rivolte al comunicato. Allora, a distanza di alcuni giorni, ecco arrivare un paio di tweet (“stop discriminations” e “no bans”) accompagnati dall’hashtag #LetThemPlay, lasciateli giocare, che pare estratto dal non indimenticabile film (sempre che qualcuno lo ricordi) Bad News Bears 2. Che, poi, l’orso sia un simbolo della Russia e che Bear (in russo medved) sia il soprannome di Daniil è solo una folle coincidenza. Probabilmente.

In conclusione, si è trattato di un comunicato “vuoto” o mal scritto a cui hanno in seguito cercato di porre rimedio con un hashtag e un po’ di grafica? Oppure di una presa di posizione non tranchant – assolutamente minoritaria e perciò audace – che non hanno però avuto il coraggio di mantenere?

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evidenza

Djokovic può giocare Wimbledon: non è richiesta la vaccinazione

“I requisiti stabiliti non includono la vaccinazione obbligatoria” fanno sapere gli organizzatori. Via libera per il n. 1 del mondo Novak Djokovic

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Novak Djokovic - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Ian Walton)

Il campione in carica e vincitore delle ultime tre edizioni del torneo Novak Djokovic potrà liberamente prendere parte al torneo di Wimbledon, senza dover ricorrere a nessun tipo di certificato. Gli organizzatori dello Slam londinese infatti hanno specificato chiaramente che non sarà richiesta nessuna vaccinazione contro il COVID-19 per disputare il torneo. Nello specifico, l’amministratore delegato dell’All England Club Sally Bolton ha dichiarato: I requisiti stabiliti non includono la vaccinazione obbligatoria. Non sarà una condizione per l’ingresso ai Championships quest’anno”, come riportato sul The Telegraph.

Ricordiamo che quest’anno al numero 1 del mondo Djokovic era stato impedito di scendere in campo in Australia, e successivamente la stessa sorte gli era toccata per i due Masters 1000 americani di Indian Wells e di Miami. Nel 2022 il serbo, attualmente unico nella top 100 a non essere vaccinato, ha disputato solamente tre tornei vincendo cinque incontri in totale.

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Flash

Gramellini sulla scelta di Wimbledon: “Un’idiozia escludere russi e bielorussi”

Lo scrittore e giornalista sul Corriere della Sera ha criticato aspramente le scelte della federazione britannica e dell’AELTC

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Daniil Medvedev - Coppa Davis 2021 (Photo by Diego Souto / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Un turbinio di opinioni sta accompagnando queste ultime giornate nel mondo del tennis, dopo l’annuncio di Wimbledon di negare l’accesso al torneo (e a tutti i tornei su suolo britannico) a tennisti russi e bielorussi. Così come si è fatto negli ultimi cinque giorni, Ubitennis ha scelto di riportare senza filtri opinioni che vanno sia incontro sia in opposizione alle scelte di AELTC e LTA. Ecco allora che tra le ultime ad essere registrate, c’è quella della nota firma del Corriere della Sera e scrittore, Massimo Gramellini. Tutti i giorni Gramellini propone una chiave di lettura ai temi di attualità più rilevanti nella sua rubrica ‘Il Caffé’. Nella giornata di sabato 23 aprile ha scritto dell’esclusione degli atleti russi e bielorussi dal torneo più famoso del calendario tennistico, criticando aspramente tale decisione. Ecco alcuni i tratti salienti del suo pensiero: “Gli organizzatori di Wimbledon escludono due fra i tennisti più forti al mondo, Medvedev e Rublev, in quanto russi. Pensano di creare un danno di immagine a Putin? Ma cosa volete che importi a Putin del boicottaggio di atleti che manco vivono in Russia: al limite se ne servirà per indossare gli amati panni della vittima […] e Rublev ha contestato la guerra fin dal primo giorno. Si può condividere il rifiuto di partecipare alle competizioni in Russia. Si può condividere già meno l’esclusione delle squadre russe dalle competizioni in Occidente. Ma chiunque non sia completamente rintronato dal rombo dei cannoni riconoscerà che un divieto esteso agli sport individuali è un passaggio a vuoto della psiche. Un’idiozia che ti fa apparire simile all’aggressore”.

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