Per Travaglia finisce il sogno (Benvenuti)

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Per Travaglia finisce il sogno (Benvenuti)

La rassegna stampa del 20 luglio

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Per Travaglia finisce il sogno (Daniele Benvenuti, Tuttosport)

Si spegne dopo 2 ore e 23 minuti di confronto il sogno di Stefano Travaglia di approdare alle semifinali del Playa Laguna Croatia Open Umag (Atp 250). Condizionato da un fastidio al gomito sinistro, il marchigiano è stato costretto a cedere alla distanza sotto i colpi dell’ungherese Attila Balazs. Eccellente il set iniziale, chiuso dopo 40′ per 6-3: dopo un immediato break e controbreak, gli equilibri erano stati spezzati dal servizio strappato al magiaro nel corso dell’ottavo game per un 5-3 completato dal successivo servizio, blindato senza concedere alcun punto. Più equilibrato il secondo set: Travaglia non riesce a sfruttare il break ottenuto nel primo gioco, facendosi riagganciare sul 2-2 e andando infine a un tie-break nel corso del quale Balazs è stato assai più efficace (2-7). Nel terzo set Travaglia manca due volte la ghiotta opportunità per strappare il servizio all’avversario proveniente dalle qualificazioni che approfitta per allungare sul 2-1 con un break. Poi, dopo il time concesso per l’intervento del fisioterapista, controlla con puntiglio fino alla chiusura al primo match point. «Ho preso delle scelte sbagliate e ho giocato male, pur avendo dato il massimo – il commento a caldo di Travaglia -. Non ho nulla da recriminare, neppure per il problema al gomito. Mi servirà di lezione per evitare di compiere gli stessi errori in futuro. Credo fermamente in quello che sto facendo con il team». SEMIFINALE A BUCAREST PER LA DI GIUSEPPE Con un drop-shot il sogno diventa realtà Martina Di Giuseppe si ritrova per la prima volta in una semifinale Wta. Sulla terra di Bucarest, in Romania, la 28enne romana, n.211 del mondo promossa dalle qualificazioni, sconfigge per 6-4 6-4 la ceca Krejcikova,132 Wta.

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È un vero Rinascimento italiano (Scanagatta). Medvedev d’acciaio non perde più. Nuova stella Gauff (Crivelli). Coco va di fretta nella scia delle Williams (Piccardi). Coco ora vince. Il tennis saluta miss Futuro (Rossi)

La rassegna stampa di lunedì 14 ottobre 2019

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È un vero Rinascimento italiano. Ora i talenti non vanno dispersi (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Sono sempre stato molto ottimista, più di tanti, sulle qualità e le potenzialità di Matteo Berrettini e anche, per anni, su quelle di Fabio Fognini, il cui talento non è mai stato in discussione. Altre cose sì. Ma se un anno fa — nonostante quel raggio di luce azzurra irradiato nel maggio 2018 da Marco Cecchinato con l’inattesa semifinale del Roland Garros — qualcuno mi avesse detto che Matteo e Fabio sarebbero stati entrambi in lima a meno di un mese dalle finali riservate alla 02 Arena di Londra ai Magnifici Otto del tennis mondiale, non gli avrei mai creduto, né dato peso. Tutt’al più avrei esclamato: «Magari!». D’altra parte fino a metà aprile quando Fabio Fognini ha vinto il suo primo Masters 1000 a Montecarlo e si è avvicinato seriamente al traguardo dei top 10, che avrebbe raggiunto dopo il Roland Garros il 10 giugno, i soli nostri top-ten erano stati Adriano Panatta e Corrado Barazzutti tutti oltre 40 anni fa.

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Panatta avrebbe vinto 10 tornei del circuito maggiore, Barazzutti 5, Bertolucci (che era forte anche in singolare) 6, Zugarelli (best ranking n.27) 1…ma battendo Barazzutti. E’ probabile che la scintilla per far fiorire la nuova generazione azzurri di talenti sia scoppiata proprio con l’exploit di Cecchinato a Parigi, quando battè Djokovic nei quarti, un anno fa. «Se ce l’ha fatta lui a sfondare, ce la possiamo fare anche noi», si devono essere detti in tanti. Non solo Berrettini e lo stesso Fognini che oggi sono n.11 e n.12 del mondo, preceduti da una sola coppia della stessa nazione (la Russia di Medvedev — che ha dominato Zverev in finale a Shanghai, 64 61 — e di Khachanov), ma anche gli altri sei azzurri che oggi figurano nella top100 del tennis mondiale.

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Alla base del riscatto italiano nelle gerarchie Atp c’è anche la scelta della Federazione: constatato che nessun top 100 era uscito dal centro di Tirrenia, si è deciso di collaborare senza riserve con i team privati impegnati a formare i campioni del futuro, vere squadre infarcite per di più di professionisti pagati adeguatamente. E i risultati sono finalmente arrivati. Basti pensare a cosa ha realizzato Berrettini dopo tanti anni di allenamento con Santopadre, o cosa sta facendo Sinner sotto la guida di Piatti.

Medvedev d’acciao non perde più. Nuova stella Gauff (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Chi non si ferma più e chi ha appena cominciato. La domenica del tennis si inchina all’imbattibile Medvedev di questo spicchio (ormai prolungato) di stagione e incorona la Gauff, reginetta per la prima volta a 15 anni e 7 mesi e destinata, dall’Austria, a spiccare il volo verso lidi paradisiaci. L’Orso Daniil in questo momento è semplicemente ingiocabile: tra San Pietroburgo e Shanghai ha vinto 18 set e non ne ha perso nemmeno uno. Da luglio, ha giocato solo finali (6) con un record di 29 vittorie e 3 sconfitte. Ultima vittima Zverev, che lo aveva sempre battuto nei quattro precedenti

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Sul duro, nessuno ha vinto come lui in stagione (46 successi) e nella Race ha superato Federer al terzo posto. Il clic è scattato durante l’estate americana: «Improvvisamente mi sono ritrovato a un livello superiore: credo sia stato il risultato del lavoro in allenamento. Ma certo quello che sto facendo è incredibile». (…)

Cori Gauff: eliminata nelle qualificazioni a Linz, rientra come lucky loser, nei quarti batte la prima top ten in carriera (la Bertens) e alla fine vince pure il torneo, risalendo nel terzo set dal burrone in cui si era infilata contro la decaduta Ostapenko (che comunque è una regina Slam…) non mettendo più una prima. Ritrovato il servizio, ha finito per dominare con il carattere e la volontà, che sono già qualità da campionessa (…)

Cori è la nona più giovane vincitrice Wta, la terza lucky loser a conquistare un trofeo (Jaeger e Danilovic le altre) e da stamattina sarà 71 del mondo, 615 posizioni meglio di gennaio. Significa entrare dalla porta principale negli Slam. E per una che al primo Wimbledon è arrivata alla seconda settimana, è una notizia che chiama grandi sorrisi.

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Coco va di fretta nella scia delle Williams. Primo titolo a 15 anni (ma non è record) (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Lunedì scorso, battuta dalla tedesca Tamara Korpatsch nel turno decisivo delle qualificazioni al torneo Wta di Linz (250 mila dollari), in Austria, Cori Gauff era una 15enne americana pronta a riprendere l’aereo per gli Usa. Oggi, ripescata in tabellone come lucky looser e protagonista di una settimana perfetta in cui ha centrato la prima vittoria su una top-10 (Kiki Bertens) e il primo titolo Wta della carriera a 15 anni e 7 mesi spaccati, Coco Gauff fa il suo trionfale ingresso tra le migliori 75 tenniste del mondo (n. 71), unica Under 18 tra le top-100. «La vita è strana e il tennis pazzo! — ha esultato baby Coco dopo il trionfo in tre set (6-3, 1-6, 6-2) sull’ex enfant prodige lettone Jelena Ostapenko, regina di Parigi 2017 che ha perso memoria di se stessa.

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Coco conferma i progressi dell’estate, quando divenne la beniamina di Wimbledon. Qualificazioni superate, nonna Venus (24 anni di differenza) superata al primo turno e poi avanti sparata verso gli ottavi di finale, dove ci era voluta la furia della futura campionessa Simona Halep per arrestarne la corsa. Il tennis femminile vanta una lunga serie di record di precocità (la più giovane di tutte, 42 anni dopo, resta la 14enne Tracy Austin con l’apparecchio per i denti a Portland `77) ma l’impressione è che Coco Gauff sia sbocciata per restare. Erede di Cory che giocò a basket all’Università di Georgia State e di Candi che fu atleta all’Università della Florida, cresciuta ad Atlanta ma trapiantata a Delray Beach a 7 anni per potersi allenare con i migliori coach degli Stati Uniti, la bambina è supervisionata da Patrick Mouratoglou, vecchia volpe del circuito e coach della Williams, cui non par vero aver già trovato l’erede di Serenona.

Il tutto potendo iscriversi, data l’età, a non più di dieci tornei l’anno (l’ultimo sarà, da oggi, l’Open del Lussemburgo).

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L’anno scorso ha firmato un contratto pluriennale con New Balance e l’essere entrata dopo Wimbledon sotto l’egida di Tony Godsick, lo storico manager di Roger Federer, le ha assicurato la pecetta Barilla sul petto. Trasecola l’establishment. Da Martina Navratilova («La prima volta che ho visto Coco ho chiamato Chris Evert e le ho detto: occhio che la tua semifinale a Wimbledon `72 a 17 anni rischia di sembrare poca cosa di fronte alle imprese di questa teenager…») a Michelle Obama, follower su Twitter della Gauff («E fantastico scoprire che l’ex first lady sa che esisto»). Giovane, ambiziosa, fortissima Coco.

Coco ora vince. Il tennis saluta miss Futuro (Paolo Rossi, La Repubblica)

Cinque anni fa prese di petto Patrick Mouratoglou e proclamò senza paura di passare per matta: «Voglio diventare la numero uno del tennis». Aveva dieci anni, Cori Gauff (ma tutti la chiamano Coco), e con una bella dose di faccia tosta aveva urlato il suo sogno al coach di Serena Williams, la sua Musa ispiratrice. Il sogno è diventato un destino: ieri, a 15 anni e 7 mesi, ha conquistato il suo primo titolo Wta.

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Non è la più giovane di sempre, ma Coco, che è nata a Delray Beach il 13 marzo 2004, sta battendo parecchi record di precocità. Sembra di essere tornati indietro di trent’anni, quando fecero irruzione nel circuito Jennifer Capriati, Martina Hingis e Venus Williams. E se prima di compiere 14 anni la Capriati finì sulla copertina di Sports Illustrated, in questo 2019 la Gauff ha rilanciato, finendo su quella di Vogue, che ha un quarto di nobiltà superiore grazie agli ottavi ottenuti a Wimbledon.

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Papà Corey e mamma Candi, ex atleti universitari di basket e atletica, ne stanno monitorando la crescita da ogni punto di vista, dosando stress e aspettative. La bambina ormai fa gola, dal punto del business sportivo, soprattutto oggi: una teenager non vince uno Slam da tredici anni (l’ultima fu Maria Sharapova, a Wimbledon). Per difendersi ha scelto Team8, la stessa agenzia che cura gli interessi di Federer. Così oggi ha già un personal manager che la segue. Peccato non possa giocare sempre: ci sono vincoli fino ai 17 anni. Solo 4 tornei fino a marzo prossimo, salvo deroghe. A ogni modo Coco ha riacceso l’interesse per il tennis femminile. La sua storia ha interessato anche gli appassionati occasionali, incuriositi dalla sua personalità e sensibilità.

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La rincorsa alle Finals di Matteo Berrettini sulla stampa italiana (Scanagatta, Crivelli, Semeraro, Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 13 ottobre 2019

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Berrettini, il ko non ferma la scalata (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Il sorpasso a Fabio Fognini c’è stato, quello a Sasha Zverev no. Matteo Berrettini domani sarà il numero 1 italiano e il numero 8 nella Race Atp 2019 (nonché n.11 nel ranking Atp), davanti a Bautista Agut di soli 40 punti e a Goffin di 200, ma dietro a Zverev, che a Shanghai lo ha battuto 6-3 6-4 in semifinale senza concedergli mai una palla break. D’altra parte Zverev, che ha già vinto 3 Masters 1000 e le finali mondiali Atp un anno fa a Londra, giocava la sua settima semifinale d’un Masters 1000. Matteo appena la prima. Era quasi inevitabile che pagasse lo scotto dell’inesperienza contro uno Zverev quasi perfetto. Anche se Matteo ha subito un solo break per set, nel quarto gioco del primo per via di 3 errori di dritto e nel nono del secondo, è stato soprattutto nel primo set che si è vista la differenza. Infatti in quello Zverev ha vinto 30 punti e Berrettini solo 17. L’azzurro faceva gran fatica a tenere il suo servizio, il suo avversario no, anche perché metteva sempre la “prima”, mediamente a 218 km orari, e soltanto in 4 occasioni aveva dovuto far ricorso alla “seconda”. Nel secondo set c’è stato molto più equilibrio, 26 punti a 24, perché anche Matteo ha saputo servire molto meglio. […] Adesso il romano si gode una settimana di riposo. Poi andrà a caccia di punti in due tornei, Vienna e Parigi-Bercy. Agut giocherà a Basilea e Parigi. Fognini tenta il disperato recupero con tre tornei di fila, Stoccolma, Basilea, Parigi. Idem Goffin, Anversa, Basilea, Parigi. Con Zverev quasi certo di ritrovarsi fra i magnifici otto a Londra — anche se oggi dovesse perdere con Medvedev in finale — in pratica tutti sono in lotta per l’ottavo posto oggi detenuto da Matteo Berrettini. Il nostro può essere davvero orgoglioso del suo grande torneo in cui ha sconfitto anche due top-ten, Bautista Agut e Thiem. […]

Berrettini si ferma in Cina, ma il sogno Finals continua (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Negli occhi c’era lo Zverev di questa stagione, mai davvero convincente (eufemismo) almeno fino a questa settimana. In campo, invece, si è presentato il Sascha che ha vinto le Finals appena dodici mesi fa. E così la corsa esaltante di Berrettini a Shanghai subisce una frenata, ma certo non si arrestano i sogni di gloria di un approdo storico alle Finals, con l’ottavo posto al momento nel cassetto e altri due tornei (Vienna e Bercy) per cementare l’impresa. I precedenti con il tedesco erano in parità (1-1), ma si erano giocati sempre a Roma, sulla terra. Sul cemento cinese, il servizio di Sascha diventa subito un’arma non convenzionale, con percentuali sopra l’80% nei punti con la prima (ne concederà appena sette), che impedisce a Matteo di essere competitivo in risposta e gli mette pressione nei suoi turni di battuta, dove non può permettersi cali di tensione. E invece il dritto ogni tanto balbetta, fornendo a Zverev il grimaldello per diventare irraggiungibile nei momenti caldi. Ora la sfida per il titolo sarà tra il campione di Amburgo e Medvedev, alla sesta finale di fila e la nona in stagione. Matteo può consolarsi con il best ranking (11°) e un deciso consolidamento nella Race. Gli avversari più minacciosi, ora, sono Bautista e Goffin, ma anche Fognini e Monfils possono ancora sperare. Berretto nella settimana entrante riposerà, come lo spagnolo, mentre il belga e il francese saranno ad Anversa e Fabio a Stoccolma da prima testa di serie: ma trattandosi di Atp 250, tutti e tre hanno bisogno di andare molto avanti per accorciare le distanze. Rivedremo il romano a Vienna e poi ovviamente a Bercy, l’ultimo Masters 1000 di stagione.

Berrettini cade, ma sarà Numero 1 (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Shanghai, per ora, resta una città proibita, in compenso in Cina gli si sono aperte le porte del mondo. Matteo Berrettini non giocherà oggi la sua prima finale Masters 1000: ieri contro un Sascha Zverev tornato in modalità wunderkind, intoccabile al servizio (81% di prime palle e 89 per cento di punti con la prima) e saldissimo anche negli snodi cruciali del match, ha raccolto giusto sette game. Da domani Matteo però sarà ufficialmente numero 11 del ranking Atp, e numero 1 d’Italia, scavalcando Fabio Fognini. E l’ottavo posto nella Race, con tre settimane ancora da spendere prima della fine della stagione, è di nuovo lì, nelle sue mani. Nel torneo cinese sono approdati in semifinale quattro under 24, come in un Masters 1000 non capitava dal 1999 ad Amburgo, e due ci sono arrivati battendo Federer e Djokovic. Non parliamo di cambio della guardia: i vecchi e nuovi Next Gen però stanno maturando, si sono irrobustiti e iniziano a prendere fiducia. Stefanos Tsitsipas, il primo di sempre a battere nello stesso anno Nadal sulla terra e Federer e Djokovic sul veloce, è già sicuro di partecipare alle sue prime Alp Finals. Il 22enne Zverev oggi in finale sfida il 23enne Medvedev, su cui a inizio 2019 in pochi avrebbero scommesso e che invece è alla sua sesta finale consecutiva, Us Open compresi. A gennaio in pochissimi poi avrebbero immaginato un 2019 così pieno di (belle) cose per il nostro tennis maschile, e sognato di vedere a questo punto della stagione due italiani in corsa per le Atp Finals e a ridosso dei top-10, con Fognini già capace di violare il recinto e Berrettini con il dito sul campanello. […] «Matteo quest’anno è stato un cliente molto, molto difficile», ha ammesso Zverev «Ci avevo già perso una volta (a Roma, ndr) e sta giocando da un po’ un tennis che vale i primi 10 o 8 del mondo. Gli faccio i migliori auguri in vista delle Atp Finals». Quando si vince i complimenti riescono più facili, è vero, ma il tono è quello dei compagni di scuola che dopo anni passati insieme al Liceo si danno appuntamento all’università.

Finali da difendere (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Berrettini è quello che «non perde mai, o vince o impara», e il fatto che il conio dell’espressione sia a dir poco pregiato, dà a sufficienza la misura della fiducia che scorta il nostro nella navigazione verso l’approdo londinese delle ATP Finals. Matteo, come un novello James Bond, rischia di arrivare a Londra fra una carambola e l’altra, e non tutte potrebbero rivelarsi prive di ecchimosi ed ematomi come quella di ieri a Shanghai, giunta in una semifinale giocata da Sascha Zverev a tanto così dalla perfezione, e comunque dispensatrice di doni preziosi: 360 punti, l’ottavo posto nella classifica della Race e l’undicesimo nel ranking Atp, insieme con l’investitura a primo tennista d’Italia. Come si vede, le sconfitte ci saranno, anche se Matteo “o vince o impara”; frase che coach Santopadre ha sfilato a Nelson Mandela per condirla in salsa tennistica e riconsegnarla all’allievo, per convincerlo che il bicchiere vada sempre visto dalla parte mezza piena. Lottavo posto della Race è già tanta roba, a questo punto del cammino. […] Matteo giocherà a Basilea e a Parigi Bercy, un “500” e un “1000”, dove i punteggi sono piuttosto alti. Se poi dovesse entrare nelle Finals, allora non ci saranno problemi: a fine anno la Top Ten sarà sua. […] Berrettini ha 2525 punti e giocherà due tornei da qui a Londra. Gli avversari pericolosi sono Roberto Bautista Agut, sotto di 40 punti appena (2485) ma anch’egli iscritto a Basilea e Parigi, e Goffin attardato di 200 punti (2325) ma in gioco in tre tornei, Anversa, Basilea e Parigi. Più indietro Fabio Fognini (2235, meno 290 punti) che sarà a Stoccolma, Basilea e Parigi, Nishikori (2180 punti, meno 345 punti rispetto a Berrettini) che sembra pronto a tornare in campo dopo l’infortunio al braccio destro, ma iscritto solo a Vienna e Parigi, e infine Monfils (2170, meno 355 punti) iscritto ad Anversa, Vienna e Parigi. […]

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Berrettini batte Thiem, va in semifinale e vede le Finals (Scanagatta). Berrettini inarrestabile (Specchia, Cocchi, Semeraro, Rossi, Azzolini). Panatta&Bertolucci: “L’erede è Berrettini” (Crivelli)

La rassegna stampa del 12 ottobre

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Berrettini batte Thiem, va in semifinale e vede le Finals (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

MATTEO Berrettini, già semifinalista all’US Open un mese fa, non finisce di stupire. Fa proprio sognare. Ha battuto in 2 set il n.5 del mondo, l’austriaco Dominic Thiem, due volte finalista al Roland Garros in due set, 76(8) 64, e si ritrova per la prima volta in semifinale anche a un Master 1000 a Shanghai, nel giorno in cui perdono anche il n.1 del mondo Djokovic (36 75 63 da Tsitsipas) e il n. 3 Federer (63 67 63 da Zverev) dopo che al mattino presto il russo Medvedev, finalista all’US Open, aveva sconfitto il nostro Fognini 63 76(4) al termine di un match in cui non aveva offerto una minima palla-break, conquistando il 91% dei punti alla battuta. Grazie a questa combinazione di risultati Matteo sarà lunedì n.1 d’Italia, davanti a Fognini, lui come minimo n.11 del mondo — ma potrebbe arrampicarsi a n.8 se battesse oggi Zverev e domani il vincente di Tsitsipas-Medvedev – mentre Fabio sarà n.12. Certamente contento di queste sorprese Rafa Nadal che si sposa il prossimo weekend: sarà presto n.1 ATP detronizzando Novak Djokovic con ottime chances di chiudere l’anno a n.1 per la quinta volta. Oggi Berrettini sarebbe qualificato per le finali ATP. E’ infatti ottavo nella Race — che a differenza della classifica imperniata su 12 mesi tiene conto solo dei risultati da gennaio in poi — e 42 anni dopo Barazzutti potrebbe essere il primo italiano a giocare il Masters di fine anno. Matteo, con 2525 punti ATP, precede Bautista Agut 2485, Goffin 2325, Fognini 2235 e tallona Zverev, n.7 che ne ha 2615 ma potrebbe venire scavalcato oggi se l’azzurro che lo ha battuto quest’anno a Roma (ma sconfitto al Foro un anno fa) riuscisse a ripetersi. Matteo, classe 1996, ha 23 anni come Medvedev, due mesi più anziano. Zverev ne ha 22, Tsitsipas 21. C’è stato un vero cambio della guardia, l’assalto dei NextGen. Giovedì era stato record azzurro, con due italiani nei quarti in un Master 1000 sul veloce. Adesso, pochi mesi dopo il successo di Fognini a Montecarlo e in una settimana record per il tennis italiano con 8 tennisti fra i primi 100 si sogna in grande. Mancano ancora 4 settimane di tornei prima di Londra. Ci sono molti punti ancora da assegnare. Ma Matteo è messo molto bene. Contro Thiem ha mostrato grande carattere. Nel tiebreak del primo set, privo di break, era sotto 3-0. Ma ha rimontato, si è procurato 3 setpoint e non si è scoraggiato per non averli trasformati prima del quarto, quello buono. Sul 3 pari del secondo gioco ecco l’unico break della partita: due grandi risposte (per solito il colpo più debole di Matteo) e un cross stretto di dritto su una volee di Thiem hanno deciso game e partita. Su www.ubitennis.com cronache, commenti e interviste.

Super Berrettini sempre più in alto, anche lui rilancia il tennis d’Italia (Giorgio Specchia, La Gazzetta dello Sport)

 

Matteo Berrettini è il nuovo numero 1 del tennis italiano. Questo dicono i punti Atp che ieri hanno certificato il sorpasso su Fabio Fognini. Matteo ha scelto Shanghai, dove si corre il GP di Formula 1, per fare due sport in uno. Da tennista gioca, vince, impressiona tutti con servizi e dritti devastanti. Poi, al computer che elabora le classifiche, si trasforma in pilota e si esibisce in sorpassi precisi e calcolati su chi lo precede nei ranking che contano. In quello che porta alle Finals, dove è ottavo, e in quello mondiale, che lo vede adesso all’11° posto. Ieri Berrettini ha scavalcato lo spagnolo Bautista nella corsa verso Londra e Fognini nella corsa al trono di miglior italiano. Tutta manna per il nostro movimento che, dopo quarant’anni, ritrova due azzurri ai vertici. Allora Panatta e Barazzutti, oggi Berrettini e Fognini. L’Italia è tornata e sembrano davvero lontani i tempi in cui invidiavamo la Spagna e ci chiedevamo: «Ma perché non nasce un giocatore da primi dieci anche da noi?». Adesso che ne sono nati due, il primo obiettivo comune è la Coppa Davis di novembre, sul veloce indoor di Madrid. Intanto godiamoci questo Berrettini, prototipo di un nuovo tennista italiano. Per comportamento in campo: corretto, educato, mai fuori dalle righe. Per struttura fisica: con il suo metro e 96 centimetri Matteo è nella fascia d’altezza dei tennisti dell’ultima generazione. Per il servizio: raramente abbiamo tifato per un italiano di vertice capace di battere a oltre 200 orari per tutta la partita. […] Perché dagli anni 70, dall’introduzione delle classifiche computerizzate, nessun italiano a 23 anni è mai stato così in alto nel ranking mondiale. Adriano Panatta chiuse al numero 14 il 1973, quando aveva la stessa età del Berrettini di oggi. Nel 1976 arrivarono i trionfi a Roma e Parigi, la Coppa Davis… Matteo adesso deve però soltanto guardare avanti, al futuro e ai prossimi sorpassi. I più difficili, quelli alla Hamilton o alla Leclerc, quelli della consacrazione

Berrettini batte Thiem…e Fognini. E’ in zona Finals e n.1 d’Italia (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Un colpo di clacson, la freccia e via: Matteo Berrettini, grande appassionato di cinema, ieri ha messo in scena una versione tutta sua del «Sorpasso». Un sequel, un’edizione riveduta e corretta, anche perché i sorpassi, a ben guardare, sono due. Battendo Dominic Thiem, ieri il romano si è guadagnato la prima semifinale Master 1000 della carriera. Più pesante. Una vittoria diversa e ancora più pesante di tutte le altre perché certifica che da lunedì, Matteo, sarà ufficialmente numero uno italiano davanti a Fabio Fognini, sconfitto ieri nei quarti dal sempre più inarrestabile Daniil Medvedev, che da questa estate fa soltanto finali, Us Open compreso. Berrettini si accomoderà alla posizione numero 11 del ranking mondiale, raggiungendo di nuovo la miglior classifica, mentre Fabio lo guarderà da un gradino più in basso, al numero 12. […] Operazione top 10 Con la qualificazione di Tsitsipas, che ha eliminato Djokovic ai quarti, restano ancora due posti sull’aereo per Londra, e al momento sono occupati da Matteo Berrettini e Sascha Zverev. I due oggi nel primo pomeriggio si sfidano, e non solo per un posto in fmale a Shanghai. Se Matteo dovesse battere il tedesco, che sembra in fase di recupero dal suo annus horribilis, lo scavalcherebbe nella Race to London ma, soprattutto, entrerebbe per la prima volta nella top 10 mondiale, buttando fuori lo spagnolo Bautista Agut che al momento occupa la decima posizione. E se il 23enne allenato da Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna dovesse vincere il torneo, si arrampicherebbe fino all’ottavo posto, ora di Karen Khachanov. Fame e fiducia Il segreto di Berrettini è che non si ferma mai, anche quando i risultati non sono dalla sua parte, il ragazzo torna a casa con qualche lezione. Come nel caso della sconfitta contro Andy Murray al primo turno di Pechino, un k.o. particolarmente sofferto: «Dopo tutte le emozioni vissute a New York, con la semifinale contro Nadal – spiega il suo mental coach Stefano Massari -, Matteo è arrivato a questo finale di stagione con poche energie. Contro Murray per lui è stata dura, e adesso sta utilizzando la rabbia di questa sconfitta come carburante. Sta imparando a gestirsi, partita dopo partita, anche perché il suo anno prosegue alla grande e lui si trova a vivere sempre nuove esperienze». Il Berretto ha ancora fame, non è ossessionato dagli obiettivi ma sa che sono li, a un soffio da lui, a portata di mano: «Penso che contro Zverev potrò fare una grande partita – ha detto Berrettini ieri -. Ho tanta fiducia in questo periodo, riesco a giocare un tennis aggressivo come piace a me, sono contento». Largo ai giovani Intanto, comunque vada oggi, Stefanos Tsitsipas, Daniil Medvedev, Alexander Zverev e Matteo Berrettini hanno già fatto la storia. L’assenza di Nadal, acciaccato e in procinto di sposarsi, la caduta di Federer per mano del tedesco e quella di Djokovic contro il greco, hanno lasciato spazio a una nuova statistica: per la prima volta da quando esistono i Masters 1000, tutti e quattro i semifinalisti sono nati negli Anni 90. L’inizio di una nuova era?

Berrettini già oltre le Finals (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Cosa fa Matteo Berrettini? Luccica, splende. Impressiona per lucidità e costanza, per potenza e qualità Anzi: brilla, come ha scritto sulla telecamera a Shanghai dopo aver frullato nei quarti di finale (7-6 6-4) il numero 5 del mondo Dominic Thiem, il finalista degli ultimi due Roland Garros. Il secondo top-10 di fila dopo Roberto Bautista Agut, rispedito anche lui in Europa in due set con la scioltezza del campione vero in una giornata epocale, in cui sono caduti – rumorosamente – prima Djokovic e poi Federer «Brilla» è un messaggio in codice alla sua fidanzata-tennista Ayla Tomlianovic, ma rende benissimo l’idea dei molti riflessi di una vittoria che significa il ritorno al numero 8 della Race to London – Matteo al momento è virtualmente qualificato per Atp Finals – e il debutto da numero 11 del mondo e numero 1 d’Italia E non è finita Se oggi batterà Sascha Zverev nella sua prima semifinale Masters 1000 della carriera, salirà addirittura al numero 10, il secondo top-10 azzurro dopo Fabio Fognini di una stagione quasi accecante. Ma già così solo Adriano Panatta (n.4 nel ’76), Corrado Barazzutti (n.8 nel ’77) e lo stesso Fogna (n.9 quest’anno) sono riusciti a fare meglio da quando esistono le classifiche computerizzate. E Matteo ha solo 23 anni; anche se, per come sta giocando a Shanghai, per quello che ha fatto vedere a New York, e prima a Wimbledon e nei due tornei vinti quest’anno a Budapest e a Stoccarda, sembra un veterano del Tour TESORO. Beretta nel giro di due anni sotto le mani di Vincenzo Santopadre, del mental coach Stefano Ferrari e del resto del suo staff, si trasformato da pietra grezza in gioiello della corona (azzurra) . «Il segreto di Matteo? – dice al telefono Vincenzo Santopadre dalla notte inoltrata di Shanghai -. Che ha saputo superarsi ogni volta che si è trovato davanti ad una sfida, facendo sempre tesoro di quello che gli capitava, fuori e dentro il campo. Del resto questa è la qualità che rende diversi Nadal, Federer e Djokovic: anche da numeri 1 del mondo cercando comunque di migliorarsi. Il nostro modello è quello». Diritto e servizio, umiltà e pazienza «Di momenti tosti anche quest’anno Matteo ne ha dovuti attraversare, ma lui è stato ancora più tosto. Penso alla trasferta australiana, in cui ha raccolto meno di quello che sperava. A quella negli States, dove ha vinto il Challenger di Phoenix mentre stava attraversando un momento non facile anche umanamente. A Montecarlo, quando faticava ad allenarsi. Tecnicamente siamo sempre stati attenti a non intaccare quelle che sono le sue anni più importanti, diritto e servizio; ma il successo vero è stato trovare l’equilibrio giusto con cui affrontare e gestire le cose. Dopo il match mi ha detto: “In campo mi sentivo a posto, mi sono goduto la situazione. E più spingevo, più giocavo bene”». Anche sotto 0-3 nel tie-break, mai una sbavatura.[…] L’incontro con Ayla gli ha dato tranquillità anche fuori dal campo: davanti abbiamo un campione che inizia a far sembrare normali, non esagerati, i paragoni con Panatta e Barazzutti, gli unici due italiani approdati alle Finals (nel ’75 e nel ’78). Certo, adesso le ambizioni sono molto alte -dice Santopadre -. Delle Finals è impossibile non parlare. L’obiettivo però rimane sempre quello: costruire un giocatore che sappia tenere i piedi per terra e nutrirsi delle esperienze. Questo era il suo primo quarto di finale in un Masters 1000? Bene, nei prossimi, 10, 12 che giocherà dovrà sentirsi sempre più a suo agio. Alla fine, è quella differenza fra chi vince un giorno e chi sa durare a lungo»

Berrettini in Cina ora guida la lunga marcia dei giovani (Daniele Azzolini, Tuttosport)

È il giorno del nuovo tennis, l’inaugurazione ufficiale. Shanghai fa da sfondo, con i grattacieli che si smontano e rimontano nel giro di sei mesi e gli schermi giganti trascinati su e giù da sottilissime barche a illuminare il Bund di pubblicità in alta definizione. È il nuovo mondo che dà vita a un tennis giovane e moderno… […] Il più vecchio ha 23 anni e 6 mesi, si chiama Danill Medvedev e nel dopo Wimbledon è stato finalista a Washington, finalista a Montreal, vincitore a Cincinnati, finalista agli Us Open, vincitore a San Pietroburgo, e ora è semifinalista a Shanghai grazie alla vittoria sui 32 anni di Fabio Fognini, che gioca male il primo set e si smarrisce nel secondo al momento di tentare l’aggancio. Il russo è già il numero 4 del mondo, e non c’è un solo momento del match in cui Fogna appaia davvero in grado di poterne ribaltare le sorti. Ma un invito alla festa spetta anche all’Italia (quasi di diritto verrebbe da dire ripensando ai nostri otto in Top 100), perché la giornata si chiude con la partita perfetta di Matteo Berrettini, che lascia senza fiato e senza argomenti Dominic Thiem, il numero 5, basito alla sola idea di aver trovato uno che colpisca più forte di lui. Gli altri due sono Sascha Zverev e Stefano Tsitsipas, 22 e 21 anni rispettivamente, consorziati nello sgambettare i senatori Federer e Djokovic, che ne escono entrambi scossi. Per una volta non sono stati sufficienti i soliti effetti speciali per tenere a bada i ragazzotti… Zverev ha tormentato Federer con il servizio e la qualità delle sue risposte, fino a farlo sbroccare e indurlo a scagliare due palle verso il tetto che gli sono costate (udite, udite…) un warning e poi un penalty point; Tsitsipas, invece, ha spolpato Djokovic prima rimontandolo con la forza di volontà poi prendendo possesso del campo e tramutando il fuoco di sbarramento dei suoi colpi in una serie robusta di vincenti. Il Masters 1000 di Shanghai, vada come vada, si propone come culla di un cambiamento atteso. Oggi è il giorno delle semifinali, la prima fra Medvedev e Tsitsipas, poi quella fra Berrettini e Zverev, che potrebbe valere un posto sicuro alle Atp Finals londinesi. La giornata ha infatti cambiato i connotati alla classifica Race (quella costruita sui soli punti vinti in questa stagione), dove Tsitsipas, sesto con 3.730 punti, ha staccato definitivamente il biglietto per Londra, Zverev si è portato al settimo posto con 2.615 punti e Berrettini è risalito fino all’ottavo gradino con 2.545 punti. A farne le spese è stato Bautista Agut, sceso al nono posto con 2.485 punti, davanti a Goffin (2.325) e Fognini (2.235). Niente di definitivo, dopo Shanghai vi sono ancora tre settimane di tornei, due Atp 500 e il “1000” di Parigi Bercy. Ma le distanze fra i giocatori in lizza cominciano ormai a farsi più nette. Matteo porta a casa la prima semifinale Masters e anche l’undicesimo posto nella classifica Atp. Da lunedì sarà il nuovo numero uno italiano, davanti a Fognini, dodicesimo. La profezia di McEnroe («Arriverà in Top Ten alla fine della stagione») comincia a prendere corpo, tanto più se Matteo giocherà altri match come quello di ieri con Thiem (vincitore a Pechino la scorsa settimana), nel quale ha rimontato un tie break incandescente per poi staccarsi sul 3 pari della seconda frazione, sulla prima palla break offerta dall’austriaco

Cadono gli dei ma non Berrettini, il nuovo n.1 d’Italia in volo per il Master (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Cadono gli dei, cadono quasi tutti ma non Berrettini. Benedetto cemento cinese, che tiene in volo i sogni di Matteo. Il numero uno Novak Djokovic si arrende a Stefanos Tsitsipas (3-6, 7-5, 6-3), che così sigilla il sesto biglietto per le Atp Finals di Londra; maestro Federer cede all’allievo Sasha Zverev annullando cinque match point (6-3, 6-7, 6-3) e buscandosi un rarissimo penalty point per «abuso di palla». A Shanghai, penultimo Master 1000 della stagione, piovono pietre che non sfiorano il momento magico del romano: Berrettini archivia ufficialmente la sbornia di New York, dove fu semifinalista a sorpresa, dimostrandosi più solido del n. 5 del mondo Dominic Thiem, eliminato in due set (7-6 con Matteo sotto 3-0 e poi 8-7 prima di chiudere 10-8; 6-4 il secondo set) con la collaudata combinazione servizio-dritto e una tenuta mentale da campione. Nell’anno delle prime volte (prima semifinale Slam), arriva la prima semifinale in un Master 1000 che lancia l’azzurro all’undicesimo posto del ranking Atp, nuovo numero uno d’Italia davanti a Fabio Fognini, che ieri si è arreso al russo Medvedev (6-3, 7-6: solo finali dopo Wimbledon per il moscovita), e in piena corsa per il Master di fine anno. La straordinaria stagione del romano è pienamente riflessa dai numeri: con Thiem è arrivata la vittoria numero 39 dopo i titoli dei tornei di Budapest e Stoccarda. […] La grande marcia di Matteo in Cina oggi si arrampica sui tornanti della montagna Zverev, rinvigorito dalla Laver Cup nel team Europa e rilanciato dalla bella vittoria su Federer. I due si sono già affrontati due volte, entrambe sulla terra rossa di Roma: bilancio in parità, con vittoria di Berrettini quest’anno al Foro Italico. Zverev a quota 2.615 punti è settimo nella Race to London, Matteo lo tallona a 2.525: il duello di oggi a Shanghai sarà uno spareggio per le Atp Finals. «Sono in totale fiducia, gioco un tennis aggressivo come piace a me — dice Matteo dalla Cina —. Ogni match è una battaglia». Chi meglio di un gladiatore, per affrontarla

A Shanghai è l’ora dei rottamatori. Fuori Federer, avanza Berrettini (Paolo Rossi, La Repubblica)

Succedono cose grosse a Shanghai. Non intrighi, come li ha raccontati Xiao Bai nel suo racconto degli Anni Trenta sulla città cinese e la sua età dell’oro, ma prove generali della rivoluzione. Quale? Quella del tennis, paventata da qualche anno dalle nuove generazioni, ma sempre affossata dalla forza e dall’eleganza dei super big: Djokovic, Nadal e Federer. […] E in semifinale, oggi, ci sono questi quattro nomi: Tsitsipas-Medvedev e Zverev-Berrettini. Quattro giovani leoni, tutti ex Next Gen,e dunque un quadro inedito. E magari anche fresco, inedito e curiosamente interessante. Soprattutto perché abbiamo le nostre ragioni, con Matteo Berrettini sempre più in fiducia e clamorosamente lanciato verso le ATP Finals di Londra (10-18 novembre). Pensate che prima degli Us Open di New York, non aveva vinto alcun match sul veloce a livello di Slam o Masters 1000. Un progresso irrefrenabile. Ieri, nei quarti, si è imposto sull’austriaco Thiem 7-6(8) 6-4. E’ la settima semifinale di un italiano nella storia dei Masters 1000 (fin qui 3 volte Fognini, una Gaudenzi, Volandri e Seppi). Non solo: altri numeri certificano l’esplosione del 23enne romano: con l’exploit di ieri ha conquistato la posizione nr.11, scavalcando anche Fabio Fognini che è stato sconfitto da Medvedev (6-3 7-6). Riuscisse oggi a superare il tedesco Zverev, otterrebbe la Top Ten del ranking, ma già oggi è il quarto azzurro di sempre nelle classifiche dopo Panatta, Barazzutti e appunto Fognini. Infine l’ultimo aspetto, anche questo positivo: ad oggi Berrettini è ottavo nella ATP Race Live, la classifica che assegna i posti alle Finals: ne sono rimasti due a disposizione, è dunque l’italiano è dentro. Proprio Zverev gli è davanti: battendolo in questa sfida diretta, Matteo lo scavalcherebbe. “Anche stavolta si è superato, ma con una leggerezza mai vista finora. Segnale importante, di crescente maturità”, ha detto Vincenzo Santopadre, storico coach del romano. “Sta diventando un giocatore…”. Comunque vada in semifinale, Berrettini sta comunque smuovendo le acque, anche fuori dal tennis. Per lui si è esposta anche la sindaca di Torino Chiara Appendino, che dopo aver appreso della sua vittoria, nel gruppo FB intitolato a Federer, s’è lanciata oltre l’ostacolo: “Lo so, è un’eresia. Lo so, non è il momento. Ma io lo dico lo stesso: prima o poi questa pagina dovrà essere rinominata”. L’Italia se lo augura

Panatta&Bertolucci: “L’erede è Berrettini” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Solo punti vincenti. Come quando erano una delle coppie più forti del mondo. Un doppio da leggenda, appunto: Panatta e Bertolucci, forti di un’amicizia più che cinquantennale, divertono e si divertono, si punzecchiano e giocano con la memoria, con la classe infinita di chi rimane campione per sempre. Non chiamatela Davis Lo show inizia subito: già seduti, si scambiano i posti per rispettare la formazione del loro doppio d’allora, Paolo a destra e Adriano a sinistra. Bertolucci ricorda che al primo incontro, da ragazzini, il futuro compagno d’avventura agonistica e amico del cuore non gli fece grande impressione, perché era «troppo fighetto». Ma da quel giorno scoccò una scintilla che ha regalato momenti indimenticabili al nostro sport. L’annodi grazia è il 1976, Panatta in singolare vince a Roma e a Parigi («Il Roland Garros ti porta direttamente nella storia, ma conquistare il torneo di casa, dove conoscevo anche i rubinetti delle docce, è qualcosa di irripetibile») e insieme a Bertolucci (con Barazzutti e Zugarelli) ci porta in finale di Coppa Davis. Sulla trasferta nel Cile di Pinochet e le sue implicazioni si sono scritti romanzi, ma quella partita (decisiva) giocata con le magliette rosse in segno di protesta è finita direttamente nel mito: «Adriano mi svelò l’idea in hotel la sera prima – racconta Paolo – e io gli risposi “bene, così ci fucilano”. E invece fu un momento molto esaltante». Resta l’unica Davis nella nostra bacheca, e per Bertolucci tale rimarrà: «Nel senso che quella che hanno inventato adesso non è più la Davis, che la chiamino in un altro modo». Panatta è ancora più duro: «Non guarderò neppure un punto, hanno snaturato la più bella competizione che ci fosse. Hanno ucciso la nostra Coppa». […] Vai Berretto Bertolucci, da fine commentatore e opinionista, è estasiato da Berrettini: «E uno di quei giocatori che non ti prendono la vista, ma ha una grande etica del lavoro e un carattere di ferro. E poi non ho mai visto un italiano tirare così forte». Adriano allarga il discorso: «Questa fioritura di talenti è figlia di un cambio di marcia soprattutto mentale: i nostri giocatori hanno capito che serve integrare ogni aspetto tecnico e della preparazione per diventare professionisti a tutto tondo. E personalmente sono contento se qualcuno di questi ragazzi alla fine farà meglio di noi». E a chi parla giustamente della generazione di Federer, Nadal e Djokovic come di un unicum nella storia, PanattaeBertolucci (tutto d’un fiato, come accadeva quarant’anni fa) replicano con qualche nome: «Borg, McEnroe, Connors, Vilas: pure noi non eravamo messi così male». Leggende fino alla fine.

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