Thiem batte e inguaia Federer: Finals in salita per Roger

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Thiem batte e inguaia Federer: Finals in salita per Roger

LONDRA – Terzo successo in altrettanti confronti diretti nel 2019: Thiem esulta e va da Nole, Federer affronterà Berrettini in un match da dentro o fuori

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

[5] D. Thiem b. [3] R. Federer 7-5 7-5 (da Londra, il nostro inviato)

Un Federer convincente al servizio e capace di isolate prodezze tecniche paga un primo set troppo discontinuo ed esce dai blocchi con una sconfitta: senza set vinti affronterà martedì Berrettini in un match che quasi certamente costerà l’eliminazione al giocatore sconfitto. Alza invece le braccia al cielo Dominic Thiem, che batte lo svizzero per la terza volta quest’anno, s’appaia a Djokovic in testa al girone e tra due giorni lo sfiderà per mantenere la leadership. Nel secondo set gran livello da parte di entrambi, Roger forse meriterebbe qualcosa in più ma la versione di Thiem è quella migliore, solido, rapido e capace di vincenti sia dal fondo che a rete. Il momento di rottura arriva in entrambi i parziali sul 5-5, nulla consegue alle due palle break guadagnate da Federer nel game conclusivo dell’incontro che se trasformate l’avrebbero mandato al tie-break.

AVVIO DI PARTITA– L’accesso dalla sala stampa verso lo stadio assomiglia molto a quello dell’Arthur Ashe. La sensazione di essere in un impianto grande e grosso è netta, anche l’uscita dall’ascensore che dal piano terra ci porta al quarto piano delle upper seat, con la prima immagine sugli stand di cibo e beveraggi, ci rende un’idea molto più vicina allo US Open che a Wimbledon. Dopo l’abituale ovazione per Re Federer, ci si ricorda subito però di essere a Londra, col silenzio religioso che accompagna gli scambi perfettamente alternato al frastuono che sottolinea il vincente di dritto con cui Roger annulla la seconda delle tre palle break iniziali. E all’incredulità subito dopo quando lo svizzero sparacchia malamente fuori il dritto dopo il servizio. Thiem va velocemente sul 2-0, mentre Federer accosta errori e colpi favolosi anche all’interno dello stesso game.

 

FEDERER SCIUPA, THIEM AVANTI – Il sei volte volte Maestro recupera subito il break subito (anche per via di qualche errore di troppo dell’austriaco), ma almeno fino al 5 pari è difficile non farsi distrarre dal Federer più kafkiano di sempre, che gioca con la stessa tranquillità un comodo dritto spedito in rete, una volée di rovescio in corsa a seguire il servizio che termina fulminea all’incrocio delle righe, una stecca di dritto e subito dopo lo stesso colpo che lascia di sasso il mobilissimo Thiem. Solo che il tennis punisce sempre la discontinuità, e se sul 5 pari 30 pari fallisci una risposta profonda ma controllabile dell’avversario e poi stecchi un rovescio sotto la pressione del palleggio del n.5 ATP, con quel completo nero passi in un amen da Diabolik… a Macchia Nera. Specie se il servizio ha girato a dovere con le prime in campo sopra il 70% e il 57% dei punti con la seconda. Un Thiem tutt’altro che impeccabile (ha praticamente gli stessi gratuiti di Roger) ringrazia e chiude 7-5.

ilNel secondo set il livello del gioco sale. I due sbagliano meno e i colpi falliti sono frutto di capolavori tecnici o lucidi schemi. Certe volée con cui Thiem contrasta l’eccellente varietà dei colpi di Federer rendono alcuni momenti del match da cineteca, adeguatamente sostenuta dal campo illuminato col pubblico al buio. Macchia Nera è uscito di scena da un pezzo, Diabolik con la proverbiale classe sul 2-1 30 pari si procura una palla-break ma di là dalla rete il miglior prodotto della fanteria austriaca aggiunge a rapidità e solidità dei traccianti vincenti e dei colpi di volo da campione vero. Il gioco si chiude a favore suo dopo dieci punti, così come il settimo, quando è il campione di 20 Slam a servire.

L’equilibrio regna sovrano, ma sul 5 pari un piccolo passaggio a vuoto del fresco dieci volte campione di Basilea è sufficiente a Thiem per strappare il servizio a zero e servire per il set sul 6-5, esattamente come nel primo set. Qui il n.3 del mondo ha a disposizione altre due palle break, ma Dominik è implacabile al servizio. Sbaglia sorprendentemente il primo match point in rete ma va a segno con il secondo e dopo un’ora e 40 minuti chiude 7-5 7-5.

Roger Federer e Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

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Internazionali di Roma: il dritto tradisce Berrettini sul più bello, in semifinale ci va Casper Ruud

La corsa di Matteo Berrettini si arresta al tie-break decisivo contro il norvegese: troppo falloso nei momenti chiave della partita. Sfuma la possibile semifinale con Djokovic a porte aperte

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Matteo Berrettini - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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C. Ruud b. [4] M. Berrettini b. 4-6 6-3 7-6(5)

A differenza di quanto accaduto allo US Open un paio di settimane fa, questa volta è Matteo Berrettini a uscire sconfitto dalla sfida contro Casper Ruud. Sconfitto e con una certa quota di rammarico sulla racchetta, quella che con il dritto non ha centrato il campo in un paio di occasioni nel tie-break decisivo. Il norvegese aveva già battuto l’italiano lo scorso anno sulla terra del Roland Garros e oggi si è ripetuto con una prestazione impeccabile per gran parte dell’incontro; forse il suo gioco non è spettacolare e non ruba particolarmente l’occhio, ma ha mantenuto una grande compostezza in campo e non ha mai ceduto. Matteo invece, dopo aver vinto il primo set a fatica, è stato bravissimo a restare in partita in apertura di terzo set ma non è riuscito ad attaccare con la necessaria brillantezza nel corso del tie-break, parziale in cui ha sbattuto contro il muro norvegese. Pur non brillando particolarmente con uno dei due fondamentali da fondo, Ruud ha colpi molto carichi e pesanti che lo configurano come uno dei pochi veri specialisti della terra tra gli under 23.

L’incapacità di trovare le contromisure necessarie, a lungo andare, ha anche innervosito Matteo e questo ovviamente non gli ha giovato; alla quarta presenza nel torneo di casa, il n. 8 del mondo si arrende ai quarti di finale. Ruud diventa invece il primo norvegese a raggiungere la semifinale di un Masters 1000, migliorando il risultato di suo padre Christian Ruud quando nel 1997 si fermò ai quarti di Montecarlo.

 

IL MATCH – Il break fulmineo del primo game in favore di Berrettini ha subito messo il set in discesa. Ruud, tennista caparbio che sulla terra di Buenos Aires ha conquistato il suo primo titolo in carriera a inizio anno, è rimasto però in pressione sul suo avversario cercando sempre la profondità (con rischio tra il minimo e il moderato). In tre occasioni diverse ha avuto la chance del contro-break ma Berrettini è stato attentissimo. Sul finire del primo set c’è stata anche una fugace apparizione del n. 1 del mondo Novak Djokovic (che in caso di vittoria sfiderà proprio Ruud), il quale si è affacciato sul Pietrangeli giusto in tempo per vedere l’italiano sciupare il primo set point sul servizio di Ruud. Un game più tardi però Matteo si è rifatto, e alternando piacevolmente volée e smorzate ha fatto suo il primo parziale per 6-4.

Il secondo parziale ha avuto un andamento simile al primo ma a parti invertite, con la sostanziale differenza che Berrettini è stato molto più discontinuo di quanto non fosse stato il suo avversario in precedenza – anche quando era sotto nel punteggio. Ruud ha continuato a portare avanti il suo gioco, solido tanto col rovescio quanto col dritto, e gli errori di Matteo hanno fatto il resto. Dopo un’ora e 40 minuti di incontro il n. 34 del mondo ha siglato il 6-3 che ha riportato tutto in parità.

Casper Ruud – Internazionali d’Italai 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

RIMONTA E RAMMARICOLa parabola calante di Berrettini è proseguita anche nel set decisivo, iniziato con un break a favore del norvegese, ormai sempre più in fiducia. L’assenza del pubblico – da domani ci sarà – ha permesso di udire alcune frasi pronunciate da Matteo e il suo commento “tiro a 1 all’ora!” può spiegare, tra il serio e il faceto, il suo calo che si è riflettuto nel punteggio. Il successivo “non riesco proprio a digerirlo” si riferiva forse al gioco di Ruud, il quale è riuscito a trasformare la partita in una classica sfida su terra rossa: scambi lunghi e pesanti (numeri alla mano, vinti molto più spesso da Ruud). Con un andamento del genere, dove la paura di perdere ha iniziato a superare la voglia di vincere, era inevitabile che si giungesse al 6-6.

Nel tie-break decisivo Berrettini è tornato a comandare le operazioni, nel bene e nel male: suoi infatti sono stati i vincenti, ma suoi (purtroppo) sono stati anche gli errori non forzati. Il dritto di entrambi ha funzionato a intermittenza mentre a Ruud il servizio è sempre girato piuttosto bene oggi – sopra il 70% con la prima nei primi due set, al 69% nel terzo. Nel momento del bisogno, Ruud ha piazzato due prime vincenti (una sulla riga, alquanto fortunata) e ed è stato lui conquistarsi il match point, dopo che Matteo aveva fallito un dritto inside-in che avrebbe potuto cambiare la storia della partita.

Il dritto ha tradito nuovamente (e per l’ultima volta) Matteo che con una palla fiacca a mezza rete ha concesso la semifinale al n. 34 del mondo, un paio di minuti prima dello scoccare delle tre ore. Sconfitta pesante da digerire per l’italiano, che non aveva mai perso sulla terra dopo esser stato in vantaggio di un set (20 successi prima di oggi) e vede sfumare la possibilità di sfidare Djokovic o Koepfer di fronte al suo pubblico, per quanto in numero ridotto.

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Meraviglioso Musetti, anche Nishikori è KO. Giocherà gli ottavi agli Internazionali di Roma

Continua la favola di Lorenzo Musetti al Masters 1000 di Roma. Battuto anche Kei Nishikori, è al terzo turno

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Lorenzo Musetti - Internazionali d'Italia 2020 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

[Q] L. Musetti b. K. Nishikori 6-3 6-4

La speranza era ben presente in tutti gli appassionati di tennis italiani, e forse era anche di più di una speranza. Dopo la grande prestazione al secondo turno contro Wawrinka, Lorenzo Musetti era atteso da una difficilissima prova del nove contro l’ex n.4 del mondo Kei Nishikori, reduce da una lunga convalescenza oltre che dalla pausa per la pandemia, ma pur sempre un campione con la “C” maiuscola. Lorenzo Musetti da Carrara, 18 anni, ha affrontato il match con grandissima tranquillità ed ha portato a casa la vittoria in due set reggendo benissimo il palleggio contro un campione del ritmo come il nipponico, senza mai perdere il servizio nonostante cinque palle break a sfavore e soprattutto giocando con grande autorità sui punti importanti.

IL MATCH

Sin dall’inizio non si percepisce alcuna differenza tra i due in termini di peso di palla, sembrano due giocatori dello stesso livello. Anzi, Musetti sembra tenere meglio di Nishikori il palleggio sulle diagonali, mentre fatica molto di più sui cambi di traiettoria rapidi. Il ragazzo toscano annulla con grande personalità tre palle break al terzo gioco, il più lungo del set, e poi strappa il servizio al nipponico nel game successivo, portandosi poi avanti 4-1 con un parziale di 10-2.

 

Nishikori fa proprio fatica a tenere il rovescio di Musetti, mentre ha qualche successo in più sul diritto, anche se sbaglia qualcosa di troppo nei palleggi da fondo. Sulle palle corte Lorenzo si fa trovare pronto, così come sui passanti, e sui propri turni di battuta procede con autorità verso la conquista del set. Nishikori prova a cambiare qualcosa sul 2-5, infilando qualche serve and volley che sortisce buoni risultati, ma ormai il parziale è nelle mani di Musetti che chiude il 6-3 in 42 minuti.

Il giapponese insiste ancora di più con il serve and volley, e movimenta ancora di più gli scambi da fondo giocando con ancora più varietà, ma in questo modo corre parecchi rischi. Annulla due palle break sul 2-2 con un servizio e una volée, ma il suo problema rimangono i game di risposta, dato che il kick di Musetti lo mette in grande difficoltà. Prova a continuare con le variazioni, ottiene due palle break sul 3-2 ma Musetti è sempre molto propositivo e annulla con autorevolezza. Due game più tardi Nishikori grazia l’avversario mettendo in rete una comoda volée di rovescio che l’avrebbe mandato 0-40 e poi finisce per perdere il game ai vantaggi dopo uno splendido rovescio lungolinea di Musetti su uno smash di Nishikori che ha persino applaudito l’italiano.

Sul 4-4, 30-15 l’elettricità abbandona il Centrale del Foro Italico, dopo che pochi minuti prima aveva costretto il match tra Koepfer e Monfils ad essere trasferito dal Pietrangeli al Grandstand, apparentemente unico “faro” nella notte romana. Dieci minuti più tardi, alla ripresa del gioco, Musetti riesce a fare il break e va a servire per il match. Un diritto lungolinea su cui Nishikori manda lungo il recupero di rovescio sancisce l’accesso di Musetti ai quarti di finale degli Internazionali BNL d’Italia.

BALZO NEI 200

Con questa vittoria Lorenzo Musetti entra nei primi 200 della classifica ATP. Dovrebbe arrampicarsi almeno fino al n.179, ma potrebbe salire più in alto nel caso in cui dovesse vincere altre partite. Al prossimo turno per il carrarese ci sarà il tedesco Dominik Koepfer, che ha battuto in due set un Gael Monfils in pessima serata.

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Internazionali di Roma: Fognini migliora ma non abbastanza, basta un timido Humbert per batterlo

Fabio fa e disfa ma non riesce a vincere un set. Ugo Humbert avanza agli ottavi dopo una partita da 7 vincenti e 36 errori

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Fabio Fognini - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

La cosa più spiacevole della sconfitta patita da Fabio Fognini, a ben guardare, è l’impossibilità per il numero due d’Italia di giocare un’altra partita sul Centrale di Roma, al fine di mettere i famigerati minuti nelle gambe. Il rovescio di oggi fa male, perché siamo agli Internazionali e perché perdere non è lo scopo di una partita di tennis, ma se pensiamo alla tremenda batosta presa da Huesler la settimana scorsa a Kitzbuhel, si può guardare al match ceduto a Ugo Humbert con ottimismo inaspettato.

Sconfitto, ma un altro giocatore. Dopo sette mesi di assenza resi molto problematici dalla doppia operazione alle caviglie, una settimana di allenamenti intensi con due tornei di mezzo tende a fare tutta la differenza. E seppur prodigo di errori, soliloqui e lanci di racchetta, la prestazione di Fognini è stata incoraggiante, seppur facilitata dalla scialba recita offerta dall’avversario francese. Il mancino di Metz sulla terra battuta perde gran parte della propria faccia tosta: piuttosto remissivo, con i piedi ben saldi sulla linea di fondo o dietro, tendente al cercare più l’errore altrui che il proprio rischio, Ugo non è sembrato lui. I numeri in fondo al match non hanno potuto dissimulare: 7 vincenti e 36 errori (sì, avete letto bene: sono i numeri del vincitore) non forzati restituiscono l’immagine di una partita conservativa da un lato e pasticciata dall’altro, ma per Fognini, che di errori non forzati ne ha peraltro messi a segno 51 (a fronte di 26 vincenti), la salita di oggi era ancora troppo ripida.

Perso per colpa di un tremendo dodicesimo game il primo set dopo essere stato avanti per tre volte di un break, e sotto nel secondo una volta perso il servizio nel quarto gioco punteggiato da imprecazioni e segnato dall’immancabile warning, Fabio ha mostrato il suo miglior volto a match quasi compromesso: tra una sbuffata e un monologo – sentiti, tra gli altri “questo è perché mi mancano i punti“, “forza è la parola magica che mi porterà avanti nel duemilaventi“, “incrociare, incrociare!” – egli ha una prima volta recuperato il break nel quinto game, poi è risalito dal tre a cinque mostrando carattere e alcune delizie tecniche, trascinando tutti al tie-break.

 

Un tie-break condotto per due a zero e successivamente per quattro a tre, prima degli errori figli della mancanza di gambe che hanno consentito all’impassibile Humbert di centrare quattro punti consecutivi e la qualificazione all’ottavo contro Denis Shapovalov. Al canadese avevamo chiesto, con un pizzico di ottimismo, un parere sulla sua eventuale sfida con Fognini; Shapo ha speso belle parole per il valore dell’italiano sulla terra battuta, ci auguriamo il suo parere possa presto tornare utile.

Per Fabio una prestazione comunque rincuorante, dicevamo. La settimana prossima sarà quinta testa di serie ad Amburgo grazie al forfait di David Goffin: un’altra occasione per rigenerarsi in vista del Roland Garros, sperando che le partite nella città anseatica siano più d’una.

FUORI ANCHE SONEGO – Ha fatto il possibile Lorenzo Sonego, ma contro questa versione così solida di Casper Ruud vincere era davvero durissima. Il norvegese ha martellato dall’inizio alla fine della partita con grande consistenza e continuità, meritando ampiamente il successo. Nel primo set, Lorenzo si trova subito sotto 4-0, messo all’angolo da Ruud che cerca di colpire più dritti possibili a prescindere dalla zona di campo in cui si trova. La tattica paga e Sonego si trova in difficoltà, soprattutto quando viene attaccato sul lato sinistro. L’azzurro si rifugia in un atteggiamento un po’ più difensivo, lo stesso che lo ha reso noto come “il polipo” nell’ambiente Challenger, in attesa di qualche sbavatura del norvegese. Gli errori in effetti arrivano e Sonego riesce a recuperare fino al 4-3.

Qui però Ruud rimette a posto il mirino e perseverando nella sua ossessiva ricerca del dritto, porta a casa un terzo break e poco dopo il set. Nel secondo parziale, Lorenzo salva subito tre palle break (la prima con un’incredibile dem-ivolée di puro istinto) e grazie a un servizio ritrovato, riesce a restare in scia fino al 2-2. Ruud però ha sempre in mano il pallino degli scambi e nel quinto gioco trova il break che decide il parziale. Sonego lotta, ma non ce la fa a ricucire lo strappo e alla fine deve arrendersi dopo un’ora e 48 minuti di partita. Sfuma così la possibilità di battere il record di italiani agli ottavi di Roma (quattro nel 1979), che viene soltanto eguagliato grazie alla vittoria di Musetti.

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