ATP Montreal: il giorno di Felix, Kyrgios subito fuori

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ATP Montreal: il giorno di Felix, Kyrgios subito fuori

Esordio vincente, ma con fatica, per l’idolo locale Felix Auger-Aliassime. Nick Kyrgios trova un ispirato Kyle Edmund e viene eliminato: “Ero un po’ stanco, ma sono stato battuto da un giocatore migliore”

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Nick Kyrgios - Montreal 2019 (foto via Twitter, @CoupeRogers)

Dopo un’attesa durata quasi sei mesi, da quando in febbraio era stato annunciato il debutto di Felix Auger-Aliassime nel suo torneo di casa il martedì durante la sessione diurna, è finalmente stato presentato alle folle del Quebéc l’idolo adorato del pubblico di Montréal. Difficile spiegare l’impatto emotivo di un “figlio della patria” che tiene alta la bandiera di questa terra sempre in cerca di affermazione, difficile far capire cosa significa avere “uno di loro” che vince in Canada e nel mondo. Per uno scherzo del destino il tabellone ha opposto Auger-Aliassime al suo amico, connazionale e compagno di doppio Vasek Pospisil, che già aveva incontrato e battuto al primo turno di Wimbledon.

Dopo un primo set sostanzialmente a senso unico, vinto per 6-2 dal giovane di Montréal, la partita si è fatta molto più equilibrata, principalmente per merito del servizio di Pospisil, che ha costretto il suo avversario a due tie-break, uscendo sconfitto solamente per 7-3 nel “jeu decisif” (oppure come lo chiamano da queste parti, “bris d’égalité”, letteralmente rottura di parità) finale. Vasek ha ottenuto cinque punti su sei quando ha messo la prima di servizio, ma è rimasto abbondantemente sotto il 50% sulla seconda, riuscendo in una sola occasione a procurarsi una palla break (peraltro annullata), e dovendo subire la freddezza da cecchino di Auger-Aliassime che ha trasformato 18 delle 19 palle game avute.

Sono partito molto bene, non avrei potuto sperare in un miglior inizio – ha detto Felix al foltissimo contingente di giornalisti locali – il primo set è stato quasi perfetto, poi abbiamo giocato una buona partita. Non credo che abbia avuto una grossa influenza il fatto che eravamo qui a Montreal: se avessimo giocato in California, per come stava giocando Vasek, non penso sarebbe andata molto diversamente. Si trattava solamente di provare a cogliere le occasioni sulle palle break, lui stava servendo davvero bene”.

Felix Auger-Aliassime – Montreal 2019 (foto Twitter @CoupeRogers)

Se la sessione diurna è stata tutta per Auger-Aliassime, al calare della sera (o del tardo pomeriggio, visto che a Montreal la seconda sessione comincia alle 18.30) è arrivato il turno di Nick Kyrgios di indossare i panni dell’attore protagonista. Dopo l’esplosiva affermazione a Washington qualche giorno fa, accompagnata da un suo apparente ritrovato desiderio di giocare a tennis, tutto il pubblico vuole vedere Kyrgios all’opera.

 

Nel ruolo di “spalla” il sorteggio aveva designato Kyle Edmund, ex semifinalista all’Australian Open ora un po’ in ribasso, ma pur sempre un tennista dalle grandi armi offensive, soprattutto con il diritto, e soprattutto uno dal carattere tranquillo che non potrebbe essere più in contrasto con quello di Kyrgios. Con l’attenzione chiaramente rivolta tutta verso Auger-Aliassime e Kyrgios, Edmund ha avuto a che fare con un problema di “traffico” nei ground dell’impianto di Montreal, in quanto con tutta la gente in attesa di Felix per poter strappare un autografo, è rimasto bloccato per diversi minuti nella folla senza poter raggiungere lo spogliatoio prima e il campo di riscaldamento poi.

Il problema non l’ha disturbato più di tanto, perché nel suo match con Kyrgios è partito con il solito cipiglio autoritario e, sfruttando un game di battuta piuttosto brutto dell’australiano, ha portato a casa il primo set per 6-3 in 30 minuti. Mentre Edmund era tutto concentrato sul “business”, Nick faceva vagare la mente come solo lui sa fare: prima apriva un contenzioso con il giudice di sedia Adel Nour per non aver soddisfatto con sufficiente celerità la sua richiesta di un asciugamano bianco, perché a suo dire gli asciugamani del torneo non asciugavano abbastanza; poi si metteva a scherzare con Edmund fintando la sua ormai famosa battuta “da sotto”.

Sul 4-4 del secondo set ci si mette la pioggia (e per alcuni momenti anche la grandine) a scombinare i piani della serata di tutti quanti. Per alcuni minuti i giocatori rimangono sulle loro panchine sperando che spiova, mentre il DJ del torneo, vero “GOAT” della Rogers Cup versione Montréal, diffonde dagli altoparlanti “Blame it on the rain” di Milli Vanilli, ma poi si devono arrendere all’evidenza e dopo 61 minuti di gioco ritornano negli spogliatoi.

È necessaria un’ora e 27 minuti perché la pioggia cessi e si possa riprendere il gioco: Kyrgios perde subito il servizio con tre errori gratuiti, e come aveva fatto letteralmente durante il primo set, quando aveva buttato il famoso asciugamano bianco verso l’arbitro prendendosi un warning, Nick getta la spugna, rifiutando di sedersi al cambio campo, sparando un paio di risposte a tutto gas e consegnando la partita all’avversario dopo appena sei minuti dalla ripresa del gioco.

Dopo tutti i match giocati a Washington stasera ero un po’ stanco – ha detto un serafico Kyrgios dopo il match – ma in complesso mi sento piuttosto bene. Non è comunque una scusa per la sconfitta di stasera, sono stato battuto da un giocatore migliore stasera, che non mi ha dato la possibilità di entrare nel match”.

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Il “Medvedev Express” prenota la semifinale con Djokovic a Cincinnati

Altra prova di forza di Daniil Medvedev, che liquida rapidamente Andrey Rublev e sfida il n.1 Novak Djokovic, vincitore di Lucas Pouille

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Il Western&Southern Open di Cincinnati non è ancora finito, ma è abbastanza certo che il titolo di giocatore di quest’estate americana 2019 spetta a Daniil Medvedev. E non solamente per i risultati ottenuti, che a questo punto contano una finale nell’ATP 500 di Washington, un’altra nel Masters 1000 di Montreal e quantomeno una semifinale qui in Ohio, ma anche e soprattutto per il tennis espresso, un tennis certamente essenziale e senza fronzoli, ma tremendamente efficace.

Dopo i tre giochi lasciati giovedì negli ottavi a Jan Lennard Struff, quest’oggi nei quarti ha disposto del suo connazionale Andrey Rublev, giustiziere di Federer solo 24 ore prima, con un 6-2, 6-3 in un’ora e due minuti (curiosamente la stessa durata di Federer-Rublev) che non lascia spazio a repliche.

Partito alla grande portandosi subito sul 4-0 e servizio, Medvedev ha tirato un attimo il fiato restituendo uno dei due controbreak al suo avversario principalmente a causa di qualche errore non forzato di troppo. Rublev ha cercato di sviluppare il suo solito tennis fatto di grande pressione da fondocampo, ma soltanto in sporadici frangenti è riuscito a sfondare il muro di difesa messo in piedi da Daniil, un vero mostro di efficienza da fondo e una macchina perfettamente oliata al servizio.

 

Rublev ha giocato buona parte del match con una racchetta diversa rispetto a quella che usa di solito: sull’1-1 del primo set ha depositato sulla panchina la Wilson a scacchi bianchi e neri usata durante il vittorioso match con Federer ed ha sfoderato una racchetta nera senza marchio. Non che abbia fatto troppa differenza: Andrey si è sicuramente esibito in qualche scambio di grande effetto, ma sui turni di battuta di Medvedev è stato quasi sempre “un passeggero” trasportato dalle trame dell’avversario.

Nel secondo parziale Rublev ha ripreso la racchetta bianconera quanto è bastato per perdere il servizio a zero nel secondo game per poi tornare al fido attrezzo nero, che però non gli ha permesso di recuperare lo svantaggio accumulato.

Con questo successo Medvedev sale a 12 vittorie e 2 sconfitte da Wimbledon e si assicura di guadagnare almeno un’altra posizione in classifica mondiale, dove da lunedì prossimo sarà almeno alla settima posizione, con la possibilità di arrivare fino al n. 5 in caso di successo finale nel torneo.

In semifinale il suo avversario sarà il n.1 del mondo Novak Djokovic, che nel suo quarto di finale ha battuto il redivivo francese Lucas Pouille in un match che almeno nei 51 minuti del primo set ha tenuto il punteggio in equilibrio. Dopo aver annullato una palla break nel game d’apertura, il francese ha tenuto con ottima autorità i suoi turni di battuta, giocando alla pari con Djokovic negli scambi da fondo e piazzando qualche bella accelerazione vincente. Putroppo per lui, però, ha commesso due errori molto gravi sull’1-2 nel tie-break, concedendo due punti consecutivi sul suo servizio e compromettendo così le sue chance di vittoria nel parziale.

Poco dopo, poi, sullo 0-1 Pouille ha ceduto la battuta per la prima volta nel match dopo essere stato in vantaggio 40-15 e da quel momento in poi il match è scivolato fino al 7-6, 6-1 per Djokovic. Unico asterisco da segnalare un consulto con il medico richiesto da Nole per un dolore al gomito sinistro che comunque non lo ha condizionato.

Medvedev è stato uno dei giocatori che ha messo più in difficoltà Djokovic in questa stagione: ha tenuto in campo il n.1 del mondo per quattro set durissimi a Melbourne e lo ha sconfitto qualche mese dopo sulla terra di Montecarlo. Sarà sicuramente un test probante per Djokovic che finora sembra giocare su una nuvola.

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Continuano le sorprese a Cincinnati: Rublev manda a casa Federer

Non si ferma l’ecatombe di favoriti: Roger Federer cede in due rapidi set contro Andrey Rublev.

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È toccato a Andrey Rublev vendicare, almeno parzialmente, l’ecatombe di rappresentanti della Next Generation a Cincinnati. Con una prestazione impeccabile, solida dall’inizio alla fine, in soli 62 minuti ha mandato a casa Roger Federer, testa di serie n.3 e sette volte campione del Western&Southern Open. Lo svizzero ha pagato la pessima partenza nel match, durante la quale ha perso il servizio per due volte consecutive, facilitando così l’ingresso in partita di Rublev che si è trovato subito a proprio agio e ha iniziato a macinare il suo solito gioco fatto di mazzate da fondocampo. “Ho visto che non ha iniziato bene – ha detto un Rublev quasi in lacrime ai microfoni della ESPN – e quindi mi sono detto che avrei dovuto cogliere l’occasione subito, perché quando comincia a servire bene diventa molto complicato giocare con lui”.

Federer ha recuperato subito il primo dei due break subiti, ma non è riuscito a confondere le idee al suo avversario, che per tutto il match è apparso estremamente composto, centrato e molto tranquillo nonostante fosse la prima volta che incontrava il supercampione elvetico. Decisamente immune dalla “tassa Federer”, dopo aver concesso il controbreak al terzo gioco del primo set, Rublev non ha più dovuto affrontare una palla break, anche se Federer ha fatto di tutto per aumentare la pressione sulla sua seconda, forzando quasi sempre la risposta per ottenere un punto diretto.

Con il pessimo inizio che ho avuto avrei forse bisogno di un giocatore che mi concedesse qualcosa di più, ma non è stato il caso oggi – ha commentato Federer nella sua consueta conferenza stampa pochi minuti dopo aver lasciato il campo – Con un campo così veloce, quando non puoi fare affidamento sull’uno-due sulla tua battuta diventa tutto complicato”.

 

Dopo aver ceduto il primo set in 29 minuti, Federer ha cominciato servendo molto meglio la seconda frazione, continuando nella sua strategia di accorciare quando possibile gli scambi sulla sua battuta. Rublev ha invece continuato con il suo solito gioco, tenendo molto bene gli scambi ed esaltandosi in qualche passante. Un brutto game di Federer sul 3-3, chiuso da un errore di diritto (saranno 19 i gratuiti dell’elvetico alla fine del match, contro i solamente sei di Andrey) ha perfezionato il break decisivo, che Rublev ha conservato fino alla fine del match mantenendo una insolita calma glaciale, arrivando persino a placare con un gesto della mano il suo angolo che lo incitava con “pugnetti” e “come on”.

Si tratta della seconda vittoria su un Top 5 per Rublev in carriera, e la seconda nell’ultimo mese, dopo aver sconfitto il n.4 ATP Dominic Thiem al torneo di Amburgo. Affronterà nei quarti di finale il connazionale Daniil Medvedev che ha lasciato solamente tre game a Jan Lennard Struff.

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Cincinnati: Djokovic non si ferma e avanza ai quarti

Novak Djokovic supera in due set Pablo Carreno Busta. Nei quarti di finale affronterà Lucas Pouille

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[1] N. Djokovic b. P. Carreno Busta 6-3 6-4

Le teste di serie continuano a cadere, ma il n.1 del mondo Novak Djokovic rimane fedele al suo ruolo e conquista i quarti di finale del Western&Southern Open di Cincinnati. Novanta minuti di partita per lui nell’umida serata dell’Ohio durante la quale rimane sempre in controllo nel match che lo ha visto opposto allo spagnolo Pablo Carreno Busta, attuale n. 50 del ranking ma con un recente passato da Top 10 ed ora impegnato nella risalita dopo una difficile stagione condizionata da un infortunio alla spalla.

Match solido, pulito per Djokovic, che ha certamente fatto un passo avanti rispetto all’arrugginito esordio contro Querrey, in ogni modo contro un giocatore che fa della pressione da fondocampo la sua arma preferita, senza però avere la potenza per sfondare il n.1 del mondo nè le capacità difensive per poter rivaleggiare con lui in difesa.

 

Il secondo set è stato certamente più combattuto del primo: Djokovic ha dovuto affrontare quattro palle break, che ha salvato con la battuta, dopo che Carreno Busta si era messo in mostra con un paio di belle accelerazioni di rovescio lungolinea e Nole aveva sbagliato qualche volée non troppo difficile.

Nei quarti di finale Djokovic affronterà Lucas Pouille, che sta avendo un ottimo torneo dopo una stagione che, iniziata con il botto della semifinale all’Australian Open, si è rivelata molto più avara di soddisfazioni di quanto non ci si potesse aspettare. Pouille è arrivato ai quarti sconfiggendo il qualificato Kudla, Denis Shapovalov e la testa di serie n. 8 Karen Khachanov (reduce dallo show serale con Kyrgios), e vorrà sicuramente far meglio dell’ultimo confronto diretto, proprio la semifinale dell’Australian Open a Melbourne nel quale riuscì a racimolare solamente quattro games.

TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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