La rincorsa alle Finals di Matteo Berrettini sulla stampa italiana (Scanagatta, Crivelli, Semeraro, Azzolini)

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La rincorsa alle Finals di Matteo Berrettini sulla stampa italiana (Scanagatta, Crivelli, Semeraro, Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 13 ottobre 2019

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Berrettini, il ko non ferma la scalata (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Il sorpasso a Fabio Fognini c’è stato, quello a Sasha Zverev no. Matteo Berrettini domani sarà il numero 1 italiano e il numero 8 nella Race Atp 2019 (nonché n.11 nel ranking Atp), davanti a Bautista Agut di soli 40 punti e a Goffin di 200, ma dietro a Zverev, che a Shanghai lo ha battuto 6-3 6-4 in semifinale senza concedergli mai una palla break. D’altra parte Zverev, che ha già vinto 3 Masters 1000 e le finali mondiali Atp un anno fa a Londra, giocava la sua settima semifinale d’un Masters 1000. Matteo appena la prima. Era quasi inevitabile che pagasse lo scotto dell’inesperienza contro uno Zverev quasi perfetto. Anche se Matteo ha subito un solo break per set, nel quarto gioco del primo per via di 3 errori di dritto e nel nono del secondo, è stato soprattutto nel primo set che si è vista la differenza. Infatti in quello Zverev ha vinto 30 punti e Berrettini solo 17. L’azzurro faceva gran fatica a tenere il suo servizio, il suo avversario no, anche perché metteva sempre la “prima”, mediamente a 218 km orari, e soltanto in 4 occasioni aveva dovuto far ricorso alla “seconda”. Nel secondo set c’è stato molto più equilibrio, 26 punti a 24, perché anche Matteo ha saputo servire molto meglio. […] Adesso il romano si gode una settimana di riposo. Poi andrà a caccia di punti in due tornei, Vienna e Parigi-Bercy. Agut giocherà a Basilea e Parigi. Fognini tenta il disperato recupero con tre tornei di fila, Stoccolma, Basilea, Parigi. Idem Goffin, Anversa, Basilea, Parigi. Con Zverev quasi certo di ritrovarsi fra i magnifici otto a Londra — anche se oggi dovesse perdere con Medvedev in finale — in pratica tutti sono in lotta per l’ottavo posto oggi detenuto da Matteo Berrettini. Il nostro può essere davvero orgoglioso del suo grande torneo in cui ha sconfitto anche due top-ten, Bautista Agut e Thiem. […]

Berrettini si ferma in Cina, ma il sogno Finals continua (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Negli occhi c’era lo Zverev di questa stagione, mai davvero convincente (eufemismo) almeno fino a questa settimana. In campo, invece, si è presentato il Sascha che ha vinto le Finals appena dodici mesi fa. E così la corsa esaltante di Berrettini a Shanghai subisce una frenata, ma certo non si arrestano i sogni di gloria di un approdo storico alle Finals, con l’ottavo posto al momento nel cassetto e altri due tornei (Vienna e Bercy) per cementare l’impresa. I precedenti con il tedesco erano in parità (1-1), ma si erano giocati sempre a Roma, sulla terra. Sul cemento cinese, il servizio di Sascha diventa subito un’arma non convenzionale, con percentuali sopra l’80% nei punti con la prima (ne concederà appena sette), che impedisce a Matteo di essere competitivo in risposta e gli mette pressione nei suoi turni di battuta, dove non può permettersi cali di tensione. E invece il dritto ogni tanto balbetta, fornendo a Zverev il grimaldello per diventare irraggiungibile nei momenti caldi. Ora la sfida per il titolo sarà tra il campione di Amburgo e Medvedev, alla sesta finale di fila e la nona in stagione. Matteo può consolarsi con il best ranking (11°) e un deciso consolidamento nella Race. Gli avversari più minacciosi, ora, sono Bautista e Goffin, ma anche Fognini e Monfils possono ancora sperare. Berretto nella settimana entrante riposerà, come lo spagnolo, mentre il belga e il francese saranno ad Anversa e Fabio a Stoccolma da prima testa di serie: ma trattandosi di Atp 250, tutti e tre hanno bisogno di andare molto avanti per accorciare le distanze. Rivedremo il romano a Vienna e poi ovviamente a Bercy, l’ultimo Masters 1000 di stagione.

Berrettini cade, ma sarà Numero 1 (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Shanghai, per ora, resta una città proibita, in compenso in Cina gli si sono aperte le porte del mondo. Matteo Berrettini non giocherà oggi la sua prima finale Masters 1000: ieri contro un Sascha Zverev tornato in modalità wunderkind, intoccabile al servizio (81% di prime palle e 89 per cento di punti con la prima) e saldissimo anche negli snodi cruciali del match, ha raccolto giusto sette game. Da domani Matteo però sarà ufficialmente numero 11 del ranking Atp, e numero 1 d’Italia, scavalcando Fabio Fognini. E l’ottavo posto nella Race, con tre settimane ancora da spendere prima della fine della stagione, è di nuovo lì, nelle sue mani. Nel torneo cinese sono approdati in semifinale quattro under 24, come in un Masters 1000 non capitava dal 1999 ad Amburgo, e due ci sono arrivati battendo Federer e Djokovic. Non parliamo di cambio della guardia: i vecchi e nuovi Next Gen però stanno maturando, si sono irrobustiti e iniziano a prendere fiducia. Stefanos Tsitsipas, il primo di sempre a battere nello stesso anno Nadal sulla terra e Federer e Djokovic sul veloce, è già sicuro di partecipare alle sue prime Alp Finals. Il 22enne Zverev oggi in finale sfida il 23enne Medvedev, su cui a inizio 2019 in pochi avrebbero scommesso e che invece è alla sua sesta finale consecutiva, Us Open compresi. A gennaio in pochissimi poi avrebbero immaginato un 2019 così pieno di (belle) cose per il nostro tennis maschile, e sognato di vedere a questo punto della stagione due italiani in corsa per le Atp Finals e a ridosso dei top-10, con Fognini già capace di violare il recinto e Berrettini con il dito sul campanello. […] «Matteo quest’anno è stato un cliente molto, molto difficile», ha ammesso Zverev «Ci avevo già perso una volta (a Roma, ndr) e sta giocando da un po’ un tennis che vale i primi 10 o 8 del mondo. Gli faccio i migliori auguri in vista delle Atp Finals». Quando si vince i complimenti riescono più facili, è vero, ma il tono è quello dei compagni di scuola che dopo anni passati insieme al Liceo si danno appuntamento all’università.

Finali da difendere (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Berrettini è quello che «non perde mai, o vince o impara», e il fatto che il conio dell’espressione sia a dir poco pregiato, dà a sufficienza la misura della fiducia che scorta il nostro nella navigazione verso l’approdo londinese delle ATP Finals. Matteo, come un novello James Bond, rischia di arrivare a Londra fra una carambola e l’altra, e non tutte potrebbero rivelarsi prive di ecchimosi ed ematomi come quella di ieri a Shanghai, giunta in una semifinale giocata da Sascha Zverev a tanto così dalla perfezione, e comunque dispensatrice di doni preziosi: 360 punti, l’ottavo posto nella classifica della Race e l’undicesimo nel ranking Atp, insieme con l’investitura a primo tennista d’Italia. Come si vede, le sconfitte ci saranno, anche se Matteo “o vince o impara”; frase che coach Santopadre ha sfilato a Nelson Mandela per condirla in salsa tennistica e riconsegnarla all’allievo, per convincerlo che il bicchiere vada sempre visto dalla parte mezza piena. Lottavo posto della Race è già tanta roba, a questo punto del cammino. […] Matteo giocherà a Basilea e a Parigi Bercy, un “500” e un “1000”, dove i punteggi sono piuttosto alti. Se poi dovesse entrare nelle Finals, allora non ci saranno problemi: a fine anno la Top Ten sarà sua. […] Berrettini ha 2525 punti e giocherà due tornei da qui a Londra. Gli avversari pericolosi sono Roberto Bautista Agut, sotto di 40 punti appena (2485) ma anch’egli iscritto a Basilea e Parigi, e Goffin attardato di 200 punti (2325) ma in gioco in tre tornei, Anversa, Basilea e Parigi. Più indietro Fabio Fognini (2235, meno 290 punti) che sarà a Stoccolma, Basilea e Parigi, Nishikori (2180 punti, meno 345 punti rispetto a Berrettini) che sembra pronto a tornare in campo dopo l’infortunio al braccio destro, ma iscritto solo a Vienna e Parigi, e infine Monfils (2170, meno 355 punti) iscritto ad Anversa, Vienna e Parigi. […]

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Seppi, benedizione per Sinner: “Il futuro della Davis è lui” (Cocchi). Piqué difende la Coppa Davis e manda Federer in pensione (Semeraro). Djokovic e Murray, i Big non tradiscono (Palliggiano)

La rassegna stampa di giovedì 21 novembre 2019

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Seppi, benedizione per Sinner: “Il futuro della Davis è lui” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Non è ancora il momento della staffetta, del passaggio del testimone, ma uno sguardo al futuro prossimo di questa squadra di Davis si può già dare. Forze fresche unite a compagni esperti. Andreas Seppi compirà 36 anni a febbraio e questa settimana ha sofferto e tifato, si è allenato, nel caso avesse avuto bisogno di farsi trovare pronto. Lui è il ponte tra passato prossimo e futuro molto vicino, lui è il trait d’union tra l’esperienza e il nuovo che avanza. Altoatesino di Caldaro, Andreas Seppi è uno degli idoli di Jannik Sinner […] Andreas, che ha seguito la crescita di Sinner, anche se a distanza: «Da quando è andato a Bordighera non sono riuscito a vederlo, spesso però ci sentiamo, ci scambiamo messaggi». È stato proprio Massimo Sartori, storico allenatore di Seppi, a segnalare il ragazzino a Piatti: «Mi fa piacere che ci sia una continuità di tennisti che arrivano dalla nostra zona – dice Andreas -. E Jannik è il futuro. Non ci siamo allenati insieme molte volte, l’ultima è stata prima del torneo di Montecarlo e già lì avevo notato una grande miglioramento. È forte, e potrà migliorare ancora perché ha tanta voglia di crescere e un giorno potrà essere importante anche in azzurro, bisogna lasciarlo crescere e fare esperienza. È quello che sta facendo e molto in fretta». Questa Davis sul filo del rasoio Sinner l’ha seguita da lontano, senza vivere da dentro le pressioni di queste partite da dentro o fuori: «Ma al momento non mi sembra uno che si faccia prendere da ansie o pressione — chiude Andreas, che diventerà papà a marzo e a gennaio riprenderà da Doha la stagione proprio come Jannik —. È un ragazzo sereno e allegro, che impara in fretta». Il segreto per crescere è confrontarsi con i più forti, secondo il Maestro Andreas: «Sì, è l’unico modo. E lui già lo sta facendo, gioca tornei difficili, si allena con giocatori molto forti, da ognuno di loro e da ogni situazione riesce a portare a casa qualche informazione utile. È così che si diventa grandi» […]

Piqué difende la Coppa Davis e manda Federer in pensione (Stefano Semeraro, Stampa)

[…] Federer non è a Madrid in questi giorni per le Finals in sede unica. Ha sempre fatto sapere di non gradire il formato rivoluzionario e a parer suo poco rispettoso della storia della Coppa. Che peraltro, dopo averla vinta nel 2014, non ha più onorato neanche con la vecchia formula, lasciando affondare la Svizzera anche a febbraio nel primo turno di qualificazione. Piqué lo aveva invitato, Roger non si è degnato, preferendo un miliardario tour di esibizioni in Sud America. «Capisco le sue ragioni – ha spiegato Piqué al giornale Marca -. Federer ha già un suo torneo, la Laver Cup (mega-esibizione settembrina che da tre anni imita la Ryder Cup del golf, ndr). È uno spettacolo molto ben realizzato, posso immaginare che per lui sia in concorrenza con la Davis. Noi invece ci sentiamo diversi, perché il nostro torneo dura da 119 anni». Touché. Ma non è finita qua nonostante le critiche che gli sono piovute addosso in questi giorni per l’astrusità del formato, i buchi sugli spalti e gli orari folli. «Federer può pensare quello che vuole, noi andiamo avanti per la nostra strada, e comunque la Svizzera non si è qualificata. Se fosse andata diversamente, chissà… In ogni caso credo che invece di concentrarsi su un solo giocatore sia meglio pensare al futuro e al presente […]

Djokovic e Murray, i Big non tradiscono (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

Non c’è verso, i big non sbagliano. Meglio così, per una Davis entrata nel vivo e sempre più spettacolare. Anche il pubblico, dopo un inizio timido, sta lentamente riempiendo i tre campi della Caja Magica, sold out solo per la Spagna, ma con una discreta cornice anche durante gli altri match. Ha avuto un inizio un po’ difficile non tanto dal punto di vista tecnico, ma ambientale, poi si è ripreso alla grande Novak Djokovic, chiamato a ripetere, ma in team, l’impresa del maggio scorso, quando strappò a Nadal, con l’aiuto in semifinale di Tsitsipas, il Masters 1000 madrileno. Era terra, ora è sintetico, ma la sostanza non cambia: Nole ha stracciato in due set il giapponese Nishioka (6-1 6-2), secondo punto di una Serbia portatasi avanti con Krajinovic, che ha avuto la meglio su Sugita (6-2 6-4). La Serbia poi ha ottenuto il 3-0 grazie al doppio Tipsarevic/Troicki. Meglio di così, insomma, non poteva cominciare. «Dopo le Finals ho avuto tempo per recuperare e prepararmi come si deve. All’inizio mi sono dovuto ambientare sulla superficie e all’illuminazione, ma poi è andata bene – dice l’ex numero uno del mondo, scalzato recentemente da Nadal -. Per quanto riguarda il nuovo formato, credo fosse un sacrificio che andava fatto. Molti giocatori si lamentano solo perché non hanno la possibilità di giocare la Davis in casa. Anche a me dispiace non giocare in Serbia, ma è così e bisogna accettarlo. Sono però d’accordo sul fatto che qualcosa andava cambiato, rivoluzionato. Forse ci sarebbe voluta una via di mezzo: un torneo d’elite a 8 squadre con qualificazioni da svolgersi 2-3 settimane prima. Ma ripeto, sono assolutamente felice di tornare a giocare per la Serbia dopo due anni e mezzo in questa competizione: è un onore e un piacere». Come la Serbia, ottiene la sua prima vittoria anche la Gran Bretagna. Andy Murray, tornato in Davis dopo tre anni di assenza, vince con grande fatica in 2 ore e 55′ contro l’olandese Griekspoor; n.179 del mondo (6-7 6-4 7-6). Ha giocato, sorretto da un gran tifo, sul campo numero 3, quello più piccolo della Caja Magica con soli 1.500 posti e neanche tutti esauriti. È andato sotto 1-4 nel terzo set, ma si è ripreso. È andato sotto 1-4 anche nel tie break decisivo, poi ha tirato fuori i colpi del campione aggiudicandosi l’incontro. «Avevo detto che non mi sentivo in gran forma – si giustifica lo scozzese – e credo si sia visto. Sarò sincero: non credo di aver meritato di vincere questa partita» […]

 

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Davis, Italia spalle al muro (Cocchi). Nella Davis in bilico un’Italia equilibrista (Azzolini). La Russia spaventa la Caja Magica. (Palliggiano)

La rassegna stampa di mercoledì 20 novembre 2019

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Italia, spalle al muro. Travolgere gli USA per poter sperare (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il giorno dopo la grande delusione non c’è tempo, nè voglia, di leccarsi le ferite. L’Italia deve già ripartire, con un unico obiettivo: battere gli Stati Uniti. Possibilmente tre a zero. Perché il girone a tre non lascia scampo e il Canada ieri, battendo Fritz e compagni senza regalare nemmeno un set in singolare — ma poi regalando un punto agli Usa col ritiro nel doppio —, si è assicurato il primato nel Gruppo F. Si qualificano ai quarti di Coppa Davis le prime dei sei e le due migliori seconde che solo domani in tarda mattinata. Ieri per Matteo Berrettini e Fabio Fognini è stata una giornata dedicata al riposo. Poco allenamento e molto scarico. Anche perché la sera della sfida col Canada le cose sono andate piuttosto per le lunghe con i due singolari e il doppio che hanno tenuto gli azzurri in campo fino a mezzanotte. Poi gli impegni con la stampa, l’antidoping e infine la fisioterapia, morale: sono andati a dormire oltre le 3 del mattino. Una situazione che ha creato un certo nervosismo non solo nel gruppo italiano ma anche nei canadesi,che ieri sera alle 18 erano nuovamente in campo contro gli Stati Uniti: «Verremo direttamente in pigiama — ha detto Shapovalov —, faremo la conferenza stampa alle 3 di notte…». Per evitarlo, hanno preferito saltare il doppio. Il capitano Barazzutti ha criticato la nuova formula della Coppa Davis: «Ci sono troppe cose che non funzionano. Non è possibile che dei giocatori che sono stati in campo ore debbano restare in piedi fino alle 3 del mattino. Questa è la nuova Davis? Va bene, giochiamola, ma bisogna risolvere diversi problemi». […] Fabio Fognini di Davis ne ha giocate tante, è stato protagonista di imprese e rimonte e quando veste di azzurro si accende. Contro Pospisil non è riuscito a trovare il filo del discorso ma il doppio gli ha ridato sorriso e spetanza: «È stato un punto fondamentale quello che siamo riusciti a conquistare con Matteo. Lui poi è stato bravissimo, è rimasto in campo cinque ore di fila. Ora rimbocchiamoci le maniche e spero solo di non giocare contro Opelka». Il gigante americano di 2 metri e 11 ha battuto Fognini pochi mesi fa, agli Us Open. […]

Italia, vincere e pregare (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

 

Esausti dopo una prima giornata massacrante. Oggi c’è un solo risultato a disposizione per sperare di passare il turno. Vincere e bene contro gli Usa è un diktat per l’Italia. La gara con il Canada è stata persa: una maratona iniziata lunedì alle 16 e terminata quasi a mezzanotte. Una formula, quella della nuova Davis, che non piace a Barazzutti e nemmeno ai nostri giocatori: «Sono nostalgico – dice il capitano -, sarà perché l’ho giocata, ma così non mi piace, va sistemata». Il motivo, al di là del discorso tecnico, è semplice. La conferenza stampa post gara degli azzurri è andata in scena all’una di notte. Subito dopo Fognini e Berrettini si sono dovuti sottoporre ai test antidoping tomando in albergo alle 3.30. C’è il rischio che oggi si finisca ancora più tardi. Con gli Usa il primo match degli azzurri è sul campo 2 alle 18. Stanchi, ma lucidi nell’analizzare i match che li hanno visti uscire sconfitti: «Pospisil ha meritato la vittoria – racconta Fognini – Ha giocato bene, nulla da dire. Per fortuna abbiamo vinto il doppio che ci tiene a galla e che può valere tanto in vista della partita con gli Stati Uniti. Spero solo di non giocare con Opelka». Fabio ha sofferto la fisicità del canadese e per questo preferirebbe non incontrare il gigante americano di 211 cm e numero 36 del mondo contro il quale ha perso in quattro set quest’anno al primo turno a Flushing Meadows. […] Oggi non è escluso, a meno di sorprese, che siano Opelka e Fritz ad affrontare rispettivamente Fognini e Berrettini. […]

Nella Davis in bilico un’Italia equilibrista (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Consigli per sopravvivere, la nuova Davis sembra averne già bisogno. Al momento cammina in bilico sullo strapiombo, con le movenze incerte di chi compia i primi passi, e l’immagine nell’insieme non è certo di quelle rassicuranti. Ma i cahiers de doleance sono già aperti, fitti d’impressioni (non proprio positive) e anche di suggerimenti ed esortazioni. Sta a Gerard Piqué cogliere qui e là le sollecitazioni che vengono dagli altri giocatori in campo (tennisti, addetti ai lavori, media), per rimettere in fretta le cose a posto. Non è mancato il pubblico, ed è un buon punto di partenza. Non c’è il pienone, ma neanche gli spalti vuoti. […] Gli orari sono sballati, il turno pomeridiano stabilito alle 16 per la prima giornata, alle 18 per le successive, spinge i match a orari buoni per il Giappone e l’Australia, mentre per l’Europa sembrano dedicati solo agli insonni. Peggio che mai le conferenze stampa organizzate solo a risultato definitivo, che nel turno delle ore 18 potrebbero significare per i tennisti (c’è da eseguire anche l’antidoping) un rientro in albergo alle tre di notte. Il doppio italiano contro i canadesi, giocato di forza e di nervi da Berrettini e Fognini, è finito dopo la mezzanotte e non ha permesso di raccontare agli appassionati italiani né il risultato (hanno vinto Fabio e Matteo, in tre set) né rivedere il giudizio su Fognini, che sì, ha perso male il match con Pospisil, ma ha fatto da architrave alla tenuta della coppia italiana, e soprattutto non ha consentito di spiegare che, anche nel giorno della sconfitta, ottenere almeno un punto può tenere alta la speranza e aprire le porte a una qualificazione da miglior seconda classificata (due i posti in palio, su sei gironi). La prova italiana con il Canada mette gli azzurri nell’obbligo di battere gli Stati Uniti (oggi, ore 18), la successiva vittoria dei canadesi sugli statunitensi, assegna un’unica possibilità, quella del ripescaggio. […]

La Russia spaventa la Caja Magica. Bautista perde, Nadal pareggia
(Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

Rafa non delude e infiamma il suo pubblico. L’ultima volta sul centrale della Caja Magica, poco più di sei mesi fa, aveva perso contro Tsitsipas nella semifinale del Masters 1000 di Madrid poi vinto da Djokovic. Una delusione forte per i tifosi locali, riscattata in parte dal match di ieri di quello che è tomato recentemente ad essere il numero uno del mondo, capace di entusiasmare contro Khachanov (piegato in due set, con soffertissimo tie break nel secondo, 9-7) e ridare un pizzico di speranza a una Spagna incredibilmente sotto dopo il primo singolare con la Russia, che lunedi aveva rifilato un netto 3-0 ai campioni in carica della Croazia. La caccia alla sesta Coppa Davis è partita dunque ieri sera: la Spagna gioca in casa, l’occasione è ghiotta, ma l’esordio è stato inaspettato. Bautista Agut, infatti, cade contro Rublev davanti a oltre 10.000 spettatori tutti per lui, diventati poi 12.000 per Nadal. Il centrale della Caja Magica ha spinto il trentunenne di Castellón de la Plana a vincere il primo set per 6-3. Nel secondo il russo gli ha ricambiato il punteggio e poi al tie-break, nel terzo set, ha chiuso con un perentorio 7-0. Nadal, imbattuto da quindici anni in Davis (parziale di 24-0 dopo l’unica sconfitta subita all’esordio nel 2004) ha riportato poi il giusto entusiasmo nell’impianto madrileno. Bandiere, cori, una mini orchestra di fiati ad accompagnare poi l’immancabile “vamos Rafa!” gridato a più riprese per quella che è forse la stella più brillante dello sport locale in un periodo in cui la Spagna è salita sul tetto del mondo nel basket e ancora una volta nel motociclismo. […] Questa mattina tocca invece al numero 2 del mondo, Novak Djokovic, che con la sua Serbia affronta alle 11 sul centrale il Giappone. Nole, come Nadal, deve riscattare la delusione delle ATP Finals di Londra. Il suo gomito sta bene, qualcuno ha pensato potesse perdere l’appuntamento, ma si è presentato regolannente a Madrid tre giorni fa, si è allenato e ora è pronto per guidare la sua Serbia alla conquista della Davis.

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Fognini-Berrettini, falsa partenza (Scanagatta). Fognini e Berrettini subito al tappeto. La Davis è in salita (Cocchi). Che fine ha fatto Fabio, il divo di Montecarlo? (Clerici)

La rassegna stampa di martedì 19 novembre 2019

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Fognini-Berrettini, falsa partenza. Una Davis a rischio Usa e getta (Ubaldo Scanagatta, Giorno – Carlino – Nazione)

Non è cominciata per nulla bene l’avventura italiana a Madrid per la nuova Coppa Davis che riunisce nella Caja Magica le squadre di 18 Paesi con la società Kosmos del calciatore del Barcellona Piqué che ha promesso un investimento di 3 miliardi in 25 anni. Il Canada conduce 2- 0 dopo i due singolari e prima del doppio iniziato nella tarda serata di ieri, ma comunque ininfluente sull’esito finale. L’Italia esordiva ieri col Canada che, causa l’indisponibilità di Raonic e la caviglia malandata di Auger-Aliassime, sembrava sfavorita contro gli azzurri che schieravano Berrettini n.8 e Fognini n.12. Il capitano canadese Dancevic ha preso un rischio schierando nel primo singolare il doppista Pospisil, che in classifica di singolare è soltanto n.150. Ma il rischio ha pagato perché Pospisil, alto un metro e 93 per 88 kg, serve mediamente 30 km orari più forte di Fognini e su questo velocissimo campo intitolato a Aranxta Sanchez (3500 spettatori la capienza ed era bello pieno) ha quasi sempre comandato gioco e punteggio. 4-1 nel primo set, prima che Fognini risalisse a 4 pari e sul 5-5 si procurasse 3 pallebreak consecutive. Due belle battute del canadese e un errore gratuito di Fabio (che dava la sensazione di essere claudicante) hanno fatto sfumare quelle opportunità, con Fognini furibondo che ha lanciato una palla in tribuna rimediando l’inevitabile ammonizione. E al successivo tiebreak Pospisil ha sempre condotto per chiuderlo 7 punti a 5. Un solo break, avvenuto sul 5 pari, e anche il secondo set è stato appannaggio di Pospisil. Molto più bello e combattuto il secondo match, caratterizzato dall’assenza di break. Berrettini ne ha avute 3 – che erano setpoint sul 5-4 del primo set poi perso – e Shapovalov 7, tutte annullate. Ha vinto Shapovalov, n.15 del mondo, su Berrettini con tre set conclusi al tiebreak, 7-6(5) 6-7(3) 7-6(5). L’Italia dovrà giocare mercoledì contro gli USA di Fritz e Tiafoe (o Opelka) e dei doppisti Sock e Querrey.

Fognini e Berrettini subito al tappeto. La Davis è in salita (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

E dire che dopo aver eliminato Gael Monfils volevamo tutti così bene a Denis Shapovalov. Aveva dato una spintarella al destino mandando Matteo Berrettini nel paradiso delle ATP Finals, però il karma esiste. E le gufate contro il povero francese sono tornate indietro come un boomerang decapitando le velleità dell’Italia in Coppa Davis. Perde Fabio Fognini contro Vasek Pospisil messo all’ultimo al posto di Felix Auger Aliassime, perde Matteo Berrettini contro Denis Shapovalov. Il canadese, da quando ha cambiato guida tecnica passando a Mikhail Youzhny, è cresciuto esponenzialmente ritrovando potenza, elasticità e gioia di giocare che sembrava aver perso. E così Berrettini si ritrova a ringraziare per il favore di Bercy nel modo più doloroso; mentre l’Italia si lecca le ferite a quota zero punti in classifica nel Gruppo F. Si ribaltano così le prospettive del capitano Barazzutti e della squadra più forte, sulla carta, degli ultimi anni. Con il numero 8 e il numero 12 al mondo si pensava a ben altro epilogo, ma le forze fresche canadesi si sono fatte pesantemente valere sul gruppo azzurro, arrivato a fine stagione con le sue bocche da fuoco prosciugate da una lunga serie di risultati positivi: «I ragazzi sono molto stanchi come è normale che sia a questo punto dell’anno — diceva Barazzutti — ma sanno di dover fare un ultimo sforzo e si sono messi a disposizione con entusiasmo». Non c’è tempo di piangersi addosso, non tutto è perduto e bisogna ricompattare le forse fisiche e mentali per presentarsi alla sfida di domani contro gli Stati Uniti al massimo della solidità fisica e mentale. Oggi il Canada di Shapovalov (e Aliassime?) affronterà gli Stati Uniti che hanno in Taylor Fritz e nel gigante Opelka i numeri uno e due, ma che possono contare anche su Querrey e Tiafoe, oltre a un Sock riconvertito in doppista di lusso. Qualora gli Usa battessero il Canada e gli azzurri superassero gli Usa, allora si riaprirebbe tutto e si andrebbe a contare il quoziente match e set. Ma è necessaria una reazione immediata […] A Berrettini non si poteva chiedere di più, onestamente. Sceso dalla scaletta dell’aereo da Londra e catapultato agli allenamenti, ben felice di farlo, l’azzurro era reduce dal sogno della prima vittoria alle Finals, primo italiano di sempre a riuscirci: «Sto ancora cavalcando l’onda – diceva prima del match -. Sono super fiero ed orgoglioso di quanto ho fatto in questo 2019, ma la maglia azzurra ti dà sempre motivazioni extra» […] L’unico del team azzurro ad avere la forza di dire qualcosa dopo il 2-0 è Umberto Rianna, nello staff di Matteo Berrettini insieme allo storico coach Vincenzo Santopadre. Parole di conforto per il romano che a 23 anni è arrivato a chiudere la stagione da numero 8 del mondo: «Non c’è molto da dire, Matteo è arrivato un po’ prosciugato da tutte le emozioni che ha vissuto a Londra – è il commento del tecnico azzurro -. È sceso in campo e ha dato fondo a tutte le energie che gli rimanevano, per questo deve uscire dal campo a testa alta. I set point? Sarebbe sbagliato adesso recriminare su un punto o due, è stata una grande partita». Peccato solo per il risultato.

Che fine ha fatto Fabio, il divo di Montecarlo? (Gianni Clerici, Repubblica)

Se posso così chiamarlo, ho visto un match tra un finto giocatore di doppio e uno finto di singolare. Pospisil nel primo caso, Fognini nel secondo […] Il povero Fognini giocava già in difesa da quando serviva: mai un ace, mai un serve and volley. Subiva. Chissà dove si era nascosto il Fognini di Montecarlo. Chissà dov’era il Fognini patriota che, dalla Davis, ha sempre tratto il suo meglio. Un Fognini così ammirato dell’avversario, così passivo non lo ricordo, tanto da far apparire Pospisil un grande doppista in una occasionale giornata di singolare. Con il servizio, seguito poi da discese a rete e da volèe definitive, da grande giocatore di volo, che avrebbe voluto essere o diventare. Ma che non è mai stata e che mai non sarà, eccettuata la giornata odierna.

 

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