Berrettini, è un volo senza limiti (Scanagatta). Non è più Serena. Soffre e lotta ma poi si arrende a baby Andreescu (Cocchi). Berrettini porta l'Italia nel futuro (Semeraro). L'orgoglio di Berrettini. Serena KO (Piccardi)

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Berrettini, è un volo senza limiti (Scanagatta). Non è più Serena. Soffre e lotta ma poi si arrende a baby Andreescu (Cocchi). Berrettini porta l’Italia nel futuro (Semeraro). L’orgoglio di Berrettini. Serena KO (Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 8 settembre 2019

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Berrettini, è un volo senza limiti. Ora può già sognare il Masters (Ubaldo Scanagatta, Nazione – Carlino – Giorno Sport)

L’America del tennis ha scoperto Matteo Berrettini. I 20.000 dell’Arthur Ashe Stadium lo hanno coperto di applausi e incitamenti mentre lottava come un vero gladiatore contro il solito mostruoso e implacabile Rafa Nadal, battagliando alla pari per oltre un set e mezzo e con il grande rimpianto per i due setpoint non sfruttati del primo set poco dopo essere stato avanti 4 punti a 0 e 5-2 nel tiebreak. Quando, esausto ma orgoglioso per il grande torneo e la grande difesa, Matteo è uscito dall’arena è stata standing ovation, tutti in piedi. La sua semifinale (76 64 61) è stata molto più avvincente, di quella precedente vinta con un punteggio simile (76 64 63) dal russo Medvedev sul bulgaro Dimitrov. John McEnroe che ha commentato per Espn il match si è sbilanciato così: «Diventerà un top-ten, forse anche top-five!». Esagerato? Non direi. Berrettini ha solo 23 anni (…) e domani in classifica sarà già n.13, preceduto di pochi punti Atp da 3 tennisti: di 210 Monfils, 230 Fognini, 330 Bautista Agut. Se farà bene nei prossimi tre tornei, San Pietroburgo, Pechino, Shanghai irromperà fra i top-ten. E nella Atp Race che conta solo i risultati del 2019 (il ranking Atp invece conteggia i risultati di 12 mesi) Matteo è n.9. Qualificarsi fra gli 8 per le finali del Masters Atp di Londra non è impossibile.

(…). Il primo a fargli pubblici apprezzamenti, e proprio rispondendo al vostro cronista all’interno di un nuovo divertente siparietto che potrete trovare su Ubitennis e You Tube, è stato Rafa Nadal, che nel corso del match non ha mai perso il servizio né ha dovuto affrontare alcuna palla break (in un solo game Berrettini ha raggiunto i140 pari): «Neppure con Chung avevo dovuto far fronte a palle break… credo che Matteo debba migliorare solo un po’ il rovescio. Per tutto il resto è già molto forte (Rafa non discute l’eccellenza straordinaria di servizio e dritto, ndr). Per essere così alto (1m e 96) non si muove male. Ha una gran mano, gioca bene a rete e ha un buon rovescio tagliato …solo che con me il rovescio tagliato funziona poco. A me, anzi, piace affrontare chi li gioca …ma contro altri giocatori sarebbe un colpo efficace. Non mi pare risponda male, nel torneo ha breakkato tanti avversari…».

 

(…) Lui è serio,un gran lavoratore, ha un ottimo team, ci riuscirà. Tutti i maestri di tennis vi diranno che è più facile, se hai disposizione, lavorare e migliorare il rovescio piuttosto che il dritto, colpo più difficile da insegnare. Sei dei 12 tennisti che stanno davanti a Matteo (Djokovic, Federer, Nadal, Fognini, Bautista Agut, Monfils) hanno ampiamente scavallato i 31 anni. Fra due anni ci saranno le finali Atp a Torino per un quinquennio. Io sarò ottimista ma credo che Berrettini ci sarà. Diversi degli over 30 forse no. Su www.ubitennis.com tutto su Berrettini e il suo team, sulla finale femminile Serena Williams-Andrescu, interviste e curiosità. Finale femminile che è stata vinta dalla canadese Bianca Andreescu: si è imposta su Serena Williams 63 75

Non è più Serena. Soffre e lotta ma poi si arrende a baby Andreescu (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il Canada festeggia la prima campionessa Slam dell’era Open, gli Usa raccolgono le lacrime della loro tennista più grande. Serena Williams non ce l’ha fatta nemmeno questa volta, la maledizione del 24° Slam si è abbattuta nuovamente su di lei, che cede a Bianca Andreescu 6-3 7-5. Uno psicodramma per la Williams, arrivata all’epilogo in scioltezza e forse mai così sicura di tagliare il traguardo sognato. È di nuovo la sua avversaria a sollevare il trofeo, è ancora lei a dover ingoiare un boccone amarissimo, fingendo di essere felice per la giovane avversaria. Un déjà vu che si ripresenterà per un po’ di notti negli incubi di Serena, fino alla prossima occasione, fino a che forse gli dei del tennis non avranno deciso che per la Williams è finito il tempo della sofferenza.

(…)

Forse un po’ di ansia da prestazione per questo Us Open che continua sfuggirle dal 2014, l’anno prima che la nostra Robertina Vinci stroncasse il suo sogno del Grande Slam. Ieri The Queen era anche confortata dalla presenza della duchessa del Sussex Meghan Markle, arrivata da Londra snobbando una visita alla Regina (d’Inghilterra). Un arrivo che ha mandato in tilt la security di Flushing Meadows, e forse anche Serena che, dopo il break in apertura, non è riuscita a recuperare lo svantaggio da lady Bianca, principessa del Canada. La ragazzina che le spara dei «C’mon» sul naso da far spavento. Picchia forte Andreescu, che si guadagna un’altra palla break nel settimo gioco e costringe Serena a sfoderare il servizio migliore per salvarsi dalla catastrofe. Ma la canadesina non si fa intimidire, conquista una seconda e poi una terza palla break, e ancora una quarta, mentre sul volto della Williams compaiono i primi segni di sconforto.

(…) Serena subisce un altro break (con doppio fallo sul set point dell’avversaria) e il primo parziale finisce in mano all’amica di Shapovalov e Aliassime. Subito sotto 2-0 anche nel secondo parziale, la Williams si ritrova sotto 5-1, ma la giovane si fa paralizzare dal braccino, spreca due match point e si fa risucchiare 5-5, poi si ridesta e chiude 7-5.

(…) Dopo tre finali Slam perse (Wimbledon 2018 persa con la Kerber, Us Open 2018 persa con la Osaka, Wimbledon 2019 persa contro la Halep) aveva un’altra occasione per conquistare uno Slam da «regalare» alla sua Olympia per il secondo compleanno. Il primo vero Major da mamma, visto che il primo lo aveva ottenuto in Australia nel 2017, quando nessuno sapeva che fosse già incinta. Se fosse poi arrivato il titolo numero 24 sarebbe stato un trionfo speciale, nel ventennale dello storico trionfo a New York datato 1999.

(…)

non c’era mai stata una differenza anagrafica più ampia in una finale Slam (18 anni e 264 giorni a separare le sfidanti). Ma la baby Andreescu è ormai una realtà del circuito e, con la sua solidità, è destinata a compiere enormi imprese in futuro. Un mese fa le due si erano sfiorate nella finale di Toronto, ma Serena aveva dovuto ritirarsi per un infortunio alla schiena. Qualche game le era bastato per capire che la ragazzina poteva far male: «Lei sa bene come mescolare il gioco, come fare diversi colpi in diversi modi. E poi è davvero simpatica». Lo penserà ancora?

Berrettini porta l’Italia nel futuro (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Se un pezzo d’Italia è rimasto alzato fino a mattina per guardarlo, se i TG hanno aperto la pagina sportiva con lui, se alla fermata dell’autobus, non solo sui social, si è ricominciato a parlare di tennis, la morale è semplice. Matteo Berrettini, come dicono i tuttologi, `ha spaccato’.

(…). L’impresa delle imprese, battere Rafa Nadal in semifinale agli Us Open (stavolta) non gli è riuscita, la nottata newyorkese però ci ha fatto capire ancora meglio che davanti abbiamo un giocatore vero. Di più: un progetto avanzato di campione.

(…)

Rafa non è riuscito a frantumarlo subito, come aveva progettato; anzi, ha dovuto ringraziare un po’ di fortuna se non si è trovato subito sotto di un set. In campo Berrettini è entrato a testa alta, teso ma non bloccato dall’occasione, dall’avversario e dal luogo come gli era capitato contro Federer a Wimbledon. Le palle break – due già nel primo game di battuta, altre tre sul 4-3, una ancora sul 5-4 per Rafa, che era anche setpoint – le ha offerte Matteo, è vero, salvandole però con la lucidità del fuoriclasse. Facendo fra l’altro impazzire il Cannibale con una, due, tre smorzate perfette, irraggiungibili. Demoralizzanti. Smaltita la paura, nel tie-break Matteo è entrato come un treno, subito avanti 4-0, con Nadal, costretto a rincorrere, che lanciava occhiate di fuoco al suo angolo. Poi 5-3, e 6-4 con due setpoint a favore, il primo sul proprio servizio.

(…) Sul secondo set point per la prima volta Matteo ha ciccato un dropshot. Sul primo a favore di Rafa è arrivato l’errore gratuito che ha spento la luce. Non il match, perché comunque nel secondo set Matteo non è uscito di scena, ha lottato, cedendo il servizio sul 3-3 alla decima palla break di Nadal (che non ne ha concessa nessuna). Una sconfitta, non una resa, nonostante il 7-66-4 6-1 finale Matteo è uscito fra gli applausi di un Arthur Ashe che in due settimane ha trovato un nuovo eroe per cui emozionarsi.

(…)

Nelle due prime vere stagioni sul circuito ha polverizzato le tappe, adattandosi ad ogni sconfitta al livello superiore, come gli smanettoni di genio dei videogame che non sprecano le ‘vite’ e non cadono due volte nello stesso tranello. (…)

Appena un anno fa vinceva il suo primo torneo sulla terra di Gstaad, quest’anno sono arrivate le semifinali indoor a Sofia, il successo di nuovo sul rosso a Budapest (e la finale la settimana seguente a Monaco). Il centro erbivoro a Stoccarda, l’ingresso fra i top20. A New York è maturato a vista d’occhio, match dopo match, usando ad ogni turno quello che aveva fra le mani, come un veterano. Il match contro Monfis resterà nella memoria, sua e nostra, non solo perché ha aperto le porte alla prima semifinale sul cemento di un italiano nello Slam (quella di Barazzutti nel 1977 arrivò sulla terra verde). La sconfitta con Nadal paradossalmente è l’apriscatole di un futuro che, al netto delle ovvie cautele, provoca un filo di vertigine. Da domani Matteo sarà n. 13 del mondo, e 9 della Race – la classifica che qualifica per le Atp Finals – ufficialmente in lotta per un posto fra gli otto Maestri. E a scorrere i nomi che gli stanno davanti, a parte i Tre Intoccabili, davvero non se ne trova uno che Matteo non possa battere. Quando l’era dei Patriarchi finirà, a lottare per un posto stabile nella top10 e per i turni finali degli Slam ci sarà anche lui.

(…)

L’orgoglio di Berrettini. Serena ko con Andreescu (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Piovono complimenti, inviti, richieste di intervista su Bianca Andreescu, la 19enne canadese che nega a Serena Williams la gioia del primo Slam da mamma (4ª finale perduta dopo un match delirante) e su Matteo Berrettini, rivelazione dell’Open Usa che prima di salire sull’aereo per Montecarlo, nuova base operativa, riceve una lucrosa offerta di giocare la Laver Cup nel team Europa a fine mese con Federer e Nadal. La consacrazione. Il mondo scopre l’adolescente che quando Serena vinceva il primo di 23 Major (New York ’99) non era ancora nata e il romano che tifa gricia e Fiorentina: piacciono il garbo da bravo ragazzo con cui ha sedotto New York e la mano di pietra (ma con sensibilità) che nel primo set della semifinale ha fatto tremare Rafa Nadal: quei due set point meritati in cima a un tie break quasi perfetto (4-o, 5-2, 6-4) hanno lasciato intravedere uno squarcio di futuro che proietta Matteo ben oltre la 13e posizione del ranking su cui si ritroverà seduto da domani.

(…)

E nata una stella. L’hombre di Manacor, che stanotte insegue il quarto titolo dell’Open Usa (19° Slam) contro il russo più bollente del pianeta, quel Daniil Medvedev capace di raggiungere la quarta finale in un mese (Washington persa, Montreal persa proprio con Rafa, Cincinnati vinta), accarezza il testone di Matteo con complimenti sinceri

(…) E adesso, finita la festa, cosa succederà? «Niente» assicura coach Vincenzo Santopadre, architrave del piccolo mondo antico del gladiatore con la dinamite nel pugno. Dopo qualche meritato giorno di riposo (mamma Claudia aspetta a Roma quel figlio che non vede di persona da oltre un mese, e c’è la novità del filarino con la collega Ajla Tomljanovic da raccontarle), la stagione proseguirà come programmato: San Pietroburgo (Atp 25o), Pechino (Atp 50o) e Shanghai (Master m000), fedele alla politica dei piccoli passi che in poco tempo l’ha portato così lontano. «Sono orgoglioso di me stesso per come ho retto il confronto con Nadal, una leggenda che fino all’altro ieri avevo visto giocare solo in televisione — ha detto Matteo (…).

Con Fognini (n.u) 32enne, Cecchinato (n.66) disperso nei meandri del suo tennis, Sonego (n.49) e soprattutto Sinner (n.1437) in arrivo, Berrettini è il più bel regalo che il tennis italiano potesse farsi.

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Sinner invitato tra i prodigi (Guerrini)

La rassegna stampa di martedì 17 settembre 2019

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Sinner invitato tra i prodigi (Piero Guerrini, Tuttosport)

Mai invito fu più giusto e meritato per le giovani Next Gen Finals. La wild card è stata infatti assegnata a Jannik Sinner, che intanto sarebbe tredicesimo nella graduatoria di avvicinamento (la race), ha compiuto da poco 18 anni e tra i nati nel 2001 è il migliore in classifica mondiale, da ieri n. 127 che è il suo miglior risultato. Milano avrà peraltro un teatro ancora più nobile, il Palalido Allianz Could di cui è da pochi mesi terminato il rinnovo, ma che ha visto grandi campioni di ogni sport da palestra esprimersi in passato. Mai più giusta, la wild card, perché Sinner ha mostrato una crescita esponenziale in stagione: due challenger conquistati (Bergamo in febbraio e Lexington), un primo turno di Masters 1000 superato, a Roma battendo Steve Johnson, un set strappato a Stan Wawrinka nel suo debutto in un Grande Slam. Ma è soprattutto la leggerezza e velocità di movimenti, la fluidità dei gesti e la lettura e l’interpretazione del gioco, a colpire del ragazzo altoatesino, allievo dell’Academy di Riccardo Piatti a Bordighera […] Ci sarà la possibilità di avere un altro italiano, come riserva. Ma dal 5 al 9 novembre, comunque, Sinner si troverà al cospetto dei sette eletti tra i nati dal 1998 in poi (cioè under 21). Assai difficile se non impossibile ci sia il n.1 dei Next Gen, Stefanos Tsitsipas, in piena corsa per le Finals dei grandi a Londra. Ma i sette che seguono il greco in graduatoria sono di livello assoluto: Felix Auger-Aliassime, Alex de Minaur, Denis Shapovalov, Frances Tiafoe, Casper Ruud, Miomir Kecmanovic e il francese Ugo Humbert. È più staccato il nono, il francese Corentin Moutet […]

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Fortezze, elicotteri e un re. Rafa e Mary (alla fine) sposi (Piccardi). Seppi conquista un challenger dopo 20 mesi (Corriere dello Sport)

La rassegna stampa di lunedì 16 settembre 2019

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Fortezze, elicotteri e un re. Rafa e Mary (alla fine) sposi (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

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Il 19 ottobre, infatti, con dieci anni di ritardo su Roger Federer e cinque su Novak Djokovic, i rivali di una vita, l’ultimo hidalgo ammainerà la bandiera di scapolo per dire sì alla storica fidanzata, Maria Francisca Perello, 31 anni contro i 33 di Nadal. Per la Spagna, che considera il re dei 19 titoli Slam la testa coronata dello sport più vicina a Filippo VI, sarà l’evento sociale dell’anno. Di fronte alla reticenza di Rafa a parlarne («Si sta occupando di tutto Xisca, io sono stato messo al corrente solo delle cose più importanti»), El Pais ha sguinzagliato i suoi segugi sull’isola di Maiorca, dove Nadal è nato figlio della borghesia locale, tiene il suo buen retiro, un’accademia e una fondazione, tutto gestito in famiglia. È il clan, dallo zio Toni gestore delle cose tennistiche a Maria Francisca che sovrintende le iniziative benefiche che portano la firma di Rafa, il baricentro del delicato equilibrio nadaliano. E allora si apprende che il matrimonio si terrà nella blindatissima tenuta Sa Fortalesa, nel comune di Pollença, a nord dell’isola, 87 mila mq con un castello del XVII secolo affacciato su Punta Avançada, inaccessibile da terra (i 500 invitati saranno muniti di lasciapassare) e non fotografabile dal mare. Privacy e sicurezza dovranno essere assicurate perché tra gli ospiti, tra cui non mancheranno i calciatori dell’amato Real Madrid (Iker Casillas) e le stelle del basket (Pau Gasol), ci sarà anche l’ex re Juan Carlos di Borbone, che con doña Sofia si era già recato in visita privata a Maiorca per battezzare la fondazione Nadal. Testimoni Fernando Verdasco e Feliciano Lopez, gli amici che con Rafa hanno condiviso gavetta e trionfi, inclusa la vittoria della Coppa Davis 2011, l’ultima conquistata dalla Spagna. Nessuna conferma sulla presenza alle nozze di Federer, farci-nemico che intrattiene con Nadal una rivalità piena di confidenziale rispetto (ma Rafa al matrimonio di Roger non c’era). Sa Fortalesa, già set della serie tv «The Night manager» e delle cerimonie del fuoriclasse del Real Gareth Bale e del cestista Rudy Fernandez, non è una location scelta da Maria Francisca a caso: l’eliporto e la caletta privata garantiranno un viavai discreto a famigliari e ospiti.

 

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Amici dai tempi della scuola, insieme dal 2005 benché la relazione sia diventata di pubblico dominio solo nel 2008, Rafa e Mary (come è chiamata dalla famiglia Nadal, che la considera una terza figlia) costituiscono una delle coppie più discrete del circuito.

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E, forse, nemmeno una luna di miele. Le finali di Coppa Davis a Madrid incombono sulle nozze. E per l’hombre vertical il tennis è sempre stato il primo amore.

Seppi conquista un challenger dopo 20 mesi (Corriere dello Sport)

Dopo venti mesi (…) l’azzurro Andreas Seppi, 35 anni, n.77 mondiale, è tornato a vincere un challenger Atp; (…) c’è riuscito a Cary, nella North Carolina, piegando in tre set lo statunitense Michael Mmoh, 21 anni, n.186 del mondo. Oggi sul cemento Indoor di San Pietroburgo toma in campo il baby altoatesino Jannik Sinner, opposto al kazako Kukushkin. In programma pure Travaglia col francese Mannarino. (…)

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Clijsters: “Torno senza paure e sogno un duello con la Andreescu” (Cocchi). Berrettini: “Io, un giovane vecchio” (Caputi)

La rassegna stampa del 14 settembre

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Clijsters: “Torno senza paure e sogno un duello con la Andreescu (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Essere mamma a tempo pieno, soprattutto di tre bambini, può essere faticoso. Molto faticoso. Tanto faticoso da considerare l’ipotesi di tornare a fare la tennista professionista e distruggersi di allenamenti. Kim Clijsters ha deciso così: dopo 7 anni di totale dedizione alla famiglia, la belga ex numero 1 al mondo, campionessa di quattro Slam, ha sentito forte la nostalgia del campo, dell’adrenalina della battaglia, e cosa si è rimessa sotto. L’annuncio via Twitter, con un video: «Posso essere una mamma amorevole per i miei tre figli e dare il meglio sul campo da tennis? Voglio provarci, tornerò a giocare ancora una volta. Ci vediamo nel 2020».
[…] La raggiungiamo al telefono, per farci raccontare le tappe di avvicinamento a questo attesissimo rientro. ? Kim, ha già fissato la data del primo torneo? «Non ancora, ho ripreso ad allenarmi da poche settimane e la strada davanti a me è molto lunga. Per questo preferisco andare ancora un po’ avanti con il lavoro e poi decidere in quale torneo scendere in campo. A dicembre farò il punto col mio allenatore e decideremo. Se non mi sentirò in condizione, potrei anche posticipare». Che cosa le ha fatto scattare questa voglia? Insomma, con tre figli non sarà facile gestirsi. «Ho visto la forza di Serena (Williams, ndr). Ma non solo la sua. Ci sono tante madri vincenti nello sport. Mi piace la loro voglia di tornare ad alti livelli, di mettersi in gioco. E voglio riprovarci, anche se ho 36 anni e sono un po’ “arrugginita”». Come mai non l’ha fatto prima? «Con i due fratellini di Jada così piccoli (Jack ha 5 anni e Blake 2, ndr) non avevo il tempo e la forza. Ma alla mia età sento che ho ancora qualcosa da dare. Quando ho avuto la mia prima figlia, ero molto giovane e sono tornata subito, poi gli infortuni mi hanno costretto a fermarmi di nuovo. Ma ho sempre seguito l’istinto e stavolta mi dice di provare. È una sfida, e io ho sempre amato le sfide, non ho paura». ? Che cosa ha detto la sua primogenita Jada, che ora ha 11 anni, quando le ha annunciato che avrebbe voluto tornare sul circuito? «E stata entusiasta, mi ha detto che dovevo assolutamente provarci. Lei ama molto lo sport, gioca a basket. In questi ultimi tempi ci siamo anche allenate insieme. Mia figlia sa che cosa vuol dire essere un’atleta e apprezza tutti gli sforzi che faccio. I suoi fratelli sono ancora troppo piccoli per dire la loro. Lei è venuta con me a Wimbledon, ed era gasatissima quando le ho spiegato che mi sarebbe piaciuto tornarci da giocatrice». E dal punto dl vista puramente pratico? Serena si porta sempre dietro la bambina, Vika Azarenka anche. Ma tre figli non sono facili da gestire in giro per il mondo… «È un problema che affronterò di volta in volta. Innanzitutto non avrò una stagione piena come chi sta regolarmente sul tour. Jada va a scuola, quindi non potrò portarla molto spesso con me, mentre con gli altri due sarà più semplice. Cercherò di portarli a turno e magari negli Slam e nei tornei più vicini. Insomma, ci vorrà una bella riorganizzazione, ma fa parte del gioco». Negli ultimi anni sono cresciuti molti nuovi talenti tennistici: Osaka, ora l’exploit della Andreescu… Come pensa di confrontarsi con atlete che hanno una quindicina d’anni meno di lei? «Bianca è fortissima e mi ha fatto tanto piacere sentirle dire che ero una delle giocatrici a cui si è ispirata di più da bambina. Non vedo l’ora di guadagnarmi un duello con le nuove generazioni, è la mia motivazione più grande».

Berrettini: “Io, un giovane vecchio” (Massimo Caputi, Il Messaggero)

 

[…] «Roma per me vuol dire famiglia, amici, Foro Italico, i circoli in cui sono stato (Corte dei Conti e Aniene ndr) e il caos. Di sicuro mi manca, da alcuni mesi vivo a Montecarlo, appena posso faccio di tutto per tornarci» All’Aniene in tanti hanno seguito i tuoi allenamenti. «Mancavo da parecchio e dopo gli ultimi risultati il Circolo ci teneva a farmi sentire il suo affetto. Il presidente Massimo Fabbricini è stato fantastico, mi ha fatto due sorprese. La prima inaspettata e pazzesca: mi ha portato Carlo Verdone, uno dei miei idoli dal punto di vista cinematografico. Conosco tutti i suoi film a memoria. Quando l’ho visto, stavo giocando, mi sono emozionato e ho steccato due palle» E la seconda sorpresa? «Ha organizzato un piatto di carbonara, il piatto che preferisco, con tutta la mia famiglia, il team e i soci. Avere vicino persone speciali fa la differenza» Pesa la vita lontano da casa? «E’ dai 17 anni che è così, ci sono abituato. Stare fermo troppo in un posto mi annoia, mi è sempre piaciuto viaggiare, visitare e conoscere posti nuovi. Mi pesa cambiare ogni due tre giorni posti e fuso orario. Mi ritengo comunque fortunato: la mia famiglia mi è sempre vicina, con videochiamate e messaggi siamo sempre in contatto. Poi mi trovo benissimo con il team, lavorare con dei professonisti che sono anche amici, rende più semplice stare fuori 10 mesi all’anno» Torniamo indietro di 15 anni, cosa pensava Matteo a 8 anni? «Facevo judo e nuoto, il tennis era l’ultimo dei miei sogni. Giocavo con mio fratello Jacopo e imitavamo i ragazzi che partecipavano alla coppa a squadre nel mio circolo, la Corte dei Conti. Mai pensato di trovarmi a certi livelli, è pazzesco» Quando è scoccata la scintilla? «Una delle prime volte che sono andato al Foro italico. Volandri giocava contro Federer e cercavo di entrare al Centrale senza biglietto. In quel momento ho sognato di esserci io un giorno» E’ vero che devi molto a tuo fratello Jacopo? «Quando avevo 3/4 anni iniziai a giocare con le palline di spugna, ma non mi piacque molto. Jacopo, che è più piccolo di medi due anni, mi ha spinto a riprovare e da li non ho più smesso. Il nostro è un rapporto molto forte, ci siamo sempre aiutati l’uno l’altro, è stato un percorso fatto insieme anche oggi(ieri) ci siamo allenati insieme. A lui tengo tantissimo» Chi è Matteo Berrettini? «Un ragazzo molto sensibile. Mi piace entrare nelle cose, voglio capire prima di fare. Da quando ho 14 anni e lavoro con Santopadre ho sempre voluto comprendere il fine di quanto mi è chiesto. Forse dovrei essere un po’ più rilassato, a volte rischio di incastrarmi. Riesco però a scavarmi dentro, trovando energie interiori che mi danno la forza di superare momenti difficili» Come vivi questo momento? «Con tanta gioia e orgoglio. Al di là della semifinale agli Us Open è un periodo in cui mi sento bene con me stesso. Ora sarà più difficile, sono in tanti a conoscermi, sento l’affetto delle persone. Devo essere bravo a gestire la pressione, proseguire per la mia strada e lavorare» Come gestisci la popolarità? «Quando arrivi a certi livelli devi conviverci. Sono circondato da persone che mi sanno consigliare, mi fido di loro al cento per cento» Ora per i tuoi colleghi sei un avversario da temere? «Prima ero il giovane emergente, ora che ho raggiunto certi risultati mi guardano differentemente. Questo rende tutto più complicato, ma al tempo stesso ne sono fiero. Il pensiero che prima di affrontarmi Federer o Nadal possano studiarmi mi emoziona» Come è stato dopo Federer l’impatto con Nadal? «La sconfitta con Federer, come tutte, mi è bruciata parecchio. Ho cercato di capire cosa avessi sbagliato e come migliorare. Contro Rafa sono entrato in campo più determinato, concentrato su cosa volessi fare, convinto dei miei mezzi» Dritto e servizio sono le tue armi vincenti. «E’ il piano tecnico e tattico da quando mi sono affacciato al professionismo. Vincenzo Santopadre, vedendomi crescere in altezza e che la mano andava veloce con il dritto, ha pensato che dovessimo investire su questo». E sei diventato un giocatore per tutte le superfici. «Sono nato sulla terra rossa, ma madre natura mi ha dato qualità che posso sfruttare sulle superfici veloci. Nulla nasce per caso, al mio primo anno da professionista Vincenzo ha voluto che giocassi il 70% delle partite sul cemento per abituarmi ed ha avuto ragione” Ventitrè anni, numero 13 al mondo: sfatato il mito che i nostri tennisti maturino più tardi. «Forse noi italiani facciamo più fatica di altri, ma una volta che arriviamo a mio parere abbiamo qualcosa in più dentro. Da piccolo non ero tra i primi d’Italia, ho avuto modo e tempo per lavorare senza fretta e soprattutto senza quella pressione, che da giovani pesa molto. Fondamentale è la maturazione mentale, solo dopo puoi pensare a risultati importanti» Cosa hai pensato dopo il doppio fallo con Monfils? «Ho riso dentro di me, un risata nervosa naturalmente. La mano mi tremava ed è cambiata l’impugnatura, non mi era mai accaduto. La svolta è stata riconoscere che era normale provare quelle sensazioni in un tale contesto. Mi sono perdonato, dovevo continuare con il mio tennis, le chance sarebbero arrivate» Le Atp Finals, un obiettivo? «Solo parlarne mi fa sorridere. Posso riuscirci, ma non giocherò per quello, ne per i punti o per il ranking. Vado avanti per la mia strada, lavorando e spingendo forte. Se le conquisterò sarà bellissimo, altrimenti ci saranno altre possibilità, magari in casa a Torino» Qual è il tuo idolo sportivo? «LeBron James seguo lui e l’ Nba dal 2011. Il calcio mi appassionava da bambino» Ora potrai diventare tu un idolo per i bambini «E’ uno dei miei obiettivi»

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