I migliori e i peggiori outfit femminili del 2019

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I migliori e i peggiori outfit femminili del 2019

Dagli abiti eleganti, vezzosi e retrò di Muguruza, Mladenovic e Konta, alle mise infelici di Serena Williams. Le tendenze fashion on court delle protagoniste del circuito WTA

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A fine stagione è tempo di bilanci. Le migliori e le peggiori in campo, le più o meno vittoriose. D’accordo. Ma anche lo stile con cui affrontare un match vuole la sua parte. E allora, chi sono state le più fashion e le peggio vestite della stagione 2019? (Per chi se lo fosse perso, dello stile dei maschietti ha parlato Valerio Vignoli in questo articolo).

Una cosa è certa, diventare campionesse navigate non sempre porta ad essere vere icone della moda. Ne è la prova Serena Williams che, in un’escalation – a nostro parere, ovviamente – di abiti bruttini, dall’Australian Open allo US Open ha fatto scelte quantomeno sbalorditive, a cominciare dalla minituta-pantacourts all green d’inizio stagione a quella total black di settembre passando dal “bikini” con tanto di mantella a pipistrello in primavera. Scelte molto felici invece per le linee Adidas della primavera estate, con abiti dalla linea estremamente elegante e dalle opzioni cromatiche originali e raffinate, indossati magnificamente da Garbiñe Muguruza, Kiki Mladenovic e Karolina Muchova. E poi Johanna Konta, una delle numero uno assolute in fatto di moda on court, grazie alla bellissima linea vintage degli abitini Ellesse.

TOP 5

N. 5 Karolina Pliskova – Fila (Australian Open e US Open) e Kiki Bertens – Fila (Shenzhen)

Come per la collezione maschile, anche per quella femminile il brand Fila per tutta la stagione ha saputo coniugare sobrietà e raffinatezza. Molto delicato il completino indossato da Karolina Pliskova nello slam australiano, con un top del tutto semplice ma intramontabile, con le spalline e il bordo dello scollo a righe rosa e il corpetto bianco; la stessa tonalità di rosa che richiama quella del gonnellino, estremamente grazioso con il volant che aggiunge movimento al completo spezzandone la linea regolare. Discreto e vezzoso al tempo stesso.

 

Diversamente elegante il completino indossato da Karolina a New York. E più grintoso. Mezze fasce orizzontali di varia lunghezza, sul fianco, di colore blu, celeste e rosso e una fascia rossa all’altezza del seno, vengono ad animare il top bianco, mentre un classico gonnellino blu notte viene a sua volta vivacizzato dalle stesse fasce, celesti, rosse e bianche. Sobrio e vivace al tempo stesso.

Kiki Bertens – WTA Finals 2019 Shenzhen (foto via Twitter, @WTAInsider)

Molto più vintage il vestitino Fila di Kiki Bertens nello swing asiatico di fine stagione. Con un clin d’œil agli anni Settanta, l’abito, estremamente lineare, conferisce un tocco di eleganza all’olandese. Anche la scelta dei colori è perfettamente azzeccata, il blu notte con sottili righe bianche a “V” dall’alto verso il basso dell’abito, a sua volta spezzato da una fascia orizzontale rossa in vita.

N. 4 Naomi Osaka – Nike (US Open)

Nello slam statunitense, Naomi, quanto ad outfit, le supera tutte. Il nero, uno dei colori da sempre più gettonati allo US Open, domina la mise realizzata per lei dalla Nike, con due varianti: bianco e nero e arancione e nero. Si tratta di un vestitino alquanto originale, seppure apparentemente classico. Si tratta di un abito con tanto di gonna larga (nera col bordo bianco), a pieghe, di lunghezza asimmetrica, essendo un po’ più corta sui fianchi, arricchita da due o tre strati di tessuto che però non la appesantiscono affatto. La parte superiore dell’abito è senza maniche con un colletto in stile polo, a chiusura lampo. Ma il dettaglio che sorprende è il volant cucito nella parte posteriore del corpetto, all’altezza delle scapole; lo stesso corpetto che, sempre sulla schiena, ne lascia scoperta una piccola porzione. Come dicevamo, a prima vista si tratta di un vestitino molto classico ma che sa osare con dettagli “seminascosti”. Un po’ come la personalità della giapponese: discreta, posata e apparentemente timida ma che, quando meno te l’aspetti, sorprende tutti con frase sagaci, pungenti e autoironiche.

N. 3 Johanna Konta – Ellesse (Wimbledon e US Open)

A Wimbledon e allo US Upen, Jo Konta fa centro in fatto di moda. Il marchio italiano Ellesse ha puntato sulla discrezione e la raffinatezza aggiungendo un leggero tocco retrò. Semplice ma d’effetto l’abito indossato a New York che ricorda lo stile della leggenda americana Billie Jean King, un bel vestito il cui bianco viene vivacizzato e spezzato dalle due fasce diagonali, rossa e nera, che si incontrano nel centro del busto, nella parte anteriore e posteriore del vestito. Un abito semplice ma d’effetto. Distinto anche l’abitino sfoggiato a Church Road, nella sua massima sobrietà, con quello scollo un po’ profondo a ‘V’ che scende quasi fino al seno; un bordino tratteggiato di nero, grigio e giallo sulle mezze maniche, nella parte inferiore della gonna e sulla visiera vengono ad alterare la monotonia del bianco.

N. 2 Kristina Mladenovic, Karolina Muchova – Adidas (Wimbledon collection by Stella McCartney)

Kiki Mladenovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Sempre impeccabili le collezioni di Stella McCartney che per Adidas assicura alle protagoniste del circuito WTA eleganza e originalità. In perfetto stile British, la collezione all white di Wimbledon indossata da Kiki Mladenovic e da Karolina Muchova si distingue per il corpetto e parte del gonnellino delicatamente traforati. La gonna è leggermente ondulata, per garantire quel pizzico di romanticismo che tanto si addice all’atmosfera londinese. La fascia rossa in vita viene ad aggiungere ulteriore personalità ad una delle mise più eleganti delle ultime stagioni. Indossata da una giocatrice, Muchova, che esalta anche per la completezza e la godibilità del suo tennis.

Karolina Muchova – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

N. 1 Garbiñe Muguruza, Kristina Mladenovic – Adidas ( Roland Garros by Stella McCartney)

Garbine Muguruza – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Anche se quest’anno a Parigi (e non solo) con la racchetta è stata decisamente sotto tono, Garbiñe Muguruza tuttavia ha brillato in campo grazie alla sua mise. Bellissimo l’abito nero tratteggiato di celeste sui bordi della gonna della collezione per il Roland Garros creata, ancora una volta, dalla McCartney. E quella fascia bianca, che ne spezza quanto basta l’omogeneità, gli conferisce la giusta originalità. La gonna, appunto, leggerissima, dalle pieghe appena accennate e dall’effetto organza, sottolinea perfettamente l’armonia e la fluidità nei movimenti della tennista spagnola. Insomma, la giusta grinta – grazie al nero – e leggerezza che rappresentano al meglio le caratteristica di Garbiñe. Una collezione decisamente riuscita, la migliore tra quelle sfoggiate al French Open quest’anno. Per giunta, questi outfit vengono realizzati con materiali ecologici e promuovono la campagna contro la plastica nei mari. N. 1 in classifica doppiamente meritato.

FLOP 5

N. 5 Bethanie Mattek-Sands (Australian Open)

Bethanie in Australia: rivedibile

Mai convenzionale e mai banale Bethanie Mattek Sands. Con la tennista americana, peraltro simpaticissima e dalla personalità solare, colori sgargianti, fiori e gadget sono assicurati in campo. Ma quando è troppo è troppo. A Melbourne l’ego di Bethanie si spinge fino a voler riprodurre i propri tatuaggi floreali sull’intero outfit. Il risultato è un completo di base nero (scelta scellerata con il caldo torrido australiano); la t-shirt ha tuttavia la variante di colore bianco. Il tessuto è a tratti semitrasparente, ad effetto velo; il gonnellino è troppo carico con una fascia larga nera e tre volant, che proprio non le si addicono e la fantasia a fiori sul tessuto nero è la stessa che Bethanie si è fatta tatuare all’interno del braccio destro. In sostanza si è voluta coprire il proprio tatuaggio… con lo stesso tatuaggio! Perché? L’eccentricità della Mattek-Sands…

N. 4 Ashleigh Barty – Fila (Roland Garros)

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Ashleigh è stata perfetta nel maneggiare la racchetta a Parigi tanto da conquistare così il suo primo titolo Slam. Purtroppo però la creazione Fila da lei indossata non era altrettanto brillante. La canotta a effetto zebra con quell’accozzaglia di mezze righe asimmetriche non hanno un granché di elegante.

N. 3 Eugenie Bouchard e Simona Halep – Nike (Australian Open e indian Wells)

Una Genie non troppo ‘moda’ in quel di Melbourne

La collezione Nike di inizio anno lascia alquanto a desiderare e Eugenie Bouchard, per l’Australian Open, indossa un completo che ne conferma i tratti davvero poco estetici. Insomma, il gonnellino stretto e succinto grigio a effetto jeans, e il top accollatissimo ma che lascia parte della pancia scoperta, non ha purtroppo nulla di grazioso. Anzi. Simona Halep non sceglie una variante migliore, optando per una t-shirt fucsia, anch’essa estremamente accollata, con il bordo del colletto bianco e nero e maniche troppo lunghe, che scendono quasi fino al gomito; anche per la rumena il solito gonnellino grigio a effetto “jeans slavato”. Outfit decisamente kitch che non si sposa con il clima e con l’atmosfera australiani.

Simona Halep – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

N. 2  Eugenie Bouchard – Nike (catsuit nera per il training, Wimbledon)

Due bocciature ravvicinate per Genie: una macchia mica male sul suo curriculum

A Eugenie piace farsi notare e ama le scelte anticonformiste, soprattutto in fatto di abbigliamento. Cade tuttavia troppo spesso nel cattivo gusto, come quando ha deciso di presentarsi alle sessioni di allenamento sui verdi prati sacri di Wimbledon avvolta da una catsuit nera. Sì, proprio Wimbledon! Fortunatamente la mise da catwoman attillatissima con parte della schiena scoperta è stata sfoggiata solo per il training. Non è stata neanche troppo originale, scopiazzando in parte la mise di Serena Williams del Roland Garros 2018.

N. 1 Serena Williams – Nike (Australian Open, Roland Garros e US Open)

Una stagione da dimenticare per Serena Williams in fatto di moda on court. Un’escalation di scelte sbagliate e sorprendenti, a cominciare dall’Australian Open (con una rivedibilissima tutina-pantacourts attillata, di colore verde sgargiante e a strisce bianche e nere), fino allo US Open (con una catsuit nera cortissima ma con maniche lunghe e accollatissima, nelle due varianti nera e fucsia), passando per il Roland Garros (con un inadeguatissimo completo zebrato “da spiaggia”, con la pancia scoperta). Insomma, definitivamente bocciate le opzioni fashion dell’ex n. 1 del mondo, troppo spesso, a nostro parere, del tutto ineleganti.

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Editoriali del Direttore

Rino Tommasi e Gianni Clerici, due Maestri inimitabili. Io non sono Giotto…

Tanta nostalgia, tanti ricordi del direttore, tante battute dei gemelli diversi, l’uomo delle lettere e quello dei numeri. Lo storyteller che affascina e Computer-Rino che i dati li interpreta. Questa domenica Sky la dedica a loro

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Rino Tommasi e Gianni Clerici. Che amici, quanti anni vissuti fianco a fianco in mille tornei, in mille viaggi, un centinaio di Slam e cabine televisive, quanti momenti indimenticabili, quanti ‘colpi immortali’, quanti ‘circoletti rossi’ – “il contrario di un diminutivo, era anzi un superlativo!” Gianni dixit – quanta nostalgia! Un ricordo di Adriano Panatta

Due amici, certo, ma anche due grandi impareggiabili Maestri con la M maiuscola. Non sono il solo ad aver imparato molto da Rino – e mai abbastanza direbbe lui! – e a dovergli riconoscenza infinita per l’esempio e il continuo stimolo che ha dato alla mia passione per il giornalismo, lo sport e il tennis in particolare. Tanti hanno imparato da lui e oggi lavorano in Gazzetta, FIT, Ubitennis, Sky – e proprio su Sky domani, domenica 7 giugno, l’intera programmazione di Sky Sport Arena sarà dedicata a Gianni e Rino.

Esser considerato da Rino, forse, l’allievo prediletto – come gli scappò detto una volta in pubblico, non senza immediatamente correggere il tiro “capita anche a me di sbagliarmi…!” – per me, che gli voglio bene come fosse un secondo padre, (anche a causa della morte prematura del mio 42 anni fa), è un grande, impagabile onore.

 

Due Maestri inimitabili, i “due gemelli diversi” – parti uguali ma distinte di un duo cult della TV: l’uomo delle lettere e l’uomo dei numeri.

Inimitabili perché Gianni è sempre stato uno storyteller che riesce a intrattenere, ad affascinare, quasi a rapire con i suoi “affreschi” raccontati anche chi non è interessato al tennis, “uno scrittore prestato al tennis” come disse di lui Calvino.

Inimitabili perchè Rino – “un cervello essenzialmente matematico però capace di digressioni epico-fantastiche” è la definizione di Giuan Brera – ha sempre spiegato come nessuno tutti i numeri che si era studiato e che la sua prodigiosa memoria gli ha sempre consentito di ricordare e interpretare perché, come dice: “il computer ha tutti i dati ma non capisce di tennis!“. 

Rino Tommasi

Uno ti teneva agganciato al suo racconto, in cui intervenivano personaggi mai incontrati, il tassista dall’aeroporto all’hotel, il campione in ascensore… che stava al pianterreno – “Gianni, se un giorno ti daranno una camera d’hotel al pianterreno saremo rovinati” gli dissi io – l’altro era il grande opinionista che, a dispetto di una sintesi obbligata da sole 25 righe concesse dai direttori meno illuminati della Gazzetta, più che un’opinione emanava una sentenza che faceva giurisprudenza. “Opinioni e Sentenze” senza appello, ma subito approdate in Cassazione senza vizi di legittimità e merito, ma pronunciate e ribadite all’infinito perché le capissero anche le orecchie e i cervelli più duri e resistenti.

Entrambi incredibilmente pronti alla battuta e ancor più alla replica immediata, con Gianni che dice “Io sono stato utilizzato dalle TV soltanto per interrompere di tanto il tanto il Tommasi” e Rino che ribatte “Il Dottor Divago può dimenticare chi ha vinto e che è successo, ma vi dirà sempre perché”. Gianni che dice “Se la gente dice che siamo volgari io rido, la più grande volgarità nella vita è non avere sense of humour” e Rino che risponde: “Viviamo in un Paese libero, siamo solo due amici che guardano e commentano una partita di tennis”.

Gemelli diversi perché Gianni è uomo colto a 360 gradi, letteratura, poesia, musica, pittura, è interessato a tutto, Rino – altra citazione di Brera – “è uno dei più ‘culti’ giornalisti sportivi in assoluto”, è sport a 360 gradi, tutti gli sport, come quasi tutta di sport è la sua immensa libreria, in tutte le lingue: “Se si vuol saper tutto o quasi tutto di un campo e fare bene una cosa non puoi cercare di farne altre. Le faresti tutte meno bene”.

Assolutamente diversi anche nel tipo di spirito. Quello di Rino era più spesso autoironico, pur sapendo di poter incorrere in giudizi negativi da parte di chi non sarebbe stato in grado di capirlo: “Per un giornalista è molto più importante scrivere in fretta che scrivere bene. Se poi scrive anche bene allora è Tommasi!”; “La modestia è un difetto che non ho mai avuto, non vedo nessuna ragione per essere modesto”; “Mi hanno nominato direttore ad personam. Non so bene cosa voglia dire, ma se significa che sono il direttore di me stesso mi va benissimo perché significa che ho la migliore redazione del mondo”.

Gianni ama più prendere in giro chi gli sta vicino: “Tommasi a volte si addormenta in telecronaca, poi si sveglia e dice ’40-15’ e quel che mi stupisce sempre è che il punteggio è giusto”. “Dalla prima riga di un commento su Ubitennis si capisce se chi scrive è tifoso di Federer o Nadal”.

Gianni Clerici Wimbledon 2015

Ma anche a Rino piace stuzzicarmi:Ubaldo si è inventato Ubitennis perché così gioca a fare il direttore”. E quando io gli dico: “Rino se tu continui a restare della tua opinione e io della mia, non arriviamo a nessun punto…”. E lui: “Certo che ci arriviamo, tu hai torto e io ho ragione!”.

Inimitabili perché di Giotto che supera il maestro Cimabue ce n’è stato uno solo. Gianni è molto più difficile da… imitare e somigliare. Nessuno ci riuscirà mai. Quanto a Rino, beh vorrei avere la sua capacità di sintesi che non ho. Tento di essere opinionista, ma tendo a voler spiegare troppo. Lui era più sbrigativo. Chi capisce bene, chi non capisce… peggio per lui. Ma alla fin fine il vero problema è… che io non sono Giotto.

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evidenza

Original 9: Jane ‘Peaches’ Bartkowicz

Quarto dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Jane ‘Peaches’ Bartkowicz, che trovò la sua prima racchetta tra i cespugli

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Jane 'Peaches' Bartkowicz (via Twitter, @WTA)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La quarta protagonista è Peaches Bartkowicz, nata il 16 aprile 1949, che ripercorre gli esaltanti giorni di settembre 1970, quando sostenne le Original 9. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Originaria del Michigan, Jane ‘Peaches’ Bartkowicz aveva 21 anni quando si è iscritta per giocare nel controverso torneo Virginia Slims Invitational di Gladys Heldman. Dopo una carriera giovanile stellare coronata da innumerevoli titoli nazionali e dalla vittoria del singolare femminile a Wimbledon all’età di 15 anni, Bartkowicz ha conquistato consecutivamente il singolare e il doppio a Cincinnati nel biennio 1966-67, il Canadian Open nel 1968 e ha raggiunto due volte i quarti di finale allo US Open.

Membro della vittoriosa squadra americana di Fed Cup nel 1969, lasciò il Tour nel 1971 con all’attivo vittorie su Evonne Goolagong e Virginia Wade.

 

Peaches riflette: “La mia famiglia non poteva permettersi lezioni di tennis – mio padre lavorava nella catena di montaggio di una fabbrica di automobili – ma quando ero bambina vivevo vicino a un parco con dei campi pubblici, lì ho trovato una racchetta tra i cespugli. C’era un muro e ci avrei giocato contro per tutto il tempo. Ero determinata, diventai molto precisa e questo è stato probabilmente il mio più grande punto di forza. Mi ha aiutata perché non avevo il talento di molte altre giocatrici, e per di più non ero così veloce in campo!“.

Sono stata supportata come junior, ma in seguito il costo dei viaggi per gli eventi è diventato un vero problema. Ricordo di essere andata in Europa, di aver vinto i primi sei tornei a cui ho partecipato e in effetti di aver perso del denaro. Era fuor di dubbio che qualcosa andasse fatto, così quando venne organizzato il torneo di Houston non esitai, soprattutto perché sapevo che c’era Gladys Heldman dietro l’iniziativa. Era la proprietaria di una rivista di tennis, era una donna, e sua figlia Julie avrebbe partecipato al torneo, perciò sapevo che era interessata a noi. Onestamente, Gladys mi intimidiva, era una donna molto decisa, ma era anche molto gentile, ed ero sicura che sapesse cosa stava facendo”.

Quando in squadra hai qualcuno come Gladys, Virginia Slims e hai gente come Billie Jean, Rosie e Nancy, non credo che si possa sbagliare. Eravamo molto preoccupate della situazione nel tennis, ovviamente, ma allo stesso tempo credevamo che il cambiamento dovesse avvenire anche in altre aree della società. Capii che se si riesce a fare qualcosa del genere nel tennis, nel mondo del lavoro, o in qualunque altro campo, può esserci un effetto domino che alla lunga porterà benefici a tutti“.

Sapevo che sarebbe stato difficile, sapevo che ci sarebbe voluto del tempo, ma non ho mai pensato che il nuovo circuito avrebbe fallito. Ho sempre creduto che sarebbe stato qualcosa di grande. Tuttavia, nonostante amassi giocare a tennis, ho trovato molto difficile l’aspetto promozionale delle cose. Ero timida e non avevo un buon rapporto con il pubblico… è stato uno dei motivi per cui ho lasciato il tennis così giovane. Quando sono cresciuta, mi sono aperta di più e ho pensato: perché non avrei potuto essere così prima? Ma non ho rimpianti. Ho una famiglia meravigliosa, tutto ha funzionato“.

(Intervista realizzata da Adam Lincoln)


Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Peaches Bartkowicz.

Chi era il tuo idolo?
“Da giovane il mio idolo era Maria Bueno. Amavo la sua grazia e il suo stile di gioco perché il mio non era minimamente vicino al suo, apprezzavo molto l’armonia dei suoi movimenti in campo, quasi da ballerina (Maria Bueno, morta nel giugno 2018, veniva infatti soprannominata ‘Tennis Ballerina’)

I tuoi colpi migliori come tennista?
“I miei colpi migliori erano il rovescio a due mani e la precisione”.

Torneo preferito?
“Il mio torneo preferito era lo US Open a Forest Hills. All’epoca ero letteralmente incantata da quell’arena e anche se oggi può sembrare piccola, (nel frattempo il torneo si è spostato a Flushing Meadows, ndt) mi sono divertita a giocarci; in più era negli Stati Uniti”.

Cosa serve per essere un campione?
“Per essere un campione ci vuole un sacco di duro lavoro e penso che per rimanere al top si debba avere il killer-instinct, non arrendersi mai ed essere molto determinati”.

Momento clou della tua carriera nel tennis?
“Il momento clou della mia carriera tennistica è stato vincere incredibilmente 17 campionati nazionali dagli 11 ai 18 anni, ho sempre vinto contro giocatrici della mia stessa fascia di età e contro quelle più grandi, non ho mai perso una partita in quegli anni”.

La partita che credevi fosse vinta?
“Credo sia quella persa per un punto contro Ann Jones. In quegli anni bastava staccare di un punto l’avversario per vincere il tie-break, mentre oggi sono necessari due punti. Ho perso l’ultimo set 5 a 4, quindi tecnicamente solo un punto ha davvero fatto la differenza”.

La tua tennista preferita di oggi?
“In realtà non guardo molto tennis, ma quando lo faccio mi impressiona molto come gioca Osaka”.


Traduzione a cura di Andrea Danuzzo

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman
  3. Original 9: Judy Dalton


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Djokovic e Barty, l’inquietudine dei numeri 1

Nole non apprezza le misure restrittive da adottare in caso si giochi lo US Open. Barty cauta: “Voglio avere tutte le informazioni prima di decidere”

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Novak Djokovic - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Con la sospensione dei due circuiti ancora ferma al 31 luglio, gli occhi di tutti sono puntati sul mese di agosto che ospita tradizionalmente i tornei dello swing nordamericano sul cemento. In particolare le preoccupazioni si affollano intorno agli US Open, il cui effettivo svolgimento è ancora in dubbio.

Recentemente sull’argomento si è espresso Rafael Nadal, il quale ha dichiarato che ad oggi non si sentirebbe sicuro ad andare a New York, ma che la situazione potrebbe cambiare nei prossimi mesi. Lo spagnolo più che altro si è espresso affinché tutti i giocatori possano avere uguali possibilità. “È difficile per me pensare che si possano organizzare tornei sicuri per la salute di tutti e ‘giusti’ per tutti. Quando dico giusti, intendo che ogni giocatore di ogni parte del mondo deve avere la possibilità di poter viaggiare e giocare. (…) Finché non saremo sicuri al 100% secondo me dobbiamo aspettare un po’ di più. Il nostro sport non è come il football o altri sport che si possono giocare in un solo Paese, nel tennis si mischiano persone che provengono da tutto il mondo, le complicazioni sono tante“.

Sullo stesso tema ha rilasciato dichiarazioni anche il numero uno al mondo Novak Djokovic. Il serbo ha riferito a Prva TV di aver parlato con i piani alti del tennis per capire un po’ di più sulla situazione e ha giudicato negativamente le misure di sicurezza, a suo dire “estreme, pianificate dagli organizzatori. “Ho avuto una conversazione telefonica con i leader del tennis mondiale, si è discusso sul proseguimento della stagione, principalmente sugli US Open previsti a fine agosto, ma non si sa se si terranno. Le regole che hanno detto che dovremmo rispettare per essere lì, per giocare, sono estreme“.

 

Novak ha elencato poi con disappunto alcune di queste misure, non certo irragionevoli. “Non avremmo accesso a Mahnattan, dovremmo dormire negli hotel dell’areoporto, essere testati due o tre volte alla settimana. Inoltre potremmo portare una persona al club, il che è davvero impossibile. Voglio dire, è necessario il tuo allenatore, il preparatore atletico, il fisioterapista. Tutti i loro suggerimenti sono davvero rigorosi, ma posso capire che per motivi finanziari, a causa dei contratti già esistenti, gli organizzatori vogliono che si tenga l’evento. Vedremo cosa accadrà“.

Anche l’altra numero uno al mondo del tennis, Ashleigh Barty, ha voluto dire la sua, mantenendo una certa cautela sull’eventuale ripresa del circuito. L’australiana vuole essere certa della situazione per preservare la propria salute e quella del suo team. “È eccitante che si parli di nuovo del tennis e che le cose si stiano muovendo nella giusta direzione per iniziare le competizioni”, ha detto al Sydney Morning Herald. “Ma avrei bisogno di capire tutte le informazioni e i consigli della WTA e della USTA prima di prendere una decisione sui tornei statunitensi. Non riguarda solo me, devo considerare anche il mio team”. Ad ogni modo, sembra che ATP e WTA faranno un punto della situazione mercoledì prossimo (10 giugno) per quanto riguarda gli US Open e il resto della stagione.

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