Toronto: Giorgi sbaglia troppo, Azarenka non perdona

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Toronto: Giorgi sbaglia troppo, Azarenka non perdona

Camila raccoglie solo 4 giochi contro la ex N.1 del mondo, molto negativa al servizio. Buona prova della bielorussa

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Si ferma subito l’avventura canadese di Camila Giorgi, fermata con un doppio 6-2 da una buona Victoria Azarenka oltre che dai propri gratuiti, tanti, soprattutto in relazione all’esiguo numero di vincenti, con un saldo finale di 8-18. C’è stata anche la complicità del servizio, con la metà di prime in campo e nove doppi falli. Superati i problemi al polso che avevano martoriato gli ultimi mesi dell’azzurra, ora sembrano svanite le buone sensazioni della settimana passata – finale esclusa. Ed è proprio con lo stesso punteggio dell’atto conclusivo di Washington che Giorgi saluta anzitempo Toronto.

I problemi al servizio di Camila iniziano subito: se tiene il game di apertura nonostante i due doppi falli, altri due doppi errori le costano il break. Vika dà l’impressione di essere più solida e, in effetti, i punti che concede sono errori forzati dalla pressione dell’azzurra, che approfitta anche di una mobilità non eccelsa dell’avversaria più evidente sul lato sinistro. Anche la trentenne di Minsk regala un’imprecisione in battuta che le costa il vantaggio, ma si sgancia subito dall’effimero 2 pari soprattutto in virtù dei troppi gratuiti di Giorgi anche su colpi che non le darebbero un vantaggio decisivo nello scambio. Azarenka serve bene, risponde con efficacia e continuità, incassa un altro paio di doppi falli e contiene sempre meglio le accelerazioni. Il coaching di papà Sergio che chiede più variazioni in battuta e maggiore aggressività con cambi in lungolinea arriva subito prima del 6-2, un primo set chiuso addirittura con un beffardo ace in kick della bielorussa.

Nulla cambia nel secondo parziale, anche se Vika non ha la prontezza di uccidere il match dopo il break in apertura come ci si aspetterebbe da un’ex numero uno, ma sono passati diversi anni da quando frequentava quelle vette. Lo strappo è solo rimandato, però, perché Camila continua a sbagliare e troppo in fretta. Anche per questo gli errori di Azarenka saranno solo cinque alla fine, e la percezione è che i nove gratuiti totali (servizio escluso) di Camila siano frutto di una statistica generosa. In ogni caso, Vika fa suo il match in un’ora e dodici minuti; al prossimo turno, per lei c’è la sfida inedita contro Dayana Yastremska, che ha lasciato cinque giochi a Johanna Konta.

 

V. Azarenka b. C. Giorgi 6-2 6-2

Il tabellone completo

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evidenza

Arriva la conferma di Fognini: sarà Barazzutti il suo coach nel 2020

Il tennista ligure ufficializza il suo team per la prossima stagione. A guidarlo sarà l’allenatore della nazionale italiana

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Fabio Fognini e Corrado Barazzutti - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Cambia il team di Fabio Fognini per la stagione 2020 dopo la separazione da Franco Davin. Come già parzialmente preannunciato nella stagione che si è appena conclusa, vista la sua presenza in quasi tutti i tornei disputati da Fognini, da gennaio sarà ufficialmente Corrado Barazzutti l’head coach del campione in carica di Montecarlo. Il selezionatore della squadra italiana di Davis dovrà quindi conciliare le due attività, che potrebbero trovarsi spesso a convergere essendo Fognini – n.12 del mondo e attuale n.2 d’Italia – un elemento imprescindibile della nazionale.

Completano il team del tennista di Arma di Taggia il fisioterapista Giovanni Teolo, il preparatore atletico Stefano Barsacchi e Alberto Giraudo. Una nuova squadra a supporto di Fognini nella speranza di ripetere o addirittura migliorare i successi del 2019. Nonostante le vittorie siano state ‘solo’ 30 (nel 2018 erano state 46 e l’anno prima 36), il titolo di Montecarlo pesa tantissimo; il ligure non ha disputato altre finali o altre semifinali, ma ha raggiunto gli ottavi al Roland Garros, a Roma e a Madrid e i quarti a Montreal e Shanghai.

Prima di riprendere l’attività agonistica ufficiale, Fognini sarà a Diriyah, Arabia Saudita, tra il 12 e il 14 dicembre per una esibizione dal montepremi di 3 milioni di dollari. Assieme a lui ci saranno Isner, Goffin, Medvedev, Wawrinka, Monfils, Pouille e Struff. La partecipazione di Fognini all’ATP Cup, dove Fabio dovrebbe iniziare il 2020, è invece ancora incerta a causa della gravidanza di Flavia Pennetta che dovrebbe giungere al termine proprio in quel periodo. La sua preparazione per l’Australian Open proseguirebbe poi con l’ATP 250 di Auckland, la settimana subito prima di Melbourne, nella cui entry list figura al momento come seconda testa di serie.

 

Giorgio Di Maio

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Focus

Thomas Fabbiano, piccolo è bello

Elogio di Thomas Fabbiano, centosettantré centimetri da San Giorgio Jonico. E di come ha saputo abbattere una serie di giganti

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Thomas Fabbiano - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Non credete alle favole, e nemmeno alla mitologia: nella vita di tutti i giorni, il povero Davide le becca di brutto da Golia, prepotente e tracotante. Sempre. O quasi… Già, perché di tanto in tanto succede che il mondo si ribalti, e che il piccoletto le suoni ben bene al gigante: quando accade, è chiaro, la cosa fa discutere, e in ambito giornalistico usa dirsi che ‘fa notizia’ (l’uomo che morde il cane, insomma). E se poi il fatto si ripete più di una volta, sempre col medesimo protagonista, beh, allora diventa necessario soffermarsi un attimo sulla questione, e provare ad approfondirla. Per farla breve: vogliamo parlarvi di Thomas Fabbiano, non statuario tennista tarantino – di S. Giorgio Jonico – dal… basso dei suoi 173 centimetri, 30 anni, ormai da un paio di stagioni veleggiante attorno alla centesima posizione del ranking mondiale – col picco della 70esima piazza nel settembre 2017.

Cominciamo col dire che negli Slam, da quando li frequenta, un paio di turni li passa quasi regolarmente: e con scalpi di un certo rilievo, come Wawrinka a Wimbledon 2018, Tsitsipas a Wimbledon 2019, Thiem agli US Open 2019. Non male davvero, ma non è nulla – paradossalmente – rispetto a quanto stiamo per raccontarvi. Fermi tutti però: prima vi diciamo (così, tanto per scaldare l’atmosfera) di un paio di nanetti che, in sport e tempi diversi, hanno fatto gridare al miracolo.

Il primo è Tyrone Bogues, per tutti la Pulce, che denunciando la bellezza di 159 centimetri di statura seppe far faville nientemeno che nella NBA di basket, una ventina di anni or sono. Ancora raccontano di quando stoppò il mitico Pat Ewing (2,13) in uno dei suoi consueti tentativi, solitamente coronati da successo, di schiacciata a canestro nel match fra Hornets e Knicks, anno di grazia 1993: ed oltre a questa leggendaria, chiuse la carriera con ben altre 38 stoppate (!?). Per darvi un’idea: quando giocava a Washington, il maggior divertimento dei fotografi era di metterlo accanto al compagno Manute Bol, che stazzava 2,31… Fate i conti: 72 centimetri di differenza!

 

Passiamo al calcio: Giovanni Tedesco, tamburino palermitano da 1,70, è stato per diverse stagioni all’inizio degli anni ’90 il centrocampista che segnava più gol nel campionato italiano. E l’80% buono li faceva di testa, saltando sopra marcatori di una spanna o due più alti… Arrivava quatto quatto nei pressi dell’area, a luci spente, specie sui calci piazzati: i difensori se lo perdevano – anche perché tenevano d’occhio i marcantoni avversari, mica lui – salvo ritrovarselo all’altezza del secondo palo già… in cielo, dopo un ‘terzo tempo’ da Space Jam (a proposito di pallacanestro). Lo ricordano con nostalgia in particolare a Perugia, dove era una specie di mascotte – nonché, poi, amatissimo capitano – con la sua trentina di reti in un quinquennio.

Può bastare: e ora torniamo al buon Tommasino. Australia, gennaio scorso: come al solito ci si squaglia dal caldo, ma il pugliese è abituato (e che je fa, a lui?). Fa subito fuori Kubler, per trovarsi al secondo turno con una sfida impossibile: Reilly Opelka, emergente omaccione statunitense, una specie di Hulk coi suoi 211 cm. Vederli vicini, a rete prima di cominciare, provoca un sorriso e un senso di smarrimento fra noi tifosi tricolori: poverino, ora se lo mangia vivo…Bum bum bum, ace su ace (alla fine saranno 67!), diversi ‘perfect game’, roba da ammazzare un bue: macché, il piccolo sta lì buono buono senza fare una piega, smonta l’avversario pezzo per pezzo, e dopo 5 set si guadagna il meritato trionfo. Caspita, che impresa! Dopo inciamperà in un ispirato Dimitrov, e pace…

Thomas Fabbiano e Reilly Opelka – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Cambiamo scenario: i sacri prati londinesi qualche mese più tardi, dove Fabbiano si trova regolarmente a suo agio. Comincia col dare la più grossa delusione stagionale a Tsitsipas, che non è di taglia ridotta neanche lui, vendicando fra l’altro la sconfitta di dodici mesi prima. Ed ecco che gli si para di fronte una seconda sagoma inquietante: è quella di Ivo Karlovic, altro mancato cestista. No, non ce la può fare, quel tipaccio viaggia costantemente oltre i 220 all’ora alla battuta, i miracoli non si ripetono… Chi l’ha detto? I soliti 5 set, i soliti giochi (diversi) senza vedere boccia, la solita tela di ragno intessuta pian piano attorno alla cavalletta, che alla lunga rimane avviluppata senza via di scampo: fantastico! Poi lo impallinerà Verdasco, ma tutto sommato cosa importa?

Per noi Thomas è un mito. Ci piace pensare che d’ora in poi insegua due obiettivi, anzi tre (l’ultimo a lungo periodo): nell’immediato, trovarsi dinanzi ad Isner in uno Slam e ribaltare pure lui, per completare… il grande Slam degli oversize. Quindi giocarsela vis à vis con Schwartzman in un duello rusticano, per il simbolico titolo di campione del mondo dei tennisti tascabili. Ma soprattutto, diventare prima o poi il numero uno di Taranto e dintorni: e qui sta l’impresa più ardua, perché in testa alla classifica siede incontrastata Robertina Vinci. Come che sia, intanto il nostro può vantarsi di esser finito in un assunto proverbiale – il nostro, quanto meno- che recita: per battere di sicuro i giganti, o sei uno dei top 3 o sei Fabbiano.     

Renato Borrelli

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Challenger

Challenger, le pagelle degli italiani: 2019 da sogno per Sinner e Mager

Tanti italiani hanno brillato quest’anno nel circuito cadetto. Dieci di loro hanno vinto almeno un titolo. Il pagellone di fine anno, dal 10 di Sinner al 4 Cecchinato

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Jannik Sinner - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Felice Calabrò)

L’Italia si conferma ancora una volta tra le nazioni più prolifiche a livello Challenger con un deciso cambio di marcia dall’estate in avanti: sono infatti ben 10 i titoli vinti da giugno in poi, per un totale di quindici in stagione. Andiamo ad analizzare nel dettaglio le prestazioni dei principali azzurri che si sono disimpegnati sul circuito Challenger in questo 2019.

Jannik Sinner: voto 10

Difficile dare un voto diverso alla stagione dell’altoatesino, che ha impressionato sin da subito per la rapidità con cui si è adattato al circuito challenger, vincendo il primo torneo a cui ha partecipato a Bergamo. Anche sulla terra rossa, dopo un inizio non molto convincente a Barletta e Alicante, ha ottenuto una finale preziosa ad Ostrava battendo anche ottimi giocatori come Vesely e Balasz. In estate Sinner è volato in Nord America dove ha conquistato un altro titolo, a Lexington, sconfiggendo Alex Bolt, che lo aveva battuto nelle qualificazioni di Wimbledon. Nel finale di stagione ha giocato due buoni tornei in Francia, raggiungendo il terzo turno ad Orleans (arrendendosi in lotta a Bedene) e venendo sconfitto con tantissimi rimpianti nella semifinale di Mouilleron Le Captif da Bourgue, e poi ha messo la ciliegina sulla torta nel torneo vicino casa, ad Ortisei, conquistando il trofeo senza perdere nemmeno un set. Nel 2020 sarà davvero raro vedere Jannik impegnato nel circuito minore, quindi con ogni probabilità il 2019 rimarrà il primo e ultimo anno a livello Challenger di Sinner, il cui obiettivo è sicuramente quello di stabilizzarsi nel circuito ATP.

Gianluca Mager: voto 8,5

Il tennista ligure per anni è sembrato pronto per fare il salto di qualità, ma mai come in questo 2019 è riuscito a dar continuità alle sue prestazioni, che fino a quest’anno erano spesso altalenanti anche all’interno della stessa settimana o di una stessa partita. Gianluca, che quest’anno ha compiuto 25 anni, ha disputato una stagione fantastica fino a settembre, conquistando i primi tre titoli della sua carriera nell’arco di nove mesi. L’annata è partita col botto con il trionfo sulla superficie rapidissima di Koblenz che ha dimostrato la duttilità del tennista ligure, che nel resto della stagione ha invece ottenuto i risultati migliori su terra battuta, conquistando i titoli di Barletta e Biella. Oltre a questi successi, tanti altri buoni piazzamenti come la semifinale a Vicenza e quattro quarti di finale, prima che la stanchezza accumulata dopo il titolo di Biella gli costasse qualche sconfitta inaspettata. Il 2020 sarà l’anno della conferma: Mager dovrà cercare l’assalto alla top 100 (attualmente lontana 19 posizioni), che permetterebbe a Gianluca di giocare regolarmente nel circuito ATP, dove con i miglioramenti tattici e mentali che ha compiuto negli ultimi mesi potrebbe iniziare a togliersi qualche soddisfazione.

 
Gianluca Mager – Firenze Tennis Cup 2018 (foto Francesco Peluso)

Salvatore Caruso: voto 8,5

In questa stagione Salvatore è approdato tra i primi 100 per la prima volta in carriera, non solo tramite i risultati ottenuti nel circuito Challenger ma anche grazie a prestazioni sorprendenti sul tour maggiore, come il terzo turno al Roland Garros e la semifinale di Umago. Il tennista nato ad Avola ha vissuto una stagione davvero di alto livello, confrontandosi con tanti giocatori di spessore e riuscendo a mostrare grandi miglioramenti atletici, tattici e tecnici. L’acuto a livello Challenger è arrivato a fine settembre col trionfo a Barcellona, ma anche in precedenza aveva ottenuto ottimi piazzamenti come le semifinali a Siviglia e Phoenix.

Stefano Travaglia: voto 8

Dopo tanti anni passati a combattere con i problemi fisici che ne hanno impedito l’ascesa, nell’ultimo anno e mezzo “Steto” ha finalmente espresso quel livello di tennis che aveva già da parecchi anni ma che non era riuscito mai a mostrare per via dei problemi ai legamenti della mano destra e alla schiena. A giugno, dopo la vittoria ottenuta a Francavilla a fine aprile, ha tagliato per la prima volta in carriera anche lui il traguardo della top 100 grazie anche alla semifinale di Heibronn e la finale di Shymkent. Il tennista azzurro ha raggiunto anche altri buoni risultati, tra i quali spicca la vittoria a Sopot di inizio agosto, seguita dalla semifinale a Como e da un paio di ulteriori buoni quarti di finale. Anche per lui nel 2020 l’obiettivo sarebbe quello di giocare meno challenger possibili e mantenere al tempo stesso il ranking attuale (numero 84), che permetterebbe al tennista marchigiano di accedere a tutti gli Slam, alle qualificazioni di gran parte dei Masters 1000 e ATP 500 e a quasi tutti i main draw dei 250.

Paolo Lorenzi: voto 7,5

Impossibile non ammirare ancora una volta le gesta di uno splendido professionista come Paolino che nel 2019 ha raggiunto altre tre finali challenger (Tallahassee, Manerbio e Biella), cedendo però sempre all’atto conclusivo. Grazie anche ad alcuni risultati nel circuito ATP Paolo chiude questa stagione alle soglie dei primi 100 (numero 116), ma ciò che stupisce sempre di più è la sua tenacia in campo. Le due battaglie vinte in rimonta nell’ultimo torneo della stagione, quello di Maia, al termine di un 2019 estremamente dispendioso, sono l’ennesima dimostrazione di un professionista infinito che nel 2020 ripartirà dalle qualificazioni dello Slam australiano senza l’intenzione di mollare.

Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri: voto 7,5

I due Next Gen più promettenti del panorama italiano dopo Sinner, si sono affacciati al circuito professionistico quest’anno per la prima volta e hanno ottenuto anche diversi risultati interessanti nei tornei challenger, centrando una semifinale a testa e dimostrando di avere già il livello per competere nel circuito. Il 2020 li vedrà sicuramente sempre più protagonisti e da entrambi ci si aspetta tanto, non tanto sotto il punto di vista del ranking quanto sotto quello della crescita, che a questa età potrebbe avvenire anche in modo sorprendente e immediato.

Musetti e Zeppieri in doppio all’Australian Open 2019

Federico Gaio: voto 7,5

La domanda guardando giocare Gaio è la stessa da diversi anni: è possibile che questo ragazzo non riesca ad entrare tra i primi 100? Sebbene nel 2019 il tennista faentino abbia disputato qualche buon torneo, specialmente a Manerbio dove ha centrato il titolo che gli ha permesso di entrare tra i primi 150 giocatori al mondo, da lui ci si aspetta ancora qualcosa di più. Il ritorno del coach Daniele Silvestre ha sicuramente dato continuità alle prestazione del tennista azzurro, che oltre al titolo di Manerbio ha ottenuto tanti buoni risultati in estate come la finale a Parma persa con tanti rimpianti contro Tommy Robredo e le semifinali di Lione e San Benedetto. L’obiettivo del 2020 deve essere anche per lui quello di sfondare il muro dei primi 100 in quanto le doti tecniche certamente non mancano. Per farlo servirà ancora più continuità nei risultati, specialmente sul duro dove ha le carte in regola per giocare bene ma specialmente in questa stagione non ha brillato.

Lorenzo Giustino: voto 7+

Tre lampi di luce in una stagione da ritenere comunque positiva per il tennista campano, che ha centrato la prima vittoria in carriera in un challenger al terzo tentativo stagionale, vincendo il titolo di Almaty dopo aver perso in finale a Launceston e Zhangjiagang. La seconda parte di stagione però, specialmente da agosto in poi, è stata davvero deludente a causa di problemi fisici sui quali ha continuato a “giocare sopra”, senza mai fermarsi, spinto dalla voglia di tentare l’assalto ai primi 100. Obiettivo anche per lui rimandato alla prossima stagione.

Riccardo Bonadio e Andrea Vavassori: voto 7

Pagella unica anche per i due tennisti italiani che sono stati in grado di approfittare al meglio della riforma delle classifiche, inserendosi a tutti gli effetti nel circuito Challenger dopo una carriera passata a giocar prevalentemente tornei ITF. Riccardo ha disputato oltre trenta tornei quest’anno, dimostrando di poter salire pian piano di livello e ottenendo diversi scalpi notevoli: tra tutti spiccano le vittorie su Kohlschreiber e Pedro Sousa e la sconfitta al tie-break del terzo set contro Albert Ramos-Vinolas.

Negli ultimi due anni, Vavassori ha deciso di dedicarsi principalmente al doppio, dove è attualmente 130 al mondo. In questo 2019 invece, ha dimostrato di aver compiuto grandissimi passi in avanti anche in singolare, sfondando il numero dei primi 400 a suon di serve&volley, che gli ha consentito di ottenere ottimi risultati come la semifinale di Poznan e i quarti di finale a Maia. La programmazione di questi due ragazzi e i miglioramenti sul piano del gioco hanno prodotto i risultati sperati, e nel 2020 potranno continuare a giocare prevalentemente sul circuito Challenger.

Roberto Marcora: voto 7

Nella stagione dei trent’anni entra finalmente tra i primi 200 Roberto Marcora, che raggiunge ben tre finali challenger, tutte su cemento, confermandosi uno specialista dei campi veloci grazie all’ottimo servizio e al bel rovescio ad una mano. Dopo tanti problemi fisici, i buoni risultati di questa stagione saranno il trampolino di lancio che gli permetterà di credere ancora nelle sue potenzialità. Visto che le doti tecniche non gli mancano, è lecito aspettarsi almeno un titolo nell’anno che verrà.

Roberto Marcora

Gian Marco Moroni: voto 6

Dopo l’esplosione avvenuta nel 2018 sotto la sapiente guida di Oscar Burrieza, che ha migliorato molto “Jimbo” dal punto di vista atletico rendendolo un giocatore davvero ostico da incontrare, il 2019 doveva essere l’anno della consacrazione, grazie ad una classifica che finalmente permetteva a Moroni di disputare anche le qualificazioni Slam, ma così non è stato. Dopo una discreta prima parte di stagione coronata dalla finale a Roma, c’è stato un deciso calo di rendimento nella seconda metà dell’anno con tante sconfitte inattese specialmente su terra battuta, la sua superficie preferita. Il suo gioco, molto dispendioso fisicamente, richiede sempre la massima integrità fisica, di cui speriamo che Moroni possa godere nel 2020, in modo da provare a fare il salto di qualità e diventare sempre più un “competitor” per i titoli a livello challenger.

Alessandro Giannessi: voto 6

Dopo un 2017 che lo aveva portato tra i primi 100, sia il 2018 che il 2019 del mancino di La Spezia sono stati probabilmente al di sotto delle aspettative, soprattutto per quanto riguarda la continuità e l’atteggiamento in campo. Alessandro, da sempre gran lottatore, in questa stagione è apparso più volte nervoso in campo; ha lasciato andare anche partite in modo abbastanza inspiegabile, alternando però anche ottimi tornei come quello disputato a Vicenza, vinto, e quello di San Benedetto, dove si è arreso solamente in finale in lotta a Renzo Olivo. Le sue doti atletiche su terra sono fuori dal comune e il suo gioco è sempre molto fastidioso per gli avversari, ma la sensazione è che avrebbe potuto fare meglio in questa stagione che lo vede comunque chiudere tra i primi 150 tennisti al mondo.

Stefano Napolitano, Filippo Baldi, Gianluigi Quinzi: voto 5

Tre delle principali promesse azzurre dell’annata 1995/96 si sono abbastanza perse in 2019. Per motivazioni diverse, hanno tutti perso diverse posizioni nel ranking, che li vedeva dentro i primi 150 fino alla scorsa stagione. L’annata peggiore dal punto di vista personale è stata sicuro quella di Filippo Baldi, che ha perso il padre a febbraio e non è riuscito successivamente a brillare come nella scorsa stagione, separandosi a fine anno dallo storico coach Aldi. Per quanto riguarda Gianluigi Quinzi il discorso è decisamente più ampio: sarà però fondamentale per lui, se vorrà continuare la rincorsa ai primi 100 giocatori al mondo, mettersi alle spalle i successi ottenuti da junior e ripartire da zero, puntando sul suo buon atletismo e sul rovescio, da sempre colpo più efficace del tennista marchigiano, che cambiando tantissime guide tecniche ha anche piano piano trovato maggior efficacia nel servizio.

Marco Cecchinato: voto 4

Dopo il 2018 stellare, la semifinale al Roland Garros e l’approdo tra i primi 20 giocatori al mondo, nel 2019 il tennista siciliano è sicuramente calato di rendimento e ha cercato di ritrovare fiducia nei challenger. Nei tre tornei disputati ha però ottenuto due eliminazioni immediate per mano di avversari non irresistibili come Coria e il Next Gen brasiliano Seyboth Wild, ottenendo solo una semifinale a Stettino dove è stato sconfitto da Kovalik in un match nel quale ha dimostrato ancora una volta tutte le lacune mentali che hanno contraddistinto l’annata del siciliano. Il tennis, soprattutto su terra battuta, è sempre di ottima fattura ma l’aspetto mentale è totalmente da ricostruire: Marco è un giocatore senza fiducia e la nuova guida tecnica dovrà riuscire a trasmettergli la tranquillità di cui ha bisogno. Nel 2020 sarà importante usare i Challenger come trampolino di lancio per mettere tanti match nelle gambe e tornare a giocarsela a livello ATP contro i migliori specialisti del rosso.

Marco Cecchinato – Madrid 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Cosa ci aspetterà nel 2020? Quali altri giovani italiani si affacceranno nel circuito? Chi riuscirà a fare il salto di qualità verso il tour principlae e chi invece deluderà le aspettative? Solo il tempo potrà fornirci le risposte necessarie.

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