Allarme Djokovic: «Infortunio serio, non so quando potrò rientrare» (Chinellato). Sonego, buona partenza (De Ponti)

Rassegna stampa

Allarme Djokovic: «Infortunio serio, non so quando potrò rientrare» (Chinellato). Sonego, buona partenza (De Ponti)

La rassegna stampa di mercoledì 18 settembre 2019

Pubblicato

il

Allarme Djokovic: «Infortunio serio, non so quando potrò rientrare » (Davide Chinellato, La Gazzetta dello Sport)

Una buona notizia: Novak Djokovic non dovrà operarsi alla spalla sinistra infortunata allo US Open. E una cattiva, l’infortunio, per stessa ammissione del serbo numero uno del mondo, è più grave del previsto e la data del suo ritorno in campo non è ancora sicura. «Spero di rientrare presto, quando esattamente ancora non lo so». Nole, 32 anni, si è fermato il 2 settembre nel quarto turno dello Us Open, incapace di resistere al dolore alla spalla sinistra nel match contro lo svizzero Stan Wawrinka. «Ancora mi dispiace di essermi dovuto fermare – ha raccontando il serbo a Rts – : quello è uno dei quattro tornei più importanti dell’anno, ed è particolarmente significativo nella seconda parte della stagione». Nole contava di rimettersi in piedi in tempo per giocare il Tokyo Open, in programma dal 30 settembre al 6 ottobre, ma la gravità dell’infortunio alla spalla rischia di costringerlo a rivedere i suoi piani: «Vorrei potervi dire che ci sarò, ma non ne sono ancora sicuro – ha spiegato -. L’infortunio è più grave di quanto mi aspettassi e ho bisogno almeno di un’altra settimana, forse due per capire come si evolverà. Sto facendo terapie, riabilitazione, controllo la spalla ogni giorno per capire come risponde ai trattamenti. A Tokyo spero di esserci, ma in questo momento non posso esserne sicuro». Il torneo in Giappone era la prima tappa del finale di stagione di Djokovic, arrivato a 269 settimane al vertice della classifica Atp e con in testa il record delle 310 settimane di Roger Federer. Per superare lo svizzero, Nole deve difendere il trono del Masters 1000 di Shanghai, in programma la settimana successiva al torneo di Tokyo, altrimenti cederebbe il primo posto in classifica a Rafael Nadal. Il guaio alla spalla rischia di rovinargli i piani, anche se Nole spera di riprendersi in tempo per il finale di stagione, con obiettivo sulle Atp Finals in programma alla 02 Arena di Londra dal 10 al 17 novembre. Tra due mesi il serbo spera che la spalla che l’ha fermato allo Us Open non gli dia più fastidio.

Sonego, buona partenza (Diego De Ponti, Tuttosport)

 

Buon esordio ma facile. Inizia così il percorso di Lorenzo Sonego nel Moselle Open, torneo ATP 250 che si sta disputando sul veloce indoor di Metz, in Francia. Il 24enne torinese, numero 52 del ranking mondiale, quest’anno vincitore sull’erba di Antalya del suo primo trofeo nel circuito maggiore, ha sconfitto per 6-2, 7-6(2), in poco più di un’ora e mezza di partita, il tedesco Oscar Otte, numero 157 Atp, proveniente dalle qualificazioni. Lorenzo tornerà in campo domani contro il francese Lucas Pouille, che ad inizio stagione ha raggiunto la semifinale agli Australian Open ma che poi non ha saputo ripetersi collezionando pessimi risultati, se si eccettuano i recenti quarti di finale al torneo di Cincinnati. Bene anche Jo-Wilfried Tsonga che ha eliminato in tre set lo spagnolo Pablo Andujar, con il punteggio di 3-6 6-1 6-2. A Glasgow bene Roberto Marcora, che approda agli ottavi di finale del Challenger sul veloce, grazie alla vittoria per 7-6 6-0 sul britannico Luke Johnson e un po’ di rammarico per la sconfitta sul filo di lana subita da Julian Ocleppo (7-6 6-3) per mano del tunisino Malek Jaziri, numero 1 del seeding. In corsa c’è anche Luca Vanni: il 34enne toscano, numero 298 del ranking mondiale, che lunedì ha superato per 6-4 6-1 il tedesco Benjamin Hassan, numero 303 Atp, torna in campo oggi contro il turco Cem Ilkel, numero 273 Atp. Bell’esordio di Jasmine Paolini nel tabellone principale del Guangzhou International Women’s Open, torneo Wta International in corso sui campi in cemento di Guangzhou, in Cina. La 23enne di Castenuovo di Garfagnana, numero 126 del ranking mondiale, promossa dalle qualificazioni, ha battuto in rimonta per 3-6 6-3 6-3, dopo oltre due ore di battaglia, la 21enne slovena Tamara Zidansek, numero 67 Wta. La tennista toscana sfiderà per un posto nei quarti la cinese Saisai Zheng, numero 37 del ranking mondiale e sesta favorita del seeding.

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Profumo di Londra. Zverev boccia Nadal (Marcotti). Berrettini all’esame del mito Federer (Canevazzi). Matteo e il mito (Crivelli). Berrettini, c’è Roger (Azzolini)

La rassegna stampa di martedì 12 novembre 2019

Pubblicato

il

Profumo di Londra. Zverev boccia Nadal (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

La netta sconfitta subita ieri sera contro Alexander Zverev rischia di costare carissima a Rafa Nadal. Non solo complica, e non poco, la sua corsa al successo nelle ATP Finals, ma potrebbe anche pregiudicare il suo primo posto del ranking mondiale. A questo punto solo la vittoria – e sarebbe la prima volta in carriera a Londra – gli garantirebbe un Natale da festeggiare sul tetto del mondo. Viceversa sarà sorpasso, a tutto beneficio di Novak Djokovic, in campo questa sera contro Dominic Thiem. Alla nona presenza, il 33enne di Manacor ha confermato una volta di più il suo scarso feeling con il torneo dei Maestri. Troppi errori, corse in ritardo, colpi fuori misura: un campionario di insolite imprecisioni che il campione in carica delle Finals ha impietosamente messo in evidenza, aggiudicandosi il match con sorprendente autorevolezza. Certo non mancano i possibili alibi al maiorchino, a cominciare dalle precarie condizioni fisiche (infortunio ai muscoli addominali), che lo avevano costretto al forfait la settimana scorsa a Parigi-Bercy. Un infortunio che fino all’ultimo aveva reso incerta la sua presenza alla 02 Arena. Evidentemente al tedesco ha fatto bene l’aria del Tamigi, dove si è ritrovato d’incanto a capo di un’annata all’insegna dell’anonimato, mettendo a segno la seconda vittoria dell’anno contro un Top 5 dopo quella contro Roger Federer a Shanghai. E tornando a battere un numero 1 in carica un anno dopo il successo su Djokovic proprio nell’epilogo delle scorse Finals. Oggi, nel frattempo, tocca di nuovo a Berrettini. Metabolizzata la netta sconfitta all’esordio, lo attende Roger Federer. […]

Berrettini all’esame del mito Federer. Una doppia chance per la storia (Ruggero Canevazzi, La Nazione)

 

Matteo Berrettini, test numero 2 alle ATP Finals. Dopo il test numero 1 con Novak Djokovic, dove è stato respinto (62 61) con grande (ma non grave) insufficienza, quello odierno non è meno terribile: Roger Federer. Matteo è entrato fra gli Otto Maestri con pieno merito, ma per il rotto della cuffia, grazie a un finale d’annata strepitoso. Otto semifinali, inclusa quelle più prestigiose dell’US Open e del Masters 1000 di Shanghai, nonché due tornei vinti. Un balzo dal n.57 di sette mesi fa all’ottavo di novembre. La sua escalation è passata attraverso varie tappe, ma una delle più significative ha coinciso con gli ottavi di finale di Wimbledon, il torneo più leggendario fra tutti. Quel lunedi 8 luglio Matteo si trovò ad affrontare il suo idolo di sempre, Roger Federer, proprio come oggi. Ma di fronte al suo mito il Matteo più intimidito di sempre si rese irriconoscibile: 62 61 61 in 74 minuti, con appena 11 punti conquistati in 11 turni di servizio dello svizzero. «Quando due mesi dopo quella batosta Matteo affrontò Rafa Nadal in semifinale all’US Open, non ha più pensato come a Wimbledon chi avesse di fronte – ha spiegato il suo coach Vincenzo Santopadre – e spero che stavolta con Federer sarà un match diverso. Certo non ci voleva che Roger avesse perso da Thiem domenica. Oggi scenderà in campo con il coltello tra i denti per evitare un’eliminazione che per lui sarebbe clamorosa, mentre per Matteo sarebbe nell’ordine naturale delle cose». […]

Matteo e il mito: «Basta scoppole, Roger è sotto la mia pelle» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La leggerezza dei vent’anni, il cuore che batte forte, l’incontro con il mito della tua adolescenza. Solo che Berrettini, stavolta, all’idolo di una vita non chiederà l’autografo, ma dovrà provare a strappargli qualche lacrima di dolore e una complicata partita di tennis per continuare a restare aggrappato al sogno delle Finals. Già: dopo il tremendo debutto contro la miglior versione di Djokovic, Matteo sopravviverà a Londra soltanto con un successo su Federer oggi pomeriggio. Calma e sangue freddo, ragazzo. Del resto, l’hanno chiamato Masters perché è come l’università: ci trovi solo i migliori. Perciò i monumenti qui sono di casa: per Roger siamo alla partecipazione numero 17. Quando il Divino debutto, nel 2002, Berrettini aveva sei anni, faticava a tenere in mano una racchetta e il suo sport preferito era ancora il judo: «Ma non appena ho scelto il tennis, Federer mi è entrato sotto pelle». Logico dunque che al primo incrocio, quest’anno a Wimbledon, il ragazzo abbia assistito allo show di chi gli stava di fronte con l’adorazione paralizzante di una visione celestiale: e non ha toccato palla. Ma dopo quella storica ripassata, le parole del Maestro svizzero sono risuonate profetiche: «Ricordo quando persi da Agassi agli Us Open, fu davvero frustrante: ma in questi casi devi solo abbassare la testa, dimenticare in fretta, tornare a casa e lavorare ancora più duro». Detto fatto. Proprio da quel pomeriggio di tormenta, Matteo ha spiccato il volo per andarsi a prendere il premio più bello, l’elezione nel gotha dei fantastici otto: «In quella partita non ero mai stato me stesso in campo, questa volta sarà diverso e cercherò di presentarmi nella forma psicofisica migliore: vediamo cosa succede». […] Roger, nella sconfitta con Thiem, è apparso lento nel gioco di gambe e senza punch sulla palla, ma l’orgoglio di un fuoriclasse ferito e adesso condannato a vincere per forza rimane il peggior avversario da affrontare. «È come se fosse un torneo normale da qui in poi, non posso più permettermi di perdere. Esattamente come è successo per ogni settimana della mia vita per gli ultimi venti anni. Matteo, con il suo servizio e con quello che può fare, è un avversario molto ostico qui. Non ha giocato la miglior partita contro Novak, ma sarebbe stata dura per tutti. Io so che devo giocare meglio di quanto ho fatto nel primo match se vorrò avere chance di batterlo». […]

Berrettini, c’è Roger (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Chi voglia un Berrettini in formato Calippo si metta l’animo in pace. Non lo avrà mai. Non è nato di ghiaccio e non tende a trasformarsi in materia dura. «C’è dietro il tennis di Berrettini una filosofia antica, tratta da una città che dai propri eroi non ha preteso solo pane e sangue, ma divertimento. Molto divertimento». Chi l’ha scritto?Ah, si, Adriano Panatta. Non è il solo, Matteo, a costruire il tennis sulle emozioni, se la cosa può essergli di conforto dopo il brusco impatto con Djokovic, una sconfitta che a leggere alcune cronache dell’altro ieri è stata assimilata quasi a una colpa (ma si può?). Un carattere per certi versi simile al suo, lo ha mostrato in più occasioni lo stesso Federer, proprio l’avversario di oggi: l’istinto della vittoria, il piacere dello spettacolo, l’inquietudine del confronto ogni qual volta c’è da misurarsi con chi abbia avuto l’ardire di batterlo. Fra i due, Matteo e Roger, c’è il precedente di Wimbledon, quattro mesi fa. «Quanto ti devo per la lezione?»: la frase del Berretta, a chiusura del match, ormai ha fatto storia. Stefano Massari, mental coach e amico di Matteo, prese spunto da quella per sostenere la reazione «comunque positiva» alla disfatta appena subita. Era un passo avanti, che gli impone oggi di vedere “oltre” i soli tre game (con Roger furono cinque) incassati con Djokovic: «Non l’ho visto rinunciare a mettere in campo il suo tennis, anzi, ha fatto il possibile seppure in una condizione di grande disagio. Non mi è dispiaciuto il suo atteggiamento. Il ragazzo migliora…». Ma il lavoro continua «Matteo sta imparando a misurarsi con le difficoltà, più propriamente sta imparando ad accettarle. Agli inizi, quando ci siamo conosciuti, era insofferente nei confronti degli episodi negativi. Ora reagisce. Può farlo meglio? Certo, stiamo lavorando per questo, secondo il progetto voluto da coach Santopadre, che ha creato un team su misura per il giocatore». […] Oggi si gioca per restare in corsa. Chi vince ha ancora una chance, chi perde è fuori.

Continua a leggere

Rassegna stampa

Berrettini s’inchina al maestro Djokovic (Canevazzi). L’Italtennis ci ricorda il ’76 (Scanagatta). Thiem ancora bestia nera di Sua Maestà Federer (Marcotti). Djokovic spietato. Dura per Berrettini la vita alle Finals (Crivelli)

La rassegna stampa di lunedì 11 novembre 2019

Pubblicato

il

Berrettini s’inchina al maestro Djokovic (Ruggero Canevazzi, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

(…). L’esordio di Matteo Berrettini alle finali mondiali ATP, l’italiano dal grande servizio (più dritto) subito contro l’uomo con la risposta migliore del mondo, Novak Djokovic, non poteva essere più difficile. E cosi è stato. II campione serbo, oggi n.2 del mondo ma in corsa qui a Londra per vincere questo ATP Masters per la sesta volta e spodestare Rafa Nadal dal trono appena riconquistato, ha dominato Berrettini in 63 minuti, 62 61.

(…)

 

L’ingresso in campo è stato un mezzo trauma per il ragazzo che 7 mesi fa era ancora n.57 del mondo e oggi è n.8. Batte Djokovic e sono quattro punti a zero. Serve Matteo ed è subito 0-30, dopo uno smash maldestramente affossato in rete. Poi c’è una discreta reazione, ma già sul 2 pari arrivano le prime 2 palle break per Djokovic e Matteo, che già aveva sbagliato 3 facile rovesci (aiutati da astuti cambi di ritmo dell’esperto serbo), sulla seconda caccia in rete un comodo dritto. Un rigore a porta vuota. E’ chiaro che è l’emozione a tradirlo. Da quel momento per Berrettini saranno cinque break consecutivi subiti e un solo game fatto, con la complicità di Novak che sul 4-0 si distrae e gli fa due regali sul 30 pari. «Credo di aver giocato meglio oggi che contro Federer a Wimbledon, ma lui risponde in modo incredibile e giocava davvero bene, muovendosi benissimo. Ho imparato giocando con Federer e con Nadal, sarà così anche dopo questo match», si schermisce timidamente Matteo. Ma il suo miglior avvocato è proprio Djokovic che ricorda il suo primo Masters a Shanghai 2007, da ventenne: «Ero teso. Ero felice d’essere lì, ma l’ambiente era nuovo. Persi tutti e tre i match, con Nadal, Ferrer e Gasquet». Domani Matteo affronterà Federer, sconfitto 75 75 da Thiem in quello che è già uno spareggio per non essere eliminati.

L’Italtennis ci ricorda il ’76 (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Dal 1976, l’anno dei trionfi di Adriano Panatta al Foro Italico e al Roland Garros, e con Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli a Santiago per l’unica Coppa Davis vinta dall’Italia, il nostro tennis non viveva un momento altrettanto magico. Già scritto, ma da ribadire, alla luce degli eventi più recenti. Così riassunti in cinque paragrafi.

1) Matteo Berrettini centra, dalla porta principale, l’ingresso fra i top 8 del mondo e ci sono tutti. Quando Adriano Panatta giocò il Masters del ’75, non c’era Connors, il n.1 per aver vinto i 3 Slam cui potè partecipare. Quando Barazzutti giocò quello del ’78, Borg aveva dato forfait (…)

2) Jannik Sinner vince le Next Gen ATP Finals under 21 pur avendo solo 18 anni e dominando in finale De Minaur n. 18 ATP assai più nettamente di quanto avesse fatto un anno prima Tsitsipas (oggi n.6 Atp) contro lo stesso avversario. Stefan Edberg aveva vinto a Milano il suo primo torneo nel 1984. Idem Roger Federer nel 2001. Edberg aveva 18 anni, Federer 20. Il paragone ci sta.

(…)

Sinner, fresco top-100, ha battuto 4 top 100: Tiafoe 47 (ex 29), Kecmanovic 60 (era 47 il 9 settembre), Ymer 74, De Minaur 18. E’ un fenomeno.

3) Otto italiani nei top 100 a fine anno. Mai successo prima: Berrettini n.8, Fognini 12, Sonego 53, Cecchinato 72, Seppi 73, Travaglia 86, Sinner 95, Caruso 97.

4) Appena eletto (in carica dal 2020) il nuovo presidente dell’ATP, l’italiano Andrea Gaudenzi, 46 anni, ex n.18 ATP e manager di comprovata esperienza.

5) L’Italia ha ottenuto, previa garanzia governativa per 75 milioni di euro, l’organizzazione delle finali ATP a Torino per 5 anni (2021-2025).

(…).

Thiem ancora bestia nera di Sua Maestà Federer (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

Due set identici, smarriti sul finale, condannano Roger Federer (…) sorpreso da Dominic Thiem. Il 26enne austriaco si conferma così, una volta di più, la bestia nera del 38enne di Basilea, che ieri sera – (…) ha perso il quinto dei loro sette scontri diretti. Un match che si è risolto in poco più di un’ora e mezzo, giocato male da Federer (alla 17 partecipazione nel torneo dei Maestri) quanto bene da Thiem. Troppi gli errori non forzati, soprattutto di rovescio ma non solo, dell’elvetico, quasi mai in controllo del match, sempre troppo impreciso e incostante, anche col servizio. Già in difficoltà di apertura di match, quando ha subito smarrito il servizio. Il tempo di riscaldarsi, però, e Federer recupera il break, portandosi avanti nel punteggio. Fino all’undicesimo game, che Thiem gioca in maniera impeccabile, strappando il servizio per la seconda volta allo svizzero. Nel game successivo non gli trema la mano, e si aggiudica il parziale.

Nel game successivo non gli trema la mano, e si aggiudica il parziale. Identica l’inerzia dell’incontro nella seconda frazione, dominata dai servizi.

(…).

Si arriva nuovamente in parità all’11° game, e un nuovo passaggio a vuoto è fatale a Federe. Nel gioco successivo il sei volte re delle Finals ha due occasioni per trascinare il match al tie-break ma non le trasforma. Arrendendosi infine all’ennesimo vincente di dritto di Thiem che vince “solo” la sua quarta partita (sei sconfitte) in quattro partecipazioni alle Finals.

(…)

Djokovic spietato. Dura per Berrettini la vita alle Finals (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Lesson two. Con marcata pronuncia londinese. Povero Matteo, quando da queste parti gli capita di incrociare un gigante, finisce sempre bastonato. A Wimbledon a luglio prese una ripassata da Federer in 74 minuti e fece 5 game (in tre set), al debutto alle Finals assaggia i superpoteri di Djokovic e, in un’ora e tre minuti, di game ne racimola appena tre (in due). Ribaltato dalla risposta di Nole, dalle gambe del serbo, dalla sua concentrazione feroce (…). Deve almeno arrivare in finale per coltivare speranze, e dunque si è attrezzato perché le tappe intermedie non gli procurino troppi fastidi.

(…)

Al debuttante non basta un dignitosissimo 71% di prime, perché l’altro gli rimanda indietro tutto e dunque comanda fin da subito lo scambio, peraltro senza regalare nulla (appena 3 gratuiti nel primo set), e quindi può aggredire Matteo, che va presto fuori giri anche con il dritto (18 errori non forzati) e dal 2-2 del primo set subisce 5 break consecutivi.

(…)

Non era il giorno, insomma, per battere la maledizione tutta italiana dell’assenza di vittorie alle Finals (con ieri, siamo a 0 su 7), e dunque la lezione va archiviata in fretta per pensare all’incrocio con Federer, che diventa già un clamoroso dentro o fuori per entrambi (lo svizzero ha perso da Thiem) in una formula che consente comunque di resuscitare dopo il calvario. E Matteo ha già dimostrato che più lo mandi giù, più si tira su: «Nole Ha risposto al servizio come non ho mai visto fare in vita mia. Lo so, vi state chiedendo cosa ci facessi io in campo, ma il problema è che non mi sembra di aver giocato male. Solo che lui è incredibile. Sono sicuro, come è già successo contro Federer e contro Nadal, che imparerò molto da questa sconfitta. Resto ancora fiducioso, ero nervoso ma nel modo giusto: ora resetto e mi concentro sul secondo match».

(…).

Continua a leggere

Rassegna stampa

La vittoria di Jannik Sinner alle Next Gen ATP Finals e il debutto di Berrettini alle Finals sulla stampa italiana

La rassegna stampa di domenica 10 novembre 2019

Pubblicato

il

Miracolo a Milano (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Edberg, Federer, Sinner. Battesimi a Milano. Da qui, si sono accese stelle immortali. E non suoni blasfemo l’accostamento: non solo Jannik bagna il primo successo della carriera in città, come riuscì appunto agli enormi predecessori, ma soggioga De Minaur e il Palalido con la dote primaria del fuoriclasse: far sembrare normali le cose straordinarie. A diciotto anni e due mesi. Da numero 553 a inizio stagione. Se i sogni aiutano a vivere meglio, il prossimo decennio porterà indelebile il marchio di un fantastico talento italiano. Perché non può essere normalità dominare il numero 18 del mondo vincitore di tre tornei nel 2019 e due settimane fa ancora speranzoso di afferrare il Masters dei grandi, azzannandolo al collo fin dal primo scambio con la profondità di quei saettanti colpi a rimbalzo che spaccano la partita. Più l’australiano tira forte, più l’altro gli rispedisce indietro cannonate a velocità doppia che neutralizzano la sua arma migliore, la ragnatela verso i due angoli fino alla stoccata vincente. Tecnica e testa, cui Sinner aggiunge il cuore e il coraggio di chi ormai ha spiccato il volo: in semifinale e in finale, sul proprio servizio, ha vinto tutti i golden point, quelli che con le regole Next Gen si giocano sul 40 pari. Un’epifania meravigliosa, sinceramente inattesa a livelli così alti.[…] A gran voce, i 4200 dell’Allianz Cloud lo invocano per la Coppa Davis che inizierà tra 10 giorni, ma lui allontana le lusinghe (Barazzutti avrebbe voluto convocarlo come sparring): «E’ stata una stagione lunga, devo tornare a lavorare e allenarmi. Spero di esserci nei prossimi anni». Sinner a Milano si e guadagnato lo status di fenomeno in divenire cui sta già stretto quel numero 95 accanto al nome nella classifica Atp. Approdato al torneo grazie a una lungimirante wild card assegnatagli dalla federazione, ha stupito sia per la qualità enorme del suo gioco, sia per la freddezza e la lucidità da protagonista consumato su questi palcoscenici, lui che a novembre di un anno fa era alla posizione 760 del ranking e che ha giocato il primo match ufficiale Atp a Budapest in aprile. Sono le stimmate della predestinazione, e non solo perché alla sua età nessun italiano era mai stato così forte. Jannik si sta costruendo un gioco senza punti deboli, anche se il cammino è appena all’inizio. […]

Diavolo di un Sinner, sei già nel futuro (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

Era entrato alle Next Gen Finals da wild card, da invitato, l’ultimo della lista. Ne è uscito campione, con il mano il trofeo a forma di X che premia, in teoria, il miglior under 21 del mondo: ma Jannik Sinner a 18 anni e tre mesi vale già un posto fra i grandi. In finale ha sbriciolato in tre short set (4-2 4-1 4-2) il numero 18 del mondo Alex De Minaur il finalista dello scorso anno, che nel 2019 ha vinto tre tornei Atp, e si sentiva già in tasca la coppa. In tribuna c’era il suo modello Lleyton Hewitt, l’ex numero 1 del mondo australiano, in questi giorni in Italia con la squadra di Coppa Davis prima delle finali di Madrid, ma pure a lui è caduta la mascella. Sinner ha giocato la partita perfetta, picchiando sul servizio, salvando nove palle-break, rispondendo – di diritto – anche a 158 all’ora. Il pubblico dell’Allianz Cloud lo ha adottato facendo scoppiare definitivamente la Sinnermania, e ora certi paragoni che parevano esagerati, quasi blasfemi, non stupiscono più di tanto. E il bello è che può ancora migliorare: in tutto. […] Calmo, apparentemente senza emozioni, come un Borg altoatesino, ma determinato, sicuro di sé. «E poi oggi mi vedete così – se la rideva dopo la semifinale – ma da piccolo non stavo fermo un secondo, ero un vero rompiballe». […] Ha saltato il circuito giovanile, rassegnandosi a incassare sconfitte brucianti per costruirsi un futuro diverso: «vedere gli altri che vincevano più di me è stata dura, ma io ho sempre pensato solo a migliorare». […]

La nuova generazione si chiama Sinner (Alessia Scurati, Tuttosport)

Stratosferico e impressionante, Jannik Sinner vince le NextGen Finals di Milano, coronando una stagione straordinaria. Una cosa da non crederci, se non fosse che il pubblico è lì, che tifa per lui. In un primo set dove la tensione accorcia un po’ i colpi iniziali, De Minaur sembra minaccioso finché le percentuali della sua prima di servizio stanno oltre l’80%. Ma Sinner, che riesce comunque a tenere il servizio, alzando il livello nei punti decisivi, è spietato a cogliere l’occasione appena gli si presenta, quando cioè De Minaur cala a servizio (commettendo anche il primo doppio fallo del match) nel sesto game, permettendo all’italiano di strappargli il servizio e chiudere il set sul 4-2. L’australiano accusa la botta e perde di nuovo il servizio in avvio di secondo set, con l’italiano che si issa sul 2-0 e sul 3-0 poi. Quando al quarto game De Minaur riesce ad annullare 3 palle set, forse pensa di poter impensierire Sinner, che sul suo servizio sbaglia due punti facili, uno sotto rete, l’altro aprendo troppo il dritto, ma riesce comunque a chiudere con il servizio sul 4-1. L’Allianz Cloud esplode tutto il fiato che stava trattenendo in un urlo liberatorio, per spingere l’azzurro. L’allenatore di De Minaur, Gutierrez chiede al suo pupillo di non mostrare la sua frustrazione. De Minaur riesce a farlo il tempo di un turno a servizio, tenuto a zero. Poi Sinner riprende a fare il suo gioco, alla grandissima. Ogni colpo è spaventoso, il servizio non risente di cali. E’ uno spettacolo Sinner, che chiude sul 4-2 il terzo set tenendo un servizio a zero. «Non ho parole, io ho solo cercato di colpire la alla, pensavo al mio gioco cercando di fare il minor numero di errori possibili contro un grande giocatore. Anche molto veloce. Assolutamente è il mio miglior livello di tennis, sono molto contento, è stata una settimana incredibile». Alza il trofeo e sorride al pubblico. «Io sono uno di poche parole. Voglio solo ringraziare il mio team e l’organizzazione, grazie per la wild card, non sarei qui. Speriamo di tornare anche l’anno prossimo. Se sarò a Madrid? Io credo di no, mi spiace dirlo, ma mi devo preparare bene per l’anno prossimo, sono ancora giovane, è importante per me lavorare».[…]

Finals, esame Berrettini con Djokovic nel tempio (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Tocca finalmente a Matteo. L’appuntamento tanto desiderato con le Atp Finals è per le 15 di oggi, quando Berrettini scenderà in campo per un confronto inedito contro Novak Djokovic per il match di apertura delle Atp Finals: «Sono molto curioso di mettermi alla prova con lui — diceva il romano poco prima di partire per Londra —, sarà un’occasione per confrontarmi e imparare cose nuove. Federer spero che mi tratti un po’ meglio che a Wimbledon , mentre Thiem l’ho incontrato da poco ed è in grande forma». Comunque vada, sarà un successo per il 23enne allievo di Vincenzo Santopadre che aveva concluso la stagione 2018 da numero 54 del mondo e che adesso parte per questa nuova incredibile avventura da numero 8. Erano 41 anni che un italiano non approdava alle Finals, da quando Corrado Barazzutti nel 1978 aveva partecipato all’edizione di New York, al mitico Madison Square Garden. Un traguardo storico per Matteo, che però è finito in un girone di ferro. Ma delle sue capacità Corrado Barazzutti è più che certo: «Matteo scenderà in campo a Londra con un’altra consapevolezza — spiega il capitano azzurro —. Quando ha incontrato Federer a Wimbledon e Nadal in semifinale a New York, penso che non avesse ancora piena coscienza delle proprie capacità. Questa volta sarà diverso, non facile, ma diverso». Berrettini non è però l’unica matricola presente a questo Masters, insieme a lui ci sono Stefanos Tsitsipas e Daniil Medvedev il russo che ha sbalordito nella seconda parte della stagione conquistando sei finali consecutive, compresa quella degli Us Open, dove ha impegnato Nadal in un match straordinario al quinto set. I due si ritroveranno di nuovo nel round robin del torneo per ripetere lo spettacolo. […]

Berrettini missione record (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

Confessa la sorpresa, ma non abbassa lo sguardo. Nessun timore reverenziale verso i migliori. Neppure ripensando alla disfatta subita contro Roger Federer, sul Centrale di Wimbledon, lo scorso luglio. E neppure facendo di nuovo i conti dei precedenti contro i suoi prossimi avversari: due sole vittorie su dieci incontri disputati contro gli altri finalisti. Nessuna paura, dunque. Non per arroganza o sfrontatezza. Ma semplicemente perché Matteo Berrettini è pienamente consapevole del suo valore, dei meriti (e del pizzico di fortuna) che lo hanno portato fine ATP Finals, l’ultimo appuntamento dell’anno. Il torneo dei Maestri, dei migliori della stagione. E in questa ristretta élite il 23enne romano ha dimostrato – nel corso degli ultimi undici mesi – di meritare un posto. Certo, a gennaio la sola prospettiva di dover acquistare un biglietto per Londra in tardo autunno pareva improbabile, se non proprio fantasmagorica. Eppure – settimana dopo settimana – Matteo ha saputo scalare il ranking mondiale, imprimendo una brusca accelerazione al suo processo di crescita e maturazione. Fino a diventare 41 anni dopo Corrado Barazzutti il terzo italiano a partecipare a quest’epilogo di stagione. Grazie alla vertiginosa ascesa fino al gradino numero 8 del ranking. Un’impresa di cui essere orgoglioso, ma che comporta anche nuove responsabilità, come l’apertura del torneo – già oggi pomeriggio – in una 02 Arena che sarà al gran completo, opposto al serbo Novak Djokovic. Un debutto da brividi. «Ma alle Finals partecipano solo i migliori, sono tutti giocatori fantastici, ed è inutile sperare in un sorteggio facile o difficile – la saggezza di Berrettini, alla vigilia del debutto – l’unica cosa che penso in questo momento è che sono felice e non vedo l’ora di giocare. Mi sento pronto per questa nuova sfida». […]

Berrettini e i giovani a lezione dai maestri (Daniele Azzolini, Tuttosport)

È il Masters dei giovani, con tre vecchietti che fanno gara a sé. Da favoriti, s’intende. Il Masters dei 21 anni di Tsitsipas, dei 22 di Zverev, dei 23 di Berrettini e Medvedev, il più anziano fra i bimbi, ma la contesa che regge i titoli di queste Finals londinesi è quella che coinvolgerà Nadal, Djokovic e Federer, con progetti altissimi che riguardano il numero uno di fine stagione e il record di vittorie nel torneo dei maestri. Un mondo a parte. C’è Nole che vuole riprendersi il numero uno che Nadal gli ha sfilato la settimana scorsa, e per farlo deve vincere tutto, fino al match che vale il titolo. C’è Federer che cerca la settima vittoria da maestro, ma Djokovic (che ne ha cinque) lo rincorre per appaiarla. E fra loro due c’è anche una recente finale a Wimbledon che le truppe federeriane non hanno ancora smesso di rimpiangere. Un match costruito da Roger; tirato su come un’opera d’arte, e quasi vinto, poi passato di mano all’ultimo momento. Non basta. C’è una sfida nella sfida, e ci riguarda. Per noi, è Berrettini contro Tutti. Contro Djokovic che affronta per la prima volta questo pomeriggio, alle 15 di casa nostra, prima di Federer e Thiem che alle 21 completano il girone dedicato a Bjorn Borg. Avvertiamo quel formicolio di sottile piacere nel vedere Matteo seduto di fianco a Federer e Djokovic mentre spiega, nel corso del Media Day, come non si aspettasse di poter figurare in un contesto simile già a questo punto della carriera, ma di avvertirlo come meritato «Ne ho conosciuti tanti di giocatori della mia età, negli anni passati, che ottenevano risultati migliori dei miei, ma non erano cose di cui mi preoccupavo. Ero concentrato solo sul mio percorso e mi sono sempre fidato ciecamente del mio allenatore. Forse proprio perché a 18, 19 anni non ero così forte, sono riuscito a godermi al meglio le cose che mi succedevano, i passi avanti che riuscivo a fare. Cerco sempre di migliorarmi, come persona e come tennista. Forse, è proprio questo il segreto che mi ha condotto sin qui». […]

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement