Laver Cup: Isner pareggia, poi Federer rimonta Kyrgios e porta l'Europa sul 5-3

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Laver Cup: Isner pareggia, poi Federer rimonta Kyrgios e porta l’Europa sul 5-3

Sotto di un set, Federer recupera facendo salire a mille l’adrenalina al Palexpo. Quinto match vinto su cinque in Laver Cup

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Roger Federer - Laver Cup 2019 Twitter @lavercup

da Ginevra, la nostra inviata

Al termine della sessione diurna, il Team Europa è ancora in vantaggio di due lunghezze. A ristabilire le distanze ci ha pensato Roger Federer, rimontando Nick Kyrgios dopo che Isner aveva sorpreso l’incerto Zverev di questo 2019. Si attende quindi la sessione notturna – che verrà inaugurata da Nadal-Raonic alle 19 – con l’Europa che conduce 5-3, a otto punti dalla vittoria.

TUTTI PER ROGER – Tifo da stadio di calcio al Palexpo di Ginevra. Spettatori letteralmente impazziti per la performance di Roger Federer. Urla, canti, applausi infiniti per il campionissimo che mette in campo tutto il suo pathos e la sua grinta per superare 6-7(5) 7-5 10-7 un centratissimo Nick Kyrgios con cui è in vantaggio 5-1 nei confronti diretti, per i quali adesso conta anche questa competizione. Gli spettatori si accalcano sul bordo degli spalti per acclamarlo e fotografarlo. Il suo merito è anche quello di aver saputo creare – insieme al suo storico manager Godsick – un evento celebrando la storia del tennis e il grande Rod Laver con le leggende del presente e assicurare così un’altra degna e luminosa eredità tennistica alle generazioni future.

 

Dall’altra parte della rete l’amico e “allievo” fedele Nick Kyrgios che non perde mai occasione di esprimere al mondo l’ammirazione incondizionata per il campione svizzero (ammirazione un po’ meno incondizionata per Nadal e pressoché assente, invece, per Djokovic. Ma Nick è così).

AVANTI NICK – Parte deciso Roger che si porta rapidamente in vantaggio 3-1 nel primo set pressando Kyrgios, rivelando fin da subito maggiore lucidità e regalando subito al pubblico del Palexpo momenti al cardiopalma. Ma, a poco a poco, il match si fa sempre più equilibrato; l’australiano prende le misure e pareggia i conti sul 3-3. I due mantengono l’equilibrio fino al 6-6, con Federer che comincia a perdere il controllo dei colpi e subisce un Kyrgios sempre più travolgente e carico. Anche il tie-break è alquanto equilibrato ma è l’australiano a fare la differenza rimontando da 0-4 e vincendo per 7 punti a 5.

LA RIMONTA – Lo svizzero resta tuttavia attaccato all’avversario e, ancora una volta, i due si ritrovano sul 5-5. Lo svizzero si procura tre palle break; Nick le annulla tutte ma la quarta è quella giusta e, in un boato senza fine dell’Arena, Federer esulta per il 6-5. “Let’s go Roger let’s gooo! Let’s go Roger let’s gooo!” Sulle tribune non smettono più di urlare e cantare – la celebre canzone Seven Nation Army – e neanche Nadal si esime, incoraggiandolo in modo vivace: il coaching dello spagnolo fa effetto perché il secondo set è svizzero, 7-5.

Altro super tie-break e adrenalina a mille sugli spalti e sul campo. Nick si prende subito un vantaggio di 2-0 ma Roger lo raggiunge sul 2-2. L’elvetico comincia a inanellare soluzioni da marziano in campo per la gioia irrefrenabile della panchina del Team Europe e di tutto il Palexpo. Federer sale 4-2 poi 5-3, con Kyrgios che, furibondo, fa di tutto per spiazzarlo attaccandolo. Il n. 3 del mondo sale ancora sul 7-3, 8-4 e infine 9-5. Quattro match point per vincere il quinto match su cinque in Laver Cup. L’australiano lotta ancora, ne recupera due ma, sul 9-7, è ancora gloria per Federer che alza le braccia al cielo per ringraziare la sua Ginevra.

Merci Genève, thank you Geneva!” urla alle tribune un emozionatissimo Roger, “Nick ha giocato molto bene, grazie per avermi supportato e incitato, è stato meraviglioso. Grazie ancora per essere venuti, è davvero fantastico che si giochi qui” grida Federer quasi commosso.

Se mi ha aiutato il coaching di Nadal?” commenta poi lo svizzero in sala stampa, “Ma certo! Non avete visto? Ce l’abbiamo fatta! Durante i cambi campo non c’è molto tempo per il coaching, bisogna essere diretti e concisi e Rafa lo è stato. Se lui mi dice che è tutto ok, bene, si continua così. Ma se mi dice che devo cambiare qualcosa, allora lo ascolto. Vederlo accanto a me in momenti come questi è una cosa molto bella per me“.

È un Kyrgios più che affranto quello presentatosi in conferenza stampa postmatch. Accasciato sulla sedia, senza guardare in faccia alcun giornalista e senza preoccuparsi minimamente di essere elegante, Nick mal sopporta le domande sulla partita: “Lo so bene che Federer è il più forte di sempre, che fa punti straordinari. Che volete che vi dica? Sono stufo di dover rispondere sempre che è il migliore, il migliore e il migliore! Fatemi domande un po’ più interessanti per favore!”.  Il Kyrgios show continua anche fuori dal campo, ma a noi piace anche per questo…

J. Isner [W] b. A. Zverev [E] 6-7(2) 6-4 10-1

In realtà, di bolgia pazzesca si è trattato sin dal primo match in programma quest’oggi, quello tra Sasha Zverev e John Isner. Spettatori eccitatissimi, avvolti dalle luci rosse e blu, atmosfera sempre più psichedelica. È Laver Cup mania a Ginevra dove, fin dal mattino, gli autobus che dal centro portano al PalExpo a volte non si fermano neanche alle fermate, gremiti da passeggeri schiacciati come sardine. Se poi si lascia il centro della città un po’ più tardi, allora arrivare allo stadio diventa davvero complicato, dovendo aspettare a lungo il primo bus sul quale sia possibile salire. Insomma, conviene essere mattinieri, tanto più che a Ginevra le temperature sono ancora vagamente estive e splende il sole.

La partita inaugurale del day 2 ha offerto un primo set molto serrato tra John e Sasha. È il tedesco ad aggiudicarselo al tie-break, per 7 punti a 2. Non ci sono break ma Zverev ha avuto una possibilità di strappare il servizio a Big John. Nel secondo i due mantengono l’equilibrio fino al 4-4. Isner si procura due palle break e, sulla seconda, grazie a una velenosa smorzata, l’americano passa in vantaggio 5-4 e servizio. Occasione ghiottissima se si considerano le bordate di John alla battuta. Arrivano ora ben tre set point per il tennista texano; il primo viene annullato da un passante di rovescio fulminante di Zverev ma il secondo è quello buono grazie ad una volé del tedesco finita malamente. Ed è 6-4: sarà il super tie-break a decidere l’esito del match.

Isner è scatenato avanzando 3-0. Una fucilata di dritto che annichilisce l’avversario gli regala il 4-0. Irrefrenabile Big John che vola sul 7-0. Sasha rompe il ghiaccio nel tie-break e con un passante calibratissimo conquista il primo punto. Ma Isner è una furia e, al primo degli otto match point, chiude la partita portando (momentaneamente) il “Resto del Mondo” sul 3-3.

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Il treno Djokovic non si ferma all’Australian Open: agli ottavi affronterà Schwartzman

Il campione in carica lascia sette game e otto punti in risposta a Nishioka: cinquantesimo ottavo Slam, tredicesimo a Melbourne. Sul suo cammino ora c’è Schwartzman

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Novak Djokovic - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Otto punti persi al servizio: tre con la prima (tutti nel terzo set), tre con la seconda e due doppi falli. Con questi numeri quasi oltraggiosi Novak Djokovic si qualifica per il cinquantesimo ottavo Slam (quattro in più di Nadal, tre se domani batte Carreno) della sua carriera, il tredicesimo qui a Melbourne, sconfiggendo con l’eloquente 6-3 6-2 6-2 il secondo giapponese consecutivo sul suo percorso, Yoshihito Nishioka. In pratica, da quando ha raggiunto gli ottavi per la prima volta nel 2007 a meno di vent’anni, Nole li ha mancati solo nel 2017 quando fu sconfitto al secondo turno da Istomin.

Se è successo, che io abbia servito così bene, non è successo molto spesso. È una delle migliori giornate che abbia avuto ultimamente al servizio: ringrazio Goran, che tra l’altro è arrivato oggi!” dice Djokovic a fine partita. “Ci sono dettagli di cui si può parlare, come ad esempio cercare il punto ideale di impatto, ma a volte è meglio semplificare: meno è meglio“. Detta così, sembra sin troppo semplice.

Prima e seconda di Nole avevano regalato solo sei punti anche al precedente avversario, Tatsuma Itō, con tre doppi falli in più (cinque). Si può riassumere che tra secondo e terzo turno, quando ha messo il servizio in campo, Djokovic ha perso in totale dodici punti. E dire che gli shinkansen, i treni ad alta velocità, dovrebbero essere pertinenza del paese del Sol Levante; qui, invece, l’unico convoglio a non fare fermate è quello del campione in carica che sale a dieci vittorie consecutive a Melbourne Park. Non che sia un numero troppo ragguardevole per lui, che tra 2011 e 2014 ha vinto venticinque (!) partite di fila. Gli avversari dovrebbero iniziare a porsi qualche domanda, se è vero – come è spesso vero – che Djokovic sale di tono nella seconda settimana.

 

Il prossimo su cui graverà l’onere di tentare di fermare chi non sembra poter essere fermato è un tennista che con Nishioka condivide i 170 centimetri d’altezza, Diego Schwartzman. L’argentino sinora ha fatto percorso netto: otto game persi contro Harris, sette contro un esausto Davidovich Fokina e undici contro la prima testa di serie incontrata sul suo cammino, Dusan Lajovic, sconfitto 6-2 6-3 7-6 nell’incontro disputato in apertura di programma sulla Margaret Court Arena. Insomma, Diego sta bene, ma difficilmente questa notte aveva pregato per affrontare un altro serbo sul suo cammino. Perché Lajovic sarà anche in un buon momento di forma, ma Djokovic da queste parti è un satanasso… e ha sconfitto l’argentino tre volte su tre, sebbene l’ultimo incrocio Slam – Roland Garros 2017 – abbia visto El Peque costringere Nole a cinque set di rimonta e sofferenza. Lì però si giocava sul terreno preferito di Diego, qui nel torneo in cui Djokovic è in assoluto più forte.

Djokovic comunque impone cautela e non vuole sottovalutare Schwartzman. “È uno dei giocatori più veloci sul circuito. Spero che il servizio sia anche solo vicino a quello di oggi: se tutto andrà per il meglio credo di avere buone possibilità“. Francamente sarebbe più giusto dire il contrario, ovvero che se il servizio di Diego sarà tra l’ottimo e lo stratosferico sarà lui ad avere qualche possibilità di impensierire Novak. Ma i campioni ci hanno abituato a questa pretattica.

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Australian Open, solo Carreño e Khachanov tra Nadal e Kyrgios

Lo spagnolo deve sudare per chiudere in 3 set su Delbonis. Convincente l’australiano in 4 set su Simon. Si avvicina l’attesa sfida

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Rafa Nadal - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[1] R. Nadal b. F. Delbonis 6-3 7-6(4) 6-1

La miglior prestazione di Federico Delbonis contro Rafael Nadal si conclude a favore dello spagnolo nei tre set largamente previsti, ma il n. 76 ATP ha impegnato oltre ogni aspettativa il numero 1 del mondo, regalandoci almeno un secondo set decisamente godibile. Nulla di preoccupante per il campione spagnolo che, nei tre precedenti, gli aveva inflitto la lezione meno severa a Viña del Mar nel 2013 (un perentorio 6-3 6-2), ma nella serata di Melbourne l’argentino è riuscito a mettere in campo scampoli del suo tennis migliore. Un punteggio equilibrato dei primi due parziali, giova precisarlo, chiaramente influenzato da quelle 17 palle break su 18 non trasformate da Rafa.

Nadal si fa subito ammirare per dei dritti vincenti praticamente in mezza volata sugli incrociati pesanti e profondi di Delbonis. “Gordo” non fa della rapidità la sua migliore caratteristica e Nadal ha buon gioco nel rovesciare l’inerzia dello scambio anche quando costretto in difesa da un avversario che, non potendo permettersi di palleggiare con lo spagnolo, cerca di spingere appena ne ha l’occasione – in pratica, solo dopo una buona prima di servizio. Nei suoi giorni migliori, sulla terra, contro avversari del suo livello, il mancino di Azul può diventare per lunghi tratti incontenibile se non gli si tolgono spazio e tempo per scatenare i suoi topponi. Nessuna di queste tre condizioni sembra verificarsi in questo match di secondo turno: lontano da quel n. 33 che è il suo best ranking, tra lui e Rafa c’è più di una categoria di differenza e i tre precedenti ne sono una superflua testimonianza. Salvate sei palle break nel secondo game, Delbonis va sotto al turno di battuta successivo e, sempre in difficoltà quando è in ribattuta (arriva a “40” solo nell’ultimo gioco), cede il set con un onorevole 6-3.

Forse l’umidità che accentua il problema delle “palle che diventano aranci” (cit. Fognini), magari Rafa che pensa di restare in controllo a velocità di crociera, ma Federico trova il modo di tirare i suoi colpi e conservare la battuta, con l’aiuto psicologico di servire per primo. Come nel primo set, Rafa vede l’avversario farsi (relativamente) pericoloso in risposta solo nel finale di partita e affronta un quasi allarmante 15-30, ma va a conquistarsi i al volo i due punti successivi. Anche Delbonis, che si avvicina alla rete con la stessa tranquillità di un pesce, fa vedere una volée vincente per prendersi la sua seconda deuce in risposta di tutto il match, ma il 5 pari arriva come previsto. Allo stesso modo, dopo un doppio fallo e errore con il dritto argentini, arriva anche la solita palla break al game successivo (è la diciottesima), annullata dall’ace, mentre due dritti pesanti gli assicurano almeno il tie-break che giunge puntuale e senza alcun patena spagnolo. Delbonis non spinge a dovere il dritto lungolinea dopo l’ottimo servizio slice esterno, ma il recupero di Rafa è strepitoso quanto il suo pallonetto a superare l’avversario: il classico punto “quasi vinto” che vale invece il 3-1 per Nadal e decide di fatto il set.

L’inevitabile crollo mentale dello sfavorito arriva al quarto game, con tre brutti errori di dritto che condannano Delbo ad affrontare lo 0-40, trasformato da Rafa alla prima opportunità, dopo uno scambio intenso concluso da un tentativo di drop shot argentino, non la specialità della casa. Il match finisce lì: Delbo ha già dato tutto e il diciannove volte campione Slam vola tranquillo verso il 6-1, con l’unico spavento al quinto gioco quando un suo dritto in allungo centra al volto la raccattapalle di fianco alla sedia dell’arbitro. Nessuna conseguenza, all’apparenza, con la ragazzina che reagisce come se nulla fosse, guadagnandosi un bacio da Rafa sulla guancia sana. Al terzo turno, Nadal troverà Pablo Carreño Busta: meno uno verso lo scontro che tutti si augurano, quello con Kyrgios.

[23] N. Kyrgios b. G. Simon 6-2 6-4 4-6 7-5

È come se tenesse ad arrivare a un appuntamento non scontato, Nick Kyrgios, per quanto dosa premura e attenzione contro Gilles Simon sul campo della Melbourne Arena, con una distrazione nella parte finale del terzo set che prolunga l’incontro facendolo temporaneamente scivolare verso la zona di comfort francese. Ma nella testa di Nick c’è un obiettivo chiaro – durante il match, avrà anche modo di rivelare chi occupa i suoi pensieri tennistici – e resta concentrato per andare a prendersi la quarta partita in volata.

Pressoché perfetto per due set e mezzo, Kyrgios domina i numeri sia quando gli scambi restano sotto i cinque colpi sia quando si allungano: non una buona notizia per Simon, che vorrebbe intrappolare l’avversario disegnando il campo con la sua mano delicata. Paga invece nel peggiore dei modi la bassa percentuale di prime e i pochi punti vinti sulla seconda, cedendo la battuta all’inizio dei primi due parziali, mentre in risposta arriva un paio di volte a “30” e nulla più. Vinto uno scambio di 17 colpi costringendo Gilou a tentare il dritto di chiusura, il ventiquattrenne di Camberra si prende un warning per violazione di tempo. Un’infrazione per lui rarissima, quindi la chiamata è ben poco apprezzata dall’australiano che dapprima si giustifica con un “sto servendo” (in realtà, stava facendo oscillare la racchetta, non aveva ancora iniziato il movimento vero e proprio), poi mima polemicamente il rituale pre-battuta di Rafa facendo sorridere anche l’arbitro. “Always in my mind”, verrebbe da canticchiare, anche se, quando a fine incontro gli chiederanno dove pensa di arrivare, risponderà “non guardo avanti”.

Dopo i break in apertura di primo e secondo set, quasi ci si domanda perché costringere il povero Simon a vivere l’inevitabile e non partire direttamente dall’1-0 Kyrgios. Per cattiveria, probabilmente. Tutto pare quindi procedere verso l’inevitabile epilogo, pur dando tempo al trentacinquenne di Nizza di prendersi anch’egli una sanzione per aver ritardato l’inizio del gioco, a cui reagisce chiedendo all’arbitro se abbia un appuntamento (“You got a date?”) e imitando la “smutandata” nadaliana, un gesto che per poco fa venir giù l’Arena, con Nick piegato in due e l’arbitro che nemmeno tenta di restare serio. Poi, quasi dal nulla o, più probabilmente, raccogliendo i frutti di quasi due ore di lavoro, Simon rientra in partita: su quella che è la seconda palla break del set e del match, Kyrgios commette doppio fallo, Gilles tiene la battuta e per la prima volta mette la testa avanti. Altro doppio errore di Nick seguito dalla smorzata che letteralmente non arriva alla rete e si va al quarto.

Il match, fino a pochi minuti prima in completo controllo australiano, si fa equilibrato, con le ragnatele francesi diventate finalmente efficaci; all’undicesimo gioco, però, arriva l’accelerazione di Kyrgios per lo strappo che gli vale il terzo turno contro Karen Khachanov, vincitore di Mikael Ymer solo al match tie-break, con lo svedese che ha servito vanamente per chiudere sul 6-5 al quinto.

 

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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Australian Open: il quinto set è fatale a Seppi. “Ancora 3-4 settimane, poi nasce la bimba”

Andreas Seppi esce al secondo turno contro Stan Wawrinka non senza rimpianti. Era avanti un break nel set finale. “Mi fermo perché nasce la bimba e devo fare le infiltrazioni all’anca”

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Andreas Seppi - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[15] S. Wawrinka b. A. Seppi 4-6 7-5 6-3 3-6 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Dopo le due grandi vittorie di Fognini, questa volta il quinto set non è stato amico dell’Italia, nonostante Andreas Seppi sia sempre stato conosciuto come un grande giocatore da “best of 5” (questa era la sua quarantunesima partita al quinto set, di cui 14 solo all’Australian Open). Il match non è stato entusiasmante, in parte perché sia Seppi sia Wawrinka hanno uno stille di gioco piuttosto simile, in parte perché entrambi hanno sbagliato davvero tanto (57 gratuiti per Seppi, 65 per Wawrinka). Certo è grande il rammarico di Andreas per le due grandi occasioni avute e non sfruttate: il game di servizio sul 5-4 del secondo set, giocato davvero male, vinto il quale sarebbe andato avanti per due set a zero, e il break di vantaggio avuto nel quinto set sul 4-3, subito restituito senza che Wawrinka dovesse fare cose eccezionali.

La partenza “diesel” di Andreas Seppi fa parte di una delle certezze (o quasi) della vita, e questa partita non fa eccezione: Wawrinka scappa subito 3-0 in nove minuti con Seppi che inspiegabilmente gli palleggia sempre sul rovescio esponendosi alle accelerazioni lungolinea. Ma l’azzurro è un esperto della corsa lunga, continua con i suoi palleggi da fondocampo e in poco tempo riaggancia Wawrinka sul 3-3. Lo svizzero non è preciso, sbaglia più del solito quando prova le aperture laterali, e quando sul 4-4 cede la battuta facendosi rimontare da 40-15 subisce il break che gli costa la prima frazione in 42 minuti di gioco.

 

Il campione svizzero è decisamente nervoso, la sua racchetta impara a conoscere il cemento della Margaret Court Arena in un paio d’occasioni, ma la sua rabbia sbotta al sesto game, quando non riesce a sfruttare tre palle break. Un gratuito da fondo campo e un brutto smash insaccato in rete di Seppi regalano a Wawrinka un 15-40 che però l’atleta rosso-crociato non riesce a concretizzare. Stizzito spara una pallina che colpisce le travi del tetto e il giudice di sedia Alison Hughes lo ammonisce. Stan non ci sta, dice che il suo gesto non merita l’ammonizione, che in altre occasioni non era stato penalizzato: parla per diversi minuti con il giudice di sedia, chiama in causa anche il giudice arbitro Gerry Armstrong, ma il warning rimane. Un’altra palla break svanisce due giochi più tardi, nonostante i ruggiti che Wawrinka produce per cercare di caricarsi, e finisce per essere proprio lo svizzero a incartarsi sul 4-4 in tre errori gratuiti che mandano Seppi a servire per il set sul 5-4. Qui è l’azzurro a non cogliere un’occasione d’oro, restituendo i tre gratuiti e il break per il 5-5. Sul 6-5 Stan costruisce due ottimi punti, si porta 15-40 e chiude al secondo set point con un altro brutto errore di Seppi che resiste appena alla tentazione di imitare il suo avversario nello scaraventare la palla nel ground di Melbourne Park.

Nessuno dei due protagonisti riesce a trovare sufficiente continuità nel proprio gioco per poter imprimere un’accelerazione al proprio punteggio, o anche solo per riscaldare un po’ la folla della Margaret Court Arena che si stringe in giacche, felpe e anche coperte per ripararsi dalla brezza freddina di questa serata di mezz’estate australiana. Sul 3-2 è Wawrinka a trovare il guizzo giusto: entra con la risposta di diritto su due seconde piuttosto deboli (da sinistra) di Seppi, poi un diritto incrociato vincente e un errore dell’italiano completano l’opera che dà a Stan il break di vantaggio. Nei successivi due turni di battuta Wawrinka concede solamente un punto, e dopo due ore e 9 minuti di gioco si porta in vantaggio due set a uno.

Il quarto set procede sulla stessa falsariga dei primi tre, anche se Wawrinka sembra accentuare la tendenza a muovere la palla da fondo con lo slice invece che giocare in progressione. È tuttavia lui il primo a impelagarsi in un game di battuta complicato, quello sul 2-3 durato 14 punti, nel quale inizia con un doppio fallo ma dal quale esce senza concedere una palla break. Subito dopo è Seppi che deve servire un game-fiume, questa volta di 18 punti, nel quale viene aiutato dagli errori di diritto di Wawrinka, incapace di sfruttare ben quattro occasioni per il break. A questo punto il contrappasso tennistico colpisce impietoso: Wawrinka infila altri tre errori gratuiti, arriva il break che consente a Seppi di portare il match al quinto set.

La musica non cambia anche nel set decisivo (se non quella programmata dal DJ che lancia il parziale con “Sweet Caroline” di Neil Diamond, forse in onore della pensionanda Wozniacki). Nei primi sei game il ribattitore raccatta solamente tre quindici. Sul 3-3 è Seppi che piazza il primo allungo: approfittando di due errori di Wawrinka, sempre più traballante dalla parte destra, ottiene il break. Andreas si mette a remare da fondo, ma sulla palla del 5-3 perde sette punti di fila (quattro dei quali con errori gratuiti) e rimanda in vantaggio il suo avversario. Nel decimo game, Stan improvvisamente estrae dal cilindro due pallate da fondo, Seppi mette un rovescio in rete e sul primo match point uno dei pochissimi diritti incrociati vincenti di Wawrinka chiude la partita segnando la vittoria dello svizzero dopo 3 ore e 38 minuti.

LE DICHIARAZIONI DI ANDREAS – “Sono abbastanza incazzato” esordisce il tennista altoatesino. “La prima (palla del 5-3 nel quinto set, ndr) mi è uscita di niente, ace a uscire fuori di così. Ho sbagliato due rovesci abbastanza facili che potevo evitare, di solito sono abbastanza solido da quel lato; poi mi sono innervosito, ma alla fine ha giocato meglio lui. Durante il set lui fa un po’ meno, poi verso la fine del set inizia a tirare di più. Ma devi riuscire a farlo bene, quindi bravo lui“. Molto simpaticamente, Seppi ha sintetizzato così: “Si vede che anche a 35 anni si riesce a fare delle cazzate, non si finisce mai di imparare!“.

Sulla programmazione delle prossime settimane: “Bella domanda. Sono iscritto al challenger di Newport che inizia lunedì e credo che andrò lì, anche se non ho troppa voglia di andarci dopo questa sconfitta” scherza Andreas. “Poi ho New York e Delray Beach. Sono le ultime 3-4 settimane che gioco, poi mi fermo un po’ perché nasce la bimba e faccio le infiltrazioni all’anca”.

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