A Jurmala quarto titolo per Sevastova

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A Jurmala quarto titolo per Sevastova

La beniamina di casa solleva il trofeo in Lettonia, la qualificata polacca Kawa cede al terzo set dopo una settimana eccezionale

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[1] A. Sevastova b. [Q] K. Kawa 3-6 7-5 6-4

La favola di Katarzyna Kawa, partita dalle qualificazioni, si ferma all’atto finale a Jurmala perché il lieto fine non poteva che essere per la prima testa di serie ed eroina di casa Anastasija Sevastova che conquista davanti al suo pubblico il quarto titolo della carriera. Si trattava del primo torneo maggiore giocato in Lettonia.

Kawa, che ha trascorso appena 7 settimane in Top 200 dal 2008, si era persino permessa di vincere il primo set nel tentativo di rovinare la festa al pubblico di casa. Un primo set dove Sevastova ha perso il servizio per 3 volte consecutive per il definitivo 6-3. Anche il secondo set è la sagra del break, ben 5 in 12 giochi e quello decisivo arriva sul 5-5 con la polacca al servizio. Nel terzo set l’equilibrio si rompe definitivamente nel quinto gioco con Sevastova che trova il break che condurrà in porto fino al 6-4 conclusivo.

Per la beniamina di casa si tratta come detto del quarto titolo in carriera, il terzo sulla terra battuta. Una vittoria che la porta al miglior ranking di carriera al N.11 del mondo. Per Kawa un balzo incredibile di 67 posizioni al N.127.

 

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WTA Roma: niente festa per la millesima di Serena. Agli ottavi va Podoroska

L’argentina gioca un’ottima partita e batte Serena nella sua partita numero 1000 in carriera. Agli ottavi sfiderà Martic

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N. Podoroska b. [8] S. Williams 7-6(6) 7-5

Serena Williams non ha potuto festeggiare con una vittoria la sua partita numero mille sul circuito (851-149 lo strepitoso bilancio aggiornato). Sul centrale del Foro Italico la statunitense si è infatti dovuta arrendere al cospetto di un’ottima Nadia Podoroska, che ha così ottenuto il suo terzo successo in carriera contro una top 10. La sconfitta potrebbe suonare sorprendente – e in effetti quasi ogni inciampo di Serena viene accolto con stupore nonostante veleggi ormai verso i quarant’anni – ma non bisogna dimenticare che Podoroska è pur sempre semifinalista in carica del Roland Garros e sa come muoversi bene su questa superficie. Entrambe hanno giocato una partita di buonissima qualità, pur con qualche comprensibile calo di tensione, e hanno dato vita ad una discreta battaglia.

Il primo set in particolare è stato di ottimo livello come testimonia anche il saldo vincenti/errori gratuiti, positivo per entrambe (22/18 Serena, 14/7 Podoroska). L’argentina parte subito molto aggressiva, ottenendo una palla break nel primo game e strappando poi il servizio all’avversaria nel terzo. La reazione di Serena non si lascia attendere e conduce a un immediato controbreak. La statunitense prova a forzare il vincente entro i primi due/tre colpi, ben consapevole di non poter reggere sulla lunga distanza un continuo braccio di ferro da fondo. Se non riesce a sfondare entro tale soglia, fare il punto diventa molto più difficile per lei, soprattutto perché Podoroska concede davvero poco. L’argentina trova un altro break nel nono gioco e va a servire per il set, ma ancora una volta Serena riesce a mettere subito una pezza, impattando sul 5-5. Si approda infine al tiebreak, nel quale Podoroska allunga subito sul 5-2 e poi sul 6-3. Qui Serena gioca da campionessa, annullando i tre set point con altrettanti vincenti. Un dritto lungolinea largo di pochi centimetri la costringe a fronteggiarne un quarto sul quale stavolta Podoroska è cinica, chiudendo il set con la combo servizio-dritto.

 

Nel secondo parziale, Serena si tiene in scia fino al 3-2, ma sembra chiaro che l’inerzia della partita sia dalla parte di Podoroska. La statunitense incappa in un disastroso sesto game che proietta l’avversaria verso il 5-2. A questo punto però, Serena tira fuori le unghie, mentre Podoroska spegne la luce proprio nel momento di servire per il match. Un parziale di dodici punti a zero ristabilizza la situazione sul 5-5. L’argentina non si lascia sgomentare dal mini black out e si ricompone, trovando nuovamente la via del break nel dodicesimo gioco ed evitando così le insidie di un secondo tiebreak. Agli ottavi Podoroska sfiderà Petra Martic, che ha eliminato Kiki Mladenovic con il punteggio di 7-5 6-3.

Serena commenta così a fine match: “La prima partita sulla terra è sempre molto difficile. Parlerò con il mio team, può darsi che io abbia bisogno di giocare qualche altra partita. Non è facile allenarsi per settimane e trovare subito il ritmo al primo match”. E aggiunge: “Ho incontrato delle difficoltà, soprattutto negli spostamenti. Non volevo certo rompermi le caviglie! In un certo senso è stato positivo affrontare subito una giocatrice da terra battuta, dall’altro è stato un po’ frustrante. Però credo sia solo questione di tempo“.

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WTA Roma, stelle cadenti: fuori Osaka e Kvitova, Muguruza si salva

Brutta prestazione della numero 2 WTA, che spreca tre set point nel primo e poi cede di schianto a Pegula. Lascia il Foro anche Kvitova. Garbine rimonta Pera al terzo, Sabalenka senza problemi

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Naomi Osaka - WTA Roma 2021 (ph. Giampiero Sposito)

Naomi Osaka non ama la terra battuta. Lo sa, lo ha ammesso, ma al momento non sembra scorgersi negli occhi e nei risultati della star giapponese la volontà di migliorare. Il percorso di apprendimento è al palo, somiglianti in modo sinistro alle precedenti débâcle i marchiani errori. Errori sempre meno presenti nel gioco della commendevole Jessica Pegula, la quale non ha intenzione di interrompere una stagione grandiosa, e dire che l‘esperienza accumulata a certi livelli su terra dalla ventisettenne di Buffalo fino a quest’anno era ritenuta nulla, a ragion veduta: guarda cosa ti combina la voglia di non smettere mai di studiare.

La numero due WTA ha perso perché ha giocato peggio, e la terra impone logiche che si possono eludere solo se non si ambisce ai bersagli grossi. Il talento da solo non basta: non è bastato a Naomi, subito avanti di un break ma riacciuffata sul tre pari; incapace di sfruttare i tre set point avuti tra il decimo e il dodicesimo game e poi naufragata al tie break. Da quel momento la quattro volte campionessa Slam ha unicamente offerto una frustrazione crescente, e nella seconda partita ha reso l’anima senza resistere. Complimenti a Pegula, alla quale vanno comunque molti meriti: aggressiva, per nulla intimidita e bravissima a salvare sette delle nove palle break offerte, alcune molto scottanti, Jessica si è giustamente assicurata gli ottavi e adesso attende Alexandrova, già tra le ultime sedici per il ritiro annunciato da Jennifer Brady. Per Osaka una nuova bocciatura sul rosso e un misero viatico verso il Roland Garros, dove si presenterà con una sola vittoria on clay in stagione: quella ottenuta nel derby con Misaki Doi nel primo turno di Madrid, non propriamente indicativa.

Ai saluti anche Petra Kvitova, protagonista di un’altra campagna romana parecchio deludente: in otto viaggi nella Capitale Petra-ex-Petrona ha raccolto al massimo due quarti di finale, pochino consideratone il pedigree, l’ultimo addirittura sei anni fa. Oggi la due volte regina di Church Road è stata respinta niente popò di meno che da Vera Zvonareva, ex numero due del mondo convintissima di poter tornare a dire la sua dopo un lunghissimo iato. È ripartita dagli scantinati, la finalista di Wimbledon e US Open 2010, adesso è tra le ultime sedici a Roma: una storia da raccontare. Ha vinto bene il primo set, è stata a lungo tritata nel secondo, finita sotto di un break all’inizio del terzo, ma non per questo si è data per vinta. La rimonta nello sprint finale non si sarebbe realizzata senza il fondamentale contributo di Kvitova, particolarmente incline – le capita spesso – alla corrente alternata. Dal due a zero nella partita decisiva Petra ha perso cinque game consecutivi, rimontato fino al quattro-cinque annullando match point nell’ottavo e nel nono gioco e infine ceduto il decisivo decimo game al servizio. Sarà ancora Repubblica Ceca per Zvonareva, che agli ottavi incrocerà Karolina Pliskova.

 

Mattinata altalenante anche per Garbine Muguruza, la quale ha ripreso a Bernarda Pera una partita gravemente pericolante nel terzo set. Come Kvitova, anche Garbine ha giocato un pessimo primo set e dominato il secondo – vinto addirittura elargendo un bagel – ma nel terzo ha ricominciato a distribuire errori ed è finita sotto quattro a uno, una montagna discretamente ripida viste le propensioni in battuta dell’avversaria. Per sua fortuna, la spagnola di Caracas ha ritrovato in tempo quel minimo di tennis sufficiente a risalire, ma nel prossimo incrocio con Elina Svitolina dovrà mostrare una versione molto migliore di sé. In fin dei conti, l’unica tra le vedette a passare una giornata tranquilla è stata Aryna Sabalenka, forse la più in forma sulla piazza. Campionessa a Madrid giusto qualche giorno fa, la bielorussa ha raccolto con agio i resti di Sara Sorribes-Tormo, i cui muscoli erano certo ancora intossicati dalla bizzarra maratona vinta su Camila Giorgi ieri l’altro.

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WTA Roma: colpo Gauff su Sakkari, Anisimova cede alla distanza. Ok Barty e Pliskova

La diciassettenne USA impressiona e mette a segno una vittoria significativa e inaspettata. Amanda gioca un primo set spettacolare, poi si piega alla resistenza della due volte campionessa. Mattinata senza problemi per Ash e Karolina

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Coco Gauff - WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Mentre gli occhi della maggior parte dei tifosi, addetti ai lavori e appassionati in genere riposano nell’attesa del Sinner-Nadal serale, gli organizzatori hanno apparecchiato un aperitivone pantagruelico a tema WTA prima di pranzo. Tutti i palati sono stati accontentati: numeri uno passati e attuali, campionesse Slam, teenager rampanti. In contemporanea, o giù di lì. Un’abbuffata e anche uno spreco, se vogliamo: considerata la forzata assenza di pubblico fino a domani e l’unico canale televisivo in dotazione alla rete che detiene i diritti del torneo femminile, i soli testimoni della quasi totalità dei match in programma sono stati coach, arbitri e fisioterapisti, oltre a qualche giornalista. Peccato.

Peccato per le ragazzine in cartellone, le quali avranno comunque modo di ricevere spesso, nel futuro prossimo, le luci dei riflettori. Le due aspiranti stelline della racchetta USA, nello specifico, protagoniste di partite spumeggianti a prescindere dai risultati, in effetti opposti. Il colpo grosso l’ha fatto Coco Gauff, che a diciassette anni ha vinto la sua seconda partita in carriera al Foro infischiandosene dei pronostici, nettamente pendenti a favore della collega Maria Sakkari, tennista scorbutica alquanto sul mattone se ce n’è una. Contro la greca devi vincere, lei difficilmente sarà prodiga. Resterà attaccata fino all’ultimo punto, pronta a sfruttare ogni singola incertezza di gioventù.

E allora la vittoria di Coco ha un valore doppio, poiché dopo aver preso un set e un break di vantaggio la ragazzina ha subìto la feroce reazione di Sakkari, la quale ha imposto il terzo con un parziale di sei giochi consecutivi. Capita che in determinati case il terreno delle certezze si sgretoli sotto i piedi della scolara, ma Coco non è un’alunna come le altre: come se nulla fosse, il fenomeno ha ripreso possesso dell’incontro, e inflitto un sonoro seiuno alla scoratissima avversaria.

 

È invece finita male per Amanda Anisimova, che pure aveva giocato un primo set modalità Perrier-Jouët contro la due volte – nientemeno – campionessa di Roma Elina Svitolina. La diciannovenne da Freehold, New Jersey, per mezz’ora ha confermato la solita sensazione, strisciante e perlopiù condivisa: se l’asticella rimane a quel livello, la bionda può dominare. Peccato che l’avversaria sia del tipo preposto a insinuare grani di dubbio nell’altrui mente: correndo, rimandando di là il possibile, lucrando sui naturali rischi assunti da chi, a differenza sua, rischia molto: le giornate storte bisogna saperle trattare. Svitolina è maestra nel mettere insieme pranzo e cena con la dispensa vuota, e ha girato velocemente la decisa inerzia del match tremando solo al momento di chiudere al servizio: preso il break del quattro a cinque, la partita non si è tuttavia riaperta. Brava Elina a borseggiare la battuta alla rivale in coda all’incontro, e a tener vive le non moltissime chance di piazzare il personale tris al Foro.

Intanto se l’erano cavata a buon mercato la capoclassifica Ash Barty e Karolina Pliskova, e soprattutto una vittoria così netta della trampoliera di Louny non era affatto scontata. Vero è che Sevastova sta attraversando un periodo di forma un po’ così, ma nell’unico precedente su terra la lettone l’aveva sonoramente bastonata per giunta a Madrid, con la rarefazione dell’aria teoricamente favorevole al cannone della ceca. Non si può prevedere quando e quanto Karolina sia centrata: se lo è, come oggi, può capitare che l’avversaria raccolga cinque game. La numero uno ha dovuto invece recuperare un break di svantaggio nel primo set alla rediviva Yaroslava Shvedova, carnefice davvero inaspettata di Martina Trevisan al primo turno. L’occhialuta kazaka era ormai archiviata da tempo tra le ex, e invece intende giocare ancora qualche buon torneo, sfruttando il remunerativo passe-partout legato al ranking protetto. Tolta la cispa dagli occhi, dal due-quattro del primo set Barty ha agevolmente imposto il parziale di dieci giochi a uno che le garantisce gli ottavi contro Kudermetova, brava a sconfiggere in due Caroline Garcia.

Ashleigh Barty – WTA Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

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