Shanghai: super Berrettini batte Thiem. N.1 d'Italia e ottavo posto nella Race

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Shanghai: super Berrettini batte Thiem. N.1 d’Italia e ottavo posto nella Race

Matteo è perfetto contro l’austriaco, dominante al servizio recupera uno svantaggio di 0-3 nel tie-break del primo set, poi trova la zampata nel secondo. In semifinale con Zverev sarà scontro diretto per Londra

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Matteo Berrettini - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)
 

[11] M. Berrettini b. [4] D. Thiem 7-6(8) 6-4

Matteo Berrettini fa parte di quella categoria di esseri umani che definiremmo insospettabili: profilo basso, contegno serio se non addirittura serioso, predisposizione all’atteggiamento da rotocalco prossima allo zero e risultati sul posto di lavoro sempre, e sempre più, eclatanti: lo ritieni arrivato e lui fa un altro balzo. L’ultimo è arrivato oggi sul centralone di Shanghai, con una gran vittoria su un Dominic Thiem in estrema fiducia dopo gli acuti pechinesi che gli regala, tutte insieme, la prima semifinale in un Masters 1000 della carriera, il ruolo di primo italiano nella classifica mondiale e, di nuovo, l’ottava posizione nella Race to London, persa per un paio d’ore dopo il sorpasso di Sascha Zverev, che sullo stesso campo aveva da poco battuto Roger Federer.

Era una partita difficile nelle previsioni e le previsioni si sono dimostrate veritiere, perché Thiem ha forse capito, dopo l’inopinato cambio della guida tecnica occorsa lo scorso inverno, che per far tornei di prestigio sul veloce almeno ogni tanto un passettino avanti conviene azzardarlo. I risultati che in molti definirebbero lusinghieri, in particolare le coppe alzate a Indian Wells e Pechino, lo hanno convinto della bontà dei concetti proposti dal nuovo guru Nicolas Massu, e la versione ammodernata del cannoniere austriaco incuteva un certo timore. I campi di gioco della metropoli del sud cinese non sono solo veloci, sembrano addirittura velocissimi, e la circostanza ha favorito i turni in battuta dei due contendenti, entrambi in gran vena con il fondamentale d’inizio scambio. Ne è risultato un match parecchio equilibrato, girato su una manciata di punti tanto nella prima, quanto nella seconda partita, e ha preso la direzione di Matteo perché Matteo è stato, ancora una volta, semplicemente più freddo dell’avversario.

 

In un incontro sul filo del rasoio per i continui digiuni imposti al giocatore di turno in risposta (76% in favore di Matteo; addirittura 81% Thiem al servizio nella prima frazione), la giravolta sul filo da equilibrista spesso è decisiva. Di evoluzioni decisive ce ne sono state un paio: notevole quella andata in archivio nel settimo gioco, quando Dominic si è procurato l’unica palla break manifestatasi nell’intero primo set con Matteo piantato occasionalmente in asso da prima e dritto. Bizzarro, e fonte di vistosissimo nervosismo dalle parti di Vienna, che sia stato lo stesso Thiem a mangiarsela nel tanto agognato scambio tirando largo un dritto non molto distante dall’interlocutorio.

Approdati all’inevitabile tie break, il numero 5 ATP non ha approfittato della partenza lenta del romano, subito finito sotto 0-3, rimettendolo in pista con tre non forzati in fila e finendo per trovarsi a fronteggiare due set point dopo un doppio fallo particolarmente inopportuno. Qui Thiem si è appellato al serbatoio colmo di fiducia per annullare il primo con un rovescio vincente dopo aver colpito una riga piuttosto favorevole; il secondo grazie a una difesa irreale chiusa da un passante tirato da lontanissimo che ha costretto Matteo all’errore di volo.

Dopo un ulteriore set point annullato da Dominic al termine di uno scambio molto duro, Berrettini è stato costretto a cancellarne uno a sua volta con grande coraggio, giocando aggressivo in seguito a una seconda molto robusta, come si suol dire. Il quarto set point in favore di Matteo, arrivato di lì a poco, si è rivelato essere quello buono, ed è singolare che la trasformazione sia avvenuta per colpa, o per merito, a seconda di quale sia il soggetto chiamato in causa, del rovescio, di solito il fiore all’occhiello dell’austriaco, stavolta finito largo.

SECONDO SET E TRIONFO – Preso il gran vantaggio, Berrettini è riuscito a evitare il calo d’adrenalina, sempre dietro l’angolo quando si esauriscono segmenti di partita molto incerti. Procedendo con metodo e continuando a randellare con prima di servizio e dritto, l’italiano ha costruito i presupposti per portare a casa l’unico break dell’incontro nel settimo game: apparecchiato da due rispostone nelle stringhe di Dominic, Matteo ha infiocchettato il 15-40 con il punto dell’incontro: spedito in trincea dalla pressione avversaria, egli ha dapprima difeso alla grande, poi ha giocato un passante in back bassissimo e infine ha chiuso con uno strettino di dritto in recupero sulla volée di Thiem.

Thiem, che ha dato tutto, bisogna dirlo, è riemerso sul quaranta pari ma ha ceduto poco dopo, pagando ancora pegno sulla diagonale sinistra: terza palla break Italia a causa di un suo rovescio sul nastro, seguita dalla conversione di un Berrettini abilissimo a estrarre dal cilindro una gran risposta eseguita col colpo meno famoso.

In molti casi simili, quando le partite per larghe parti sono ancorate agli umori del servizio, l’incursione riuscita determina la fine anticipata delle ostilità. In taluni altri, tuttavia, non manca il finale thrilling: sprecati due match point consecutivi anche a causa di un paio di scelte una volta tanto non perfette, Berrettini è stato costretto ad annullare, con due servizi vincenti, altrettante palle break che avrebbero rimesso in pista l’avversario. In occasione della seconda, Thiem ha molto protestato in seguito a una controversa scelta del giudice di sedia Carlos Bernardes. Sul servizio del giocatore italiano, il carrarmato viennese non è stato in grado di gestire la risposta spedendo la palla lunga e poco dopo ha deciso di appellarsi al challenge: istanza non accolta dall’arbitro in quanto, secondo la sua suprema autorità, giunta fuori tempo massimo, e inevitabile polemica annessa.

Caso limite, verrebbe da dire, ma la tecnologia a uso e consumo di noi soli spettatori ha evidenziato come la battuta di Berrettini fosse lunga. Difficile sapere come sarebbe finita; più semplice raccontare come in effetti è andata: rovescio out di Thiem e terzo match point, stavolta colto da Matteo grazie alla cara combinazione tra servizio e dritto.

Sarà semifinale, la prima in carriera in un Mille proprio come i quarti brillantemente superati oggi. Sfiderà Sascha Zverev in un terribile scontro diretto con vista sulle Finals: al momento il tedesco è settimo nella Race con 2615 punti, braccato da Matteo che ne conta 2525. I precedenti sono due, entrambi agli Internazionali d’Italia, con bilancio in parità. L’ultimo duello l’ha vinto Berrettini lo scorso maggio: in quell’occasione il padrone di casa colse lo scalpo più alto in classifica della carriera: Zverev era cinque al mondo, esattamente come Thiem oggi. Sascha sta bene, come può confermare Roger Federer. Ma il Matteo di oggi non parte battuto per alcuna ragione sensata.

Il tabellone completo (con tutti i risultati)

La Race per Londra (sempre aggiornata)

(clicca per ingrandire)

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Chi ha guadagnato di più nel 2022? Alcaraz davanti a Djokovic e Nadal, Sinner primo italiano: la classifica

Carlos Alcaraz è l’unico giocatore in grado di sfondare quota 10 milioni di dollari nel 2022. Sinner sfiora i 3 milioni, Berrettini i 2,2 milioni

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Carlos Alcaraz - Bercy 2022 (Twitter @atptour)
Carlos Alcaraz - Bercy 2022 (Twitter @atptour)

A fine stagione è tempo di bilanci, non soltanto tennistici ma anche economici. L’ATP ha comunicato, sul proprio sito, la classifica dei giocatori che hanno guadagnato di più nel 2022. Per stilare questa graduatoria sono stati tenuti in considerazione unicamente i prize-money intascati dai tornei disputati, senza quindi guardare ai vari introiti legati a sponsor e partnership varie.

Esattamente come nel ranking ATP, a guidare la classifica dei “paperoni 2022” c’è Carlos Alcaraz. Il n°1 del mondo ha infatti ottenuto 10.102.330 dollari quest’anno, risultando essere l’unico giocatore in grado di spingersi oltre la soglia dei 10 milioni (è il quinto nella storia a sfondare questo tetto in un’unica stagione dopo i Fab4). Lo seguono a ruota Novak Djokovic, con 9.934.582 dollari – ne ha ottenuti quasi la metà soltanto dalle Finals di Torino – e Rafael Nadal, che chiude il podio con 9.368.326 dollari incassati.

In top10, a ruota, troviamo anche Casper Ruud, Stefanos Tsitsipas, Félix Auger-Aliassime, Andey Rublev, Taylor Fritz, Daniil Medvedev e Hubert Hurkacz. Il primo italiano in graduatoria è Jannik Sinner, che da questo 2022 porta a casa 2.855.466 dollari. In top100 ci sono anche Matteo Berrettini (18°, 2.193.774 dollari), Lorenzo Musetti (29°, 1.661.181 dollari), Lorenzo Sonego (42°, 1.210.391 dollari) e Fabio Fognini (43°, 1.199.767 dollari). Di seguito i giocatori che hanno guadagnato più di 2 milioni di dollari:

 
  1. Carlos Alcaraz, 10.102.330 dollari
  2. Novak Djokovic, 9.934.582 dollari
  3. Rafael Nadal, 9.368.326 dollari
  4. Casper Ruud, 8.126.816 dollari
  5. Stefanos Tsitsipas, 6.614.416 dollari
  6. Félix Auger-Aliassime, 4.801.292 dollari
  7. Andrey Rublev, 4.666.954 dollari
  8. Taylor Fritz, 4.570.481 dollari
  9. Daniil Medvedev, 4.178.524 dollari
  10. Hubert Hurkacz, 3.764.164 dollari
  11. Nick Kyrgios, 3.490.464 dollari
  12. Cameron Norrie, 2.928.356 dollari
  13. Pablo Carreño Busta, 2.885.865 dollari
  14. Jannik Sinner, 2.855.466 dollari
  15. Alexander Zverev, 2.678.178 dollari
  16. Holger Rune, 2.623.289 dollari
  17. Denis Shapovalov, 2.595.551 dollari 
  18. Matteo Berrettini, 2.193.774 dollari
  19. Francis Tiafoe, 2.106.104 dollari
  20. Alex De Minaur, 2.057.316 dollari
  21. Diego Schwartzman, 2.004.231 dollari

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Torna la Hopman Cup! Si terrà a Nizza, la settimana dopo Wimbledon

Nonostante la decisione di inaugurare il 2023 con la neonata United Cup, in estate (e per i prossimi 5 anni) si disputerà anche la Hopman Cup

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Roger Federer/Belinda Bencic, Hopman Cup 2019 (foto via Twitter @hopmancup)

Nel 2023 ritorna l’Hopman Cup. La notizia del giorno è certamente inaspettata, dato che il torneo d’esibizione che fino al 2019 era solito aprire la stagione era stato rimpiazzato prima dall’ATP Cup, quindi dalla neonata United Cup. Considerando anche che, quest’ultima, sostanzialmente altro non sarà che una Hopman Cup in cui verranno assegnati punti ATP e WTA.

Più di qualche dubbio intorno a questo inatteso ritorno c’è, pensando ad esempio anche alla sua collocazione in calendario. Si terrà, infatti, la settimana dopo Wimbledon (in programma dal 3 al 16 luglio 2023), vale a dire da mercoledì 19 a domenica 23 luglio, sovrapponendosi ad alcuni eventi ATP e WTA già in programma. In quella settimana, infatti, a livello maschile si terranno i ‘250’ di Båstad, Gstaad e Newport, mentre in campo femminile si giocherà anche a Budapest e a Palermo (così come a Iasi, in Romania, ma sarà un torneo di categoria ‘125’, non ‘250’). Un altro aspetto diverso dalla solita Hopman Cup sarà la superficie: non sarà il cemento australiano a cui eravamo abituati, né l’erba su cui molti top avranno appena finito di competere.

Si giocherà infatti sulla terra rossa di Nizza, in Francia, come si apprende dal comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell’ITF. Sarà il presigioso Lawn Tennis Club ad ospitare – almeno fino al 2027 – questa nuova Hopman Cup, che in realtà di diverso da prima avrà quasi soltanto la location. L’unica altra discrepanza rispetto alla competizione tenutasi per 30 anni ininterrotti a Perth sarà il format, che per i primi due anni vedrà soltanto sei nazioni (anziché le otto a cui eravamo abituati). Una di queste, in quanto paese ospitante, sarà la Francia.

 

A partire dal 2025 il torneo verrà esteso ad otto nazioni, per tornare magari alla sua struttura originale, in cui c’erano due gironi all’italiana da quattro squadre, con le vincitrici dei due gruppi che si affrontavano in una finale. Le squadre saranno sempre formate da un giocatore e una giocatrice, con tre incontri da disputare (un singolare femminile, un singolare maschile ed un eventuale doppio misto).

Il presidente dell’ITF David Haggerty ha commentato così il ritorno dell’Hopman Cup:

“Siamo molto felici che questo torneo ritorni nel 2023. Non vediamo l’ora di visitare una città bellissima come Nizza il prossimo luglio. L’Hopman Cup, un torneo misto unico nel suo genere, ha sempre avuto un ruolo di primo piano nel cuore degli appassionati e sono sicuro che gli spettatori di Nizza coglieranno al volo l’opportunità di vedere all’opera alcuni dei tennisti e delle tenniste più forti del mondo. Voglio ringraziare il nostro event partner Tennium, che ci ha aiutato a reinserire questa competizione in calendario.

Kristoff Puelinckx, CEO di Tennium, ha ricambiato i ringraziamenti:

“Vogliamo ringraziare l’ITF per la fiducia riposta in Tennium per riportare l’Hopman Cup in calendario. Lavoreremo vicino a loro per far sì che questo evento continui ad essere una parte fondamentale della stagione tennistica. Crediamo che Nizza sia il posto perfetto”.

Infine, è intervenuto anche Christian Estrosi, sindaco della città transalpina:

“Questo torneo conferma ancora una volta che Nizza è una città privilegiata per i più grandi eventi sportivi internazionali. In questa città il tennis è uno degli sport principali, con una forte storia alle spalle e con un club ultracentenario”.

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Luca Van Assche, il primo 2004 a vincere un torneo Challenger: ecco il dato che può renderlo ottimista

Il diciottenne francese di origini italo-belghe iscrive il suo nome in un elenco che lo vede in compagnia anche di Alcaraz e Sinner

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Luca Van Assche – Maia Open 2022 (foto via Twitter @ATPChallenger)

Era in agguato da un paio di mesi, Luca Van Assche. Una, due, tre prede gli erano state soffiate all’ultimo momento da Cecchinato, Barrere e Krutykh. Era ormai solo questione di tempo, ma il tempo stava per scadere. O, meglio, il calendario era arrivato all’ultimo foglio da strappare, quello con i nomi di Maspalomas, nella Canarie, e Maia, in Portogallo. È stata quest’ultima la destinazione scelta da Luca per l’ultimo torneo della stagione, il Maia Open, categoria Challenger 80. Così, dopo tre finali perse, il diciottenne francese ha messo le mani sul suo primo trofeo a questo livello. Ora francese, ma nato a Woluwe-Saint-Lambert, comune nei pressi di Bruxelles, da padre belga e madre italiana, per poi trasferirsi con la famiglia a Aix-en-Provence all’età di tre anni.

Da numero 501 del ranking, a inizio anno ha giocato il suo ultimo torneo ITF, vincendolo. Ha così continuato la sua rapida ascesa (un anno prima era fuori dai primi 1500) fino all’attuale n. 138, l’ultimo (ma certo non ultimo) best ranking conquistato. Vincitore del Roland Garros 2021, per l’ATP misura 178 cm, un’altezza che, se confermata e definitiva, non è molto promettente, per quanto i due top 20 più bassi vantino appena cinque centimetri più di lui – e parliamo di Alcaraz e Ruud, numero 1 e 3 del mondo.

Di sicuro, almeno per adesso, non possiede il colpo che lascia fermo l’avversario, né a destra, né con il rovescio bimane, né con il servizio. Riservandoci di capire meglio nel prossimo futuro le qualità su cui può puntare per continuare un’ascesa che si fa sempre più ripida, ci sono un paio di dati che paiono di buon auspicio e, forse, anche per questo Luca sembra essersi avventato con particolare urgenza sul trofeo portoghese. Innanzitutto, l’elenco dei vincitori francesi under 18 a livello Challenger vede Richard Gasquet, Gael Monfils, Fabrice Santoro e Sébastien Grosjean. Vabbè, anche Corentin Moutet.

 

Inoltre, ci svela un tweet di Luca Fiorino, c’era una casella vuota in corrispondenza della classe 2004 nella lista dei primi vincitori Challenger di ogni annata ed è stata occupata appunto da Van Assche. Non che la concorrenza fosse agguerritissima, con il solo connazionale Fils (quello che aveva battuto Fognini nelle quali di Bercy per poi perderci al primo turno) a frequentare abitualmente la categoria. In ogni caso, considerando i nomi che lo precedono – Auger-Aliassime, Sinner, Musetti e Alcaraz – il giovane francese ha un motivo in più per essere ottimista riguardo alla propria carriera da pro.

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