A Cincinnati, Kuznetsova rimonta Pliskova e vola in semi con Barty. Si ritira Osaka

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A Cincinnati, Kuznetsova rimonta Pliskova e vola in semi con Barty. Si ritira Osaka

Svetlana Kuznetsova ferma la rincorsa alla vetta della classifica di Karolina Pliskova, Ashleigh Barty vince in tre set su Maria Sakkari e Naomi Osaka si deve ritirare contro Sofia Kenin

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Svetlana Kuznetsova – Western & Southern Open (foto via Twitter @CincyTennis)

Sono almeno due i motivi di interesse per la giornata dei quarti di finale a Cincinnati: la promessa di match interessanti dopo alcuni godibilissimi incontri degli ottavi e la lotta a distanza (sempre più ravvicinata) per la vetta del ranking. Barty e Pliskova entrano infatti in campo anche per riprendersi il numero 1 WTA, mentre Osaka per non lasciare il trono che è tornata a occupare lunedì scorso.
Il giovedì, dicevamo, ha offerto alcune sfide pregevoli, come quella annunciata e tuttavia relegata sul campo 10 Su-Wei Hsieh e una Naomi che, risatine al limite dell’isteria a parte (anche un warning per la conseguente violazione di tempo), sembra poter tornare ai livelli precedenti alla rottura con coach Bajin. Oltre match tirato che ha visto Madison Keys prevalere su Simona Halep, c’è stata la vittoria in rimonta di un’incredibile trentanovenne di nome Venus Williams su Donna Vekic. E anche Barty e Sakkari, protagoniste del quarto d’apertura, se lo sono dovuto sudare parecchio contro, rispettivamente, Kontaveit e Sabalenka. Vediamo intanto cosa è successo nei primi due confronti e perché Pliskova sicuramente non si muoverà dal suo terzo posto…

LA TORRE DI IPSWICH? –Con l’esclusione di un breve passaggio a vuoto nel finale del primo set, un’Ashleigh Barty capace di salire inesorabilmente di intensità batte in rimonta Maria Sakkari, grazie anche a una resa al servizio con numeri che potrebbero essere propri di John Isner sul ghiaccio: 4 punti persi nei 7 turni di battuta tra secondo e terzo parziale in barba ai suoi 166 cm.
È proprio Ashleigh a partire meglio e, nonostante un dritto ancora da registrare appieno, piazza il break al secondo gioco. Maria muove finalmente il punteggio senza però a incidere minimamente in ribattuta e, sotto 1-4, chiede l’intervento di coach Hill che le consiglia di essere aggressiva in risposta e di tenere la diagonale sugli slice di rovescio australiani aspettando la palla giusta per tirare, senza farsi ingolosire subito. Finora inattaccabile al servizio, Barty lo cede addirittura a zero sul 5-3: prima, la ventiquattrenne di Atene sorprende l’avversaria (e tutti quanti) ricamando un rovescio tagliato strettissimo e imprendibile, un punto che deve fare malissimo ad Ash che poi “sbuccia” un dritto a campo aperto con la palla che le resta sulla racchetta. La gran corsa greca in avanti a scavare da terra un nastro fortunato dell’altra è premiata dal lob oltre la linea di fondo e, a quel punto, la fiducia a mille si concretizza in una risposta vincente. L’inerzia si è completamente invertita e Barty si è dimenticata di come vinceva i punti fino a pochi minuti prima, con l’inevitabile conseguenza di cinque giochi consecutivi e set per Sakkari.

Ashleigh torna incisiva in battuta, mentre Maria paga il calo di intensità al quarto game e si ritrova ancora a dover inseguire, così richiama in campo Tom Hill sullo stesso punteggio della prima partita. La mossa non funziona né dal punto di vista tattico né psicologico perché la numero 1 del seeding non sbaglia più, lascia due punti in battuta e pareggia il conto dei set andandosi a prendere un altro break, insperato dal 40-0, che le evita la pressione di servire per chiudere, magari con la testa a quanto successo prima. Entrambe cercano di mettere molta attenzione e dispensano qualche bella giocata, ma il match non si accende, anche perché i picchi dell’una coincidono con i cali dell’altra. Cali ormai dimenticati per Ashleigh, che continua a rasentare la perfezione nei suoi game di servizio, ha trovato contromisure ai kick e continuità in risposta e sale sempre più di livello. Sakkari non può evitare il bagel e Barty vola in semifinale contro una sorprendente Kuznetsova.

 

MISSION SVETLANA –È una rimonta quasi impossibile quella messa a segno da Svetlana Kuznetsova contro una Karolina Pliskova che ha vestito i suoi migliori panni da grande colpitrice per quasi due set, salvo poi disunirsi a due punti dalla vittoria. I suoi 47 vincenti sono stati annullati da altrettanti gratuiti e, soprattutto, da una Kuznetsova che non ha mai smesso di crederci a dispetto di un’avversaria che si era presentata subito in grande spolvero.

Aveva rischiato di addirittura di non essere qui, Svetlana, la cui età effettiva (34) inizia ad avvicinarsi a quella percepita – a quella percepita anni fa per una ragazza che è nel circuito dallo scorso millennio. Più forte delle vicende burocratiche e degli infortuni, Svetlana si è riavvicinata alla top 100 per essersi guadagnata i quarti battagliando da par suo nei primi due turni; e lo avrebbe fatto anche agli ottavi se non si fosse trovata di fronte una con l’entusiasmo di una stiratrice dipendente in una lavanderia il pomeriggio del 14 di agosto. Anzi, proprio a Ferragosto. Meglio così, un po’ di riposo per le gambe che le tornerà utile. Da parte sua, Pliskova ha sofferto un po’ o, forse, ha voluto dare l’impressione di doversela giocare contro Rebecca Peterson.

L’impressione è ben diversa, ora: partenza travolgente di Karolina che sale subito 3-0 con un break che custodirà fino ad assicurarsi la prima partita, grazie a tre prime su quattro in campo ; la ragazza di Louny (e moglie di Michal) aveva sottolineato la necessità di essere aggressiva e mantiene fede al suo piano, come dimostrano i 16 vincenti in nove game. Pliskova colpisce che è un piacere, però c’è anche Kuznetsova, brava ad annullare una potenzialmente letale palla break al terzo gioco con un gran passante di rovescio e a farsi pericolosa al game successivo, ma le sue prime tre occasioni sono schiacciate da gialli comodini made in Czechia. Sul 3 pari, Karo accelera in risposta e consolida il vantaggio salvando un’altra palla break con il servizio; contrariamente al primo set, ora si gioca almeno sulla seconda battuta di Karolina, ma il risultato pare non cambiare. Come nella miglior tradizione tennistica, l’ultimo treno per Svetlana passa quando Pliskova deve chiudere sul 5-4: la nativa dell’allora Leningrado ha il biglietto giusto, praticamente offerto dall’avversaria che sente il momento e deve addirittura risalire da 15-40 (due set point contro) per agguantare il 6 pari. Fatica inutile perché il feeling con la palla appare al momento irrimediabilmente perduto, come dimostra il tie-break a senso unico che porta Kuznetsova al terzo. Com’era logico aspettarsi, la leggerezza è tutta della russa che concretizza il vantaggio al terzo gioco e, con l’avversaria che pare inerme, si procura addirittura due palle del 4-1 pesante. La ceca le annulla e ciò basta per farla ridestare dal torpore ma, nonostante i consigli “base” di Conchita Martinez (guarda la palla, due-tre passetti non uno lungo, aspetta prima di cambiare direzione), manca l’opportunità dell’aggancio, prima al sesto poi all’ottavo game. Karolina accusa il colpo e Svetlana non si fa pregare oltre, prendendosi un altro break e il match dopo due ore e un quarto. E, ça va sans dire, rientra prepotentemente (e abbondantemente, n. 82 virtuale) fra le prime 100 del mondo.

OSAKA ABBANDONA E RISCHIA LA VETTA – Giornata davvero sfortunata per i tennisti giapponesi quella odierna al Western&Southern Open di Cincinnati: dopo il forfait per intossicazione alimentare che ha messo fuori gioco Yoshihito Nishioka, si è dovuta ritirare a partita in corso anche la n.1 del mondo Naomi Osaka durante il suo quarto di finale contro Sofia Kenin.

Sofia Kenin

Naomi ha iniziato la partita senza in maniera piuttosto distratta: il servizio era sicuramente a posto, tanto da mettere a segno due ace nel primo turno di battuta, ma il rovescio non ne voleva sapere di ingranare. Ben tre gratuiti le costavano il break al terzo gioco in un match che vedeva scambi molto scarni, molto probabilmente a causa del gran caldo (i paramedici hanno dovuto soccorrere un paio di persone colte da malore nel corso della giornata). Kenin proseguiva nella sua partita ordinata, alternava i rovesci coperti a quelli tagliati e gli errori da parte di Osaka continuavano ad arrivare, come sul 4-3, quando la nippo-americana metteva in rete un facile rovescio sulla palla del controbreak. Sofia mostrava grande carattere annullando con la battuta l’altra palla break di quel game (saranno tre in tutto nel set quelle cancellate) e poco dopo incamerava il primo parziale per 6-4 in 38 minuti.

Tutt’altra musica nel secondo set: Osaka vinceva i primi sette punti del set, si portava subito avanti 2-0, resisteva al ritorno di Kenin nel game successivo e poi finiva per dilagare: 5-0 per lei, con i colpi che d’incanto sembravano trovare gli angoli giusti. Purtroppo per Naomi però, nel corso del secondo parziale iniziavano ad affiorare dei fastidi alla gamba sinistra, che sullo 0-1 del terzo set la costringevano a fermare il gioco ed a chiedere l’intervento del fisioterapista. Dopo un medical time-out Osaka riprendeva con la zona intorno al ginocchio visibilmente fasciata, ma riusciva a giocare solamente altri due punti prima di stringere la mano all’avversaria e prendere mestamente la via degli spogliatoi.

Con questa vittoria Kenin conquista la seconda semifinale consecutiva di un Premier 5, dopo quella della settimana scorsa a Toronto, e si assicura per la prima volta in carriera l’ingresso nella Top 20 della classifica WTA. Osaka, invece, potrebbe perdere la vetta del ranking se Ashleigh Barty dovesse sconfiggere Kuznetsova sabato e arrivare in finale.

Risultati:
[1] A. Barty b. M. Sakkari 5-7 6-2 6-0
[WC] S. Kuznetsova b. [3] K. Pliskova 3-6 7-6(2) 6-3
S. Kenin b. [2] N. Osaka 6-4 1-6 2-0 rit.

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Halep strepitosa a Dubai, troverà Brady. Rybakina-Martic l’altra semifinale

La romena gioca un secondo e terzo set ai limiti della perfezione contro una buonissima Sabalenka. Sfiderà la sorpresa del torneo, Brady, vincitrice in tre set contro Muguruza. Diciottesima vittoria dell’anno per Rybakina

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La partita del giorno a Dubai era sicuramente quella tra Simona Halep e Aryna Sabalenka. A spuntarla è la romena, che da campionessa è riuscita a superare le iniziali difficoltà e a uscire vincitrice da una sfida ad altissima intensità, seppur decisa da parziali dall’andamento molto rapido. Il primo set dura appena 27 minuti, merito di una Sabalenka molto in palla che scappa avanti 4-2, si fa rimontare, ma si riprende immediatamente il vantaggio con una serie di accelerazioni davvero pesanti. Nel secondo set però arriva la prevedibile e violenta reazione di Halep, poco abituata a farsi comandare in questo modo. La numero uno del seeding decide intelligentemente di non dare più angoli all’avversaria mantenendo il palleggio profondo e centrale, spingendo non appena si presenta l’occasione.

Anche in questo parziale si vedono tre break consecutivi, stavolta però alternati in favore di Halep, che poi allunga definitivamente strappando ancora una volta il servizio a Sabalenka: 6-2 e terzo set. Nel parziale decisivo Halep non molla un centimetro e ributta di là dalla rete ogni pallata dell’avversaria, disegnando benissimo il campo e stuzzicando la bielorussa sulla mobilità. Ne risulta un vantaggio di 4-1 che Sabalenka non riesce più a colmare nonostante un’intensità sempre molto alta. L’ultima scintilla di ribellione viene spazzata via da uno strepitoso rovescio in corsa di Halep che suggella il 5-2. Sulle ali dell’entusiasmo arriva anche un secondo break che spalanca ad Halep le porte della semifinale.

Nel penultimo atto, la romena si troverà davanti la sorpresa del torneo, Jennifer Brady, che dopo le vittorie su Elina Svitolina e Marketa Vondrousova ha eliminato anche la finalista dell’Australian Open, Garbine Muguruza. Tre set molto lottati che hanno regalato alla 24enne statunitense la prima semifinale della carriera in un Premier. I set avrebbero anche potuto essere solamente due se Brady avesse concretizzato sul 5-4 e servizio, quanto di buono fatto fino a quel momento. Muguruza è invece riuscita a recuperare lo svantaggio e a spuntarla poi al tiebreak. Alla lunga però i dettagli hanno fatto la differenza e la condizione sfavillante dei colpi di Brady ha iniziato a pesare. Due break consecutivi sul finire del secondo set le hanno permesso di giocarsela al terzo, in avvio del quale ha annullato tre chance di break una di seguito all’altra. Nello spalla a spalla che ne è seguito, il dritto di Brady si è fatto sempre più incisivo e nel decimo gioco le ha consentito di comandare il gioco, centrando un ultimo e decisivo break.

IL TRENO RYBAKINA NON FA FERMATE – Non si vuole fermare Elena Rybakina che elimina in due set la seconda testa di serie, Karolina Pliskova, e centra la diciottesima vittoria del 2020. La partita è una sfida a chi tira più forte tra due giocatrici dalla mobilità piuttosto ridotta (eufemismo), ma dalla grande potenza di fuoco. Pliskova va avanti 4-2 nel primo set, ma si fa subito recuperare. Un vincente dopo l’altro si approda al tiebreak, che Rybakina indirizza subito a proprio favore con un rovescio vincente. Il dritto fa il resto, portandola rapidamente sul 6-0 e poi al 7-1 che chiude il parziale. Nel secondo set, la kazaka cancella la bellezza di cinque palle break nei primi due turni di servizio, riuscendo nel mezzo a sfruttare l’unica in suo favore. Pliskova prova a rimettersi in partita nel quinto game, ma anche quest’ultima chance le scivola dalle mani. Rybakina non concede più nulla e a suon di colpi vincenti (33 alla fine dell’incontro) si guadagna la quarta semifinale della stagione (su cinque tornei disputati).

La sua prossima avversaria sarà l’elegante Petra Martic, che ha avuto la meglio in due set su Anett Kontaveit. Dopo uno scambio di break a inizio incontro, la croata ingrana e intorta la propria avversaria con slice, dritti carichi e velenosissime smorzate. Martic però spreca due palle break, una nel settimo e una nel nono gioco, e rischia tantissimo sul 6-5: Kontaveit infatti alza i giri col dritto e si porta a set point, annullato da Martic con uno splendido serve&volley vincente. Nel tiebreak Kontaveit va avanti 3-1 grazie a un doppio fallo dell’avversaria, ma si dimentica di portarsi dietro il dritto e vince solamente uno dei successivi sette punti. Nel secondo parziale, le energie vengono un po’ meno all’estone che non riesce a portare a casa i punti importanti e cede 6-1, in balia di un’ispiratissima Martic.

Risultati:

[1] S. Halep b. [7] A. Sabalenka 3-6 6-2 6-2
[Q] J. Brady b. [9] G. Muguruza 6-7(5) 6-3 6-4
[8] P. Martic b. A. Kontaveit 7-6(4) 6-1
E. Rybakina b. [2] Ka. Pliskova 7-6(1) 6-3

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Halep annulla un match point e avanza a Dubai. Bene Pliskova e Muguruza

Simona si mangia un vantaggio di sei a tre nel tie break del terzo ma salva la qualificazione contro un’eccezionale Jabeur. Ai quarti Sabalenka e Martic. Vondrousova si fa rimontare un set e due break

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Simona Halep - Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

I radiocronisti RAI di classe vintage che tanto ci mancano avrebbero definito la vittoria centrata da Simona Halep poco fa sul Centrale dell’Aviation Club “al cardiopalma”. Nel giorno del ritorno alle competizioni dopo la somma delusione patita all’Open d’Australia, quando sembrava la favorita tra le qualificate alla final four e dove invece è crollata nella tremenda fornace della Rod Laver Arena contro Garbine Muguruza, la romena è prima stata sballottata da una Ons Jabeur semplicemente deliziosa, poi ha cambiato marcia trasformando la partita in un feudo intoccabile, e infine ha scialacquato lo scialacquabile, trovandosi a dover annullare un match point prima del sospiro di sollievo finale.

La tunisina, wild card per diritti territoriali ma ampiamente meritevole di un posto tra le trenta magnifiche dell’Emirato, certi pomeriggi, anche solo per qualche mezz’ora di buona vena, è magia purissima. Il primo set, oggi, uno spasso: per tutti, ma non per la numero due del mondo, stordita da tagli, palline narcotizzate e improvvise accelerazioni che mai le hanno consentito di trovare l’amato ritmo. Il break nel quarto gioco, in seguito a un dritto volato lunghissimo, ha dato il via all’assolo, chiuso sul seiuno dopo ventisei minuti da applausi.

Il tennis di Jabeur, difficilino anzichenò, come tutti sanno richiede uno sforzo cerebrale notevole per essere protratto sul medio periodo, specie contro una come la tennista di Costanza, regolare, regolarissima, e in grado di far giocare male la sua avversaria se proprio la giornata è nera al punto da non consentirle di generare i famosi angoli a getto continuo. Così va la vita, e certe volte ce la si aspetta: esaurito l’incantesimo, Halep ha preso di forza il controllo dello scambio rifiutando ogni errore, e la partita è scivolata dalla sua parte addirittura facilmente. Qualche patema per salvare tre estemporanee palle che avrebbero cancellato un break ottenuto all’alba del secondo set e poi via, di volata fino al quattro a uno nel terzo.

 

A quel punto il copione aveva però previsto una nuova, imprevedibile svolta. Riacquistato il possesso della bacchetta magica, Jabeur non ha impiegato molto per far innervosire oltre ogni limite del consentito un’intrattabile Simona, obbligandola a subire un parziale di cinque giochi a uno e riducendola nella scomodissima posizione in risposta per salvare il match, impresa in effetti riuscitale anche grazie alla collaborazione di una Ons nuovamente incerta.

Ons Jabeur – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Nel tiebreak decisivo, altra baraonda: sul sei a tre in suo favore, Halep ha dovuto incassare, tra gesti irripetibili indirizzati al suo angolo muto nonostante la fresca chance di comunicare, un nuovo parziale sfavorevole di quattro a zero, e stavolta è toccato a lei annullare il match point. Gli ultimi tre punti, targati Costanza, sono comunque giunti in suo aiuto per garantirle i sudati quarti di finale, commentati così a caldo: “È davvero difficile leggere il suo gioco perché non ti dà ritmo, può fare dei colpi incredibili“. Il torneo della romena proseguirà contro Aryna Sabalenka. La bielorussa è emersa molto bene da una partita che ci si aspettava più combattuta contro la sorella di doppio Elise Mertens, che l’ha aiutata a scoprirsi doppista di prestigio e con la quale ha vinto l’ultimo Open degli Stati Uniti, nientemeno.

BENE PLISKOVA E MUGURUZA

Nel capo opposto del tabellone si è rivista anche Karolina Pliskova, ma della sua partita contro un’impotente Kiki Mladenovic c’è poco da dire: ventidue punti in più, l’85% con la prima in campo e zero palle break concesse sono la sintesi di un dominio. Nel prossimo turno la Pliskova destrimane affronterà Elena Rybakina, e non sarà una partita scontata. Quella ottenuta ai danni di Katerina Siniakova è la diciassettesima vittoria stagionale per la naturalizzata kazaka e siamo solo al diciannove febbraio. Un anno fa era centonovantasette WTA: l’ascesa è sempre più impressionante.

Dopo il successo nel pubblicizzatissimo incontro con la rientrante Kim Clijsters prosegue nel suo ottimo 2020 Garbine Muguruza, comunque obbligata a una lotta di quasi due ore e mezza dalla sempre più convincente qualificata Veronika Kudermetova. Strappato il primo set sul filo di lana grazie al break del dodicesimo gioco, la nativa di Caracas ha subito nel secondo il ritorno di una rivale abituata a portare a casa scalpi nobili (tre vittorie e due sconfitte in carriera sino a oggi contro le colleghe top 20), prima di sbrogliare la complessa matassa in lotta al terzo, ancora con un break letale nel gioco numero dieci.

Garbiñe Muguruza – Dubai 2020 (via Facebook, @ddftennis)

Lei sta giocando sempre meglio, serve alla grande e la troveremo spesso ai massimi livelli, sono felice di aver vinto una partita così difficile“, ha dichiarato nel dopo-partita Muguruza, che sfiderà per un posto in semifinale la sorpresissima Jennifer Brady, autrice oggi di un autentico miracolo contro la sempre più tormentata Vondrosuova. Sopra di un set e di due break, la finalista dell’ultimo Roland Garros ha finito per essere travolta al terzo set, incassando un’amarissima sconfitta che non risolleverà il suo umore, sempre nero dopo l’operazione al polso dello scorso settembre. Coraggio Marketa, arriveranno presto tempi migliori.

Risultati:

[Q] J. Brady b. M. Vondrousova 4-6 6-4 6-1
[2] Ka. Pliskova b. [Q] K. Mladenovic 6-1 6-2
[9] G. Muguruza b. [Q] V. Kudermetova 7-5 4-6 6-4
[8] P. Martic b. B. Strycova 6-3 6-3
[7] A. Sabalenka b. E. Mertens 6-4 6-3
[SE] E. Rybakina b. [Q] K. Siniakova 6-3 6-3
[1] S. Halep b. [WC] O. Jabeur 1-6 6-2 7-6(7)
A. Kontaveit b. A. Pavlyuchenkova 7-6(5) 7-5

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Insurrezione a Dubai: fuori Kenin, Bencic e Svitolina

La regina di Melbourne diventa l’ennesima vittima stagionale della lanciatissima Rybakina. La campionessa uscente cede a Pavlyuchenkova dopo aver vinto i primi diciannove punti del match. Giornata storta per l’Ucraina: fuori anche Yastremska

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Gli organizzatori probabilmente avrebbero preferito altri risultati, ma il tennis, tra le sue molte qualità, ha soprattutto quella di essere imprevedibile, specie se si parla di circuito femminile. Nel giorno del lancio del coaching dagli spalti, hanno salutato emiri ed Emirato tre alte teste di serie; tre top ten, per giunta, che ci saremmo aspettati di ritrovare nei pressi del weekend. Si parta dalla fine, visto che l’eliminazione di Sofia Kenin, alla prima uscita dopo il trionfo all’Open d’Australia, è notizia di ampio rilievo, anche se il sorteggio, che comunque non sarebbe potuto essere magnanimo visto il cut-off da capogiri del torneo, le aveva riservato l’avversaria peggiore possibile tra quelle sprovviste di una testa di serie.

Elena Rybakina sta macinando scalpi con ritmi che iniziano a essere inquietanti: per le avversarie, s’intende. Con quella ottenuta oggi a danno della quinta favorita in gara, il bilancio del suo detonante inizio stagione dice sedici vittorie e tre sconfitte, con tre finali già conquistate e l’immacolato record quando la partita si è protratta al set decisivo: sette su sette. Impressionante. Impressionante come la freddezza della ragazza, la quale ha accolto il successo sulla collega più sponsorizzata del momento quasi avesse prevalso in allenamento sulla sparring partner di turno.

E dire che s’era messa male: Kenin avanti un break e quasi, se non proprio, in controllo sulle ali di una fiducia inattaccabile. Ma Rybakina ha le proprie certezze, e a quelle s’è affidata senza smarrire la strada maestra. Al servizio, prima di tutto, fondamentale con cui guida la classifica 2020 per numero di ace messi a segno, che le ha permesso di stare agganciata e di sfruttare il primo passaggio a vuoto di Sofia. Comunque salvatasi al tie break, la numero sette del mondo non ha mai trovato la propria zona di comfort e ha ceduto abbastanza di schianto il secondo set, affannandosi a rincorrere specie sulla diagonale destra senza riuscire a muovere Rybakina, il cui tallone d’Achille starebbe proprio nel gioco di piedi.

 

Costretta alla volata, Kenin è sempre stata sotto, tanto nel punteggio quanto nello scambio, e la palla break, pericolosissima, salvata con la combinazione servizio-rovescio nel quarto gioco della partita decisiva non è valsa a garantirle la serenità tipica dello scampato pericolo. Vistosamente abbandonata dal servizio – per lei appena una prima in campo su due nel terzo set e sei doppi falli in totale – l’americana di Mosca ha finito per capitolare al secondo match point avverso nel nono gioco, dopo che il primo era stato cancellato da hawk-eye per un paio di millimetri illegali.

Rybakina nel secondo turno affronterà Siniakova, in ripresa dopo un periodo di appannamento e oggi capace di rifilare un bagel nel terzo a Karolina Muchova. Il tabellone, in attesa dei debutti di Simona Halep e Karolina Pliskova, si è aperto in modo interessante: perché hanno lasciato Dubai dirette a Doha anche Elina Svitolina e Belinda Bencic, rispettivamente terza e quarta testa di serie. La svizzera, addirittura campionessa uscente, ha ceduto di schianto a Pavlyuchenkova una partita in cui aveva vinto i primi diciannove punti in fila. L’ex Maestra di Odessa, per la quale forse dovremmo iniziare a parlare di crisi, ha raccolto appena tre giochi contro Jennifer Brady. La giornata storta dell’Ucraina è poi proseguita con l’eliminazione di Dayana Yastremska, incapace di difendere un vantaggio di cinque a due nel terzo dalla rimonta di Veronika Kudermetova.

Nel cataclisma generale e in attesa della settima testa di serie Sabalenka, l’unica tra le graduate a passare il turno quest’oggi è stata infine Petra Martic, facilmente districatasi dalle insidiose ragnatele di Su-Wei Hsieh. Semifinalista della scorsa edizione, la quadrumane da Taipei sarà costretta a lasciare la Top 50.

Risultati:

[Q] K. Siniakova b. K. Muchova 6-4 4-6 6-0
[Q] J. Brady b. [3] E. Svitolina 6-2 6-1
[Q] K. Mladenovic b. [Q] A. Sasnovich 6-4 6-3
A. Pavlyuchenkova b. [4] B. Bencic 1-6 6-1 6-1
[Q] V. Kudermetova b. D. Yastremska 5-7 6-3 7-6(2)
[8] P. Martic b. [LL] S-W. Hsieh 6-4 6-3
[SE] E. Rybakina b. [5] S. Kenin 6-7(2) 6-3 6-3
A. Kontaveit b. [Q] S. Cirstea 6-1 6-3
[7] A. Sabalenka b. M. Sakkari 6-2 4-6 6-1

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