A Toronto gioventù al comando: Kenin e Andreescu già grandi, Osaka ringrazia

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A Toronto gioventù al comando: Kenin e Andreescu già grandi, Osaka ringrazia

Sesta top ten su sei battuta da Bianca, ormai tornata sui livelli di Indian Wells. Una solida Sofia non perdona Svitolina. Naomi tornerà al numero 1 del ranking WTA da lunedì

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Bianca Andreescu - Toronto 2019 (foto via Twitter, @rogerscup)

BIANCA IS BACK – È la sesta vittoria su una top ten in altrettante sfide quella che Bianca Andreescu mette a segno contro Karolina Pliskova in un mach in puro stile WTA, con due parziali a senso unico e un apertissimo set finale, l’immancabile e forse discutibile MTO, il tutto fra l’appoggio incondizionato del pubblico amico. Troppi gli errori di Karolina (35 a fronte di 18 vincenti) che resta dunque al terzo posto del ranking, mentre lunedì Naomi scalzerà Ashleigh. Best ranking per Andreescu che sabato si giocherà con Kenin un posto in finale e nella top 20.

La scheda dei precedenti fra le due è… bianca, ma l’ex n. 1 del mondo avrà certo avuto modo di studiare l’avversaria. Di sicuro è qualcosa che ha fatto la canadese, per la quale “essere preparata è l’arma migliore di cui puoi disporre” come ha spiegato dopo la vittoria su Bertens. “Studio sempre le mie avversarie prima dei match. Lo fa anche il mio coach, poi ci mettiamo seduti ed esaminiamo il piano di gioco”. Un approccio che può apparire bizzarro a chi, viceversa, si disinteressa di ciò che accade oltre la rete e pensa solo al proprio gioco.

Come una foglia nel forte vento canadese, nel primo parziale Pliskova viene spazzata via dall’uragano Bianca, che vuole certificare il suo rientro ai livelli a cui l’avevamo lasciata in marzo quando la spalla era venuta a riscuotere quanto dovuto in quel di Miami: era il trentacinquesimo incontro in tre mesi. Precisione, accelerazioni e smorzate della diciannovenne dell’Ontario – tutto il repertorio che l’aveva portata al trionfo dei Pozzi Indiani – spengono in fretta ogni velleità di Karolina che, con tre doppi falli consecutivi al quinto gioco, manca l’opportunità di evitare il bagel, ma almeno porta la durata del set oltre i venti minuti.

Dopo le vittorie al terzo dei primi tre turni da parte di Bianca, peraltro superando avversarie viepiù competitive, aspettarsi una reazione di Pliskova che allunghi il match non è una chimera: con Andreescu che commette alcuni errori di troppo, la ragazza di Louny inizia a colpire come sa e vola 5-0. Bianca recupera un paio di giochi e poi chiede l’intervento della fisioterapista per un problema che deve essere trattato fuori dal campo, così esce di scena alla dottor House (zoppicando, non sulle note di Baba O’Riley degli Who).

Rientra invece di corsa, ma con la coscia destra ben fasciata. Karolina chiude subito il set e tiene il servizio di apertura della partita finale, ma non concretizza tre palle break e allora il punteggio procede finalmente in equilibrio. Andreescu corre su ogni palla, va in spaccata a destra e sinistra, si piega a livello del terreno, salvo poi mostrarsi fisicamente distrutta fra un punto e l’altro. Pliskova non lascia trasparire emozioni, picchia duro e muove per quanto possibile le sue scarpette rosa, ma gli errori al nono game le costano la battuta. Non trema il braccio di Bianca che, anzi, tiene il servizio a zero e si prende la semifinale.

 

SENZA FARSI NOTARE – Non si è lasciata incantare dalle invenzioni di Hsieh né impressionare da Yastremska che si annunciava con le fattezze della vecchia (nel senso di giovane) Vika. E, tra le due, ha trovato tempo e impeto rivoluzionario per detronizzare Barty. Parliamo naturalmente di Sofia Kenin, che centra la semifinale ai danni di Elina Svitolina in un match tutt’altro che esaltante perché condizionato dal vento, ma con il livello che è comunque salito nel corso dell’ora e tre quarti di gioco.

L’inizio è pessimo da parte di Kenin che sbaglia tanto, pure con il servizio, e regala punti anche quelle poche volte che riesce ad aprirsi il campo, mentre sembra più brava Elina a gestire il vento e incamera i primi quattro giochi. Qualche timido raggio di sole che si fa largo tra le nubi coincide con le prime luci nel gioco della ventenne nata a Mosca, ma ci mette del suo anche Svitolina che prima non sfrutta il vantaggio di 4-1 40-0 e poi serve senza fortuna per il set facendosi riacciuffare al decimo gioco. Sofia ha questo vezzo di lanciarsi la palla con lo sguardo rivolto al terreno, forse per controllare che non le siano cadute le chiavi di casa; poi, come se una voce solo a lei udibile l’avvertisse del librarsi in aria della sfera gialla, si ridesta all’improvviso da chissà quali profondità, volge lo sguardo al cielo e, vabbè, anche stavolta colpiamo questa cosa volante.

Mette comunque in campo tre prime su quattro a compensare i rari punti vinti sulla seconda e, cosa più importante, riesce finalmente a muovere la palla con efficacia: se gli errori macroscopici sono tutt’altro che spariti, ora è la sua avversaria a soffrire di più le condizioni ambientali. Il tie-break è un assolo della statunitense che detta il ritmo degli scambi a una Svitolina colpevolmente troppo conservativa. È anche vero che non è facile per l’ucraina, con poche armi a disposizione in una giornata in cui non sente molto la palla, di fronte a un’avversaria che usa bene il campo senza strafare.

Così, se nel secondo parziale le prime occasioni di allungo (cinque) sono per Elina, non sorprende che Kenin le annulli quasi in scioltezza per poi piazzare il break al quinto gioco. Svitolina resta in scia, ma per una terza volta nel set non trasforma il 15-40 per il riaggancio. La rassegnazione sul volto durante il coaching di Andrew Battles prima che l’altra vada a servire per chiudere lascia pochi dubbi su quello che sta per accadere e solo una volta riuscirà a seguire il consiglio di andare a vedere le carte dell’altra forzando sul lato destro. Con in tasca i trofei degli International di Hobart e Maiorca, Kenin centra adesso la prima semifinale in un Premier 5.

Risultati:

B. Andreescu b. [3] K. Pliskova 6-0 2-6 6-4
S. Kenin b. [6] E. Svitolina 7-6(2) 6-4

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US Open

Qualificazioni US Open femminili, day 2: escono di scena Di Giuseppe e Gatto Monticone

Rimane in gara la sola Jasmine Paolini come esponente del tennis italiano dopo le sconfitte di Martina Di Giuseppe e Giulia Gatto Monticone avvenute nella giornata di oggi e quella di Martina Trevisan avvenuta ieri

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Giula Gatto-Monticone - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dal nostro inviato a New York

Molto rammarico per Giulia Gatto Monticone che dopo le qualificazioni passate nei due precedenti Slam era partita bene anche quest’oggi contro la cinese Shuai Peng, tennista con un passato notevole ma che attualmente è lontana dalla miglior condizione. La tennista torinese dopo un primo parziale vinto 6-4 ed un secondo set dove era partita bene mandando fuori giri con tanti cambi di altezza e di ritmo la cinese con entrambi i colpi bimani, al momento di chiudere sopra 6-4 4-3 è calata improvvisamente e nel terzo set è apparsa anche molto scarica fisicamente finendo per cedere con lo score di 4-6 6-4 6-0.
Fuori nettamente anche Martina Di Giuseppe, che però non partiva certamente con i favori del pronostico su questa superficie contro una delle giocatrici più forti del tabellone cadetto, ossia Christina McHale, quarta testa di serie. Dopo un inizio alla pari con tanti games combattuti, dal 3-3 in poi l’americana ha infilato un parziale di nove games a due iniziando a non patire le variazioni col rovescio da parte di Martina che su questa superficie perde efficacia in particolare col suo punto di forza, la palla corta.

Tra gli altri incontri bene tante tenniste asiatiche tra cui la giovane talentuosa Xiyu Wang che ha sconfitto in due rapidi set la mancina georgiana Gorgodze, la cinese Xu che ha battuto Victoria Duval e anche la coreana Han vittoriosa in rimonta contro la talentuosa Rybarikova, che da mesi e mesi non riesce più ad esprimersi ad alti livelli.

 

I risultati delle azzurre

[4] C. McHale b. M. Di Giuseppe 6-3 6-2
Shuai Peng b. G. Gatto-Monticone 4-6 6-4 6-0

Le sfide al secondo turno delle azzurre

J. Paolini – E. G. Ruse

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WTA

Cincinnati: trionfo made in USA per Madison Keys

Affermazione di grande prestigio per Keys che supera Svetlana Kuznetsova in due set

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Da Cincinnati, il nostro inviato

[16] M. Keys b. [WC] S. Kuznetsova 7-5 7-6(5)

Madison Keys ha trovato la quadratura del suo tennis e della sua forma fisica proprio nel momento più importante della stagione. Lei che è il prototipo del tennis a stelle e strisce e che aveva proceduto a strappi durante tutta la stagione, sembra aver raggiunto il picco della condizione alla vigilia dell’appuntamento più importante per il tennis “made in USA”, quello con l’US Open. Supportata da un poderoso servizio (13 ace in finale, 14 contro Kenin in semifinale, entrambi match di due set), Madison ha innestato nel suo tennis una condizione atletica che spesso l’ha abbandonata nel corso della sua carriera, in modo da poter piazzarsi ottimamente e tirare i suoi traccianti potentissimi.

 

Inizio di match in salita per Keys, che commette sei errori gratuiti nei primi due giochi e lascia scappare l’avversaria sul 2-0. Il livello di gioco in avvio non è straordinario, e non può essere altrimenti: la temperatura è abbondantemente sopra i 30 gradi e l’umidita fa sì che l’aria sembri pesantissima e si fatica anche solo a respirare. In cima alle tribune del centrale c’è qualche refolo di vento, ma a livello del campo sembra di giocare in un acquario. Keys non riesce a giocare il suo tennis aggressivo, Kuznetsova gioca in difesa palle alte e liftate neutralizzando la maggiore potenza della statunitense, che ha due palle per il 3-3 ma le sciupa malamente. Dopo essersi salvata da due palle del doppio break (2-5), Keys riceve la visita del suo coach Todero che le dice di lasciar perdere la coscia che le fa male e di giocare più avanti: “Non ti può battere stando là in fondo”. Iniziando dalle risposte, Madison comincia a macinare il suo tennis e la sua potenza piano piano prende il sopravvento. Dal 3-5 infila quattro giochi consecutivi, portando a casa il primo set per 7-5 in 51 minuti.

Mentre il vento comincia a soffiare anche al livello del campo, Keys smarrisce il lancio di palla su alcune battute e finisce per perdere anche il servizio, mandando Kuznetsova avanti 2-1. Mentre Svetlana continua imperterrita con il suo tennis ad alta probabilità, alcuni degli errori che avevano costellato i primi game del match per Keys cominciano a riaffiorare. È più che evidente che è Keys ad avere la partita sulla racchetta: “Lasci scendere troppo la palla” le dice Todero durante un altro cambio di campo, e come per incanto ricominciano i vincenti. Come nel primo set Kuznetsova sente la tensione quando serve per il set, sul 5-4, e subisce il controbreak. Nel successivo tie-break le due giocatrici rimangono sempre a contatto: Keys arriva al match point sul 6-4, Kuznetsova annulla il primo con un vincente, ma sul secondo il suo diritto vola via oltre la linea di fondo, consegnando a Madison il suo primo successo a Cincinnati, il secondo torneo della stagione e il ritorno nella Top 10.

“Se mi aveste detto, all’inizio della settimana, che sarei stata qui a sollevare il trofeo non ci avrei mai creduto” ha detto durante la cerimonia di premiazione Madison Keys, che ora entra prepotentemente nella lista di favorite per la vittoria finale allo US Open. Per quanto riguarda Svetlana Kuznetsova, la sua cavalcata dalla wild-card alla finale sembra essere il lieto fine più adatto all’assurda vicenda che l’ha vista non difendere il suo titolo al Citi Open di Washington il mese scorso perché non le era stato concesso il visto in tempo. Questo risultato le permette di scalare ben 91 posizioni nella classifica WTA arrampicandosi fino al n.62, risolvendole in questo modo parecchi problemi di programmazione per la stagione autunnale post-US Open.

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Kuznetsova ruggisce ancora: è in finale a Cincinnati. Incontrerà Madison Keys

La russa gioca un altro grande match e dispone agevolmente di Barty, forse rallentata da un problema alla caviglia. 42esima finale in carriera per lei

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Svetlana Kuznetsova - Cincinnati 2019 (via Twitter, @WTA)

Continua la settimana da favola di Svetlana Kuznetsova. La russa, grazie al suo tennis vario e solido, si guadagna l’accesso alla finale di Cincinnati sconfiggendo in due comodi set la numero due del mondo Ashleigh Barty. Una prestazione davvero molto solida della russa che per la prima volta in carriera elimina tre top 10 nello stesso torneo (Stephens e Pliskova le altre due). Questa vittoria le vale la 42esima finale della carriera (18-23 il bilancio) e un salto in avanti di almeno 91 posizioni (numero 62), in attesa ovviamente del verdetto di domenica. Barty invece, probabilmente rallentata da un problema alla caviglia destra, manca il sorpasso a Naomi Osaka che mantiene dunque la vetta della ranking WTA per appena 105 punti. 

La partita in realtà inizia con un parziale di otto punti a due in favore di Barty che la portano sul 2-0. Kuznetsova sembra un po’ contratta, ma un paio di imprecisioni dell’australiana la rimettono in carreggiata. Dal 2-2, la situazione si inverte completamente: Kuznetsova gioca a braccio sciolto, mischiando benissimo le carte come suo solito, mentre Barty appare un po’ pesante nei movimenti e finisce sempre per sbagliare prima dell’avversaria. La russa piazza vincenti da entrambi i lati del campo e sulle ali dell’entusiasmo trova un secondo break, cui ne segue immediatamente un terzo. Sotto 5-2, Barty chiede un medical time out per farsi fasciare la caviglia destra. Probabilmente era questa la causa dei movimenti non proprio brillanti dell’australiana. Dopo il cambio di campo, Kuznetsova tiene agevolmente il servizio e in meno di mezz’ora si aggiudica il primo set col punteggio di 6-2

In avvio di secondo set, Kuznetsova allunga a otto la striscia di game consecutivi vinti, aiutata sempre dagli errori di una Barty a mezzo servizio. La russa, forte del vantaggio, ora gioca al risparmio i game in risposta e questo permette all’australiana di tornare finalmente a muovere il punteggio. Entrambe difendono abbastanza comodamente i turni di servizio. Barty tenta di accorciare il più possibile gli scambi ricorrendo sempre più insistentemente allo slice e variando al servizio, ma purtroppo in fase di risposta è vittima inerme dei colpi angolati di Kuznetsova. Senza sussulti dunque si arriva al 5-4 con la russa che tiene il servizio a zero e vola verso una inaspettata quanto meritata finale

 

LA “CHIAVE” DELLA STAGIONE – Dopo una primavera ed un’estate largamente deludenti (“solo” un quarto di finale al Roland Garros in mezzo a tante sconfitte al primo o al secondo turno) Madison Keys ha trovato la quadratura del suo gioco nella campagna dell’Ohio, raggiungendo per la prima volta in carriera la finale del Western&Southern Open di Cincinnati. La sua vittoria su Sofia Kenin (7-5, 6-4 in un’ora e 21 minuti) rappresenta la fine di un periodo negativo, che era iniziato dopo l’affermazione a Charleston in primavera, e la dimostrazione che qualcosa può essere scattato nel suo gioco. “Questa stagione ci sono stati momenti in cui sono riuscita ad ingranare con il mio gioco e altri in cui sono andata vicina a vincere partite ma non sono riuscita a mischiare tutti gli ingredienti del mio tennis nella maniera giusta – aveva detto Keys dopo il suo quarto di finale – Credo che rimanere calma e fiduciosa nei miei mezzi, sapendo che avevo fatto il lavoro necessario sul campo e in palestra sia stata la chiave per far sì che le cose ingranassero”. E sicuramente si può dire che in questo sabato pomeriggio a Cincinnati il suo gioco ha ingranato, mettendo a segno ben 14 ace e portando a casa ben l’83% di punti con la prima di servizio.

Partenza a tutto gas di Keys, che facendo leva sul suo solito tennis di potenza toglie la possibilità a Kenin di imbastire qualunque trama e va subito avanti di un break sul 3-1. Madison rintuzza gli attacchi dell’avversaria, che nel game seguente ha la chance del controbreak e si issa 4-1. Kenin, però, è in un ottimo momento di forma e in grande fiducia e non si dà per vinta: sul 3-5 approfitta di alcuni errori da fondocampo di Keys per ottenere il controbreak, e subito dopo, sul 4-5, annulla con grande coraggio due set point con altrettanti colpi vincenti. Due giochi più tardi, però, Keys arriva di nuovo a set point, e questa volta un rovescio in rete di Kenin chiude il primo parziale in favore di Madison dopo 43 minuti.

La partita è molto spezzettata, nessuna delle due riesce a dare continuità alla sua azione e anche se il match è stato ritardato di quasi tre quarti d’ora per uno scroscio, la temperatura è ancora molto calda e l’aria umida e pesante. È sempre più evidente che il match è sulla racchetta di Keys, che quando riesce a sviluppare con continuità la potenza dei suoi colpi non trova risposta dall’altra parte della rete. Per due volte Madison va sotto di un break, e in entrambe le occasioni riesce a recuperare rapidamente grazie alle sue accelerazioni da fondo. Kenin prova a rompere il ritmo con qualche slice e palla corta, soprattutto dalla parte del rovescio, ma spesso non ha proprio il tempo di giocare i suoi colpi. Sul 5-4 in suo favore Keys si procura due match point con una sequenza di palla-corta di rovescio a uscire e passante in cross slice dall’altro lato. Due punti più tardi esce il grido di “come on” che sancisce il suo ritorno alla semifinale di un Premier dopo il torneo di Charleston lo scorso aprile.

In finale contro Svetlana Kuznetsova, contro la quale non ha mai perso un set in tre precedenti confronti diretti (che sono però tutti piuttosto datati) cercherà di vincere il titolo più prestigioso di questa stagione.

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