Pagelle: Rafa a un soffio dai venti, Bianca al primo dei tanti, Matteo tra i giganti

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Pagelle: Rafa a un soffio dai venti, Bianca al primo dei tanti, Matteo tra i giganti

Rafael Nadal argina uno strepitoso Medvedev ed è ad un passo da Roger Federer. Andreescu aggiunge un tassello alla maledizione di Serena Williams. Matteo Berrettini ipoteca il futuro e fa sognare l’Italia

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)
 
 

Rafa Nadal 10
Rafa 2019 o anche Rafa 20-19 fate voi. È arrivato in finale trotterellando tra un Millman, un Chung, un ex come Cilic, ha tenuto a bada le velleità di Berrettini e si involava sereno verso l’apoteosi. Tutto troppo sereno per Rafa e allora eccolo tirare fuori un’altra impresa delle sue, quando l’altro sembrava mettergli una mano in testa. Il più grande sportivo della storia nel rifiutare il concetto di sconfitta. Ancora una volta. Ancora una volta e sempre Rafa. L’uomo a cui nessuna impresa è proibita, tranne rispettare la regola dei 25 secondi.

Bianca Andreescu 10
“Un anno fa mi deprimevo e mi venivano spesso pensieri negativi, rompevo racchette, anche in allenamento, ma ho visto che non funzionava comportarmi così. Ho chiesto aiuto e consiglio ad altre persone. A questo livello tutte sanno giocare bene a tennis, la cosa che separa le campionesse dalle altre è l’attitudine mentale”. Il tutto a 19 anni. Visto quello che è successo con Osaka dopo l’Australia ci andremmo cauti, ma per come ha chiuso il secondo set dopo la rimonta di Serena, saremmo stupiti se non la dovessimo trovate tra qualche anno con il carniere di caccia strapieno di titoli.

Daniil Medvedev 9,5
Ha iniziato insultando tutti, ball-bay brutalizzati, dito medio al pubblico e via di partita in partita con teatrini al microfono e bordate di fischi. Ha finito per essere l’idolo dell’Arthur Ashe. Una roba da fenomeno puro. A differenza di altri che fenomeni lo sono ma solo da baraccone, Daniil ha dimostrato di avere tanta sostanza, tanta tigna e cattiveria e un tennis molto personale ma devastante. Aggiusterà la testa o forse no, ma la sensazione è che dominerà.

 

Fabio Fognini 5,5
Stavolta le bombe gliele ha recapitate in capo Opelka al primo turno (meno male perché se Trump avesse sentito di bombe su New York lo avrebbe mandato a Sing Sing), e così il primo US Open da top 10 è finito al primo turno, con la caviglia in disordine e poche recriminazioni.

L’atteggiamento dei tifosi italiani con Fognini 1
Cecchinato va in semifinale a Parigi? “Chissà Fognini come rosica…”. Berrettini fa semifinale a New York? “Ah, finalmente un italiano con la testa sulle spalle, non come Fognini”. Ma perché ad ogni impresa di un tennista azzurro si deve deridere Fabio? Non è un santo, ha sbroccato tante volte, ma chi ha portato sulle spalle il tennis azzurro negli ultimi 10 anni? Top 10, tanti scalpi eccellenti, un 1000 e altri tornei: ma cosa volete da Fognini?

Serena Williams 7
Lo psicodramma continua, il ventiquattro che vuole non è uscito sulla ruota di New York (anche se ventiquattro sono i game raccattati nelle ultime quattro finali Slam perse), almeno stavolta ci ha risparmiato lo show del 2018. Oddio, sempre simpatica su Sharapova e performance alla Mourinho su Ramos. “Conosco solo Sergio Ramos, Albert Ramos, Ramos del Lagos di Comos…”.

Novak Djokovic S.V.
Si è rotto. E lo hanno pure fischiato. Sta a vedere che il Guru porta sfiga.

Stan Wawrinka 7
Sprazzi di Stanimal ma è riuscito a perdere contro un Medvedev che sembrava morto. E lì si sono rivisti sprazzi dello Stan prima maniera.

La psiche dei Next Gen 2
Nick Kyrgios (5) ci ha deliziato stavolta dicendoci che l’ATP è corrotta, Shapovalov (5,5) ci informa che non essere testa di serie gli fa schifo, come se fosse colpa nostra, Tsitsipas (4,5) dà di matto con l’arbitro reo di essere francese. E poi c’è Medvedev che lancia asciugamani a destra e a manca, sbraita, litiga con il pubblico e lo trolla, salvo pentirsi strada facendo. Forse hanno visto troppo McEnroe, ma mai fare il McEnroe (magari…) se non sei McEnroe. State buoni se potete…

Matteo Berrettini 9,5
Si chiama Matteo, è italiano, non twitta sui social ogni cosa che mangia, non fa comizi sulle spiagge, non ha offerto 80 euro agli italiani. Eppure può governare il nostro tennis e non solo. Mezzo voto in meno per due motivi: 1) come ha giocato i set point contro Nadal; 2) la sensazione che si meriterà presto il voto pieno. Il quinto set con Monfils si incastona tra le gemme dello sport italiano, il modo in cui ha disinnescato Rublev (6,5), che sembrava un indemoniato, è da fuoriclasse pronto per i vertici. La lezione di Federer è servita eccome, ora è in un’altra dimensione. Carbonara power ha fatto innamorare tutti e ci farà divertire per anni.

Jannik Sinner 7,5
Primo main draw Slam, meritato nelle quali. Presto non le farà più e ricorderà la splendida figura fatta con Stanimal come l’inizio di una straordinaria avventura. Vai Jannik, che fratellone Matteo ti aspetta per conquistare il mondo.

Paolo Lorenzi 8
Il tennis non ha età e accanto al ragazzino terribile gli US Open raccontano la storia di passione e sacrifico di Paolino. Mai fortuna (LL) fu più meritata. Si parla tanto di talento, di presunti fenomeni che giocano un tennis da circolo. Ma il tennis è Paolo Lorenzi.

Roger Federer 5
Non ha paura di Ubaldo, ma dei ragni. Ma ormai non ha più i superpoteri di Spiderman. A 70 anni si vede comodo in pantofole in Svizzera, a 40 ancora in campo. Per adesso è rimasto a quel maledetto 40… -15. La schiena ha fatto crack, ma contro l’ex baby-Fed ha perso un match che non doveva perdere. Avrà altre occasioni Slam? La logica dice no, ma ha sorpreso talmente tante volte…

Grigor Dimitrov 8
Sembrava perso, ha battuto quello lì e il paragone che gli ha rovinato la vita, ma ha perso una chance di farsi asfaltare da Rafa in finale. Alla fine, meglio così per tutti.

Alexander Zverev 4,5
Non si riprende più. Che sia stato un clamoroso bluff o sono solo pause di gioventù?

Lorenzo Sonego 7
Si vendica di Granollers, crolla al secondo turno, prende un aereo, arriva a Genova, gioca 3-4 maratone, fa un selfie con Dell’Olivo e vince il torneo. C’erano una volta gli italiani fannulloni, oramai siamo terra di stakanovisti.

Thomas Fabbiano 7
Purtroppo per lui le teste di serie sono solo 32, altrimenti arriverebbe in fondo ad ogni Slam.
Thiem e poi quinto fatale

Marco Cecchinato 4
Un italiano fa semifinale in uno Slam e a pensare a come è ridotto quello che c’era riuscito un anno fa, viene tanta tristezza. Matteo, via con i gesti apotropaici.

Belinda Bencic 8
Un gran piacere ritrovarla qui ma resta la sensazione di un’occasione sprecata. Forse per Serena…

Elina Svitolina 7,5
Magari se non fosse rimasta a soffrire cinque ore al fianco di Gael (7) avrebbe avuto qualche energia in più contro Serena. Ma al cuor non si comanda e un’altra occasione Slam se ne va.

Osaka 5
Una brutta difesa del titolo, ma l’abbraccio e le parole a Gauff (6,5) sono da libro cuore.

Taylor Townsend 8
Un altro tennis è possibile. Anche nel 2019. I nostalgici di Martina e Amelie ringraziano.

Simona Halep 4
È vero che ai Championships è andata a rete solo per i saluti, ma da una campionessa di Wimbledon ci si aspetta qualcosa di più che farsi uccellare dal serve&volley.

Camila Giorgi 4
Avevamo visto una bella Camila sul cemento (minore) americano. Poi 6-1 6-0 da Sakkari che è forte ma…

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Pagelle Wimbledon: Nole save the Queen

Il settimo trionfo di Djokovic che evita la profanazione del tempio da parte del ribelle Kyrgios. Ribakyna beffa Jabeur, i progressi di Sinner. E Nadal che per non dare ragione a Fognini rinuncia al Grande Slam

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Il Centre Court non è un tribunale, checchè ne dica google traslate, ma in ogni caso con sei mesi di ritardo Novak Djokovic (10) si è preso la soddisfazione di avere la meglio su un australiano. Che poi sia il meno amato dagli stessi down under, anzi l’unico che, seppur detestandolo amabilmente (“sei un idiota”, gli disse ai tempi del mitologico Adria Tour”), lo difese a Melbourne, probabilmente più per il gusto di andare contro i suoi connazionali,  è un altro discorso.

È stata un’edizione dei Championship’s anomala, senza giocatori russi e bielorussi per decisione degli organizzatori (0), senza punti per decisione di ATP e WTA (0), senza Roger Federer (10 per l’eleganza) per gli acciacchi dell’età e, ahinoi, senza Matteo Berrettini (per via del Covid anche se qualche genio ha pure avuto il coraggio di suggerirgli di fare finta di nulla e giocare lo stesso…), e dunque capirete se stavolta abbiamo seguito il torneo senza…genio (per i non partenopei, “senza voglia”).

Abbiamo anche dovuto sorbirci le battutone di quelli che ci hanno raccontato del destino cinico e baro che ha voluto punire gli inglesi, nell’anno dell’esclusione dei russi, con la vittoria del torneo da parte di una giocatrice nata a Mosca, dimenticando che la brava Ribakyna (10) è diventata kazaka da anni non per amore ma per soldi e dunque tutto è tranne che un baluardo da ergere contro i cattivoni sudditi della regina.

 

Per fortuna ci sono stati Bertolucci e Panatta (10) a farci sorridere con i loro tweet, decisamente più interessanti dell’intero torneo.

Alla fine usciamo dai Championship’s anche con qualche rimpianto perché Jannik Sinner (8) si è scoperto all’improvviso a suo agio sui prati, ha rispedito al mittente le velleità dei futuro vincitore di qualsiasi cosa, nonché futuro primatista slam etc etc e per due set aveva anche tenuto la testa sott’acqua a Novak. Che purtroppo però si è ricordato di dover fare pipì, si è guardato allo specchio, ha visto con chi avrebbe dovuto fare i conti la mattina dopo, e dunque è tornato in campo e fine dei nostri sogni di gloria.

Che poi diciamola tutta, meno male che la finale l’abbia vinta Nole: non ce l’avremmo fatta ad ascoltare i canti di giubilo dei sostenitori del “più grande di tutti quando ha voglia” Nick Kyrgios (8), bravo a sfruttare l’occasione di un tabellone da challenger e a vincere la battaglia dei cafoni con Tsitsipas, che noi avremmo fatto giocare sul campo 38.

Ci avrebbe pensato Rafa Nadal (7 come i millimetri del suo stiramento) a rispedire il buon Nick a casa, ma purtroppo pur di non dare ragione a Fabio Fognini (2) che non perde mai l’occasione di dire una cosa sensata, soprattutto a Wimbledon, ha preferito ritirarsi e rinunciare al Grande Slam anche se stava benissimo.

Sarebbe stata una bella storia quella di Ons Jabeur (8) ma purtroppo la tunisina, dopo il ko di Iga Swiatek (4, ma prima o poi doveva perdere una partita…) non ha saputo reggere la pressione della favorita fino in fondo.

È stato un torneo in cui hanno trovato gloria e soldi anche Norrie (7,5) e Garin (7), mentre  l’amico Fritz (4) ha dimostrato ancora una volta di essere vittima della sindrome di Stendhal davanti agli addominali altrui: dopo Melbourne 2021 con Djokovic, stavolta l’addominale di Rafa è stato fatale per l’americano, il quale evidentemente quando vede una tartaruga sofferente, fa prevalere la sua indole animalista e si arrende.

Svelato infine il vero motivo del battibecco tra Nadal e Sonego nel finale di partita trai due. A Rafa avevano dato fastidio le urla di Lorenzo, in particolare un “Forza Toro” del granata. Da lì l’equivoco: “il Toro di Manacor sono io”, “No Rafa, di Toro ce n’è uno solo “. Insomma una faccenda di corna, risolta alla fine con un invito di Sonego  a Rafa a comparire nel video del prossimo successo musicale dell’azzurro. “Porta anche Shakira, come in Gypsy, tanto oramai Piquè  pensa ad altro e non alla Davis”. Ecco, sempre faccende di corna…

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Pagelle Roland Garros: Rafa Nadal, un piede e mezzo nella leggenda

PARIGI – Il quattordicesimo titolo di uno zoppo Nadal e il finto scoop del suo ritiro. Swiatek padrona, fantastica Trevisan. Il caso Sinner e ed le sessioni notturne che più notturne non si può

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Parigi

Eh no, non si ritira. Rafa XIV è il Re Sole del tennis e il suo regno è il più lungo della storia come quello del suo gemello numerico Luigi. Lo speravano in tanti eh, in trepidante attesa. Ora si sbarazza rapidamente del norvegese e poi farà il discorso al mondo del tennis in lacrime annunciando l’addio. Un bel “Well”, una lacrimuccia e via: “è stato bellissimo, ma non ci rivedremo più”.

Ma dove? Ma perché? Uno che a trentasei anni corre e zompa più di un ragazzino, mentre i suoi presunti avversari si arenano, scompaiono o si fanno male. E perché mai dovrebbe ritirarsi? Rafael Nadal (10 e lode, 11, 12, 13 e 14, pure il voto dobbiamo dargli?) continuerà, anche se erano stati convocati d’urgenza a Parigi il Re di Spagna, Roger Federer, tutto il Real Madrid, tutti gli abitanti di Manacor  e tutti gli avversari battuti nel corso delle 14 cavalcate vincenti (più o meno lo stesso numero di persone) per tributargli il dovuto omaggio. Non se n’è fatto più nulla e allora sono andati tutti a Disney capitanati dai 4 gemelli Federer.

 

A proposito di Roger, ma cosa si pretendeva da Casper Ruud (9)? Davvero si poteva pensare che il buon norvegese, che quasi perdeva con Sonego (6,5), potesse riuscire dove avevano fallito Federer (4 volte), Djokovic (3 volte), Thiem (2 volte), Wawrinka, Ferrer, Soderling e Puerta?

Ad inizio torneo in ogni caso l’auspicio di tutti era stato che il torneo maschile diventasse avvincente e incerto come quello femminile. Ecco, ci ha pensato Iga Swiatek (10) che senza trucco (se ne farà una ragione il Direttore) e senza inganno ha allungato la sua serie vincente e una concreta minaccia di dominio.

È stato in ogni caso il torneo di Martina Trevisan (10) che ha deciso di farsi eliminare in semifinale perché non avrebbe retto la settima conferenza stampa nella quale rispondere per la settima volta a domande sul suo passato. Comunque Martina è ufficialmente il nostro idolo: quando ha confessato di lavare i panni sporchi solo nei giorni in cui non gioca, di mangiare sempre la stessa portata la sera prima della partita nello stesso ristorante, ci siamo sentiti meno folli quando diamo di matto nel non trovare il nostro polsino preferito la sera prima della partita del torneo sociale. La sconfitta con Coco Gauff (9) è solo un punto di partenza verso mete sempre più ambiziose e Martina ha tutto il diritto (che colpo!) di guardare al futuro con grandi speranze.

Anche Camila Giorgi (7,5) ha giocato un gran torneo, le sua prestazioni con Zhang, Putintseva e soprattutto  Sabalenka sono state da sballo, un po’ meno con Kasatkina (8) ma non si può pretendere che cambi gioco all’improvviso. Più che altro, sempre dal basso del nostro tennis di quarta categoria dove lottiamo con infortuni muscolari e acciacchi vari, saremmo grati a Sergio se ci fornisse qualche chilo di quel carbone miracoloso che ha fatto guarire Camila dallo strappo rimediato a Roma.

Resta intanto il mistero sul significato della scritta apparsa sulla maglietta della giovane invaditrice (pare si dica così) di campo durante la semifinale tra Ruud e Cilic. Ci restano 1028 giorni per:
– il ritorno di Tsitsipas dal toilette break?
– digerire quella cosa informe definita “pasta alla bolognese” propinata in mensa al Roland Garros?
– Comprendere il motivo degli infortuni di tutti i nostri?

A tal proposito a Parigi si è consumato  l’affaire Jannik Sinner (7) che, poveretto, il suo buon torneo l’aveva giocato prima che il fisico gli chiedesse il conto. E via con le accuse del vecchio entourage al nuovo, accuse al preparatore, e non c’ha il fisico, e ha giocato troppo l’anno scorso, e ha giocato poco adesso, e si è allenato poco, e deve fermarsi 2-3 mesi senza giocare e fare preparazione, etc. etc. Un vero e proprio caso politico, nel senso che è sembrato assistere alle scene del nuovo governo che accusa il vecchio (“Questa è la situazione disastrata che ci hanno lasciato”) e il vecchio che deride il nuovo (“Quando c’eravamo noi…”).
 Il ragazzo si farà anche se ha le gambe secche, diamo tempo al tempo.

Intanto Lorenzo Musetti (6) ha confermato di poter giocare due set sublimi ad un anno di distanza, ma poi Rune (8), oltre a far rasserenare i rapporti tra Danimarca e Norvegia, ha fatto capire che in fondo in fondo Tsitsipas (4,5) non era proprio imbattibile.

E Novak Djokovic (5,5)? Sembrava dovesse far un sol boccone di Rafa e invece nell’unico Slam che gli dava punti nel 2022 ha raggiunto solo i quarti. Bravo comunque a riconoscere i meriti dello spagnolo e a proiettarsi sulla stagione sull’erba, a meno che il vaiolo delle scimmie…

Che dire poi di Sascha Zverev? Voto difficile perché il terribile infortunio ha lasciato tutti amareggiati e sconvolti, ma non si può dimenticare che sin lì doveva essere (quasi) comodamente due set a zero su Nadal e invece era nei pasticci. Ma il tedesco non deve deprimersi anche se l’infortunio alla caviglia pare molto brutto. In fondo il suo avversario in semifinale gioca con un piede rotto da 15 anni e ha vinto 22 slam quindi, chi va con lo zoppo, impara a zoppicare…

Marin Cilic (8) in semifinale a Parigi viene classificato come l’undicesimo mistero di Medjugorje, ma intanto a Wimbledon il vecchio Marin potrebbe anche fare lo scherzetto. Daniil Medvedev (4,5) ha invece confermato che la terra non fa per lui mentre sulla terra è un po’ tornato Carlos Alcaraz (7) che doveva vincere il primo dei suoi quindici Roland Garros e invece si è fermato ai quarti. Felix Auger Aliassime (7,5) ha portato Nadal al quinto e Zio Toni al manicomio, mentre la delusione del tabellone femminile è sicuramente Ons Jabeur (4) che però ringraziamo perché ha aperto uno spiraglio in cui si è infilata la nostra Martina.

Le sessioni serali, anzi notturne del Roland Garros (3) hanno emozionato talmente il pubblico che per i brividi si è rannicchiato sotto le coperte, per l’entusiasmo di tutti gli addetti ai lavori ritrovatisi alle 02.00 alla disperata ricerca di un taxi. Ma i francesi hanno classe, solo loro potevano ricavare un campo – il Simonne Mathieu (9) – da una serra, anche se il caffè non è arte loro, soprattutto se propongono quella brodaglia a € 3,80, promettendo di restituirti un euro in cambio della restituzione del bicchierino.

Ma insomma il tempo vola e, punti o non punti, russi o non russi, si sente già il profumo delle fragole. A Parigi era attesa ogni giorno una riunione “decisiva” sulle sorti di Wimbledon, così come era attesa la tanto famigerata conferenza stampa “di addio” di Nadal.

Chi vivrà vedrà, tra fake news a volontà.

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Pagelle: Mille e una Nole, Swiatek m…Iga male!

Sesto trionfo romano di Djokovic che sfonda il tetto delle mille vittorie. Swiatek padrona, Sinner unico sorriso azzurro

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Novak Djokovic - Roma 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Più che Foro italico, è stato il forno italico, tra colpi di calore, folla oceanica, malori e canicola garantita. Di ombra neanche a parlarne e i poveri spettatori hanno dovuto arrangiarsi spiaggiandosi sui pochi metri di prato nei pressi dei campi di padel. A proposito di prati e di padel, è vero che gli Internazionali viaggiano verso l’upgrade di super1000 ma ad Angelino VI oramai non interessa più nemmeno l’appellativo di quinto slam. “Roma sarà la Wimbledon del Padel”: avvertite la Regina che il prossimo anno dovrà organizzarsi un fine settimana a Roma, in alternativa dovremo declinare su Papa Francesco per la premiazione.

C’è poco da scherzare comunque, Roma resta il migliore torneo del mondo, figuriamoci quando non piove, al punto che anche il tetto sul centrale sembra stia per assumere la stessa utilità e lo stesso numero di progetti poi scartati del ponte sullo stretto di Messina. Il fascino delle statue, l’atmosfera della Dolce  vita, il profumo della porchetta andata a male, sono cose che nessuno al mondo può offrire, così come il parcheggio in divieto di sosta sul lungotevere o le file di 2 ore per una bottiglia d’acqua.
Che poi oramai il pubblico romano è diventato raffinato: sì, qualcuno che ancora fischia gli avversari dei gladiatori azzurri c’è (bazzecole rispetto ai tempi di Panatta), ma la maggior parte oramai ha il palato fine. “No, non prendo i biglietti sul centrale, che devo fare con Djokovic e Nadal? Meglio il Grandstand, si vede più vicino e i match sono più interessanti”. “Ti dirò, il ground è meglio i primi giorni, che puoi vedere come colpisce Brooksby e le rotazioni di Jabeur”.

Ma veniamo a temi relativi allo sport minore che più ci interessa (quando dovremo interessarci di padel, ci daremo all’ippica). Jannik Sinner (7) ha finalmente capito qual è la sua più grande colpa: non essere Alcaraz e soprattutto essere più “anziano” di lui. Le imprese del fenomeno di tutti i mari e monti, oramai prossimo a superare il record di 21 slam e di stracciare ogni altro primato hanno dunque offuscato le gesta di Jannik, oramai relegato al ruolo di comprimario. Dodici sconfitte su dodici contro i top5 sono la prova provata che il nostro è un bluff, che non vincerà mai niente, che sarà un comprimario, ma in fondo Jannik mica è un italiano vincente, è il solito tedesco perdente. 

 

Novak Djokovic (9) è tornato a vincere, ha sciorinato il suo italiano eccellente, è tornato a lanciare urla belluine e Parigi ha il suo naturale favorito. La brutta notizia per le nuove generazioni è che Stefan Djokovic ha iniziato a seguire le orme del papà, giocando il primo torneo a 7 anni: le cronache raccontano che abbia vinto, superando in semifinale e poi  in finale due gemelli svizzeri, tali Leo e Lennart, annullando  ad entrambi due match point.
In assenza del futuro dominatore di tutti i terreni di gioco, il vecchio Re di Roma Rafa Nadal (6) si è dovuto arrendere agli acciacchi dell’età: chissà se il sole e il caldo di Porte d’Auteuil riusciranno in un nuovo miracolo. Intanto il povero Stefanos Tsitsipas (8) sognava di fare di Roma una colonia greca e invece   è stato tramortito per un set in finale e poi non è riuscito ad allungare il match al terzo.

Tra le donne oramai il regno di Iga Swiatek (10) non conosce più confini: 5 tornei di fila, 28 vittorie consecutive e una superiorità tecnica imbarazzante. Il bis a Parigi sembra prenotato, ma chissà, le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Roma comunque ha scoperto la classe e la gentilezza di Ons Jabeur (9), giunta un po’ cotta in finale, dopo maratone e il trionfo di Madrid, ms sempre sorridente e disponibile con i bambini a bordo campo.

Sinner a parte, non è stato un torneo indimenticabile per i colori azzurri. Con Berrettini e Musetti fermi ai box, il plotone di wildcard proveniente dalle prequali è stato irrimediabilmente spazzato via ai primi contatti con il tennis di un certo livello, tra le ragazze non abbiamo raccattato nemmeno un set. Per fortuna i “Chicchi” Fognini e Bolelli hanno ben figurato in doppio, arrendendosi in semifinale ma gettando le basi per una tappa torinese a fine stagione. Ma non c’è da disperarsi, il tennis oramai è alle spalle, il futuro è il padel ed è alle porte, Roma caput mundi, la Wimbledon del Padel vi aspetta…

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