Sinner 100 e lode (Scanagatta). Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top 100 e due record nel mirino... il futuro è azzurro (Cocchi, Semeraro, Azzolini, Rossi, Clerici). "Ricorda Djokovic ma è all'inizio" (Semeraro)

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Sinner 100 e lode (Scanagatta). Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top 100 e due record nel mirino… il futuro è azzurro (Cocchi, Semeraro, Azzolini, Rossi, Clerici). “Ricorda Djokovic ma è all’inizio” (Semeraro)

La rassegna stampa del 19 ottobre

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Sinner 100 e lode (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Chi lo ferma più il Pel di Carota della Val Pusteria? Non contento di aver battuto Gael Monfils n. 13 ATP, si è ripetuto nella “prova del nove”. E’ il match che segue il grande exploit e che le immancabili attenzioni rendono più duro, anche se sulla carta l’avversario, in questo caso l’americano di colore Francis Tiafoe, n. 53 del mondo (24 posizioni indietro rispetto al best ranking di febbraio), sembra più debole. Ma di certo Tiafoe, 21 anni, figlio di emigranti della Sierra Leone, era ben più assetato di successi dell’ex n.6 mondiale Monfils. Jannik Sinner, 18 anni il 16 agosto, non si è lasciato distrarre da chi già lo descrive come un fenomeno perché nessun tennista italiano ha mai giocato cosi bene, non è mai stato cosi competitivo a livello dei top-100 già alla sua età: in un’ora e 41 minuti ha battuto il costolone americano (un metro e 87cm come lui, ma ben più possente muscolarmente) 64 36 63. Ha così raggiunto la prima semifinale di un torneo “pro” ATP. E’ già n. 100 del mondo. Così lunedi avremo 9 azzurri nei primi 100. Un record. Lui sarà un posto dietro al siciliano Caruso, n.99. Dalle Alpi alle Piramidi. Alla sua età Barazzutti, top-10 a 24 anni, vinceva l’Orange Bowl fra gli under 18, Panatta, n.4 a 26 anni nel ’76, non giocava neppure con gli adulti. E Matteo Berrettini, n.8 nella Race ATP 2019, fino a 19 anni non aveva neppure un punto ATP. Jannik ne ha già 554. A Sinner, n.551 a a gennaio, non manca nulla. Ha un gran bel servizio, anche se imparerà ad angolarlo di più, ha un dritto pesante che fa già male e con il rovescio bimane fa le buche anche nei tappeti, non solo sulla terra battuta. E ha la personalità di chi non teme di osare. A 13 anni ha lasciato casa e genitori (con i quali parla in tedesco) per trasferirsi alla corte del miglior coach italiano Riccardo Piatti, a Bordighera. Una scelta non facile per un ragazzino. Ma lui voleva fare il tennista. A scoprirlo era stato Massimo Sartori, il coach di Andreas Seppi, l’altro altoatesino che a Mosca ieri ha battuto il n.8 ATP Khachanov. Oggi Jannik ritrova Stan Wawrinka, 34 anni, vittorioso su Simon 63 67 62. Potrebbe essere stanchino. Lo svizzero che ha vinto 3 Slam e che all’US Open lo battè in 4 set dopo una magnifica partita giocata senza alcun timore reverenziale. Ebbe 14 palle break, ne trasformò solo 4. Ah l’esperienza! Lo intervistai subito dopo e mi aspettavo fosse felice di aver giocato sull’Armstrong Stadium davanti a 13.000 spettatori il suo primo tre set su cinque e aver ispirato, all’uscita del campo, addirittura gli applausi ammirati di Wawrinka. Macchè! Jannik era furioso: «Avrei potuto vincere il primo, il secondo e il quarto set!». Capito il ragazzo? Non parlò così da presuntuoso, ma come chi è convinto del fatto suo. L’eccessiva umiltà nello sport non paga. Bisogna crederci. E lui ci crede. Fossi Wawrinka oggi non sarei tranquillo. Su www.ubitennis.com anche l’exploit di Seppi che, battuto Khachanov n.8 Atp, è in semifinale a Mosca, il matrimonio di Nadal e le proteste di mamma Djokovic per i tifosi che non rispettano Novak.

Sinner batte anche Tiafoe. Un giorno da Top100 e due record nel mirino…il futuro è azzurro (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Con quella faccia da bambinetto inesperto, i riccioli rossicci che spuntano sotto il cappellino giallo fluo e le lentiggini, Sinner ti frega. Scende in campo contro gente esperta, da anni sul circuito, li illude di essere un tenero e inesperto teenager e poi li annichilisce. Giovedì, agli ottavi del 250 di Anversa, a cadere nella sua trappola è stato Gael Monfils. Ieri ai quarti è stata la volta di Frances Tiafoe, numero 53 al mondo, e tra i protagonisti delle Next Gen Finals in programma tra due settimane a Milano. Uno scontro diretto tra protagonisti del futuro che ha promosso Sinner. L’altoatesino centra così la prima semifinale Atp della vita che giocherà oggi pomeriggio contro Stan Wawrinka. Vale doppio Una vittoria che vale doppio quella in tre set contro Tiafoe: non solo la semifinale, ma anche una giornata da numero 100 al mondo. Tutto ancora è da decidere, il ranking sarà ufficiale solo lunedì e dietro di lui c’è almeno un giocatore, il giapponese Uchiyama, che potrebbe superarlo, ma il 18enne per almeno 24 ore ha respirato l’aria rarefatta della top 100. […] Una prova convincente quella di ieri, con un primo set chiuso agilmente, e un secondo di appannamento che ha permesso a Tiafoe di rientrare. Quando però si è trattato di chiudere i giochi, l’allievo di Riccardo Piatti ha spinto sull’acceleratore, allungando 4-2 grazie a un passante di rovescio al fulmicotone che ha costretto all’errore Frances. Solo un po’ di (normale) braccino sul 5-3, quando ha concesso al rivale due palle break, ma col servizio (saranno l’80% i punti con la prima) è riuscito facilmente a togliersi dagli impicci e regalarsi una «rivincita» del primo turno Us Open contro Wawrinka. Atteggiamento Mai un momento di stizza, pochi, misurati, e rispettosi i gesti di entusiasmo. Ennesima prova della grande umiltà che contraddistingue il ragazzo della Val Pusteria: «Ha una incredibile cultura del lavoro e un’educazione sempre più rara da trovare tra i ragazzi della sua età», è solito ripetere come un mantra coach Piatti. La stessa educazione che, subito dopo aver conquistato un posto in semifinale, gli fa ringraziare gli organizzatori per l’invito nel tabellone di Anversa. Tutto merito della famiglia che lo ha cresciuto con valori molto solidi e non lo tratta mai da «campioncino». E non lo farà nemmeno se il piccolo di casa dovesse toccare i due record che sta rincorrendo, ovvero diventare il più giovane italiano nella top 100 da Diego Nargiso (che ci riuscì a 18 anni e 5 mesi nell’agosto 1988), e diventare anche il più giovane tra i primi cento al mondo superando Felix Auger Aliassime, che di anni ne ha 19 e due mesi. Numeri che presto potrebbero incastonare Sinner nella storia del tennis, italiano e no. La rivincita Intanto si «accontenta» di essere il più giovane italiano di sempre in una semifinale Atp. Per tentare l’assalto alla finale si affiderà al suo servizio bomba, oltre i 200 km orari: «Credo che il servizio sia stato decisivo nel match contro Tiafoe – ha commentato dopo la partita —. Veramente quando ho servito per il match ho avuto un po’ di tremarella, ma me la sono cavata sempre con la battuta». Oggi alle due del pomeriggio potrà testare la sua crescita degli ultimi due mesi. Dopo la vittoria con Monfils aveva dichiarato di aver imparato molto dall’incontro con Wawrinka agli Us Open, oggi lo troverà di nuovo dall’altra parte della rete: «Sono curioso di vedere come andrà questa volta. Spero proprio che mi dia la rivincita». O Jannik farà in modo di prendersela

Gigante Sinner (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Il ragazzo Jannik Sinner fa parte della leva tennistica dell’anno 2001 e promette benissimo. Trema appena prima di tirare un calcio di rigore – una volée di diritto facile facile – ma poi va in gol: battuto 6-4 3-6 6-3 l’americano Frances Tiafoe, n.53 Atp, oggi ad Anversa gioca la prima semifinale Atp della sua carriera contro il volpone Stan Wawrinka, che di semifinali ne ha già a referto 59. A 18 anni, un mese e 28 giorni, Jannik è il settimo più giovane a riuscirci nel Terzo Millennio, dopo Nadal e un malloppo di top-10 presenti e appena passati. Si farà, il ragazzo. Anzi, è quasi pronto. […] BRIVIDI. «In effetti alla fine ho tremato un po’», ammette lo Spago d’Acciaio, un metro e 88 per 75 chi di resilienza tennistica e (solitamente) calma olimpica. «Però dopo quella volée mi sono resettato, e alla fine credo di aver giocato bene». Quattro palle break su cinque salvate, dieci ace, la solita esultanza ai limiti dell’impercettibile. Magari un cenno a Cristian Brandi, che ad Anversa segue Paolo Lorenzi (con cui Sinner ieri ha passato il turno anche in doppio) ma gli fa da consigliori a fanco di Andrea Volpini per conto di Riccardo Piatti «Ce la ridevamo per quella volée», spiega Cristian. «Adesso vediamo con Wawrinka. Agli Us Open ci ha fatto partita (strappandogli un set, ndr). Questione di pochi punti, e nel tie-break del secondo set Stan ha piazzato cinque ace». Insomma l’idea è di giocarsela alla pari con un signore di 34 anni che ha in bacheca tre Slam. Il tutto dopo aver vinto appena sei match a livello di Atp Tour: CRESCITA. Una crescita da capogiro – a febbraio 2018 non aveva neppure una classifica – ma Janník non è tipo da soffrire di vertigini. A 12 anni era una promessa dello sci, a 13 ha preso il fagottino e da Sesto Pusteria, provincia di Bolzano, ha attraversato l’Italia per domiciliarsi chez Piatti, a Bordighera. Un adolescente con una missione: diventare uno dei migliori. Magari qualcosa di più. «Quando giocavo un paio di volte a settimana il tennis era divertente – ha spiegato – adesso lo è sempre, ma anche qualcosa di diverso. La mia ambizione non è di diventare il più forte in Italia, ma nel mondo. E’ una cosa, però, che richiede tempo e al momento non ci sto pensando troppo». FAMIGLIA. Come confermava ieri pomeriggio anche papà Hans Peter fra un piatto e l’altro servito con mamma Siglinde al rifugio Fondovalle, sopra Sesto Pusteria «No, non abbiamo ancora sentito Jannik, ma siamo molto fieri di quello che sta facendo. Alla classifica non ha mai guardato troppo, ci ha sempre detto che il suo obiettivo era imparare a giocare bene a tennis». Coach Piatti, che da cinque anni lo cura come un fiore di serra, sottoscrive. SCONFITTE. Del resto a 15 anni Jannik perdeva sempre, ‘e a quell’età di solito giochi i tornei junior – racconta – ma il mio team mi ha sempre detto che avevo il livello per giocare fra i grandi». Nel 2019 ha iniziato a vincere spessissimo, gustandosi ogni scalino: dai 15 mila e 25 dollari Futures (vittoria a Trento e Santa Margherita di Pula) ai Challenger (vittoria a Bergamo e Lexington). Il debutto Atp, e la prima vittoria in tabellone, sono arrivati all’Atp 250 di Budapest, il primo 1000 a Roma, il primo 500 ad Halle, l’esordio negli Slam a New York. La calma è sempre stata il suo forte, insieme al ritmo soffocante da fondo, al servizio che viaggia sereno sopra i 200 all’ora, alla capacità di andarsi a cercare il punto a rete. Om si stanno aggiungendo un po’ di muscoli, e tonnellate di fiducia. FUTURO. Dopo Anversa, comunque vada, ci sarà un’altra wild card per il 500 di Vienna, poi le Next Gen Finals di Milano. «Non mi spaventa giocare con i più forti, anche perdere mi serve: ad andare più veloce in futuro». I grandi giocatori li vedi dal coraggio, oltre che dalla fantasia.

Prodigio Sinner (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Lui batte Tiafoe, e gli altri dibattono su di lui. Vanno così le cose nel mondo degli adulti, Jannick Slnner dovrà farsene una ragione e non sarà così facile come passare nel tritatutto Gael Monfils e superare in dribbling Frances Tiafoe nel corso di un infuocato terzo set, pratiche che ha mostrato di saper sbrigare con l’improntitudine di chi vuole arrivare lontano. Ci arriverà, magari facendo perno proprio su questo primo exploit che lo introduce nel mondo dei grandi, la prima semifinale nel circuito che conta, ad Anversa, il numero 100 in classifica virtualmente raggiunto, con l’aggiunta di una poltrona da numero 94 nella Race. Mamma Pennetta prova a suggerire di lasciarlo tranquillo, perché i molti elogi creano vortici impetuosi e improvvise depressurizzazioni del proprio stato d’animo, e nessuno potrebbe darle torto sebbene mentre espone il suo affettuoso pensiero, non si riesca a fare a meno di pensare quanto Sinner sia più tranquillo e distante dalle emozioni dell’impetuoso marito di Flavia, l’acciaccato papà Fognini. […] Riccardo Piani che è a capo del “progetto Sinner” ha scelto una doppia via, che da una parte spinga Jannik al confronto diretto con il circuito, dall’altra imponga periodi di ripasso e di sana meditazione, così da abbassare il tasso di eccitazione accumulato nelle giornate di sbornia agonistica. Molte carezze e qualche salutare ceffone. «Non è tempo di guardare alla classifica – dice Riccardo -, ma come il lavoro venga immagazzinato e se le correzioni apportate siano recepite. Jannik ha dalla sua una grande capacità di lavoro e di attenzione. Se è convinto dei nostri consigli si dà da fare per metterli in pratica. Per questo gli chiediamo di non smettere mai di imparare». Messaggio ricevuto: non è importante la semifinale di Anversa, ma le molte semifinali e finali che dovranno arrivare nei prossimi anni. Nel frattempo, ci consentiamo una piccola liaison fra Berretlini n.11 e Sinner virtuale n.100… Sembrano possedere una identica qualità, quella di voler capire i motivi del lavoro che sono chiamati a svolgere. Si chiama “consapevolezza. Splendida parola. Di certo, anche il tetragono Piatti avrà apprezzato come Sinner sia passato dall’ottimo 81% di punti realizzati con una prima di servizio andata però troppe poche volte a segno (52%), del match con Monfls, alla bella tenuta a suon di servizi piatti e filanti (76% e7 ace) messa in mostra nei tre set contro Tiafoe. Non è un caso, insomma, che Jannik abbia risolto così le difficoltà dell’ultimo game contro l’americano n.53 del mondo, quando si è trovato a servire per il match. Il momento più delicato di un confronto che l’ha visto padrone della situazione nel primo set e costretto ad arretrare il raggio d’azione sull’arrembante ritomo di Tiafoe nel secondo. E stato il break al sesto gioco della terza frazione a determinare il distacco definitivo, e quando Jannik si è trovato a un niente dal restituire la dote, sul 5-4 15-40, dopo una volée che più brutta non poteva essere, la reazione è stata fulminea, con 4 servizi piazzati e violenti, sui quail ha preso campo, recuperato e firmato la vittoria Diciotto anni, un mese, 28 giorni giovane italiano in una semifinale Atp e il più giovane in assoluto nell’attualeTopl00. Se la giocherà contro Stan Wawrinka, che l’ha battuto agli Us Open, ma in 4 set e non senza fatica. Un’occasione per misurare i progressi compiuti, direbbe Piatti. Ma c’è un altro semifinalista italiano. È Seppi, che ha battuto Khachanov a Mosca. Un campo che gli piace, sul quale nel 2012 ha vinto uno dei suoi tre titoli. Due della provincia di Bolzano, per questo fine settimana capitale del nostro tennis.

Fate largo a Sinner, è già da top100 (Paolo Rossi, La Repubblica)

Si chiama Sinner ma non ha peccati da espiare, anzi: lui li punisce, gli altri, sui campi di tennis. E poi ha più confidenza con il tedesco (essendo nato a San Candido-Innichen, anche se è di Sesto Pusteria-Sexten) che con l’inglese. Diamo il benvenuto a Jannik Sinner che – a 18 anni, 1 mese e 28 giorni (il conto si fa sul giorno d’inizio del torneo) – è il più giovane semifinalista italiano in un torneo Atp e per oggi nei Top 100, il più giovane di tutti. […] Ad Anversa ha battuto ieri Frances Tiafoe 6-4, 3-6, 6-3 confermando che l’exploit nei quarti (la vittoria su Monfils) non era casuale. In realtà di casuale non c’è un bel niente, e lo ribadisce Massimo Sartori, il coach che lo prese bambino dalle mani del primo maestro (Iteri Mayr), e lo portò da Riccardo Piatti a Bordighera. I due coach lavorano all’unisono. «Ci godiamo quanto succede ad Anversa, ma il progetto è molto più ambizioso», dice senza nascondersi Sartori. «Vedete, Jannik già sei mesi fa giocava così. Perché oggi succede questo, mi chiedete? Perché ha avuto la fortuna di giocare match importanti e confrontare il suo valore. Sappiate però che, nonostante la crescita, noi pensiamo che ci vogliano ancora due anni per completare il suo percorso formativo e portarlo a giocare a un livello altissimo e continuativo». Poi, certo, Piatti e Sartori accettano volentieri i miglioramenti. «Non sono stati gli Us Open e il match con Wawrinka, che oggi si ripete in Belgio e vale la semifinale, ma tutta la trasferta americana ad avergli fatto fare un salto di qualità, l’essersi giocato tutte le partite e non averle buttate vie dietro alibi o giustificazioni». Al ritorno dal torneo gli toccherà il Next Gen di Milano. «Ma saprà gestire l’attenzione dei media, e anche le partite gli serviranno per acquisire altri dati. Questo è lo spirito con cui affrontare le cose». E Sinner non ha paura: «Ne avevo solo quando sciavo, con certe discese davvero ripide. Il tennis no: per questo uso l’istinto. Prima gioco, e poi penso».

La fortuna di avere il coach giusto (Gianni Clerici, La Repubblica)

Jannik Sinner era già predestinato con il nome, chiamandosi, a un dipresso come YannickNoah. Poi ha trovato sul suo cammino Riccardo Piatti, un coach come in Italia non si usava e come non avevano trovato i quattro grandi italiani a lui precedenti: De Stefani, Gardini, Pietrangeli e Panatta. […] Sinner ha anche un coach. Che, abitando nella mia stessa citta, Como, un giorno mi disse – lui di una famiglia di setaioli – «Domani vado a Roma». «Cosa vai afare» chiesi io. «Vado a fare il Maestro» rispose lui. Capii che aveva ragione le due volte che suoi allievi raggiunsero i quarti, Cristiano Caratti in Australia e Renzo Furlan a Parigi. Ora io auguro a Sinner ogni bene, ma non sono in grado di sapere dove finirà questo fenomeno che gioca tutti i colpi come fossero vincenti, diritto o rovescio che siano. Che si permette di battere il più forte dei neri americani, quel Tiafoe che è stato paragonato a Ashe. Quel Tiafoe pieno di muscoli che, se il tennis fosse boxe, farebbe ancor più paura. Domato ieri-in un terzo set di colpi vincenti, con un parziale di dodici punti a quattro, mentre io quasi non credevo a me stesso. Se il bambino, dalle guance rosate e dai capelli rossi inanellati, riuscisse a vincere l’intero torneo, non mi parrebbe una esagerazione.

Resta lucido nelle difficoltà: caratteristica da fuoriclasse (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Salite sulla macchina di Ritorno al Futuro e tornate a due anni fa di questi tempi: aggrappati al talento di Fognini, alla costanza di Seppi, all’applicazione di Lorenzi, mentre si celebravano le virtù di nuove promesse coreane, canadesi oppure greche, ci chiedevamo quando anche noi italiani avremmo tenuto a battesimo il progetto di un fenomeno. Eravamo semplicemente frettolosi, perché la sete del campionissimo ci accompagna da troppo tempo: il seme però era stato gettato, la sinergia tra settore tecnico federale e coach privati, la vera chiave della svolta, stava preparando il terreno per accogliere nuovi tesori. A novembre 2018, Matteo Berrettini si incagliava nel torneo di qualificazione per la wild card italiana alle Next Gen Finals, oggi è ottavo nella Race e con un piede alle altre Finals, quelle vere, dopo una stagione da protagonista, con tanto di semifinale Slam a New York: altroché prossima generazione, lui è già nel presente. E da ieri, ma non era difficile immaginarlo, pure in buona compagnia: Anversa ha benedetto la nascita di un predestinato. Jannik Sinner ha 18 anni e due mesi ma gioca come chi sta sul circuito da secoli: dopo essersi mangiato Monfils giovedì, non ha fallito quella che i maestri di giornalismo un tempo defmivano la «prova del nove», piegando anche Tiafoe. Per timing sulla palla, movimenti, rovescio in spinta, il ragazzo ricorda Andy Murray, con la possibilità di crescere ancora nella solidità complessiva del servizio e nel gioco di volo. Di lui sorprende soprattutto la lucidità nei momenti caldi, cioè la dote dei fuoriclasse, messa in campo anche ieri per avere la meglio sull’americano. […] Non vorremmo mettergli fretta. Il problema è che se la sta dando da solo.

“Ricorda Djokovic ma è all’inizio, riparliamone tra qualche anno” (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

Si, èstato bravo. Ma il vero Sinner lo vedremo fra quattro anni….». Smorza, sopisce, soffia sul fuoco Riccardo Piatti. Ma anche al telefono lo capisci che gongola. […] Riccardo, si lasci andare: per Jannik è la prima semifinale, ad appena 18 anni. «Okay: è una vittoria importante, più di quella contro Monf is, perché Tiafoe è attorno al numero 50 Atp e ha più o meno la sua età e rispetto a Gael, che gioca una palla sempre uguale gli offriva più difficoltà. Significa che è già a buon livello, forse anche sopra la media. Ma Jannik resta un giocatore in costruzione. Gioca bene, ma a sprazzi. Resta tanto da lavorare». Lei di giocatori forti ne ha allenati parecchi, da Djokovic a Ljubicic, da Gasquet a Coric: Sinner gliene ricorda qualcuno? «Diciamo che è molto simile. Ma deve dimostrare di sapersi migliorare come loro, di avere la stessa testa. Djokovic è uno che ha lavorato tantissimo su se stesso. Per ora ha fatto tutti i passi giusti, ora sta maturando fisicamente. I prossimi quattro anni saranno decisivi. Non deve perdersi». A Bordighera da qualche mese si allena anche Maria Sharapova: ha dato qualche consiglio a Sinner? Duee settimane fa ho portato Jannik a cena con lei e Marat Safin. Per capire come pensano, come ragionano i numeri uno, dentro e fuori dal campo. Maria ad esempio è una ragazza molto semplice, la sua forza è che sa scegliersi due o tre priorità, il resto non conta. E Marat ha spiegato a Jannik come affrontare certe partite. Facciano un esempio? <Jannik era arrabbiato perché aveva perso contro Kukushkin (kazako, n.58 Atp). `Non sbagliava mai, dovevo sbagliare di meno anch’io’, mi ha detto. Sbagliato: a Maria e Marat ho chiesto come giocavano loro a 18 anni, e tutti e due hanno risposto: non ci preoccupavamo di non fare errori, ma di spingere per vincere. E’ quello che deve fare Jannik. Non deve preoccuparsi di mettere la palla in campo con Kukushkin, ma di migliorare per essere forte domani». Quanto forte? «Fra i più forti. Ma per riuscirci deve continuare così, senza distrazioni, su questo sono molto severo. La forza di Jannik è che va spedito. Adesso è facile, attorno ha tanta gente, ma sapeva farlo già a 15 anni, quando ha perso 35 partite, 6-0 6-1, e nessuno se lo filava». Per Piatti quanto importante è Sinner? «E’ uno de progetti più importanti della mia carriera. La fortuna è che da quando è venuto a Bordighera a 13 anni non ho mai avuto problemi con i genitori o con altri coach. Jannik è molto simpatico e intelligente, il 18enne che tutti vorrebbero come figlio, ma pensa solo a giocare a tennis, e lo fa bene. Una volta gli ho chiesto chi era secondo lui il miglior coach del mondo. `Sei tu’, mi ha risposto. No, gli ho detto. `lo ti metto a disposizione delle opportunità, ma sei tu il miglior coach di te stesso’»

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Troppo Nadal, Sonego travolto (Crivelli, Giammò, Azzolini). Il futuro è adesso (Bertolucci)

La rassegna stampa di domenica 3 luglio 2022

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Nadal con il trucchetto si lamenta per le urla (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il veleno arriva in coda a una partita fin lì senza pathos, dominata con imperiosa autorevolezza da Nadal senza concedere il minimo appiglio tecnico a un Sonego impotente. Ma alle 20.20 locali, con la luce naturale declinante, si decide di chiudere il tetto e di illuminare artificialmente il Centrale. Rafa è avanti di due set e di un break (4-2) e aspetta solo di celebrare la fine dell’ennesimo rito vincente, anche se avrebbe voluto continuare senza l’intoppo della sosta forzata. E infatti la pausa, durata in tutto venti minuti (il tetto è pronto in 10 ma non viene azionato subito, e completata l’operazione i giocatori fanno di nuovo il riscaldamento) raffredda gli ardori dello spagnolo, che nell’ottavo game perde per la prima volta il servizio e rimette in corsa Sonego. È li che, con un pizzico d’astuzia e il peso del blasone, Nadal chiama a rete l’avversario e, peraltro in toni civilissimi, si lamenta delle sue urla mentre gli scambi sono ancora In corso. Sonego, stranito, lancia sguardi di sorpresa verso l’arbitro francese Dumusois, chiede conforto e spiegazioni che non arrivano. A ogni modo, con il turno di servizio per salire 5-4, Lorenzo si incarta e perde la battuta, consegnandosi così alla sconfitta. Al momento del saluto finale, un lungo ma sereno conciliabolo tra i due servirà a ristabilire la pace. A mente fredda, però, l’italiano continuerà a ritenere un piccolo sopruso il gesto di Nadal: «Può succedere nei tornei di terza categoria o tra veterani ma non a questi livelli. Doveva rivolgersi all’arbitro, non chiamarmi a rete, anche se lo ha fatto con educazione. E poi è vero che grido in campo, ma lo faccio sempre e soltanto dopo aver ottenuto II punto. Certamente l’episodio in quel momento mi ha condizionato, alla fine mi ha chiesto scusa e ci siamo chiariti. Sulla partita, c’è poco da dire: nei primi due set è stato fenomenale, ha disinnescato tutte le mie armi». Rafa, come sempre sfiora la perfezione quando l’ostacolo richiede di alzare il livello: «La mia miglior partita del torneo contro l’avversario che aveva le caratteristiche più adatte per mettermi in difficoltà sull’erba. Non c’è stata malizia quando mi sono rivolto a lui, lo dico dal profondo del cuore. Se si è sentito offeso gli chiedo davvero scusa, ma non l’ho fatto con animo cattivo. Gli auguro di proseguire la stagione alla grande». […]

Troppo Nadal, Sonego travolto (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

E’ della Spagna il primo punto del doppio confronto con l’Italia che oggi vivrà il suo secondo atto con la sfida tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Troppo forte Rafa Nadal per Lorenzo Sonego, una vittoria mai in discussione, quella del maiorchino, che ne rilancia la candidatura tra i favoriti di questo Slam confermando anche la bontà della terapia a cui ha sottoposto il suo piede malandato dopo il Roland Garros. La testa di serie n.2 ha impiegato poco più di un’ora per portarsi sul 2-4 in un crescendo di colpi e soluzioni che non lasciavano trasparire alcun indizio circa le precarie condizioni fisiche con cui ha dovuto fare i conti in questa prima metà di stagione. Se l’anno scorso la sconfitta per Sonego aveva in sé il suono riconciliante del ‘puf…puf… puf’ del tennis di Federer, quest’anno i colpi usciti dalla racchetta dello spagnolo hanno risuonato per lui su quello stesso campo come i rintocchi di un’inesorabile sentenza. A ritardarne l’esecuzione non poteva bastare l’ottimismo con cui l’italiano si era calato nel match («l’erba è la superficie migliore per provare a batterlo»), occorreva anche altro: una strategia, poca propensione all’errore e la capacità di mantenere il suo gioco su standard più elevati rispetto alle sue ultime uscite. Al contrario, fin dalle prime battute, Nadal ha cominciato a macinare gioco tessendo una tela che in breve ha finito col soffocare il piemontese. A Sonego va dato almeno merito di non aver alzato bandiera bianca. Ma la lezione è di quelle severe, perché era da tempo che non assistevamo a un Sonego così impotente di fronte al tennis altrui, lui che sempre con tempra e coraggio era riuscito a colmare le iniziali distanze che lo separavano da avversari dal ranking migliore. Per quanto severa pero non cancella quanto di buono fatto dall’azzurro durante il torneo, autore di due vittorie diverse tra loro ma altrettanto convincenti per conduzione e caratura degli avversari. Farne tesoro sarà adesso importante per calibrare bene i prossimi step, magari ripensando e ripartendo da quell’ottavo game del terzo set in cui Sonego è riuscito a strappare a zero il servizio al suo avversario. In nessun altro sport le cose possono cambiare così in fretta come nel tennis, e anche se Nadal si è dimostrato ancora una volta impermeabile a crisi di questo tipo restituendo subito il break, quel po’ di nervosismo da lui tradito per l’unico passaggio a vuoto che ha concesso all’azzurro l’unico break della partita E qui le proteste di Nadal. Il maiorchino si è lamentato prima con l’arbitro quindi con lo stesso Sonego, “convocato” a rete, per rimproverargli un grido di troppo durante lo scambio. Un siparietto che si è ripetuto al termine del match (6-1 6-2 6-4), con il torinese visibilmente contrariato e lo spagnolo con un altrettanto visibile piglio da maestro. «Mi dispiace moltissimo se gli ho dato fastidio – ha poi dichiarato lo spagnolo a fine match – volevo dirgli qualcosa e volevo farlo in modo gentile e mi dispiace tantissimo che ci sia rimasto male» . […]

Duellanti ai ferri corti (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Esiste un linguaggio dei campioni. Lorenzo Sonego ne era al comente, lo aveva già sperimentato con Federer, proprio sullo stesso Centre Court un anno fa. E pure con Djokovic che una volta ha battuto a Vienna e un’altra, in una notte romana, ha spinto fino al terzo set. E’ una lingua composta quasi esclusivamente da segnali, da articolazioni fonetiche, assai semplificate, il più delle volle gutturali. La domanda utile, per inoltrarsi nella lingua dei Rafa e dei Roger è la seguente: che cosa c’è sotto? Normalmente, la risposta è opposta al divenire dei fatti. L’esempio è facile trarlo dallo stesso match di ieri tra Nadal e Sonego, su un Centre Court ormai spelacchiato a metà. Mi sta tritando, è la domanda che inevitabilmente Sonego è stato indotto a porsi, dopo i primi due set che sulla propria autostima hanno avuto l’effetto di uno tsunami… Gli sto antipatico? No. Nessuna antipatia. Sono un bocconcino troppo comodo per lui? No, anche in questo caso. E allora? Mi teme? No, ci mancherebbe altro. Rafa non teme nessuna Ma la risposta è già più appropriata. L’urgenza di Nadal nel condurre così rapidamente la propria azione di smantellamento dei capisaldi del tennis di Sonny, nasce dalla buona considerazione che lo spagnolo ha del nostro. Ha ritenuto questo match tra quelli difficili nella fase iniziale del torneo. E lo ha detto a fine partita nell’intervista in campo. E ha scelto di giocare al massimo della sue attuali possibilità. Il risultato è quello che si è visto, ormai agli atti. In tutti e tre i set, Rafa ha fatto il break alla prima occasione. Match non c’è stato, sebbene Sonego uscito dal frullatore dei primi due set, abbia tenuto il campo (e gli scambi con Rafa) in modo più adeguato. Nel terzo il punteggio è stato sempre più vicino, e dopo lo stop di una ventina di minuti dovuto alla chiusura del tetto, per poter accendere le luci e trasformare il match in una notturna (una richiesta che Lore aveva già rivolto in più occasioni all’arbitro), Sonego ha avuto modo di ottenere l’unico break del suo incontro e pareggiare quello di Rafa, riportando il punte o sul 4 pari. E’ stato alla fine di quel game che Rafa ha organizzato un insolito cazziatone pubblico a Sonny. Lo ha chiamato a rete per chiedergli di smetterla con i suoi grunt. Conclusione mesta del match. In tutti i sensi. Subìto il break Rafa se l’è subito ripreso e la partita è finita lì. Ma le incomprensioni non fanno bene al tennis, vanno chiarite subito. «Voglio andare subito da lui per spiegarmi», spiega infatti Rafa. «Io gli ho posto un problema, ma ho cercato di farlo senza animosità alcuna. Mi dispiacerebbe se lui l’avesse presa male. Il suo grunting, sul campo, è molto forte, vivace e a tetto chiuso rimbomba ovunque. Gliel’ho detto, proprio perché era una situazione insolita». […]

Il futuro è adesso (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Se guardiamo all’età, nell’ottavo di oggi si affronteranno due sbarbatelli: 40 anni e 29 giorni in coppia. Nella seconda settimana di Wimbledon, bisogna risalire all’edizione del 1985 per trovare una partita con protagonisti più giovani nella somma degli anni: quarto di finale tra Becker e Leconte, 39 anni e sette mesi. Tuttavia, se guardiamo all’aspetto tennistico, quella tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz è la sfida tra i futuri dominatori del ranking mondiale. L’erba è ostica e richiede esperienza. Entrambi, prima di questo Wimbledon, avevano maturato pochissima esperienza sull’erba: Alcaraz ci aveva giocato due partite con una vittoria e una sconfitta, Sinner quattro senza mai ottenere un successo. I prati necessitano di tempo prima di dare confidenza, ma la forza di entrambi è che posseggono l’intelligenza e la struttura tecnica per imparare in fretta. Forse non sarà mai la loro superficie preferita, ma la capacità di adattamento, l’equilibrio tra tutti gli aspetti del gioco e la velocità di apprendimento lasciano ben sperare. E poi, alla quarta partita, i campi sono sicuramente più lenti: aspettiamoci dunque una partita più vicina ai canoni della terra. Aggressione da fondo, continuità nel pressing. Jannik secondo me non parte favorito, visti i precedenti e le caratteristiche tecniche dell’avversario. Inutile cercare di impostare la partita su una diagonale piuttosto che sull’altra. Al centro dell’attenzione metterei però la capacità di condurre le danze senza dover arretrare. Un pressing asfissiante lontano dal tennis percentuale potrebbe rivelarsi un fattore decisivo. La sfida contro Isner, per Sinner, è stata giocata a cento all’ora ma su pochi scambi; oggi, invece, il nostro dovrà essere in grado di mantenere la stessa velocità per un intervallo di tempo ben più superiore. Le altre armi, servizio e risposta, cambiano gli equilibri. Se la strategia è chiara, essa tuttavia va realizzata attraverso due armi fondamentali: la percentuale del servizio e la qualità della risposta. Un alto numero di prime, e l’abilità di leggere le traiettorie della battuta altrui rimettendo in gioco il maggior numero di palle, sarà alla base del successo tanto per l’azzurro quanto per lo spagnolo, perché consentirà di prendere in mano lo scambio, dettando ritmi e velocità sottraendosi all’immediata aggressione dell’avversario. […] La sfida contro un torello come Alcaraz rappresenta un test probante anche per valutare I progressi di Sinner sotto il profilo della resistenza. La testa. Sono simili: solidi e determinati. Su una cosa tutti gli esperti concordano: per mentalità, Sinner e Alcaraz sono decisamente i più forti giocatori della loro generazione. La loro testa, cioè, è già resettata per tutti i dettagli che devono formare un campione: malgrado la giovane età, sono professionisti che ragionano per l’obiettivo massimo, e questa determinazione si riverbera già sulla preparazione. Jannik e Carlos affrontano senza battere ciglio allenamenti da supermen, consapevoli che solo attraverso il sudore e il sacrificio si ottengono quel miglioramenti che servono a ottenere in campo i risultati desiderati. Sinner ci aggiunge un’altra qualità straordinaria: quando si trova di fronte a circostanze avverse, con le spalle al muro, in bilico sullo strapiombo riesce, nonostante tutto e contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà e a superarle in virtù di un cuore e un cervello da campione. Sorprende per la capacità di sopportare lo stress e la pressione senza abbattersi e addirittura è capace di reagire di fronte alle avversità. È in grado di prendere decisioni risolutive in pochi istanti con la naturalezza di un giocatore esperto e navigato. Possiede il «rifiuto della sconfitta», una dote che lo accomuna senz’altro all’avversario odierno: Alcaraz ormai ha dimostrato ampiamente di non soffrire la pressione ed anzi si esalta nel clima da battaglia e di fronte ai rivali più forti, senza venirne soggiogato dal blasone. Ecco perché la sfida di oggi è l’anticipazione di una rivalità destinata a cambiare il destino del tennis del futuro.

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Sonego e Sinner speranze azzurre (Crivelli). Sonego si regala un giorno con Nadal (Giammò). Sonego torna a essere Sonego (Azzolini)

La rassegna stampa di venerdì 1 luglio 2022

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Sonego e Sinner speranze azzurre (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Se Wimbledon è il paradiso, come lo ha definito Sinner ammirato dalla perfezione di ogni dettaglio, le chiavi per accedervi richiedono giustamente la celebrazione di cerimonie sovrannaturali. Perso per Covid Berrettini, che aspirava decisamente ad ascendere al cielo, l’Italia del tennis, mai così poco rappresentata al terzo turno dal 2013, si aggrappa al fattore S, quello di Sonego e Sinner; ma l’ammissione alla visione celeste della seconda settimana richiede di passare attraverso esami terribili contro Nadal e Isner, cioè il vincitore di 22 Slam, tra cui due su questi prati nel 2008 e nel 2010, e il gigante americano redivivo capace di servire 90 ace in 50 turni di servizio, che significa in pratica partire quasi da 30-0 a ogni game di battuta: sull’erba, un’arma più che letale. Lollo si guadagna i galloni dell’affascinante sfida di domani con Rafa, probabilmente il Centrale, sul quale era stato sconfitto da Federer un anno fa, grazie alla miglior partita dell’anno, con la mortifera combinazione servizio-dritto a scardinare i tagli mancini del francese Gaston. Così, dopo aver affrontato due volte il Maestro di Basilea e due volte Djokovic, Sonego ha l’onore di incrociare la terza persona della trinità, che sta coltivando sotto traccia sogni di Grande Slam: «Fisicamente credo che Nadal stia bene, perché quest’anno i tornei importanti che ha giocato li ha vinti tutti, anche se magari sull’erba fa più fatica rispetto alla terra e al cemento. Le mie armi per batterlo sono sicuramente il servizio e il dritto. Non dovrò assolutamente giocare sulla difensiva, ma attaccare e rischiare. La palla qui salta meno e di solito rimane all’altezza del fianco: Rafa cercherà di farmi giocare tanti rovesci e dovrò fare in modo che i miei colpi siano profondi e veloci. L’evoluzione del mio tennis mi ha portato a cercare di fare il punto invece di attendere. Sono nato per difendermi, ma ora gioco per attaccare. Aspettare, a questi livelli, non paga mai». Lorenzo alla carica: contro i big ha sempre trovato motivazioni ed energie supplementari. Certo, la strada per un viaggio agli ottavi resta impervia, per lui e anche per Jannik, che tuttavia la sta percorrendo con la consapevolezza di una crescita graduale su una superficie ancora da digerire. Il test di oggi pomeriggio contro i due metri e otto di Isner e i suoi traccianti record al servizio (con una prima a 253km/h detiene il primato nella classifica riconosciuta dall’Atp), è il primo vero step di apprendimento per un ragazzo che sull’erba non aveva mai vinto una partita Atp fino a lunedì: «Non ho cambiato la mia routine della vigilia – racconta davanti a un caffé – perché sono abituato a concentrarmi sul mio gioco: so che devo tenere lo scambio io e non dargli occasioni sul mio servizio. Lui ha la miglior battuta del circuito, dovrò provare a leggere le traiettorie e poi sarà fondamentale l’aspetto mentale, perché non mi darà ritmo e dovrò abituarmi in fretta anche a una partita sporca, magari brutta. Dovrò avere un equilibrio perfetto in campo». […]

Sonego si regala un giorno con Nadal (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

Dopo Jannik Sinner impegnato oggi contro John Isner, l’Italia porta un altro uomo al terzo turno di Wimbledon. Merito di Lorenzo Sonego, che ieri in tre set (7-6(6), 6-4, 6-4) si è disfatto di Hugo Gaston al termine di una partita combattuta all’inizio e progressivamente risoltasi in suo favore. Partite ricche di insidie, quelle contro avversari simili. Sonego è giocatore che continua a dimostrarsi in crescita proprio perché in crescita sono ormai le sue prestazioni in match come quello di ieri. Giocare al meglio dei cinque set è condizione poi che ben si accorda a uno spirito che non conosce arrendevolezza e che sembra ricavare sempre più fiducia da risultati simili. Ieri il francese, intuita la consistenza del suo avversario nello scambio prolungato, ha provato a cambiare ritmo affidandosi a diverse smorzate che Sonego non solo è riuscito a disinnescare, ma da cui ha saputo anche innescare i suoi contrattacchi, tra lo stupore del pubblico presente. Adesso per Sonego il premio per il terzo turno sarà una sfida contro Nadal, lui che l’anno scorso aveva salutato il torneo sul Centrale perdendo da Federer. E non poteva esserci avversario migliore per tornare a specchiarsi su quel campo: crescita, progressi, solidità. Un anno dopo Rafa ci dirà quanta strada è stata fatta. «Dovesse essere Nadal? – ha scherzato Sonego a fine match – beh, lui è uno che ha vinto qualcosa ma forse l’erba è la superficie migliore per incontrarlo. Difendersi qui non conviene a nessuno e dovrei provare a essere aggressivo sia col servizio che col dritto. […] L’evoluzione del mio gioco è arrivata quando ho capito di poter contare su due armi come servizio e dritto e che dovevo andare a cercami il punto. A questo livello non si può aspettare».

Sonego torna a essere Sonego (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Un bel tweener non si nega a nessuno. Palla tra le gambe e via, fronte-retro, spalle alla rete in assetto di corsa come insegnò Vilas (ora lo chiamavano Gran Willy), o in demi volée, alla Kyrgios. E alla Gaston, íl francese meno fortunato dell’originale disneyano che Sonego ha attratto nel Palio dei Tweener, e si è fatto cogliere impreparato e un bel po’ balbettante sulla chiusura in volée del torinese. Metà primo set di una giornata che Gipo Arbino definisce la migliore del suo Lorenzo da lungo tempo a questa parte. «Finalmente in palla su tutti i colpi, in pace con se stesso e propositivo come voglio io». Tre set vista Rafa cui Sonny è felicemente arrivato nel momento migliore della sua stagione, quello in cui si sta ritrovando dopo infiniti alti e bassi. Pronto a regalare un tweener anche a Rafa. «Sarò propositivo. E’ vero, nasco difensore; da bimbetto lo ero a pieno titolo. Ma ho lavorato tantissimo per diventare più aggressivo. E propositivo, appunto. II tennis di oggi è così, e se non giochi per fare il punto, non arrivi da alcuna parte». Concetto ripreso e perfezionato da coach Arbino, che si dichiara grande appassionato di tutti coloro che non avevano le carte in regola per confrontarsi con i superatleti di oggi, ma non hanno rinunciato a essere aggressivi. «Guardateli, gente come Schwartzman, o anche Ruud, che certo non hanno i centimetri. Saltano sulla palla e la colpiscono come se non ci fosse un domani. Io li ammiro». Con Sonego è stato utile aspettare, la crescita ha portato i centimetri che servivano. «Ma convincerlo a lasciare le amate barricate difensive, è stato un lavoro lungo, insieme di convincimento e di pungolo». […]

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Berrettini, che sfortuna (Crivelli). Berrettini esemplare (Azzolini). Berrettini Covid, Wimbledon trema (Giammò). Orgoglio e fatica. Serena cede ai suoi 40 anni (Crivelli)

La rassegna stampa di mercoledì 29 giugno 2022

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Berrettini, che sfortuna (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Fuori prima ancora di scendere in campo. Le ambizioni che vanno in frantumi, le altissime aspettative personali ridotte in cenere da quel fuoco subdolo che si chiama Covid. Pensavamo fosse un incubo ormai lontano, e invece si è insinuato di nuovo, pesantemente tra di noi. Berrettini non giocherà a Wimbledon: un tampone positivo effettuato ieri mattina lo priva della possibilità di difendere la finale dell’anno scorso e soprattutto di andare oltre quel risultato, provando a vincere come gli pronosticavano tutti i bookmakers appena dietro il campione in carica Djokovic, che eventualmente avrebbe ritrovato all’ultimo atto, per una rivincita attesissima e scintillante. E così Matteo piomba di nuovo nel baratro apparentemente senza fondo del guai di salute che dal gennaio 2021, dal ritiro agli Australian Open prima degli ottavi con Tsitsipas a causa di uno strappo addominale, allungano ombre sulla sua carriera. Il conto con la sfortuna, adesso, comincia a farsi pesantissimo e se è vero che l’allievo di Santopadre è sempre uscito più forte dalle pause forzate, questa mazzata richiederà energie mentali supplementari per essere metabolizzata. Berrettini avrebbe dovuto scendere in campo alle 13 locali, le 14 Italiane, contro Garin. Il cielo minaccia pioggia, ma il Campo 1 ha íl tetto e dunque il match non può correre rischi. Solo che in agguato c’è un’altra tempesta. Attorno alle 11, infatti, prima ancora che il torneo emetta un comunicato ufficiale, è il profilo Instagram di Matteo a condividere con il mondo la ferale notizia: «Mi si spezza il cuore di dover annunciare il mio ritiro da Wimbledon a causa di un risultato positivo a un test per il COVID-19. Ho avuto un po’ di febbre e mi sono isolato nel corso degli ultimi giorni. Nonostante la mancanza di sintomi gravi, ho deciso di fare un altro test questa mattina (Ieri, ndr) per la salute e la sicurezza del miei colleghi e di tutti quelli coinvolti nel torneo. Non ho parole per descrivere quanto sono deluso. Per quest’anno íl sogno è svanito, ma tornerò ancora più forte. Grazie per il vostro supporto». Qualche minuto dopo, una scarna email degli organizzatori conferma il ritiro, aggiungendo che il suo posto verrà preso dal lucky loser svedese Elias Ymer. Nel frattempo, il tam tam dei social amplifica l’enorme delusione di milioni di appassionati, mentre alcuni segnali dei giorni precedenti diventano più decifrabili. Ad esempio, la mancata conferenza stampa pre torneo di Berrettini, incomprensibile per un finalista uscente, o ancora, i continui aggiornamenti del suo programma di allenamento fino alla definitiva cancellazione di domenica e lunedl. Peraltro, rimettendosi alle linee guida sul Covid del torneo, Matteo non era obbligato ad effettuare il tampone, nemmeno in presenza di sintomi. Cioè, avrebbe potuto tacere e giocare ugualmente, ma per senso di responsabilità ha optato per il test. La sua positività, come quella dell’altro ex finalista (nel 2017) Cilic, annundata lunedì, ha Improvvisamente fatto ripiombare íl torneo nei gorghi drammatici del terrore che íl virus possa stravolgere il tabellone: giovedì scorso, Berrettini e il croato si erano allenati sul Centrale rispettivamente con Nadal e con Djokovic, condividendone per un pomeriggio lo stesso spogliatolo. Significa perciò che in questo momento le prime due teste di serie del torneo sono contatti stretti di positivi, anche se in assenza della bolla è una situazione senza conseguenze immediate; e Infatti ieri lo spagnolo ha giocato il suo primo match, mentre il Djoker si è allenato tranquillamente con Sinner. Ma non c’è dubbio che l’esplosione di casi cui si sta assistendo sia seguita con una certa preoccupazione, anche se al momento gli organizzatori hanno riferito che non d saranno cambiamenti nel protocollo.

Berrettini esemplare (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Matteo si fa da parte. Ha il Covid. E lo dice. Anzi, si scusa. Lo fa tramite lnstagram. Voleva fosse il suo Wimbledon, lo lascia ad altri senza colpo ferire. Ha giusto un po’ di temperatura. Dicono che in quest’ultima versione quattro giorni di febbre siano assicurati, anche per i campioni del tennis. Lui, Matteo Berrettini, campione lo è per certo, e anche tessera ad honorem di correttezza. E di sfiga. Non basta… Da ieri il circo del tennis gli attribuisce anche la patente di “eroe fesso”. E questa, se permettete, merita una breve indagine. Eroe sembra un po’ troppo, chiediamo in giro, ma addirittura fesso è quasi inspiegabile. Tra le risposte ricevute, ne scegliamo una di un amico manager che chiede l’anonimato. Intervista autentica, se vi va di crederlo, al cento per cento. Dice l’amico: «Sì, un fesso da ammirare. Sembra strano, vero? Be, guardatevi intorno…», ci dice mostrandoci la lieta bagarre di saluti e sorrisi che si agita sulla terrazza riservata a giocatori e familiari, accesso consentito a un ristretto numero di giornalisti. «Ecco, di tutti i giocatori che vedete, le giocatrici, i loro accompagnatori, la metà ha il Covid. Ma non lo dicono. Tutti, esclusi Berrettini e Ciic, gli unici che si siano ritirati, sono pronti a giocare. Se va bene, tornano in campo dopo due giorni sperando che il Covid sia passato, se va male, diranno di avere una bua da qualche parte, e chi s’è visto s’è visto». La nostra espressione incredula, da un lato, e il subitaneo ricorso alla mascherina, dall’altro, ci costano un bel po’ di prese per i fondelli. «Tenete conto che Matteo, facendosi da parte, rinuncia a un premio intorno alle 100 mila sterline fra primo e secondo turno. Parliamo di 140 mila euro». Dunque, eroico? «Bé, Matteo ha preso una decisione per non creare problemi agli altri giocatori, una decisione che la gran parte non avrebbe preso. Ha carattere, non si tira indietro, paga di persona. Che volete di più? Eroico e fesso. Come si vede…». «Ai tennisti – racconta Jasmine Paolini – hanno detto di fare come se la sentivano». Senza regole, insomma. Allo stesso Benettini hanno detto che se avesse voluto giocane, nessuno si sarebbe opposto. L’ha fatto lui, anche per gli altri, Ha preferito non essere causa di problemi per nessuno. Ora il governo inglese è in agitazione e c’è chi chiede che si torni all’ufficialità dei tamponi. E il torneo si preoccupa per Djokovic (che si è allenato con Cilic, il primo a ritírarsi) e per Nadal, partner – guarda un po’ – proprio di Matteo. Resta la sfiga. E quella prima o poi dovrà pur finire.

Berrettini Covid, Wimbledon trema (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Proprio nel giorno del suo debutto. Per di più nel torneo che l’anno scorso lo vide finalista e che stavolta avrebbe affrontato con legittime ambizioni di vittoria, Il Covid non poteva scegliere momento meno opportuno per mettere fine ai sogni inglesi di Matteo Berrettini, risultato positivo ieri mattina a un tampone e per questo costretto a ritirarsi dal tabellone di Wimbledon. A darne l’annuncio è stato lo stesso azzurro dai suoi profili social: «E’ col cuore spezzato – si legge nel suo post – che sono costretto a ritirarmi da Wimbledon a causa di un tampone risultato positivo. Ho avuto alcuni sintomi influenzali e sono rimasto in autoisolamento negli ultimi giorni. Nonostante i sintomi fossero lievi ho deciso che fosse importante sottopormi a un altro test stamattina (ieri, ndr) per salvaguardare la salute dei miei colleghi e di tutte le persone coinvolte nel torneo. Non ho parole per descrivere quanta io sia dispiaciuto. Per quest’anno il sogno finisce qui, ma tornerò ancora più forte. Grazie a tutti per il vostro sostegno». Vittorioso al Queen’s lo scorso 19 giugno e allenatosi con Rafa Nadal (che ieri ha giocato e vinto) sul Centrale giovedì 23, il contagio dovrebbe esser avvenuto nei giorni successivi: domenica infatti Berrettini aveva cancellato la sua sessione di allenamento e la conferenza stampa che aveva in programma. L’amarezza è tanta, così come la sfortuna che questa stagione sembra perseguitare Berrettini. Se nelle occasioni precedenti Berrettini aveva sempre dato prova di caparbietà, l’italiano questa volta ha dimostrato anche grande responsabilità. I protocolli anti Covid a Wimbledon quest’anno sono infatti assai laschi e tutto è lasciato alla discrezionalità e all’iniziativa dei giocatori. Nessun obbligo di tampone a gestirne il via vai all’interno dell’AEC né tantomeno negli spogliatoi, ambienti comuni per eccellenza dove il virus ha più probabilità di proliferare. Una gestione discutibile, vista la recrudescenza di casi cui si sta assistendo, che però sembra trovare riscontri anche altrove a giudicare da quanta dichiarato da Alizé Cornet al termine del match da lei vinto contro Putintseva: «Al Roland Garros c’è stata un’epidemia di Covid e nessuno ne ha parlato. Tutti l’hanno avuto negli spogliatoi, e quando abbiamo saputo del ritiro di Krejcikova (risultata positiva dopo aver perso al primo turno) ci siamo resi conto di avere gli stessi sintomi. Dev’esserci stato un tacito accordo – ha poi concluso la francese – non ci siamo autotestati per non metterci nei guai da soli, ma ho visto colleghe indossare la mascherina e questo mi ha fatto pensare». Cornet ha poi precisato che di sospetti si tratta, e che prove a sostegno della sua tesi non ce ne sono. Ma il rischio, ora, è che anche Wimbledon debba fare i conti col suo focolaio.

Orgoglio e fatica. Serena cede ai suoi 40 anni (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ci vuole Armonia. Per comprendere che l’era della gloria, così fiammeggiante nel lunghi periodi di dominio, resta ormai un dolce ricordo: Wimbledon, dove ha vinto sette volte in carriera, e probabilmente il tennis, non sono più la casa di Serena Williams. E alla soglia dei 41 anni (li compirà a settembre), con interessi multiformi ed extrasportivi da gestire fuori dal campo e il fisico ammaccato da mille battaglie e altrettanti infortuni, è probabilmente il prezzo normale da pagare, nonostante la passione mia sopita e il sogno mai davvero abbandonato di conquistare finalmente il 24° Slam della leggenda per staccare la Court. Festeggia dunque Harmony Tan, che alle nipoti, quando la carriera agonistica sarà un ricordo, potrà dire di aver battuto un mito dello sport. La francese con radici cambogiane e vietnamite era alla prima partita di sempre sui sacri prati di Church Road e non ha tremato di fronte alla monumentale grandezza della rivale, neppure quando ha fallito il match point sul 6-5 del terzo set o si è ritrovata sotto 4-1 nel super tie break. Aiutata, va detto, dall’ombra di Serena, arrugginita dalla lunghissima assenza (in singolare, non giocava una partita dal 29 giugno 2021, quando si ritirò qui al primo tunro contro la Sasnovich) e senza più l’esplosività degli anni ruggenti: «Per me è un sogno, qualcosa di incredibile – dirà un’ emozionatissima Tan – sono cresciuta ammirandola in tv». Sic transit gloria mundi. Intanto, il martedì nero del tennis italiano, con il ritiro forzato di Berrettini e le eliminazioni di Musetti, Paolini e Giorgi, trova un pizzico di conforto solo nel faticoso successo di Sonego su Kudla al culmine di una battaglia di 3 ore e48′. Neanche a dirlo, a ergersi a protagonista di giornata è il solito, ineffabile Kyrgios, e non tanto per la vittoria da pronostico, anche se molto più difficile del previsto, contro la wild card inglese Jubb, ma piuttosto per le solite mattane, iniziate con un battibecco con la giudice di sedia, continuate con la polemica contro i giudici di linea ( «Hanno 90 anni, non possono vederci bene») e culminate con uno sputo a uno spettatore ripreso dalla tv e da lui stesso confermato: «Qualcuno del pubblico mi ha mancato di rispetto. È vero, gli ho sputato, ma non l’avrei mai fatto a qualcuno che mi stava sostenendo. La colpa è anche dei social, noi atleti siamo i più odiati. Rispettate il nostro lavoro, non ho mai visto nessuno rimproverare un addetto al supermercato che mette a posto le verdure». Fuoco alle micce.

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