I migliori e i peggiori outfit femminili del 2019

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I migliori e i peggiori outfit femminili del 2019

Dagli abiti eleganti, vezzosi e retrò di Muguruza, Mladenovic e Konta, alle mise infelici di Serena Williams. Le tendenze fashion on court delle protagoniste del circuito WTA

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A fine stagione è tempo di bilanci. Le migliori e le peggiori in campo, le più o meno vittoriose. D’accordo. Ma anche lo stile con cui affrontare un match vuole la sua parte. E allora, chi sono state le più fashion e le peggio vestite della stagione 2019? (Per chi se lo fosse perso, dello stile dei maschietti ha parlato Valerio Vignoli in questo articolo).

Una cosa è certa, diventare campionesse navigate non sempre porta ad essere vere icone della moda. Ne è la prova Serena Williams che, in un’escalation – a nostro parere, ovviamente – di abiti bruttini, dall’Australian Open allo US Open ha fatto scelte quantomeno sbalorditive, a cominciare dalla minituta-pantacourts all green d’inizio stagione a quella total black di settembre passando dal “bikini” con tanto di mantella a pipistrello in primavera. Scelte molto felici invece per le linee Adidas della primavera estate, con abiti dalla linea estremamente elegante e dalle opzioni cromatiche originali e raffinate, indossati magnificamente da Garbiñe Muguruza, Kiki Mladenovic e Karolina Muchova. E poi Johanna Konta, una delle numero uno assolute in fatto di moda on court, grazie alla bellissima linea vintage degli abitini Ellesse.

TOP 5

N. 5 Karolina Pliskova – Fila (Australian Open e US Open) e Kiki Bertens – Fila (Shenzhen)

Come per la collezione maschile, anche per quella femminile il brand Fila per tutta la stagione ha saputo coniugare sobrietà e raffinatezza. Molto delicato il completino indossato da Karolina Pliskova nello slam australiano, con un top del tutto semplice ma intramontabile, con le spalline e il bordo dello scollo a righe rosa e il corpetto bianco; la stessa tonalità di rosa che richiama quella del gonnellino, estremamente grazioso con il volant che aggiunge movimento al completo spezzandone la linea regolare. Discreto e vezzoso al tempo stesso.

 

Diversamente elegante il completino indossato da Karolina a New York. E più grintoso. Mezze fasce orizzontali di varia lunghezza, sul fianco, di colore blu, celeste e rosso e una fascia rossa all’altezza del seno, vengono ad animare il top bianco, mentre un classico gonnellino blu notte viene a sua volta vivacizzato dalle stesse fasce, celesti, rosse e bianche. Sobrio e vivace al tempo stesso.

Kiki Bertens – WTA Finals 2019 Shenzhen (foto via Twitter, @WTAInsider)

Molto più vintage il vestitino Fila di Kiki Bertens nello swing asiatico di fine stagione. Con un clin d’œil agli anni Settanta, l’abito, estremamente lineare, conferisce un tocco di eleganza all’olandese. Anche la scelta dei colori è perfettamente azzeccata, il blu notte con sottili righe bianche a “V” dall’alto verso il basso dell’abito, a sua volta spezzato da una fascia orizzontale rossa in vita.

N. 4 Naomi Osaka – Nike (US Open)

Nello slam statunitense, Naomi, quanto ad outfit, le supera tutte. Il nero, uno dei colori da sempre più gettonati allo US Open, domina la mise realizzata per lei dalla Nike, con due varianti: bianco e nero e arancione e nero. Si tratta di un vestitino alquanto originale, seppure apparentemente classico. Si tratta di un abito con tanto di gonna larga (nera col bordo bianco), a pieghe, di lunghezza asimmetrica, essendo un po’ più corta sui fianchi, arricchita da due o tre strati di tessuto che però non la appesantiscono affatto. La parte superiore dell’abito è senza maniche con un colletto in stile polo, a chiusura lampo. Ma il dettaglio che sorprende è il volant cucito nella parte posteriore del corpetto, all’altezza delle scapole; lo stesso corpetto che, sempre sulla schiena, ne lascia scoperta una piccola porzione. Come dicevamo, a prima vista si tratta di un vestitino molto classico ma che sa osare con dettagli “seminascosti”. Un po’ come la personalità della giapponese: discreta, posata e apparentemente timida ma che, quando meno te l’aspetti, sorprende tutti con frase sagaci, pungenti e autoironiche.

N. 3 Johanna Konta – Ellesse (Wimbledon e US Open)

A Wimbledon e allo US Upen, Jo Konta fa centro in fatto di moda. Il marchio italiano Ellesse ha puntato sulla discrezione e la raffinatezza aggiungendo un leggero tocco retrò. Semplice ma d’effetto l’abito indossato a New York che ricorda lo stile della leggenda americana Billie Jean King, un bel vestito il cui bianco viene vivacizzato e spezzato dalle due fasce diagonali, rossa e nera, che si incontrano nel centro del busto, nella parte anteriore e posteriore del vestito. Un abito semplice ma d’effetto. Distinto anche l’abitino sfoggiato a Church Road, nella sua massima sobrietà, con quello scollo un po’ profondo a ‘V’ che scende quasi fino al seno; un bordino tratteggiato di nero, grigio e giallo sulle mezze maniche, nella parte inferiore della gonna e sulla visiera vengono ad alterare la monotonia del bianco.

N. 2 Kristina Mladenovic, Karolina Muchova – Adidas (Wimbledon collection by Stella McCartney)

Kiki Mladenovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Sempre impeccabili le collezioni di Stella McCartney che per Adidas assicura alle protagoniste del circuito WTA eleganza e originalità. In perfetto stile British, la collezione all white di Wimbledon indossata da Kiki Mladenovic e da Karolina Muchova si distingue per il corpetto e parte del gonnellino delicatamente traforati. La gonna è leggermente ondulata, per garantire quel pizzico di romanticismo che tanto si addice all’atmosfera londinese. La fascia rossa in vita viene ad aggiungere ulteriore personalità ad una delle mise più eleganti delle ultime stagioni. Indossata da una giocatrice, Muchova, che esalta anche per la completezza e la godibilità del suo tennis.

Karolina Muchova – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

N. 1 Garbiñe Muguruza, Kristina Mladenovic – Adidas ( Roland Garros by Stella McCartney)

Garbine Muguruza – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Anche se quest’anno a Parigi (e non solo) con la racchetta è stata decisamente sotto tono, Garbiñe Muguruza tuttavia ha brillato in campo grazie alla sua mise. Bellissimo l’abito nero tratteggiato di celeste sui bordi della gonna della collezione per il Roland Garros creata, ancora una volta, dalla McCartney. E quella fascia bianca, che ne spezza quanto basta l’omogeneità, gli conferisce la giusta originalità. La gonna, appunto, leggerissima, dalle pieghe appena accennate e dall’effetto organza, sottolinea perfettamente l’armonia e la fluidità nei movimenti della tennista spagnola. Insomma, la giusta grinta – grazie al nero – e leggerezza che rappresentano al meglio le caratteristica di Garbiñe. Una collezione decisamente riuscita, la migliore tra quelle sfoggiate al French Open quest’anno. Per giunta, questi outfit vengono realizzati con materiali ecologici e promuovono la campagna contro la plastica nei mari. N. 1 in classifica doppiamente meritato.

FLOP 5

N. 5 Bethanie Mattek-Sands (Australian Open)

Bethanie in Australia: rivedibile

Mai convenzionale e mai banale Bethanie Mattek Sands. Con la tennista americana, peraltro simpaticissima e dalla personalità solare, colori sgargianti, fiori e gadget sono assicurati in campo. Ma quando è troppo è troppo. A Melbourne l’ego di Bethanie si spinge fino a voler riprodurre i propri tatuaggi floreali sull’intero outfit. Il risultato è un completo di base nero (scelta scellerata con il caldo torrido australiano); la t-shirt ha tuttavia la variante di colore bianco. Il tessuto è a tratti semitrasparente, ad effetto velo; il gonnellino è troppo carico con una fascia larga nera e tre volant, che proprio non le si addicono e la fantasia a fiori sul tessuto nero è la stessa che Bethanie si è fatta tatuare all’interno del braccio destro. In sostanza si è voluta coprire il proprio tatuaggio… con lo stesso tatuaggio! Perché? L’eccentricità della Mattek-Sands…

N. 4 Ashleigh Barty – Fila (Roland Garros)

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Ashleigh è stata perfetta nel maneggiare la racchetta a Parigi tanto da conquistare così il suo primo titolo Slam. Purtroppo però la creazione Fila da lei indossata non era altrettanto brillante. La canotta a effetto zebra con quell’accozzaglia di mezze righe asimmetriche non hanno un granché di elegante.

N. 3 Eugenie Bouchard e Simona Halep – Nike (Australian Open e indian Wells)

Una Genie non troppo ‘moda’ in quel di Melbourne

La collezione Nike di inizio anno lascia alquanto a desiderare e Eugenie Bouchard, per l’Australian Open, indossa un completo che ne conferma i tratti davvero poco estetici. Insomma, il gonnellino stretto e succinto grigio a effetto jeans, e il top accollatissimo ma che lascia parte della pancia scoperta, non ha purtroppo nulla di grazioso. Anzi. Simona Halep non sceglie una variante migliore, optando per una t-shirt fucsia, anch’essa estremamente accollata, con il bordo del colletto bianco e nero e maniche troppo lunghe, che scendono quasi fino al gomito; anche per la rumena il solito gonnellino grigio a effetto “jeans slavato”. Outfit decisamente kitch che non si sposa con il clima e con l’atmosfera australiani.

Simona Halep – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

N. 2  Eugenie Bouchard – Nike (catsuit nera per il training, Wimbledon)

Due bocciature ravvicinate per Genie: una macchia mica male sul suo curriculum

A Eugenie piace farsi notare e ama le scelte anticonformiste, soprattutto in fatto di abbigliamento. Cade tuttavia troppo spesso nel cattivo gusto, come quando ha deciso di presentarsi alle sessioni di allenamento sui verdi prati sacri di Wimbledon avvolta da una catsuit nera. Sì, proprio Wimbledon! Fortunatamente la mise da catwoman attillatissima con parte della schiena scoperta è stata sfoggiata solo per il training. Non è stata neanche troppo originale, scopiazzando in parte la mise di Serena Williams del Roland Garros 2018.

N. 1 Serena Williams – Nike (Australian Open, Roland Garros e US Open)

Una stagione da dimenticare per Serena Williams in fatto di moda on court. Un’escalation di scelte sbagliate e sorprendenti, a cominciare dall’Australian Open (con una rivedibilissima tutina-pantacourts attillata, di colore verde sgargiante e a strisce bianche e nere), fino allo US Open (con una catsuit nera cortissima ma con maniche lunghe e accollatissima, nelle due varianti nera e fucsia), passando per il Roland Garros (con un inadeguatissimo completo zebrato “da spiaggia”, con la pancia scoperta). Insomma, definitivamente bocciate le opzioni fashion dell’ex n. 1 del mondo, troppo spesso, a nostro parere, del tutto ineleganti.

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Diadem Nova 100 Lite, una racchetta a tutto campo e zero stress

Recensione e test della versione lite della Diadem Nova, un’ottima racchetta all-court per il giocatore intermedio

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Diadem è un’azienda americana fondata nel 2015 con lo scopo di creare prodotti di qualità che abbiano nell’innovazione il segno distintivo. Diadem ha creato un team di tennisti giovani e allenatori allo scopo di progettare e realizzare prodotti innovativi, cercando di inserire qualcosa di nuovo in un mercato delle racchette che l’azienda americana definisce “stagnante”.  

Di base in Florida, Diadem conta oltre 100 anni di esperienza combinata fra il team operativo. Le due linee di racchette principali sono la Elevate, destinata a giocatori più esperti e la Nova, destinata a quei giocatori che chiedono un aiuto vero al telaio. Difatti, la Elevate è disponibile in due versioni, entrambe con piatto ampio 98 pollici, il formato in voga fra la maggior parte degli agonisti.

La serie Nova, invece, propone un piatto ampio 100 pollici, 645 centimetri quadrati, che anche solo foneticamente è un segnale di racchetta più alla portata di tutti. Nova è disponibile in versione Nova Plus (305 grammi di peso, 16×19 schema d’incordatura e lunghezza del telaio extra a 70 centimetri), in versione Nova 100 (300 grammi, 16×19) e in versione Nova Lite, oggetto di questa recensione, pesante 285 grammi con schema d’incordatura sempre 16×19 e profilo costante di circa 23,5 millimetri. Le Diadem sono costruite con la grafite e incorporano la Impact Shield Technology, che irrobustisce il telaio con l’inserto di una schiuma che contribuisce a rendere più morbidi gli shock da impatto riducendone le vibrazioni. Questo, promette Diadem, non solo riduce lo stress per il braccio, ma assicura anche un buon ritorno di energia e un’altrettanto buona sensazione di feeling agli impatti.

 

Esteticamente, la serie Nova si presenta in maniera molto sobria, colorata com’è di un blu abbastanza spento. Il profilo, una sezione profilata con struttura tubolare, presenta delle serigrafie ben in evidenza.

In campo

L’impressione dopo qualche ora di gioco con la Nova Lite è quella di avere fra le mani un telaio capace di assicurare buone sensazioni in qualsiasi zona di campo. Da fondocampo, spinge con decisione quando gli swing sono bene assestati, riuscendo a generare buona potenza per un telaio che pesa solamente 285 grammi. La rigidità, dichiarata a 69RA (ma a noi è sembrata meno di questo valore molto alto) non si fa sentire sul braccio dopo gli impatti, che sono morbidi e piacevoli; man mano che si gioca con la Nova infatti, la sensazione di avere un feeling di contatto con la palla diventa sempre maggiore. Il telaio generoso in termini di ampiezza riesce a diventare premiante anche in fase difensiva, se pressati e costretti a colpire in maniera precaria cercando ogni centimetro utile del piatto corde. Ma gli impatti nello sweet-pot, la zona di resa d’eccellenza di ogni racchetta, assicura un colpo che esce pulito, con un impatto morbido e un’uscita di palla molto decisa. Proviamo anche ad esasperare le rotazioni, e la combinazione delle caratteristiche di piatto 16×19 assieme a una testa della racchetta leggera, e che quindi si muove rapidamente durante lo swing, assicura una buona resa, pur tenendo conto che si tratta di una profilata.

 Rimane però la sensazione che i colpi con effetto esasperato non siano fra le cose migliori della Nova Lite, che infatti rimane un telaio indirizzato più a quei giocatori che chiedono un attrezzo maneggevole (e questo lo è di certo) e che consenta un ottimo equilibrio fra uscita di palla e shock da impatti. Nei colpi di volo, il piatto generoso si traduce in ottima resa su palle non perfettamente centrate, anche sulle palle sopra la testa la sensazione di aver un telaio super leggero si percepisce poco, merito del bilanciamento. Questo assicura una buona uscita di palla sempre tenendo presente che a livello di vibrazioni la Diadem ha fatto veramente un buon lavoro per ridurle.

Conclusioni

La versione più giocabile della serie Nova è quella indirizzata al giocatore di club a tutto campo, quello che non gioca troppo di frequente ma, quando lo fa, vuole un telaio che possa aiutarlo in tutte le zone del campo e che non gli procuri dolore al termine della partita.

Il telaio è stato provato con corde Diadem.

Diadem è distribuita in Italia da HMA Sport.

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Fognini-Medvedev finale a Diriyah, esibizione o partita vera? Daniil: “Dipende da lui”

DIRIYAH – Il russo, a metà dicembre, sembra già (tornato) un rullo compressore. “I limiti esistono e voglio scoprire dove sono i miei”. Fabio dà spettacolo con Monfils e conferma che per l’ATP Cup è più no che sì

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Daniil Medvedev - Diriyah Tennis Cup (via Twitter, @DiriyahCup)

da Diriyah, il nostro inviato

Sarà pure che l’Arabia Saudita ha avuto il tennis per la prima volta, ma deve ancora fare la conoscenza del terzo set. E dire che la curiosità ci sarebbe, poiché il formato della Diriyah Tennis Cup impone che a decidere le partite in bilico sia un match tie-break come quello del doppio, ma di partite in bilico ancora non se ne sono viste. Fabio Fognini e Daniil Medvedev hanno dominato le rispettive semifinali con Monfils e Goffin e domani si sfideranno in finale, mentre a contendersi lo strambo titolo del vincitore del tabellone di consolazione saranno John Isner e Jan-Lennard Struff. Il tedesco ha battuto il ‘sostituto’ Mmoh e non Pouille perché il francese si è ritirato prima del match in via precauzionale.

Fabio continua a trovarsi piuttosto bene in questo contesto d’esibizione, se poi gli mettono di fronte Monfils la deresponsabilizzazione è tale che può soltanto venirne fuori un’oretta di tennis molto divertente, un tennis per forza di cose arabesco tra giochi di polso e ricami. Nel secondo game del secondo set i due si mettono a cazzeggiare allegramente a rete, e addirittura Monfils manda la palla con la testa a Fognini che di rimando sbaglia; l’arbitro gli toglie il punto anche se a rigor di regolamento avrebbe dovuto concederglielo, poiché la palla può essere colpita solo con la racchetta. Quattro game più tardi il cazzeggio si estende ai primi tre punti del game, e l’arbitro forse per recuperare una parvenza di serietà impone che si ricominci il game dall’inizio: i due discoli eseguono e Fabio lo porta a casa, gettandosi poi a terra per fingere una massima gioia. Il – poco – pubblico si diverte, è evidente che questi due sono tagliati per questo formato.

 
Fabio Fognini – Diriyah Cup 2019 (via Twitter, @DiriyahCup)

Chissà se domani anche Medvedev avrà voglia di prestarsi al giochino. Il russo, intervistato dopo la vittoria su Goffin – terza del 2019, ha perso solo a Wimbledon dopo cinque set molto lottati – dice che lascerà ‘decidere’ l’italiano: “Magari non sono il più grande intrattenitore nel mondo, ma sto provando a mostrare del buon tennis. Dipenderà più da Fabio, se riuscirà a rimanere rilassato – certo non sarò io a dirgli ‘Fabio, calmati!’, scherza Daniil – e prenderà il match seriamente fin dal primo punto sarò lì con lui, se inizierà in modo un po’ più rilassato magari gli darò un po’ di corda. Il mio obiettivo rimane vincere il torneo“. Anche perché la finale assegnerà mezzo milione al vincitore, che si aggiungerà al mezzo milione che Fognini e Medvedev hanno già guadagnato. “Un milione fa una bella differenza“, dice candidamente Daniil, “è un bel bonus anche se non si gioca soltanto per soldi“.

La sensazione, comunque, è che a Medvedev da qualche tempo perdere piaccia davvero poco, e che il suo comportamento – dentro e fuori dal campo – si stia modellando sulla sua stessa ambizione, creando così una dicotomia per descrivere la quale prendiamo in prestito la definizione di un nostro utente: Daniil appare davvero perfettamente razionale ma non dobbiamo dimenticarci del suo essere, anche, totalmente emozionale come ha ampiamente dimostrato la sua storia di amore e odio col pubblico di New York (insultato a più riprese e poi riportato a sé dopo la splendida finale contro Nadal). E come ha dimostrato in passato lanciando monetine, rompendo racchette, perdendo il controllo.

Ci sono ancora molte partite in cui devo dimostrare di essere davvero migliorato, e lo so bene. Non starò qui a vantarmi di non aver rotto nessuna racchetta quest’anno e di essere stato ‘perfetto’. Devo provare a me stesso di poter essere migliore in ogni aspetto, non soltanto a livello di tennis, e voglio scoprire dove sono i miei limiti, se ne esistono, visto che molte persone dicono che i limiti non esistono: io credo che invece i limiti esistano e voglio scoprire dove sono i miei“.

Fognini invece conferma che difficilmente giocherà l’ATP Cup, rispondendo a una domanda sulle competizioni a squadre – “Ne ho giocate due su tre, Laver Cup e Davis Cup, per la terza al momento direi di no” – come ci aveva già fatto intuire ieri, e conferma anche il suo ottimo umore. Arriva in conferenza stampa accompagnato da Stefano Barsacchi, che qui sostituisce Barazzutti, e parla di come sta approcciando la sgambata di Diriyah: “Credo sia stato bello per il pubblico. A volte si gioca, a volte si scherza, mi sento a mio agio e poi è positivo perché ho l’occasione di giocare due o tre partite in pre-season e non sono molto lontano da casa, appena cinque ore di volo. Cercherò di essere pronto per il 2020, anche se non so dove comincerò“. Priorità a Flavia, come è giusto che sia. Ma intanto facciamo divertire un po’ gli arabi e magari vinciamo questo (altro) mezzo milione, che farebbe all’incirca 850-900mila pannolini: per la piccola dovrebbero bastare.

Semifinali

[4] F. Fognini b. [2] G. Monfils 6-4 6-4
[1] D. Medvedev b. [3] D. Goffin 6-3 6-3

Tabellone di consolazione

J. Isner b. S. Wawrinka 7-6(4) 7-5
J-L. Struff b. M. Mmoh 6-4 6-1

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Fognini riparte bene a Diriyah, ma l’ATP Cup sembra in dubbio

DIRIYAH – Fabio batte Isner per la prima volta in carriera, sebbene in via ‘ufficiosa’, e domani sfiderà Monfils in semifinale. La gravidanza di Flavia, ormai quasi a termine, deciderà quali saranno i suoi impegni nelle prossime settimane

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Pouille, Wawrinka, Fognini e Goffin - Diriyah Tennis Cup (via Twitter, @DiriyahCup)

da Diriyah, il nostro inviato

Non si capisce bene se è più l’escursione termica tra giorno e notte o quel modo tutto saudita di seguire il tennis, ovvero con shisha al seguito, a caratterizzare di più l’esordio del tennis in Arabia. Il primo match della storia del paese lo vince Fognini, gli altri tre li stravincono Monfils – che domani affronterà l’italiano – Medvedev e Goffin, che si sfideranno nell’altra semifinale. I quattro giocatori sconfitti, che poi sono anche quelli privi di testa di serie, genereranno invece un tabellone di consolazione, tanto per allontanare ancora di più la competizione da i crismi di un vero torneo.

Fognini batte per la prima volta in carriera Isner, sebbene in via ufficiosa, e torna a breakkarlo sette anni dopo l’ormai vetusta sfida di Valencia 2012 (nell’altro precedente di Cincinnati 2016 non aveva saputo infrangere il servizio di Long John). Si tratta anche della seconda vittoria consecutiva contro un gigante statunitense, dacché nell’ultimo incontro ufficiale del 2019 Fognini ha sconfitto Opelka, scagliando quella volta più di 15 ace come gli è riuscito solo cinque volte in carriera. Oggi al servizio ha cominciato malino, servendo proprio piano nei primi game, forse nel tentativo di rodare gli ingranaggi di Hawk-Eye Live che qui sostituisce i giudice di linea (come alle Next Gen di Milano). Più che altro si è fatto notare con quattro o cinque ottimi passanti di rovescio, segno che le gambe girano già piuttosto bene e la caviglia per ora non da fastidio.

 

Sono rilassato, mi sento bene” ha detto Fabio – non precisamente a noi, ché ancora ci risponde a monosillabi, ma ai colleghi seduti al nostro fianco – “anche se non mi sono goduto del tutto le vacanze perché Flavia è incinta, e ho fatto la spola tra Roma e Barcellona perché lei è a casa lì. Siamo quasi al termine della gravidanza: questa e la prossima settimana, poi tornerò a casa e rimarrò fino alla fine“.

Che detta così sembra mettere a rischio la sua partecipazione all’ATP Cup, che comincerà tra meno di un mese, ma a domanda diretta Fognini risponde ‘forse‘. Appare ovvio come la priorità adesso debba essere la gravidanza di Flavia, pronta a regalargli il secondo erede dopo la nascita di Federico. Quando comincerà la sua campagna australiana, probabilmente, dipenderà da quanta fretta di nascere avrà la sua secondogenita.

IL RE DELLE ESIBIZIONI – E chi se non il giocatore più tricky mica solo tra questi otto, ma più o meno in tutto il circuito? Gael Monfils domina una versione parecchio abbacchiata di Stan Wawrinka dopo un primo set quantomeno allegro – e dire che qui bere alcolici è proibito – per via dei cinque break su otto giochi disputati, e si presenta in sala stampa col solito piglio di intrattenitore. Proprio sala stampa, non sala conferenze, perché qui gli organizzatori hanno scelto di farci parlare con i tennisti comodamente seduti sui divani dell’area media.

Gael Monfils – Diriyah Tennis Cup (via Twitter, @DiriyahCup)

Prima dice che il 2019 non è ancora finito ed è presto per parlare del 2020, poi si lascia coinvolgere dall’atmosfera che definire informale è un eufemismo – aria fresca dopo undici mesi di conferenze seriose-omologate-domanicercheròdidareilmassimo – e dice in modo piuttosto convinto che vuole salire più su del numero 6 raggiunto ormai tre anni fa, da cui non è neanche troppo lontano occupando adesso la decima posizione.

Gli chiediamo se esista un giocatore che gli somiglia, in qualche parte nel mondo, e acchittando il teatrino di giornata risponde: “Non vorrei sembrarti presuntuoso e risponderti di no, ma ti rispondo di no!” prima di coinvolgere la cricca dei sofà bianchi in una fragorosa risata collettiva (volete il video? Ve lo cuccate scartabellando le nostre storie su Instagram: seguiteci!). Di fronte alla domanda relativa a chi dei giovani virgulti lo convinca di più, si mette a riflettere in modo molto teatrale e poi risponde che è una domanda difficile, anche perché quei tre ‘sono leggende e non mollano‘ e tutto sommato sporcano il giudizio.

Il più vicino a vincere uno Slam finora è stato Medvedev” dando una risposta implicita e anticipando così l’arrivo del successivo ‘cliente’, proprio il russo, a cui guardandolo giocare daresti massimo due o tre ore di vacanze complessive per quanto sembra ancora (o già?) in forma campionato. Le tre sconfitte alle Finals – quattro consecutive se consideriamo Chardy a Bercy – devono averlo incattivito parecchio se continua a dire che da adesso in poi vuole vincere sempre, esibizioni, allenamenti o tornei di rubamazzo che siano, neanche avesse vinto poco lo scorso anno.

Se la metti così, caro Daniil, allora cosa prendi per il 2020 Da dove (ri)partiamo? “Beh, ovviamente uno Slam, e se proprio devo sceglierne soltanto uno dico l’Australian Open. Mi trovo piuttosto bene lì, anche se i risultati dicono che lo Slam che mi calza meglio è lo US Open...”. Pare che lì abbia giocato persino una finale di cinque ore, ma potremmo sbagliarci.

Il principe russo

Risultati:

[4] F. Fognini b. J. Isner 7-6(4) 6-4
[2] G. Monfils b. S. Wawrinka 6-3 6-3
[1] D. Medvedev b. J-L. Struff 6-3 6-1
[3] D. Goffin b. L. Pouille 6-2 6-4

Semifinali

[4] F. Fognini vs [2] G. Monfils
[1] D. Medvedev vs [3] D. Goffin

Tabellone di consolazione

J. Isner vs S. Wawrinka
J-L. Struff vs L- Pouille

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