Sinner 100 e lode (Scanagatta). Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top 100 e due record nel mirino... il futuro è azzurro (Cocchi, Semeraro, Azzolini, Rossi, Clerici). "Ricorda Djokovic ma è all'inizio" (Semeraro)

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Sinner 100 e lode (Scanagatta). Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top 100 e due record nel mirino… il futuro è azzurro (Cocchi, Semeraro, Azzolini, Rossi, Clerici). “Ricorda Djokovic ma è all’inizio” (Semeraro)

La rassegna stampa del 19 ottobre

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Sinner 100 e lode (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Chi lo ferma più il Pel di Carota della Val Pusteria? Non contento di aver battuto Gael Monfils n. 13 ATP, si è ripetuto nella “prova del nove”. E’ il match che segue il grande exploit e che le immancabili attenzioni rendono più duro, anche se sulla carta l’avversario, in questo caso l’americano di colore Francis Tiafoe, n. 53 del mondo (24 posizioni indietro rispetto al best ranking di febbraio), sembra più debole. Ma di certo Tiafoe, 21 anni, figlio di emigranti della Sierra Leone, era ben più assetato di successi dell’ex n.6 mondiale Monfils. Jannik Sinner, 18 anni il 16 agosto, non si è lasciato distrarre da chi già lo descrive come un fenomeno perché nessun tennista italiano ha mai giocato cosi bene, non è mai stato cosi competitivo a livello dei top-100 già alla sua età: in un’ora e 41 minuti ha battuto il costolone americano (un metro e 87cm come lui, ma ben più possente muscolarmente) 64 36 63. Ha così raggiunto la prima semifinale di un torneo “pro” ATP. E’ già n. 100 del mondo. Così lunedi avremo 9 azzurri nei primi 100. Un record. Lui sarà un posto dietro al siciliano Caruso, n.99. Dalle Alpi alle Piramidi. Alla sua età Barazzutti, top-10 a 24 anni, vinceva l’Orange Bowl fra gli under 18, Panatta, n.4 a 26 anni nel ’76, non giocava neppure con gli adulti. E Matteo Berrettini, n.8 nella Race ATP 2019, fino a 19 anni non aveva neppure un punto ATP. Jannik ne ha già 554. A Sinner, n.551 a a gennaio, non manca nulla. Ha un gran bel servizio, anche se imparerà ad angolarlo di più, ha un dritto pesante che fa già male e con il rovescio bimane fa le buche anche nei tappeti, non solo sulla terra battuta. E ha la personalità di chi non teme di osare. A 13 anni ha lasciato casa e genitori (con i quali parla in tedesco) per trasferirsi alla corte del miglior coach italiano Riccardo Piatti, a Bordighera. Una scelta non facile per un ragazzino. Ma lui voleva fare il tennista. A scoprirlo era stato Massimo Sartori, il coach di Andreas Seppi, l’altro altoatesino che a Mosca ieri ha battuto il n.8 ATP Khachanov. Oggi Jannik ritrova Stan Wawrinka, 34 anni, vittorioso su Simon 63 67 62. Potrebbe essere stanchino. Lo svizzero che ha vinto 3 Slam e che all’US Open lo battè in 4 set dopo una magnifica partita giocata senza alcun timore reverenziale. Ebbe 14 palle break, ne trasformò solo 4. Ah l’esperienza! Lo intervistai subito dopo e mi aspettavo fosse felice di aver giocato sull’Armstrong Stadium davanti a 13.000 spettatori il suo primo tre set su cinque e aver ispirato, all’uscita del campo, addirittura gli applausi ammirati di Wawrinka. Macchè! Jannik era furioso: «Avrei potuto vincere il primo, il secondo e il quarto set!». Capito il ragazzo? Non parlò così da presuntuoso, ma come chi è convinto del fatto suo. L’eccessiva umiltà nello sport non paga. Bisogna crederci. E lui ci crede. Fossi Wawrinka oggi non sarei tranquillo. Su www.ubitennis.com anche l’exploit di Seppi che, battuto Khachanov n.8 Atp, è in semifinale a Mosca, il matrimonio di Nadal e le proteste di mamma Djokovic per i tifosi che non rispettano Novak.

Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top100 e due record nel mirino…il futuro è azzurro (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Con quella faccia da bambinetto inesperto, i riccioli rossicci che spuntano sotto il cappellino giallo fluo e le lentiggini, Sinner ti frega. Scende in campo contro gente esperta, da anni sul circuito, li illude di essere un tenero e inesperto teenager e poi li annichilisce. Giovedì, agli ottavi del 250 di Anversa, a cadere nella sua trappola è stato Gael Monfils. Ieri ai quarti è stata la volta di Frances Tiafoe, numero 53 al mondo, e tra i protagonisti delle Next Gen Finals in programma tra due settimane a Milano. Uno scontro diretto tra protagonisti del futuro che ha promosso Sinner. L’altoatesino centra così la prima semifinale Atp della vita che giocherà oggi pomeriggio contro Stan Wawrinka. Vale doppio Una vittoria che vale doppio quella in tre set contro Tiafoe: non solo la semifinale, ma anche una giornata da numero 100 al mondo. Tutto ancora è da decidere, il ranking sarà ufficiale solo lunedì e dietro di lui c’è almeno un giocatore, il giapponese Uchiyama, che potrebbe superarlo, ma il 18enne per almeno 24 ore ha respirato l’aria rarefatta della top 100. […] Una prova convincente quella di ieri, con un primo set chiuso agilmente, e un secondo di appannamento che ha permesso a Tiafoe di rientrare. Quando però si è trattato di chiudere i giochi, l’allievo di Riccardo Piatti ha spinto sull’acceleratore, allungando 4-2 grazie a un passante di rovescio al fulmicotone che ha costretto all’errore Frances. Solo un po’ di (normale) braccino sul 5-3, quando ha concesso al rivale due palle break, ma col servizio (saranno l’80% i punti con la prima) è riuscito facilmente a togliersi dagli impicci e regalarsi una «rivincita» del primo turno Us Open contro Wawrinka. Atteggiamento Mai un momento di stizza, pochi, misurati, e rispettosi i gesti di entusiasmo. Ennesima prova della grande umiltà che contraddistingue il ragazzo della Val Pusteria: «Ha una incredibile cultura del lavoro e un’educazione sempre più rara da trovare tra i ragazzi della sua età», è solito ripetere come un mantra coach Piatti. La stessa educazione che, subito dopo aver conquistato un posto in semifinale, gli fa ringraziare gli organizzatori per l’invito nel tabellone di Anversa. Tutto merito della famiglia che lo ha cresciuto con valori molto solidi e non lo tratta mai da «campioncino». E non lo farà nemmeno se il piccolo di casa dovesse toccare i due record che sta rincorrendo, ovvero diventare il più giovane italiano nella top 100 da Diego Nargiso (che ci riuscì a 18 anni e 5 mesi nell’agosto 1988), e diventare anche il più giovane tra i primi cento al mondo superando Felix Auger Aliassime, che di anni ne ha 19 e due mesi. Numeri che presto potrebbero incastonare Sinner nella storia del tennis, italiano e no. La rivincita Intanto si «accontenta» di essere il più giovane italiano di sempre in una semifinale Atp. Per tentare l’assalto alla finale si affiderà al suo servizio bomba, oltre i 200 km orari: «Credo che il servizio sia stato decisivo nel match contro Tiafoe – ha commentato dopo la partita —. Veramente quando ho servito per il match ho avuto un po’ di tremarella, ma me la sono cavata sempre con la battuta». Oggi alle due del pomeriggio potrà testare la sua crescita degli ultimi due mesi. Dopo la vittoria con Monfils aveva dichiarato di aver imparato molto dall’incontro con Wawrinka agli Us Open, oggi lo troverà di nuovo dall’altra parte della rete: «Sono curioso di vedere come andrà questa volta. Spero proprio che mi dia la rivincita». O Jannik farà in modo di prendersela

Gigante Sinner (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Il ragazzo Jannik Sinner fa parte della leva tennistica dell’anno 2001 e promette benissimo. Trema appena prima di tirare un calcio di rigore – una volée di diritto facile facile – ma poi va in gol: battuto 6-4 3-6 6-3 l’americano Frances Tiafoe, n.53 Atp, oggi ad Anversa gioca la prima semifinale Atp della sua carriera contro il volpone Stan Wawrinka, che di semifinali ne ha già a referto 59. A 18 anni, un mese e 28 giorni, Jannik è il settimo più giovane a riuscirci nel Terzo Millennio, dopo Nadal e un malloppo di top-10 presenti e appena passati. Si farà, il ragazzo. Anzi, è quasi pronto. […] BRIVIDI. «In effetti alla fine ho tremato un po’», ammette lo Spago d’Acciaio, un metro e 88 per 75 chi di resilienza tennistica e (solitamente) calma olimpica. «Però dopo quella volée mi sono resettato, e alla fine credo di aver giocato bene». Quattro palle break su cinque salvate, dieci ace, la solita esultanza ai limiti dell’impercettibile. Magari un cenno a Cristian Brandi, che ad Anversa segue Paolo Lorenzi (con cui Sinner ieri ha passato il turno anche in doppio) ma gli fa da consigliori a fanco di Andrea Volpini per conto di Riccardo Piatti «Ce la ridevamo per quella volée», spiega Cristian. «Adesso vediamo con Wawrinka. Agli Us Open ci ha fatto partita (strappandogli un set, ndr). Questione di pochi punti, e nel tie-break del secondo set Stan ha piazzato cinque ace». Insomma l’idea è di giocarsela alla pari con un signore di 34 anni che ha in bacheca tre Slam. Il tutto dopo aver vinto appena sei match a livello di Atp Tour: CRESCITA. Una crescita da capogiro – a febbraio 2018 non aveva neppure una classifica – ma Janník non è tipo da soffrire di vertigini. A 12 anni era una promessa dello sci, a 13 ha preso il fagottino e da Sesto Pusteria, provincia di Bolzano, ha attraversato l’Italia per domiciliarsi chez Piatti, a Bordighera. Un adolescente con una missione: diventare uno dei migliori. Magari qualcosa di più. «Quando giocavo un paio di volte a settimana il tennis era divertente – ha spiegato – adesso lo è sempre, ma anche qualcosa di diverso. La mia ambizione non è di diventare il più forte in Italia, ma nel mondo. E’ una cosa, però, che richiede tempo e al momento non ci sto pensando troppo». FAMIGLIA. Come confermava ieri pomeriggio anche papà Hans Peter fra un piatto e l’altro servito con mamma Siglinde al rifugio Fondovalle, sopra Sesto Pusteria «No, non abbiamo ancora sentito Jannik, ma siamo molto fieri di quello che sta facendo. Alla classifica non ha mai guardato troppo, ci ha sempre detto che il suo obiettivo era imparare a giocare bene a tennis». Coach Piatti, che da cinque anni lo cura come un fiore di serra, sottoscrive. SCONFITTE. Del resto a 15 anni Jannik perdeva sempre, ‘e a quell’età di solito giochi i tornei junior – racconta – ma il mio team mi ha sempre detto che avevo il livello per giocare fra i grandi». Nel 2019 ha iniziato a vincere spessissimo, gustandosi ogni scalino: dai 15 mila e 25 dollari Futures (vittoria a Trento e Santa Margherita di Pula) ai Challenger (vittoria a Bergamo e Lexington). Il debutto Atp, e la prima vittoria in tabellone, sono arrivati all’Atp 250 di Budapest, il primo 1000 a Roma, il primo 500 ad Halle, l’esordio negli Slam a New York. La calma è sempre stata il suo forte, insieme al ritmo soffocante da fondo, al servizio che viaggia sereno sopra i 200 all’ora, alla capacità di andarsi a cercare il punto a rete. Om si stanno aggiungendo un po’ di muscoli, e tonnellate di fiducia. FUTURO. Dopo Anversa, comunque vada, ci sarà un’altra wild card per il 500 di Vienna, poi le Next Gen Finals di Milano. «Non mi spaventa giocare con i più forti, anche perdere mi serve: ad andare più veloce in futuro». I grandi giocatori li vedi dal coraggio, oltre che dalla fantasia.

Prodigio Sinner (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Lui batte Tiafoe, e gli altri dibattono su di lui. Vanno così le cose nel mondo degli adulti, Jannick Slnner dovrà farsene una ragione e non sarà così facile come passare nel tritatutto Gael Monfils e superare in dribbling Frances Tiafoe nel corso di un infuocato terzo set, pratiche che ha mostrato di saper sbrigare con l’improntitudine di chi vuole arrivare lontano. Ci arriverà, magari facendo perno proprio su questo primo exploit che lo introduce nel mondo dei grandi, la prima semifinale nel circuito che conta, ad Anversa, il numero 100 in classifica virtualmente raggiunto, con l’aggiunta di una poltrona da numero 94 nella Race. Mamma Pennetta prova a suggerire di lasciarlo tranquillo, perché i molti elogi creano vortici impetuosi e improvvise depressurizzazioni del proprio stato d’animo, e nessuno potrebbe darle torto sebbene mentre espone il suo affettuoso pensiero, non si riesca a fare a meno di pensare quanto Sinner sia più tranquillo e distante dalle emozioni dell’impetuoso marito di Flavia, l’acciaccato papà Fognini. […] Riccardo Piani che è a capo del “progetto Sinner” ha scelto una doppia via, che da una parte spinga Jannik al confronto diretto con il circuito, dall’altra imponga periodi di ripasso e di sana meditazione, così da abbassare il tasso di eccitazione accumulato nelle giornate di sbornia agonistica. Molte carezze e qualche salutare ceffone. «Non è tempo di guardare alla classifica – dice Riccardo -, ma come il lavoro venga immagazzinato e se le correzioni apportate siano recepite. Jannik ha dalla sua una grande capacità di lavoro e di attenzione. Se è convinto dei nostri consigli si dà da fare per metterli in pratica. Per questo gli chiediamo di non smettere mai di imparare». Messaggio ricevuto: non è importante la semifinale di Anversa, ma le molte semifinali e finali che dovranno arrivare nei prossimi anni. Nel frattempo, ci consentiamo una piccola liaison fra Berretlini n.11 e Sinner virtuale n.100… Sembrano possedere una identica qualità, quella di voler capire i motivi del lavoro che sono chiamati a svolgere. Si chiama “consapevolezza. Splendida parola. Di certo, anche il tetragono Piatti avrà apprezzato come Sinner sia passato dall’ottimo 81% di punti realizzati con una prima di servizio andata però troppe poche volte a segno (52%), del match con Monfls, alla bella tenuta a suon di servizi piatti e filanti (76% e7 ace) messa in mostra nei tre set contro Tiafoe. Non è un caso, insomma, che Jannik abbia risolto così le difficoltà dell’ultimo game contro l’americano n.53 del mondo, quando si è trovato a servire per il match. Il momento più delicato di un confronto che l’ha visto padrone della situazione nel primo set e costretto ad arretrare il raggio d’azione sull’arrembante ritomo di Tiafoe nel secondo. E stato il break al sesto gioco della terza frazione a determinare il distacco definitivo, e quando Jannik si è trovato a un niente dal restituire la dote, sul 5-4 15-40, dopo una volée che più brutta non poteva essere, la reazione è stata fulminea, con 4 servizi piazzati e violenti, sui quail ha preso campo, recuperato e firmato la vittoria Diciotto anni, un mese, 28 giorni giovane italiano in una semifinale Atp e il più giovane in assoluto nell’attualeTopl00. Se la giocherà contro Stan Wawrinka, che l’ha battuto agli Us Open, ma in 4 set e non senza fatica. Un’occasione per misurare i progressi compiuti, direbbe Piatti. Ma c’è un altro semifinalista italiano. È Seppi, che ha battuto Khachanov a Mosca. Un campo che gli piace, sul quale nel 2012 ha vinto uno dei suoi tre titoli. Due della provincia di Bolzano, per questo fine settimana capitale del nostro tennis.

Fate largo a Sinner, è già da top100 (Paolo Rossi, La Repubblica)

Si chiama Sinner ma non ha peccati da espiare, anzi: lui li punisce, gli altri, sui campi di tennis. E poi ha più confidenza con il tedesco (essendo nato a San Candido-Innichen, anche se è di Sesto Pusteria-Sexten) che con l’inglese. Diamo il benvenuto a Jannik Sinner che – a 18 anni, 1 mese e 28 giorni (il conto si fa sul giorno d’inizio del torneo) – è il più giovane semifinalista italiano in un torneo Atp e per oggi nei Top 100, il più giovane di tutti. […] Ad Anversa ha battuto ieri Frances Tiafoe 6-4, 3-6, 6-3 confermando che l’exploit nei quarti (la vittoria su Monfils) non era casuale. In realtà di casuale non c’è un bel niente, e lo ribadisce Massimo Sartori, il coach che lo prese bambino dalle mani del primo maestro (Iteri Mayr), e lo portò da Riccardo Piatti a Bordighera. I due coach lavorano all’unisono. «Ci godiamo quanto succede ad Anversa, ma il progetto è molto più ambizioso», dice senza nascondersi Sartori. «Vedete, Jannik già sei mesi fa giocava così. Perché oggi succede questo, mi chiedete? Perché ha avuto la fortuna di giocare match importanti e confrontare il suo valore. Sappiate però che, nonostante la crescita, noi pensiamo che ci vogliano ancora due anni per completare il suo percorso formativo e portarlo a giocare a un livello altissimo e continuativo». Poi, certo, Piatti e Sartori accettano volentieri i miglioramenti. «Non sono stati gli Us Open e il match con Wawrinka, che oggi si ripete in Belgio e vale la semifinale, ma tutta la trasferta americana ad avergli fatto fare un salto di qualità, l’essersi giocato tutte le partite e non averle buttate vie dietro alibi o giustificazioni». Al ritorno dal torneo gli toccherà il Next Gen di Milano. «Ma saprà gestire l’attenzione dei media, e anche le partite gli serviranno per acquisire altri dati. Questo è lo spirito con cui affrontare le cose». E Sinner non ha paura: «Ne avevo solo quando sciavo, con certe discese davvero ripide. Il tennis no: per questo uso l’istinto. Prima gioco, e poi penso».

La fortuna di avere il coach giusto (Gianni Clerici, La Repubblica)

Jannik Sinner era già predestinato con il nome, chiamandosi, a un dipresso come YannickNoah. Poi ha trovato sul suo cammino Riccardo Piatti, un coach come in Italia non si usava e come non avevano trovato i quattro grandi italiani a lui precedenti: De Stefani, Gardini, Pietrangeli e Panatta. […] Sinner ha anche un coach. Che, abitando nella mia stessa citta, Como, un giorno mi disse – lui di una famiglia di setaioli – «Domani vado a Roma». «Cosa vai afare» chiesi io. «Vado a fare il Maestro» rispose lui. Capii che aveva ragione le due volte che suoi allievi raggiunsero i quarti, Cristiano Caratti in Australia e Renzo Furlan a Parigi. Ora io auguro a Sinner ogni bene, ma non sono in grado di sapere dove finirà questo fenomeno che gioca tutti i colpi come fossero vincenti, diritto o rovescio che siano. Che si permette di battere il più forte dei neri americani, quel Tiafoe che è stato paragonato a Ashe. Quel Tiafoe pieno di muscoli che, se il tennis fosse boxe, farebbe ancor più paura. Domato ieri-in un terzo set di colpi vincenti, con un parziale di dodici punti a quattro, mentre io quasi non credevo a me stesso. Se il bambino, dalle guance rosate e dai capelli rossi inanellati, riuscisse a vincere l’intero torneo, non mi parrebbe una esagerazione.

Resta lucido nelle difficoltà: caratteristica da fuoriclasse (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Salite sulla macchina di Ritorno al Futuro e tornate a due anni fa di questi tempi: aggrappati al talento di Fognini, alla costanza di Seppi, all’applicazione di Lorenzi, mentre si celebravano le virtù di nuove promesse coreane, canadesi oppure greche, ci chiedevamo quando anche noi italiani avremmo tenuto a battesimo il progetto di un fenomeno. Eravamo semplicemente frettolosi, perché la sete del campionissimo ci accompagna da troppo tempo: il seme però era stato gettato, la sinergia tra settore tecnico federale e coach privati, la vera chiave della svolta, stava preparando il terreno per accogliere nuovi tesori. A novembre 2018, Matteo Berrettini si incagliava nel torneo di qualificazione per la wild card italiana alle Next Gen Finals, oggi è ottavo nella Race e con un piede alle altre Finals, quelle vere, dopo una stagione da protagonista, con tanto di semifinale Slam a New York: altroché prossima generazione, lui è già nel presente. E da ieri, ma non era difficile immaginarlo, pure in buona compagnia: Anversa ha benedetto la nascita di un predestinato. Jannik Sinner ha 18 anni e due mesi ma gioca come chi sta sul circuito da secoli: dopo essersi mangiato Monfils giovedì, non ha fallito quella che i maestri di giornalismo un tempo defmivano la «prova del nove», piegando anche Tiafoe. Per timing sulla palla, movimenti, rovescio in spinta, il ragazzo ricorda Andy Murray, con la possibilità di crescere ancora nella solidità complessiva del servizio e nel gioco di volo. Di lui sorprende soprattutto la lucidità nei momenti caldi, cioè la dote dei fuoriclasse, messa in campo anche ieri per avere la meglio sull’americano. […] Non vorremmo mettergli fretta. Il problema è che se la sta dando da solo.

“Ricorda Djokovic ma è all’inizio, riparliamone tra qualche anno” (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Si, èstato bravo. Ma il vero Sinner lo vedremo fra quattro anni….». Smorza, sopisce, soffia sul fuoco Riccardo Piatti. Ma anche al telefono lo capisci che gongola. […] Riccardo, si lasci andare: per Jannik è la prima semifinale, ad appena 18 anni. «Okay: è una vittoria importante, più di quella contro Monf is, perché Tiafoe è attorno al numero 50 Atp e ha più o meno la sua età e rispetto a Gael, che gioca una palla sempre uguale gli offriva più difficoltà. Significa che è già a buon livello, forse anche sopra la media. Ma Jannik resta un giocatore in costruzione. Gioca bene, ma a sprazzi. Resta tanto da lavorare». Lei di giocatori forti ne ha allenati parecchi, da Djokovic a Ljubicic, da Gasquet a Coric: Sinner gliene ricorda qualcuno? «Diciamo che è molto simile. Ma deve dimostrare di sapersi migliorare come loro, di avere la stessa testa. Djokovic è uno che ha lavorato tantissimo su se stesso. Per ora ha fatto tutti i passi giusti, ora sta maturando fisicamente. I prossimi quattro anni saranno decisivi. Non deve perdersi». A Bordighera da qualche mese si allena anche Maria Sharapova: ha dato qualche consiglio a Sinner? Duee settimane fa ho portato Jannik a cena con lei e Marat Safin. Per capire come pensano, come ragionano i numeri uno, dentro e fuori dal campo. Maria ad esempio è una ragazza molto semplice, la sua forza è che sa scegliersi due o tre priorità, il resto non conta. E Marat ha spiegato a Jannik come affrontare certe partite. Facciano un esempio? <Jannik era arrabbiato perché aveva perso contro Kukushkin (kazako, n.58 Atp). `Non sbagliava mai, dovevo sbagliare di meno anch’io’, mi ha detto. Sbagliato: a Maria e Marat ho chiesto come giocavano loro a 18 anni, e tutti e due hanno risposto: non ci preoccupavamo di non fare errori, ma di spingere per vincere. E’ quello che deve fare Jannik. Non deve preoccuparsi di mettere la palla in campo con Kukushkin, ma di migliorare per essere forte domani». Quanto forte? «Fra i più forti. Ma per riuscirci deve continuare così, senza distrazioni, su questo sono molto severo. La forza di Jannik è che va spedito. Adesso è facile, attorno ha tanta gente, ma sapeva farlo già a 15 anni, quando ha perso 35 partite, 6-0 6-1, e nessuno se lo filava». Per Piatti quanto importante è Sinner? «E’ uno de progetti più importanti della mia carriera. La fortuna è che da quando è venuto a Bordighera a 13 anni non ho mai avuto problemi con i genitori o con altri coach. Jannik è molto simpatico e intelligente, il 18enne che tutti vorrebbero come figlio, ma pensa solo a giocare a tennis, e lo fa bene. Una volta gli ho chiesto chi era secondo lui il miglior coach del mondo. `Sei tu’, mi ha risposto. No, gli ho detto. `lo ti metto a disposizione delle opportunità, ma sei tu il miglior coach di te stesso’»

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Capello)

La rassegna stampa di martedì 10 dicembre 2019

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Enrico Capello, Tuttosport)

Fa bei sogni, Lorenzo Sonego. Ieri il tennista torinese, classe 1995, numero 52 del ranking mondiale, è stato premiato a Torino dall’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) Subalpina, presieduta da Federico Calcagno, come atleta piemontese dell’anno. «Un voto alla mia stagione? Otto – spiega – Non avrei mai creduto di entrare nei 50 al mondo così velocemente (è il n. 46), di vincere un torneo sull’erba ad Antalya, di raggiungere i quarti in un Masters 1000 a Montecarlo e di sfidare il mio idolo, Roger Federer, al Roland Garros. Per il 2020, punto a entrare nei primi 20. Devo lavorare sul rovescio e sulla risposta e fare tanta esperienza ad alto livello contro i più forti per imparare a gestire le situazioni dei match e a crearmi una mia identità di gioco». Sonego, che inizierà l’anno con i tornei di Doha e Auckland, ha tre grandi obiettivi sul medio periodo. «Sono ambizioso. Vorrei giocare almeno un’edizione delle ATP Finals a Torino e provare a vincere gli Internazionali d’Italia, perché anche se servizio e dritto mi aiutano sul veloce la mia superficie resta la terra, e la Coppa Davis. Con Berrettini, Fognini e Cecchinato siamo una nazionale forte e completa, solo la Spagna, secondo me, oggi ci è superiore. L’anno prossimo spero sia quello buono per l’insalatiera anche se questa formula concentrata in una settimana non mi piace. Non c’è pubblico e i ritmi forsennati danneggiano noi atleti e lo spettacolo. Qualcosa andrà cambiato» […]

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Vassallo)

La rassegna stampa di domenica 8 dicembre 2019

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Le ragazze del TC Genova sconfitte all’ultimo tiebreak. Scudetto a Prato (Elisabetta Vassallo, Il Secolo XIX)

Per l’ennesima volta le ragazze del Tennis Club Genova arrivano alla finale scudetto e mancano il bersaglio per un soffio. La gara si è svolta a Lucca in due giornate e il team ligure sembrava essere ormai a un passo dal tricolore quando la situazione si è capovolta in favore delle «solite rivali» come il presidente del TC Giovanni Mondini ha definito il TC Prato, ritirando il trofeo del secondo posto. A decidere la sconfitta delle genovesi è stato il long tie break del doppio di spareggio, terminato 10 a 6 per le toscane. Le liguri erano state avanti 5 a 2, poi all’improvviso la situazione si è capovolta, complici alcuni errori sotto rete. Liudmila Samsonova e Alberta Brianti hanno così ceduto a Martina Trevisan e a Kristina Kucova. La competizione tra il TC Genova e il TC Prato era iniziata nel pomeriggio di venerdì quando si sono disputati due incontri: Alberta Brianti ha affrontato Lucrezia Stefanini e dopo due ore e venti minuti di lotta la biancorossa ha ceduto al terzo set 3-6 6-2 5-7. E’ toccato allora alla russa-genovese Liudmila Samsonova (21 anni, 135 Wta) portare il punto dell’1-1 battendo 6-4 6-2 la slovacca Kucova (176 Wta). Le altre partite sono state giocate ieri sino alle 9 di sera e tutte sono state lottate sino all’ultimo. Lucia Bronzetti del TC Genova ha tenuto testa per oltre due ore a Martina Trevisan (157 Wta) prima di arrendersi 4-6 6-4 4-6. Nel pomeriggio, sul 2 a 1 per le toscane, è sceso in campo il doppio: Brianti-Samsonova contro Stefanini-Trevisan. Dopo un set pari, nel long tiebreak il TC Genova è finito sotto 2 a 5, ma punto dopo punto le biancorosse sono riuscite a risalire sino a chiudere 10 a 7. Tutto da rifare: lo scudetto è stato deciso dal doppio di spareggio iniziato poco dopo le 19 con schierata ancora Brianti, 39 anni, che aveva già giocato 4 ore, insieme a Samsonova. Prato ha sostituito Stefanini con Kucova e ha conquistato il sesto scudetto.

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Wozniacki si ritira a 30 anni. “Ho realizzato tutti i sogni. Farò campagne sull’artrite”

La rassegna stampa del 7 dicembre 2019

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Wozniacki si ritira a 30 anni. “Farò campagne sull’artrite” (Marco Calabresi, Corriere della Sera)

A leggere le reazioni delle altre giocatrici, il mondo del tennis non era pronto al ritiro di Caroline Wozniacki. A maggior ragione perché la danese, che deve ancora compiere 30 anni, si stava già allenando per la nuova stagione. Invece ha detto basta, anzi, lo dirà a fine gennaio, al termine degli Australian Open, che con la vittoria di due anni fa hanno rappresentato il punto più alto della sua carriera. Per ufficializzare il suo addio al tennis, Caroline ha usato una lunghissima lettera sui social: «Ho realizzato tutto quello che potevo sognare in campo, ma mi sono detta che ci sono anche altre cose al di fuori del tennis che vorrei fare, e ora è il momento di farle. Sposarmi con David (l’ex cestista Lee, con la cerimonia che si è svolta nel giugno scorso in provincia di Siena, ndr) era una di queste. E poi formare una famiglia, viaggiare e sensibilizzare le persone sull’artrite reumatoide». Malattia che l’ha colpita (e che Wozniacki ha specificato non essere la causa del ritiro), ma che non le ha impedito di proseguire a giocare a tennis. Lo fara ancora per uno Slam: poi, rimarranno solo i trofei (3o titoli in singolare), una vittoria nelle finali Wta, tre Olimpiadi e ben 71 settimane vissute da numero 1 del mondo.

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