Berrettini, è un volo senza limiti (Scanagatta). Non è più Serena. Soffre e lotta ma poi si arrende a baby Andreescu (Cocchi). Berrettini porta l'Italia nel futuro (Semeraro). L'orgoglio di Berrettini. Serena KO (Piccardi)

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Berrettini, è un volo senza limiti (Scanagatta). Non è più Serena. Soffre e lotta ma poi si arrende a baby Andreescu (Cocchi). Berrettini porta l’Italia nel futuro (Semeraro). L’orgoglio di Berrettini. Serena KO (Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 8 settembre 2019

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Berrettini, è un volo senza limiti. Ora può già sognare il Masters (Ubaldo Scanagatta, Nazione – Carlino – Giorno Sport)

L’America del tennis ha scoperto Matteo Berrettini. I 20.000 dell’Arthur Ashe Stadium lo hanno coperto di applausi e incitamenti mentre lottava come un vero gladiatore contro il solito mostruoso e implacabile Rafa Nadal, battagliando alla pari per oltre un set e mezzo e con il grande rimpianto per i due setpoint non sfruttati del primo set poco dopo essere stato avanti 4 punti a 0 e 5-2 nel tiebreak. Quando, esausto ma orgoglioso per il grande torneo e la grande difesa, Matteo è uscito dall’arena è stata standing ovation, tutti in piedi. La sua semifinale (76 64 61) è stata molto più avvincente, di quella precedente vinta con un punteggio simile (76 64 63) dal russo Medvedev sul bulgaro Dimitrov. John McEnroe che ha commentato per Espn il match si è sbilanciato così: «Diventerà un top-ten, forse anche top-five!». Esagerato? Non direi. Berrettini ha solo 23 anni (…) e domani in classifica sarà già n.13, preceduto di pochi punti Atp da 3 tennisti: di 210 Monfils, 230 Fognini, 330 Bautista Agut. Se farà bene nei prossimi tre tornei, San Pietroburgo, Pechino, Shanghai irromperà fra i top-ten. E nella Atp Race che conta solo i risultati del 2019 (il ranking Atp invece conteggia i risultati di 12 mesi) Matteo è n.9. Qualificarsi fra gli 8 per le finali del Masters Atp di Londra non è impossibile.

(…). Il primo a fargli pubblici apprezzamenti, e proprio rispondendo al vostro cronista all’interno di un nuovo divertente siparietto che potrete trovare su Ubitennis e You Tube, è stato Rafa Nadal, che nel corso del match non ha mai perso il servizio né ha dovuto affrontare alcuna palla break (in un solo game Berrettini ha raggiunto i140 pari): «Neppure con Chung avevo dovuto far fronte a palle break… credo che Matteo debba migliorare solo un po’ il rovescio. Per tutto il resto è già molto forte (Rafa non discute l’eccellenza straordinaria di servizio e dritto, ndr). Per essere così alto (1m e 96) non si muove male. Ha una gran mano, gioca bene a rete e ha un buon rovescio tagliato …solo che con me il rovescio tagliato funziona poco. A me, anzi, piace affrontare chi li gioca …ma contro altri giocatori sarebbe un colpo efficace. Non mi pare risponda male, nel torneo ha breakkato tanti avversari…».

 

(…) Lui è serio,un gran lavoratore, ha un ottimo team, ci riuscirà. Tutti i maestri di tennis vi diranno che è più facile, se hai disposizione, lavorare e migliorare il rovescio piuttosto che il dritto, colpo più difficile da insegnare. Sei dei 12 tennisti che stanno davanti a Matteo (Djokovic, Federer, Nadal, Fognini, Bautista Agut, Monfils) hanno ampiamente scavallato i 31 anni. Fra due anni ci saranno le finali Atp a Torino per un quinquennio. Io sarò ottimista ma credo che Berrettini ci sarà. Diversi degli over 30 forse no. Su www.ubitennis.com tutto su Berrettini e il suo team, sulla finale femminile Serena Williams-Andrescu, interviste e curiosità. Finale femminile che è stata vinta dalla canadese Bianca Andreescu: si è imposta su Serena Williams 63 75

Non è più Serena. Soffre e lotta ma poi si arrende a baby Andreescu (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il Canada festeggia la prima campionessa Slam dell’era Open, gli Usa raccolgono le lacrime della loro tennista più grande. Serena Williams non ce l’ha fatta nemmeno questa volta, la maledizione del 24° Slam si è abbattuta nuovamente su di lei, che cede a Bianca Andreescu 6-3 7-5. Uno psicodramma per la Williams, arrivata all’epilogo in scioltezza e forse mai così sicura di tagliare il traguardo sognato. È di nuovo la sua avversaria a sollevare il trofeo, è ancora lei a dover ingoiare un boccone amarissimo, fingendo di essere felice per la giovane avversaria. Un déjà vu che si ripresenterà per un po’ di notti negli incubi di Serena, fino alla prossima occasione, fino a che forse gli dei del tennis non avranno deciso che per la Williams è finito il tempo della sofferenza.

(…)

Forse un po’ di ansia da prestazione per questo Us Open che continua sfuggirle dal 2014, l’anno prima che la nostra Robertina Vinci stroncasse il suo sogno del Grande Slam. Ieri The Queen era anche confortata dalla presenza della duchessa del Sussex Meghan Markle, arrivata da Londra snobbando una visita alla Regina (d’Inghilterra). Un arrivo che ha mandato in tilt la security di Flushing Meadows, e forse anche Serena che, dopo il break in apertura, non è riuscita a recuperare lo svantaggio da lady Bianca, principessa del Canada. La ragazzina che le spara dei «C’mon» sul naso da far spavento. Picchia forte Andreescu, che si guadagna un’altra palla break nel settimo gioco e costringe Serena a sfoderare il servizio migliore per salvarsi dalla catastrofe. Ma la canadesina non si fa intimidire, conquista una seconda e poi una terza palla break, e ancora una quarta, mentre sul volto della Williams compaiono i primi segni di sconforto.

(…) Serena subisce un altro break (con doppio fallo sul set point dell’avversaria) e il primo parziale finisce in mano all’amica di Shapovalov e Aliassime. Subito sotto 2-0 anche nel secondo parziale, la Williams si ritrova sotto 5-1, ma la giovane si fa paralizzare dal braccino, spreca due match point e si fa risucchiare 5-5, poi si ridesta e chiude 7-5.

(…) Dopo tre finali Slam perse (Wimbledon 2018 persa con la Kerber, Us Open 2018 persa con la Osaka, Wimbledon 2019 persa contro la Halep) aveva un’altra occasione per conquistare uno Slam da «regalare» alla sua Olympia per il secondo compleanno. Il primo vero Major da mamma, visto che il primo lo aveva ottenuto in Australia nel 2017, quando nessuno sapeva che fosse già incinta. Se fosse poi arrivato il titolo numero 24 sarebbe stato un trionfo speciale, nel ventennale dello storico trionfo a New York datato 1999.

(…)

non c’era mai stata una differenza anagrafica più ampia in una finale Slam (18 anni e 264 giorni a separare le sfidanti). Ma la baby Andreescu è ormai una realtà del circuito e, con la sua solidità, è destinata a compiere enormi imprese in futuro. Un mese fa le due si erano sfiorate nella finale di Toronto, ma Serena aveva dovuto ritirarsi per un infortunio alla schiena. Qualche game le era bastato per capire che la ragazzina poteva far male: «Lei sa bene come mescolare il gioco, come fare diversi colpi in diversi modi. E poi è davvero simpatica». Lo penserà ancora?

Berrettini porta l’Italia nel futuro (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Se un pezzo d’Italia è rimasto alzato fino a mattina per guardarlo, se i TG hanno aperto la pagina sportiva con lui, se alla fermata dell’autobus, non solo sui social, si è ricominciato a parlare di tennis, la morale è semplice. Matteo Berrettini, come dicono i tuttologi, `ha spaccato’.

(…). L’impresa delle imprese, battere Rafa Nadal in semifinale agli Us Open (stavolta) non gli è riuscita, la nottata newyorkese però ci ha fatto capire ancora meglio che davanti abbiamo un giocatore vero. Di più: un progetto avanzato di campione.

(…)

Rafa non è riuscito a frantumarlo subito, come aveva progettato; anzi, ha dovuto ringraziare un po’ di fortuna se non si è trovato subito sotto di un set. In campo Berrettini è entrato a testa alta, teso ma non bloccato dall’occasione, dall’avversario e dal luogo come gli era capitato contro Federer a Wimbledon. Le palle break – due già nel primo game di battuta, altre tre sul 4-3, una ancora sul 5-4 per Rafa, che era anche setpoint – le ha offerte Matteo, è vero, salvandole però con la lucidità del fuoriclasse. Facendo fra l’altro impazzire il Cannibale con una, due, tre smorzate perfette, irraggiungibili. Demoralizzanti. Smaltita la paura, nel tie-break Matteo è entrato come un treno, subito avanti 4-0, con Nadal, costretto a rincorrere, che lanciava occhiate di fuoco al suo angolo. Poi 5-3, e 6-4 con due setpoint a favore, il primo sul proprio servizio.

(…) Sul secondo set point per la prima volta Matteo ha ciccato un dropshot. Sul primo a favore di Rafa è arrivato l’errore gratuito che ha spento la luce. Non il match, perché comunque nel secondo set Matteo non è uscito di scena, ha lottato, cedendo il servizio sul 3-3 alla decima palla break di Nadal (che non ne ha concessa nessuna). Una sconfitta, non una resa, nonostante il 7-66-4 6-1 finale Matteo è uscito fra gli applausi di un Arthur Ashe che in due settimane ha trovato un nuovo eroe per cui emozionarsi.

(…)

Nelle due prime vere stagioni sul circuito ha polverizzato le tappe, adattandosi ad ogni sconfitta al livello superiore, come gli smanettoni di genio dei videogame che non sprecano le ‘vite’ e non cadono due volte nello stesso tranello. (…)

Appena un anno fa vinceva il suo primo torneo sulla terra di Gstaad, quest’anno sono arrivate le semifinali indoor a Sofia, il successo di nuovo sul rosso a Budapest (e la finale la settimana seguente a Monaco). Il centro erbivoro a Stoccarda, l’ingresso fra i top20. A New York è maturato a vista d’occhio, match dopo match, usando ad ogni turno quello che aveva fra le mani, come un veterano. Il match contro Monfis resterà nella memoria, sua e nostra, non solo perché ha aperto le porte alla prima semifinale sul cemento di un italiano nello Slam (quella di Barazzutti nel 1977 arrivò sulla terra verde). La sconfitta con Nadal paradossalmente è l’apriscatole di un futuro che, al netto delle ovvie cautele, provoca un filo di vertigine. Da domani Matteo sarà n. 13 del mondo, e 9 della Race – la classifica che qualifica per le Atp Finals – ufficialmente in lotta per un posto fra gli otto Maestri. E a scorrere i nomi che gli stanno davanti, a parte i Tre Intoccabili, davvero non se ne trova uno che Matteo non possa battere. Quando l’era dei Patriarchi finirà, a lottare per un posto stabile nella top10 e per i turni finali degli Slam ci sarà anche lui.

(…)

L’orgoglio di Berrettini. Serena ko con Andreescu (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Piovono complimenti, inviti, richieste di intervista su Bianca Andreescu, la 19enne canadese che nega a Serena Williams la gioia del primo Slam da mamma (4ª finale perduta dopo un match delirante) e su Matteo Berrettini, rivelazione dell’Open Usa che prima di salire sull’aereo per Montecarlo, nuova base operativa, riceve una lucrosa offerta di giocare la Laver Cup nel team Europa a fine mese con Federer e Nadal. La consacrazione. Il mondo scopre l’adolescente che quando Serena vinceva il primo di 23 Major (New York ’99) non era ancora nata e il romano che tifa gricia e Fiorentina: piacciono il garbo da bravo ragazzo con cui ha sedotto New York e la mano di pietra (ma con sensibilità) che nel primo set della semifinale ha fatto tremare Rafa Nadal: quei due set point meritati in cima a un tie break quasi perfetto (4-o, 5-2, 6-4) hanno lasciato intravedere uno squarcio di futuro che proietta Matteo ben oltre la 13e posizione del ranking su cui si ritroverà seduto da domani.

(…)

E nata una stella. L’hombre di Manacor, che stanotte insegue il quarto titolo dell’Open Usa (19° Slam) contro il russo più bollente del pianeta, quel Daniil Medvedev capace di raggiungere la quarta finale in un mese (Washington persa, Montreal persa proprio con Rafa, Cincinnati vinta), accarezza il testone di Matteo con complimenti sinceri

(…) E adesso, finita la festa, cosa succederà? «Niente» assicura coach Vincenzo Santopadre, architrave del piccolo mondo antico del gladiatore con la dinamite nel pugno. Dopo qualche meritato giorno di riposo (mamma Claudia aspetta a Roma quel figlio che non vede di persona da oltre un mese, e c’è la novità del filarino con la collega Ajla Tomljanovic da raccontarle), la stagione proseguirà come programmato: San Pietroburgo (Atp 25o), Pechino (Atp 50o) e Shanghai (Master m000), fedele alla politica dei piccoli passi che in poco tempo l’ha portato così lontano. «Sono orgoglioso di me stesso per come ho retto il confronto con Nadal, una leggenda che fino all’altro ieri avevo visto giocare solo in televisione — ha detto Matteo (…).

Con Fognini (n.u) 32enne, Cecchinato (n.66) disperso nei meandri del suo tennis, Sonego (n.49) e soprattutto Sinner (n.1437) in arrivo, Berrettini è il più bel regalo che il tennis italiano potesse farsi.

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Panatta analizza Sinner: “Destinazione Top10, ha margini nel dritto” (Canello)

La rassegna stampa del 22 febbraio 2020

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Panatta analizza Sinner: “Destinazione Top10, ha margini nel dritto” (Dimitri Canello, Corriere dell’Alto Adige)

Adriano Panatta, Jannik Sinner è uno dei tennisti più ambiziosi e forti della new generation e di questo spicchio di territorio. Che idea si è fatto di lui? «E molto ben seguito e allenato, è completo nei fondamentali. Ha tutte le carte in regola per poter entrare stabilmente nei primi dieci al mondo». Era riuscito a vincere il primo set per 6-i contro Medvedev a Marsiglia, poi ha ceduto. Che margini di miglioramento? «Fondamentalmente lo vedo completo, forse può migliorare un po’ nel dritto». Qual è stata la fortuna di Sinner secondo lei sinora? «Avere due genitori che non fanno parte del mondo del tennis e che stanno lasciando chi di dovere aiutare Jannik nel suo processo di crescita costante e concreto. […] Oltre a Sinner, crescono e ormai stazionano stabilmente fra i primi al mondo anche Fabio Fognini e Matteo Berrettini «[…] Fognini ha una mano eccezionale, gli è sempre mancato un po’ il servizio, che aiuta nei momenti in cui sei in difficoltà. A Berrettini vanno riconosciute tante qualità e dato tempo». Il suo intervento all’azienda padovana Elmo è stato apprezzato da imprenditori e dipendenti. Come mai la sua presenza nel Triveneto negli ultimi tempi è aumentata? «Vivo a Treviso da qualche anno con la mia fidanzata e l’anno scorso ho acquistato all’asta un club storico l’ex tennis Zambon di Treviso. Sto portando avanti tutti gli adempimenti burocratici per la ristrutturazione e per rilanciarlo in grande stile. Si tratta di un’area molto vasta, dove ci saranno otto campi da tennis e sette di paddle, una palestra e l’area fitness». Quanto crede in questo progetto? «E molto ambizioso, perché diventerà un centro propedeutico per l’avviamento al tennis. I lavori, se non ci saranno intoppi, si concluderanno entro marzo del 2021». Siamo alla generazione più forte dopo quella che la portò fino al 4 dell’Atp? «Siamo messi molto bene. Abbiamo 7-8 tennisti nei primi 100, Sinner, Fognini e Berrettini sono in buona compagnia, anche se è presto per fare bilanci».

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Borg jr: “Il consiglio di papà? Divertirmi” (Sonzogni). Giulia Gatto-Monticone: “Wimbledon, poi l’azzurro. Mai stata così in forma” (Mecca). Corrado Barazzutti: “Tennis, mare e casu marzu. Questa è la mia Sardegna” (Muretto)

La rassegna stampa di mercoledì 19 febbraio 2020

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Borg jr: “Il consiglio di papà? Divertirmi” (Cristian Sonzogni, Gazzetta dello Sport)

I capelli lunghi, che lo rendevano ancora più somigliante a papà Björn, li ha tagliati corti corti. Ma gli occhi azzurri e intensi, come il sorriso sornione, non si possono nascondere e sono proprio quelli di famiglia. Leo Borg, 16 anni, numero 103 del ranking juniores, ha esordito a Bergamo nel circuito dei professionisti, ha perso al primo turno del Challenger contro Tseng (cinese di Taipei, a segno per 6-3 6-1 in 46 minuti) […] Un figlio che è tanto legato al genitore quanto distante dalla storia che ha contribuito a scrivere, nonostante abbia interpretato il ruolo del giovane Björn nel film del 2017 che racconta la storica rivalità con McEnroe. «Non guardo i suoi vecchi match e le sue imprese – dice Leo del padre – nemmeno i video su Youtube. Non credo sia utile per me, non aggiungerebbe nulla a quello che so. Devo stare concentrato su me stesso. Che poi è quello che mi dice lui. Mi suggerisce di divertirmi, di imparare sempre qualcosa di nuovo ogni giorno». Lo ripete come un mantra, il piccolo Borg, che poi tanto piccolo non è, e ha già le spalle larghe del papà. Spalle che dovranno sopportare una pressione non indifferente, nel percorso che lo attende. «Certo che ne sono consapevole – spiega lui sereno – ma cosa posso farci? Nulla, non posso cambiare l’attenzione nei miei confronti, devo concentrarmi su ciò che è nel mio controllo». Il ragazzo dimostra di avere testa e, tutto sommato, pure talento. Nella (prevedibile) sconfitta contro Tseng si vede un rovescio che ricorda l’arma letale di Borg senior, ma si vede anche un repertorio nel suo complesso all’altezza. Il difficile sta nei dettagli, in quelle cose che non si notano ma fanno la differenza. «Nel servizio – continua – devo migliorare tanto, e così nel gioco di gambe. Il rovescio sì, è il mio punto di forza, ma per diventare professionista e raggiungere i top players serve continuità». Sembra un po’ di sentire Rafa Nadal nei suoi 16 anni, quando ciò che stupiva del maiorchlno, più ancora del tennis, era la capacità di calarsi con piena consapevolezza nel ruolo di futuro campione. «Rafa, in effetti, è il mio modello – conferma – perché per lui ogni “quindici” conta allo stesso modo, e ogni partita non è mai finita fino all’ultimo punto. Un esempio». Mentre il padre è una presenza importante, senza poter essere un punto di riferimento: «Lo sento ogni giorno, mi dà consigli, mi segue. Ma poi in campo ci vado io» […]

Giulia Gatto-Monticone: “Wimbledon, poi l’azzurro. Mai stata così in forma” (Giorgia Mecca, Corriere Torino)

[…] Giulia Gatto-Monticone, a pochi giorni dal suo esordio vincente in Fed Cup, è già pronta per partire per il Sudamerica dove giocherà ad Acapulco e Monterrey. Tra una trasferta e l’altra vuole tenersi stretta ancora per un po’ la sua prima esperienza in nazionale […] Che cosa si prova a giocare per l’Italia? «In campo per fortuna ci si dimentica di tutto e si pensa soltanto a colpire la pallina. Ero più tesa a tifare per Camila, Elisabetta e Jasmine. La tensione si avverte, non stai giocando solo per te, ma per le tue compagne e per il tuo Paese, una sensazione insolita per noi tenniste, abituate a soffrire in solitudine». Si aspettava la convocazione? «Non ci speravo più. Negli anni scorsi c’era un gruppo consolidato e io mi sentivo fuori dai giochi, avevo paura fosse troppo tardi. Sapevo che Tathiana credeva in me, ma pure che la sua fiducia da sola non sarebbe bastata, dovevo dimostrare di meritarla». Nel 2019 lo ha dimostrato eccome: esordio in uno Slam, best ranking (numero 140 al mondo) e poi Wimbledon contro Serena Williams. «Tutti si ricordano di Serena, in realtà per fortuna ci sono molti altri momenti che mi hanno fatto pensare: “Wow, si stanno finalmente unendo i puntini”. Il debutto a Parigi è stato l’inizio di tutto, poi c’è la vittoria in Giappone, Londra, il giro di campo che mi hanno fatto fare la mattina della partita, il cerimoniale da imparare e rispettare». L’ha rispettato? «No, la regola impone che alla fine della partita i due giocatori debbano fermarsi e uscire insieme dal campo. Io me n’ero dimenticata. E stata Serena a fermarmi e a dirmi di aspettare, che dovevamo uscire insieme». Il prossimo luglio sarà più abituata. «L’anno scorso era tutto nuovo. Quello, in particolare, è stato un pomeriggio lungo. Alla fine della partita stavo scrivendo un messaggio al mio compagno Tommaso (Tozzo, il suo coach), avevo gli occhi sul cellulare e non mi sono accorta che davanti a me c’era Kate Middleton che voleva farmi i complimenti». […] E l’obiettivo per il 2020? «Entrare tra le prime cento del mondo». […] Quindi ha rivisto la partita sull’erba di Wimbledon? «Tantissime volte. Alla fine del torneo consegnano a tutti i giocatori una chiavetta usb con alcune foto e i video integrali della partita. La conservo come fosse un trofeo». Pensieri sul ritiro? «Mai. Sarebbe fuori luogo. Non sono mai stata così in forma in tutta la mia vita».

Corrado Barazzutti: “Tennis, mare e casu marzu. Questa è la mia Sardegna” (Roberto Muretto, Nuova Sardegna)

Da giocatore aveva il diavolo in corpo. Da capitano non giocatore della nazionale di tennis (dal 2001) è diventato una persona quasi flemmatica. Corrado Barazzutti, nato a Udine 66 anni fa, è stato anche n. 7 al mondo, seconda migliore classifica ATP di un tennista italiano dall’introduzione del sistema di calcolo computerizzato, dopo Adriano Panatta, 4 nel 76 […] Ha ricordi legati all’isola come giocatore? «Forse ho partecipato a qualche torneo over 35. Non mi viene in mente altro». E come ct in Coppa Davis? «Per fortuna tutti belli. Tante volte abbiamo giocato qui e abbiamo sempre vinto». Ci racconta di lei e il presidente Binaghi, cagliaritano? «Una collaborazione iniziata tanto tempo fa. Con Angelo quando presidente federale era Galgani ci incontravamo al mare, parlavamo di fare qualcosa per cambiare federazione. Lui è stato prima consigliere, io sono arrivato come tecnico, poi promosso capitano non giocatore. Tra di noi c’è stima reciproca e amicizia. Abbiamo fatto tutti insieme un gran lavoro e cambiato il volto della Fit, ottenendo risultati che forse sono andati oltre le aspettative. Se dopo 20 anni sono ancora qui vuol dire che il lavoro è stato apprezzato» […] Binaghi recentemente ha detto che da anni la Sardegna non ha un giocatore di livello, perché secondo lei? «Senza conoscere bene la situazione è difficile dare delle risposte. Bisogna capire che lavoro si fa. Certe volte si fanno ottime cose e non si ottengono grandi risultati. Non dipende solo dalla capacità dei maestri ma anche dal materiale che hai a disposizione» […] Le piace la nuova formula della Coppa Davis? «Secondo me andrebbe rivista. Troppe squadre in un’unica sede… rischi che gli incontri vengano giocati a notte fonda. Io sono della vecchia scuola ma questo non vuol dire che non sia per i cambiamenti». Ai suoi tempi si giocava al meglio dei cinque set. «Portarla al meglio dei tre set ha per certi versi sminuito la manifestazione. Capisco che i tempi sono cambiati, le necessità sono diverse, la televisione vuole la sua parte. Però il fascino della Davis era quello che i pronostici contavano poco e spesso venivano sovvertiti. Se potessi decidere io tornerei alla vecchia formula». Tutti dicono che con la Corea del Sud sarà facile. Ma… «Non è vero. Se uno va a vedere i giocatori coreani e i risultati che hanno ottenuto ultimamente non mi pare si possa dire così. Nello sport nulla è semplice. Sarà un match da affrontare con determinazione. Noi non sottovalutiamo nessuno e sappiamo che anche in questa occasione bisognerà dare il massimo». Sinner lo convoca? «Lo saprete il giorno che darò l’elenco dei convocati. Stiamo parlando di un ragazzo interessante, dalle enormi potenzialità. Insieme a Berrettini e Sonego rappresenta il futuro del nostro tennis. Per Sinner prevedo un futuro grandioso, è un predestinato. Ha la testa giusta per giocare ad alti livelli e lo sta dimostrando». Ma forse non lo convoca. «Vedremo. Non è corretto anticipare i nomi dei giocatori. Prima di dirlo ai giornalisti devo informare loro». Sarà la volta buona per tornare ad alzare una Coppa che l’Italia ha vinto 44 anni fa, con lei in campo? «Speriamo, posso augurarmelo. Io ho avuto la soddisfazione di vincerla ed è stata una emozione fortissima. Sarebbe bello riuscirci anche da capitano. Ma sappiamo che la strada è lunga e anche molto molto complicata. Di sicuro siamo consapevoli delle nostre potenzialità e vogliamo esprimerlo al top» […]

 

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Provaci ancora Kim. Un set da campionessa (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 18 febbraio 2020

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Provaci ancora Kim. Un set da campionessa (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Sul 2-0 per Kim Clijsters nel tie-break del secondo set, a tremare non è stata solo Garbine Muguruza: la ex numero 1 del mondo, la finalista degli ultimi Australian open, e soprattutto l’avversaria di Kim nel primo turno del torneo Wta di Dubai. Ha tremato un po’ tutto il tennis femminile. Perché se alla Clijsters, che non giocava un match ufficiale dagli Us Open del 2012, che è mamma di tre figli e si porta dietro tutte le ruggini di una lunga inattività – compreso qualche chilo di troppo – fosse riuscito di trascinare la partita al terzo set (il primo lo aveva incamerato per 6-2 la spagnola) e magari di piazzare il colpaccio, beh, un paio di generazioni tennistiche di sue eredi, ammettiamolo, non ci avrebbero fatto una grande figura […] L’istinto agonistico, le geometrie impeccabili, le botte anticipate diritto e rovescio – quando può colpire da ferma – sono ancora lì; e persino un abbozzo delle sue famose ‘spaccate’. Quello che manca è la mobilità, altrimenti per la Muguruza sarebbero stati guai più seri […] «Penso che sia stata una partita speciale – ha detto Garbine, visibilmente sollevata – perché non sapevo come avrebbe giocato Kim. So che può farlo in maniera incredibile, e a tratti ci è riuscita, specie nel secondo set. È stato un match equilibrato. E divertente da giocare, contro una grandissima campionessa». Nella sua prima carriera, fra un ritiro e un rientro, la ex numero 1 del mondo belga aveva vinto 41 titoli, compresi quattro Slam, tre dopo essere diventata mamma, guadagnandosi già un posto nella Hall of Fame del tennis. Vederla staccarsi dalla storia del tennis per rientrare in campo è affascinante e inquietante insieme, ma vale la pena capire fin dove mamma Kim potrà arrivare giocando contro tenniste che – vedi la quindicenne Coco Gauff – potrebbero essere sue figlie […]

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