Cabal: "Il mio successo lo devo ai medici che mi hanno aiutato dopo l'infortunio"

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Cabal: “Il mio successo lo devo ai medici che mi hanno aiutato dopo l’infortunio”

Il numero uno di doppio racconta del suo grave infortunio al ginocchio che gli ha precluso una carriera da singolarista e dello speciale rapporto con i medici che lo hanno aiutato

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Juan Sebastian Cabal (foto via Instagram, @behindtheracquet)

Dalla sua creazione, molti tennisti hanno approfittato dell’account Instagram “Behind The Racquet” per raccontare le loro storie difficili. L’ultimo a “impossessarsi” dell’account ideato da Noah Rubin è stato il numero uno di doppio, Juan Sebastian Cabal. Il colombiano, vincitore di due Slam quest’anno (Wimbledon e US Open) in coppia con il connazionale Robert Farah, ha raccontato del grave infortunio al ginocchio che nel 2005 mise di fatto fine alla sua carriera di singolarista. Con l’aiuto e l’incoraggiamento dei medici e dei fisioterapisti, una sorta di “seconda famiglia”, Cabal è però riuscito a tornare in campo e a conquistarsi la prima posizione del ranking ATP di doppio.

Juan Sebastian Cabal/Robert Farah – Wimbledon 2019 (foto AELTC/Simon Bruty)

“Stavo giocando un future in Messico nel 2005. Era l’inizio del secondo set quando, rincorrendo una palla, ho sentito qualcosa di molto doloroso al ginocchio. Il mio avversario gioca una normale volée incrociata e mentre mi muovo per raggiungerla, il mio piede rimane bloccato e la gamba si gira dalla parte sbagliata. Non riuscivo letteralmente a muovermi e sono stato costretto a ritirarmi. Sono tornato subito in Colombia per fare una radiografia e tutti gli esami del caso. È stato molto difficile sentire che l’infortunio avrebbe reso necessario un intervento chirurgico. Una settimana e mezza dopo era tutto fatto. Ci è voluto davvero molto tempo per recuperare: circa sei mesi senza nessuna attività fisica. Ci sono voluti circa nove mesi prima che potessi tornare a correre.

Ho combattuto per tornare a giocare qualche incontro di singolare dopo, ma alla fine ho definitivamente chiuso con il singolo nel 2013. Il fatto di essere riuscito a tornare a competere è stato incredibile. Ho avuto un folto gruppo di medici e fisioterapisti che hanno lavorato con me ogni giorno. Mi hanno incoraggiato ogni giorno a provare a me stesso che potevo tornare ad alto livello. Mi hanno spiegato che loro potevano fare tutto ciò che era in loro potere, ma che il recupero dipendeva dal mio impegno. Sono diventati il mio team, quasi la mia famiglia. Con tutte le ore di lavoro, motivazione e incoraggiamento, loro erano quelli che mi scrivevano per primi dopo una grande vittoria, i ragazzi che davvero conoscono me e il mio gioco.

Devo molto del mio attuale successo a quello che hanno fatto per me. Non mi sarei mai aspettato che cambiare dal singolo al doppio avrebbe cambiato la mia vita. Giocando i tornei e rendendomi conto che il mio ginocchio non recuperava bene dopo lunghi incontri di singolare, ho capito che dovevo fare un cambiamento. Dovevo trovare una soluzione per riavere il mio corpo al 100%. Non è stata poi una decisione così difficile, perché se volevo continuare a giocare a tennis, dovevo per forza lasciare il singolare. Questo mi ha permesso di mettere più impegno nel singolare e lottare per giocare le Olimpiadi nel 2012. Non è stato facile per le persone intorno a me, come ad esempio gli sponsor, però hanno continuato a supportarmi e oggi festeggiamo tutti insieme”.

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“I was playing a future in Mexico in 2005. It was the beginning of the third set as I was running to a ball I felt something very painful in my knee. My opponent hit a normal volley cross court and while I was moving to the ball my foot just got stuck and felt my leg go in the wrong direction. I couldn’t move at all and was forced to pull out. I immediately went back to Colombia to get an MRI and any other test I would need. It was hard to hear that this injury would need surgery. It was only a week and half later when I was getting it done. It took a really long time to recover, about six months without any activity. It was about nine months until I started jogging again. I fought to play some singles matches after this but completely stopped playing singles in 2013. The fact I was able to even come back to competition was amazing. I had a huge group of doctors and physios who were working with me everyday. They would continually encourage me to prove to myself that I could return at a high level. They would also explain that they can do all they can but how well I recover will depend on my effort. They became my team, almost like family. With all the hours of work, motivation and encouragement, these were the people who will text me first after a big win, the guys that really know me and my tennis game. I owe a lot of my current success to everything they did for me. I never would have expected a change from singles to doubles, would change my life. From playing in tournaments and noticing my knee wasn’t recovering the way I wanted after long, hard singles matches, I knew I had to make a change. I had to figure out how I would get my body back to 100%. It wasn’t too tough of a decision because if I wanted to continue playing tennis I had to give up singles. It allowed me to put the emphasis on doubles and fight to make the Olympics in 2012. It might not have been easy for the people around me, such as sponsors, but they continued to support me and we are all celebrating today. With all the wins, there is nothing quite like doing it for your country…” @jscabal To read full story go to behindtheracquet.com (link in bio)

 

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Internazionali di Roma: Musetti finisce la benzina, steso da Koepfer

Esausto mentalmente e fisicamente, il 18enne azzurro raccoglie 4 giochi contro il tedesco che si limita a fare il suo Resta una settimana da ricordare per Lorenzo

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Lorenzo Musetti - Internazionali BNL d'Italia 2020 (via Twitter, @nextgenfinals)__

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[Q] D. Koepfer b. [Q] L. Musetti 6-4 6-0

Non c’è nulla del Lorenzo Musetti che abbiamo ammirato ai turni precedenti nella sconfitta patita in poco più di un’ora contro l’altro qualificato Dominik Koepfer, solido quanto basta per avere ragione di un avversario evidentemente limitato da un problema alla spalla, trattata senza benefici dal fisioterapista al termine del primo parziale. Niente rovesci filanti né tocchi sopraffini, allora, e ci si ì dovuti accontentare di guardare questo tedesco riapparso sui radar dopo gli ottavi allo US Open 2019 a spese di un pessimo Monfils e, prima, di un Alex de Minaur forse impressionato dal nome di battesimo dopo la batosta subita da Thiem e di sicuro poco a suo agio sulla terra battuta. Terra che è la superficie dichiarata preferita da Koepfer, a dispetto della sua programmazione e dei risultati – almeno fino oggi.

 

L’occasione è ghiotta – insperata fino a un paio di giorni fa – per entrambi e non sorprende una certa tensione nei primi giochi. Tensione che si nota subito nel dritto di Lorenzo, non solo stilisticamente non all’altezza del rovescio, ma certo meno naturale e quindi maggiormente soggetto ai momenti di difficoltà. Ma è tutto il suo tennis (che non è poco) a non girare in modo preoccupante, con prevedibili errori quando si tratta di tocchi delicati o lo smash che ci riporta all’ultimo punto di Sinner contro Dimitrov.

Non che il mancino di Furtwangen lasci andare il braccio e offra chissà quale spettacolo; tutt’altro, ma riesce almeno ad attendere l’altrui errore senza combinare troppi disastri; sale così 4-1 nonostante la doppia opportunità del nostro di riprendersi il break subito al terzo gioco, con annesso rimpianto per una risposta slice di rovescio rimasta sulle corde. Musetti accenna a liberarsi e prova ad aggredire qualche palla con successo, ma Koepfer si affida al servizio per mantenere il vantaggio. Atteso al varco del 5-4, Dominik si ritrova sotto come da copione, però esce bene dal 30-40 colpendo al volo dopo un efficace servizio a uscire. Poco più del 50% di prime in campo per Lorenzo che chiede il MTO per farsi trattare un fastidio alla spalla destra che gli scende su tutto il braccio.

Senza sorpresa, Musetti cede il servizio in apertura di secondo parziale e, sconsolato, si dirige vero l’altra metà campo massaggiandosi la spalla. Di nuovo, Koepfer risale dal 15-40 andandosi a prendere i punti a rete, ma è chiaro che il match è compromesso. Prova ancora le smorzate – le sa fare –, ma sembrano più dettate dalla voglia di uscire dal campo o giustificare la sua condizione che dalla ricerca di un modo per conquistare punti rapidi, così da restare a galla nel punteggio e, magari, buttarla in una lotta di nervi come Jannik al quinto set contro Khachanov a New York.

Se il diciottenne carrarese quasi non gioca, questo tedesco non si fa distrarre dalla situazione favorevole e continua spingendo dritti arrotolati e rovesci più filanti, accompagnando diversi punti con i necessari urli. Dagli spalti, Novak Djokovic vede Koepfer raggiungerlo ai quarti di finale. Resta comunque l’ottimo torneo di Musetti, che la prossima settimana dovrebbe assestarsi al 180° posto del ranking.

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Internazionali di Roma: molto bene Pliskova, Halep e Muguruza. Kasatkina fa crack

Nessun problema per le favorite nella giornata femminile di ottavi. All’inizio del tie break contro Azarenka la russa si gira una caviglia e scoppia in lacrime, accudita da una commovente Vika

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Forse, anche senza forse, la sfida più scomoda era quella che toccava a Garbine Muguruza, ma l’ex numero uno WTA ha pescato una di quelle giornate in cui è difficile avere a che fare con lei. A Johanna Konta è toccato il ruolo di vittima sacrificale, bersaglio di vincenti e di numeri che dicono molta verità sull’ottavo più regale di oggi. 82% con la prima in campo, 62% con la seconda, venti punti in più per Garbine. La quale, com’è noto, non ha nella continuità il suo punto forte, ma in questa versione è da titolo. A Roma, ma anche a Parigi, dove potrebbe avere le carte in regola per replicare il trionfo di quattro anni fa, o almeno per giocarsela.

Intanto, restando al Foro Italico, nei quarti di finale avrà un ostacolo bello alto da superare, avente le sembianze di Victoria Azarenka, uscita vincitrice con il magone dalla sfida più traumatica e romantica dell’edizione duemilaventi, almeno per il momento. Era in difficoltà Vika, nel match contro Daria Kasatkina; per due volte aveva dovuto mettere una pezza in extremis con l’avversaria impegnata a servire per il primo set, ma era riuscita a trascinarla al tie break. Qui, sul due a zero Bielorussia, Daria si è impuntata nei pressi della linea del servizio, le si è girata in modo molto preoccupante la caviglia destra ed è crollata a terra. Lacrime disperate, match finito.

 

Azarenka ancora una volta ha dato segnali della meravigliosa persona che sospettiamo essere anche fuori dal rettangolo di gioco: portando alla rivale sfinita il ghiaccio, ripulendola dalla terra battuta con cui si era sporcata, aiutandola a sedersi. Parlandole a lungo finanche strappandole un sorriso, e infine baciandola sulla fronte prima di lasciare il campo. Un bel finale per una storia triste: inutile dire che alla tennista di Togliatti vanno i nostri migliori auguri.

Rimanendo nella parte alta del tabellone, nel frattempo Simona Halep aveva rimontato un iniziale svantaggio di zero a tre per rimontare in tromba Dayana Yastremska, ed Elena Rybakina, cui il lungo stop forzato non sembra aver necessariamente giovato, aveva gettato alle ortiche l’ampio vantaggio (6-4, 5-2) accumulato contro la sempre tenacissima Yulia Putintseva, la quale ha finito per dominare il terzo set.

Nella parte bassa, in attesa degli ultimi due match di giornata, hanno risolto piuttosto comodamente le rispettive pratiche Karolina Pliskova ed Elise Mertens, disponibili a cedere rispettivamente sette e otto giochi ad Anna Blinkova e a Danka Kovinic.

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Internazionali di Roma, il programma di sabato 19 settembre: Berrettini a mezzogiorno

Sarà insolitamente un sabato di quarti di finale (ricordiamo che le finali si giocano lunedì). Nole all’ora del caffè, Shapovalov-Dimitrov a chiudere sul Pietrangeli

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Matteo Berrettini - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

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Resiste solo Matteo Berrettini. Dei quattro italiani giunti agli ottavi di finale, il tennista romano è stato l’unico a trovare un posto tra i primi otto; non ce l’hanno fatta Sinner e Musetti, sconfitti rispettivamente da Dimitrov e Koepfer. Berrettini proverà a guadagnarsi la prima semifinale di fronte al pubblico amico – e ci sarebbe davvero qualcuno a sostenerlo, dopo l’annuncio di Spadafora – alle ore 12 sul campo Pietrangeli, contro quel Ruud che lo aveva battuto a Parigi lo scorso anno ma che Matteo ha sconfitto agevolmente due settimane fa allo US Open.

Sul centrale aprirà la numero uno del mondo Halep, seguita dal capo-classifica maschile Djokovic (Koepfer è chiamato all’impresa). Se Rafael Nadal dovesse qualificarsi per i quarti, giocherebbe non prima delle 20:30 contro uno tra Schwartzman e Hurkacz. Da segnalare anche il match che concluderà il programma del Pietrangeli (Shapovalov-Dimitrov).

 

Centrale – dalle 12
[1] S. Halep vs Y. Putintseva
non prima delle 14:30
[1] N. Djokovic vs [Q] D. Koepfer
non prima delle 19
[11] E. Mertens vs [2] Ka. Pliskova
non prima delle 20:30
[8] D. Schwartzman o H. Hurkacz vs D. Lajovic o [2] R. Nadal

Pietrangeli – dalle 12
[4] M. Berrettini vs C. Ruud
non prima delle 14
[SE] V. Azarenka vs [9] G. Muguruza
P. Hercog o [12] M. Vondrousova vs S. Kuznetsova o [4] E. Svitolina
non prima delle 18
[12] D. Shapovalov vs [15] G. Dimitrov

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