Fognini e Berrettini, sempre più in salita la corsa alle Finals (Scanagatta). "Basta negatività" (Azzolini)

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Fognini e Berrettini, sempre più in salita la corsa alle Finals (Scanagatta). “Basta negatività” (Azzolini)

La rassegna stampa del 21 settembre

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Fognini e Berrettini, sempre più in salita la corsa alle Finals (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

IERI non è stato un giorno felice per il tennis italiano. Matteo Berrettini che era giunto nei quarti di finale dell’ATP 500 di San Pietroburgo conquistando per 5 punti ATP l’ottavo posto nella Race 2019 al posto di Nishikori — oggi Matteo sarebbe fra gli otto Masters per le finali mondiali di Londra (traguardo mai più raggiunto da un italiano dopo Barazzutti nel ’78) — ha perso dal “qualificato” bielorusso Gerasimov, n.119, 76(75) 76(73). Fosse andato avanti nel torneo avrebbe conquistato altri punti preziosi e magari raggiunto Fognini all’undicesimo posto del ranking mondiale ATP (che tiene conto dei risultati degli ultimi 12 mesi e non solo del 2019). Due avversari alti un metro e 96 cm: è stato un match dominato dai servizi. Neppure un break. Berrettini ha salvato 6 palle -break, Gerasimov 3. Ma il bielorusso è stato più solido nei due tiebreak, nei quali ha fatto 14 punti contro 8. E a Ginevra, dove si gioca la terza edizione della Laver Cup, apparentemente sbilanciata a favore del Team Europa che ha vinto le prime due (a Praga e Chicago) e che qui ha 5 top-ten (Nadal, Federer, Thiem, Tsitsipas e Zverev più il n.11 Fognini) contro Team World che ha il solo americano Isner tra i top-20, Fognini all’esordio ha perso 61 76 dall’americano Jack “Calzino” Sock, ex n. 8 e attuale n. 210 dopo un 2019 fin qui disastroso: 4 sconfitte in 4 incontri dopo un infortunio che lo ha bloccato per 18 mesi. I consigli di Borg, Federer e Nadal, non sono bastati a Fognini per recuperare il pessimo inizio e i tanti game persi nel primo set dopo essere stato invano avanti 0-30 in due game, 0-40 in un altro. Su www.ubitennis tutto sui 3 singolari e il doppio della Laver Cup di Ginevra, le interviste di Fognini e Federer.

“Basta negatività” (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Giornate così invitano a volgere gli occhi altrove. Certo non verso Ginevra, ma nemmeno verso San Pietroburgo… Dai fasti della Laver Cup, così come dalle spartane ristrettezze dell’Atp250 russo, giungono sconfitte contro natura, ma pur sempre di legnate si tratta. Va sotto un treno Fabio Fognini, frenato dalla caviglia in attesa d’intervento, obnubilato dalla sua stessa emotività e alla fine sbrecciato dalle poderose spallate di un Sock ritrovato; e si accomoda fuori dalla porta anche Matteo Berrettini, respinto dal bielorusso Gerasimov, di bassa classifica (119) ma di bel tennis, che gli si oppone con buona parte delle armi che il nostro riteneva sue, quanto meno per diritto di classifica. Così, meglio rivolgere l’attenzione alla disfida in atto, che terrà banco da qui ai primi di novembre, verso il traguardo fissato alle Atp Finals. Disfida, non duello, dato che non riguarda solo i due italiani. In quest’ottica, Berrettini ha perso un’occasione: battere Gerasimov gli avrebbe garantito di bussare meno timidamente alla porta del Master, ma non si può avere tutto e resta il fatto che Matteo esca dalla parva russa con l’ottavo posto nella Race, cioè la classifica che tiene conto solo dei punti conquistati nella stagione. In questa, Berretta ha scavalcato Kei Nishikori, ma solo di 5 punticini, dote cui dovrà essere aggiunta non poca sostanza nei tornei che verranno. Al momento, Bautista Agut è 7° con 2.350 punti, Matteo 8° con 2.185, Nishikori 9° con 2.180, seguono Zverev (campione uscente) con 2.120, poi Goffin e Monfils a 2.080 e Fognini, 13°, a 1.965. Se Fabio non riuscirà rapidamente a fare punti, la sua classifica potrebbe volgere al brutto, dopo una stagione vissuta nell’agio della Top Ten. Ma non sarà facile. Nella classifica Atp Fabio ha ancora dalla sua i 405 punti ottenuti un anno fa nei tornei di ottobre: le semifinali a Pechino (180) e Stoccolma (90), gli ottavi a Parigi Bercy (90) e Vienna (45). Un impegno gravoso rifare lo stesso bottino, date anche le condizioni fisiche. Berrettini sta meglio: già negli otto del Master, potrà crescere anche nel Ranking Atp scartando i soli 101 punti guadagnati nel 2018 fra Pechino, Chengdu e Shanghai, ai quali potrebbe aggiungere Parigi Bercy, tutti i tornei nei quail Matteo dovrebbe ricevere un “bye” al primo turno. Quattrocento (o 500) punti potrebbero metterlo al sicuro per Londra (è incerta la partecipazione di Djokovic, fra l’altro), e trascinarlo nella Top Ten. Ottobre è il mese delle decisioni, a patto che il rendimento dei due italiani migliori rispetto a quanto mostrato ieri. Fognini si è misurato contro un Sock redivivo (4 match in singolare nel 2019: l’intervento al pollice l’ha fermato 6 mesi) e con le sue emozioni, ha sbagliato l’impossibile nel primo set e quando si è rimesso in carreggiata («basta negatività» gli suggeriva Federer con lui nell’Europa) ha trovato un avversario poco disposto a collaborare, anzi. Berrettini con Gerasimov ha fatto e disfatto, ha avuto le prime tre palle break (due nel set iniziale), ha dovuto annullare due 0-40 al bielorusso. Nei tie break ha giocato alla pari solo fino a metà, poi ha regalato una smorzata orribile nel primo e un doppio fallo nel secondo. È stato poco lucido e un po’ superficiale. Avrà modo di meditarci sopra. Infine, una domanda… Le vittorie in Laver Cup, ora che è sotto l’egida dell’Atp, avranno un conio ufficiale? Forse no, ma nel caso, Federer (che ne ha vinte due) salirebbe a 104 successi, a meno 5 dal record di Connors

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L’impresa di Jannik Sinner sulla stampa italiana (Scanagatta, Crivelli, Azzolini). Gaudenzi presidente dell’ATP? (Semeraro)

La rassegna stampa di venerdì 18 ottobre 2019

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Gaudenzi e Sinner, il futuro è tutto azzurro (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Nel momento d’oro del tennis italiano, con il ragazzino altoatesino Sinner che spazza via (63 62) il francese Gael Monfils, n.13 Atp ad Anversa, si diffonde anche una bella notizia (da confermare) a livello… politico. Il nuovo presidente del consiglio dell’Atp – il “sindacato” dell’Associazione Giocatori, che ha una composizione formata da tre rappresentanti dei tennisti e tre dei direttori dei tornei, con il Chairman che in caso di parità ha il voto decisivo – che succederà nel 2020 all’inglese Chris Kermode, sarà quasi certamente, un ex tennista italiano che abita a Londra, Andrea Gaudenzi, 46 anni, padre di tre figli maschi, un master in business administration, manager e imprenditore di successo, operando in vari settori, betting e gaming on line (con BWin, Giocodigitale). Aveva mantenuto una finestra aperta sul tennis: è infatti membro del board di Atp-Media, la società che cornmercializza i diritti tv di tutti i tornei tranne gli Slam. Gaudenzi è il favorito di una mini-rosa, secondo quanto dovrebbe venir annunciato durante le finali Atp di Londra cui si spera partecipi Berrettini, oggi n. 8. Un ruolo di grande prestigio e potere per l’ex n. 1 d’Italia degli anni ’90, n. 18 del mondo nel ’95 e finalista di Davis nel ’98 a Milano quando fu così sfortunato da lacerarsi il tendine di una spalla mentre stava lottando con lo svedese Magnus Norman. Gaudenzi a 17 anni era stato n. 1 del mondo junior. Aveva vinto le prove junior al Roland Garros e all’US Open. Appese la racchetta al chiodo a 30 anni, nel 2003: non aveva recuperato da quell’infortunio e aveva orizzonti più ampi. Di sicuro il fatto che tutti i top ten mondiali del tennis siano europei (tranne Nishikori), ivi compresi i Fab Four dominatori di 3 lustri, e che le finali mondiali Atp dal 2021 al 2025 lasceranno Londra per Torino avrà giovato alla candidatura di Gaudenzi quale primo presidente non anglosassone dal ’73 (anno di fondazione Atp). Il tennista romagnolo si dimostrò agguerrito sindacalista quando, dopo una Coppa Davis a Napoli con la Repubblica Ceca nella quale gli azzurri avevano rimborsi spese ridicoli e chi organizzava con la Federtennis invece si arricchiva, ingaggiò una lotta che allora il Corsera – schierato pro Fit – battezzò “la battaglia del grano”, ma nella quale Gaudenzi aveva tutte le ragioni. Hanno ragione anche tutti coloro che pronosticano un grande futuro al diciottenne Jannik Sinner. Il ragazzo dai capelli rossi della Val Pusteria, n.119, ha colto a Vienna la sua vittoria più importante sul francese Gael Monfils, ex n.6 Atp. Se anche dovesse perdere nei quarti con Tiafoe (Usa), n.53, lunedì sarebbe n. 108. A Stoccolma invece tre sconfitte azzurre: Tipsarevic Fognini 61 61, Sugita Travaglia 76(6) 64, Carreno Busta Mager 63 76 (2). Pazienza. L’exploit di Sinner vale, in prospettiva, più di qualunque cosa.

Sinner, è nato un fenomeno. Lezione di tennis a Monfils (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Fenomeno. Per etimologia, ciò che appare all’improvviso. C’erano già stati segnali durante la stagione (cominciata, bene ricordarlo, al numero 551…), ma adesso l’epifania di Sinner è diventata una gioiosa esplosione di talento e maturità, la sublimazione della consapevolezza di un ragazzo che a diciotto anni e due mesi si muove come un veterano di mille partite e mille battaglie. Impressionante. Solo un predestinato può iniziare il match contro Monfils, numero 13 del mondo e ancora in corsa per le Finals di Londra, con un dritto bruciante da fondo e un rovescio incrociato sulla riga che manco si vede tanto corre veloce: break, pronti via. Il problema, per il povero Gael, è che Jannik, preso subito il vantaggio, non si volterà più indietro. Il timing sulla palla è pura poesia, il rovescio bimane una clava, i colpi da fondo scavano le buche, la prima non entra con grandi percentuali (48%) ma produce punti in serie (81%). Però è in risposta che l’allievo di Piatti e Volpini si garantisce il dominio, insidiando ogni turno di battuta del francese, costringendolo spesso ai vantaggi: alla fine di un’ora di schiaffoni LaMonf avrà subìto quattro break e nell’unica occasione in cui può strappare il servizio al ragazzo di Sesto, nel terzo game del secondo set, ne riceve in cambio tre punti di fila senza che si riesca a scambiare. Per la wild card Sinner è la quinta vittoria in carriera nel circuito maggiore, indubbiamente la più sostanziosa e prestigiosa. Un anno fa di questi tempi l’azzurrino si apprestava a giocare un Futures in Tunisia da numero 778 del mondo, lunedì male che vada sarà 108, a un passo dal paradiso della top 100 e a un battito di ciglia dalla qualificazione diretta agli Australian Open. Intanto, nei quarti con Tiafoe, 53 Atp che batte e colpisce fortissimo ma perde spesso le misure del campo, le sue geometrie potranno indirizzare lo scontro verso una trama favorevole: «Mi aspetto comunque una partita difficile – analizza Jannik — ma non cambierò la routine come non l’ho fatto per Monfils, un avversario molto forte: ma io ho giocato molto bene. Sono stato solido al servizio, magari non con percentuali altissime, ma ho controllato bene i miei game, anche se credo che la chiave sia stata nella mia risposta. Aver giocato contro Wawrinka agli Us Open mi è servito per gestire le emozioni di questo match». Il magnifico bonbon di Sinner, che in pratica sottrae Monfils, salvo stravolgimenti, dalla lotta per il Masters, non viene gustato da Fognini a Stoccolma, irriconoscibile contro Tipsarevic. Un brutto colpo in prospettiva Finals, con gli ultimi due posti ormai nelle mani di Zverev, Bautista, Berrettini e forse Goffin.

Sinner, la meglio gioventù (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Se c’è uno che ti fa sentire vecchio, questi è Jannik Sinner. Gli riesce talmente bene da muovere a incredulità anche chi ne ha viste tante e di anni ne ha 33, ma non ha mai pensato che all’età di Sinner si possa giocare così, con quel misto di mestiere e di giovanile imprudenza che si traduce in colpi furiosi e botte tirate all’impazzata. Lui, Gael Monfils, all’età di Jannik giocava in leggerezza, amoreggiava con la palla. Ha imparato a tirare forte dopo, quando l’hanno ricoperto di muscoli. Sinner vi riesce, all’apparenza privo di una corazza da bodybuilder. Si vede che ha il fuoco dentro, il bimbo, e Gael è troppo esperto per non intuirlo subito. […] Nell’eterna battaglia fra generazioni tennistiche, che da qualche tempo continuano ad allontanarsi sempre di più, Jannik rappresenta al momento la Meglio Gioventù che si possa proporre su un campo del circuito maggiore. Non v’è dubbio che a diciotto anni da poco compiuti (il 16 agosto) il ragazzo altoatesino ricopra agevolmente il ruolo di Fenomeno. Non v’è nessuno che giochi come lui, nessuno della sua età che si misuri senza sfigurare con i tennisti di più lungo corso, nessuno che sogni un posto nella Top 100 come regalo di Natale. Ieri, 6-3 6-2 negli ottavi di Anversa; oggi, primo quarto di finale della carriera, contro Frances Tiafoe, altro next gen ma più esperto.[…]

Gaudenzi presidente dell’Atp? (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Nel 1998 ci ha portato in finale di Coppa Davis, l’ultima giocata (e persa) dall’Italia a Milano contro la Svezia. E ci ha rimesso la spalla. Nel 2020 potrebbe guidare l’Atp e fare da padrone di casa nello sbarco a Torino delle Finals 2021: Andrea Gaudenzi, 46 anni, n. 18 del mondo nel 1995 riciclatosi con successo da imprenditore, è il favorito nella corsa alla successione dell’inglese Chris Kermode sulla poltrona più importante del tennis maschile. Lo sostiene il Daily Telegraph, e anche se il diretto interessato non commenta, molte piste portano a lui. Di certo Andrea è tra i candidati da cui a Londra uscirà il nome del nuovo presidente, e il suo sembra il profilo perfetto. Non solo per il passato da ottimo giocatore, ma anche per le competenze manageriali e le qualità di negoziatore grintoso (è rimasta Famosa nell’ambiente una sua battaglia per i compensi in Coppa Davis) e di abile diplomatico. Prima ancora di appendere la racchetta al chiodo Gaudenzi si è laureato in Giurisprudenza a Bologna. Dopo un master in Business Administration, per cinque anni ha lavorato a Bwin, è stato poi manager di sportivi (calciatori, ma per un periodo anche di Fabio Fognini) prima di dedicarsi alla creazione di alcune start-up nel settore dei giochi e della musica online (Real Fun Games, Soldo, Musixmatch). Da anni vive a Londra, e non ha mai interrotto i suoi rapporti con il tennis: qualche tempo fa si era parlato di lui come futuro direttore degli Internazionali d’Italia, ipotesi poi tramontata. Oggi è consulente nel board di Atp Media, la società che tratta i diritti dei tornei Atp 250 e 500, una posizione nella quale ha potuto sicuramente farsi apprezzare in un periodo molto burrascoso per l’Atp. Dopo il mancato rinnovo del contratto a Kermode, avversato da Djokovic ma sostenuto da Federer e Nadal (che in estate sono rientrati nel players council proprio per avere voce in capitolo), nel 2019 si è aperta infatti una dura battaglia per la successione. […]

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Fognini e Sinner, la bella Italia (De Ponti)

La rassegna stampa di giovedì 17 ottobre 2019

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Fognini e Sinner, la bella Italia (Diego De Ponti, Tuttosport)

L’Italia più bella torna in campo. E l’obiettivo è far durare il momento di grazia che l’azzurro del tennis sta vivendo. A Stoccolma Fabio Fognini affronta, per gli ottavi, il serbo Tipsarevic. Ad Anversa è di scena Jannik Sinner, sempre per gli ottavi, opposto al francese Monfils, tuttora in corsa per le Finals. La posta in palio è evidente: un doppio successo farebbe volare le quotazioni di tutto il movimento italiano e lancerebbe i nostri due paladini verso un finale di stagione ricco. Andreas Seppi approda nei quarti alla Kremlin Cup, a Mosca. Il 35enne di Caldaro si è imposto agli ottavi sullo spagnolo Roberto Carballes Baena con il punteggio di 5-7 6-1 6-3. Niente da fare per Thomas Fabbiano, eliminato al primo turno, battuto per 6-3, 6-4, in un’ora e 18 minuti di gioco, dal bielorusso Egor Gerasimov, proveniente dalle qualificazioni […] Resta solo Cristiana Ferrando in gara a Siviglia. Le altre tre italiane impegnate nel primo turno sono state infatti eliminate: Sara Errani è stata sconfitta 2-6 6-4 6-2 dall’argentina Nadia Podoroska. Martina Caregaro è stata invece battuta 6-1 7-5 dalla venezuelana Andrea Gamiz, mentre Jessica Pieri ha perso contro la qualificata britannica Amanda Carreras 4-6 6-1 7-5 […] Sono Tallinn, capitale dell’Estonia, e Lussemburgo le sedi del Gruppo I zona Europa/Africa di Fed Cup 2020 (in entrambi i casi si giocherà sul cemento indoor), di cui fa parte anche l’Italia. I due raggruppamenti con formula all’italiana si svolgeranno nella settimana dal 3 al 9 febbraio […]

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport). Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Barana). «Italia, è solo l’inizio» (Guerrini)

La rassegna stampa di mercoledì 16 ottobre 2019

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport)

S come Sinner, S come Super. Anversa lo ha premiato con una wild card. E Jannik ringrazia con una solida vittoria contro il polacco Majchrzak, 91 del mondo, che lo aveva surclassato alla finale del Challenger di Ostrava a maggio (6-1 6-0). Stavolta il dominio è azzurro, il diciottenne di Sesto Pusteria sale subito 4-0, ha un piccolo passaggio a vuoto al momento di chiudere il primo set, ma poi si impone 6-4 6-2. È la quarta vittoria Atp, che gli vale un guadagno di 5 posizioni (ora è almeno 114) e gli offre una sfida con Monfils, prima testa di serie e finalista 2018, con il tifo interessato di Berrettini e Fognini: il francese e infatti ancora in corsa per le Finals. A Stoccolma, dove Fabio è n.1 del seeding, successo importante per il sanremese Mager, entrato come lucky loser, 124 del mondo: il 5-7 6-1 6-1 sull’austriaco Novak è infatti la sua prima vittoria Atp in carriera. A Lussemburgo, invece, rientro amaro dopo i problemi a un polso per Camila Giorgi, scesa al n. 92, che dopo aver dominato il primo set si inchina alla tedesca Petkovic 0-6 6-4 6-4.

Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

 

Scatenato, Jannik Sinner. Ieri, nel primo turno dell’Atp 250 di Anversa, sembrava un veterano per come ha regolato in due set il polacco Kamil Majchrzak (6-4 6-2), 23 anni e 91 del mondo. Lo stesso Majchrzak che in primavera lo aveva battuto nella Finale del Challenger di Ostrava. Una vittoria sorprendente per la facilità con cui è arrivata in poco più di un’ora. Personalità, talento, ritmo agonistico impressionante e colpi fuori dal comune quelli del 18enne di Sesto, che sta bruciando le tappe nel firmamento del tennis mondiale. Quella nella città fiamminga è la quinta vittoria di Jannik contro un top 100 e la quarta nel circuito maggiore Atp. Ma se le precedenti erano state da annoverare tra le imprese, quella di ieri sa di forza e maturità per la sua normalità. Il tutto alla prima stagione da pro. Peraltro ieri l’altoatesino festeggiava anche l’ingresso ufficiale tra primi 120 del mondo (119 il suo ranking) ad appena 18 anni e due mesi. Sinner si è mostrato sciolto fin dai primi minuti, con la palla pesante e chirurgica, sovente colpita in diagonale sul lato sinistro di Majchrzak, che è andato subito in tilt. Sinner si è preso immediatamente due break di vantaggio e già sul 5-1 ha avuto il suo primo set point. Lì un piccolo calo di tensione gli è costato il ritorno parziale di Majchrzak (5-4), ma Sinner non ha sbagliato la seconda opportunità di servire per il set. Nella seconda frazione il polacco ha perso ancora il servizio nel primo e poi nel settimo game e lì è finita una partita mai davvero iniziata. Domani agli ottavi di finale Sinner è atteso da un gran match. Proibitivo ma affascinante. Dall’altra parte della rete ci sarà Gael Monfils, 13 del mondo e testa di serie numero 1 del torneo belga. La vittoria di Sinner si aggiunge a quelle nel 250 di Mosca di Andreas Seppi, che ieri, in coppia con Thomas Fabbiano, si è imposto sulla coppia Franko Skugor/Nikola Mektic, teste di serie numero i del torneo (6-2 2-6 10-8), e domani ai quarti se la vedranno con Aljaz Bedene e Nicolas Jarry. Oggi Seppi sarà di nuovo in campo negli ottavi del singolare contro lo spagnolo Roberto Carballes Baena, 80 del ranking, avversario alla portata.

«Italia, è solo l’inizio» (Piero Guerrini, Tuttosport)

Si avvicina un novembre caldissimo per il tennis italiano. Tre settimane da protagonisti, è l’auspicio. Si comincia dal 5 al 9 con le Next Gen Finals milanesi per finire con le finali della nuova Davis che non sarà bella ma intanto ci siamo, Tre settimane di fuoco per capitan Corrado Barazzutti. «Per i ragazzi sicuro, ma anche per me che comincio da Vienna e Basilea. E’ chiaro che è un momento felice, estremamente positivo per il nostro tennis. Abbiamo due giocatori in corsa per le Atp Finals, una sana rivalità in amicizia. E questo significa avere due in grado di entrare nella top ten di fine anno. Molto interessante anche per la squadra».

Altro aspetto positivo: non crescono solo le punte. ma anche quei ragazzi partiti da tornei Itf e challengers.

La Fit da anni ha avviato un programma. Abbiamo dirigenti e tecnici di qualità, abbiamo offerto un servizio a giocatori e coach, messo a disposizione risorse e uomini, trovato tennisti con caratteristiche adatte e qualità. Abbiamo parecchi ottimi allenatori. I ragazzi ci hanno messo il loro impegno. E abbiamo ricevuto una grande spinta dal tennis femminile.

Novembre comincia con le Next Gen Finals a Milano. E ci sarà Sinner.

Sinner è il giovane più interessante, forse il più forte della sua età. Per il futuro siamo messi benissimo, ma non voglio fare proclami, non è nel mio stile e poi con i giovani bisogna sempre usare cautela. Ma i risultati ne indicano le qualità. Jannik ha un grande futuro, è seguito benissimo da Piatti e dal suo staff, ha un piano preciso e perciò sono convinto che continuerà a crescere e sarà importante anche in Davis. L’aspetto positivo è che Sinner va alle Next Gen per essere protagonista, non semplice partecipante. Lui ha un buonissimo carattere in campo, un gioco completo, senza sbavature. Muove molto bene la mano sul diritto, mi piace come tiene la testa della racchetta, la velocità del gesto, le letture.

Seguiranno le Finals di Londra. Si aspettava una simile crescita da Berrettini?

Sì, già un anno fa ero convinto che sarebbe stato da Top ten, magari non così in fretta. E’ arrivato prima del previsto, ha un tennis molto potente, sa stare davvero bene in campo, lavora bene con coach Santopadre che secondo me è bravissimo. Non si fermerà, vedrete. E in corsa con lui c’è anche Fabio Fognini. Fabio lo conosciamo, quando ispirato esprime un tennis spaziale. Sono stato con lui in Cina e ha giocato davvero benissimo, cedendo a Medvedev che poi ha vinto. Io spero entrino entrambi, ma saremmo contenti lo stesso. Fabio ha tre tornei, gli altri due. Da oggi è a Stoccolma, per lui sono punti importanti.

Lo seguirà anche il prossimo anno? La moglie Flavia Pennetta ha suggerito che sarebbe una soluzione Francesca Schiavone coach.

Penso proprio di sì, gli darò una mano. Ci siamo trovati bene. Ma non è detto non ci sia anche Francesca, conosce molto bene il tennis e ha grande capacità di trasmettere.

Novembre si chiude con la nuova Davis. Le piace?

Io sono legato alla tradizione della Davis, ma si dice che i tempi cambiano, dunque… Certo non sarà come la vecchia qualificazione, ogni partita in un solo giorno, due singolari e un doppio al meglio dei 3 set. Ogni punto conta perché dai gironi passano anche le migliori due. Posso convocare sempre 5 ragazzi, ma devo scegliere i migliori per ogni punto. Spero che i ragazzi non arrivino troppo spremuti dal finale di stagione. Il girone non è agevole. Abbiamo Usa e Canada, molto forti. Ma nemmeno gli altri adesso sono sereni nell’affrontare l’Italia. […]

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