Halep ama Montreal: trionfo bis in Quebec, Stephens si arrende

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Halep ama Montreal: trionfo bis in Quebec, Stephens si arrende

La N.1 del mondo piega la resistenza dell’americana dopo più di 2h40. Diciottesimo titolo in carriera, il terzo del 2018. Stephens rimpiange il primo set ceduto dopo aver sciupato quattro set point

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Dal nostro inviato a Montreal,

[1] S. Halep b. [3] S. Stephens 7-6(6) 3-6 6-4

 

Il grande maestro Rino Tommasi era solito dire, citando Alessandro Manzoni, che il tennis femminile è come il cielo di Lombardia: tanto bello quando e è bello. E la finale della Rogers Cup di Montreal è stata addirittura più bella del cielo azzurrissimo del Canada (dopo tanta pioggia durante la settimana), regalando uno stupendo show a tutti gli spettatori accorsi all’IGA Stadium (anche quest’anno più di 165.000 spettatori, comodamente il record mondiale per tornei femminili di una settimana). Grandi scambi, ribaltamenti di fronte, una Simona Halep che sembrava in riserva me che si è dimostrata più solida e lucida nel set finale.

Le due campionesse entrano subito nel match dal primo game ed iniziano con scambi ad alta velocità. Il ritmo di Halep è soffocante, Stephens viene spinta indietro e non riesce se non occasionalmente a scoccare i suoi vincenti da fondo. Simona va avanti 4-1 pesante e Sloane chiama il suo allenatore che le dice “Non voglio vederti con i piedi sulla scritta Montreal, e non preoccuparti del pubblico”. La folla, come nel corso di tutta la settimana, è in favore di Halep, data l’elevata percentuale di tifosi rumeni sugli spalti, ma le parole di Kamau Murray sortiscono l’effetto sperato: con due colpi arrischiatissimi che pizzicano la riga Sloane recupera il primo break, nel game seguente inizia a vincere un paio di scambi lunghi (che fino a quel momento erano tutti stati ad appannaggio di Halep) e infine completa l’aggancio sul 4-4. La n.1 del mondo è molto arrabbiata con se stessa per il vantaggio perduto, si cruccia per alcuni errori evitabili e deve intervenire il suo coach Darren Cahill a rassicurarla: “Stai giocando gran tennis, tra il migliore che abbia mai visto. Tieni lo scambio veloce al centro e poi apriti gli angoli”. È una gran finale, nella giornata più calda dopo la pioggia torrenziale di mercoledì sera che ha costretto Halep a giocare due match giovedì: è possibile che parte del nervosismo di Halep sia causato da una certa stanchezza che ha lamentato nel corso degli ultimi giorni, e palesata anche dal fatto che si è scaldata solamente 15 minuti prima della finale.
Con un grande scambio Simona si guadagna il diritto a servire per il set sul 5-4, ma tre errori la tradiscono regalando il 5-5. Due game più tardi la rumena risale da 15-40 con un rovescio sulla riga ad annullare un set point ed un fantastico scambio chiuso a rete. All’inizio del tie-break paga la fatica andando subito 0-4 e 1-5 con un doppio fallo. Faticosamente rimonta fino al 4-5, ma un secondo doppio fallo concede altri due set point a Stephens. Il primo viene cancellato da un diritto sulla riga, il secondo da un diritto di Sloane portato fuori dal nastro. Due accelerazioni diritto-rovescio portano Halep al set point che viene convertito da un errore in risposta dell’americana. Settanta minuti di gran tennis e Halep strappa il primo set del torneo a Stephens.

All’inizio del secondo set le due protagoniste tirano fiato, e non poteva essere altrimenti. È Sloane ad avvantaggiarsene allungando sul 3-1. Halep rimane in scia, ottiene la chance per il 3-3 ma se la lascia sfuggire. È lei che corre di più, è lei che tenta di fare più gioco ma sbaglia un po’ troppo, e paga la debolezza sulla sua battuta. Il livello di gioco torna a salire, gli scambi tornano ad essere pazzeschi, ma Simona è stanchissima, Sloane è molto più economica nel suo modo di giocare e più il match prosegue più la differenza diventa evidente. In 38 minuti Stephens chiude il set 6-3 e Halep chiede l’intervento del fisioterapista più per riprendere fiato che per farsi fasciare il piede intorno alla vescica che le dà noia dall’inizio del torneo.

Il debito di ossigeno della n.1 del mondo è più che evidente, ma riesce comunque a scattare sul 2-0 all’inizio del set finale, anche grazie ad una ingenuità di Stephens che sulla palla break si lascia scavalcare da un recupero che rimbalza sulla riga. La rapida rimonta dell’americana sul 2-2 sembra quasi logica, ma quello che segue lascia tutti piuttosto sorpresi: Sloane perde il servizio da 40-0, Halep piazza qualche buona prima e, in preda alla confusione, Stephens concede anche un secondo break all’avversaria. Mentre ci vengono a comunicare che le conferenze stampa saranno molto rapide dopo il match perché le due ragazze hanno il jet privato per Cincinnati, Halep cede il servizio sciupando un match point (con un doppio fallo) e Stephens si arrampica a 4-5 annullando altre due palle match. Ma nel decimo game Simona non trema, e dopo 2 ore e 41 minuti chiude con un ace vincendo il suo secondo titolo a Montreal.

È stata una settimana incredibile per me, tremendamente faticosa – ha detto Simona Halep nella conferenza stampa conclusiva – Sarebbe opportuno avere una giornata di riposo tra un match e l’altro in tornei come questo, spero si possa fare qualcosa in questo senso. Lo sforzo è stato immenso per me, dopo un periodo di pausa. Però penso di essere migliorata molto in questa stagione: fisicamente sono più forte, ed anche se mi stanco durante i match ho abbastanza forza nei miei muscoli per rimanere nella partita. Sono migliorata anche nel servizio, posso fare più cose, tanto che oggi ero così stanca che ho provato qualche drop-shot, e sono venuti piuttosto bene”.

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WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

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WTA Lussemburgo: Ostapenko abdica, secondo titolo in carriera per Tauson

La lettone si sveglia nel secondo set, ma finisce per cedere al terzo. Buona prestazione per la danese che vince la seconda finale su due disputate

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Prosegue il settembre d’oro delle 2002 grazie alla vittoria di Clara Tauson nel WTA 250 di Lussemburgo. La danese vince il secondo titolo su due finali giocate, superando in tre set la campionessa in carica Jelena Ostapenko (nel 2020 il torneo non si è disputato causa pandemia) e andando a sedersi poco lontano dalla top 50 (da lunedì sarà numero 52, migliorando di diciotto posizioni il suo best ranking). La partita si è animata ed è diventata interessante da metà secondo set in poi, dopo che per un’oretta l’incostanza e il nervosismo della lettone avevano reso le cose molto facili a Tauson.

Entrambe giocano in maniera molto aggressiva da fondo, spingendo molto bene con ambedue i fondamentali. La differenza però, almeno a inizio match, è che Tauson mantiene la palla in campo con buon margine, mentre Ostapenko o piazza il vincente o sbaglia entro i primi tre colpi (più spesso la seconda). La danese trova dunque il break già nel terzo game e bissa poi nel nono, chiudendo 6-3 e guadagnandosi il diritto di servire per prima anche nel secondo set. Le difficoltà continuano per una nervosissima Ostapenko, che salva una palla break nel quarto gioco e riesce a mantenersi in scia nel punteggio. Sul 3-3, la lettone ottiene per la prima volta la chance di strappare il servizio all’avversario, ma la manca. Il nastro gliene regala un’altra smorzando in maniera imprendibile un suo slice un po’ tremebondo e Jelena stavolta non vanifica il dono della sorte, giocando in maniera molto aggressiva. L’improvviso break destabilizza Tauson che non riesce a esprimersi al meglio nei game successivi, ritrovandosi in poco tempo da una posizione di totale controllo a dover giocare un insidioso terzo set.

L’urlo con cui Ostapenko accompagna la vittoria del parziale lascia presagire battaglia e così è. La lettone addirittura sale 2-1 con un break a zero, ma si fa subito recuperare da Tauson. Il gioco decisivo probabilmente è il quinto, durato ben sedici punti: Ostapenko si procura due palle break (la prima con un gran pallonetto vincente), ma la danese riesce a cancellarle entrambe con coraggio e tiene alla fine il servizio. Lo scoglio superato permette a Tauson di recuperare sicurezza e di rimettere dunque pressione sull’avversaria, che infatti al primo momento delicato crolla. Chiamata a servire per rimanere in partita sul 5-4, Ostapenko abdica con quattro erroracci non forzati e concede a Tauson la gioia del secondo titolo in carriera.

 

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WTA Lussemburgo: la finale sarà Ostapenko-Tauson

Ostapenko si complica la vita nel secondo set, ma alla fine elimina Samsonova senza andare al terzo. Tauson supera Vondrousova in tre

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Jelena Ostapenko e Clara Tauson si giocheranno la finale 2021 del WTA 250 di Lussemburgo. La lettone ha superato in due set Liudmila Samsonova, complicandosi non poco la vita in dirittura d’arrivo in pieno stile Ostapenko. La partita è infatti filata liscia fino al 6-1 5-1 risultato toccato quando ancora mancavano una decina di minuti allo scoccare della prima ora di gioco, poi improvvisamente qualcosa si è inceppato e, dopo il controbreak a zero sul 5-2, il dominio di Jelena si è rapidamente dissolto. Dopo cinque game consecutivi persi, Ostapenko si è aggrappata al dritto e ha centrato l’approdo al tiebreak, iniziato in maniera orribile con uno svantaggio di 4-1. Da quel momento in poi però, complice anche un po’ di leggerezza di Samsonova, la lettone è tornata a spingere con coraggio, aggiudicandosi tutti i successivi sei punti e con essi il match.

Decima finale in carriera per Jelena, che domenica andrà a caccia del quinto titolo (il secondo in Lussemburgo dopo quello del 2019). Ad attenderla ci sarà Clara Tauson, danese classe 2002, che ha eliminato in tre set la testa di serie numero 5, Marketa Vondrousova. La diciottenne – compirà gli anni il prossimo 21 dicembre – è stata molto brava a gestire i vantaggi sfumati nel primo e nel terzo set, così come il secondo dominato da Vondrousova. In tutto questo va segnalato anche un problemino alla coscia sinistra (che presentava una vistosa fasciatura), che l’ha costretta a chiedere l’intervento della fisioterapista sotto 4-3 (senza break) nel terzo. In verità la pausa potrebbe averle anche permesso di rimettere in ordine le idee, tanto è vero che al rientro in campo Tauson ha vinto tre game di fila, facendo suo il match.

La danese ha gestito piuttosto bene gli scambi e soprattutto l’insidiosa diagonale sinistra, sulla quale Vondrousova è riuscita a imporsi con continuità solo nel secondo set tra incrociati liftati e repentini lungolinea. Quella di domenica sarà la seconda finale della giovane carriera di Tauson, che è emersa vincitrice dalla prima, giocata lo scorso marzo a Lione (6-4 6-1 a Viktorija Golubic).

 

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