La seconda occasione di Filip Polasek

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La seconda occasione di Filip Polasek

Il tennista slovacco, ritiratosi dal tennis nel 2013, parla a cuore aperto dei cinque anni lontano dal circuito e del viaggio che lo ha portato a vincere il torneo di Cincinnati

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18 agosto 2019. Filip Polasek guarda sorridente quel buffo trofeo a forma di vaso. Al suo fianco, Ivan Dodig, ugualmente sorridente. Di fronte, una dozzina di fotografi pronti a immortalare i volti sereni e soddisfatti dei nuovi campioni di doppio del torneo di Cincinnati.

Difficile dire cosa passasse per la mente dello slovacco in quegli istanti, ma è lecito immaginare che almeno un pensiero sia andato a quei cinque anni trascorsi lontano dal circuito. Cinque anni durante i quali sembrava impossibile anche solo pensare di fare attività fisica senza dolore.

Nel 2013, Polasek aveva preso la difficile decisione di ritirarsi dal tennis professionistico perché il suo corpo continuava a dirgli di fermarsi. A quella data il suo palmares contava 11 titoli in doppio e altre tredici finali, ma così non si poteva andare avanti. Aveva problemi ai nervi della schiena e dopo ogni partita, nello spogliatoio, era costretto a tenere ferma con le mani la gamba sinistra che tremava senza controllo. Con il ritiro però, le cose non erano migliorate. Dopo nove mesi è stato costretto a lasciare il giovane australiano che aveva iniziato ad allenare, perché il dolore era quasi lo stesso di quando giocava e i lunghi viaggi non aiutavano il suo corpo.

 

Filip accettò allora la proposta di un club di Piestany, in Slovacchia, e divenne capo allenatore. Il problema era che non riusciva a palleggiare con i ragazzi più grandi e doveva quindi limitarsi a seguire quelli tra gli otto e i quattordici anni. Qualche volta si permetteva qualche sgambata leggera con gli altri maestri, tanto per il gusto di colpire qualche palla, ma tornato a casa la gamba non gli dava tregua. Era giunto il momento di prendersi una vera pausa.

A novembre 2017, Polasek era sereno. Si concedeva di quando in quando una scampagnata con gli sci insieme alla sua ragazza, unica attività che non lo affaticasse troppo, ed era appena diventato padre, ma le cose stavano per cambiare improvvisamente. Gli allievi della scuola tennis crescevano e volevano continuare a scambiare con lui. I nuovi tentativi andarono sorprendentemente bene, ma si trattava pur sempre di palleggiare con ragazzi di 16 anni. Niente di straordinario per un ex professionista in teoria, ma in pratica si trattava di un enorme passo avanti. Da un club tedesco, tramite amici comuni, arrivò la proposta di giocare qualche incontro e Filip non si tirò indietro. La vera svolta però si verificò una sera di maggio, quando il tennista slovacco ricevette una strana telefonata:

Questo tizio ha bevuto troppo whisky? Questo è quello che ho pensato quando ho ricevuto una chiamata un giovedì sera verso le 22:00 dello scorso maggio”, ha detto Polasek a Andrew Eichenolz di ATPTour.com. “Ero a casa in Slovacchia, dove ero pronto a giocare alcune partite di club per allenarmi ad altre partite di club in Germania. Erano passati più di quattro anni da quando mi ero ritirato dal tennis professionistico a 28 anni a causa di un infortunio. “Abbiamo un ottimo giocatore per la partita del club del lunedì. È Bryan”, mi disse il capo allenatore del club. Stavo ridendo e ho detto “Quale Bryan?”; “Non lo sapeva. Ho pensato che il tizio stesse impazzendo e ho lasciato cadere il telefono. Il giorno dopo chiesi a una dirigente del club di cosa stesse parlando. Anche lei pensava che fosse ubriaco.

Ma il giorno dopo, al club, mi hanno detto: “Sei pronto a giocare con Bryan?” Ho detto loro che sono sempre pronto a tutto, ma ero ancora confuso. Ho giocato la mia partita di club e poi sono rimasto scioccato. Davanti a me si è presentato Mike Bryan, la leggenda del doppio, ed è stato davvero divertente. Dopotutto, il tizio non era ubriaco.

Mike era in città perché la sua ragazza è slovacca, quindi abbiamo colpito un po ‘la palla. Non mi sentivo così bene, ma lui diceva “Hai colpito bene!” Non ne ero così sicuro. Rimase per una settimana e ci allenammo altre due o tre volte. Abbiamo anche giocato una partita di doppio con un paio di altri ragazzi. È stato come mettere un bambino in acqua senza che sapesse nuotare. Quelle partite di club sono state la prima volta che giocavo a tennis da quando mi ero ritirato”.

Il dolore non ritornava. Filip era il primo ad essere sorpreso, ma non voleva illudersi. Tornerà“, pensava tra sé e sé. Invece i match continuavano e il suo corpo non sembrava risentirne, così nacque in lui la folle idea di dare un’altra possibilità alla sua carriera da professionista. Ricominciò dai Futures e dai Challenger locali e alla fine di settembre era tornato in top 200. Quest’anno poi è avvenuta la vera esplosione: sei vittorie nei primi undici Challenger disputati, poi la prima finale ATP della sua seconda carriera ad Antalya insieme a Ivan Dodig, con il quale ha raggiunto addirittura la semifinale a Wimbledon. Appena un mese dopo è arrivata la seconda sconfitta in finale, in coppia con Philipp Oswald a Gstaad.

La storia però è troppo bella per non avere un lieto fine e così la settimana successiva Polasek ha messo le mani sul dodicesimo trofeo della carriera da doppista, il primo dopo l’insperato rientro, sulla terra di Kitzbuhel. Sembrava il coronamento di un sogno, ma il meglio, come sappiamo, doveva ancora venire. Il trionfo a Cincinnati ha rappresentato il momento più alto della carriera da professionista di Filip Polasek, tornato in grande stile (e forse più forte di prima) da un infortunio che sembrava averlo messo fuori gioco definitivamente. E poco male se a New York Sock e Withrow gli hanno imposto lo stop al primo turno: la carriera è ripartita, ed è la conferma che a volte i sogni si realizzano proprio quando abbiamo perso ogni speranza.

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Esordio sul velluto per Nadal a Montecarlo: adesso gli ottavi con Dimitrov

Lo spagnolo concede appena tre giochi a Delbonis, capace di creare qualche piccolo problema solo nel secondo set. Al prossimo turno troverà Dimitrov, battuto 13 volte su 14

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Rafael Nadal - ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @ROLEXMCMASTERS)

[3] R. Nadal b. [Q] F. Delbonis 6-1 6-2

Doveva essere un esordio agevole per Rafael Nadal e così è stato. Lo spagnolo, a dispetto dei quasi due mesi lontano dal campo, ha mostrato il solito grande feeling con la superficie e con Montecarlo in particolare (72-5 il bilancio aggiornato su questi campi), disponendo agevolmente di Federico Delbonis. L’argentino ha provato a giocarsela, soprattutto nel secondo set, ma semplicemente non dispone delle armi per impensierire Rafa né per tenerne il passo sul rosso. Dopo il massacro del primo set e mezzo, Delbonis ha provato a rifarsi sotto ma è stato prontamente ricacciato indietro da Nadal. Il prossimo avversario del maiorchino sarà Grigor Dimitrov (13-1 i precedenti; 3-0 a Montecarlo), in un match che si spera possa regalare più spettacolo. “Abbiamo giocato tante belle partite insieme, non solo la semifinale dell’Australian Open 2017” ha ricordato Rafa in conferenza. “Sarò pronto per la partita, o quantomeno spero di essere pronto” ha scherzato, dicendosi in ogni caso soddisfatto del tennis espresso all’esordio.

IL MATCH – Fin dall’inizio si capisce che Delbonis non può tenere il ritmo forsennato imposto da Nadal. L’argentino o va fuori giri tentando di spingere o si rifugia in back difensivi che però raramente mettono in difficoltà l’avversario. In pochi minuti Rafa si ritova già sul 3-0. Delbonis prova a darsi una scossa con un bel rovescio lungolinea vincente forzando poi Rafa all’errore dopo uno scambio tutto in difesa. La riscossa dura però giusto questi due punti: Nadal infatti impatta sul 30-30 con un bel dritto e una smorzata, prima di accogliere benevolmente i due doppi falli consecutivi dell’avversario, costretto a forzare (senza successo) anche col servizio. Finalmente sul 5-0, Delbonis riesce a muovere il punteggio e a evitare quantomeno l’onta del bagel.

 

In avvio di secondo set, le cose non mutano in meglio per l’argentino, che cede subito la battuta. Il martellamento asfissiante di Nadal non accenna a diminuire d’intensità e gli frutta un secondo break che lo proietta sul 3-0. Qui Delbonis si procura due insperate palle break consecutive grazie a una serie di (s)fortunati eventi: una risposta colpita male ma che rimane in campo, un doppio fallo di Rafa e infine un non semplice smash ‘appoggiato’. Nadal non fa una piega e le annulla entrambe con autorità, così come fa anche con una terza occasione. Delbonis però sente che questo è probabilmente l’ultimo treno per sperare di rientrare in partita e si aggrappa al game, guadagnandosi una quarta palla break che riesce stavolta a convertire complice anche un nastro benigno.

Immediata arriva la reazione di Nadal, parecchio infastidito dal break appena subito, ma Delbonis riesce a tenere la battuta e ad andare sul 3-2, cancellando anche una palla break con un gran dritto lungolinea. La rinnovata spinta del volenteroso argentino però non è sufficiente a riaprire davvero la partita che anzi, ritorna saldamente nelle mani di Nadal con il break ottenuto nel settimo gioco. Sul 5-2 arriva l’ultimo sussulto di Delbonis che annulla un match point e si procura addirittura una palla break. Rafa però esce alla grande dal mini momento di difficoltà e chiude il match al terzo match point, dopo un’ora e venti minuti di gioco.

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ATP

ATP Montecarlo: Sonego non supera l’esame Zverev

Il numero 6 del mondo ritrova la costanza che gli era mancata a Miami e in due set regola un buon Sonego

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[5] A. Zverev b. L. Sonego 6-3 6-3

Troppo solido alla distanza Alexander Zverev per un buon Lorenzo Sonego, che come suo solito lotta parecchio e mostra un bel tennis ma deve cedere in due set ad uno Zverev apparso molto concentrato soprattutto al servizio. La prima sfida tra i due arrivava in momenti completamente opposti di forma. Sonego era reduce dal brillante torneo vinto a Cagliari, oltre che dal buon primo turno vinto contro un tennista ostico come Fucsovics. Meno positivo il periodo di Zverev, che non aveva giocato finora su terra battuta e la sua ultima partita risaliva a Miami, il secondo turno perso contro Emil Ruusuvori.

Il tennista italiano parte giocando un buon tennis, ma il primo a passare davanti è il tedesco, che sfrutta due indecisioni di dritto di Sonego per prendere il primo vantaggio della partita. La prima per Zverev però continua a mancare e Sonego si riporta sotto con due palle break. Entrambe vengono annullate da Zverev che ritrova la prima e non dà la possibilità al suo avversario di poterlo attaccare. Una nuova possibilità si para davanti a Sonego nel settimo game, uno splendido dritto diagonale gli porta due palle break.

 

La prima di servizio torna in aiuto del numero 6 del mondo, anche se la seconda palla break annullata arriva con un servizio che il replay mostra essere di poco largo. Sonego non si perde d’animo e dopo aver annullato due palle game si guadagna e converte la terza palla break con un pesante dritto lungolinea, meritata per il livello espresso finora dal tennista torinese.

Zverev non resta a guardare e reagisce subito al break diventando un muro da fondo. Gli errori di Sonego si accumulano e il finalista degli US Open si riporta avanti di un break. Uno dei meriti della buona partita del tedesco oggi è la costanza di rendimento al servizio, ed è di nuovo la battuta a cavarlo d’impaccio quando si fa rimontare due set point da Sonego. Il primo punto ai vantaggi è un ace, con il secondo si crea lo spazio con il servizio per chiudere con uno schiaffo al volo di dritto un set giocato molto bene da entrambi i giocatori. Da notare il dato dei doppi falli del tennista di Amburgo, zero per tutto il primo set, una rarità visti i suoi problemi recenti.

Il numero 6 del mondo capisce che è il momento di affondare il colpo e tramortisce Sonego ad inizio secondo set sfruttando la forza della sua diagonale di rovescio. A dire la verità il tennista italiano sta facendo un’ottima partita anche da quel punto di vista, mostrando tutti i suoi miglioramenti con quel fondamentale. Confrontato però con un colpo come quello di Zverev è normale vada in difficoltà. Come successo nel primo set Sonego risponde subito al fuoco con due palle break, ma ancora la prima di Zverev torna dominante e gli toglie le castagne dal fuoco. Sonego non molla la battaglia e con due splendidi pallonetti si mantiene dentro il game, e l’occasione arriva di nuovo con un dritto steccato dal tedesco. Questa volta il servizio tradisce Zverev e con un doppio fallo rimette Sonego nel set.

Ora il livello del tedesco è calato vistosamente ed anche gli errori da fondo cominciano ad arrivare. Un rovescio scagliato male rischia di costargli il secondo break consecutivo, ma con l’aiuto del servizio si salva. Piano piano, nonostante un dritto molto meno affidabile del primo set, Zverev si ritira su e torna a farsi prepotente durante i turni di Sonego. La prima chance nel settimo game è ben controllata dall’italiano, ma sulla seconda il “solito” rovescio devastante vale game e break per il tennista tedesco.

La partita si mette ancora più in salita quando Sonego sotto 15-30 e 3-5 commette il primo doppio fallo della partita. Non poteva esserci momento peggiore, il colpo in uscita dal servizio è lungo e Zverev chiude la partita dopo un’ora e mezza di battaglia. Un peccato per Lorenzo, che oggi ha giocato bene e reso la partita più equilibrata di quanto dica il punteggio. Il tedesco sfiderà David Goffin per un posto nei quarti di finale di Montecarlo. Sonego invece perderà almeno quattro posizioni del ranking, a causa dei punti persi dei quarti dell’anno scorso. Ma vista la posizione attuale, numero 32, se continua con questo stato di forma può mantenersi tra le teste di serie del Roland Garros. Con la sconfitta di Sonego Fabio Fognini resta l’unico italiano ancora presente in tabellone.

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Djokovic, lezione e investitura a Sinner: “È il presente e il futuro del tennis”

Nel match del giorno Jannik parte bene e va in vantaggio di un break, ma via via soffre la pressione di Nole, che domina alla distanza

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[1] N. Djokovic b. J. Sinner 6-4 6-2

Era stata presentata come la partita del giorno, e le attese non sono andate deluse, almeno per una buona oretta. Dopo il battesimo del fuoco ricevuto da Rafa Nadal sul Philippe Chatrier in autunno, il sacerdote Novak Djokovic ha somministrato il secondo segno sensibile al fenomeno nascente Jannik Sinner sotto la terrazza di Montecarlo. Sei quattro sei due per il primo favorito, un’ora e mezza abbondante molto lottata, giocata a ritmi esagerati e trapunta di scambi ad alta intensità. Poi Nole ha preso il sopravvento, e non sarebbe stato difficile prevederlo, ma chi voleva una partita – e un’altra conferma sulla crescita di Jannik – l’ha avuta.

Aveva iniziato molto bene il kid di Sesto Pusteria: secondo game in battuta molto sudato, offerto da un Djokovic intento a far intendere al ragazzo su quale pianeta fosse capitato, poi Sinner ha strappato il servizio al serbo nel terzo, complici un paio di vincenti da urlo, tra i quali ha particolarmente brillato un gran rovescio incrociato sulla linea, utile a provocare la sorpresa del numero uno. Jannik non ha però saputo consolidare, come si suol dire, e qui Djokovic non ha messo troppo di suo: un doppio fallo, un dritto tirato fuori con lo scambio in mano e un rovescio addosso alla star con il campo aperto sono valsi il pareggio: tanta ingenuità direbbero quelli che non hanno mai avuto a che fare con la pressione. Certo è che l’età verdissima in qualche modo può rappresentare un mismatch di non poco conto contro un avversario persino più famelico dei canoni quando deve inseguire. Si è un po’ disunito Jannik, ci mancherebbe: Djokovic gioca profondo come nessuno, si sa, e sulla seconda ha la bava alla bocca. Il combinato disposto, direbbe il giurista, ha costretto Sinner a forzare molte prime, con conseguenze problematiche sulle sue percentuali. Anche a questo è addebitabile il secondo break consecutivo Serbia, viatico al cinque due che pareva una precoce pietra tombale sulla frazione.

 

Detto questo, anche Nole di tanto in tanto pare umano, e Sinner certamente non vende la pelle a buon prezzo: gravato da un paio di errori di misura, dal trenta a zero a due punti dal set Djokovic ha subìto quattro punti consecutivi, consentendo al giovane collega di servire per il pareggio. Ma ribattitore migliore della storia del gioco non si diventa per caso: una manciata di palle a un palmo dal fondocampo hanno costretto Sinner a diversi fuori giri e a salvare un primo set point, prima che un nastro malandrino sul suo lungolinea, beffardo nell’apparecchiare il vincente al serbo, ne forzasse un secondo, stavolta raccolto da Nole con un forcing da dietro reiterato fino all’errore con il rovescio dell’italiano.

Jannik Sinner – ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Cinquantasei minuti, ritmi alti, lunghi scambi e una lotta tutt’altro che disprezzabile. Non male l’offerta di Jannik, forse un po’ troppo legata mani e piedi al vincente, con tutti i rischi del caso. Nole in giornata, lo è quasi sempre, quando impone la proverbiale pressione da fondo al momento è ancora un po’ troppo. E la sua giornata, già serena, è migliorata nel secondo set, a fronte della resistenza ora forse un po’ ammaccata del nostro: break Serbia nel quarto gioco. Sinner, puntiglioso, con il solito atteggiamento impeccabile, concentrato sul tema fino al parossismo, ora annaspante e sempre più ingarbugliato nella ragnatela. Poche chance per lui di rientrare; una, sostanzialmente, nel settimo game, quando Nole ha offerto palla break ingarbugliandosi con due doppi falli, ma qui è mancato Sinner, autore di una rispostaccia fuori di metri su una seconda attaccabile. La partita lì si è eclissata, insieme allo sguardo fattosi torvo del diciannovenne. Agli ottavi di domani, contro il campione di Miami Hubert Hurkacz o Dan Evans, andrà Djokovic, come sempre, come prevedibile. Per un’ora c’è stata partita, per il resto una lezione di cui Jannik saprà far tesoro.

Mi sento bene – ha detto Djokovic a Tennis TV -. Questo club è la mia base d’allenamento da 15 anni, mi sembra di giocare a casa. E’ stato un bell’esordio, non era una sfida semplice ma sono riuscito a trovare il ritmo e i colpi. Sinner colpisce la palla nel modo giusto più o meno su tutte le superfici, è polivalente, ha molto talento ed è in forma. E’ il futuro del nostro sport, e forse già il presente. Del resto ha già giocato la finale di un 1000 da teenager“. A diciannove anni Nole non era certamente prossimo a somigliare alla sua versione odierna.

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