Fortezze, elicotteri e un re. Rafa e Mary (alla fine) sposi (Piccardi). Seppi conquista un challenger dopo 20 mesi (Corriere dello Sport)

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Fortezze, elicotteri e un re. Rafa e Mary (alla fine) sposi (Piccardi). Seppi conquista un challenger dopo 20 mesi (Corriere dello Sport)

La rassegna stampa di lunedì 16 settembre 2019

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Fortezze, elicotteri e un re. Rafa e Mary (alla fine) sposi (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

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Il 19 ottobre, infatti, con dieci anni di ritardo su Roger Federer e cinque su Novak Djokovic, i rivali di una vita, l’ultimo hidalgo ammainerà la bandiera di scapolo per dire sì alla storica fidanzata, Maria Francisca Perello, 31 anni contro i 33 di Nadal. Per la Spagna, che considera il re dei 19 titoli Slam la testa coronata dello sport più vicina a Filippo VI, sarà l’evento sociale dell’anno. Di fronte alla reticenza di Rafa a parlarne («Si sta occupando di tutto Xisca, io sono stato messo al corrente solo delle cose più importanti»), El Pais ha sguinzagliato i suoi segugi sull’isola di Maiorca, dove Nadal è nato figlio della borghesia locale, tiene il suo buen retiro, un’accademia e una fondazione, tutto gestito in famiglia. È il clan, dallo zio Toni gestore delle cose tennistiche a Maria Francisca che sovrintende le iniziative benefiche che portano la firma di Rafa, il baricentro del delicato equilibrio nadaliano. E allora si apprende che il matrimonio si terrà nella blindatissima tenuta Sa Fortalesa, nel comune di Pollença, a nord dell’isola, 87 mila mq con un castello del XVII secolo affacciato su Punta Avançada, inaccessibile da terra (i 500 invitati saranno muniti di lasciapassare) e non fotografabile dal mare. Privacy e sicurezza dovranno essere assicurate perché tra gli ospiti, tra cui non mancheranno i calciatori dell’amato Real Madrid (Iker Casillas) e le stelle del basket (Pau Gasol), ci sarà anche l’ex re Juan Carlos di Borbone, che con doña Sofia si era già recato in visita privata a Maiorca per battezzare la fondazione Nadal. Testimoni Fernando Verdasco e Feliciano Lopez, gli amici che con Rafa hanno condiviso gavetta e trionfi, inclusa la vittoria della Coppa Davis 2011, l’ultima conquistata dalla Spagna. Nessuna conferma sulla presenza alle nozze di Federer, farci-nemico che intrattiene con Nadal una rivalità piena di confidenziale rispetto (ma Rafa al matrimonio di Roger non c’era). Sa Fortalesa, già set della serie tv «The Night manager» e delle cerimonie del fuoriclasse del Real Gareth Bale e del cestista Rudy Fernandez, non è una location scelta da Maria Francisca a caso: l’eliporto e la caletta privata garantiranno un viavai discreto a famigliari e ospiti.

 

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Amici dai tempi della scuola, insieme dal 2005 benché la relazione sia diventata di pubblico dominio solo nel 2008, Rafa e Mary (come è chiamata dalla famiglia Nadal, che la considera una terza figlia) costituiscono una delle coppie più discrete del circuito.

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E, forse, nemmeno una luna di miele. Le finali di Coppa Davis a Madrid incombono sulle nozze. E per l’hombre vertical il tennis è sempre stato il primo amore.

Seppi conquista un challenger dopo 20 mesi (Corriere dello Sport)

Dopo venti mesi (…) l’azzurro Andreas Seppi, 35 anni, n.77 mondiale, è tornato a vincere un challenger Atp; (…) c’è riuscito a Cary, nella North Carolina, piegando in tre set lo statunitense Michael Mmoh, 21 anni, n.186 del mondo. Oggi sul cemento Indoor di San Pietroburgo toma in campo il baby altoatesino Jannik Sinner, opposto al kazako Kukushkin. In programma pure Travaglia col francese Mannarino. (…)

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Berrettini 9 e lode, Sinner via col 100, Fognini non molla (Cocchi). Sonego, prima volta in Davis (Guerrini)

La rassegna stampa di martedì 22 ottobre 2019

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La corsa continua. Berrettini 9 e lode, Sinner via col 100, Fognini non molla (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Ci stanno facendo divertire, emozionare, anche spaventare. Ma quanto è divertente questo finale di stagione tutto azzurro che colora il cielo grigio di fine ottobre. Matteo Berrettini e Fabio Fognini corrono per arrivare alle Finals di Londra, Jannik Sinner per un posto fisso tra i 100 che lo renderebbe il più giovane di questo ristretto club di fenomeni. La corsa continua tra Vienna, dove ieri è sceso in campo Matteo Berrettini e oggi toccherà a Jannik Sinner, e Basilea, terra di sua altezza Roger Federer, dove sono in gara gli altri pretendenti alle Atp Finals, a partire da Fognini, per continuare con David Goffin e Roberto Bautista Agut. Si merita un nove Matteo Berrettini, come la posizione virtuale che occupa nel ranking live (11 quella ufficiale di ieri). E fa proprio una bella impressione. Manca una settimana e tante partite per avere la certezza della top 10 ma la vittoria contro Edmund, e l’annuncio di Kei Nishikori che si toglie dai giochi per operarsi al gomito destro, lo proiettano momentaneamente tra i migliori dieci. E l’ottava posizione della Race to London per ora è confermata. Dopo una settimana di «riposo» al rientro da Shanghai, dove ha raggiunto la prima semifinale Masters 1000, Berrettini si è presentato al primo turno sul veloce indoor di Vienna un po’ arrugginito. Contro Kyle Edmund la situazione sembrava avviata verso il peggior epilogo possibile: a metà del primo set Matteo inciampa e la sua caviglia destra si torce pericolosamente. Il timore dell’infortunio è tanto, la caviglia è la stessa che lo aveva fermato questa estate. Si muove male, ha paura di correre. Chiama il trainer. Perde il primo set, la faccia è abbacchiata. Poi, nel secondo parziale il romano inizia a muoversi con maggiore velocità e scioltezza e si riporta in pari nel secondo set. Nel terzo si rivede il Berrettini dei bei tempi, complice anche un calo del britannico che, non a caso, rimedierà l’ottava sconfitta consecutiva: «Il campo è nuovo, un po’ ruvido e sono inciampato — ha dichiarato il nella conferenza stampa post match —, si è addirittura staccato un pezzo di gomma dalla scarpa. Sul momento non ho sentito nulla, poi ha iniziato a fare un po’ male. Mi sono distratto, ho avuto paura, non mi sentivo sciolto. Nel secondo set per fortuna ho fatto una bella prestazione, ho ritrovato la forza necessaria e alla lunga ne sono uscito al meglio». Oggi per Matteo giornata di riposo prima del secondo turno contro Dimitrov: «Vorrei fare un giro al Prater e mangiare una fetta di Sachertorte», sempre che coach Santopadre sia d’accordo […]

Sonego, prima volta in Davis (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

Nella nuova insalatiera ci sono ingredienti a cinque stelle e tra questi l’Italia. E nell’Italia di capitan Corrado Barazzutti c’è una novità torinese, Lorenzo Sonego. A dire il vero, Barazzutti avrebbe voluto portare come sesto uomo per fargli fare esperienza Jannik Sinner, ma poi deve avere pensato con Riccardo Piatti che a Jannik serva di più lavoro e riposo dopo una lunga stagione, a 18 anni. E allora avanti con Matteo Berrettini, Fabio Fogninl, Sonego, Andreas Seppi e Simone Bolelli esimio doppista, verso la rinnovata Coppa Davis, dal 18 al 24 novembre alla Caja Magica di Madrid. Diciotto squadre, divise in sei gironi per una coppa. Come dire, ogni partita conta, per la gioia degli organizzatori capitanati da Gerard Piqué. Le prime di ogni gruppo e le due migliori classificate ai quarti. E l’italia ha ambizione. Il girone pero è tosto: ci sono gli Usa di Fritz, del perticone Opelka, Querrey, Tiafoe e Sock. E c’è il Canada di Auger-Aliassime, Raonic, Shapovalov, Pospisil. Gli azzurri debutteranno nello stadium due proprio contro il Canada il 18 novembre, in sessione serale. Martedì seguiranno Canada-Usa e mercoledì 20 la sfida con gli Usa. Ogni partita prevede due singolari e un doppio al meglio dei tre set. Negli ipotetici quarti l’Italia giocherebbe il 21 sera contro la vincitrice del gruppo D (Belgio, Australia, Colombia) se vincitrice del proprio Girone F, oppure come seconda, avrebbe al venerdì la vincente del gruppo A (Francia, Serbia, Giappone) o del gruppo B (Croazia, Spagna, Russia). Il capitano sul sito della Fit si è dichiarato raggiante: «Ho sempre sperato di avere una squadra così forte, con un grande futuro. Disporre di un gruppo dal potenziale enorme aiuta ad ottenere risultati. Arriviamo a queste finali con tante speranze in più e la consapevolezza di essere molto competitivi. Sono circa 20 anni che lavoro con la Federazione e l’auspicio era di arrivare proprio a questo punta. Penso sia stato fatto un gran lavoro, dal punto di vista organizzativo da parte dei dirigenti, e a livello tecnico per quanto riguarda noi uomini sul campo. Avevo bisogno di giocatori intercambiabili perché ogni punto, anche se a risultato acquisito, conterà per la classifica del gruppo». Ora Barazzutti dovrà aiutare l’allenatore di Sonego a far ritrovare fiducia al ragazzo torinese, che ieri ha perso ancora al primo turno contro Fucsovis, ungherese emerso dalle qualificazioni, a Vienna. Matteo Berrettini invece ha provato dolore e un brivido nel corso del primo set, ricadendo male sulla caviglia destra, lui che ha già avuto problemi anche recenti. Persa la prima partita ha recuperato però mobilità e fiducia, confermandosi gran lottatore, al punto da rimontare ed eliminare il pericoloso britannico Kyle Edmund. Buon auspicio per la rincorsa alle Atp Finals e per una Davis che sarà, appunto, stellare […]

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Sinner ko, finisce fuori dalla Top-100 (Scanagatta). Sinner per il “posto fisso”, Berrettini sulla rampa (Cocchi). Troppo Wawrinka, Sinner fuori: «Ha giocato meglio» (Semeraro). E Sinner cresce (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 20 ottobre 2019

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Sinner ko, finisce fuori dalla Top-100 (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Ora si dirà che è come la favola della volpe e l’uva acerba, ma è quasi meglio che dopo i peana esaltanti dei giorni scorsi, il nostro enfant prodige della Val Pusteria Jannik Sinner, abbia subito alla sua prima semifinale del circuito maggiore ATP una lezione piuttosto severa (63 62 in poco più di un’oretta) e più dura che due mesi fa all’US Open da Stan Wawrinka. Avesse battuto già ieri un campione di 3 Slam, che giocava la sua sessantesima semifinale e che oggi giocherà contro il redivivo Andy Murray la sua trentesima finale, anche per un ragazzo con la testa sulle spalle come il simpatico Jannik, sarebbe stato forse controproducente. Meglio che si sia reso conto che la strada è ancora lunga. Sa che anche ove dovesse emergere ai livelli di cui la gente già mormora – futuro top-20, top 10 – gli esempi di Federer, Nadal, Djokovic dimostrano che anche quando si è al vertice del tennis mondiale i veri grandi professionisti non smettono di lavorare duro. Anzi. Sennò non si riesce a essere super-competitivi a 38, 33 e 32 anni. Bene dunque che un bel bagno di umiltà sia arrivato tramite un Wawrinka che non era certo l’arrendevole Monfils di giovedì. Era stato molto più tenace Tiafoe venerdì. Però anche ieri i primi due game della semifinale, vinti da Sinner che aveva strappato la battuta a 15 allo svizzero nel game iniziale, erano stati a dir poco impressionanti. Due game da top-10. Poi però ecco la discontinuità tipica dei ragazzini: sul 2-1 ha messo solo due primi servizi su 8 e perso il game di battuta. Il match è girato. Wawrinka, dallo 0-2 ha fatto cinque game di fila, per chiudere 6-3, lasciando solo 4 punti in 4 turni di battuta. Nuovo break per lo svizzero ad inizio secondo set. Ultima chance per recuperarlo per Jannik, sull’1-2, ma Stan the Man è venuto a prendersi il punto attaccando. E’ finita li, in pratica. Intanto il giapponese Yasutaka Uchiyama raggiungendo la finale al challenger di Ningbo, lo ha sbalzato fuori dai 100 di un posto (n.101 lui, n.100 Caruso).

Sinner per il “posto fisso”, Berrettini sulla rampa (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Quota 100 è lì. Jannik Sinner la può toccare, sfiorare. Venerdì scorso l’aveva afferrata, ma solo per un giorno, grazie alla vittoria nei quarti contro Frances Tiafoe. Da domani, con l’uscita del ranking aggiornato, il 18enne della Val Pusteria sarà numero 101 (superato dal giapponese Uchiyama) e già questa settimana, grazie alla wild card ottenuta all’Atp 500 di Vienna, potrà tentare l’attacco definitivo alla top 100 diventando, a 18 anni e due mesi, il più giovane italiano a riuscirci da Diego Nargiso nel 1988, oltre che il più giovane nel club dei cento migliori al mondo, un anno più giovane del canadese Auger Aliassime. Resta comunque una settimana da ricordare quella appena trascorsa ad Anversa per il gioiello di Riccardo Piatti. Al secondo turno ha rispedito a casa Gael Monfils, ai quarti ha vinto il duello tutto Next Gen contro Frances Tiafoe e ieri, come prevedibile, ha pagato fatica e tensione contro uno Stan Wawrinka in piena forma. Lo svizzero oggi giocherà la finale contro Andy Murray, che torna a lottare per un titolo dopo due anni e mezzo di calvario per l’anca operata due volte. Jannik, sconfitto anche in doppio con Paolo Lorenzi, è soddisfatto per questa esperienza in un 250: «Ho vinto una bella partita contro Monfils, e poi sono uscito bene dalla lotta con Tiafoe. Quando sono sceso in campo nella semifinale non ero teso, mi sentivo carico di fiducia per gli ultimi risultati e infatti ho iniziato bene (con un break, ndr). Peccato che poi il servizio mi ha un po’ abbandonato. Stan ha giocato meglio di me e gli auguro il meglio per la finale». Contento anche Riccardo Piatti: «Siamo soddisfatti, quello che conta è fare esperienza. Ha giocato bene anche nell’ultimo match, contro un giocatore vero. Ma c’è ancora tanto da fare». Per un Sinner che a Vienna rincorrerà quota 100, ci sarà un Matteo Berrettini chiamato a una prova quasi decisiva per la qualificazione alle Atp Finals. Nella capitale austriaca il romano cercherà i punti necessari per staccare gli avversari diretti. Al primo turno incrocerà Kyle Edmund, reduce da una stagione tutt’altro che positiva ma sempre pericoloso. I suoi rivali più prossimi, Bautista Agut e Goffin, oltre a Fabio Fognini, saranno invece impegnati a Basilea, torneo di casa di Roger Federer.

Troppo Wawrinka, Sinner fuori: «Ha giocato meglio» (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

I sogni di gloria per l’Italia finiscono a metà pomeriggio, sul meridiano tennistico che unisce Anversa e Mosca e cuce la sconfitta di Jannik Sinner contro Stan Wawrinka con quella di Andreas Seppi contro Adrian Mannarino. Ma il voto in pagella alla settimana azzurra resta ottimo. Le due semifinali nei due ‘250’ in Belgio e in Russia sono gli ennesimi timbri di qualità di una stagione dorata. Pochi i rimpianti per il 18enne di Sesto Pusteria: scattato 2-0 nel primo set, non appena Wawrinka ha iniziato a scaldare l’artiglieria, Jannik ha faticato a tenere il ritmo dell’ex numero 3 del mondo, che uscendo del campo lo ha però applaudito pubblicamente. Wawrinka, che non giocava dagli Us Open (dove al primo turno aveva sconfitto proprio Sinner) per il momento insomma resta fuori portata. Stan the Man ha impiegato 65 minuti per guadagnarsi con un netto 6-3 6-2 la 30esima finale delle sua carriera: la giocherà oggi alle 16 contro Andy Murray. «E’ stata la mia miglior partita della settimana», ha spiegato lo svizzero, che ha servito alla grande ottenendo l’85 per cento di punti con la prima palla. «Sono superfelice di essere in finale». Sinner ad Anversa fino a ieri aveva perso solo un set. «Ho vinto un buon match contro Monfils, e ne ho giocato uno molto tosto contro Tiafoe», ha detto Jannik. «Oggi ero fiducioso, ho iniziato bene, ma poi non ho servito molto bene. Stan ha giocato meglio, in bocca al lupo per la finale». Per coach Riccardo Piatti «Wawrinka ha fatto una partita da giocatore vero, per Jannik è stato un match utile per imparare e crescere ancora ancora». A Mosca niente rivincita anche per Andreas Seppi, che già l’anno scorso si era inchinato con un doppio 7-5 a Mannarino. Stavolta c’è stata anche meno storia, 6-3 6-4. […] Da domani si riparte con i 500 di Vienna – dove sono impegnati Matteo Berrettini (1° turno contro Edmund), Sinner e Sonego (sorteggiati contro due qualificati), e Basilea, dove Fognini si gioca le ultime chance per le Finals (anche per lui un qualificato) e la testa di serie n.1 è Federer.

E Sinner cresce (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Diciotto anni e due mesi. È il momento giusto per sentirsi maggiorenne, anche nel tennis. Con tutto ciò che comporta: ingresso nei primi 100 (quasi), esame di maturità contro i più forti. A diciotto anni e un mese hanno fatto il loro ingresso nel tennis adulto Roger Federer, il tennista che ama di più, e Novak Djokovic, quello cui somiglia di più. Lui è in ritardo di 30 giorni appena, ma il tennis di oggi è più ruvido, più competitivo, e sempre poco tenero con i giovani. Stan Wawrinka, l’avversario di ieri, c’è riuscito solo a 20 anni, ed è per questo che saluta l’uscita di scena del ragazzo con parole che fanno curriculum: «Colpisce la palla talmente bene che viene da chiedersi che cosa potrà fare quando la sua crescita sarà ultimata. Rispetto a lui io ho avuto tempi molto più lunghi, perciò sono impressionato quando vedo un diciottenne giocare con tanta facilità tutti i colpi». Jannik Sinner i diciotto anni li ha festeggiati a Bordighera. Era il 16 agosto. Il mese dopo era in campo a San Pietroburgo, a sbattersi contro un Mikhail Kukushkin che sbagliava poco o niente. Una sconfitta che gli è valsa due o tre buoni consigli, subito messi in pratica ad Anversa. A darglieli Maria Sharapova e Marat Safin, riuniti da Piatti in una cena ligure organizzata proprio per Jannik, sul tema “cosa fare quando l’avversario riprende tutto”: «A diciotto anni hai un solo dovere verso te stesso», gli ha detto Maria, che alla stessa età conquistava Wimbledon, «portare sul campo tutto ciò che sai fare, senza preoccuparti di vincere o perdere». E siccome Marat annuiva, Jannik deve essersi convinto che fosse il caso di provarci, senza troppe remore. Da questi presupposti è nata la baldanzosa galoppata di Anversa, giocata a braccio libero con la mente sgombra. C’è riuscito con Monfils e Tiafoe, meno con Wawrinka, che sta ritrovando la forma migliore ed è giusto considerarlo fra i tennisti di caratura superiore, com’è opportuno per un vincitore di 3 Slam. Jannik gli ha fatto subito il break, ma Stan ha trovato rapidamente le coordinate giuste dei suoi colpi, pesanti e sulle righe. […] Ora Jannik potrà rifarsi a Vienna, Atp500, dove gli hanno rimediato in fretta una wildcard. Se la vedrà con un qualificato, poi potrebbe ritrovare Monfils, e c’è da giurarci che sarà un Monfils diverso.

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Sinner 100 e lode (Scanagatta). Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top 100 e due record nel mirino… il futuro è azzurro (Cocchi, Semeraro, Azzolini, Rossi, Clerici). “Ricorda Djokovic ma è all’inizio” (Semeraro)

La rassegna stampa del 19 ottobre

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Sinner 100 e lode (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Chi lo ferma più il Pel di Carota della Val Pusteria? Non contento di aver battuto Gael Monfils n. 13 ATP, si è ripetuto nella “prova del nove”. E’ il match che segue il grande exploit e che le immancabili attenzioni rendono più duro, anche se sulla carta l’avversario, in questo caso l’americano di colore Francis Tiafoe, n. 53 del mondo (24 posizioni indietro rispetto al best ranking di febbraio), sembra più debole. Ma di certo Tiafoe, 21 anni, figlio di emigranti della Sierra Leone, era ben più assetato di successi dell’ex n.6 mondiale Monfils. Jannik Sinner, 18 anni il 16 agosto, non si è lasciato distrarre da chi già lo descrive come un fenomeno perché nessun tennista italiano ha mai giocato cosi bene, non è mai stato cosi competitivo a livello dei top-100 già alla sua età: in un’ora e 41 minuti ha battuto il costolone americano (un metro e 87cm come lui, ma ben più possente muscolarmente) 64 36 63. Ha così raggiunto la prima semifinale di un torneo “pro” ATP. E’ già n. 100 del mondo. Così lunedi avremo 9 azzurri nei primi 100. Un record. Lui sarà un posto dietro al siciliano Caruso, n.99. Dalle Alpi alle Piramidi. Alla sua età Barazzutti, top-10 a 24 anni, vinceva l’Orange Bowl fra gli under 18, Panatta, n.4 a 26 anni nel ’76, non giocava neppure con gli adulti. E Matteo Berrettini, n.8 nella Race ATP 2019, fino a 19 anni non aveva neppure un punto ATP. Jannik ne ha già 554. A Sinner, n.551 a a gennaio, non manca nulla. Ha un gran bel servizio, anche se imparerà ad angolarlo di più, ha un dritto pesante che fa già male e con il rovescio bimane fa le buche anche nei tappeti, non solo sulla terra battuta. E ha la personalità di chi non teme di osare. A 13 anni ha lasciato casa e genitori (con i quali parla in tedesco) per trasferirsi alla corte del miglior coach italiano Riccardo Piatti, a Bordighera. Una scelta non facile per un ragazzino. Ma lui voleva fare il tennista. A scoprirlo era stato Massimo Sartori, il coach di Andreas Seppi, l’altro altoatesino che a Mosca ieri ha battuto il n.8 ATP Khachanov. Oggi Jannik ritrova Stan Wawrinka, 34 anni, vittorioso su Simon 63 67 62. Potrebbe essere stanchino. Lo svizzero che ha vinto 3 Slam e che all’US Open lo battè in 4 set dopo una magnifica partita giocata senza alcun timore reverenziale. Ebbe 14 palle break, ne trasformò solo 4. Ah l’esperienza! Lo intervistai subito dopo e mi aspettavo fosse felice di aver giocato sull’Armstrong Stadium davanti a 13.000 spettatori il suo primo tre set su cinque e aver ispirato, all’uscita del campo, addirittura gli applausi ammirati di Wawrinka. Macchè! Jannik era furioso: «Avrei potuto vincere il primo, il secondo e il quarto set!». Capito il ragazzo? Non parlò così da presuntuoso, ma come chi è convinto del fatto suo. L’eccessiva umiltà nello sport non paga. Bisogna crederci. E lui ci crede. Fossi Wawrinka oggi non sarei tranquillo. Su www.ubitennis.com anche l’exploit di Seppi che, battuto Khachanov n.8 Atp, è in semifinale a Mosca, il matrimonio di Nadal e le proteste di mamma Djokovic per i tifosi che non rispettano Novak.

Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top100 e due record nel mirino…il futuro è azzurro (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Con quella faccia da bambinetto inesperto, i riccioli rossicci che spuntano sotto il cappellino giallo fluo e le lentiggini, Sinner ti frega. Scende in campo contro gente esperta, da anni sul circuito, li illude di essere un tenero e inesperto teenager e poi li annichilisce. Giovedì, agli ottavi del 250 di Anversa, a cadere nella sua trappola è stato Gael Monfils. Ieri ai quarti è stata la volta di Frances Tiafoe, numero 53 al mondo, e tra i protagonisti delle Next Gen Finals in programma tra due settimane a Milano. Uno scontro diretto tra protagonisti del futuro che ha promosso Sinner. L’altoatesino centra così la prima semifinale Atp della vita che giocherà oggi pomeriggio contro Stan Wawrinka. Vale doppio Una vittoria che vale doppio quella in tre set contro Tiafoe: non solo la semifinale, ma anche una giornata da numero 100 al mondo. Tutto ancora è da decidere, il ranking sarà ufficiale solo lunedì e dietro di lui c’è almeno un giocatore, il giapponese Uchiyama, che potrebbe superarlo, ma il 18enne per almeno 24 ore ha respirato l’aria rarefatta della top 100. […] Una prova convincente quella di ieri, con un primo set chiuso agilmente, e un secondo di appannamento che ha permesso a Tiafoe di rientrare. Quando però si è trattato di chiudere i giochi, l’allievo di Riccardo Piatti ha spinto sull’acceleratore, allungando 4-2 grazie a un passante di rovescio al fulmicotone che ha costretto all’errore Frances. Solo un po’ di (normale) braccino sul 5-3, quando ha concesso al rivale due palle break, ma col servizio (saranno l’80% i punti con la prima) è riuscito facilmente a togliersi dagli impicci e regalarsi una «rivincita» del primo turno Us Open contro Wawrinka. Atteggiamento Mai un momento di stizza, pochi, misurati, e rispettosi i gesti di entusiasmo. Ennesima prova della grande umiltà che contraddistingue il ragazzo della Val Pusteria: «Ha una incredibile cultura del lavoro e un’educazione sempre più rara da trovare tra i ragazzi della sua età», è solito ripetere come un mantra coach Piatti. La stessa educazione che, subito dopo aver conquistato un posto in semifinale, gli fa ringraziare gli organizzatori per l’invito nel tabellone di Anversa. Tutto merito della famiglia che lo ha cresciuto con valori molto solidi e non lo tratta mai da «campioncino». E non lo farà nemmeno se il piccolo di casa dovesse toccare i due record che sta rincorrendo, ovvero diventare il più giovane italiano nella top 100 da Diego Nargiso (che ci riuscì a 18 anni e 5 mesi nell’agosto 1988), e diventare anche il più giovane tra i primi cento al mondo superando Felix Auger Aliassime, che di anni ne ha 19 e due mesi. Numeri che presto potrebbero incastonare Sinner nella storia del tennis, italiano e no. La rivincita Intanto si «accontenta» di essere il più giovane italiano di sempre in una semifinale Atp. Per tentare l’assalto alla finale si affiderà al suo servizio bomba, oltre i 200 km orari: «Credo che il servizio sia stato decisivo nel match contro Tiafoe – ha commentato dopo la partita —. Veramente quando ho servito per il match ho avuto un po’ di tremarella, ma me la sono cavata sempre con la battuta». Oggi alle due del pomeriggio potrà testare la sua crescita degli ultimi due mesi. Dopo la vittoria con Monfils aveva dichiarato di aver imparato molto dall’incontro con Wawrinka agli Us Open, oggi lo troverà di nuovo dall’altra parte della rete: «Sono curioso di vedere come andrà questa volta. Spero proprio che mi dia la rivincita». O Jannik farà in modo di prendersela

Gigante Sinner (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Il ragazzo Jannik Sinner fa parte della leva tennistica dell’anno 2001 e promette benissimo. Trema appena prima di tirare un calcio di rigore – una volée di diritto facile facile – ma poi va in gol: battuto 6-4 3-6 6-3 l’americano Frances Tiafoe, n.53 Atp, oggi ad Anversa gioca la prima semifinale Atp della sua carriera contro il volpone Stan Wawrinka, che di semifinali ne ha già a referto 59. A 18 anni, un mese e 28 giorni, Jannik è il settimo più giovane a riuscirci nel Terzo Millennio, dopo Nadal e un malloppo di top-10 presenti e appena passati. Si farà, il ragazzo. Anzi, è quasi pronto. […] BRIVIDI. «In effetti alla fine ho tremato un po’», ammette lo Spago d’Acciaio, un metro e 88 per 75 chi di resilienza tennistica e (solitamente) calma olimpica. «Però dopo quella volée mi sono resettato, e alla fine credo di aver giocato bene». Quattro palle break su cinque salvate, dieci ace, la solita esultanza ai limiti dell’impercettibile. Magari un cenno a Cristian Brandi, che ad Anversa segue Paolo Lorenzi (con cui Sinner ieri ha passato il turno anche in doppio) ma gli fa da consigliori a fanco di Andrea Volpini per conto di Riccardo Piatti «Ce la ridevamo per quella volée», spiega Cristian. «Adesso vediamo con Wawrinka. Agli Us Open ci ha fatto partita (strappandogli un set, ndr). Questione di pochi punti, e nel tie-break del secondo set Stan ha piazzato cinque ace». Insomma l’idea è di giocarsela alla pari con un signore di 34 anni che ha in bacheca tre Slam. Il tutto dopo aver vinto appena sei match a livello di Atp Tour: CRESCITA. Una crescita da capogiro – a febbraio 2018 non aveva neppure una classifica – ma Janník non è tipo da soffrire di vertigini. A 12 anni era una promessa dello sci, a 13 ha preso il fagottino e da Sesto Pusteria, provincia di Bolzano, ha attraversato l’Italia per domiciliarsi chez Piatti, a Bordighera. Un adolescente con una missione: diventare uno dei migliori. Magari qualcosa di più. «Quando giocavo un paio di volte a settimana il tennis era divertente – ha spiegato – adesso lo è sempre, ma anche qualcosa di diverso. La mia ambizione non è di diventare il più forte in Italia, ma nel mondo. E’ una cosa, però, che richiede tempo e al momento non ci sto pensando troppo». FAMIGLIA. Come confermava ieri pomeriggio anche papà Hans Peter fra un piatto e l’altro servito con mamma Siglinde al rifugio Fondovalle, sopra Sesto Pusteria «No, non abbiamo ancora sentito Jannik, ma siamo molto fieri di quello che sta facendo. Alla classifica non ha mai guardato troppo, ci ha sempre detto che il suo obiettivo era imparare a giocare bene a tennis». Coach Piatti, che da cinque anni lo cura come un fiore di serra, sottoscrive. SCONFITTE. Del resto a 15 anni Jannik perdeva sempre, ‘e a quell’età di solito giochi i tornei junior – racconta – ma il mio team mi ha sempre detto che avevo il livello per giocare fra i grandi». Nel 2019 ha iniziato a vincere spessissimo, gustandosi ogni scalino: dai 15 mila e 25 dollari Futures (vittoria a Trento e Santa Margherita di Pula) ai Challenger (vittoria a Bergamo e Lexington). Il debutto Atp, e la prima vittoria in tabellone, sono arrivati all’Atp 250 di Budapest, il primo 1000 a Roma, il primo 500 ad Halle, l’esordio negli Slam a New York. La calma è sempre stata il suo forte, insieme al ritmo soffocante da fondo, al servizio che viaggia sereno sopra i 200 all’ora, alla capacità di andarsi a cercare il punto a rete. Om si stanno aggiungendo un po’ di muscoli, e tonnellate di fiducia. FUTURO. Dopo Anversa, comunque vada, ci sarà un’altra wild card per il 500 di Vienna, poi le Next Gen Finals di Milano. «Non mi spaventa giocare con i più forti, anche perdere mi serve: ad andare più veloce in futuro». I grandi giocatori li vedi dal coraggio, oltre che dalla fantasia.

Prodigio Sinner (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Lui batte Tiafoe, e gli altri dibattono su di lui. Vanno così le cose nel mondo degli adulti, Jannick Slnner dovrà farsene una ragione e non sarà così facile come passare nel tritatutto Gael Monfils e superare in dribbling Frances Tiafoe nel corso di un infuocato terzo set, pratiche che ha mostrato di saper sbrigare con l’improntitudine di chi vuole arrivare lontano. Ci arriverà, magari facendo perno proprio su questo primo exploit che lo introduce nel mondo dei grandi, la prima semifinale nel circuito che conta, ad Anversa, il numero 100 in classifica virtualmente raggiunto, con l’aggiunta di una poltrona da numero 94 nella Race. Mamma Pennetta prova a suggerire di lasciarlo tranquillo, perché i molti elogi creano vortici impetuosi e improvvise depressurizzazioni del proprio stato d’animo, e nessuno potrebbe darle torto sebbene mentre espone il suo affettuoso pensiero, non si riesca a fare a meno di pensare quanto Sinner sia più tranquillo e distante dalle emozioni dell’impetuoso marito di Flavia, l’acciaccato papà Fognini. […] Riccardo Piani che è a capo del “progetto Sinner” ha scelto una doppia via, che da una parte spinga Jannik al confronto diretto con il circuito, dall’altra imponga periodi di ripasso e di sana meditazione, così da abbassare il tasso di eccitazione accumulato nelle giornate di sbornia agonistica. Molte carezze e qualche salutare ceffone. «Non è tempo di guardare alla classifica – dice Riccardo -, ma come il lavoro venga immagazzinato e se le correzioni apportate siano recepite. Jannik ha dalla sua una grande capacità di lavoro e di attenzione. Se è convinto dei nostri consigli si dà da fare per metterli in pratica. Per questo gli chiediamo di non smettere mai di imparare». Messaggio ricevuto: non è importante la semifinale di Anversa, ma le molte semifinali e finali che dovranno arrivare nei prossimi anni. Nel frattempo, ci consentiamo una piccola liaison fra Berretlini n.11 e Sinner virtuale n.100… Sembrano possedere una identica qualità, quella di voler capire i motivi del lavoro che sono chiamati a svolgere. Si chiama “consapevolezza. Splendida parola. Di certo, anche il tetragono Piatti avrà apprezzato come Sinner sia passato dall’ottimo 81% di punti realizzati con una prima di servizio andata però troppe poche volte a segno (52%), del match con Monfls, alla bella tenuta a suon di servizi piatti e filanti (76% e7 ace) messa in mostra nei tre set contro Tiafoe. Non è un caso, insomma, che Jannik abbia risolto così le difficoltà dell’ultimo game contro l’americano n.53 del mondo, quando si è trovato a servire per il match. Il momento più delicato di un confronto che l’ha visto padrone della situazione nel primo set e costretto ad arretrare il raggio d’azione sull’arrembante ritomo di Tiafoe nel secondo. E stato il break al sesto gioco della terza frazione a determinare il distacco definitivo, e quando Jannik si è trovato a un niente dal restituire la dote, sul 5-4 15-40, dopo una volée che più brutta non poteva essere, la reazione è stata fulminea, con 4 servizi piazzati e violenti, sui quail ha preso campo, recuperato e firmato la vittoria Diciotto anni, un mese, 28 giorni giovane italiano in una semifinale Atp e il più giovane in assoluto nell’attualeTopl00. Se la giocherà contro Stan Wawrinka, che l’ha battuto agli Us Open, ma in 4 set e non senza fatica. Un’occasione per misurare i progressi compiuti, direbbe Piatti. Ma c’è un altro semifinalista italiano. È Seppi, che ha battuto Khachanov a Mosca. Un campo che gli piace, sul quale nel 2012 ha vinto uno dei suoi tre titoli. Due della provincia di Bolzano, per questo fine settimana capitale del nostro tennis.

Fate largo a Sinner, è già da top100 (Paolo Rossi, La Repubblica)

Si chiama Sinner ma non ha peccati da espiare, anzi: lui li punisce, gli altri, sui campi di tennis. E poi ha più confidenza con il tedesco (essendo nato a San Candido-Innichen, anche se è di Sesto Pusteria-Sexten) che con l’inglese. Diamo il benvenuto a Jannik Sinner che – a 18 anni, 1 mese e 28 giorni (il conto si fa sul giorno d’inizio del torneo) – è il più giovane semifinalista italiano in un torneo Atp e per oggi nei Top 100, il più giovane di tutti. […] Ad Anversa ha battuto ieri Frances Tiafoe 6-4, 3-6, 6-3 confermando che l’exploit nei quarti (la vittoria su Monfils) non era casuale. In realtà di casuale non c’è un bel niente, e lo ribadisce Massimo Sartori, il coach che lo prese bambino dalle mani del primo maestro (Iteri Mayr), e lo portò da Riccardo Piatti a Bordighera. I due coach lavorano all’unisono. «Ci godiamo quanto succede ad Anversa, ma il progetto è molto più ambizioso», dice senza nascondersi Sartori. «Vedete, Jannik già sei mesi fa giocava così. Perché oggi succede questo, mi chiedete? Perché ha avuto la fortuna di giocare match importanti e confrontare il suo valore. Sappiate però che, nonostante la crescita, noi pensiamo che ci vogliano ancora due anni per completare il suo percorso formativo e portarlo a giocare a un livello altissimo e continuativo». Poi, certo, Piatti e Sartori accettano volentieri i miglioramenti. «Non sono stati gli Us Open e il match con Wawrinka, che oggi si ripete in Belgio e vale la semifinale, ma tutta la trasferta americana ad avergli fatto fare un salto di qualità, l’essersi giocato tutte le partite e non averle buttate vie dietro alibi o giustificazioni». Al ritorno dal torneo gli toccherà il Next Gen di Milano. «Ma saprà gestire l’attenzione dei media, e anche le partite gli serviranno per acquisire altri dati. Questo è lo spirito con cui affrontare le cose». E Sinner non ha paura: «Ne avevo solo quando sciavo, con certe discese davvero ripide. Il tennis no: per questo uso l’istinto. Prima gioco, e poi penso».

La fortuna di avere il coach giusto (Gianni Clerici, La Repubblica)

Jannik Sinner era già predestinato con il nome, chiamandosi, a un dipresso come YannickNoah. Poi ha trovato sul suo cammino Riccardo Piatti, un coach come in Italia non si usava e come non avevano trovato i quattro grandi italiani a lui precedenti: De Stefani, Gardini, Pietrangeli e Panatta. […] Sinner ha anche un coach. Che, abitando nella mia stessa citta, Como, un giorno mi disse – lui di una famiglia di setaioli – «Domani vado a Roma». «Cosa vai afare» chiesi io. «Vado a fare il Maestro» rispose lui. Capii che aveva ragione le due volte che suoi allievi raggiunsero i quarti, Cristiano Caratti in Australia e Renzo Furlan a Parigi. Ora io auguro a Sinner ogni bene, ma non sono in grado di sapere dove finirà questo fenomeno che gioca tutti i colpi come fossero vincenti, diritto o rovescio che siano. Che si permette di battere il più forte dei neri americani, quel Tiafoe che è stato paragonato a Ashe. Quel Tiafoe pieno di muscoli che, se il tennis fosse boxe, farebbe ancor più paura. Domato ieri-in un terzo set di colpi vincenti, con un parziale di dodici punti a quattro, mentre io quasi non credevo a me stesso. Se il bambino, dalle guance rosate e dai capelli rossi inanellati, riuscisse a vincere l’intero torneo, non mi parrebbe una esagerazione.

Resta lucido nelle difficoltà: caratteristica da fuoriclasse (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Salite sulla macchina di Ritorno al Futuro e tornate a due anni fa di questi tempi: aggrappati al talento di Fognini, alla costanza di Seppi, all’applicazione di Lorenzi, mentre si celebravano le virtù di nuove promesse coreane, canadesi oppure greche, ci chiedevamo quando anche noi italiani avremmo tenuto a battesimo il progetto di un fenomeno. Eravamo semplicemente frettolosi, perché la sete del campionissimo ci accompagna da troppo tempo: il seme però era stato gettato, la sinergia tra settore tecnico federale e coach privati, la vera chiave della svolta, stava preparando il terreno per accogliere nuovi tesori. A novembre 2018, Matteo Berrettini si incagliava nel torneo di qualificazione per la wild card italiana alle Next Gen Finals, oggi è ottavo nella Race e con un piede alle altre Finals, quelle vere, dopo una stagione da protagonista, con tanto di semifinale Slam a New York: altroché prossima generazione, lui è già nel presente. E da ieri, ma non era difficile immaginarlo, pure in buona compagnia: Anversa ha benedetto la nascita di un predestinato. Jannik Sinner ha 18 anni e due mesi ma gioca come chi sta sul circuito da secoli: dopo essersi mangiato Monfils giovedì, non ha fallito quella che i maestri di giornalismo un tempo defmivano la «prova del nove», piegando anche Tiafoe. Per timing sulla palla, movimenti, rovescio in spinta, il ragazzo ricorda Andy Murray, con la possibilità di crescere ancora nella solidità complessiva del servizio e nel gioco di volo. Di lui sorprende soprattutto la lucidità nei momenti caldi, cioè la dote dei fuoriclasse, messa in campo anche ieri per avere la meglio sull’americano. […] Non vorremmo mettergli fretta. Il problema è che se la sta dando da solo.

“Ricorda Djokovic ma è all’inizio, riparliamone tra qualche anno” (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Si, èstato bravo. Ma il vero Sinner lo vedremo fra quattro anni….». Smorza, sopisce, soffia sul fuoco Riccardo Piatti. Ma anche al telefono lo capisci che gongola. […] Riccardo, si lasci andare: per Jannik è la prima semifinale, ad appena 18 anni. «Okay: è una vittoria importante, più di quella contro Monf is, perché Tiafoe è attorno al numero 50 Atp e ha più o meno la sua età e rispetto a Gael, che gioca una palla sempre uguale gli offriva più difficoltà. Significa che è già a buon livello, forse anche sopra la media. Ma Jannik resta un giocatore in costruzione. Gioca bene, ma a sprazzi. Resta tanto da lavorare». Lei di giocatori forti ne ha allenati parecchi, da Djokovic a Ljubicic, da Gasquet a Coric: Sinner gliene ricorda qualcuno? «Diciamo che è molto simile. Ma deve dimostrare di sapersi migliorare come loro, di avere la stessa testa. Djokovic è uno che ha lavorato tantissimo su se stesso. Per ora ha fatto tutti i passi giusti, ora sta maturando fisicamente. I prossimi quattro anni saranno decisivi. Non deve perdersi». A Bordighera da qualche mese si allena anche Maria Sharapova: ha dato qualche consiglio a Sinner? Duee settimane fa ho portato Jannik a cena con lei e Marat Safin. Per capire come pensano, come ragionano i numeri uno, dentro e fuori dal campo. Maria ad esempio è una ragazza molto semplice, la sua forza è che sa scegliersi due o tre priorità, il resto non conta. E Marat ha spiegato a Jannik come affrontare certe partite. Facciano un esempio? <Jannik era arrabbiato perché aveva perso contro Kukushkin (kazako, n.58 Atp). `Non sbagliava mai, dovevo sbagliare di meno anch’io’, mi ha detto. Sbagliato: a Maria e Marat ho chiesto come giocavano loro a 18 anni, e tutti e due hanno risposto: non ci preoccupavamo di non fare errori, ma di spingere per vincere. E’ quello che deve fare Jannik. Non deve preoccuparsi di mettere la palla in campo con Kukushkin, ma di migliorare per essere forte domani». Quanto forte? «Fra i più forti. Ma per riuscirci deve continuare così, senza distrazioni, su questo sono molto severo. La forza di Jannik è che va spedito. Adesso è facile, attorno ha tanta gente, ma sapeva farlo già a 15 anni, quando ha perso 35 partite, 6-0 6-1, e nessuno se lo filava». Per Piatti quanto importante è Sinner? «E’ uno de progetti più importanti della mia carriera. La fortuna è che da quando è venuto a Bordighera a 13 anni non ho mai avuto problemi con i genitori o con altri coach. Jannik è molto simpatico e intelligente, il 18enne che tutti vorrebbero come figlio, ma pensa solo a giocare a tennis, e lo fa bene. Una volta gli ho chiesto chi era secondo lui il miglior coach del mondo. `Sei tu’, mi ha risposto. No, gli ho detto. `lo ti metto a disposizione delle opportunità, ma sei tu il miglior coach di te stesso’»

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