“Il cuore ha deciso”: Federer conferma che giocherà alle Olimpiadi

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“Il cuore ha deciso”: Federer conferma che giocherà alle Olimpiadi

Durante un’esibizione a Tokyo lo svizzero ha sciolto la riserva: giocherà le Olimpiadi del 2020 grazie a una wild card

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Roger Federer - Shanghai 2019 (foto via Twitter,

Non poteva scegliere un luogo migliore di Tokyo, Roger Federer, per comunicare che parteciperà alle Olimpiadi del prossimo anno. L’occasione è stata fornita dall’esibizione nella capitale nipponica contro John Isner, sostituto dell’infortunato Kei Nishikori. Dopo il match, il Maestro di Basilea ha annunciato la decisione di rappresentare la Svizzera a Tokyo 2020: Discuto da settimane con il mio team, un mese in effetti, su cosa dovrei fare l’estate dopo Wimbledon in ottica pre-US Open. Alla fine, il cuore ha deciso che vorrei partecipare ancora una volta ai Giochi Olimpici”.

Federer ha preso parte a quattro edizioni delle Olimpiadi, dal 2000 al 2012, ma, fermo per tutta la seconda parte del 2016, ha saltato l’appuntamento di Rio. “Sono stato portabandiera due volte, ad Atene e a Pechino, e ho vinto un oro e un argento. Per questo, vorrei giocare di nuovo e sono molto emozionato” ha aggiunto Roger ricordando la vittoria in doppio nel 2008 al fianco di Stan Wawrinka e la finale persa contro Andy Murray quattro anni dopo a Londra.

Nulla ha invece rivelato a proposito dei requisiti di ammissione – requisiti di cui non è in possesso non avendo partecipato alla Coppa Davis negli ultimi quattro anni. Non è tuttavia difficile immaginare che il Comitato non si farà sfuggire l’opportunità di riservare una wild card all’atleta più popolare del pianeta, tra l’altro vestito da un’azienda giapponese.

La prossima estate, il calendario sarà particolarmente fitto. Il torneo olimpico inizierà due settimane dopo la finale Wimbledon, senza dubbio uno degli obiettivi della stagione di Roger. Sette giorni dopo, si giocherà il “Mille” di Toronto, al solito immediatamente seguito da Cincinnati, mentre l’ultimo Slam comincerà il 31 agosto.

 

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Julia Goerges annuncia il ritiro

La tennista tedesca, in un lungo messaggio sui suoi canali social, dà l’addio alle competizioni

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Julia Goerges - Auckland 2019 (via Twitter, @ASB_Classic)

A soli 31 anni dice basta Julia Goerges. L’attuale numero 45 del mondo ha annunciato l’addio al tennis su tutte le sue piattaforme social con un lungo messaggio di dedica al suo sport. La stagione 2020 non era stata molto brillante per la tennista tedesca, che aveva mancato la difesa del titolo di Auckland e non era riuscita a vincere più di due partite consecutive sia prima che dopo lo stop delle competizioni. Goerges aveva deciso di non volare in America per gli US Open ed era tornata a giocare a Roma, perdendo contro la montenegrina Kovinic per 6-1 6-0. La partita persa in tre set contro la connazionale Siegemund nel secondo turno del Roland Garros resterà quindi l’ultima partita giocata dalla tennista tedesca nella sua carriera.

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TIME TO SAY GOODBYE 💭✍️🎾 . . Dear Tennis, I am writing to you, because I am ready to say “Goodbye”. When I started playing tennis at the age of 5, I would never have thought that we would go such a long way together. You have given me so many different types of emotions throughout our journey and I am very thankful for everything you have shown and taught me. I learnt how to deal with the toughest losses but also enjoy the most amazing wins of my career, to fight back many times when I was struggling with you and through it all we never lost sight of our dreams. I always knew how I would feel when it is time to say goodbye to you, and that moment has arrived. I am ready to close the tennis chapter of my life and open a new one, which I am really excited about. Thank you for everything you have given me. You will stay forever in my heart ❤️ Yours, Jules P.S. Huge thank you to my family, friends, team, sponsors and fans for supporting and believing in me always, I couldn’t have done it without you. . . Liebes Tennis, ich schreibe Dir diese Zeilen, weil ich bereit bin mich von Dir zu verabschieden. Als ich mit 5 Jahren mit Dir angefangen habe, hätte ich niemals gedacht, dass wir einen so langen Weg zusammen gehen. Du hast mir so viele verschiedene Emotionen auf unserer Reise beschert und ich bin sehr dankbar für alles was Du mir gezeigt und beigebracht hast. Ich habe gelernt mit den härtesten Niederlagen umzugehen- die größten Siege meiner Karriere zu genießen- wiederzukommen als ich mit Dir gekämpft habe und nie aufzugeben meine Träume zu verwirklichen. Ich habe immer gewusst, dass ich es fühlen werde, wenn der richtige Zeitpunkt gekommen ist, zu Dir Tschüss zu sagen – der Moment ist da. Ich bin bereit das Kapitel Tennis zu schließen und ein Neues aufzumachen, worauf ich mich sehr freue. Vielen Dank für alles, was Du mir gegeben hast- Du wirst für immer in meinem Herzen sein ❤️  Deine Jule P.S. Ein großes Dankeschön auch an meine Familie, Freunde, Team, Sponsoren und Fans. Ihr habt immer an mich geglaubt und ohne Eure Unterstützung hätte ich es nicht geschafft . . 📷 Credits- #1:Parents #2: @porschetennis #3: @jimmie48tennis #4,5,6: @gettyimages

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Caro Tennis,
Ti scrivo perché sono pronta a salutarti. Quando ho iniziato a giocare a tennis all’età di 5 anni, non avrei mai pensato che avremmo fatto tanta strada insieme.

Mi hai dato così tanti diversi tipi di emozioni durante il nostro viaggio e sono molto grata per tutto ciò che mi hai mostrato e insegnato. Ho imparato come affrontare le perdite più dure ma anche a godermi le vittorie più incredibili della mia carriera, a reagire tante volte quando stavo lottando con te e attraverso tutto questo non abbiamo mai perso di vista i nostri sogni.
Ho sempre saputo come mi sarei sentita quando sarebbe arrivato il momento di salutarti, e quel momento è arrivato. Sono pronta a chiudere il capitolo del tennis nella mia vita e aprirne uno nuovo, di cui sono davvero entusiasta.
Grazie per tutto quello che mi hai dato. Rimarrai per sempre nel mio cuore ❤️

Tuo, Jules
P.S. Un enorme grazie alla mia famiglia, ai miei amici, alla mia squadra, agli sponsor e ai fan per avermi sempre sostenuto e creduto in me, non ce l’avrei mai fatta senza di voi.

Una carriera sicuramente brillante quella di Julia Goerges, che aveva esordito nel circuito maggiore nel 2005. La tennista tedesca chiude la carriera con sette titoli WTA vinti, in particolare il WTA Elite Trophy di Zhuhai vinto nel 2017. Il picco della carriera di Goerges è però il 2018, anno in cui riesce a raggiungere quello che è il suo miglior risultato in un torneo dello Slam, la semifinale di Wimbledon persa contro Serena Williams. Grazie a quel risultato la nativa di Bad Oldesloe riesce ad entrare per la prima e unica volta in top10, alla nona posizione. Giocatrice dal servizio molto potente, dal 2008 è la terza tennista per ace nel circuito WTA con 2931, dietro solamente a Karolina Pliskova (3191) e Serena Williams (4019).

Tanti i messaggi di affetto delle colleghe e degli addetti ai lavori sui social. In particolare la tennista rumena Simona Halep che ha fatto gli auguri a Goerges per la sua nuova vita. “Sono triste perché non ti vedrò più in campo ma felice perché so che sei contenta di iniziare questo nuovo capitolo della tua vita“. Non sono mancate le parole di commiato del CEO della WTA Steve Simon. “Il potente stile di gioco di Julia e la sua sportività esemplare l’hanno resa una fantastica ambasciatrice del tennis femminile e una delle preferite dai fan in tutto il mondo. A nome della famiglia WTA, mi congratulo con lei per la sua meravigliosa carriera e per quello che ha lasciato nel nostro sport e le auguro ogni successo e felicità per il futuro. Sicuramente ci mancherà.

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String Project Armour, la scelta agonistica per il controllo di palla

Recensione e test della corda String Project Armour, la scelta degli agonisti che non vogliono rinunciare alla morbidezza e al confort di gioco

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Corde morbidi, che non affaticano il braccio e che richiedono tensioni basse per rendere al meglio specie in termini di potenza. Ognuno può trovare la corda più giusta per il proprio gioco in casa String Project, sempre conservando però le caratteristiche di comfort di gioco e tutela del braccio. La Armour è la corda più “dura” del roster, quella che è più orientata al controllo di palla e che quindi si rivolge a quel giocatore che vuole conservare nella corda tutte quelle prerogative chiave del brand, morbidezza, elasticità, comfort di gioco, focalizzandosi però sull’aspetto del controllo dei propri colpi. Armour esiste in due versioni, con calibro 1,25 millimetri e anche una versione da 1,32 millimetri, indicata per gli “spaccacorde”, e cioè per quei giocatori che non hanno problemi nel generare swing decisi e che cercano una corda ancora più dura del normale.

In campo

Il calibro da 1,25 quello più comune per l’agonista che deve cercare un delicato equilibrio fra caratteristiche di durata, tenuta di tensione, prestazioni e comfort di gioco. Armour è la corda più agonistica di String Project, e in campo ci ritroviamo subito con la descrizione della casa madre: lo snap back (il tempo in cui le corde tornano alla posizione iniziale dopo l’impatto) è buono, gli impatti con la palla nei colpi da fondocampo sono decisi, c’è ottima connessione con la palla che segue con precisione le indicazioni dello swing. Il controllo quindi, questa è la caratteristica principale della Armour, specie rispetto alla Armour Soft, una sorta di versione depotenziata, più morbida, per quei giocatori da club (magari di categoria over) in cerca di una corda dal grande potenziale ma che non stressi troppo il braccio.

A livello di caratteristiche ricorda un po’ la Magic (per lo snap back) ma riesce a essere molto performante anche a livello di rotazioni generate, e qui il rimando è d’obbligo alla Hexa, la soluzione String Project indicata a chi cerca spin. Armour è più consistente agli impatti rispetto alle due, si percepisce nel palleggio ma anche nei colpi di volo come gli impatti siano decisi, stabili, come come ci si aspetterebbe da una corda molto ben solida. La potenza non è molta, ma questo non ci sorprende. Abbiamo sul telaio una corda che è indicata per chi è capace di colpire con decisione la pallina, non per chi ha swing ancora incerti e discontinui. Anche qui, come consigliato, si lasciano preferire tensioni basse, come durata siamo vicino alle 10 ore di gioco, a seconda del livello ovviamente.

 

Conclusioni

Armour si rivolge a quel tennista agonista, inteso come giocatore in campo molto di frequente, che cerca una corda con grande controllo di palla. I giocatori che colpiscono la palla con decisione e che soprattutto non hanno problemi nel generare velocità di palla e che cercano una corda che valorizzi il controllo più dello spin o della “potenza gratuita” possono trovare in questa Armour un’ottima alleata per le prestazioni in campo.

Le corde sono state testate su:

  • Donnay Formula Unibody (16×19) – tensione 21/22Kg
  • Wilson Blade 98 v7 (16×19) – tensione 22/23Kg
  • Donnay Pro One Unibody (16×19) – tensione 21/22Kg
  • Toalson S-Mach 310 gr (16×19) – tensione 21/22 Kg

www.stringproject.com

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ATP

Esordio sul velluto di Jannik Sinner a Colonia: il cambio di superficie non crea problemi

Al rientro dopo la terra parigina, l’azzurro offre un’ottima prova contro l’australiano Duckworth. Al secondo turno affronterà Herbert

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Jannik Sinner – ATP Colonia 2 (foto via Twitter @atptour)

Rieccoci alla Lanxess Arena di Colonia per la seconda settimana consecutiva, questa volta per il Championship (Zverev ha vinto l’Indoors). L’incontro che ci interessa particolarmente è quello che Jannik Sinner fa suo per 6-1 6-2 contro il n. 97 del ranking James Duckworth, lucky loser che ha preso il posto dello sfortunato Hubert Hurkacz, al quale è venuto male al pancino – la stessa motivazione che aveva fermato Sinner la scorsa settimana, prima di poter giocare a San Pietroburgo.

Come suggerisce il punteggio, un’ottima prestazione di Sinner che non ha trovato resistenze nel primo parziale ed è stato bravo nel secondo a uscire dall’unico momento di difficoltà, quando Duckworth è riuscito a provocargli qualche grattacapo, invero lieve, cercando di farlo uscire dalla zona di comfort dello scambio ad alta intensità. Tornato in campo dopo i quarti di Parigi dove, numeri alla mano, è stato l’avversario che più ha impegnato Rafa Nadal sulla sua strada verso il tredicesimo titolo, l’azzurro ha dimostrato di essersi velocemente adattato al cambio di superficie e di condizioni; peraltro, il duro indoor gli sta a pennello come una camicia su misura.

IL MATCH – Partenza fulminante di Sinner che conquista i primi nove punti, ma Duckworth riesce almeno a salvarsi dal doppio break risollevandosi con il servizio da un pericoloso 15-30. L’illusione di poter rimanere in scia svanisce presto, perché Jannik tiene un altro turno di battuta a zero prima di allungare ulteriormente. Dal punto di vista australiano, il nostro è troppo vicino al campo e gli impone così un ritmo asfissiante; risponde anche bene, Sinner, neutralizzando l’arma migliore dell’altro, in questo parziale sotto il livello di guardia con il 41% di prime in campo, e riesce a ribaltare qualche scambio in cui è costretto a difendere. Gli rimane anche in campo una volée non proprio perfetta e chiude gli smash, vanificando i primi tentativi del ventottenne di Sydney di inventarsi qualcosa chiamandolo a rete. Sotto gli occhi di Barbara Rittner, capitano di Fed Cup qui in veste di direttrice del torneo, il primo set è archiviato con un 6-1 in 23 minuti.

 

Tenuto a zero il servizio di apertura (tre punti concessi finora alla risposta), il diciannovenne altoatesino si vede per la prima volta raggiungere nel punteggio da un Duckworth che finalmente può fare affidamento sulla prima battuta e dimostrare anche buone qualità nei colpi al volo. Cerca anche di essere più aggressivo in ribattuta e di non perdere campo, diventa più solido nel palleggio da fondo e gioca alcune smorzate confidando – a ragione – che l’altro non chiuda almeno un paio di smash. È in questo modo che lo trascina ai vantaggi in un quinto gioco in cui si guadagna tre opportunità per il sorpasso, tutte ben cancellate da Sinner, forse con un vago rimpianto di James; tuttavia, se è giusto chiamare il rossocrinito a rete, non può mancare la parte in cui giochi dei passanti competitivi. Succede spesso che l’occasione mancata si trasformi in un break subìto e Sinner rende immediatamente chiaro che succederà proprio questo con una catenata lungolinea in risposta che fulmina il tentativo di serve&volley di Duckworth.

Conferma il vantaggio con autorità chiudendo con una smorzata su cui l’altro non tenta neanche di partire e si prende il 6-2 dopo sessantuno minuti, non prima però di riuscire a raggiungere una palla con effetto all’indietro toccandola quando già era tornata oltre la rete, mentre l’arbitro Timo Janzen conferma che non c’è stata infrazione. Il pubblico avrebbe apprezzato, ma gli spalti sono completamente vuoti da mercoledì scorso. Non ci sono neanche i giudici di linea (fa tutto Hawk-eye), ovviamente tre soli raccattapalle, la superficie è grigia e ripresa da un’altezza siderale.

Finita la digressione, al prossimo turno ci sarà un’altra sfida inedita per Sinner, contro il qualificato Pierre-Hugues Herbert che al primo turno ha superato Tennys Sandgren in un match molto più duro e lottato di quanto suggerisca il punteggio dei tre parziali. Jannik dovrà essere pronto a frustrare il tennis offensivo del francese, non autore di una grande stagione ma sempre pericoloso quando il suo gioco gira bene e lui si esalta a rete.

Risultati:

A. Davidovich Fokina b. [Q] D. Dzumhur 6-2 6-3
[Q] P-H. Herbert b. T. Sandgren 6-3 3-6 6-3
[WC] J. Sinner b. [LL] J. Duckworth 6-1 6-2
J. Millman b. F. Verdasco 6-4 6-2
[LL] O. Otte b. [Q] D. Novak 6-3 6-2

Il tabellone completo

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