Fulmini a New York (Semeraro). Cucciolo Sinner a lezione dai big (Azzolini)

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Fulmini a New York (Semeraro). Cucciolo Sinner a lezione dai big (Azzolini)

La rassegna stampa di lunedì 26 agosto 2019

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Fulmini a New York. Serena Williams e la Sharapova subito contro al primo turno (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

«Non perderò mai più contro quella piccola `p….a”!». Serena gliela giurò a Masha, quel pomeriggio a Wimbledon. E ha (quasi) mantenuto la parola. Sono quindici anni che la Williams junior non si fa battere da Maria Sharapova. Due sconfitte dal 2004: la più famosa nella finale dei Championships, quando la biondina di Nyagan a 17 anni le scippò il Centre Court, l’altra qualche mese dopo alle Wta Finals. Serena, che aveva vinto la prima sfida a Miami in quello stesso anno, dal 2005 in poi ne ha infilate 18 consecutive (19-2 il bilancio totale). Su tutte le superfici, e per tre volte in una finale Slam. (…)

Quest’anno Masha può provare.a rompere la maledizione, ma non sarà facile, anzi. Le due ex numero 1, oggi aggravate dall’anagrafe che incombe e dagli ultimi di mille infortuni – la spalla eternamente sdrucita che potrebbe convincere la 32enne Masha al ritiro a fine anno, la schiena malridotta di Serena – sono state sorteggiate una contro l’altra al primo turno. Un match da riflettori, il debutto serale del torneo, una mezza sceneggiatura di Broadway. Una rivalità che di fatto per un decennio e mezzo è vissuta solo nella guerra del gossip e dei conti in banca, perché Serena sul campo ha maramaldeggiato. A Flushing Meadows ha vinto il suo primo Slam, giusto venti anni fa, a New York vuole prendersi il 24° di una carniera smisurata, e battere finalmente il record gonfiato e stravecchio di Margaret Court. Per John McEnroe persino sulla soglia dei 38 anni (li compirà il 26 settembre), «Serena ha tutto quello che serve per vincere. E più voglia di tutte le altre».

 

(…) il 24° titolo è diventato una malattia, una ossessione, per la Pantera Nera rientrata fra le top10, che si sente in missione per tutte le mamme lavoratrici del mondo nonostante il marito miliardario, i 90,6 milioni di dollari in montepremi e i 25 (stimati) che si mette in tasca ogni anno grazie agli sponsor. Masha in fatto di verdoni però le è stata quasi sempre davanti. Forbes l’ha considerata per undici anni la sportiva più pagata del mondo, stimando che dal 2001, l’anno in cui è passata pro, la ragazza siberiana abbia fatturato circa 300 milioni di dollari fra montepremi e contratti.

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Dopo il ritorno dalla squalifica ha vinto un solo torneo, a Tanjin, e oggi è n.87 Wta. BATTIBECCHI. Le due Dive, la Callas e la Tebaldi del tennis, per tre lustri hanno continuato a beocarsi, usando il fioretto e la mazza, l’iro- nia e il curano oltre che la racchetta. «Maria nelle interviste parla sempre di me, che noia», «Parla lei che sta con un uomo sposato», robetta così. In comune hanno avuto un flirt con il bel Dimitrov, da spartire pochissimo. Non si incontrano dagli Australian Open dei 2016, a pochi giorni dalla positività di Masha, (…)

«Serena non mi ha mai perdonato di essere la ragazzina magra che l’ha sconfitta a Wimbledon”, ha scritto Maria, perfida, nella sua autobiografia. E adesso, almeno per una sera ancora, fuori le seconde.

Cucciolo Sinner a lezione dai big (Daniele Azzolini, Tuttosport)

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Roger, Rafa e Nole da una parte, in ordine di Slam vinti, 54 in totale sui 64 giocati da quando Federer ha aperto le danze con la conquista del primo Wimbledon nel 2003; e Jannik dall’altra,18 anni appena compiuti, primo Slam appena guadagnato, primi record appena appuntati sulle pagine del Libro dei primati, tra cui la vittoria in due challenger quando i diciotto erano ancora da festeggiare, impresa piccola ma condivisa solo con altri dieci da quando il tennis è Open. Il più giovane al via degli Us Open 2019, e il più giovane fra i primi 200 (sulla poltrona numero 131), Jannik Sinner, italiano di montagna che molto bene ha scalato le qualificazioni del Major di New York, ma da tempo giunto per transumanza tennistica fino alle rive del Tirreno, a Bordighera, dove Riccardo Piatti, Massimo Sartori e Andrea Volpini sovrintendono alla sua crescita. Nel confronto tra vecchi e nuovi si compone anche il quadro d’assieme di quest’ultimo Slam della stagione, in uno sport in cui i più stagionati sono sferzati dall’inesausta voglia di conquista e i ragazzi sembrano ancora prendere le misure delle loro possibilità future, e si danno il cambio nell’assaltare il fortino.

(…) A Jannik Sinner si chiede altro, per il momento: (…) «Non l’ho inviato negli Stati Uniti per migliorare la classifica, per avvicinarsi ai cento, e magari conquistare lo scettro di piccolo fenomeno della stagione», dice Riccardo Piatti, che ha un’idea della crescita (condivisibile) che prevede, nella prima fase, una somma di esperienze e una sottrazione degli inutili orpelli, «i conti li faremo quando Jannik avrà 22 0 23 anni e avrà terminato di immagazzinare tutto cib che gli serve. LI si vedrà se davvero sarà in grado di battersi con i più forti». Se queste sono le premesse, facile supporre che cosa Riccardo stia per dire al suo allievo in vista del match d’esordio agli Us Open, che lo oppone a un campione che prima degli infortuni è stato molto vicino a un posto nel Club dei primi quattro, Stan Wawrinka (oggi, ore 23, campo Louis Armstrong): il focus sarà rivolto all’immediatezza con cui Jannik comprenderà l’elaborazione tattica dello svizzero, e come si disporrà a contrastarla. Studiare, insomma. Wawrinka offre un test importante, ricco di indicazioni indispensabili. «Sinner è un ragazzo che si allena con un’intensità meritevole», continua Piatti, «si vede che è destinato a fare bene, se procederà lungo il cammino tracciato. Non c’è fretta, dunque. Deve prendersi il tempo che gli serve. Ora è il momento dello studio». Non interessa a Piatti sapere, o sentire, che Sinner scenderà in campo per vincere, ma verificare se il diciottenne sarà in grado di sviluppare un tennis che oggi, o più verosimilmente un domani, lo porterà a vincere contro giocatori forti come Wawrinka. «Jannik è una spugna, ha una formidabile capacità di apprendere e di risolvere i problemi. Più contenuti saprà immagazzinare, più chance avrà di gesti re il suo tennis in tutti i momenti delle partite». Resta il fatto che il ragazzino di San Candido ha chiuso il 2018 al numero 551 del ranking, dunque il balzo è stato poderoso, 420 posizioni in otto mesi; e che i primi cento sono a un tiro, distanti 140 punti appena

(…)

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Fognini e Berrettini, sempre più in salita la corsa alle Finals (Scanagatta). “Basta negatività” (Azzolini)

La rassegna stampa del 21 settembre

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Fognini e Berrettini, sempre più in salita la corsa alle Finals (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

IERI non è stato un giorno felice per il tennis italiano. Matteo Berrettini che era giunto nei quarti di finale dell’ATP 500 di San Pietroburgo conquistando per 5 punti ATP l’ottavo posto nella Race 2019 al posto di Nishikori — oggi Matteo sarebbe fra gli otto Masters per le finali mondiali di Londra (traguardo mai più raggiunto da un italiano dopo Barazzutti nel ’78) — ha perso dal “qualificato” bielorusso Gerasimov, n.119, 76(75) 76(73). Fosse andato avanti nel torneo avrebbe conquistato altri punti preziosi e magari raggiunto Fognini all’undicesimo posto del ranking mondiale ATP (che tiene conto dei risultati degli ultimi 12 mesi e non solo del 2019). Due avversari alti un metro e 96 cm: è stato un match dominato dai servizi. Neppure un break. Berrettini ha salvato 6 palle -break, Gerasimov 3. Ma il bielorusso è stato più solido nei due tiebreak, nei quali ha fatto 14 punti contro 8. E a Ginevra, dove si gioca la terza edizione della Laver Cup, apparentemente sbilanciata a favore del Team Europa che ha vinto le prime due (a Praga e Chicago) e che qui ha 5 top-ten (Nadal, Federer, Thiem, Tsitsipas e Zverev più il n.11 Fognini) contro Team World che ha il solo americano Isner tra i top-20, Fognini all’esordio ha perso 61 76 dall’americano Jack “Calzino” Sock, ex n. 8 e attuale n. 210 dopo un 2019 fin qui disastroso: 4 sconfitte in 4 incontri dopo un infortunio che lo ha bloccato per 18 mesi. I consigli di Borg, Federer e Nadal, non sono bastati a Fognini per recuperare il pessimo inizio e i tanti game persi nel primo set dopo essere stato invano avanti 0-30 in due game, 0-40 in un altro. Su www.ubitennis tutto sui 3 singolari e il doppio della Laver Cup di Ginevra, le interviste di Fognini e Federer.

“Basta negatività” (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Giornate così invitano a volgere gli occhi altrove. Certo non verso Ginevra, ma nemmeno verso San Pietroburgo… Dai fasti della Laver Cup, così come dalle spartane ristrettezze dell’Atp250 russo, giungono sconfitte contro natura, ma pur sempre di legnate si tratta. Va sotto un treno Fabio Fognini, frenato dalla caviglia in attesa d’intervento, obnubilato dalla sua stessa emotività e alla fine sbrecciato dalle poderose spallate di un Sock ritrovato; e si accomoda fuori dalla porta anche Matteo Berrettini, respinto dal bielorusso Gerasimov, di bassa classifica (119) ma di bel tennis, che gli si oppone con buona parte delle armi che il nostro riteneva sue, quanto meno per diritto di classifica. Così, meglio rivolgere l’attenzione alla disfida in atto, che terrà banco da qui ai primi di novembre, verso il traguardo fissato alle Atp Finals. Disfida, non duello, dato che non riguarda solo i due italiani. In quest’ottica, Berrettini ha perso un’occasione: battere Gerasimov gli avrebbe garantito di bussare meno timidamente alla porta del Master, ma non si può avere tutto e resta il fatto che Matteo esca dalla parva russa con l’ottavo posto nella Race, cioè la classifica che tiene conto solo dei punti conquistati nella stagione. In questa, Berretta ha scavalcato Kei Nishikori, ma solo di 5 punticini, dote cui dovrà essere aggiunta non poca sostanza nei tornei che verranno. Al momento, Bautista Agut è 7° con 2.350 punti, Matteo 8° con 2.185, Nishikori 9° con 2.180, seguono Zverev (campione uscente) con 2.120, poi Goffin e Monfils a 2.080 e Fognini, 13°, a 1.965. Se Fabio non riuscirà rapidamente a fare punti, la sua classifica potrebbe volgere al brutto, dopo una stagione vissuta nell’agio della Top Ten. Ma non sarà facile. Nella classifica Atp Fabio ha ancora dalla sua i 405 punti ottenuti un anno fa nei tornei di ottobre: le semifinali a Pechino (180) e Stoccolma (90), gli ottavi a Parigi Bercy (90) e Vienna (45). Un impegno gravoso rifare lo stesso bottino, date anche le condizioni fisiche. Berrettini sta meglio: già negli otto del Master, potrà crescere anche nel Ranking Atp scartando i soli 101 punti guadagnati nel 2018 fra Pechino, Chengdu e Shanghai, ai quali potrebbe aggiungere Parigi Bercy, tutti i tornei nei quail Matteo dovrebbe ricevere un “bye” al primo turno. Quattrocento (o 500) punti potrebbero metterlo al sicuro per Londra (è incerta la partecipazione di Djokovic, fra l’altro), e trascinarlo nella Top Ten. Ottobre è il mese delle decisioni, a patto che il rendimento dei due italiani migliori rispetto a quanto mostrato ieri. Fognini si è misurato contro un Sock redivivo (4 match in singolare nel 2019: l’intervento al pollice l’ha fermato 6 mesi) e con le sue emozioni, ha sbagliato l’impossibile nel primo set e quando si è rimesso in carreggiata («basta negatività» gli suggeriva Federer con lui nell’Europa) ha trovato un avversario poco disposto a collaborare, anzi. Berrettini con Gerasimov ha fatto e disfatto, ha avuto le prime tre palle break (due nel set iniziale), ha dovuto annullare due 0-40 al bielorusso. Nei tie break ha giocato alla pari solo fino a metà, poi ha regalato una smorzata orribile nel primo e un doppio fallo nel secondo. È stato poco lucido e un po’ superficiale. Avrà modo di meditarci sopra. Infine, una domanda… Le vittorie in Laver Cup, ora che è sotto l’egida dell’Atp, avranno un conio ufficiale? Forse no, ma nel caso, Federer (che ne ha vinte due) salirebbe a 104 successi, a meno 5 dal record di Connors

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Berrettini tira dritto: vola ai quarti e vede già le “Finals” (Cocchi). Berrettini prenota il volo per Londra (Guerrini). Fognini alla Laver Cup. Sfida tra Europa e il resto del mondo (Il Secolo XIX)

La rassegna stampa di venerdì 20 settembre 2019

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Berrettini tira dritto: vola ai quarti e vede già le “Finals” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il ranking live parla chiaro: numero 8 della Race to London, virtualmente alle Finals di novembre. E vero che la strada è ancora lunga, però Matteo Berrettini, esordendo con una vittoria al 250 di San Pietroburgo, ha virtualmente scavalcato Kei Nishikori che occupava l’ottavo e ultimo posto per il Masters. Troppo forte Matteo per lo spagnolo Carballes Baena, numero 77 del mondo: 88% di punti con la prima, 75% con la seconda, nessuna palla break concessa. Segno che le fatiche americane sono state smaltite. Oggi nei quarti, il romano numero 13 al mondo, affronterà il qualificato bielorusso Egor Gerasimov, numero 119 Atp, che ha eliminato il mancino francese Adrian Mannarino. Sempre a San Pietroburgo si ferma invece Salvatore Caruso, numero 114, sconfitto 6-3 6-4 dal norvegese Casper Ruud, numero 60. A Metz esce di scena anche Lorenzo Sonego, battuto al secondo turno per 6-1 6-4 dal francese Lucas Pouille, 26 Atp, vincitore di questo torneo nel 2016. Fabio Fognini oggi sarà invece tra i protagonisti della Laver Cup a Ginevra insieme a Federer, Nadal e agli altri big europei che sfideranno il Resto del Mondo fino a domenica guidati dai capitani Borg e McEnroe. Camila Giorgi ha conquistato l’accesso ai quarti di Osaka (cemento). La 27enne di Macerata, numero 54 del ranking mondiale, si è sbarazzata per 6-0 6-3, in un’ora e un quarto di partita, della statunitense Sloane Stephens, numero 14. Oggi intorno alle 11 italiane affronterà la belga Elise Mertens, numero 24. Sfuma invece la prima semifinale Wta per Jasmine Paolini a Guangzhou (cemento) battuta da Sofia Kenin (20) per 7-5 6-1.

Berrettini prenota il volo per Londra (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

E’ che non siamo abituati. Non ancora, perlomeno. Non è abitudine di un giocatore azzurro vincere sempre da favorito, crescendo partita dopo partita. Matteo Berrettini invece è così, si nutre di sfide e accumula certezze. Ieri, ad esempio ha lasciato 3 giochi allo spagnolo Roberto Carballes Baena nell’Atp 250 di San Pietroburgo, dove debuttava al secondo turno perché n. 3 del tabellone: 6-1 6-2 il risultato finale in nemmeno un’ora di gioco, con soli 6 punti concessi sul proprio servizio. La sicurezza cresce di pari passo con il gusto della sfida. E a suo modo questa vittoria comoda, dimenticabile, può essere storica. Già, Matteo – che è ufficialmente n. 13 – ha superato Kei Nishikori che nella corsa verso Londra e le Atp Finals lo sopravanzava, all’ottavo posto. Ora c’è lui, il ventitreenne di Roma: 2185 punti a 2180. C’è un’altra buona notizia. A Metz è uscito subito uno dei rivali che inseguono, il belga David Goffin. E Matteo può allungare, perché nei quarti del torneo russo trova nel terzo match di oggi il bielorusso Egor Gerasimov, n. 119 Atp tour emerso dalle qualificazioni. C’è poi un orizzonte più importante cui guardare e mirare. E non è soltanto Londra, le Atp Finals, che distano 51 giorni (10-17 novembre) e ancora troppi tornei per illudersi. C’è altro, il primato in Italia. Se Berrettini conquistasse il torneo, aggancerebbe all’ 11° posto mondiale Fabio Fognini. […]

Fognini alla Laver Cup. Sfida tra Europa e il resto del mondo (Il Secolo XIX)

Prima di rituffarsi nel circuito a caccia di punti per le Atp Finals di Londra, è tempo di Laver Cup a Ginevra. La città svizzera ospita da oggi a domenica la 3′ edizione e tra i protagonisti c’è anche Fabio Fognini. Roger Federer è l’artefice dell’evento: una sua idea sviluppata con il management group “Team 8” (dello svizzero e del manager Tony Godsick) . Novità e tradizione, con il nome pesante di Rod Laver come trademark, portando un format simile alla storica Ryder Cup di golf nel mondo del tennis. La prima edizione nel 2017 a Praga, la seconda nel 2018 a Chicago: in entrambi i casi si è imposta la selezione europea. Articolato il regolamento: un team europeo di 6 giocatori (Rafael Nadal, Federer, Dominic Thiem, Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas e Fognini) sfida una squadra con 6 tennisti del resto del mondo (John Isner, Milos Raonic, Nick Kyrgios, Taylor Fritz, Denis Shapovalov e Jack Sock). I capitani sono Bjorn Borg per l’Europa e John McEnroe per il team World, a riproporre una delle più iconiche rivalità di ogni epoca. La Laver Cup si svolge su tre giornate, in ognuna tre match di singolare e un doppio a chiudere, al meglio dei tre set con un tiebreak a 10 punti al posto del classico terzo set. Un match vinto al venerdì vale 1 punto; al sabato 2 punti; alla domenica 3 punti. Sono in palio 24 punti, vince la squadra che se ne aggiudica 13. Ogni membro del team deve giocare almeno un match in singolare nei primi due giorni, ma solo due singolari nell’intero weekend. Almeno 4 dei 6 componenti devono giocare un doppio, ma una coppia non può scendere di nuovo in campo, escluso l’eventuale doppio di spareggio alla domenica in caso punteggio sul 12 pari.

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Shiffrin intervista Federer: “A Wimbledon ho pianto” (Bergonzi). Berrettini, parte in Russia la rincorsa al Masters (Cocchi)

La rassegna stampa di giovedì 19 settembre 2019

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Shiffrin intervista Federer: “A Wimbledon ho pianto” (Pier Bergonzi, Gazzetta dello Sport)

Roger Federer si comporta come un re nel suo castello. Saluta tutti con elegante trasporto, ride, scherza, mette tutti a proprio agio. L’appuntamento è in una spettacolare villa con vista sul lago di Ginevra. L’occasione è la vigilia della Laver Cup […] Roger fa gli onori di casa accanto a Mikaela Shiffrin, la regina dello sci che lo intervista […] L’iniziativa è di Barilla, lo sponsor italiano che i due numeri uno hanno in comune, oltre all’amore per la pasta […] L’ultima volta che ha pianto? «Beh…. Direi due mesi fa a Wimbledon… in campo e anche alla premiazione ho trattenuto le lacrime che erano lì sul confine. Poi appena sceso negli spogliatoi, al primo commento “che sfortuna, ci eri vicino…” sono crollato e qualche lacrima è scappata». La sua domenica ideale? «Alzarmi senza una sveglia, senza programmi prestabiliti per fare qualcosa con i miei figli. Montagne o mare comunque al sole, all’aria aperta lontano dal tennis, dovunque con i miei figli. Solo una vittoria a Wimbledon mi farebbe cambiare idea. A quel punto la domenica perfetta sarebbe quella. Ma ne parleremo un’altra volta. Ultimamente ne ho passata una davvero brutta» […] Un personaggio storico con cui passerebbe una serata? «In passato sognavo di incontrare Pete Sampras o Stefan Edberg. All’epoca sognavo di incontrare i miei idoli sportivi, come Michael Jordan. Ho incontrato il Papa a Roma, è stato pazzesco. Mi sarebbe piaciuto conoscere Nelson Mandela, sarebbe stato stimolante da molti punti di vista, è stato davvero un grande uomo. Ora la situazione è diversa e sono contento di incontrare chiunque, davvero. Non deve esserci chissà quale conversazione. Mi rendo conto di trovarmi in una posizione privilegiata e ho la fortuna di incontrare moltissime personalità. È molto bello». Un regalo che le piacerebbe ricevere? «Non ho bisogno di regali, in realtà. E non mi piacciono le sorprese. Ma so che succederà per i miei 40 anni. Proprio ieri Mirka mi ha chiesto che cosa voglio fare per il mio compleanno. Io ho risposto che vorrei solo qualche amico, magari sei… E lei mi ha detto: “Cosa?”. Mi sa che sta tramando qualcosa. Mi piace quando i miei figli esprimono la propria creatività e mi fanno dei regali. Magari disegnano o fanno qualcosa di artistico. Comunque una cosa semplice. La verità è che i regali preferisco farli. Sono felice quando vedo che le altre persone sono felici». Riso o pasta? «Pasta… Barilla naturalmente. Amo gli spaghetti pomodoro e basilico. Sono un classico. Ma anche la carbonara, magari non tutti i giorni». C’è qualcosa che non mangia? «Non riesco proprio ad affrontare le lumache e le rane». Durante i match che cosa mangia? «Dovrei mangiare delle barrette energetiche, ma non lo faccio. Tempo fa mangiavo una banana. Adesso bevo soltanto acqua. Sono della vecchia scuola». Vino o birra? «Vino, non riesco a dire di no a un buon bicchiere di champagne per festeggiare una vittoria». Si è mai ubriacato? «Sì, è successo una volta dopo aver vinto uno Us Open. Ci ho messo tre giorni e mezzo per recuperare completamente. Il torneo era finito alla domenica sera e mi sono ripreso soltanto al giovedì. Non so che cosa mi sia successo… anzi, lo ricordo bene: il bar stava per chiudere, allora abbiamo ordinato drink in anticipo per le ore successive. Ci siamo accorti che ne avevamo ordinati troppi, ma credo che sia successo a tutti. Chi non l’ha mai fatto provi a vincere uno Us Open! Oddio, ma ho detto davvero quello che ho detto…?» […] Il mondo comunque vi guarda e cerca ispirazione in voi. «Credo che alla fine la cosa importante sia essere educati e rispettosi. Giocare pulito, essere solidali. Se hai queste qualità e riesci a trasmetterle è già una cosa molto positiva. Ci credo molto, mi piace insegnare queste cose ai miei figli. Lo faccio tutti i giorni. Dico loro di parlarsi in maniera tranquilla, di salutare sempre, di darsi la mano, di guardare gli altri negli occhi. Penso ne valga la pena. Spero che un giorno diventeranno dei bravi cittadini, questo è il mio obiettivo principale». Ha mai pensato se, dopo il ritiro, andrà a vedere le partite dagli spalti? «Ottima domanda, forse sì, mi sembrerebbe di fare un torto a tutto quello che il tennis mi ha dato se mi ritirassi per non tornare mai. Lo farò, e se i miei figli vorranno accompagnarmi, sarà un motivo in più. Questo sport mi piace troppo per staccarmene completamente. Forse all’inizio mi sembrerà strano star seduto a guardare». Non è stanco di rispondere alla domanda su quando si ritirerà? «Non più. Penso fosse più strano dieci anni fa. Avevo appena vinto il Roland Garros e già mi chiedevano del ritiro. E io dicevo: “Cosa? Ho soltanto 28 anni!”. Credevo avrei giocato almeno fino a 32, 33 anni… Mi sembrava fosse troppo presto per pensare a cose del genere. Ed è andata così per gli anni successivi. Ora sembra che in ogni intervista debbano farmi questa domanda. Perché potrebbe essere che proprio in quel momento io decida di annunciarlo. I giornalisti ci sperano. Ma non è così, mi spiace deludere le persone. Sono tranquillo a riguardo, perché non lo so nemmeno io, davvero. Vorrei avere un’idea precisa e poterlo dire. Non adesso».

Berrettini, parte in Russia la rincorsa al Masters (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

 

Un anno fa, il primo titolo in carriera a Gstaad, oggi Matteo Berrettini inizia la rincorsa ai punti decisivi per le Atp Finals. Il romano, reduce dalla straordinaria semifinale Slam di New York, battuto solo da Nadal, vincitore del torneo, si trova al momento in nona posizione nella Race to London a un passo dalla qualificazione nel torneo dei migliori da cui l’Italia manca dal 1978 con Corrado Barazzutti. Kei Nishikori, che occupa l’ottava posizione è ad appena 20 punti dall’azzurro, e tra i due sarà testa a testa […] Pochi giorni fa, in una intervista al sito dell’Atp, Berrettini ha ricordato la gioia del primo successo e ha spiegato che oltre al lavoro con il tecnico Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna, in questi anni è stato fondamentale l’appoggio della famiglia: «I miei genitori non mi hanno mai spinto al successo a tutti i costi ma sono sempre stati vicini quando ne avevo bisogno. Non potrò mai ringraziarli abbastanza per i sacrifici che hanno fatto per me». Da qualche tempo Matteo ha anche trovato l’amore sul campo da tennis: Ajla Tomlianovic, la giocatrice croata naturalizzata australiana, si è vista spesso nel suo box durante gli Us Open, e ora Matteo conferma il legame: «Stiamo insieme. Ci siamo conosciuti a Wimbledon – ha detto il n.13 al mondo -. Mi ha fatto molto piacere che lei sia venuta a vedermi durante la partita con Rublev a New York, io poi ho fatto lo stesso con lei. È bello il fatto che siamo riusciti a ritagliarci un po’ di spazio» […]

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