Re Nadal è già in volo verso il record (Scanagatta). Ti prendo, Roger (Cocchi). Fra i segreti di Nadal (Rossi). Rafa, scacco matto a Medvedev (Piccardi)

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Re Nadal è già in volo verso il record (Scanagatta). Ti prendo, Roger (Cocchi). Fra i segreti di Nadal (Rossi). Rafa, scacco matto a Medvedev (Piccardi)

La rassegna stampa di martedì 10 settembre 2019

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Re Nadal è già in volo verso il record (Ubaldo Scanagatta, Giorno – Carlino – Nazione Sport)

Ha singhiozzato e pianto come mai negli ultimi anni, diversamente dal sempiterno rivale Roger Federer che si commuove quasi ad ogni trionfo. Era seduto semidistrutto da una maratona (7-5 6-3 5-7 4-6 6-4, 4 ore e 54 minuti) imprevedibile alla vigilia e ancor più quando lui era avanti 2 set a zero e 3-2 con un break nel terzo, in attesa del trofeo e dell’assegnuccio (3 milioni e 850.000 dollari). Ma Rafa Nadal, quarta volta campione a New York (una più di Djokovic…), quando ha visto sul mega schermo dell’Arthur Ashe accanto al suo nome la scritta 19 Slam a caratteri cubitali, non è proprio riuscito a trattenere le lacrime. «Si invecchia, ci si commuove più facilmente», si sarebbe quasi scusato il maiorchino, 33 anni e vittorioso sul mai domo magrissimo russo Daniil Medvedev, 10 anni più giovane nonché fresco n.4 del mondo. Il sofferto poker di Rafa Nadal all’US Open, alla presenza del solito “vippaio” made in USA — fra cui l’onnipresente Anna Wintour, Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones — arriva appunto insieme alla conquista dello Slam n. 19. Rafa ha un bel dire: «Non penso al numero di Slam da vincere, il tennis è qualcosa di più. Non esistono solo gli Slam. Io gioco per essere felice». Tuttavia se Federer non dovesse vincere l’Australian Open — dove se starà bene il favorito sarà Djokovic che li ha vinti 7 volte — Rafa con il prossimo Roland Garros ha grandissime possibilità di pareggiare i 20 Slam di Federer, rispetto al quale ha 5 anni di meno nei quali può rimpinguare il suo bottino. Rafa, probabile n.1 a fine anno (per la quinta volta), saggiamente mette le mani avanti: «Con tutti i problemi fisici che ho avuto nella mia carriera non puoi mai sapere quale successo possa essere l’ultimo». Discorso valido anche per gli altri due dei “Tre Big”. Se però anche uno solo dei tre sta bene… quello resta ovunque il favorito del torneo, sebbene Medvedev più di Thiem abbia dimostrato di non essere loro lontano. Ma negli ultimi 3 anni i 12 Slam li hanno vinti tutti i “Tre Big”, dacchè Wawrinka fu campione Us Open 2016. Nei suoi primi 5 Us Open Rafa non era mai arrivato neppure in semifinale. Ma poi con i campi più lenti le cose sono cambiate. In 10 anni 4 trionfi contro 3 di Djokovic, mentre Federer, dopo 5 vittorie consecutive 2004-2008, non solo non ha più vinto qui, ma ha raggiunto una sola finale. Insomma il re della terra battuta, sul cemento non è poi tanto meno fenomeno. Contro Medvedev, miglior tennista del 2019 per numero di vittorie (49), Nadal ha dimostrato ancora una volta di non sentire i 33 anni, correndo e recuperando palle impossibili. «Se dovessi perdere questo Slam dormirei bene lo stesso», aveva detto Nadal. Forse non sarebbe stato così se avesse subito fino in fondo la rimonta di Medvedev che ha avuto tre pallebreak per il 2-0 al quinto. Avrà sicuramente dormito meglio da campione.

Ti prendo, Roger (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

 

Piange il guerriero Rata. Mai, dopo una vittoria, era crollato in questo modo. Le immagini che scorrono sui maxi schermi dell’Arthur Ashe Stadium dopo la sua vittoria epica contro Daniil Medvedev, sono una lunga carrellata dei suoi 19 trofei Slam. E lui, in quelle immagini, ripercorre la sua vita. Un’esistenza dedicata al tennis, alla fatica, al recupero dai mille infortuni che sembrava avrebbero limitato la sua carriera. E invece la sua forza incredibile è stata, in questi anni, più forte di tutto. Un fuoco che brucia dentro, capace di ardere paure e difficoltà. Un fuoco che domenica, dopo il quarto successo agli Us Open, alla fine di una battaglia di 4 ore e 50′ che resterà nella leggenda del tennis come la terza più lunga della storia del torneo, ha sciolto anche lui. Prima lacrime, poi veri e propri singhiozzi, con le mani davanti al viso. Come un bambino, come quel bambino che gli permette ancora oggi di correre dietro a ogni palla come se fosse l’ultima del suo gioco preferito. E invece no, Rafa, il gioco è ancora lungo, e adesso sta arrivando il bello. Perché Roger Federer è lì, a un solo Slam di distacco. Mai i due erano stati così vicini nella contabilità dei Major: quando Nadal vinse il primo Slam, a Parigi 2005, Roger ne aveva già conquistati 4. Ora la lotta tra chi sia il più grande di sempre è un testa a testa da Formula Uno. Roger si è fermato ai box, eliminato ai quarti da Grigor Dimitrov e da un risentimento muscolare alla schiena, e Rafa ha messo giù il piede, a tavoletta, un altro giro veloce. Per dare un’idea dell’accelerazione: Nadal ha vinto 5 degli ultimi 11 Slam dal Roland Garros del 2017, e fra i Big Three (c’erano una volta i Fab Four, poi Murray ha abbandonato il gruppo) è quello che ha conquistato più titoli Major dopo i 30 anni, cinque, cosa che il Magnifico e Djokovic non sono riusciti a fare, ancora fermi a quota quattro. Ma sembra che la collezione dei supertrofei non sia l’obiettivo per cui Nadal si sveglia la mattina: «A volte mi sembra di essere ripetitivo – spiega – è ovvio che sarebbe stupendo chiudere la carriera con il maggior numero di titoli Slam, però non ci penso più di tanto. Mi spiego: non fatico, lotto e mi alleno per il record, lo faccio perché amo il tennis. Il tennis è molto di più di una collezione di titoli. Gioco per essere felice, non solo per contare le vittorie». Dritto per la sua strada, dritto al suo cuore: «Se dovessi sempre stare a guardare cosa hanno o cosa fanno gli altri, rischierei di essere frustrato. Sia in campo sia nella vita c’è sempre qualcuno che ha più di te. Io mi sento felice quando mi rendo conto di aver dato tutto, di aver fatto del mio meglio». Se Federer è nel mirino di Nadal per il numero di Slam conquistati, Novak Djokovic, anche lui fermato da un infortunio (alla spalla sinistra), vede i fari di Rafa avvicinarsi pericolosamente al numero uno del ranking mondiale. Appena 640 punti separano il campione mancino dal cannibale serbo, a quota 16 nei Major: «Non mi piace fare calcoli – ha sottolineato il campione di quattro Us Open -: se posso arrivare di nuovo in cima alla classifica continuando con il mio cammino, va benissimo, sarà una gioia. È bello essere in lotta per qualcosa, anche se l’obiettivo che mi pongo non sono mai i record, ma la carriera, il gioco. Stare a fare calcoli e considerazioni su dove e cosa giocare per arrivare alla vetta non è nel mio modo di pensare il tennis». A 33 anni compiuti, sollevato l’ultimo Slam da scapolo, visto che a fine ottobre si sposerà nella sua Maiorca con la storica fidanzata Xisca Perello, il diavolo di Manacor pensa solo a giocare il più possibile, preservando carriera e salute. «È il mio obiettivo: giocare il più a lungo possibile cercando di essere competitivo. Se stai li a inseguire il numero uno rischi di perdere due anni di carriera. Se posso giocare bene fino alla fine della stagione, e avere una possibilità di salire in alto, va bene. Ma non piegherò i miei programmi a questo obiettivo» […]

Fra i segreti di Nadal (Paolo Rossi, Repubblica)

“Aguanta Rafa”. Deve essersene ricordato a un certo punto Daniil Medvedev. La frase, ormai celebre, era quella che Toni Nadal, zio di Rafa appunto, usa per svezzare i giovani ragazzini che frequenta l’Academy di Maiorca, mostrando come esempio per tutti le capacità del nipote alla fatica e alla resistenza. Domenica notte, a New York, il russo ha provato l’impossibile: indietro 5-7 e 3-6, ha trascinato cocciutamente la finale degli Us Open al quinto set. Ma, nonostante l’Arthur Ashe Stadium lo sostenesse da pazzi («volevano più tennis e io ho dato il cuore»), ha dovuto cedere allo spagnolo ora giunto al 19° Slam e a una sola distanza da Roger Federer. «Ricorderò questa partita anche quando avrò 70 anni» ha detto Medvedev, mentre per la prima volta è stato visto piangere Rafa Nadal. “Apoteosico” hanno titolato i media spagnoli, inchinandosi come tutti gli appassionati di ogni sport. Il mondo ha celebrato il mancino di Maiorca che, a 33 anni, continua a dare lezioni a chi ne aveva pronosticato il tramonto. Perché? Proviamo a fare un viaggio nel suo mondo personale […] Ginocchia, caviglie, addome, adduttori, polsi, spalle, schiena: in realtà non c’è una parte del suo corpo che non l’abbia tormentato […] Nel tempo, però, ha cambiato dieta (a Roma lo hanno visto divorare un salmone intero), e ha snellito il suo corpo per non appesantire ossa e articolazioni e diminuire il rischio di infortuni. Poi ha usato altre idee alternative: la fiala di acqua marina del Mar Cantabrico con i sali contro la disidratazione nel 2015 a Melbourne, e adesso invece i datteri al posto degli integratori. «Ho modificato il mio gioco in base agli infortuni». Ma se un tipo che può vantare un patrimonio personale di 300 milioni di dollari continua a giocare a tennis è per un altro motivo. Uno solo, molto semplice: «Gioco perché amo il mio sport. Non è che la cosa mi rende più o meno felice, perché la mia felicità viene dalla soddisfazione personale». Con il trionfo di Flushing Meadows Rafa Nadal ha prenotato la poltrona di n. 1 a fine anno: Djokovic, oggi leader, dovrà darsi molto da fare per impedirlo. Ma lo spagnolo tiene il profilo basso: «Se riesco a tornare numero uno, fantastico. Ma non è la mia priorità. Non posso perdere energie o tempo per questo. Voglio solo essere competitivo il più possibile». Oltre il tennis. Perché c’è altro, oltre alla racchetta: «Devo pensare anche alle altre cose». Magari al matrimonio con Xisca (Francisca) Perello, riservata fidanzata che lo segue da ormai 14 anni. L’evento è programmato per questo autunno, probabilmente più in inverno […] Questo è Rafa, il suo stile: il tennis sarà meraviglioso, ma la vita offre sempre di più.

Rafa, scacco matto a Medvedev (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Proprio quando pensavamo di aver capito tutto, cioè che l’epica finale di Wimbledon avesse disallineato i pianeti a favore di Novak Djokovic, ecco che Rafa Nadal si riappropria della Santissima Trinità vincendo a New York contro Daniil Medvedev una partita di raro tatticismo passata alla storia come la (surreale) finale dell’Open Usa 2019. L’anti-eroe di Mosca dai tratti indecifrabili che pare uscito dalla penna di Dostoevsky (ma tutt’altro che idiota), non a caso, è un ottimo giocatore di scacchi. E il suo personalissimo stile, sostenuto dall’esuberanza dei 23 anni e da una manina fatata, ha costretto Nadal a snaturarsi come mai aveva fatto in carriera: 66 discese a rete, tre volte tanto la media stagionale, per guardare meglio negli occhi il giocatore più bollente dell’estate (quattro finali in un mese, Washington, Montreal, Cincinnati e New York) e risolvere un rompicapo che al quinto set pareva diventato un incubo […] E allora Rafa ha arato il cemento di Flushing per cinque set e cinque ore, punito a intervalli regolari da un arbitro che non ha più tollerato le lungaggini imposte dalla routine delle sue nevrosi, risucchiato da due set di vantaggio dal palleggio imperscrutabile di Medvedev, capace con la stessa aria triste di fare il dito medio al pubblico del centrale, di farsi fischiare e poi applaudire fino a spellarsi le mani, sempre sull’orlo dell’esaurimento nervoso, suo e del rivale al di là della rete, personaggio schizofrenico di fascino letterario. È stato l’enorme talento del russo, di difficile gestione quasi si trattasse di un’inconsapevole tara del carattere («Nella vita sono una persona pacata ma in campo escono fuori tutti i miei demoni»), a innalzare il livello di una finale che ha eguagliato — per qualità dei punti e intensità di gioco — i picchi del quadretto impressionista dipinto da Federer e Djokovic sull’erba di Wimbledon consegnando a Nadal, gelido benché ribollente di rabbia sul terzo warning (quinto set, secondo game, terza mortifera palla break salvata), il quarto titolo dell’Open Usa e il 19esimo Major, a un passo dal record del maestro di Basilea (20) inchiodato come una farfalla da collezione ai suoi 38 anni suonati. «Il nostro dominio non durerà in eterno e se pensassi all’inseguimento di Federer non mi godrei la bellezza di quello che ho», ha detto un Rafa filosofo e sempre più stempiato nella notte del trionfo che ha segnato il 12esimo Slam consecutivo rotolato su uno dei tre lati del triangolo isoscele Federer-Nadal-Djokovic. Mentre con il successo di Bianca Andreescu su quel che resta di Serena Williams le donne completano la terza stagione di fila firmata da quattro diverse regine, gli dei del tennis maschile restano fedeli all’usato sicuro. Medvedev è il primo Next Gen che raggiunge una grande finale ma non sfonda: rimane sulla soglia. E quindi il tormentone può ricominciare: chi è il migliore di sempre? […]

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Perde 6-0 6-0 senza fare punti. Ma c’è l’ombra delle scommesse (Lombardo)

La rassegna stampa di mercoledì 11 dicembre 2019

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Perde 6-0 6-0 senza fare punti. Ma c’è l’ombra delle scommesse (Marco Lombardo, Il Giornale)

Lo chiamano Golden Match, ma in questo caso l’unico oro in palio se lo è intascato chissà chi. Il sospetto è questo, quasi una certezza dopo aver visto le immagini del torneo ITF M15 Qatar, in un periodo dell’anno in cui le uniche presenze nel circuito mondiale sono figlie di un tennis minore. L’incontro tra il thailandese Krittin Koaykul e l’ucraino Artem Bahmet è finito 6-0, 6-0 in appena 22 minuti. E la cosa grottesca non è che il secondo non sia riuscito a mettere insieme neanche un punto, ma è come l’ha fatto. Vedere (su internet) per credere. Dunque: alla fine il match è durato quarantotto punti di fila messi a segno da uno che viaggia al numero 1367 della classifica mondiale, ma il problema è che l’altro non si sapeva bene chi fosse. Avete presente i famosi giocatori da circolo? Ecco: molto peggio. Di Bahmet non esiste nessuna traccia negli albi dei tennisti, e visto come gioca non c’è da dubitarne. La domanda però è perché fosse lì. E la risposta sembra facile facile. L’ucraino – a quanto risulta al sito spagnolo Abc – sarebbe in realtà un manager, anche un questo caso non si sa di chi. Di certo c’è che nel tabellone di questo malandato torneo ci fossero ancora dei vuoti, e dunque l’organizzazione ha deciso di mettere in azione i buttadentro: chi arriva primo si iscrive. Bahmet l’ha fatto, e a suo modo è entrato nella storia del tennis. Peccato però che questa favola dello sport al contrario abbia un retrogusto un po’ strano: ci si può ridere, fino a quando non viene il sospetto che dietro a tale assurdità ci sia la mano della criminalità. Sempre ben presente sugli spalti dove nessuno ci può fare caso. E quindi: la prima partita ufficiale di Artem Bahmet finisce un po’ così, per scommessa. E il seguito potrebbe essere ancora peggio.

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Capello)

La rassegna stampa di martedì 10 dicembre 2019

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Enrico Capello, Tuttosport)

Fa bei sogni, Lorenzo Sonego. Ieri il tennista torinese, classe 1995, numero 52 del ranking mondiale, è stato premiato a Torino dall’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) Subalpina, presieduta da Federico Calcagno, come atleta piemontese dell’anno. «Un voto alla mia stagione? Otto – spiega – Non avrei mai creduto di entrare nei 50 al mondo così velocemente (è il n. 46), di vincere un torneo sull’erba ad Antalya, di raggiungere i quarti in un Masters 1000 a Montecarlo e di sfidare il mio idolo, Roger Federer, al Roland Garros. Per il 2020, punto a entrare nei primi 20. Devo lavorare sul rovescio e sulla risposta e fare tanta esperienza ad alto livello contro i più forti per imparare a gestire le situazioni dei match e a crearmi una mia identità di gioco». Sonego, che inizierà l’anno con i tornei di Doha e Auckland, ha tre grandi obiettivi sul medio periodo. «Sono ambizioso. Vorrei giocare almeno un’edizione delle ATP Finals a Torino e provare a vincere gli Internazionali d’Italia, perché anche se servizio e dritto mi aiutano sul veloce la mia superficie resta la terra, e la Coppa Davis. Con Berrettini, Fognini e Cecchinato siamo una nazionale forte e completa, solo la Spagna, secondo me, oggi ci è superiore. L’anno prossimo spero sia quello buono per l’insalatiera anche se questa formula concentrata in una settimana non mi piace. Non c’è pubblico e i ritmi forsennati danneggiano noi atleti e lo spettacolo. Qualcosa andrà cambiato» […]

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Vassallo)

La rassegna stampa di domenica 8 dicembre 2019

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Elisabetta Vassallo, Il Secolo XIX)

Per l’ennesima volta le ragazze del Tennis Club Genova arrivano alla finale scudetto e mancano il bersaglio per un soffio. La gara si è svolta a Lucca in due giornate e il team ligure sembrava essere ormai a un passo dal tricolore quando la situazione si è capovolta in favore delle «solite rivali» come il presidente del TC Giovanni Mondini ha definito il TC Prato, ritirando il trofeo del secondo posto. A decidere la sconfitta delle genovesi è stato il long tie break del doppio di spareggio, terminato 10 a 6 per le toscane. Le liguri erano state avanti 5 a 2, poi all’improvviso la situazione si è capovolta, complici alcuni errori sotto rete. Liudmila Samsonova e Alberta Brianti hanno così ceduto a Martina Trevisan e a Kristina Kucova. La competizione tra il TC Genova e il TC Prato era iniziata nel pomeriggio di venerdì quando si sono disputati due incontri: Alberta Brianti ha affrontato Lucrezia Stefanini e dopo due ore e venti minuti di lotta la biancorossa ha ceduto al terzo set 3-6 6-2 5-7. E’ toccato allora alla russa-genovese Liudmila Samsonova (21 anni, 135 Wta) portare il punto dell’1-1 battendo 6-4 6-2 la slovacca Kucova (176 Wta). Le altre partite sono state giocate ieri sino alle 9 di sera e tutte sono state lottate sino all’ultimo. Lucia Bronzetti del TC Genova ha tenuto testa per oltre due ore a Martina Trevisan (157 Wta) prima di arrendersi 4-6 6-4 4-6. Nel pomeriggio, sul 2 a 1 per le toscane, è sceso in campo il doppio: Brianti-Samsonova contro Stefanini-Trevisan. Dopo un set pari, nel long tiebreak il TC Genova è finito sotto 2 a 5, ma punto dopo punto le biancorosse sono riuscite a risalire sino a chiudere 10 a 7. Tutto da rifare: lo scudetto è stato deciso dal doppio di spareggio iniziato poco dopo le 19 con schierata ancora Brianti, 39 anni, che aveva già giocato 4 ore, insieme a Samsonova. Prato ha sostituito Stefanini con Kucova e ha conquistato il sesto scudetto.

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