Pagelle: Rafa a un soffio dai venti, Bianca al primo dei tanti, Matteo tra i giganti

Pagelle

Pagelle: Rafa a un soffio dai venti, Bianca al primo dei tanti, Matteo tra i giganti

Rafael Nadal argina uno strepitoso Medvedev ed è ad un passo da Roger Federer. Andreescu aggiunge un tassello alla maledizione di Serena Williams. Matteo Berrettini ipoteca il futuro e fa sognare l’Italia

Pubblicato

il

Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Rafa Nadal 10
Rafa 2019 o anche Rafa 20-19 fate voi. È arrivato in finale trotterellando tra un Millman, un Chung, un ex come Cilic, ha tenuto a bada le velleità di Berrettini e si involava sereno verso l’apoteosi. Tutto troppo sereno per Rafa e allora eccolo tirare fuori un’altra impresa delle sue, quando l’altro sembrava mettergli una mano in testa. Il più grande sportivo della storia nel rifiutare il concetto di sconfitta. Ancora una volta. Ancora una volta e sempre Rafa. L’uomo a cui nessuna impresa è proibita, tranne rispettare la regola dei 25 secondi.

Bianca Andreescu 10
“Un anno fa mi deprimevo e mi venivano spesso pensieri negativi, rompevo racchette, anche in allenamento, ma ho visto che non funzionava comportarmi così. Ho chiesto aiuto e consiglio ad altre persone. A questo livello tutte sanno giocare bene a tennis, la cosa che separa le campionesse dalle altre è l’attitudine mentale”. Il tutto a 19 anni. Visto quello che è successo con Osaka dopo l’Australia ci andremmo cauti, ma per come ha chiuso il secondo set dopo la rimonta di Serena, saremmo stupiti se non la dovessimo trovate tra qualche anno con il carniere di caccia strapieno di titoli.

Daniil Medvedev 9,5
Ha iniziato insultando tutti, ball-bay brutalizzati, dito medio al pubblico e via di partita in partita con teatrini al microfono e bordate di fischi. Ha finito per essere l’idolo dell’Arthur Ashe. Una roba da fenomeno puro. A differenza di altri che fenomeni lo sono ma solo da baraccone, Daniil ha dimostrato di avere tanta sostanza, tanta tigna e cattiveria e un tennis molto personale ma devastante. Aggiusterà la testa o forse no, ma la sensazione è che dominerà.

 

Fabio Fognini 5,5
Stavolta le bombe gliele ha recapitate in capo Opelka al primo turno (meno male perché se Trump avesse sentito di bombe su New York lo avrebbe mandato a Sing Sing), e così il primo US Open da top 10 è finito al primo turno, con la caviglia in disordine e poche recriminazioni.

L’atteggiamento dei tifosi italiani con Fognini 1
Cecchinato va in semifinale a Parigi? “Chissà Fognini come rosica…”. Berrettini fa semifinale a New York? “Ah, finalmente un italiano con la testa sulle spalle, non come Fognini”. Ma perché ad ogni impresa di un tennista azzurro si deve deridere Fabio? Non è un santo, ha sbroccato tante volte, ma chi ha portato sulle spalle il tennis azzurro negli ultimi 10 anni? Top 10, tanti scalpi eccellenti, un 1000 e altri tornei: ma cosa volete da Fognini?

Serena Williams 7
Lo psicodramma continua, il ventiquattro che vuole non è uscito sulla ruota di New York (anche se ventiquattro sono i game raccattati nelle ultime quattro finali Slam perse), almeno stavolta ci ha risparmiato lo show del 2018. Oddio, sempre simpatica su Sharapova e performance alla Mourinho su Ramos. “Conosco solo Sergio Ramos, Albert Ramos, Ramos del Lagos di Comos…”.

Novak Djokovic S.V.
Si è rotto. E lo hanno pure fischiato. Sta a vedere che il Guru porta sfiga.

Stan Wawrinka 7
Sprazzi di Stanimal ma è riuscito a perdere contro un Medvedev che sembrava morto. E lì si sono rivisti sprazzi dello Stan prima maniera.

La psiche dei Next Gen 2
Nick Kyrgios (5) ci ha deliziato stavolta dicendoci che l’ATP è corrotta, Shapovalov (5,5) ci informa che non essere testa di serie gli fa schifo, come se fosse colpa nostra, Tsitsipas (4,5) dà di matto con l’arbitro reo di essere francese. E poi c’è Medvedev che lancia asciugamani a destra e a manca, sbraita, litiga con il pubblico e lo trolla, salvo pentirsi strada facendo. Forse hanno visto troppo McEnroe, ma mai fare il McEnroe (magari…) se non sei McEnroe. State buoni se potete…

Matteo Berrettini 9,5
Si chiama Matteo, è italiano, non twitta sui social ogni cosa che mangia, non fa comizi sulle spiagge, non ha offerto 80 euro agli italiani. Eppure può governare il nostro tennis e non solo. Mezzo voto in meno per due motivi: 1) come ha giocato i set point contro Nadal; 2) la sensazione che si meriterà presto il voto pieno. Il quinto set con Monfils si incastona tra le gemme dello sport italiano, il modo in cui ha disinnescato Rublev (6,5), che sembrava un indemoniato, è da fuoriclasse pronto per i vertici. La lezione di Federer è servita eccome, ora è in un’altra dimensione. Carbonara power ha fatto innamorare tutti e ci farà divertire per anni.

Jannik Sinner 7,5
Primo main draw Slam, meritato nelle quali. Presto non le farà più e ricorderà la splendida figura fatta con Stanimal come l’inizio di una straordinaria avventura. Vai Jannik, che fratellone Matteo ti aspetta per conquistare il mondo.

Paolo Lorenzi 8
Il tennis non ha età e accanto al ragazzino terribile gli US Open raccontano la storia di passione e sacrifico di Paolino. Mai fortuna (LL) fu più meritata. Si parla tanto di talento, di presunti fenomeni che giocano un tennis da circolo. Ma il tennis è Paolo Lorenzi.

Roger Federer 5
Non ha paura di Ubaldo, ma dei ragni. Ma ormai non ha più i superpoteri di Spiderman. A 70 anni si vede comodo in pantofole in Svizzera, a 40 ancora in campo. Per adesso è rimasto a quel maledetto 40… -15. La schiena ha fatto crack, ma contro l’ex baby-Fed ha perso un match che non doveva perdere. Avrà altre occasioni Slam? La logica dice no, ma ha sorpreso talmente tante volte…

Grigor Dimitrov 8
Sembrava perso, ha battuto quello lì e il paragone che gli ha rovinato la vita, ma ha perso una chance di farsi asfaltare da Rafa in finale. Alla fine, meglio così per tutti.

Alexander Zverev 4,5
Non si riprende più. Che sia stato un clamoroso bluff o sono solo pause di gioventù?

Lorenzo Sonego 7
Si vendica di Granollers, crolla al secondo turno, prende un aereo, arriva a Genova, gioca 3-4 maratone, fa un selfie con Dell’Olivo e vince il torneo. C’erano una volta gli italiani fannulloni, oramai siamo terra di stakanovisti.

Thomas Fabbiano 7
Purtroppo per lui le teste di serie sono solo 32, altrimenti arriverebbe in fondo ad ogni Slam.
Thiem e poi quinto fatale

Marco Cecchinato 4
Un italiano fa semifinale in uno Slam e a pensare a come è ridotto quello che c’era riuscito un anno fa, viene tanta tristezza. Matteo, via con i gesti apotropaici.

Belinda Bencic 8
Un gran piacere ritrovarla qui ma resta la sensazione di un’occasione sprecata. Forse per Serena…

Elina Svitolina 7,5
Magari se non fosse rimasta a soffrire cinque ore al fianco di Gael (7) avrebbe avuto qualche energia in più contro Serena. Ma al cuor non si comanda e un’altra occasione Slam se ne va.

Osaka 5
Una brutta difesa del titolo, ma l’abbraccio e le parole a Gauff (6,5) sono da libro cuore.

Taylor Townsend 8
Un altro tennis è possibile. Anche nel 2019. I nostalgici di Martina e Amelie ringraziano.

Simona Halep 4
È vero che ai Championships è andata a rete solo per i saluti, ma da una campionessa di Wimbledon ci si aspetta qualcosa di più che farsi uccellare dal serve&volley.

Camila Giorgi 4
Avevamo visto una bella Camila sul cemento (minore) americano. Poi 6-1 6-0 da Sakkari che è forte ma…

Continua a leggere
Commenti

Australian Open

Le pagelle dell’Australian Open: lo strappo di Nove Djokovic

Va in archivio lo Slam della quarantena e degli addominali con il diciottesimo trionfo di Djokovic e il quarto di Osaka. La Next Gen ancora rimandata

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Lo sapevamo, lo sospettavamo tutti: questo torneo doveva essere quello delle svolte clamorose, quello dopo il quale nulla sarebbe stato più come prima. C’erano tutte le avvisaglie: la quarantena, le difficoltà psicologiche, la mancanza della routine del campo. Eppure, seppur preparati, non riusciremo a farcene facilmente una ragione e a trovare le parole per commentare la svolta del tennis mondiale. Eh già, Gael Monfils ed Elina Svitolina si sono lasciati e con il loro amore siamo costretti a dire addio ai loro balli e ai loro video su tutti i social possibili e immaginabili.

Dopodiché tutto il resto, come di consueto, è Novak. Novak Djokovic (10) ha dato uno strappo al mondo del tennis. Ha strappato le speranze della nuova generazione di presunti fenomeni, ha fatto lo strappo definitivo verso l’aggancio a quei due là davanti, ancora per poco. Aveva anche chiesto uno strappo alla regola per i suoi colleghi poveri e sfortunati, costretti dal governo australiano (10 e lode) cinico e baro ad una quarantena tra pezze e covoni di paglia, a differenza dei più fortunati suite-muniti.

Non essendoci il Direttore Scanagatta a Melbourne a dargli uno strappo in vespa, ha dovuto percorrere a piedi le distanze tra l’hotel e il campo. Il povero Daniil Medvedev (9), che non perdeva una partita da mesi, si è squagliato in finale vittima del fenomeno serbo e della sua stessa supponenza. Onestamente non possiamo dirvi molto della finale, perché abbiamo preferito andare al mare, ma ne avrete letto in lungo e in largo e comunque, alla fine, ciò che conta è che dopo la partita lo champagne lo abbia strappato Djokovic.

 

Un po’ di delusione in realtà, al momento dell’esultanza, perché ci saremmo aspettati quanto meno uno strappo della maglietta o una dedica strappa-lacrime. Ma sì, ma sì, tifosi di Nole, si scherza, lasciateci almeno la possibilità di prendere in giro l’invincibile alieno, la nostra in fondo è solo invidia: noi che con una minima contrattura non abbiamo nemmeno la forza di tenere in mano lo smartphone, figuriamoci con uno strappo.

Che volete farci, è la vecchiaia. Ma come diceva il sommo Rino, invecchiare non è bello, ma l’alternativa è decisamente peggiore. Se ne dovranno fare una ragione anche Rafa Nadal (7) e Serena Williams (8): il primo, costretto a subire l’onta di una rimonta da due set avanti per la terza volta in carriera, la seconda costretta a piegarsi dinanzi alla nuova dominatrice. Diciamolo chiaramente, a furia di dire che nel tennis femminile uno Slam può vincerlo chiunque, siamo arrivati a dover invocare gli Dei di trovarci una degna rivale di Naomi Osaka (10) per non dover assistere ad una dittatura a lungo termine.

Naomi Osaka – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

I veri sconfitti di questo torneo sono comunque gli addominali (3): Berrettini, Carreno Busta, Ruud, Dimitrov traditi proprio da quei muscoli lì. Non ci sono più le tartarughe di una volta, per fortuna ci hanno pensato quello di Nole a salvare la categoria, grazie magari ai consigli dell’amico CR7.

Che torneo è stato per l’Italia? Purtroppo Giuseppe Conte ha dovuto dimettersi e non ha fatto in tempo ad emanare un ultimo Dpcm che prevedesse l’obbligo per lo stato amico dell’Australia di concedere un giorno di riposo obbligatorio al vincitore di un torneo ATP 250, soprattutto se altoatesino e predestinato. Come noto Draghi ha soppresso il ministero dello sport e allora per Sinner (6,5) non c’è stato nulla da fare contro Shapovalov e la stanchezza.

Degli addominali di Matteo Berrettini (7,5) si è detto, comunque un gran torneo il suo, mentre se Fabio Fognini (7,5), dopo essere stato oltre quattro ore in campo con Caruso, ha trovato la forza di litigare con Salvo e poi asfaltare De Minaur (come dicono quelli che commentano quelli che commentano il tennis alla tv) e poi tutto sommato non sfigurare con Rafa, vuol dire che è sulla buona strada per tornare al top. Chiarito comunque il motivo dell’acredine a fine partita trai due azzurri. A Fabio non erano andate giù alcune “stecche” fortunate del suo avversario, purtroppo però Fognini ignorava che Salvo è pronipote di Enrico, e non poteva pertanto tollerare l’accostamento della parola stecca con Caruso. Per rimanere in tema, il crescente rossiniano della disputa ha trovato finalmente pace negli spogliatoi al canto di pace “te voglio bene assaje”, per la gioia del neo Ct Volandri.

A proposito, spiace dover constatare le modalità con le quali la FIT ha liquidato il capitano di lungo corso Corrado Barazzutti, il quale ha riferito di aver appreso dai media del suo pensionamento. “Ci sono rimasto male, mi sarei aspettato almeno una telefonata da Max Giusti o Lea Pericoli”.

Lorenzo Sonego (4) è riuscito a perdere con due set di vantaggio contro l’organizzatore del torneo di Madrid, mentre Seppi (4,5) e Cecchinato (4,5) hanno perso al primo turno, dopo aver perso al primo turno anche nel torneo di preparazione e hanno proferito “abbiamo sbagliato a venire in Australia”. Ora, con tutto l’amore, verrebbe da chiedersi: ma Seppi che insomma oramai è agli sgoccioli e Ceck che non vince una partita sul cemento da 18 anni, precisamente, cosa si aspettavano dalla trasferta? Sara Errani (7) è stata la migliore delle azzurre dimostrando gran carattere e capacità vocali come ai vecchi tempi.

Nick Kyrgios (6,5) è tornato a giocare a tennis dopo un anno, ma i suoi ultras ci hanno già fatto rimpiangere il tennis a porte chiuse. È stato in ogni caso il torneo dell’armata russa con Rublev (7) robotico fino al massacro fratricida e Karatsev (9) – chi era costui? – fenomeno tardivo o meteora, ai posteri l’ardua sentenza. Ha deluso inevitabilmente Thiem (4), Stefanos Tsitsipas (8,5) ha compiuto l’impresa ed è finito esausto. La campionessa 2020 Kenin (4) ha finito in lacrime, Mentre per non far innervosire il governo australiano Ashley ha pensato di evitare feste e dunque no-Barty (5). Alla festa finale è invece arrivata Jennifer Brady (9), con Pegula (7,5) e Muchova (7,5) issatesi a vette inimmaginabili.

E adesso, tocchiamo ferro (no, Fiona, non denunciarci per molestie): dopo gli Australian Open 2020 ci pregustavamo una stagione con i fiocchi, quindi un più bel tacer non fu mai scritto.

Continua a leggere

Pagelle

Pagelle 2020: l’anno vecchio se ne va e mai più ritornerà

L’annus horribilis volge al termine tra una bolla, Wimbledon cancellato e tanti problemi. L’aggancio di Nadal, gli acciacchi di Federer, le peripezie di Djokovic. La conferma di Osaka, l’esplosione di Sinner a reti unificate e il tennis che verrà

Pubblicato

il

Novak Djokovic lascia il campo dopo lo squalifica - US Open 2020 (via Instagram, @djokernole)

Ed eccoci qui, con il maledetto 2020 alle porte e il 2021 che non sappiamo ancora tennisticamente cosa ci offrirà, tra una quarantena e un torneo, gli spalti desolatamente vuoti e conferenze stampa via zoom.

Dicevano che non c’erano più le mezze stagioni, ma come vogliamo chiamarla quella appena andata in archivio? Il numero uno del mondo è sempre lui, Novak Djokovic (8,5) che per conoscere una sconfitta sul campo ha dovuto attendere l’undici di ottobre, ma in mezzo ci ha messo un po’ di tutto. Il trionfo a Melbourne e la striscia di imbattibilità diventano imprese sfocate dinanzi alle gesta di Novax Djokovid fuori dal campo. L’Adria Tour resta il capolavoro in salsa Covid del 2020 del tennis, una roba da fare invidia al Billionaire, poi la PTPA e i sogni di secessione. Uhm… secessione, scetticismo sul covid, fede milanista… questo Nole comincia ad avere troppi punti in comune con uno di verde vestito, e non stiamo parlando di Hulk.

In mezzo a tutto ciò, la sventurata pallata alla sig.ra Laura Clark (10 e oscar come attrice non protagonista) gli è costata un probabile altro Slam in saccoccia, con tanti ringraziamenti di Dominic Thiem (9) finalmente vincente in un major nonostante la finale del ciapa-no di New York. D’altronde se ci sono volute una pandemia e una squalifica per vedere un nuovo vincitore Slam nel 2020, speriamo di non dover invocare lo sbarco degli alieni nel 2021 per goderci un Next Gen campione. Di sicuro, a Wimbledon si saranno assicurati anche per tale eventualità, mentre a Parigi, dopo aver inaugurato il tetto magari staranno pensando di giocare il torneo nelle feste di Natale: vuoi mettere l’atmosfera incantata di Parigi con gli addobbi? Ma tanto, giugno, ottobre o dicembre, caldo, freddo, vento, pioggia o neve la sostanza non cambia: alla fine vince sempre Rafa Nadal (9), che giustamente si è preservato per l’unico appuntamento dell’anno che per lui conta.

Nel 2020 abbiamo dunque avuto il 20-20 con tanto di tweet signorile del presunto Goat agganciato. Pare inoltre che i due primatisti Slam abbiano già predisposto il tweet congiunto da postare l’inevitabile giorno in cui anche il terzo Fab li raggiungerà in vetta: “Benvenuto tra i recordman ma ci sono arrivati P.T.P.A. (Prima i Tennisti Più Amati)”. Immediato un retweet piccato di una che conta: “Vi siete dimenticati di me solo perché sono donna, mamma e nera, ma il Goat sono io”. In realtà per Serena Willams (5) è stato un anno positivo, nel quale non ha perso nemmeno una finale Slam.

Più o meno come per Roger Federer (S.V.) che ha giocato un solo torneo, ha fatto semifinale e poi tra un’operazione e l’altra ha cominciato a far scivolare nella mente dei suoi tifosi quello che a breve sarà il tennis. In compenso ha imparato a giocare sui tetti con Carola e Vittoria (10) e anche se a breve diverrà “un manichino”, resterà sempre “quello forte”.

Ma il 2020 qualcosa di buono lo ha portato, ovvero la rinascita del tennis italiano. Il Presidentissimo Angelo Binaghi (10 come le rielezioni) ha salvato gli Internazionali d’Italia al grido di “Bolla o non bolla arriveremo a Roma”, inventandosi uno strepitoso voucher e un mirabolante supervoucher per non rimborsare i biglietti agli sfortunati possessori, ma nulla è perduto: se anche l’edizione del Foro Italico 2021 e le ATP Finals di Torino dovessero malauguratamente giocarsi a porte chiuse, i possessori del supervoucher avranno diritto ad una dose di un innovativo vaccino anticovid-19 estratto dal latte di pecora del Gennargentu.

Intanto Jannik Sinner (9) tra un’intervista a Che tempo che fa, un reportage a La vita in diretta, un’esclusiva al tg1, uno speciale su Sky, una sorpresa a Pomeriggio Cinque, una sit-com giornaliera su SuperTennis e una partita con Topolino su Disney Channel – sperando nella conferma della soppressione di Indian Wells così da potersi tenere libero per la settimana del Festival di Sanremo – ha battuto i primi top-10, ha scalato le classifiche, raggiunto i quarti al Roland Garros guadagnandosi un inizio di 2021 da sparring partner di Re Rafa, vinto il primo torneo e fatto impazzire l’Italia intera. Ma ha spalle larghe ed è altoatesino, pertanto non soffrirà la pressione e continuerà il suo percorso che lo porterà a vincere almeno tre Slam il prossimo anno.

Ma siccome non ci basta aver trovato il nuovo Fausto Coppi, abbiamo trovato subito anche il nuovo Gino Bartali: Lorenzo Musetti (7,5) con il suo tennis, la sua leggerezza, il suo carattere, il suo fisico opposto a quelli di Jannik è già pronto a dividere l’Italia in due fazioni, in un tripudio di nuovi appassionati di tennis, quelli del sessantaquattro a sessantadue. Ma insomma, non è il caso di fare gli schizzinosi! Venghino, signori venghino! Avvicinatevi al tennis e soprattutto tesseratevi!

Lorenzo Sonego (8) racconterà che in un giorno di ottobre ha preso a pallate il numero uno del mondo in un anno che lo ha promosso a testa di serie negli Slam, mentre Matteo Berrettini (5) ha pagato dazio ad acciacchi e pressioni dopo l’esplosione del 2019. È stato comunque un anno difficile per tanti, specie per Fabio Fognini (S.V.), due caviglie operate e un grosso in bocca al lupo per il futuro: da Barazzutti a Mancini si passa da un ct all’altro ma vuol dire che ha ancora voglia. Martina Trevisan (9) è stata la favola e la luce azzurra del tennis femminile, insieme a Elisabetta Cocciaretto (7,5), mentre Camila Giorgi (5) è sempre Camila Giorgi e Sara Errani (6,5) è tornata a buoni livelli, salvo aggiudicarsi l’oscar per la peggior rosicata nel match contro Kiki Bertens a Parigi.

Mentre uno strepitoso Adriano Panatta (10) si è dato al cinema ma vendendosi alla corona francese nel film dei tre moschettieri, tra le donne abbiamo avuto la conferma di Naomi Osaka (8) e due nuove campionesse Slam come Kenin (8) e Swiatek (8,5): i posteri o magari Agf ci diranno se le ritroveremo tra le Ostapenko o meno.

ATP e WTA hanno cominciato l’anno parlando di una fusione o comunque di una maggiore sinergia e lo hanno terminato annunciando la soppressione dell’app del live-score (0 al colpo di genio). Doveva essere l’anno dell’esplosione dei Next Gen e invece abbiamo perso per strada Stefanos Tsitsipas (5), mentre a Sascha Zverev, alla prima finale Slam, non abbiamo il coraggio di dare un voto per tutte le belle vicende che abbiamo ascoltato in giro; diciamo che sospendiamo il giudizio…

Daniil Medvedev (8) ha provato a prendersi un anno sabatico ma poi, visto che più o meno l’ avevano preso tutti, verso la fine si è ricordato di essere un mostro e ha portato a casa Bercy e le Finals (battendo 1, 2 e 3 del mondo), anche se ultimamente da Dimitrov, a Zverev a Tsitsipas i ‘Maestri’ hanno perso subito la bacchetta magica. Rublev (8), Shapovalov (7) e Schwartzman (8) hanno scoperto la top-10 e chi vivrà vedrà.

Verrebbe da dire buon anno e buon tennis a tutti, ma visto che lo abbiamo fatto pure lo scorso anno, forse sarà meglio soprassedere. Il tennis tra qualche giorno riparte, avremo nuove sfide, nuovi tornei e nuove avventure, è il caso di essere ottimisti, dovremo essere tutti positivi! Ma anche no…

Continua a leggere

Pagelle

Pagelle: ATP Finals, profondo russo

La stagione più anomala della storia va in archivio con il trionfo di Medvedev. Djokovic confuso, Il tabù di Nadal e l’anno che verrà

Pubblicato

il

Daniil Medvedev 10
Ha battuto i primi tre giocatori del mondo uno dopo l’altro, stroncato Djokovic, stoppando Nadal al momento di servire per il match e rimontando Thiem. Dieci vittorie di fila, compreso Bercy. È vero che ha dormito fino a ottobre e che  chi ha vinto gli ultimi master (Dimitrov, Zverev e Tsitsipas) non si è saputo confermare a livello slam nelle stagioni successive, ma questo russo dal tennis molto originale ma tremendamente efficace sembra avere tutte le carte in regola per l’assalto alla diligenza e alla dirigenza del tennis mondiale. Poi magari un giorno esulterà e ci regalerà un sorriso…

Dominic Thiem 8,5
Ha pagato quell’ora di tennis in surplus della semifinale, colpa dei quattro match point falliti (uno in particolare). Ma Dominator ha dimostrato in questo master di essere stato il miglior giocatore dell’anno, forse pronto per il numero 1. Per un ex terraiolo la doppietta Us Open-Master sarebbe stata da sballo e invece per il secondo anno di fila deve accontentarsi del premio di consolazione. Massu è pronto a metterlo sotto già da domani con l’obiettivo Australian Open (ammesso che si giochi a gennaio).

Novak Djokovic 6
Ha fondato la PTPA, si è dimesso dal Council Atp, poi si è ricadondato e gli hanno cambiato le regole nottetempo. Nelle more è riuscito a farsi squalificare da uno slam per una pallata e nell’altro si è fatto piallare da Rafa in finale. Infine, con la proposta di ridurre tutto il tennis alla formula del 2 set su 3 si è giocato le ultime simpatie degli appassionati. Mezzo voto in più per aver resistito alla furia di Thiem ma forse il numero 1 dovrebbe concentrarsi un po’ più sul campo. O magari vuole solo far illudere il resto del mondo che è sul viale del tramonto, prima di distruggere tutti ancora una volta…

 
Novak Djokovic – ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Rafael Nadal 6
Un tabù è un tabù e questo master non ne vuole sapere di venire dalle parti di Manacor. Certo, senza Roger, con Nole non irresistibile e con una stagione non massacrante come al solito, sembrava giunta la sua occasione. E invece il martello Medvedev ha piegato l’incudine Rafa. Ovviamente non si arrenderà e ci riproverà ancora, ancora e ancora.

Alexander Zverev 4,5
Che avesse altro per la testa è parso chiaro. Sospendendo il giudizio per l’extracampo, in attesa di eventuali strascichi giudiziari, diciamo che Sascha non ha fatto  proprio la figura del maestro.

Stefanos Tsitsipas 4,5
In un anno dalle stelle alle stalle. Da Apollo a pollo il passo è breve, ma Stefanos ha stoffa per riprendere il cammino. Certo deve darsi una regolata perché quella tendenza a specchiarsi nel bello a tutti i costi, rischia di tornargli indietro come un boomerang o come un gancio di Rafa su un rovescio al salto.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Andrey Rublev 5
È vero che era un esordiente, ma il master ha insegnato che i più in forma a fine stagione possono sorprendere tutti. Si è consolato con la prima vittoria, ma la strada per raggiungere i vertici anche nei tornei importanti è ancora lunghetta.

Diego Schwartzman 4
Voto ingeneroso?  No, perché nutriamo grande stima per El Peque e l’impressione è che si sia accontentato di ritrovarsi tra gli eletti, quasi come un imbucato alla festa a corte. E invece Dieguito ha dimostrato di poter dare fastidio a tutti, certo magari di più sulla terra, ma poteva e doveva fare meglio.

Giudici elettronici e vaschette per gli asciugamani 10
C’e voluto il Covid per arrivare ad una soluzione così logica. Il prossimo passo sarà togliere il vigile urbano dal seggiolone, così da eliminare il bersaglio per gli strali di qualche scalmanato.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement