La rincorsa alle Finals di Fognini e Berrettini (Crivelli, Semeraro, De Ponti). In 8 tra i primi 100: così l'Italia è diventata una big (Semeraro)

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La rincorsa alle Finals di Fognini e Berrettini (Crivelli, Semeraro, De Ponti). In 8 tra i primi 100: così l’Italia è diventata una big (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 9 ottobre 2019

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Fognini e Berrettini caldi. S’infiamma la corsa alle Finals (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

In sofferenza e in agilità. L’importante è rimanere abbracciati alla speranza. Le Finals di Londra sono là, a un mese di distanza e a pochissimi passi in classifica da un sogno che l’Italia non realizza dal 1978 (Barazzutti). Perciò adesso ogni partita diventa una battaglia campale per vincere la guerra, soprattutto a Shanghai, il penultimo Masters 1000 stagionale con la sua dote pesantissima di punti. Fognini e Berrettini, 13° e 10° nella Race, sono ancora vivi. E Fabio esce trionfante da una di quelle partite che possono cambiare il destino di un torneo. L’ottavo confronto diretto con il risorgente Murray (risalito al n. 239 Atp) si trasforma in un duello di oltre tre ore e regala, soprattutto nel set decisivo, tennis sopraffino con scintille incorporate. Lo scozzese, dopo l’intervento all’anca destra, non avrà ancora ritrovato tutti gli automatismi tecnici, ma in risposta è di nuovo un ossesso e fisicamente è recuperato. Dunque il Fognini che lo doma nel primo set, ne subisce il rabbioso rientro nel secondo e poi nel terzo scampa per due volte al turno di servizio con cui Andy può chiudere la sfida (sul 5-4 e sul 6-5) prima di annichilirlo con un tie break perfetto, offre una versione di lusso (55 vincenti). Ora il bilancio tra i due è in parità (4-4), ma stavolta la vittoria di Fogna si porta dietro gli strascichi di una polemica peraltro civile accesa da Murray. Succede infatti che in uno scambio-batticuore del terzo set, su una palla break a favore (comunque sfruttata) l’ex numero uno venga disturbato per un attimo da un urlo: «Qualcuno ha fatto baccano durante lo scambio, ho guardato verso Fabio e lui sosteneva di aver detto “Smettila di guardarmi”. L’urlo era arrivato da lui, è contro le regole. Non mi era mai capitato in carriera». Ora lo attende (domani) il vincitore tra Fritz e Khachanov. Perfetto invece l’esordio di Berrettini: il romano batte in appena 61 minuti il tedesco Jan-Lennard Struff. Per Matteo è vittoria numero 36 in stagione, la 30° dal 22 aprile. Stamattina incrocia il cileno Garin, poi potrebbe trovare Bautista Agut in un match caldissimo in prospettiva Finals.

Fabio e Matteo, un sogno per due (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

Sono due uomini in missione per conto proprio, e un po’ anche del tennis italiano: quando manca un mese alle Atp Finals Matteo Berrettini e Fabio Fognini possono ancora strappare una qualificazione al torneo dei Maestri, e ieri a Shanghai hanno dimostrato, in maniera diversa ma molto convincente, quanto ci tengono. Anche perché sono quarant’anni che gli italiani non partecipano alle Atp Finals: l’ultimo a partecipare è stato Corrado Barazzutti, nel 1978, a New York. Prima di lui era toccato ad Adriano Panatta nel 1975 a Stoccolma. Il Masters 1000 cinese è il penultimo della stagione prima di Parigi-Bercy, si distribuiscono punti pesanti, sia per Fabio – 13esimo nella Race to London – sia per Matteo, che lo precede di tre posizioni. Il romano ha vinto in scioltezza il suo primo turno, impiegando un’oretta per liberarsi del tedesco Jan-Lennard Struff, con un netto 6-2 6-1. Matteo, con in tribuna anche Corrado Barazzutti, ha fatto la differenza soprattutto con il servizio. Al momento Matteo ha due avversari da superare per acchiappare uno dei tre posti ancora disponibili. Stamattina all’alba lo aspetta un match rognoso contro il cileno rampante Garin, n.32 Atp. Più complicata la posizione di Fognini, che però ieri ha vinto alla grande un match complicatissimo contro Andy Murray, strappando due tiebreak all’ex n. 1 del mondo. Lo scozzese è tomato da poco a giocare in singolare dopo l’operazione all’anca e otto mesi di stop; ogni giorno diventa più pericoloso. In poco tempo ha scalato 200 posizioni, ora è numero 229, ma il tennis che anche eri ha espresso per tre ore contro Fabio è da già da top-20, a tratti da top-10. E’ stato un match spettacolare, e nel finale terzo set anche teso, quando Fognini ha urlato con la palla ancora in gioco e Murray a rete, per provare a disturbado. Andy non l’ha presa bene, al cambio di campo ha protestato vivacemente con il giudice di sedia Fergus Murphy: «Ha gridato quando il punto non era finito, non può farlo, è contro le regole!». Per Fabio ora c’è il vincente fra lo yankee Taylor Fritz e il 9 del mondo, il russo Karen Khachanov.

Fognini ok, Murray non ci sta (Diego De Ponti, Tuttosport)

Fognini avanza ma con una coda di polemiche. Fabio batte agli ottavi del torneo di Shanghai Andy Murray, incontro che valeva l’accesso agli ottavi, ma subisce i rimbrotti del britannico nel post partita. Il tennista ligure, numero 12 del ranldng mondiale e decimo favorito del seeding, si è imposto in tre set sullo scozzese, numero 239 Atp, in gara grazie a una wild card. Fognini ha vinto con il punteggio di 7-6(4), 2-6, 7-6 (2) in tre ore di gioco. Il britannico, scuro in volto, ha accusato a fine partita il tennista italiano di aver urlato durante uno scambio decisivo nel terzo set prima di colpire la palla e di averlo dunque infastidito facendogli perdere la concentrazione. «Qualcuno ha fatto rumore durante lo scambio, non sapevo chi fosse e ho guardato nelle direzione da cui proveniva quel rumore. Lui allora mi ha detto “Smettila di guardarmi”. Quel rumore pero veniva da lui, cosa che non è permesso, è contro le regole e non dovresti farlo. E’ la prima volta in carriera che mi capita una cosa simile». Perfetto l’esordio di Matteo Berrettini che ha sconfitto per 62 61, in 61 minuti di gioco, il tedesco Jan-Lennard Struff, numero 38 Atp. Per il romano, semifinalista degli ultimi Us Open, si tratta della vittoria numero 36 (contro 18 sconfitte) in una stagione che gli ha già regalato due titoli ATP, conquistati a Budapest e a Stoccarda, oltre alla finale a Monaco di Baviera. Sia per Fognini che per Berrettini l’obiettivo ora sono le Atp Finals di Londra. Nella “Race to London” Berrettini è al momento al decimo posto con 2.230 punti, 50 in meno del belga David Goffin (2.280 punti) in ottava posizione, l’ultima utile per partecipare al Masters di fine stagione. In corsa c’è anche Fognini, al tredicesimo posto con 2.145 punti, a – 135 dall’ottava posizione.

In 8 tra i primi 100: così l’Italia è diventata una big (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Cosi in salute, se badiamo alla quantità, il nostro tennis maschile non lo era mai stato dall’inizio dell’era delle classifiche computerizzate, nel 1973: otto azzurri fra i primi 100 del ranking Atp, un record assoluto. Ma anche a qualità non siamo messi male, visto che a guidare la fila sono il numero 12 del mondo Fognini (che quest’anno è stato numero 9 e ha soggiomato nei top-10 complessivamente per 8 settimane) e il numero 13 Matteo Berrettini. L’ultimo arrivato nel club dei 100 è Salvatore Caruso, che vincendo il Challenger di Barcellona la scorsa settimana è arrivato a quota 98, gli altri sono Lorenzo Sonego (numero 55), Marco Cecchinato (69), Andreas Seppi (72), Stefano Travaglia (85) e Thomas Fabbiano (91). Un miscuglio generazionale, composto dagli ultratrentenni Seppi (35), Fognini (32) e Fabbiano (30), dai giovani Berrettini (23) e Sonego (24), e dalla leva di mezzo rappresentata da Caruso (26), Cecchinato e Travaglia (27). Solo due nazioni nobili e storicamente prolifiche come gli Usa, con 12, e Francia, con 9, ci sono davanti in questa classifica, e solo la Spagna è al nostro livello. Se quest’anno ci concediamo il lusso di essere ancora in lizza per le Atp Finals con due giocatori, Fognini e Berrettini, insomma non è un caso. In primo luogo l’abilità dei singoli, bravissimi a investire su se stessi a lungo termine, senza mollare nemmeno quando i risultati sembravano non arrivare (seguendo anche l’esempio di Paolo Lorenzi). Poi la qualità di un gruppo di coach nostrani per cui vale lo stesso discorso, da Riccardo Piatti e Max Sartori a Vincenzo Santopadre, da Gipo Arbino a Simone Vagnozzi, da Paolo Cannova a Cristian Brandi. Senza dimenticare il ruolo della Federazione, fallimentare nella costruzione in proprio di tennisti (dal centro tecnico di Tirrenia in 15 anni è uscito un solo top-100, Alessandro Giannessi), ma negli ultimi anni finalmente lungimirante nel capire che collaborare con i team e i coach privati è più utile che fare loro la guerra. Per accendere la miscela serviva una scintilla, e quella l’hanno fornita la semifinale al Roland Garros di Cecchinato nel 2018, l’exploit in classifica di Fognini in questa stagione, il boom di Berrettini negli ultimi due anni, oltre che i successi di due 18enni molto promettenti come Lorenzo Musetti e Jannik Sinnet ormai vicinissimo ai top100 dopo un balzo di oltre 400 posizioni in 12 mesi.

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Sinner ko, finisce fuori dalla Top-100 (Scanagatta). Sinner per il “posto fisso”, Berrettini sulla rampa (Cocchi). Troppo Wawrinka, Sinner fuori: «Ha giocato meglio» (Semeraro). E Sinner cresce (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 20 ottobre 2019

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Sinner ko, finisce fuori dalla Top-100 (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Ora si dirà che è come la favola della volpe e l’uva acerba, ma è quasi meglio che dopo i peana esaltanti dei giorni scorsi, il nostro enfant prodige della Val Pusteria Jannik Sinner, abbia subito alla sua prima semifinale del circuito maggiore ATP una lezione piuttosto severa (63 62 in poco più di un’oretta) e più dura che due mesi fa all’US Open da Stan Wawrinka. Avesse battuto già ieri un campione di 3 Slam, che giocava la sua sessantesima semifinale e che oggi giocherà contro il redivivo Andy Murray la sua trentesima finale, anche per un ragazzo con la testa sulle spalle come il simpatico Jannik, sarebbe stato forse controproducente. Meglio che si sia reso conto che la strada è ancora lunga. Sa che anche ove dovesse emergere ai livelli di cui la gente già mormora – futuro top-20, top 10 – gli esempi di Federer, Nadal, Djokovic dimostrano che anche quando si è al vertice del tennis mondiale i veri grandi professionisti non smettono di lavorare duro. Anzi. Sennò non si riesce a essere super-competitivi a 38, 33 e 32 anni. Bene dunque che un bel bagno di umiltà sia arrivato tramite un Wawrinka che non era certo l’arrendevole Monfils di giovedì. Era stato molto più tenace Tiafoe venerdì. Però anche ieri i primi due game della semifinale, vinti da Sinner che aveva strappato la battuta a 15 allo svizzero nel game iniziale, erano stati a dir poco impressionanti. Due game da top-10. Poi però ecco la discontinuità tipica dei ragazzini: sul 2-1 ha messo solo due primi servizi su 8 e perso il game di battuta. Il match è girato. Wawrinka, dallo 0-2 ha fatto cinque game di fila, per chiudere 6-3, lasciando solo 4 punti in 4 turni di battuta. Nuovo break per lo svizzero ad inizio secondo set. Ultima chance per recuperarlo per Jannik, sull’1-2, ma Stan the Man è venuto a prendersi il punto attaccando. E’ finita li, in pratica. Intanto il giapponese Yasutaka Uchiyama raggiungendo la finale al challenger di Ningbo, lo ha sbalzato fuori dai 100 di un posto (n.101 lui, n.100 Caruso).

Sinner per il “posto fisso”, Berrettini sulla rampa (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Quota 100 è lì. Jannik Sinner la può toccare, sfiorare. Venerdì scorso l’aveva afferrata, ma solo per un giorno, grazie alla vittoria nei quarti contro Frances Tiafoe. Da domani, con l’uscita del ranking aggiornato, il 18enne della Val Pusteria sarà numero 101 (superato dal giapponese Uchiyama) e già questa settimana, grazie alla wild card ottenuta all’Atp 500 di Vienna, potrà tentare l’attacco definitivo alla top 100 diventando, a 18 anni e due mesi, il più giovane italiano a riuscirci da Diego Nargiso nel 1988, oltre che il più giovane nel club dei cento migliori al mondo, un anno più giovane del canadese Auger Aliassime. Resta comunque una settimana da ricordare quella appena trascorsa ad Anversa per il gioiello di Riccardo Piatti. Al secondo turno ha rispedito a casa Gael Monfils, ai quarti ha vinto il duello tutto Next Gen contro Frances Tiafoe e ieri, come prevedibile, ha pagato fatica e tensione contro uno Stan Wawrinka in piena forma. Lo svizzero oggi giocherà la finale contro Andy Murray, che torna a lottare per un titolo dopo due anni e mezzo di calvario per l’anca operata due volte. Jannik, sconfitto anche in doppio con Paolo Lorenzi, è soddisfatto per questa esperienza in un 250: «Ho vinto una bella partita contro Monfils, e poi sono uscito bene dalla lotta con Tiafoe. Quando sono sceso in campo nella semifinale non ero teso, mi sentivo carico di fiducia per gli ultimi risultati e infatti ho iniziato bene (con un break, ndr). Peccato che poi il servizio mi ha un po’ abbandonato. Stan ha giocato meglio di me e gli auguro il meglio per la finale». Contento anche Riccardo Piatti: «Siamo soddisfatti, quello che conta è fare esperienza. Ha giocato bene anche nell’ultimo match, contro un giocatore vero. Ma c’è ancora tanto da fare». Per un Sinner che a Vienna rincorrerà quota 100, ci sarà un Matteo Berrettini chiamato a una prova quasi decisiva per la qualificazione alle Atp Finals. Nella capitale austriaca il romano cercherà i punti necessari per staccare gli avversari diretti. Al primo turno incrocerà Kyle Edmund, reduce da una stagione tutt’altro che positiva ma sempre pericoloso. I suoi rivali più prossimi, Bautista Agut e Goffin, oltre a Fabio Fognini, saranno invece impegnati a Basilea, torneo di casa di Roger Federer.

Troppo Wawrinka, Sinner fuori: «Ha giocato meglio» (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

I sogni di gloria per l’Italia finiscono a metà pomeriggio, sul meridiano tennistico che unisce Anversa e Mosca e cuce la sconfitta di Jannik Sinner contro Stan Wawrinka con quella di Andreas Seppi contro Adrian Mannarino. Ma il voto in pagella alla settimana azzurra resta ottimo. Le due semifinali nei due ‘250’ in Belgio e in Russia sono gli ennesimi timbri di qualità di una stagione dorata. Pochi i rimpianti per il 18enne di Sesto Pusteria: scattato 2-0 nel primo set, non appena Wawrinka ha iniziato a scaldare l’artiglieria, Jannik ha faticato a tenere il ritmo dell’ex numero 3 del mondo, che uscendo del campo lo ha però applaudito pubblicamente. Wawrinka, che non giocava dagli Us Open (dove al primo turno aveva sconfitto proprio Sinner) per il momento insomma resta fuori portata. Stan the Man ha impiegato 65 minuti per guadagnarsi con un netto 6-3 6-2 la 30esima finale delle sua carriera: la giocherà oggi alle 16 contro Andy Murray. «E’ stata la mia miglior partita della settimana», ha spiegato lo svizzero, che ha servito alla grande ottenendo l’85 per cento di punti con la prima palla. «Sono superfelice di essere in finale». Sinner ad Anversa fino a ieri aveva perso solo un set. «Ho vinto un buon match contro Monfils, e ne ho giocato uno molto tosto contro Tiafoe», ha detto Jannik. «Oggi ero fiducioso, ho iniziato bene, ma poi non ho servito molto bene. Stan ha giocato meglio, in bocca al lupo per la finale». Per coach Riccardo Piatti «Wawrinka ha fatto una partita da giocatore vero, per Jannik è stato un match utile per imparare e crescere ancora ancora». A Mosca niente rivincita anche per Andreas Seppi, che già l’anno scorso si era inchinato con un doppio 7-5 a Mannarino. Stavolta c’è stata anche meno storia, 6-3 6-4. […] Da domani si riparte con i 500 di Vienna – dove sono impegnati Matteo Berrettini (1° turno contro Edmund), Sinner e Sonego (sorteggiati contro due qualificati), e Basilea, dove Fognini si gioca le ultime chance per le Finals (anche per lui un qualificato) e la testa di serie n.1 è Federer.

E Sinner cresce (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Diciotto anni e due mesi. È il momento giusto per sentirsi maggiorenne, anche nel tennis. Con tutto ciò che comporta: ingresso nei primi 100 (quasi), esame di maturità contro i più forti. A diciotto anni e un mese hanno fatto il loro ingresso nel tennis adulto Roger Federer, il tennista che ama di più, e Novak Djokovic, quello cui somiglia di più. Lui è in ritardo di 30 giorni appena, ma il tennis di oggi è più ruvido, più competitivo, e sempre poco tenero con i giovani. Stan Wawrinka, l’avversario di ieri, c’è riuscito solo a 20 anni, ed è per questo che saluta l’uscita di scena del ragazzo con parole che fanno curriculum: «Colpisce la palla talmente bene che viene da chiedersi che cosa potrà fare quando la sua crescita sarà ultimata. Rispetto a lui io ho avuto tempi molto più lunghi, perciò sono impressionato quando vedo un diciottenne giocare con tanta facilità tutti i colpi». Jannik Sinner i diciotto anni li ha festeggiati a Bordighera. Era il 16 agosto. Il mese dopo era in campo a San Pietroburgo, a sbattersi contro un Mikhail Kukushkin che sbagliava poco o niente. Una sconfitta che gli è valsa due o tre buoni consigli, subito messi in pratica ad Anversa. A darglieli Maria Sharapova e Marat Safin, riuniti da Piatti in una cena ligure organizzata proprio per Jannik, sul tema “cosa fare quando l’avversario riprende tutto”: «A diciotto anni hai un solo dovere verso te stesso», gli ha detto Maria, che alla stessa età conquistava Wimbledon, «portare sul campo tutto ciò che sai fare, senza preoccuparti di vincere o perdere». E siccome Marat annuiva, Jannik deve essersi convinto che fosse il caso di provarci, senza troppe remore. Da questi presupposti è nata la baldanzosa galoppata di Anversa, giocata a braccio libero con la mente sgombra. C’è riuscito con Monfils e Tiafoe, meno con Wawrinka, che sta ritrovando la forma migliore ed è giusto considerarlo fra i tennisti di caratura superiore, com’è opportuno per un vincitore di 3 Slam. Jannik gli ha fatto subito il break, ma Stan ha trovato rapidamente le coordinate giuste dei suoi colpi, pesanti e sulle righe. […] Ora Jannik potrà rifarsi a Vienna, Atp500, dove gli hanno rimediato in fretta una wildcard. Se la vedrà con un qualificato, poi potrebbe ritrovare Monfils, e c’è da giurarci che sarà un Monfils diverso.

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Sinner 100 e lode (Scanagatta). Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top 100 e due record nel mirino… il futuro è azzurro (Cocchi, Semeraro, Azzolini, Rossi, Clerici). “Ricorda Djokovic ma è all’inizio” (Semeraro)

La rassegna stampa del 19 ottobre

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Sinner 100 e lode (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Chi lo ferma più il Pel di Carota della Val Pusteria? Non contento di aver battuto Gael Monfils n. 13 ATP, si è ripetuto nella “prova del nove”. E’ il match che segue il grande exploit e che le immancabili attenzioni rendono più duro, anche se sulla carta l’avversario, in questo caso l’americano di colore Francis Tiafoe, n. 53 del mondo (24 posizioni indietro rispetto al best ranking di febbraio), sembra più debole. Ma di certo Tiafoe, 21 anni, figlio di emigranti della Sierra Leone, era ben più assetato di successi dell’ex n.6 mondiale Monfils. Jannik Sinner, 18 anni il 16 agosto, non si è lasciato distrarre da chi già lo descrive come un fenomeno perché nessun tennista italiano ha mai giocato cosi bene, non è mai stato cosi competitivo a livello dei top-100 già alla sua età: in un’ora e 41 minuti ha battuto il costolone americano (un metro e 87cm come lui, ma ben più possente muscolarmente) 64 36 63. Ha così raggiunto la prima semifinale di un torneo “pro” ATP. E’ già n. 100 del mondo. Così lunedi avremo 9 azzurri nei primi 100. Un record. Lui sarà un posto dietro al siciliano Caruso, n.99. Dalle Alpi alle Piramidi. Alla sua età Barazzutti, top-10 a 24 anni, vinceva l’Orange Bowl fra gli under 18, Panatta, n.4 a 26 anni nel ’76, non giocava neppure con gli adulti. E Matteo Berrettini, n.8 nella Race ATP 2019, fino a 19 anni non aveva neppure un punto ATP. Jannik ne ha già 554. A Sinner, n.551 a a gennaio, non manca nulla. Ha un gran bel servizio, anche se imparerà ad angolarlo di più, ha un dritto pesante che fa già male e con il rovescio bimane fa le buche anche nei tappeti, non solo sulla terra battuta. E ha la personalità di chi non teme di osare. A 13 anni ha lasciato casa e genitori (con i quali parla in tedesco) per trasferirsi alla corte del miglior coach italiano Riccardo Piatti, a Bordighera. Una scelta non facile per un ragazzino. Ma lui voleva fare il tennista. A scoprirlo era stato Massimo Sartori, il coach di Andreas Seppi, l’altro altoatesino che a Mosca ieri ha battuto il n.8 ATP Khachanov. Oggi Jannik ritrova Stan Wawrinka, 34 anni, vittorioso su Simon 63 67 62. Potrebbe essere stanchino. Lo svizzero che ha vinto 3 Slam e che all’US Open lo battè in 4 set dopo una magnifica partita giocata senza alcun timore reverenziale. Ebbe 14 palle break, ne trasformò solo 4. Ah l’esperienza! Lo intervistai subito dopo e mi aspettavo fosse felice di aver giocato sull’Armstrong Stadium davanti a 13.000 spettatori il suo primo tre set su cinque e aver ispirato, all’uscita del campo, addirittura gli applausi ammirati di Wawrinka. Macchè! Jannik era furioso: «Avrei potuto vincere il primo, il secondo e il quarto set!». Capito il ragazzo? Non parlò così da presuntuoso, ma come chi è convinto del fatto suo. L’eccessiva umiltà nello sport non paga. Bisogna crederci. E lui ci crede. Fossi Wawrinka oggi non sarei tranquillo. Su www.ubitennis.com anche l’exploit di Seppi che, battuto Khachanov n.8 Atp, è in semifinale a Mosca, il matrimonio di Nadal e le proteste di mamma Djokovic per i tifosi che non rispettano Novak.

Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top100 e due record nel mirino…il futuro è azzurro (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Con quella faccia da bambinetto inesperto, i riccioli rossicci che spuntano sotto il cappellino giallo fluo e le lentiggini, Sinner ti frega. Scende in campo contro gente esperta, da anni sul circuito, li illude di essere un tenero e inesperto teenager e poi li annichilisce. Giovedì, agli ottavi del 250 di Anversa, a cadere nella sua trappola è stato Gael Monfils. Ieri ai quarti è stata la volta di Frances Tiafoe, numero 53 al mondo, e tra i protagonisti delle Next Gen Finals in programma tra due settimane a Milano. Uno scontro diretto tra protagonisti del futuro che ha promosso Sinner. L’altoatesino centra così la prima semifinale Atp della vita che giocherà oggi pomeriggio contro Stan Wawrinka. Vale doppio Una vittoria che vale doppio quella in tre set contro Tiafoe: non solo la semifinale, ma anche una giornata da numero 100 al mondo. Tutto ancora è da decidere, il ranking sarà ufficiale solo lunedì e dietro di lui c’è almeno un giocatore, il giapponese Uchiyama, che potrebbe superarlo, ma il 18enne per almeno 24 ore ha respirato l’aria rarefatta della top 100. […] Una prova convincente quella di ieri, con un primo set chiuso agilmente, e un secondo di appannamento che ha permesso a Tiafoe di rientrare. Quando però si è trattato di chiudere i giochi, l’allievo di Riccardo Piatti ha spinto sull’acceleratore, allungando 4-2 grazie a un passante di rovescio al fulmicotone che ha costretto all’errore Frances. Solo un po’ di (normale) braccino sul 5-3, quando ha concesso al rivale due palle break, ma col servizio (saranno l’80% i punti con la prima) è riuscito facilmente a togliersi dagli impicci e regalarsi una «rivincita» del primo turno Us Open contro Wawrinka. Atteggiamento Mai un momento di stizza, pochi, misurati, e rispettosi i gesti di entusiasmo. Ennesima prova della grande umiltà che contraddistingue il ragazzo della Val Pusteria: «Ha una incredibile cultura del lavoro e un’educazione sempre più rara da trovare tra i ragazzi della sua età», è solito ripetere come un mantra coach Piatti. La stessa educazione che, subito dopo aver conquistato un posto in semifinale, gli fa ringraziare gli organizzatori per l’invito nel tabellone di Anversa. Tutto merito della famiglia che lo ha cresciuto con valori molto solidi e non lo tratta mai da «campioncino». E non lo farà nemmeno se il piccolo di casa dovesse toccare i due record che sta rincorrendo, ovvero diventare il più giovane italiano nella top 100 da Diego Nargiso (che ci riuscì a 18 anni e 5 mesi nell’agosto 1988), e diventare anche il più giovane tra i primi cento al mondo superando Felix Auger Aliassime, che di anni ne ha 19 e due mesi. Numeri che presto potrebbero incastonare Sinner nella storia del tennis, italiano e no. La rivincita Intanto si «accontenta» di essere il più giovane italiano di sempre in una semifinale Atp. Per tentare l’assalto alla finale si affiderà al suo servizio bomba, oltre i 200 km orari: «Credo che il servizio sia stato decisivo nel match contro Tiafoe – ha commentato dopo la partita —. Veramente quando ho servito per il match ho avuto un po’ di tremarella, ma me la sono cavata sempre con la battuta». Oggi alle due del pomeriggio potrà testare la sua crescita degli ultimi due mesi. Dopo la vittoria con Monfils aveva dichiarato di aver imparato molto dall’incontro con Wawrinka agli Us Open, oggi lo troverà di nuovo dall’altra parte della rete: «Sono curioso di vedere come andrà questa volta. Spero proprio che mi dia la rivincita». O Jannik farà in modo di prendersela

Gigante Sinner (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Il ragazzo Jannik Sinner fa parte della leva tennistica dell’anno 2001 e promette benissimo. Trema appena prima di tirare un calcio di rigore – una volée di diritto facile facile – ma poi va in gol: battuto 6-4 3-6 6-3 l’americano Frances Tiafoe, n.53 Atp, oggi ad Anversa gioca la prima semifinale Atp della sua carriera contro il volpone Stan Wawrinka, che di semifinali ne ha già a referto 59. A 18 anni, un mese e 28 giorni, Jannik è il settimo più giovane a riuscirci nel Terzo Millennio, dopo Nadal e un malloppo di top-10 presenti e appena passati. Si farà, il ragazzo. Anzi, è quasi pronto. […] BRIVIDI. «In effetti alla fine ho tremato un po’», ammette lo Spago d’Acciaio, un metro e 88 per 75 chi di resilienza tennistica e (solitamente) calma olimpica. «Però dopo quella volée mi sono resettato, e alla fine credo di aver giocato bene». Quattro palle break su cinque salvate, dieci ace, la solita esultanza ai limiti dell’impercettibile. Magari un cenno a Cristian Brandi, che ad Anversa segue Paolo Lorenzi (con cui Sinner ieri ha passato il turno anche in doppio) ma gli fa da consigliori a fanco di Andrea Volpini per conto di Riccardo Piatti «Ce la ridevamo per quella volée», spiega Cristian. «Adesso vediamo con Wawrinka. Agli Us Open ci ha fatto partita (strappandogli un set, ndr). Questione di pochi punti, e nel tie-break del secondo set Stan ha piazzato cinque ace». Insomma l’idea è di giocarsela alla pari con un signore di 34 anni che ha in bacheca tre Slam. Il tutto dopo aver vinto appena sei match a livello di Atp Tour: CRESCITA. Una crescita da capogiro – a febbraio 2018 non aveva neppure una classifica – ma Janník non è tipo da soffrire di vertigini. A 12 anni era una promessa dello sci, a 13 ha preso il fagottino e da Sesto Pusteria, provincia di Bolzano, ha attraversato l’Italia per domiciliarsi chez Piatti, a Bordighera. Un adolescente con una missione: diventare uno dei migliori. Magari qualcosa di più. «Quando giocavo un paio di volte a settimana il tennis era divertente – ha spiegato – adesso lo è sempre, ma anche qualcosa di diverso. La mia ambizione non è di diventare il più forte in Italia, ma nel mondo. E’ una cosa, però, che richiede tempo e al momento non ci sto pensando troppo». FAMIGLIA. Come confermava ieri pomeriggio anche papà Hans Peter fra un piatto e l’altro servito con mamma Siglinde al rifugio Fondovalle, sopra Sesto Pusteria «No, non abbiamo ancora sentito Jannik, ma siamo molto fieri di quello che sta facendo. Alla classifica non ha mai guardato troppo, ci ha sempre detto che il suo obiettivo era imparare a giocare bene a tennis». Coach Piatti, che da cinque anni lo cura come un fiore di serra, sottoscrive. SCONFITTE. Del resto a 15 anni Jannik perdeva sempre, ‘e a quell’età di solito giochi i tornei junior – racconta – ma il mio team mi ha sempre detto che avevo il livello per giocare fra i grandi». Nel 2019 ha iniziato a vincere spessissimo, gustandosi ogni scalino: dai 15 mila e 25 dollari Futures (vittoria a Trento e Santa Margherita di Pula) ai Challenger (vittoria a Bergamo e Lexington). Il debutto Atp, e la prima vittoria in tabellone, sono arrivati all’Atp 250 di Budapest, il primo 1000 a Roma, il primo 500 ad Halle, l’esordio negli Slam a New York. La calma è sempre stata il suo forte, insieme al ritmo soffocante da fondo, al servizio che viaggia sereno sopra i 200 all’ora, alla capacità di andarsi a cercare il punto a rete. Om si stanno aggiungendo un po’ di muscoli, e tonnellate di fiducia. FUTURO. Dopo Anversa, comunque vada, ci sarà un’altra wild card per il 500 di Vienna, poi le Next Gen Finals di Milano. «Non mi spaventa giocare con i più forti, anche perdere mi serve: ad andare più veloce in futuro». I grandi giocatori li vedi dal coraggio, oltre che dalla fantasia.

Prodigio Sinner (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Lui batte Tiafoe, e gli altri dibattono su di lui. Vanno così le cose nel mondo degli adulti, Jannick Slnner dovrà farsene una ragione e non sarà così facile come passare nel tritatutto Gael Monfils e superare in dribbling Frances Tiafoe nel corso di un infuocato terzo set, pratiche che ha mostrato di saper sbrigare con l’improntitudine di chi vuole arrivare lontano. Ci arriverà, magari facendo perno proprio su questo primo exploit che lo introduce nel mondo dei grandi, la prima semifinale nel circuito che conta, ad Anversa, il numero 100 in classifica virtualmente raggiunto, con l’aggiunta di una poltrona da numero 94 nella Race. Mamma Pennetta prova a suggerire di lasciarlo tranquillo, perché i molti elogi creano vortici impetuosi e improvvise depressurizzazioni del proprio stato d’animo, e nessuno potrebbe darle torto sebbene mentre espone il suo affettuoso pensiero, non si riesca a fare a meno di pensare quanto Sinner sia più tranquillo e distante dalle emozioni dell’impetuoso marito di Flavia, l’acciaccato papà Fognini. […] Riccardo Piani che è a capo del “progetto Sinner” ha scelto una doppia via, che da una parte spinga Jannik al confronto diretto con il circuito, dall’altra imponga periodi di ripasso e di sana meditazione, così da abbassare il tasso di eccitazione accumulato nelle giornate di sbornia agonistica. Molte carezze e qualche salutare ceffone. «Non è tempo di guardare alla classifica – dice Riccardo -, ma come il lavoro venga immagazzinato e se le correzioni apportate siano recepite. Jannik ha dalla sua una grande capacità di lavoro e di attenzione. Se è convinto dei nostri consigli si dà da fare per metterli in pratica. Per questo gli chiediamo di non smettere mai di imparare». Messaggio ricevuto: non è importante la semifinale di Anversa, ma le molte semifinali e finali che dovranno arrivare nei prossimi anni. Nel frattempo, ci consentiamo una piccola liaison fra Berretlini n.11 e Sinner virtuale n.100… Sembrano possedere una identica qualità, quella di voler capire i motivi del lavoro che sono chiamati a svolgere. Si chiama “consapevolezza. Splendida parola. Di certo, anche il tetragono Piatti avrà apprezzato come Sinner sia passato dall’ottimo 81% di punti realizzati con una prima di servizio andata però troppe poche volte a segno (52%), del match con Monfls, alla bella tenuta a suon di servizi piatti e filanti (76% e7 ace) messa in mostra nei tre set contro Tiafoe. Non è un caso, insomma, che Jannik abbia risolto così le difficoltà dell’ultimo game contro l’americano n.53 del mondo, quando si è trovato a servire per il match. Il momento più delicato di un confronto che l’ha visto padrone della situazione nel primo set e costretto ad arretrare il raggio d’azione sull’arrembante ritomo di Tiafoe nel secondo. E stato il break al sesto gioco della terza frazione a determinare il distacco definitivo, e quando Jannik si è trovato a un niente dal restituire la dote, sul 5-4 15-40, dopo una volée che più brutta non poteva essere, la reazione è stata fulminea, con 4 servizi piazzati e violenti, sui quail ha preso campo, recuperato e firmato la vittoria Diciotto anni, un mese, 28 giorni giovane italiano in una semifinale Atp e il più giovane in assoluto nell’attualeTopl00. Se la giocherà contro Stan Wawrinka, che l’ha battuto agli Us Open, ma in 4 set e non senza fatica. Un’occasione per misurare i progressi compiuti, direbbe Piatti. Ma c’è un altro semifinalista italiano. È Seppi, che ha battuto Khachanov a Mosca. Un campo che gli piace, sul quale nel 2012 ha vinto uno dei suoi tre titoli. Due della provincia di Bolzano, per questo fine settimana capitale del nostro tennis.

Fate largo a Sinner, è già da top100 (Paolo Rossi, La Repubblica)

Si chiama Sinner ma non ha peccati da espiare, anzi: lui li punisce, gli altri, sui campi di tennis. E poi ha più confidenza con il tedesco (essendo nato a San Candido-Innichen, anche se è di Sesto Pusteria-Sexten) che con l’inglese. Diamo il benvenuto a Jannik Sinner che – a 18 anni, 1 mese e 28 giorni (il conto si fa sul giorno d’inizio del torneo) – è il più giovane semifinalista italiano in un torneo Atp e per oggi nei Top 100, il più giovane di tutti. […] Ad Anversa ha battuto ieri Frances Tiafoe 6-4, 3-6, 6-3 confermando che l’exploit nei quarti (la vittoria su Monfils) non era casuale. In realtà di casuale non c’è un bel niente, e lo ribadisce Massimo Sartori, il coach che lo prese bambino dalle mani del primo maestro (Iteri Mayr), e lo portò da Riccardo Piatti a Bordighera. I due coach lavorano all’unisono. «Ci godiamo quanto succede ad Anversa, ma il progetto è molto più ambizioso», dice senza nascondersi Sartori. «Vedete, Jannik già sei mesi fa giocava così. Perché oggi succede questo, mi chiedete? Perché ha avuto la fortuna di giocare match importanti e confrontare il suo valore. Sappiate però che, nonostante la crescita, noi pensiamo che ci vogliano ancora due anni per completare il suo percorso formativo e portarlo a giocare a un livello altissimo e continuativo». Poi, certo, Piatti e Sartori accettano volentieri i miglioramenti. «Non sono stati gli Us Open e il match con Wawrinka, che oggi si ripete in Belgio e vale la semifinale, ma tutta la trasferta americana ad avergli fatto fare un salto di qualità, l’essersi giocato tutte le partite e non averle buttate vie dietro alibi o giustificazioni». Al ritorno dal torneo gli toccherà il Next Gen di Milano. «Ma saprà gestire l’attenzione dei media, e anche le partite gli serviranno per acquisire altri dati. Questo è lo spirito con cui affrontare le cose». E Sinner non ha paura: «Ne avevo solo quando sciavo, con certe discese davvero ripide. Il tennis no: per questo uso l’istinto. Prima gioco, e poi penso».

La fortuna di avere il coach giusto (Gianni Clerici, La Repubblica)

Jannik Sinner era già predestinato con il nome, chiamandosi, a un dipresso come YannickNoah. Poi ha trovato sul suo cammino Riccardo Piatti, un coach come in Italia non si usava e come non avevano trovato i quattro grandi italiani a lui precedenti: De Stefani, Gardini, Pietrangeli e Panatta. […] Sinner ha anche un coach. Che, abitando nella mia stessa citta, Como, un giorno mi disse – lui di una famiglia di setaioli – «Domani vado a Roma». «Cosa vai afare» chiesi io. «Vado a fare il Maestro» rispose lui. Capii che aveva ragione le due volte che suoi allievi raggiunsero i quarti, Cristiano Caratti in Australia e Renzo Furlan a Parigi. Ora io auguro a Sinner ogni bene, ma non sono in grado di sapere dove finirà questo fenomeno che gioca tutti i colpi come fossero vincenti, diritto o rovescio che siano. Che si permette di battere il più forte dei neri americani, quel Tiafoe che è stato paragonato a Ashe. Quel Tiafoe pieno di muscoli che, se il tennis fosse boxe, farebbe ancor più paura. Domato ieri-in un terzo set di colpi vincenti, con un parziale di dodici punti a quattro, mentre io quasi non credevo a me stesso. Se il bambino, dalle guance rosate e dai capelli rossi inanellati, riuscisse a vincere l’intero torneo, non mi parrebbe una esagerazione.

Resta lucido nelle difficoltà: caratteristica da fuoriclasse (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Salite sulla macchina di Ritorno al Futuro e tornate a due anni fa di questi tempi: aggrappati al talento di Fognini, alla costanza di Seppi, all’applicazione di Lorenzi, mentre si celebravano le virtù di nuove promesse coreane, canadesi oppure greche, ci chiedevamo quando anche noi italiani avremmo tenuto a battesimo il progetto di un fenomeno. Eravamo semplicemente frettolosi, perché la sete del campionissimo ci accompagna da troppo tempo: il seme però era stato gettato, la sinergia tra settore tecnico federale e coach privati, la vera chiave della svolta, stava preparando il terreno per accogliere nuovi tesori. A novembre 2018, Matteo Berrettini si incagliava nel torneo di qualificazione per la wild card italiana alle Next Gen Finals, oggi è ottavo nella Race e con un piede alle altre Finals, quelle vere, dopo una stagione da protagonista, con tanto di semifinale Slam a New York: altroché prossima generazione, lui è già nel presente. E da ieri, ma non era difficile immaginarlo, pure in buona compagnia: Anversa ha benedetto la nascita di un predestinato. Jannik Sinner ha 18 anni e due mesi ma gioca come chi sta sul circuito da secoli: dopo essersi mangiato Monfils giovedì, non ha fallito quella che i maestri di giornalismo un tempo defmivano la «prova del nove», piegando anche Tiafoe. Per timing sulla palla, movimenti, rovescio in spinta, il ragazzo ricorda Andy Murray, con la possibilità di crescere ancora nella solidità complessiva del servizio e nel gioco di volo. Di lui sorprende soprattutto la lucidità nei momenti caldi, cioè la dote dei fuoriclasse, messa in campo anche ieri per avere la meglio sull’americano. […] Non vorremmo mettergli fretta. Il problema è che se la sta dando da solo.

“Ricorda Djokovic ma è all’inizio, riparliamone tra qualche anno” (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Si, èstato bravo. Ma il vero Sinner lo vedremo fra quattro anni….». Smorza, sopisce, soffia sul fuoco Riccardo Piatti. Ma anche al telefono lo capisci che gongola. […] Riccardo, si lasci andare: per Jannik è la prima semifinale, ad appena 18 anni. «Okay: è una vittoria importante, più di quella contro Monf is, perché Tiafoe è attorno al numero 50 Atp e ha più o meno la sua età e rispetto a Gael, che gioca una palla sempre uguale gli offriva più difficoltà. Significa che è già a buon livello, forse anche sopra la media. Ma Jannik resta un giocatore in costruzione. Gioca bene, ma a sprazzi. Resta tanto da lavorare». Lei di giocatori forti ne ha allenati parecchi, da Djokovic a Ljubicic, da Gasquet a Coric: Sinner gliene ricorda qualcuno? «Diciamo che è molto simile. Ma deve dimostrare di sapersi migliorare come loro, di avere la stessa testa. Djokovic è uno che ha lavorato tantissimo su se stesso. Per ora ha fatto tutti i passi giusti, ora sta maturando fisicamente. I prossimi quattro anni saranno decisivi. Non deve perdersi». A Bordighera da qualche mese si allena anche Maria Sharapova: ha dato qualche consiglio a Sinner? Duee settimane fa ho portato Jannik a cena con lei e Marat Safin. Per capire come pensano, come ragionano i numeri uno, dentro e fuori dal campo. Maria ad esempio è una ragazza molto semplice, la sua forza è che sa scegliersi due o tre priorità, il resto non conta. E Marat ha spiegato a Jannik come affrontare certe partite. Facciano un esempio? <Jannik era arrabbiato perché aveva perso contro Kukushkin (kazako, n.58 Atp). `Non sbagliava mai, dovevo sbagliare di meno anch’io’, mi ha detto. Sbagliato: a Maria e Marat ho chiesto come giocavano loro a 18 anni, e tutti e due hanno risposto: non ci preoccupavamo di non fare errori, ma di spingere per vincere. E’ quello che deve fare Jannik. Non deve preoccuparsi di mettere la palla in campo con Kukushkin, ma di migliorare per essere forte domani». Quanto forte? «Fra i più forti. Ma per riuscirci deve continuare così, senza distrazioni, su questo sono molto severo. La forza di Jannik è che va spedito. Adesso è facile, attorno ha tanta gente, ma sapeva farlo già a 15 anni, quando ha perso 35 partite, 6-0 6-1, e nessuno se lo filava». Per Piatti quanto importante è Sinner? «E’ uno de progetti più importanti della mia carriera. La fortuna è che da quando è venuto a Bordighera a 13 anni non ho mai avuto problemi con i genitori o con altri coach. Jannik è molto simpatico e intelligente, il 18enne che tutti vorrebbero come figlio, ma pensa solo a giocare a tennis, e lo fa bene. Una volta gli ho chiesto chi era secondo lui il miglior coach del mondo. `Sei tu’, mi ha risposto. No, gli ho detto. `lo ti metto a disposizione delle opportunità, ma sei tu il miglior coach di te stesso’»

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Rassegna stampa

L’impresa di Jannik Sinner sulla stampa italiana (Scanagatta, Crivelli, Azzolini). Gaudenzi presidente dell’ATP? (Semeraro)

La rassegna stampa di venerdì 18 ottobre 2019

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Gaudenzi e Sinner, il futuro è tutto azzurro (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Nel momento d’oro del tennis italiano, con il ragazzino altoatesino Sinner che spazza via (63 62) il francese Gael Monfils, n.13 Atp ad Anversa, si diffonde anche una bella notizia (da confermare) a livello… politico. Il nuovo presidente del consiglio dell’Atp – il “sindacato” dell’Associazione Giocatori, che ha una composizione formata da tre rappresentanti dei tennisti e tre dei direttori dei tornei, con il Chairman che in caso di parità ha il voto decisivo – che succederà nel 2020 all’inglese Chris Kermode, sarà quasi certamente, un ex tennista italiano che abita a Londra, Andrea Gaudenzi, 46 anni, padre di tre figli maschi, un master in business administration, manager e imprenditore di successo, operando in vari settori, betting e gaming on line (con BWin, Giocodigitale). Aveva mantenuto una finestra aperta sul tennis: è infatti membro del board di Atp-Media, la società che cornmercializza i diritti tv di tutti i tornei tranne gli Slam. Gaudenzi è il favorito di una mini-rosa, secondo quanto dovrebbe venir annunciato durante le finali Atp di Londra cui si spera partecipi Berrettini, oggi n. 8. Un ruolo di grande prestigio e potere per l’ex n. 1 d’Italia degli anni ’90, n. 18 del mondo nel ’95 e finalista di Davis nel ’98 a Milano quando fu così sfortunato da lacerarsi il tendine di una spalla mentre stava lottando con lo svedese Magnus Norman. Gaudenzi a 17 anni era stato n. 1 del mondo junior. Aveva vinto le prove junior al Roland Garros e all’US Open. Appese la racchetta al chiodo a 30 anni, nel 2003: non aveva recuperato da quell’infortunio e aveva orizzonti più ampi. Di sicuro il fatto che tutti i top ten mondiali del tennis siano europei (tranne Nishikori), ivi compresi i Fab Four dominatori di 3 lustri, e che le finali mondiali Atp dal 2021 al 2025 lasceranno Londra per Torino avrà giovato alla candidatura di Gaudenzi quale primo presidente non anglosassone dal ’73 (anno di fondazione Atp). Il tennista romagnolo si dimostrò agguerrito sindacalista quando, dopo una Coppa Davis a Napoli con la Repubblica Ceca nella quale gli azzurri avevano rimborsi spese ridicoli e chi organizzava con la Federtennis invece si arricchiva, ingaggiò una lotta che allora il Corsera – schierato pro Fit – battezzò “la battaglia del grano”, ma nella quale Gaudenzi aveva tutte le ragioni. Hanno ragione anche tutti coloro che pronosticano un grande futuro al diciottenne Jannik Sinner. Il ragazzo dai capelli rossi della Val Pusteria, n.119, ha colto a Vienna la sua vittoria più importante sul francese Gael Monfils, ex n.6 Atp. Se anche dovesse perdere nei quarti con Tiafoe (Usa), n.53, lunedì sarebbe n. 108. A Stoccolma invece tre sconfitte azzurre: Tipsarevic Fognini 61 61, Sugita Travaglia 76(6) 64, Carreno Busta Mager 63 76 (2). Pazienza. L’exploit di Sinner vale, in prospettiva, più di qualunque cosa.

Sinner, è nato un fenomeno. Lezione di tennis a Monfils (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Fenomeno. Per etimologia, ciò che appare all’improvviso. C’erano già stati segnali durante la stagione (cominciata, bene ricordarlo, al numero 551…), ma adesso l’epifania di Sinner è diventata una gioiosa esplosione di talento e maturità, la sublimazione della consapevolezza di un ragazzo che a diciotto anni e due mesi si muove come un veterano di mille partite e mille battaglie. Impressionante. Solo un predestinato può iniziare il match contro Monfils, numero 13 del mondo e ancora in corsa per le Finals di Londra, con un dritto bruciante da fondo e un rovescio incrociato sulla riga che manco si vede tanto corre veloce: break, pronti via. Il problema, per il povero Gael, è che Jannik, preso subito il vantaggio, non si volterà più indietro. Il timing sulla palla è pura poesia, il rovescio bimane una clava, i colpi da fondo scavano le buche, la prima non entra con grandi percentuali (48%) ma produce punti in serie (81%). Però è in risposta che l’allievo di Piatti e Volpini si garantisce il dominio, insidiando ogni turno di battuta del francese, costringendolo spesso ai vantaggi: alla fine di un’ora di schiaffoni LaMonf avrà subìto quattro break e nell’unica occasione in cui può strappare il servizio al ragazzo di Sesto, nel terzo game del secondo set, ne riceve in cambio tre punti di fila senza che si riesca a scambiare. Per la wild card Sinner è la quinta vittoria in carriera nel circuito maggiore, indubbiamente la più sostanziosa e prestigiosa. Un anno fa di questi tempi l’azzurrino si apprestava a giocare un Futures in Tunisia da numero 778 del mondo, lunedì male che vada sarà 108, a un passo dal paradiso della top 100 e a un battito di ciglia dalla qualificazione diretta agli Australian Open. Intanto, nei quarti con Tiafoe, 53 Atp che batte e colpisce fortissimo ma perde spesso le misure del campo, le sue geometrie potranno indirizzare lo scontro verso una trama favorevole: «Mi aspetto comunque una partita difficile – analizza Jannik — ma non cambierò la routine come non l’ho fatto per Monfils, un avversario molto forte: ma io ho giocato molto bene. Sono stato solido al servizio, magari non con percentuali altissime, ma ho controllato bene i miei game, anche se credo che la chiave sia stata nella mia risposta. Aver giocato contro Wawrinka agli Us Open mi è servito per gestire le emozioni di questo match». Il magnifico bonbon di Sinner, che in pratica sottrae Monfils, salvo stravolgimenti, dalla lotta per il Masters, non viene gustato da Fognini a Stoccolma, irriconoscibile contro Tipsarevic. Un brutto colpo in prospettiva Finals, con gli ultimi due posti ormai nelle mani di Zverev, Bautista, Berrettini e forse Goffin.

Sinner, la meglio gioventù (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Se c’è uno che ti fa sentire vecchio, questi è Jannik Sinner. Gli riesce talmente bene da muovere a incredulità anche chi ne ha viste tante e di anni ne ha 33, ma non ha mai pensato che all’età di Sinner si possa giocare così, con quel misto di mestiere e di giovanile imprudenza che si traduce in colpi furiosi e botte tirate all’impazzata. Lui, Gael Monfils, all’età di Jannik giocava in leggerezza, amoreggiava con la palla. Ha imparato a tirare forte dopo, quando l’hanno ricoperto di muscoli. Sinner vi riesce, all’apparenza privo di una corazza da bodybuilder. Si vede che ha il fuoco dentro, il bimbo, e Gael è troppo esperto per non intuirlo subito. […] Nell’eterna battaglia fra generazioni tennistiche, che da qualche tempo continuano ad allontanarsi sempre di più, Jannik rappresenta al momento la Meglio Gioventù che si possa proporre su un campo del circuito maggiore. Non v’è dubbio che a diciotto anni da poco compiuti (il 16 agosto) il ragazzo altoatesino ricopra agevolmente il ruolo di Fenomeno. Non v’è nessuno che giochi come lui, nessuno della sua età che si misuri senza sfigurare con i tennisti di più lungo corso, nessuno che sogni un posto nella Top 100 come regalo di Natale. Ieri, 6-3 6-2 negli ottavi di Anversa; oggi, primo quarto di finale della carriera, contro Frances Tiafoe, altro next gen ma più esperto.[…]

Gaudenzi presidente dell’Atp? (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Nel 1998 ci ha portato in finale di Coppa Davis, l’ultima giocata (e persa) dall’Italia a Milano contro la Svezia. E ci ha rimesso la spalla. Nel 2020 potrebbe guidare l’Atp e fare da padrone di casa nello sbarco a Torino delle Finals 2021: Andrea Gaudenzi, 46 anni, n. 18 del mondo nel 1995 riciclatosi con successo da imprenditore, è il favorito nella corsa alla successione dell’inglese Chris Kermode sulla poltrona più importante del tennis maschile. Lo sostiene il Daily Telegraph, e anche se il diretto interessato non commenta, molte piste portano a lui. Di certo Andrea è tra i candidati da cui a Londra uscirà il nome del nuovo presidente, e il suo sembra il profilo perfetto. Non solo per il passato da ottimo giocatore, ma anche per le competenze manageriali e le qualità di negoziatore grintoso (è rimasta Famosa nell’ambiente una sua battaglia per i compensi in Coppa Davis) e di abile diplomatico. Prima ancora di appendere la racchetta al chiodo Gaudenzi si è laureato in Giurisprudenza a Bologna. Dopo un master in Business Administration, per cinque anni ha lavorato a Bwin, è stato poi manager di sportivi (calciatori, ma per un periodo anche di Fabio Fognini) prima di dedicarsi alla creazione di alcune start-up nel settore dei giochi e della musica online (Real Fun Games, Soldo, Musixmatch). Da anni vive a Londra, e non ha mai interrotto i suoi rapporti con il tennis: qualche tempo fa si era parlato di lui come futuro direttore degli Internazionali d’Italia, ipotesi poi tramontata. Oggi è consulente nel board di Atp Media, la società che tratta i diritti dei tornei Atp 250 e 500, una posizione nella quale ha potuto sicuramente farsi apprezzare in un periodo molto burrascoso per l’Atp. Dopo il mancato rinnovo del contratto a Kermode, avversato da Djokovic ma sostenuto da Federer e Nadal (che in estate sono rientrati nel players council proprio per avere voce in capitolo), nel 2019 si è aperta infatti una dura battaglia per la successione. […]

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