Infinita Serena, è a un solo passo dalla storia (Scanagatta). Serena contro Serena (Basile, Cocchi, Azzolini). "Berrettini-Nadal è il mio sogno Davis" (Cocchi)

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Infinita Serena, è a un solo passo dalla storia (Scanagatta). Serena contro Serena (Basile, Cocchi, Azzolini). “Berrettini-Nadal è il mio sogno Davis” (Cocchi)

La rassegna stampa del 7 settembre

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Infinita Serena, è a un solo passo dalla storia (Ubaldo Scanagatta, Giorno-Carlino- Nazione Sport)

STASERA Serena Williams cercherà di mettere fine alla maledizione che le ha impedito di conquistare un solo torneo dacchè è diventata mamma. Ci riuscisse sarebbe lo Slam n.24 che le consentirebbe di eguagliare il record dell’australiana Margaret Court, favorita dall’aver trionfato in 11 Australian Open quando il campo di partecipazione era limitato, per la difficoltà di raggiungere l’Australia. Il suo ultimo torneo, e Slam, Serena lo ha vinto proprio in Australia nel gennaio 2017, quando era già incinta e neppure lo sapeva. A cercare di impedirgli questo sospirato successo ci sarà una ragazza canadese di 19 anni, Bianca Andrescu che — dopo che Serena aveva battuto l’ucraina Svitolina per la quinta volta in sei sfide — ha superato in semifinale in due set tiratissimi la svizzera Belinda Bencic che aveva fatto a lei e a Serena il gran piacere di togliere di mezzo Naomi Osaka. Cioè la giapponese che un anno fa aveva sconfitto, fra mille polemiche, Serena che andò in escandescenze, furibonda con l’arbitro Carlos Ramos che osò ammonirla due volte per coaching, per aver fracassato una racchetta e poi avergli dato — in pratica — del ladro in campo, del misogino e del razzista in conferenza stampa. Non c’è mai stata una differenza anagrafica più ampia in una finale di Slam: 18 anni e 264 giorni separano Serena da Bianca. Comunque vada con la rivelazione Andrescu Serena merita oggi di essere considerata, con Martina e la Court — la Lenglen perse un solo incontro negli anni Venti, ma era un altro tennis — la più forte tennista di tutti i tempi e certo del terzo millennio. La Andrescu, n.15 ora e n.152 a fine 2018 non è ancora molto conosciuta, ma nessuna ha fatto i suoi progressi. […] Ha una notevole personalità per essere così giovane, giocherà la sua prima finale Slam (e Serena la n.33!). Però quest’anno ha già conquistato due titoli importanti, Indian Wells e Toronto dove in finale ha approfittato del ritiro di Serena.

Incubo o record. Caccia al 24° Slam. Ma tra Serena e la leggenda c’è una predestinata (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Un numero, un’ossessione, un record, un traguardo. Serena Williams stasera proverà a liberarsi dall’incubo del 24, il numero degli Slam conquistati da Margaret Court, nella finale contro la teenager Bianca Andreescu. […]. Due anni di attesa, di tentativi, lavoro, frustrazioni e crisi di nervi, come quella che la colpì proprio qui a New York lo scorso anno, nella finale che doveva essere dei sogni e che invece si è trasformata in un incubo. Litigio furibondo con l’arbitro Ramos per un warning comminato per «coaching», partita persa con la ventenne Naomi Osaka, figuraccia mondiale (anche se difesa dalla federtennis americana). In salute. Da allora a oggi, la Williams, è caduta, si è rialzata, ha avuto a disposizione due finali di Wimbledon (k.o. da Kerber e Halep) e appunto una agli Us Open per agganciare la ormai «odiatissima» Margaret, ma è rimasta sempre lì, a 23. Oggi è il giorno, la grande occasione, quella da non mancare perché la rivale, la diciannovenne canadese Bianca Andreescu, è solida e ha una grande personalità, ma Serena ha dimostrato di essere finalmente sana e competitiva come non la si vedeva da tempo. Più reattiva, potente, sorridente, vincente. In semifinale ha strapazzato malamente la Svitolina, nei quarti aveva polverizzato la sventurata cinese Wang, annichilita a tal punto da non riuscire a mettere in campo nemmeno un vincente, oggi contro Bianca sarà il definitivo esame della ritrovata maturità. A digiuno. C’era un tempo in cui Serena Williams vinceva tutto, era insaziabile, imbattibile. Aveva vinto 21 delle sue prime 25 finali dello Slam. Poi i superpoteri si sono affievoliti e vuoi per lo sgambetto della Vinci nel 2015, che le ha impedito la gioia del Grande Slam in semifinale, vuoi per la maternità, la statunitense ha perso cinque delle ultime sette, ben tre dopo il ritorno dalla maternità. Ora, alla decima finale a Flushing Meadows, la 37enne (38enne tra pochi giorni) Serena è curiosa di quello che accadrà: «Fino ad ora è andato tutto bene – ha detto -, fisicamente sto bene, la gente mi sostiene, ma quando ti giochi uno Slam, cambia tutto. Ci sono in ballo un sacco di emozioni: aspettative, ansia, alti e bassi», esattamente quello che le accaduto negli ultimi due anni, con il picco della scenata contro la Osaka. E poi c’è sempre quell’aspettativa in più, il maledetto (o benedetto, a seconda di come finirà) numero 24 da raggiungere. Fino a oggi, restando in tema di numeri, ha comunque centrato quota 101 match vinti allo Us Open, alla pari con Chris Evert, che potrebbe superare proprio stasera, se sollevasse il trofeo: «Essere in compagnia di Crissie, qualunque sia il contesto, è sempre un privilegio e un onore», ha detto. E a chi le chiedeva se quella di stasera fosse l’occasione più importante per tornare a vincere ha risposto: «Non lo so, non ci penso, fino a ora sono stata fin troppo rilassata». La prima di Bianca. Questa notte dunque, va in scena il duello tra l’esperienza di Serena e la spensieratezza di Bianca, nuovo prodotto vincente di Tennis Canada (dopo Aliassime e Shapovalov), che ha ammesso di aver sempre sognato di potersi confrontare con la Regina «prima che si ritirasse». Un’uscita entusiastica che sa un po’ di irriverenza, come quando a 19 anni giudichi i quasi quarantenni. Alla Andreescu, vincitrice quest’anno a Auckland, Indian Wells e Toronto, fermata nel mezzo da un infortunio alla spalla destra, manca solo un po’ di esperienza a livello Slam: «E’ un momento che sognavo da quando ero piccolissima – ha detto Bianca, dopo aver battuto la Bencic in semifinale -. Però penso che in pochi credessero di vedermi arrivare fino qui. Che la mia prima volta sia contro la più grande tennista di sempre, è un regalo ancora più grande». Comunque vada, sarà un successo.

Serena contro Serena (Massimo Basile, Corriere dello Sport)

L’ ascensore mentale di Serena sarà la vera cosa da seguire oggi. «Ci sono sensazioni particolari in una finale – ammette – vai su e giù nel giro di poco». Serena Williams, a quasi 38 anni, non poteva essere più chiara. Basta vedere le due ultime stagioni, quelle del contagio malefico: dopo aver vinto 21 delle sue prime 25 finali di un Grande Slam, ha perso cinque delle ultime sette, ha perso tutte le ultime tre e dopo la maternità non ha vinto finali. Il mondo ha smesso di girarle attorno. Ha perso a Wimbledon nel 2018 in due set contro Angelique Kerber e quest’anno con un doppio 6-2 contro Simona Halep, l’anno scorso agli US Open è stata battuta in due set da Naomi Osaka in una delle finali più tumultuose al Queens, dietro solo al ring tra Ilie Nastase e John McEnroe del 1979. […] Serena non è mai stata, ecco, serena. Il grande dubbio è se può esserlo in una finale come quella di oggi, che ha un peso straordinario e inedito: non c’è solo in gioco l’ennesimo US Open. Vincendo, l’americana raggiungerebbe il record di 24 Grand Slam vinti dell’australiana Margaret Court e lo farebbe all’Arthur Ashe, dove vent’anni fa cominciò la serie. Dovrà superare una ragazza che nel ’99 non era neanche nata, la canadese Bianca Andreescu, 19 anni, n.15 del ranking, che ha sconfitto in semifinale Belinda Bencic e, ai quarti, la principessa dell’Ashe, Taylor Townsend. Conquistando il suo 24° Slam sarebbe la più grande tennista di sempre, vincendone un altro taglierebbe ogni discorso con la Court NERVI. Contro Elina Svitolina, Serena partiva, in teoria, da sfavorita, lei n8 contro l’ucraina, n. 5. A parte i primi giochi, la partita è sembrata più una corsa dei duecento che una cinquemila. Serena aveva fretta Ha demolito l’avversaria, spaventandola con un servizio tornato, finalmente, il pezzo forte. A un certo punto l’americana ha servito a una velocità di 174 Km/h, il suo record in questi vent’anni di US Open, ma è stata capace anche di variare, ricorrendo a un inatteso serve-and-volley per salvarsi da un break nel primo set. Per la quarta volta negli ultimi quattordici mesi, Serena proverà a vincere uno Slam, in un campo dove ha già trionfato sei volte ma dove, come abbiamo visto, è franata con i nervi. Anche tra Nastase e McEnroe c’era una sfida generazionale di mezzo, tra un volpone e un ragazzino, come oggi tra la campionessa e una nata nel 2000. In più giocheranno in uno stadio frequentato da un pubblico anarchico, privo di filtro emotivo, che può risultare decisivo. Tiferanno tutti per Serena, sperando sia più forte del suo mistero. Ma dovrà giocare, guardando il trofeo scintillante messo lì a pochi metri. Questo potrebbe darle una carica antica o farle raffiorare freschi incubi.

Dopo 20 anni ancora Serena per il record dei titoli Slam (Daniele Azzolini, Tuttosport)

E sono venti anni. Dalla polvere che si è ormai posata sui ricordi della prima vittoria agli Us Open, nel 1999 contro Martina Hingis, escono felicemente saltellanti le perline bianche della pettinatura “afro” di Serena, che si staccavano nell’aire dei colpi per sparpagliarsi sul campo, obbligando il giudice arbitro a implorare la piccoletta (non tanto, già allora, ma aveva 18 anni appena) a raccoglierle. […] Da quando è mamma. Serena non ha vinto più niente. Eppure, è ancora in finale, come un anno fa quando, tritata da Naomi Osaka, sottopose a identico trattamento l’arbitro Carlos Ramos che le aveva tolto un punto per coaching, e che ora fa finta di non conoscere. «Ramos? Scusate, non so di chi stiate parlando». Lei sbagliò tutto in quella disputa, ed ebbe dei modi che sarebbero stati censurabili anche al mercato del pesce. Ma lui, seguendo alla lettera il regolamento, la fece passare per una che giocava col trucco, telecomandata a distanza dal suo coach, Mouratoglou. Proprio lei, figurarsi. Una capace di dire a chi le sta intorno anche quando è il momento di fare la pipi. Decima finale agli Us Open, sei vittorie, tre sconfitte. Ma anche la quarta finale Slam da quando è mamma e gioca 12 o 13 tornei l’anno appena. Tutte perdute, compresa quella di Wimbledon, due mesi fa, contro la Halep. Non sa più vincere, Serena? Mah, in finale sa ancora arrivare. E vuole disperatamente, per sé e la figlia («Il regalo più bello») vincere il 24° Slam della serie, che vale il record delle vittorie nei Major, sia pure alla pari con Margaret Court, la tennista oltranzista, impegnata per la famiglia “purché tradizionale; contro le donne con troppi grilli per le meches, e contro i gay “vil razza dannata, l’esatto contrario politico di Serena. Per la quale infatti si muovono Spike Lee e Queen Latifah. Non ha fatto toccare palla a Elina Svitolina, affronterà Bianca Andreescu, che ha resistito e poi infilato la Bencic. Bianca ha la stessa età di quando Serena vinse la prima volta, e ricorda (un po’) nel gioco Martina Hingis. «Ma è più potente», parola di Martina Navratiiova. Serena e Bianca si sono conosciute a Toronto, nella finale che ha visto la Sister ritirarsi per un problema alla schiena dopo 4 game. Bianca l’ha consolata. Serena le ha voluto subito bene. Le finali, lo sapete, si giocano anche sui sentimenti.

“Berrettini-Nadal e il mio sogno Davis” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Berrettini-Nadal, Italia-Spagna. Un clàsico, tra caldo, basket e mille altre sfide. […] Gerard è cofondatore e presidente della Kosmos, la società che attraverso l’accordo con l’Itf ha rivoluzionato il format della storica competizione. Gerard, è sempre Italia-Spagna, anche nel tennis. Un duello che potrebbe rinnovarsi anche a Madrid. «Sarebbe bellissimo. Tra Italia e Spagna c’è sempre spettacolo e devo dire che Berrettini è davvero un giocatore che mi piace molto. Ho assistito alla sfida con Monfils, che combattente, uno spettacolo appassionante. Una battaglia tra gladiatori come Nadal-Berrettini nelle Davis Finals, farebbe emozionare ogni appassionato». Quando i giocatori italiani vestono la maglia della Nazionale, di qualunque sport, danno l’anima. «A me lo dice? Ne ho avuto le prove diverse volte._ Sono sicuro che la squadra italiana farà bene. Ci sono ottimi giocatori tutti ad alto livello, e con un Berrettini così, avrete da divertirvi». I più conservatori si sono opposti strenuamente al nuovo format della Coppa Davis, alcuni della cosiddetta Next Gen invece sono favorevoli. Pensa che i giovani siano la chiave per il successo di questo nuovo progetto? «Ne sono assolutamente convinto. I giovani di adesso sono molto forti, guardando anche soltanto a questi ultimi giorni torniamo all’esempio di Matteo Berrettini, ma anche di Daniil Medvedev. Entrambi se tutto andrà bene saranno in campo a novembre a Madrid, e saranno due nomi di spicco per la competizione». Federer è stato molto critico e ha detto da subito che non avrebbe partecipato, Djokovic invece alla fine ha cambiato idea. « Federer non potrebbe comunque giocare perché la Svizzera non si e qualificata, quindi purtroppo al momento il problema non si pone. Con Nole ho un ottimo rapporto, abbiamo parlato a lungo. Gli ho detto “Nole, tu sei un fiero rappresentante della tua nazione, penso che i tuoi concittadini vorrebbero vederti con la maglia della Serbia vincere anche in Davis”. Alla fine ha capito, e siamo davvero felici che sia salito a bordo”. Senta, ma lei è sempre in giro per il tennis, Valverde non si arrabbia mai? ‘Per riuscire a far quadrare tutto, tra un po’ lavoro 24 ore al giorno! E con Valverde cerco di barcamenarmi, Gioco d’astuzia. C’è un aneddoto divertente a proposito. Quando l’anno scorso dovevo chiedergli il permesso di andare al board Itf del 16 agosto, che avrebbe approvato la nuova Davis, non gli ho detto dove sarebbe stato. Pensava fosse a Parigi o Londra. E mi ha detto si. Poi ho segnato contro il Siviglia e abbiamo vinto la Spanish Super Cup, sono tornato alla carica e ho rivelato che era a Orlando._ Ma a quel punto non poteva dirmi no…». Astuzie da vecchio campione, che vuole vincere anche nel tennis.

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Fognini e Berrettini, sempre più in salita la corsa alle Finals (Scanagatta). “Basta negatività” (Azzolini)

La rassegna stampa del 21 settembre

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Fognini e Berrettini, sempre più in salita la corsa alle Finals (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

IERI non è stato un giorno felice per il tennis italiano. Matteo Berrettini che era giunto nei quarti di finale dell’ATP 500 di San Pietroburgo conquistando per 5 punti ATP l’ottavo posto nella Race 2019 al posto di Nishikori — oggi Matteo sarebbe fra gli otto Masters per le finali mondiali di Londra (traguardo mai più raggiunto da un italiano dopo Barazzutti nel ’78) — ha perso dal “qualificato” bielorusso Gerasimov, n.119, 76(75) 76(73). Fosse andato avanti nel torneo avrebbe conquistato altri punti preziosi e magari raggiunto Fognini all’undicesimo posto del ranking mondiale ATP (che tiene conto dei risultati degli ultimi 12 mesi e non solo del 2019). Due avversari alti un metro e 96 cm: è stato un match dominato dai servizi. Neppure un break. Berrettini ha salvato 6 palle -break, Gerasimov 3. Ma il bielorusso è stato più solido nei due tiebreak, nei quali ha fatto 14 punti contro 8. E a Ginevra, dove si gioca la terza edizione della Laver Cup, apparentemente sbilanciata a favore del Team Europa che ha vinto le prime due (a Praga e Chicago) e che qui ha 5 top-ten (Nadal, Federer, Thiem, Tsitsipas e Zverev più il n.11 Fognini) contro Team World che ha il solo americano Isner tra i top-20, Fognini all’esordio ha perso 61 76 dall’americano Jack “Calzino” Sock, ex n. 8 e attuale n. 210 dopo un 2019 fin qui disastroso: 4 sconfitte in 4 incontri dopo un infortunio che lo ha bloccato per 18 mesi. I consigli di Borg, Federer e Nadal, non sono bastati a Fognini per recuperare il pessimo inizio e i tanti game persi nel primo set dopo essere stato invano avanti 0-30 in due game, 0-40 in un altro. Su www.ubitennis tutto sui 3 singolari e il doppio della Laver Cup di Ginevra, le interviste di Fognini e Federer.

“Basta negatività” (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Giornate così invitano a volgere gli occhi altrove. Certo non verso Ginevra, ma nemmeno verso San Pietroburgo… Dai fasti della Laver Cup, così come dalle spartane ristrettezze dell’Atp250 russo, giungono sconfitte contro natura, ma pur sempre di legnate si tratta. Va sotto un treno Fabio Fognini, frenato dalla caviglia in attesa d’intervento, obnubilato dalla sua stessa emotività e alla fine sbrecciato dalle poderose spallate di un Sock ritrovato; e si accomoda fuori dalla porta anche Matteo Berrettini, respinto dal bielorusso Gerasimov, di bassa classifica (119) ma di bel tennis, che gli si oppone con buona parte delle armi che il nostro riteneva sue, quanto meno per diritto di classifica. Così, meglio rivolgere l’attenzione alla disfida in atto, che terrà banco da qui ai primi di novembre, verso il traguardo fissato alle Atp Finals. Disfida, non duello, dato che non riguarda solo i due italiani. In quest’ottica, Berrettini ha perso un’occasione: battere Gerasimov gli avrebbe garantito di bussare meno timidamente alla porta del Master, ma non si può avere tutto e resta il fatto che Matteo esca dalla parva russa con l’ottavo posto nella Race, cioè la classifica che tiene conto solo dei punti conquistati nella stagione. In questa, Berretta ha scavalcato Kei Nishikori, ma solo di 5 punticini, dote cui dovrà essere aggiunta non poca sostanza nei tornei che verranno. Al momento, Bautista Agut è 7° con 2.350 punti, Matteo 8° con 2.185, Nishikori 9° con 2.180, seguono Zverev (campione uscente) con 2.120, poi Goffin e Monfils a 2.080 e Fognini, 13°, a 1.965. Se Fabio non riuscirà rapidamente a fare punti, la sua classifica potrebbe volgere al brutto, dopo una stagione vissuta nell’agio della Top Ten. Ma non sarà facile. Nella classifica Atp Fabio ha ancora dalla sua i 405 punti ottenuti un anno fa nei tornei di ottobre: le semifinali a Pechino (180) e Stoccolma (90), gli ottavi a Parigi Bercy (90) e Vienna (45). Un impegno gravoso rifare lo stesso bottino, date anche le condizioni fisiche. Berrettini sta meglio: già negli otto del Master, potrà crescere anche nel Ranking Atp scartando i soli 101 punti guadagnati nel 2018 fra Pechino, Chengdu e Shanghai, ai quali potrebbe aggiungere Parigi Bercy, tutti i tornei nei quail Matteo dovrebbe ricevere un “bye” al primo turno. Quattrocento (o 500) punti potrebbero metterlo al sicuro per Londra (è incerta la partecipazione di Djokovic, fra l’altro), e trascinarlo nella Top Ten. Ottobre è il mese delle decisioni, a patto che il rendimento dei due italiani migliori rispetto a quanto mostrato ieri. Fognini si è misurato contro un Sock redivivo (4 match in singolare nel 2019: l’intervento al pollice l’ha fermato 6 mesi) e con le sue emozioni, ha sbagliato l’impossibile nel primo set e quando si è rimesso in carreggiata («basta negatività» gli suggeriva Federer con lui nell’Europa) ha trovato un avversario poco disposto a collaborare, anzi. Berrettini con Gerasimov ha fatto e disfatto, ha avuto le prime tre palle break (due nel set iniziale), ha dovuto annullare due 0-40 al bielorusso. Nei tie break ha giocato alla pari solo fino a metà, poi ha regalato una smorzata orribile nel primo e un doppio fallo nel secondo. È stato poco lucido e un po’ superficiale. Avrà modo di meditarci sopra. Infine, una domanda… Le vittorie in Laver Cup, ora che è sotto l’egida dell’Atp, avranno un conio ufficiale? Forse no, ma nel caso, Federer (che ne ha vinte due) salirebbe a 104 successi, a meno 5 dal record di Connors

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Berrettini tira dritto: vola ai quarti e vede già le “Finals” (Cocchi). Berrettini prenota il volo per Londra (Guerrini). Fognini alla Laver Cup. Sfida tra Europa e il resto del mondo (Il Secolo XIX)

La rassegna stampa di venerdì 20 settembre 2019

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Berrettini tira dritto: vola ai quarti e vede già le “Finals” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il ranking live parla chiaro: numero 8 della Race to London, virtualmente alle Finals di novembre. E vero che la strada è ancora lunga, però Matteo Berrettini, esordendo con una vittoria al 250 di San Pietroburgo, ha virtualmente scavalcato Kei Nishikori che occupava l’ottavo e ultimo posto per il Masters. Troppo forte Matteo per lo spagnolo Carballes Baena, numero 77 del mondo: 88% di punti con la prima, 75% con la seconda, nessuna palla break concessa. Segno che le fatiche americane sono state smaltite. Oggi nei quarti, il romano numero 13 al mondo, affronterà il qualificato bielorusso Egor Gerasimov, numero 119 Atp, che ha eliminato il mancino francese Adrian Mannarino. Sempre a San Pietroburgo si ferma invece Salvatore Caruso, numero 114, sconfitto 6-3 6-4 dal norvegese Casper Ruud, numero 60. A Metz esce di scena anche Lorenzo Sonego, battuto al secondo turno per 6-1 6-4 dal francese Lucas Pouille, 26 Atp, vincitore di questo torneo nel 2016. Fabio Fognini oggi sarà invece tra i protagonisti della Laver Cup a Ginevra insieme a Federer, Nadal e agli altri big europei che sfideranno il Resto del Mondo fino a domenica guidati dai capitani Borg e McEnroe. Camila Giorgi ha conquistato l’accesso ai quarti di Osaka (cemento). La 27enne di Macerata, numero 54 del ranking mondiale, si è sbarazzata per 6-0 6-3, in un’ora e un quarto di partita, della statunitense Sloane Stephens, numero 14. Oggi intorno alle 11 italiane affronterà la belga Elise Mertens, numero 24. Sfuma invece la prima semifinale Wta per Jasmine Paolini a Guangzhou (cemento) battuta da Sofia Kenin (20) per 7-5 6-1.

Berrettini prenota il volo per Londra (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

E’ che non siamo abituati. Non ancora, perlomeno. Non è abitudine di un giocatore azzurro vincere sempre da favorito, crescendo partita dopo partita. Matteo Berrettini invece è così, si nutre di sfide e accumula certezze. Ieri, ad esempio ha lasciato 3 giochi allo spagnolo Roberto Carballes Baena nell’Atp 250 di San Pietroburgo, dove debuttava al secondo turno perché n. 3 del tabellone: 6-1 6-2 il risultato finale in nemmeno un’ora di gioco, con soli 6 punti concessi sul proprio servizio. La sicurezza cresce di pari passo con il gusto della sfida. E a suo modo questa vittoria comoda, dimenticabile, può essere storica. Già, Matteo – che è ufficialmente n. 13 – ha superato Kei Nishikori che nella corsa verso Londra e le Atp Finals lo sopravanzava, all’ottavo posto. Ora c’è lui, il ventitreenne di Roma: 2185 punti a 2180. C’è un’altra buona notizia. A Metz è uscito subito uno dei rivali che inseguono, il belga David Goffin. E Matteo può allungare, perché nei quarti del torneo russo trova nel terzo match di oggi il bielorusso Egor Gerasimov, n. 119 Atp tour emerso dalle qualificazioni. C’è poi un orizzonte più importante cui guardare e mirare. E non è soltanto Londra, le Atp Finals, che distano 51 giorni (10-17 novembre) e ancora troppi tornei per illudersi. C’è altro, il primato in Italia. Se Berrettini conquistasse il torneo, aggancerebbe all’ 11° posto mondiale Fabio Fognini. […]

Fognini alla Laver Cup. Sfida tra Europa e il resto del mondo (Il Secolo XIX)

Prima di rituffarsi nel circuito a caccia di punti per le Atp Finals di Londra, è tempo di Laver Cup a Ginevra. La città svizzera ospita da oggi a domenica la 3′ edizione e tra i protagonisti c’è anche Fabio Fognini. Roger Federer è l’artefice dell’evento: una sua idea sviluppata con il management group “Team 8” (dello svizzero e del manager Tony Godsick) . Novità e tradizione, con il nome pesante di Rod Laver come trademark, portando un format simile alla storica Ryder Cup di golf nel mondo del tennis. La prima edizione nel 2017 a Praga, la seconda nel 2018 a Chicago: in entrambi i casi si è imposta la selezione europea. Articolato il regolamento: un team europeo di 6 giocatori (Rafael Nadal, Federer, Dominic Thiem, Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas e Fognini) sfida una squadra con 6 tennisti del resto del mondo (John Isner, Milos Raonic, Nick Kyrgios, Taylor Fritz, Denis Shapovalov e Jack Sock). I capitani sono Bjorn Borg per l’Europa e John McEnroe per il team World, a riproporre una delle più iconiche rivalità di ogni epoca. La Laver Cup si svolge su tre giornate, in ognuna tre match di singolare e un doppio a chiudere, al meglio dei tre set con un tiebreak a 10 punti al posto del classico terzo set. Un match vinto al venerdì vale 1 punto; al sabato 2 punti; alla domenica 3 punti. Sono in palio 24 punti, vince la squadra che se ne aggiudica 13. Ogni membro del team deve giocare almeno un match in singolare nei primi due giorni, ma solo due singolari nell’intero weekend. Almeno 4 dei 6 componenti devono giocare un doppio, ma una coppia non può scendere di nuovo in campo, escluso l’eventuale doppio di spareggio alla domenica in caso punteggio sul 12 pari.

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Shiffrin intervista Federer: “A Wimbledon ho pianto” (Bergonzi). Berrettini, parte in Russia la rincorsa al Masters (Cocchi)

La rassegna stampa di giovedì 19 settembre 2019

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Shiffrin intervista Federer: “A Wimbledon ho pianto” (Pier Bergonzi, Gazzetta dello Sport)

Roger Federer si comporta come un re nel suo castello. Saluta tutti con elegante trasporto, ride, scherza, mette tutti a proprio agio. L’appuntamento è in una spettacolare villa con vista sul lago di Ginevra. L’occasione è la vigilia della Laver Cup […] Roger fa gli onori di casa accanto a Mikaela Shiffrin, la regina dello sci che lo intervista […] L’iniziativa è di Barilla, lo sponsor italiano che i due numeri uno hanno in comune, oltre all’amore per la pasta […] L’ultima volta che ha pianto? «Beh…. Direi due mesi fa a Wimbledon… in campo e anche alla premiazione ho trattenuto le lacrime che erano lì sul confine. Poi appena sceso negli spogliatoi, al primo commento “che sfortuna, ci eri vicino…” sono crollato e qualche lacrima è scappata». La sua domenica ideale? «Alzarmi senza una sveglia, senza programmi prestabiliti per fare qualcosa con i miei figli. Montagne o mare comunque al sole, all’aria aperta lontano dal tennis, dovunque con i miei figli. Solo una vittoria a Wimbledon mi farebbe cambiare idea. A quel punto la domenica perfetta sarebbe quella. Ma ne parleremo un’altra volta. Ultimamente ne ho passata una davvero brutta» […] Un personaggio storico con cui passerebbe una serata? «In passato sognavo di incontrare Pete Sampras o Stefan Edberg. All’epoca sognavo di incontrare i miei idoli sportivi, come Michael Jordan. Ho incontrato il Papa a Roma, è stato pazzesco. Mi sarebbe piaciuto conoscere Nelson Mandela, sarebbe stato stimolante da molti punti di vista, è stato davvero un grande uomo. Ora la situazione è diversa e sono contento di incontrare chiunque, davvero. Non deve esserci chissà quale conversazione. Mi rendo conto di trovarmi in una posizione privilegiata e ho la fortuna di incontrare moltissime personalità. È molto bello». Un regalo che le piacerebbe ricevere? «Non ho bisogno di regali, in realtà. E non mi piacciono le sorprese. Ma so che succederà per i miei 40 anni. Proprio ieri Mirka mi ha chiesto che cosa voglio fare per il mio compleanno. Io ho risposto che vorrei solo qualche amico, magari sei… E lei mi ha detto: “Cosa?”. Mi sa che sta tramando qualcosa. Mi piace quando i miei figli esprimono la propria creatività e mi fanno dei regali. Magari disegnano o fanno qualcosa di artistico. Comunque una cosa semplice. La verità è che i regali preferisco farli. Sono felice quando vedo che le altre persone sono felici». Riso o pasta? «Pasta… Barilla naturalmente. Amo gli spaghetti pomodoro e basilico. Sono un classico. Ma anche la carbonara, magari non tutti i giorni». C’è qualcosa che non mangia? «Non riesco proprio ad affrontare le lumache e le rane». Durante i match che cosa mangia? «Dovrei mangiare delle barrette energetiche, ma non lo faccio. Tempo fa mangiavo una banana. Adesso bevo soltanto acqua. Sono della vecchia scuola». Vino o birra? «Vino, non riesco a dire di no a un buon bicchiere di champagne per festeggiare una vittoria». Si è mai ubriacato? «Sì, è successo una volta dopo aver vinto uno Us Open. Ci ho messo tre giorni e mezzo per recuperare completamente. Il torneo era finito alla domenica sera e mi sono ripreso soltanto al giovedì. Non so che cosa mi sia successo… anzi, lo ricordo bene: il bar stava per chiudere, allora abbiamo ordinato drink in anticipo per le ore successive. Ci siamo accorti che ne avevamo ordinati troppi, ma credo che sia successo a tutti. Chi non l’ha mai fatto provi a vincere uno Us Open! Oddio, ma ho detto davvero quello che ho detto…?» […] Il mondo comunque vi guarda e cerca ispirazione in voi. «Credo che alla fine la cosa importante sia essere educati e rispettosi. Giocare pulito, essere solidali. Se hai queste qualità e riesci a trasmetterle è già una cosa molto positiva. Ci credo molto, mi piace insegnare queste cose ai miei figli. Lo faccio tutti i giorni. Dico loro di parlarsi in maniera tranquilla, di salutare sempre, di darsi la mano, di guardare gli altri negli occhi. Penso ne valga la pena. Spero che un giorno diventeranno dei bravi cittadini, questo è il mio obiettivo principale». Ha mai pensato se, dopo il ritiro, andrà a vedere le partite dagli spalti? «Ottima domanda, forse sì, mi sembrerebbe di fare un torto a tutto quello che il tennis mi ha dato se mi ritirassi per non tornare mai. Lo farò, e se i miei figli vorranno accompagnarmi, sarà un motivo in più. Questo sport mi piace troppo per staccarmene completamente. Forse all’inizio mi sembrerà strano star seduto a guardare». Non è stanco di rispondere alla domanda su quando si ritirerà? «Non più. Penso fosse più strano dieci anni fa. Avevo appena vinto il Roland Garros e già mi chiedevano del ritiro. E io dicevo: “Cosa? Ho soltanto 28 anni!”. Credevo avrei giocato almeno fino a 32, 33 anni… Mi sembrava fosse troppo presto per pensare a cose del genere. Ed è andata così per gli anni successivi. Ora sembra che in ogni intervista debbano farmi questa domanda. Perché potrebbe essere che proprio in quel momento io decida di annunciarlo. I giornalisti ci sperano. Ma non è così, mi spiace deludere le persone. Sono tranquillo a riguardo, perché non lo so nemmeno io, davvero. Vorrei avere un’idea precisa e poterlo dire. Non adesso».

Berrettini, parte in Russia la rincorsa al Masters (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

 

Un anno fa, il primo titolo in carriera a Gstaad, oggi Matteo Berrettini inizia la rincorsa ai punti decisivi per le Atp Finals. Il romano, reduce dalla straordinaria semifinale Slam di New York, battuto solo da Nadal, vincitore del torneo, si trova al momento in nona posizione nella Race to London a un passo dalla qualificazione nel torneo dei migliori da cui l’Italia manca dal 1978 con Corrado Barazzutti. Kei Nishikori, che occupa l’ottava posizione è ad appena 20 punti dall’azzurro, e tra i due sarà testa a testa […] Pochi giorni fa, in una intervista al sito dell’Atp, Berrettini ha ricordato la gioia del primo successo e ha spiegato che oltre al lavoro con il tecnico Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna, in questi anni è stato fondamentale l’appoggio della famiglia: «I miei genitori non mi hanno mai spinto al successo a tutti i costi ma sono sempre stati vicini quando ne avevo bisogno. Non potrò mai ringraziarli abbastanza per i sacrifici che hanno fatto per me». Da qualche tempo Matteo ha anche trovato l’amore sul campo da tennis: Ajla Tomlianovic, la giocatrice croata naturalizzata australiana, si è vista spesso nel suo box durante gli Us Open, e ora Matteo conferma il legame: «Stiamo insieme. Ci siamo conosciuti a Wimbledon – ha detto il n.13 al mondo -. Mi ha fatto molto piacere che lei sia venuta a vedermi durante la partita con Rublev a New York, io poi ho fatto lo stesso con lei. È bello il fatto che siamo riusciti a ritagliarci un po’ di spazio» […]

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