La seconda occasione di Filip Polasek

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La seconda occasione di Filip Polasek

Il tennista slovacco, ritiratosi dal tennis nel 2013, parla a cuore aperto dei cinque anni lontano dal circuito e del viaggio che lo ha portato a vincere il torneo di Cincinnati

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18 agosto 2019. Filip Polasek guarda sorridente quel buffo trofeo a forma di vaso. Al suo fianco, Ivan Dodig, ugualmente sorridente. Di fronte, una dozzina di fotografi pronti a immortalare i volti sereni e soddisfatti dei nuovi campioni di doppio del torneo di Cincinnati.

Difficile dire cosa passasse per la mente dello slovacco in quegli istanti, ma è lecito immaginare che almeno un pensiero sia andato a quei cinque anni trascorsi lontano dal circuito. Cinque anni durante i quali sembrava impossibile anche solo pensare di fare attività fisica senza dolore.

Nel 2013, Polasek aveva preso la difficile decisione di ritirarsi dal tennis professionistico perché il suo corpo continuava a dirgli di fermarsi. A quella data il suo palmares contava 11 titoli in doppio e altre tredici finali, ma così non si poteva andare avanti. Aveva problemi ai nervi della schiena e dopo ogni partita, nello spogliatoio, era costretto a tenere ferma con le mani la gamba sinistra che tremava senza controllo. Con il ritiro però, le cose non erano migliorate. Dopo nove mesi è stato costretto a lasciare il giovane australiano che aveva iniziato ad allenare, perché il dolore era quasi lo stesso di quando giocava e i lunghi viaggi non aiutavano il suo corpo.

 

Filip accettò allora la proposta di un club di Piestany, in Slovacchia, e divenne capo allenatore. Il problema era che non riusciva a palleggiare con i ragazzi più grandi e doveva quindi limitarsi a seguire quelli tra gli otto e i quattordici anni. Qualche volta si permetteva qualche sgambata leggera con gli altri maestri, tanto per il gusto di colpire qualche palla, ma tornato a casa la gamba non gli dava tregua. Era giunto il momento di prendersi una vera pausa.

A novembre 2017, Polasek era sereno. Si concedeva di quando in quando una scampagnata con gli sci insieme alla sua ragazza, unica attività che non lo affaticasse troppo, ed era appena diventato padre, ma le cose stavano per cambiare improvvisamente. Gli allievi della scuola tennis crescevano e volevano continuare a scambiare con lui. I nuovi tentativi andarono sorprendentemente bene, ma si trattava pur sempre di palleggiare con ragazzi di 16 anni. Niente di straordinario per un ex professionista in teoria, ma in pratica si trattava di un enorme passo avanti. Da un club tedesco, tramite amici comuni, arrivò la proposta di giocare qualche incontro e Filip non si tirò indietro. La vera svolta però si verificò una sera di maggio, quando il tennista slovacco ricevette una strana telefonata:

Questo tizio ha bevuto troppo whisky? Questo è quello che ho pensato quando ho ricevuto una chiamata un giovedì sera verso le 22:00 dello scorso maggio”, ha detto Polasek a Andrew Eichenolz di ATPTour.com. “Ero a casa in Slovacchia, dove ero pronto a giocare alcune partite di club per allenarmi ad altre partite di club in Germania. Erano passati più di quattro anni da quando mi ero ritirato dal tennis professionistico a 28 anni a causa di un infortunio. “Abbiamo un ottimo giocatore per la partita del club del lunedì. È Bryan”, mi disse il capo allenatore del club. Stavo ridendo e ho detto “Quale Bryan?”; “Non lo sapeva. Ho pensato che il tizio stesse impazzendo e ho lasciato cadere il telefono. Il giorno dopo chiesi a una dirigente del club di cosa stesse parlando. Anche lei pensava che fosse ubriaco.

Ma il giorno dopo, al club, mi hanno detto: “Sei pronto a giocare con Bryan?” Ho detto loro che sono sempre pronto a tutto, ma ero ancora confuso. Ho giocato la mia partita di club e poi sono rimasto scioccato. Davanti a me si è presentato Mike Bryan, la leggenda del doppio, ed è stato davvero divertente. Dopotutto, il tizio non era ubriaco.

Mike era in città perché la sua ragazza è slovacca, quindi abbiamo colpito un po ‘la palla. Non mi sentivo così bene, ma lui diceva “Hai colpito bene!” Non ne ero così sicuro. Rimase per una settimana e ci allenammo altre due o tre volte. Abbiamo anche giocato una partita di doppio con un paio di altri ragazzi. È stato come mettere un bambino in acqua senza che sapesse nuotare. Quelle partite di club sono state la prima volta che giocavo a tennis da quando mi ero ritirato”.

Il dolore non ritornava. Filip era il primo ad essere sorpreso, ma non voleva illudersi. Tornerà“, pensava tra sé e sé. Invece i match continuavano e il suo corpo non sembrava risentirne, così nacque in lui la folle idea di dare un’altra possibilità alla sua carriera da professionista. Ricominciò dai Futures e dai Challenger locali e alla fine di settembre era tornato in top 200. Quest’anno poi è avvenuta la vera esplosione: sei vittorie nei primi undici Challenger disputati, poi la prima finale ATP della sua seconda carriera ad Antalya insieme a Ivan Dodig, con il quale ha raggiunto addirittura la semifinale a Wimbledon. Appena un mese dopo è arrivata la seconda sconfitta in finale, in coppia con Philipp Oswald a Gstaad.

La storia però è troppo bella per non avere un lieto fine e così la settimana successiva Polasek ha messo le mani sul dodicesimo trofeo della carriera da doppista, il primo dopo l’insperato rientro, sulla terra di Kitzbuhel. Sembrava il coronamento di un sogno, ma il meglio, come sappiamo, doveva ancora venire. Il trionfo a Cincinnati ha rappresentato il momento più alto della carriera da professionista di Filip Polasek, tornato in grande stile (e forse più forte di prima) da un infortunio che sembrava averlo messo fuori gioco definitivamente. E poco male se a New York Sock e Withrow gli hanno imposto lo stop al primo turno: la carriera è ripartita, ed è la conferma che a volte i sogni si realizzano proprio quando abbiamo perso ogni speranza.

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Australian Open

Australian Open: Halep, Pliskova e Bencic superano le insidie del debutto

Simona cade e salva tre set point nel primo set contro Brady. La ceca e la svizzera arginano i ritorni di Mladenovic e Schmiedlova. Successi anche per Bertens e Svitolina, subito fuori Anisimova

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Karolina Pliskova - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

Tra le top player WTA Karolina Pliskova è quella che ha iniziato meglio la nuova decade. Il terzo titolo della carriera alzato a Brisbane le ha dato la giusta carica per l’Australian Open, dove difende la semifinale. La ceca ha iniziato la sua rincorsa con una convincente vittoria sulla Rod Laver Arena nella mattinata di Melbourne. 6-1 7-5 a Kristina Mladenovic, forse uno dei sorteggi peggiori tra tutte le favorite del tabellone principale. Prima del match i precedenti erano fermi sul 2-2 dal 2017: memorabile la vittoria in Fed Cup della francese nel 2016, 16-14 nel set decisivo. La numero due del tabellone non aveva intenzione che la storia si ripetesse in un grande appuntamento.

È partita a tavoletta (5-0) chiudendo il primo parziale in 25 minuti. “Penso di aver iniziato molto bene” ha ammesso al termine della partita. “Ero un po’ nervosa all’inizio, poteva andare peggio. È stato comunque un buon match, un buon test come primo turno“. Karolina ha rischiato di rimettere in partita Mladenovic a metà secondo set, concedendo un controbreak sul 4-3. Nell’undicesimo game le ha strappato ancora il servizio e ha archiviato la pratica in un’ora e 24 minuti, chiudendo col ventesimo vincente della sua partita. Al prossimo turno sfiderà Laura Siegemund, che ha battuto nettamente l’ex semifinalista a Melbourne (e a Flushing Meadows) Coco Vandeweghe.

È ancor meno fortunata nei sorteggi a Melbourne la campionessa di Wimbledon Simona Halep, approdata con qualche patema al secondo round. Dopo che l’anno passato aveva dovuto superare Kanepi, Kenin (due delle giocatrici più in forma al tempo) e Venus Williams, per poi perdere con onore da Serena Williams in ottavi, stavolta l’urna le ha regalato Jennifer Brady. La 24enne di Harrisburg è stata capace di eliminare Barty a Brisbane la scorsa settimana e nel primo set ha confermato il suo ottimo stato di forma. Si è portata avanti di un break fino al 4-3, poi ha subito il ritorno di Simona, che però sul 5-5 è caduta mentre colpiva in recupero sul lato destro. MTO e fasciatura al polso per lei, come se non bastasse il break da recuperare.

Halep ha dovuto giocare già sui livelli di una seconda settimana Slam. Salvati ben tre set point sul servizio di Brady, ha chiuso un primo set durato 70 minuti al tie-break (7-5), giocato con attenzione e consueta solidità. Superato il nervosismo e la tensione post-caduta, la numero quattro del tabellone ha preso il largo nel secondo set e la statunitense ha subìto gli effetti di un parziale perso in quel modo. Con un 6-1 in 26 minuti ha vinto un match insidioso e si è guadagnata il secondo turno.

Sulla Margaret Court Arena è partito con un successo l’Australian Open di Belinda Bencic, semifinalista agli ultimi US Open, ma mai oltre il terzo round nel primo Slam dell’anno. La sua è una rivincita, ottenuta in due set su Anna Karolina Schmiedlova, che l’aveva battuta lo scorso anno in finale a Hobart. Dopo aver messo in cascina un primo set agevole, Bencic ha dovuto rimontare da sotto 0-3 nel secondo. “È importante avere la capacità di uscire dalle situazioni difficili” ha detto alla stampa la svizzera dopo la vittoria. “Non giochi mai la partita perfetta, perciò devi sempre risolvere dei problemi”. Jelena Ostapenko sarà la sua avversaria nel secondo turno. La campionessa del Roland Garros 2017 ha superato in due set Ludmilla Sasmonova.

Sullo stesso campo Ajla Tomljanovic ha esaltato il pubblico australiano ‘tritando’ l’altra lettone Sevastova. Un doppio 6-1 l’ha proiettata al secondo round: non è mai riuscita ad andare oltre. Sulla sua strada c’è una ritrovata Garbine Muguruza, che dopo aver smaltito un virus beccato la scorsa settimana, ha battuto Shelby Rogers al terzo set (con un ambiguo 0-6 6-1 6-0). Tra le top 10, Elina Svitolina e Kiki Bertens (nello stesso ottavo) hanno vinto senza troppe fatiche, la prima su Katie Boulter e l’altra contro la rumena Begu. La possibile avversaria di terzo turno di Bertens è caduta al primo round. Si tratta della semifinalista uscente del Roland Garros Anisimova, eliminata da Zarina Diyas.

Nei recuperi dei match cancellati nel day 1, spicca la vittoria di Caroline Garcia. La francese ha recuperato un set di svantaggio a Madison Brengle e ha ritrovato la vittoria in un Major (mancava dall’ultimo Open di Francia). Al prossimo turno la attende Ons Jabeur, che ha eliminato subito la britannica Johanna Konta. Jabeur, uno dei talenti più puri del Tour WTA, ha regalato questa perla ai giornalisti, che le chiedevano pareri tecnici in conferenza stampa: “La superficie? Le palle? Lo chiedete alla persona sbagliata. A me basta che mi diano una racchetta qualsiasi, su un campo qualsiasi, con palle qualsiasi. È lo stesso, io vado e gioco a tennis”.

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Australian Open

Perde Shapovalov e vorreste miracoli da Sinner. Ma Federer è già in love con Jannik

MELBOURNE – Se nella notte Jannik avrà vinto anche un terzo set contro Purcell dovrà battersi contro Fucsovics, il giustiziere di Shapovalov. Meno talentuoso del canadese, ma più esperto e diversamente solido. Federer…

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da Melbourne, il direttore

Tutti a preoccuparsi del fuoco che ha bruciato e devastato gran parte dell’Australia, seminando morte e distruzione fra gli esseri umani e le loro civili abitazioni, migliaia di animali (inclusi i simpatici koala che quando sono spaventati si arrampicano sugli alberi, non sapendo di correre incontro a morte sicura), poi tutti, australiani e non australiani, ad angosciarsi legittimamente dell’aria irrespirabile e corrosiva, con conseguenze non facilmente prevedibili per i polmoni di tanti, troppi.

Non solo quindi di giocatori con palla e racchetta, raccattapalle, spettatori di un torneo che ha un peso economico sempre più importante, per Melbourne e lo stato di Victoria.

 

Era quindi più che giusto che la disputa dell’Australian Open fosse argomento del tutto secondario, anche se era lecito sospettare che con tutte le centinaia di milioni di fatturato e di utile che procura ormai anche questo Slam – una volta “the limping leg of the Slams table”, la gamba zoppa dei 4 Slam – ci fosse anche chi cinicamente avrebbe negato qualsiasi minaccia, qualsiasi pericolo all’insegna del “the show must go on”.

Però alla fine magari Lassù qualcuno dei vecchi scomparsi campioni di tennis deve aver brigato perché l’Australian Open potesse avere il via nelle date previste.

Solo che se non fosse stato per i tre stadi coperti, avremmo parlato soltanto della pioggia e dei pochi match che si sarebbero potuto condurre a termine. Grazie a quei tre tetti straordinari si sono potuti concludere 15 match sugli show court, in aggiunta ad altri 17 finiti miracolosamente fuori. Il totale dei campi utilizzati sono stati 17. E per la seconda giornata dell’AO (che non è un’interiezione romanesca e che prevede 96 incontri) l’inizio delle ostilità è stato anticipato di una mezzora: il via è a mezzanotte e mezzo ora italiana. Ma per vedere su Eurosport – sui canali del pacchetto SKY come sul Player – i 4 incontri sospesi di Sinner, Travaglia, Fognini e Giustino, occorrerà la pazienza di attendere una partita giocata da altri tennisti.

I punteggi dei 4 match interrotti li conoscete, teoricamente Sinner è molto vicino al secondo round dove affronterebbe l’ungherese Fucsovics anziché Shapovalov, la “testa coronata” (n.13) più illustre fra quelle già rotolate. “Ero troppo teso, ho cominciato perdendo subito il servizio, avevo tante aspettative per questo primo Slam dell’anno anche perché ultimamente stavo giocando così bene… ma mi era successo anche a Wimbledon, sono tutte “’learning experiences’”. Processi di maturazione inevitabili. Per questo chi pensava che Sinner nei suoi primi tornei del 2020 dovesse immediatamente fare sfracelli farà bene a darsi una calmata, a dar retta quel dice Riccardo Piatti “Il ragazzo è ancora giovane, di strada da fare ce n’è ancora tanta, magari fra due o tre anni si vedrà…”. Non lo dice, il tecnico comasco che pure ho visto piuttosto teso ieri, per togliere pressione a Jannik, lo dice perché lo pensa.

Ma è curioso che ovunque in sala stampa si parli di Jannik si sentono anche colleghi per solito prudenti esporsi in maniera perfino esagerata. Non so se influenzati dalle recenti dichiarazioni di John McEnroe. Ma ad esempio un vecchio lupo di mare delle sale stampa, il canadese Tom Tebbutt che ha perfino più anni del vostro cronista, ha dichiarato ieri papale papale nel bel mezzo di un gruppetto di colleghi britannici che o annuivano o parevano condividere: “Sinner vincerà più Slam di tutti i giocatori attualmente in attività, tolti i Fab 3…”.

Mah, spero proprio che il vecchio Tom abbia ragione, ma tutti sappiamo quanto sia difficile fare pronostici del genere. Troppe sono le incognite per azzardare pronostici che vanno oltre pochi mesi, un anno, diversi anni. Oltretutto è vero che i tempi in cui i diciassettenni potevano vincere gli Slam (Wilander a Parigi 1982, Becker a Wimbledon 1985, Chang a Parigi 1989) appartengono ad un’altra epoca, ma dai tempi di Nadal non c’è più stato uno meglio classificato di Sinner nel ranking ATP a 18 anni e spiccioli, mentre Djokovic era addirittura dietro di 5 posti al Pel di Carota altoatesino. Per trovare un altro diciottenne in classifica bisogna arrivare ai piedi dei primi 300, al 299esimo posto del taiwanese Tseng.

Mi è parso poco determinato Fabio Fognini. La pioggia però potrebbe averlo salvato. Uno che sul cemento ha rimontato due set a Nadal in uno Slam (US Open) non può rimontare Opelka e vincere tre set? Secondo me può riuscirci benissimo, solo che ci creda e davvero lo voglia. Ogni tanto ieri, come quando ha chiesto il MTO all’inizio del terzo set, rivolgeva dei sorrisi verso il suo nuovo coach Barazzutti che non capivo se volessero tranquillizzare Corrado o invece dare l’impressione di un certo disinteresse allo sviluppo del match. Era rassegnazione? Era fiducia invece nella possibilità di una rimonta? Vattelapesca, con Fognini non lo sai mai. Forse non lo sa neppure lui. Ma quando ci si chiede se l’interruzione dovuta alla pioggia abbia magari favorito un giocatore oppure l’altro, beh di solito chi è in vantaggio è scontento (e in taluni casi furibondo) per la sospensione. Tutto dipende dal carattere del tennista. Secondo me un tipo alla Sinner non se ne fa né in qua né in là.

Fosse stato Fognini al posto di Opelka avrebbe smoccolato. E magari pure Opelka lo ha fatto, perché non mi pare un tipo iper-controllato. Certo bisogna strappargli una volta il servizio per vederlo incresparsi.

Giustino, purtroppo, non può neppure più sperare che Raonic possa rompersi come spesso gli accade: la partita è troppo compromessa perché possa recuperare. Già Travaglia qualche speranziella può nutrirla, anche se Garin pare più giocatore. Non è n.32 del mondo per un caso. E Travaglia ha conquistato punti preziosi grazie a quella ATP Cup che li distribuisce in una misura un tantino discutibile.

Federer tanto per cambiare ha “passeggiato” al primo turno. E chi l’ammazza quello?, è stato il commento un po’ becero ma detto in simpatia da un amico super-spontaneo.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non hai mai perso al primo turno dacchè vincesti il tuo primo Slam? – è stata la prima domanda rivolta allo svizzero in conferenza. E lui, coscienzioso come sempre nel riflettere sul tipo di risposta ha detto: “Prima di tutto qualche primo turno è stato “close” (combattuto, equilibrato). Poi sono migliorato. Quindi il sistema con 32 teste di serie ha aiutato. Quando venni sul circuito le teste di serie erano 16…Poi sì, mi sono costruito un tipo di gioco che mi consente di gestirmi con un po’ tutti i vari tipi di giocatori classificati al di fuori dei top 30. Ecco perché i Masters 1000 sono duri a volte. Puoi affrontare un top 20 già al primo turno”. Federer ha anche parlato di Sinner, tessendone peraltro le lodi.

CHI VINCE IL TORNEO?

Ma il favorito del torneo chi è? Il vincitore sarà uno che non ha mai vinto uno Slam.  

Beh, su, Novak Djokovic ha vinto questo Slam australiano già 7 volte ed è il grande favorito anche alla luce della recente Atp Cup in cui ha battuto Nadal per l’ennesima volta di fila sul cemento – le ultime nove; non ci ha più perso dall’US Open 2013! –  ma secondo me resta più probabile che un nuovo campione di Slam sia laureato da questo torneo che non a Parigi (salvo che Nadal sia infortunato) o a Wimbledon (dove dovrebbero essere infortunati almeno 2 dei 3 Fab Three).

Questo è lo Slam n.469 della storia, dal n.1 di Wimbledon 1877 a oggi. E fino a oggi, come scrive il mio grande amico e collaboratore (fin quando non è passato a Gazzetta dello Sport) Luca Marianantoni nel suo interessantissimo libro edito da Pendragon “150 volte Slam”, i vincitori sono stati in tutto 149, da Spencer Gore in poi. Il sottotitolo è “le imprese dei campioni che hanno trionfato nei quattro tornei più prestigiosi del mondo, storie del grande tennis”. Il 150° in realtà ancora non c’è stato. Ma un titolo “149 Slam” sarebbe stato meno accattivante. E, appunto, il vincitore di Slam n.150 potrebbe venire fuori da Melbourne 2020. Tsitsipas? Medvedev? Zverev? Thiem? Berrettini? In quel caso sarebbe l’unica biografia mancante al libro di Luca, che degli altri 149 campioni ha scritto di tutto e di più. In casa di un vero appassionato è un libro che non dovrebbe mancare.

Chiudo perché mi sono dilungato fin troppo pur avendo scritto nulla o quasi di Matteo Berrettini, ma il suo avversario era davvero troppo debole e semmai ci si potrebbe forse rallegrare che dal suo settore sia uscita di scena la testa di serie Coric – in crisi profonda: l’aver lasciato Piatti per una crisi di…comprensibile gelosia, trascurato fra Maria Sharapova e Jannik Sinner, ha un po’ destabilizzato il giovane croato – ma non è che Querrey sia un osso così morbido. Premesso che prima Matteo potrebbe affrontare quel Sandgren che proprio qui due anni fa giunse nei quarti (seminando scompiglio anche con alcune sue dichiarazioni poco politically correct…) e guai a sottovalutarlo. È un pesciaccio. Mille volte meglio affrontare Trungelliti, il…nemico dei tennisti argentini che lo accusano di aver messo in piazza rivelando agli investigatori della TIU i malaffari di suoi connazionali inclini a scommesse scorrette.

Dico che l’impatto con l’Australian Open è stato complesso per un errore fatto con il mio pass, mi ha costretto a due code prolungate e un acquazzone che mi ha travolto nonostante l’ombrello. Sono tornato in sala stampa bagnato fradicio da capo a piedi, assai poco piacevole. Ma quando ho incontrato già alla tenda dell’ufficio accrediti Paul McNamee che aveva il pass per un solo giorno, mi sono detto che non bisognerebbe prendersela. La ragazza degli accrediti non aveva la minima idea di chi fosse McNamee. Allora io le ho detto: “Guardi che questo signore ha vinto tre volte Wimbledon”. Paul ha sorriso e sottovoce mi ha sussurrato: “Well, sono stato anche direttore di questo Slam per diversi anni…”. Ma non c’è stato nulla da fare, per il docile Paul, se non di farsi dall’esterno tutto il giro dell’immenso impianto per andare farsi cambiare il tipo di accredito.

Avrete letto della mise di Dimitrov. E io che credevo che la maglietta Nike di Sinner fosse di pessimo gusto! Beh Dimitrov però è troppo simpatico. Può indossare quel che vuole. Vabbè, gli stilisti di Nike all’ultimo Pitti Uomo di Firenze che mi ha visto invece ospite non c’erano. Magari l’anno prossimo spedisco loro un invito. Poi però, ripensandoci, Maria Sharapova sulle mise di Dimitrov e Sinner non ha mai espresso un giudizio negativo. E non credo che sia soltanto perché veste Nike anche lei. Una ventata, nella giornata di pioggia, l’ha portata ancora Coco Gauff. Nella sua intervista si legge perché lei si consideri una quindicenne come tante altre quando si tratta di dire che cosa le piace di più. Di certo era di miglior umore di Venus Williams, ancora una volta, come già a Wimbledon, battuta da una ragazzina di 25 anni più giovane. Sono batoste che lasciano il segno anche – o forse soprattutto – su una giocatrice che è stata n.1 del mondo e quasi nessuno pare ricordarlo perché la sua stella è stata oscurata per prima dalla sorella più giovane, più forte e più completa. E, già che ci siamo, pure più simpatica e più… mamma.

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Australian Open

Australian Open, guida al martedì (Day 2): i match scelti dalla redazione

96 partite, dieci italiani, diversi big in campo. Come orientarsi? Cosa guardare? Tranquilli, ci pensa Ubitennis (con tanto di doppio bonus hipster)

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Daniil Medvedev - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Impresa improba, dal momento che gli incontri sono ben 96 con dieci inserti tricolore, ma Ubitennis non vi abbandona nel momento del bisogno. Come di consueto per la prima settimana di uno Slam, ecco i nostri consigli sugli incontri da guardare nel day 2 dell’Australian Open. I consigli riguardano solo il cosa guardare; per le dosi di caffè o le eventuali scuse per bigiare il lavoro dovrete cavarvela da soli.

[19] D. Vekic vs [WC] M. Sharapova (Rod Laver Arena, ore 3 circa)

Masha in diurna – a Melbourne saranno circa le 13 – fa sempre un po’ effetto, lei che è abituata a giocare sotto le stelle. Una scelta insolita degli organizzatori anche considerando l’avversaria, la diciannovesima favorita del seeding Donna Vekic. Variazioni non se ne vedranno molte, ma è molto difficile che non venga fuori una partita combattuta.

 

[Q] E. Gulbis vs [20] F. Auger-Aliassime (1573 Arena, 04 circa)

Due grandi colpitori. Uno esperto e mediamente folle, che quando ha voluto ha nascosto la palla persino a gente come Nadal, l’altro giovane e dal grande potenziale ma in un momento di forma alquanto opaco. Potrebbe venirne fuori un’ottima partita, se Ernesto avrà voglia di correre dietro al feltro per almeno un paio d’ore.

[4] D. Medvedev vs F. Tiafoe (Rod Laver Arena, ore 9)

E non solo perché c’è interesse per scoprire come inizierà il torneo uno dei favoriti per la vittoria finale. Un primo turno moderatamente ostico per il russo, che si troverà di fronte il numero 50 del mondo già battuto lo scorso anno a Washginton. Tiafoe non è solo un buon colpitore, è anche un giocatore che si esalta nella lotta. L’imperativo per Medvedev sarà impedire che il match arrivi in quelle zone, per evitare guai.

[Q] E. Cocciaretto vs [17] A. Kerber (Rod Laver Arena, ore 11:30 circa)

Il consiglio è quello di cuccarvi l’intera sessione serale del centrale. Perché quella di Elisabetta è una bella favoletta che sarebbe bello si concludesse, se proprio deve concludersi, con una resa onorevole al cospetto di una nobile in declino come Kerber. Insomma, voi dite, perché consigliarci il triste epilogo di una favola? Perché forse, e diciamo forse, Cocciaretto può regalarci qualcosa di inaspettato.

Elisabetta Cocciaretto – Trofeo CPZ Bagnatica 2019 (foto San Marco)

A. Popyrin vs [28] J-W. Tsonga (Melbourne Arena, non prima delle 6)

Avete presente quella partita che profuma di quinto set e colpi folli, col giovane virgulto di casa pronto a sfruttare l’ardore del pubblico per metterla in lotta? Eccola, è questa. Nota a margine: negli ultimi due Slam disputati, Popyrin ha tolto un set e ha fatto sudare Medvedev (Wimbledon) e Berrettini (US Open).

[23] N. Kyrgios vs L. Sonego (Melbourne Arena, non prima delle 9)

Sì, diciamo che di questo martedì ci piacciono soprattutto le sessioni serali. Qualche purista storcerà il naso, ma la redazione è piuttosto concorde nel dire che Kyrgios si guarda giocare nove volte su dieci. Motivazione in più la presenza di Lorenzo, che ha tutta l’abnegazione che manca a Nick e magari può riuscire a sbattergliela in faccia. Vincerlo la vediamo dura, contendergli un set e magari farci divertire non è da escludere.

BONUS HIPSTER 1 – [12] K. Konta vs O. Jabeur (1573 Arena, ore 00:30)

Per gli insonni. Per chi conosce bene Ons, e anche perché non la conosce e certamente dovrebbe conoscerla. Ons Jabeur è la definizione stessa di tennis hipster, è il chemmefrega del tennis percentuale quando oltre a un po’ di pancetta io ho un braccio fatato e tiro i vincenti quando voglio. Poi di rincorrere la palla ha poca voglia la deliziosa tennista tunisina, ma fa parte del divertimento.

BONUS HIPSTER 2 – Y. Putintseva vs S-W. Hsieh (Court 15, ore 05 circa)

Perché l’ultima volta che Yulia ha giocato un match a Melbourne Park, è finita così.

Fu una sequenza discretamente diseducativa – ma assai divertente – di gesto dell’ombrello e successivo dito medio rivolto alla fazione svizzera assiepata sugli spalti del campo 20. Serve altro? Se serve, dall’altra parte della rete c’è Su-Wei che noi vi consigliamo di veder giocare ogni volta che è possibile.

RAFFICA DI PARTITE

Questi sono altri 5 match che, seppur senza presentazione, potranno offrire spunti d’interesse:

  • [1] R. Nadal vs H. Dellien (RLA, ore 5 circa)
  • D. Dzumhur vs [15] S. Wawrinka (MA, ore 5 circa)
  • [15] M. Vondrousova vs S. Kuznetsova (court 7, ore 6:30 circa)
  • C. Suarez Navarro vs [12] A. Sabalenka (1573 Arena, ore 9 circa)
  • M. Cecchinato vs [7] A. Zverev (MCA, ore 11 circa)

GLI ALTRI ITALIANI

  • R. Opelka vs [12] F. Fognini dal 6-3 7-6(3) 1-0 (1573 Arena, ore 2 circa)
  • J. Sinner vs [Q] M. Purcell dal 7-6(2) 6-2 4-4 (Court 7, ore 2 circa)
  • C. Garin vs S. Travaglia dal 6-4 6-3 1-1 (Court 11, ore 2 circa)
  • [LL] L. Giustino vs [32] M. Raonic dal 2-6 1-6 2-5 (dalle 3 circa)
  • [Q] A. Lottner vs C. Giorgi (Court 11, ore 04:30 circa)
  • M. Kecmanovic vs A. Seppi (court 10, ore 5:30 circa)
  • J. Paolini vs A. Blinkova (Court 13, dalle 6)

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