I migliori e i peggiori outfit femminili del 2019

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I migliori e i peggiori outfit femminili del 2019

Dagli abiti eleganti, vezzosi e retrò di Muguruza, Mladenovic e Konta, alle mise infelici di Serena Williams. Le tendenze fashion on court delle protagoniste del circuito WTA

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A fine stagione è tempo di bilanci. Le migliori e le peggiori in campo, le più o meno vittoriose. D’accordo. Ma anche lo stile con cui affrontare un match vuole la sua parte. E allora, chi sono state le più fashion e le peggio vestite della stagione 2019? (Per chi se lo fosse perso, dello stile dei maschietti ha parlato Valerio Vignoli in questo articolo).

Una cosa è certa, diventare campionesse navigate non sempre porta ad essere vere icone della moda. Ne è la prova Serena Williams che, in un’escalation – a nostro parere, ovviamente – di abiti bruttini, dall’Australian Open allo US Open ha fatto scelte quantomeno sbalorditive, a cominciare dalla minituta-pantacourts all green d’inizio stagione a quella total black di settembre passando dal “bikini” con tanto di mantella a pipistrello in primavera. Scelte molto felici invece per le linee Adidas della primavera estate, con abiti dalla linea estremamente elegante e dalle opzioni cromatiche originali e raffinate, indossati magnificamente da Garbiñe Muguruza, Kiki Mladenovic e Karolina Muchova. E poi Johanna Konta, una delle numero uno assolute in fatto di moda on court, grazie alla bellissima linea vintage degli abitini Ellesse.

TOP 5

N. 5 Karolina Pliskova – Fila (Australian Open e US Open) e Kiki Bertens – Fila (Shenzhen)

Come per la collezione maschile, anche per quella femminile il brand Fila per tutta la stagione ha saputo coniugare sobrietà e raffinatezza. Molto delicato il completino indossato da Karolina Pliskova nello slam australiano, con un top del tutto semplice ma intramontabile, con le spalline e il bordo dello scollo a righe rosa e il corpetto bianco; la stessa tonalità di rosa che richiama quella del gonnellino, estremamente grazioso con il volant che aggiunge movimento al completo spezzandone la linea regolare. Discreto e vezzoso al tempo stesso.

 

Diversamente elegante il completino indossato da Karolina a New York. E più grintoso. Mezze fasce orizzontali di varia lunghezza, sul fianco, di colore blu, celeste e rosso e una fascia rossa all’altezza del seno, vengono ad animare il top bianco, mentre un classico gonnellino blu notte viene a sua volta vivacizzato dalle stesse fasce, celesti, rosse e bianche. Sobrio e vivace al tempo stesso.

Kiki Bertens – WTA Finals 2019 Shenzhen (foto via Twitter, @WTAInsider)

Molto più vintage il vestitino Fila di Kiki Bertens nello swing asiatico di fine stagione. Con un clin d’œil agli anni Settanta, l’abito, estremamente lineare, conferisce un tocco di eleganza all’olandese. Anche la scelta dei colori è perfettamente azzeccata, il blu notte con sottili righe bianche a “V” dall’alto verso il basso dell’abito, a sua volta spezzato da una fascia orizzontale rossa in vita.

N. 4 Naomi Osaka – Nike (US Open)

Nello slam statunitense, Naomi, quanto ad outfit, le supera tutte. Il nero, uno dei colori da sempre più gettonati allo US Open, domina la mise realizzata per lei dalla Nike, con due varianti: bianco e nero e arancione e nero. Si tratta di un vestitino alquanto originale, seppure apparentemente classico. Si tratta di un abito con tanto di gonna larga (nera col bordo bianco), a pieghe, di lunghezza asimmetrica, essendo un po’ più corta sui fianchi, arricchita da due o tre strati di tessuto che però non la appesantiscono affatto. La parte superiore dell’abito è senza maniche con un colletto in stile polo, a chiusura lampo. Ma il dettaglio che sorprende è il volant cucito nella parte posteriore del corpetto, all’altezza delle scapole; lo stesso corpetto che, sempre sulla schiena, ne lascia scoperta una piccola porzione. Come dicevamo, a prima vista si tratta di un vestitino molto classico ma che sa osare con dettagli “seminascosti”. Un po’ come la personalità della giapponese: discreta, posata e apparentemente timida ma che, quando meno te l’aspetti, sorprende tutti con frase sagaci, pungenti e autoironiche.

N. 3 Johanna Konta – Ellesse (Wimbledon e US Open)

A Wimbledon e allo US Upen, Jo Konta fa centro in fatto di moda. Il marchio italiano Ellesse ha puntato sulla discrezione e la raffinatezza aggiungendo un leggero tocco retrò. Semplice ma d’effetto l’abito indossato a New York che ricorda lo stile della leggenda americana Billie Jean King, un bel vestito il cui bianco viene vivacizzato e spezzato dalle due fasce diagonali, rossa e nera, che si incontrano nel centro del busto, nella parte anteriore e posteriore del vestito. Un abito semplice ma d’effetto. Distinto anche l’abitino sfoggiato a Church Road, nella sua massima sobrietà, con quello scollo un po’ profondo a ‘V’ che scende quasi fino al seno; un bordino tratteggiato di nero, grigio e giallo sulle mezze maniche, nella parte inferiore della gonna e sulla visiera vengono ad alterare la monotonia del bianco.

N. 2 Kristina Mladenovic, Karolina Muchova – Adidas (Wimbledon collection by Stella McCartney)

Kiki Mladenovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Sempre impeccabili le collezioni di Stella McCartney che per Adidas assicura alle protagoniste del circuito WTA eleganza e originalità. In perfetto stile British, la collezione all white di Wimbledon indossata da Kiki Mladenovic e da Karolina Muchova si distingue per il corpetto e parte del gonnellino delicatamente traforati. La gonna è leggermente ondulata, per garantire quel pizzico di romanticismo che tanto si addice all’atmosfera londinese. La fascia rossa in vita viene ad aggiungere ulteriore personalità ad una delle mise più eleganti delle ultime stagioni. Indossata da una giocatrice, Muchova, che esalta anche per la completezza e la godibilità del suo tennis.

Karolina Muchova – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

N. 1 Garbiñe Muguruza, Kristina Mladenovic – Adidas ( Roland Garros by Stella McCartney)

Garbine Muguruza – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Anche se quest’anno a Parigi (e non solo) con la racchetta è stata decisamente sotto tono, Garbiñe Muguruza tuttavia ha brillato in campo grazie alla sua mise. Bellissimo l’abito nero tratteggiato di celeste sui bordi della gonna della collezione per il Roland Garros creata, ancora una volta, dalla McCartney. E quella fascia bianca, che ne spezza quanto basta l’omogeneità, gli conferisce la giusta originalità. La gonna, appunto, leggerissima, dalle pieghe appena accennate e dall’effetto organza, sottolinea perfettamente l’armonia e la fluidità nei movimenti della tennista spagnola. Insomma, la giusta grinta – grazie al nero – e leggerezza che rappresentano al meglio le caratteristica di Garbiñe. Una collezione decisamente riuscita, la migliore tra quelle sfoggiate al French Open quest’anno. Per giunta, questi outfit vengono realizzati con materiali ecologici e promuovono la campagna contro la plastica nei mari. N. 1 in classifica doppiamente meritato.

FLOP 5

N. 5 Bethanie Mattek-Sands (Australian Open)

Bethanie in Australia: rivedibile

Mai convenzionale e mai banale Bethanie Mattek Sands. Con la tennista americana, peraltro simpaticissima e dalla personalità solare, colori sgargianti, fiori e gadget sono assicurati in campo. Ma quando è troppo è troppo. A Melbourne l’ego di Bethanie si spinge fino a voler riprodurre i propri tatuaggi floreali sull’intero outfit. Il risultato è un completo di base nero (scelta scellerata con il caldo torrido australiano); la t-shirt ha tuttavia la variante di colore bianco. Il tessuto è a tratti semitrasparente, ad effetto velo; il gonnellino è troppo carico con una fascia larga nera e tre volant, che proprio non le si addicono e la fantasia a fiori sul tessuto nero è la stessa che Bethanie si è fatta tatuare all’interno del braccio destro. In sostanza si è voluta coprire il proprio tatuaggio… con lo stesso tatuaggio! Perché? L’eccentricità della Mattek-Sands…

N. 4 Ashleigh Barty – Fila (Roland Garros)

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Ashleigh è stata perfetta nel maneggiare la racchetta a Parigi tanto da conquistare così il suo primo titolo Slam. Purtroppo però la creazione Fila da lei indossata non era altrettanto brillante. La canotta a effetto zebra con quell’accozzaglia di mezze righe asimmetriche non hanno un granché di elegante.

N. 3 Eugenie Bouchard e Simona Halep – Nike (Australian Open e indian Wells)

Una Genie non troppo ‘moda’ in quel di Melbourne

La collezione Nike di inizio anno lascia alquanto a desiderare e Eugenie Bouchard, per l’Australian Open, indossa un completo che ne conferma i tratti davvero poco estetici. Insomma, il gonnellino stretto e succinto grigio a effetto jeans, e il top accollatissimo ma che lascia parte della pancia scoperta, non ha purtroppo nulla di grazioso. Anzi. Simona Halep non sceglie una variante migliore, optando per una t-shirt fucsia, anch’essa estremamente accollata, con il bordo del colletto bianco e nero e maniche troppo lunghe, che scendono quasi fino al gomito; anche per la rumena il solito gonnellino grigio a effetto “jeans slavato”. Outfit decisamente kitch che non si sposa con il clima e con l’atmosfera australiani.

Simona Halep – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

N. 2  Eugenie Bouchard – Nike (catsuit nera per il training, Wimbledon)

Due bocciature ravvicinate per Genie: una macchia mica male sul suo curriculum

A Eugenie piace farsi notare e ama le scelte anticonformiste, soprattutto in fatto di abbigliamento. Cade tuttavia troppo spesso nel cattivo gusto, come quando ha deciso di presentarsi alle sessioni di allenamento sui verdi prati sacri di Wimbledon avvolta da una catsuit nera. Sì, proprio Wimbledon! Fortunatamente la mise da catwoman attillatissima con parte della schiena scoperta è stata sfoggiata solo per il training. Non è stata neanche troppo originale, scopiazzando in parte la mise di Serena Williams del Roland Garros 2018.

N. 1 Serena Williams – Nike (Australian Open, Roland Garros e US Open)

Una stagione da dimenticare per Serena Williams in fatto di moda on court. Un’escalation di scelte sbagliate e sorprendenti, a cominciare dall’Australian Open (con una rivedibilissima tutina-pantacourts attillata, di colore verde sgargiante e a strisce bianche e nere), fino allo US Open (con una catsuit nera cortissima ma con maniche lunghe e accollatissima, nelle due varianti nera e fucsia), passando per il Roland Garros (con un inadeguatissimo completo zebrato “da spiaggia”, con la pancia scoperta). Insomma, definitivamente bocciate le opzioni fashion dell’ex n. 1 del mondo, troppo spesso, a nostro parere, del tutto ineleganti.

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Australian Open

Australian Open: Halep, Pliskova e Bencic superano le insidie del debutto

Simona cade e salva tre set point nel primo set contro Brady. La ceca e la svizzera arginano i ritorni di Mladenovic e Schmiedlova. Successi anche per Bertens e Svitolina, subito fuori Anisimova

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Karolina Pliskova - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

Tra le top player WTA Karolina Pliskova è quella che ha iniziato meglio la nuova decade. Il terzo titolo della carriera alzato a Brisbane le ha dato la giusta carica per l’Australian Open, dove difende la semifinale. La ceca ha iniziato la sua rincorsa con una convincente vittoria sulla Rod Laver Arena nella mattinata di Melbourne. 6-1 7-5 a Kristina Mladenovic, forse uno dei sorteggi peggiori tra tutte le favorite del tabellone principale. Prima del match i precedenti erano fermi sul 2-2 dal 2017: memorabile la vittoria in Fed Cup della francese nel 2016, 16-14 nel set decisivo. La numero due del tabellone non aveva intenzione che la storia si ripetesse in un grande appuntamento.

È partita a tavoletta (5-0) chiudendo il primo parziale in 25 minuti. “Penso di aver iniziato molto bene” ha ammesso al termine della partita. “Ero un po’ nervosa all’inizio, poteva andare peggio. È stato comunque un buon match, un buon test come primo turno“. Karolina ha rischiato di rimettere in partita Mladenovic a metà secondo set, concedendo un controbreak sul 4-3. Nell’undicesimo game le ha strappato ancora il servizio e ha archiviato la pratica in un’ora e 24 minuti, chiudendo col ventesimo vincente della sua partita. Al prossimo turno sfiderà Laura Siegemund, che ha battuto nettamente l’ex semifinalista a Melbourne (e a Flushing Meadows) Coco Vandeweghe.

È ancor meno fortunata nei sorteggi a Melbourne la campionessa di Wimbledon Simona Halep, approdata con qualche patema al secondo round. Dopo che l’anno passato aveva dovuto superare Kanepi, Kenin (due delle giocatrici più in forma al tempo) e Venus Williams, per poi perdere con onore da Serena Williams in ottavi, stavolta l’urna le ha regalato Jennifer Brady. La 24enne di Harrisburg è stata capace di eliminare Barty a Brisbane la scorsa settimana e nel primo set ha confermato il suo ottimo stato di forma. Si è portata avanti di un break fino al 4-3, poi ha subito il ritorno di Simona, che però sul 5-5 è caduta mentre colpiva in recupero sul lato destro. MTO e fasciatura al polso per lei, come se non bastasse il break da recuperare.

Halep ha dovuto giocare già sui livelli di una seconda settimana Slam. Salvati ben tre set point sul servizio di Brady, ha chiuso un primo set durato 70 minuti al tie-break (7-5), giocato con attenzione e consueta solidità. Superato il nervosismo e la tensione post-caduta, la numero quattro del tabellone ha preso il largo nel secondo set e la statunitense ha subìto gli effetti di un parziale perso in quel modo. Con un 6-1 in 26 minuti ha vinto un match insidioso e si è guadagnata il secondo turno.

Sulla Margaret Court Arena è partito con un successo l’Australian Open di Belinda Bencic, semifinalista agli ultimi US Open, ma mai oltre il terzo round nel primo Slam dell’anno. La sua è una rivincita, ottenuta in due set su Anna Karolina Schmiedlova, che l’aveva battuta lo scorso anno in finale a Hobart. Dopo aver messo in cascina un primo set agevole, Bencic ha dovuto rimontare da sotto 0-3 nel secondo. “È importante avere la capacità di uscire dalle situazioni difficili” ha detto alla stampa la svizzera dopo la vittoria. “Non giochi mai la partita perfetta, perciò devi sempre risolvere dei problemi”. Jelena Ostapenko sarà la sua avversaria nel secondo turno. La campionessa del Roland Garros 2017 ha superato in due set Ludmilla Sasmonova.

Sullo stesso campo Ajla Tomljanovic ha esaltato il pubblico australiano ‘tritando’ l’altra lettone Sevastova. Un doppio 6-1 l’ha proiettata al secondo round: non è mai riuscita ad andare oltre. Sulla sua strada c’è una ritrovata Garbine Muguruza, che dopo aver smaltito un virus beccato la scorsa settimana, ha battuto Shelby Rogers al terzo set (con un ambiguo 0-6 6-1 6-0). Tra le top 10, Elina Svitolina e Kiki Bertens (nello stesso ottavo) hanno vinto senza troppe fatiche, la prima su Katie Boulter e l’altra contro la rumena Begu. La possibile avversaria di terzo turno di Bertens è caduta al primo round. Si tratta della semifinalista uscente del Roland Garros Anisimova, eliminata da Zarina Diyas.

Nei recuperi dei match cancellati nel day 1, spicca la vittoria di Caroline Garcia. La francese ha recuperato un set di svantaggio a Madison Brengle e ha ritrovato la vittoria in un Major (mancava dall’ultimo Open di Francia). Al prossimo turno la attende Ons Jabeur, che ha eliminato subito la britannica Johanna Konta. Jabeur, uno dei talenti più puri del Tour WTA, ha regalato questa perla ai giornalisti, che le chiedevano pareri tecnici in conferenza stampa: “La superficie? Le palle? Lo chiedete alla persona sbagliata. A me basta che mi diano una racchetta qualsiasi, su un campo qualsiasi, con palle qualsiasi. È lo stesso, io vado e gioco a tennis”.

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Australian Open

Perde Shapovalov e vorreste miracoli da Sinner. Ma Federer è già in love con Jannik

MELBOURNE – Se nella notte Jannik avrà vinto anche un terzo set contro Purcell dovrà battersi contro Fucsovics, il giustiziere di Shapovalov. Meno talentuoso del canadese, ma più esperto e diversamente solido. Federer…

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da Melbourne, il direttore

Tutti a preoccuparsi del fuoco che ha bruciato e devastato gran parte dell’Australia, seminando morte e distruzione fra gli esseri umani e le loro civili abitazioni, migliaia di animali (inclusi i simpatici koala che quando sono spaventati si arrampicano sugli alberi, non sapendo di correre incontro a morte sicura), poi tutti, australiani e non australiani, ad angosciarsi legittimamente dell’aria irrespirabile e corrosiva, con conseguenze non facilmente prevedibili per i polmoni di tanti, troppi.

Non solo quindi di giocatori con palla e racchetta, raccattapalle, spettatori di un torneo che ha un peso economico sempre più importante, per Melbourne e lo stato di Victoria.

 

Era quindi più che giusto che la disputa dell’Australian Open fosse argomento del tutto secondario, anche se era lecito sospettare che con tutte le centinaia di milioni di fatturato e di utile che procura ormai anche questo Slam – una volta “the limping leg of the Slams table”, la gamba zoppa dei 4 Slam – ci fosse anche chi cinicamente avrebbe negato qualsiasi minaccia, qualsiasi pericolo all’insegna del “the show must go on”.

Però alla fine magari Lassù qualcuno dei vecchi scomparsi campioni di tennis deve aver brigato perché l’Australian Open potesse avere il via nelle date previste.

Solo che se non fosse stato per i tre stadi coperti, avremmo parlato soltanto della pioggia e dei pochi match che si sarebbero potuto condurre a termine. Grazie a quei tre tetti straordinari si sono potuti concludere 15 match sugli show court, in aggiunta ad altri 17 finiti miracolosamente fuori. Il totale dei campi utilizzati sono stati 17. E per la seconda giornata dell’AO (che non è un’interiezione romanesca e che prevede 96 incontri) l’inizio delle ostilità è stato anticipato di una mezzora: il via è a mezzanotte e mezzo ora italiana. Ma per vedere su Eurosport – sui canali del pacchetto SKY come sul Player – i 4 incontri sospesi di Sinner, Travaglia, Fognini e Giustino, occorrerà la pazienza di attendere una partita giocata da altri tennisti.

I punteggi dei 4 match interrotti li conoscete, teoricamente Sinner è molto vicino al secondo round dove affronterebbe l’ungherese Fucsovics anziché Shapovalov, la “testa coronata” (n.13) più illustre fra quelle già rotolate. “Ero troppo teso, ho cominciato perdendo subito il servizio, avevo tante aspettative per questo primo Slam dell’anno anche perché ultimamente stavo giocando così bene… ma mi era successo anche a Wimbledon, sono tutte “’learning experiences’”. Processi di maturazione inevitabili. Per questo chi pensava che Sinner nei suoi primi tornei del 2020 dovesse immediatamente fare sfracelli farà bene a darsi una calmata, a dar retta quel dice Riccardo Piatti “Il ragazzo è ancora giovane, di strada da fare ce n’è ancora tanta, magari fra due o tre anni si vedrà…”. Non lo dice, il tecnico comasco che pure ho visto piuttosto teso ieri, per togliere pressione a Jannik, lo dice perché lo pensa.

Ma è curioso che ovunque in sala stampa si parli di Jannik si sentono anche colleghi per solito prudenti esporsi in maniera perfino esagerata. Non so se influenzati dalle recenti dichiarazioni di John McEnroe. Ma ad esempio un vecchio lupo di mare delle sale stampa, il canadese Tom Tebbutt che ha perfino più anni del vostro cronista, ha dichiarato ieri papale papale nel bel mezzo di un gruppetto di colleghi britannici che o annuivano o parevano condividere: “Sinner vincerà più Slam di tutti i giocatori attualmente in attività, tolti i Fab 3…”.

Mah, spero proprio che il vecchio Tom abbia ragione, ma tutti sappiamo quanto sia difficile fare pronostici del genere. Troppe sono le incognite per azzardare pronostici che vanno oltre pochi mesi, un anno, diversi anni. Oltretutto è vero che i tempi in cui i diciassettenni potevano vincere gli Slam (Wilander a Parigi 1982, Becker a Wimbledon 1985, Chang a Parigi 1989) appartengono ad un’altra epoca, ma dai tempi di Nadal non c’è più stato uno meglio classificato di Sinner nel ranking ATP a 18 anni e spiccioli, mentre Djokovic era addirittura dietro di 5 posti al Pel di Carota altoatesino. Per trovare un altro diciottenne in classifica bisogna arrivare ai piedi dei primi 300, al 299esimo posto del taiwanese Tseng.

Mi è parso poco determinato Fabio Fognini. La pioggia però potrebbe averlo salvato. Uno che sul cemento ha rimontato due set a Nadal in uno Slam (US Open) non può rimontare Opelka e vincere tre set? Secondo me può riuscirci benissimo, solo che ci creda e davvero lo voglia. Ogni tanto ieri, come quando ha chiesto il MTO all’inizio del terzo set, rivolgeva dei sorrisi verso il suo nuovo coach Barazzutti che non capivo se volessero tranquillizzare Corrado o invece dare l’impressione di un certo disinteresse allo sviluppo del match. Era rassegnazione? Era fiducia invece nella possibilità di una rimonta? Vattelapesca, con Fognini non lo sai mai. Forse non lo sa neppure lui. Ma quando ci si chiede se l’interruzione dovuta alla pioggia abbia magari favorito un giocatore oppure l’altro, beh di solito chi è in vantaggio è scontento (e in taluni casi furibondo) per la sospensione. Tutto dipende dal carattere del tennista. Secondo me un tipo alla Sinner non se ne fa né in qua né in là.

Fosse stato Fognini al posto di Opelka avrebbe smoccolato. E magari pure Opelka lo ha fatto, perché non mi pare un tipo iper-controllato. Certo bisogna strappargli una volta il servizio per vederlo incresparsi.

Giustino, purtroppo, non può neppure più sperare che Raonic possa rompersi come spesso gli accade: la partita è troppo compromessa perché possa recuperare. Già Travaglia qualche speranziella può nutrirla, anche se Garin pare più giocatore. Non è n.32 del mondo per un caso. E Travaglia ha conquistato punti preziosi grazie a quella ATP Cup che li distribuisce in una misura un tantino discutibile.

Federer tanto per cambiare ha “passeggiato” al primo turno. E chi l’ammazza quello?, è stato il commento un po’ becero ma detto in simpatia da un amico super-spontaneo.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non hai mai perso al primo turno dacchè vincesti il tuo primo Slam? – è stata la prima domanda rivolta allo svizzero in conferenza. E lui, coscienzioso come sempre nel riflettere sul tipo di risposta ha detto: “Prima di tutto qualche primo turno è stato “close” (combattuto, equilibrato). Poi sono migliorato. Quindi il sistema con 32 teste di serie ha aiutato. Quando venni sul circuito le teste di serie erano 16…Poi sì, mi sono costruito un tipo di gioco che mi consente di gestirmi con un po’ tutti i vari tipi di giocatori classificati al di fuori dei top 30. Ecco perché i Masters 1000 sono duri a volte. Puoi affrontare un top 20 già al primo turno”. Federer ha anche parlato di Sinner, tessendone peraltro le lodi.

CHI VINCE IL TORNEO?

Ma il favorito del torneo chi è? Il vincitore sarà uno che non ha mai vinto uno Slam.  

Beh, su, Novak Djokovic ha vinto questo Slam australiano già 7 volte ed è il grande favorito anche alla luce della recente Atp Cup in cui ha battuto Nadal per l’ennesima volta di fila sul cemento – le ultime nove; non ci ha più perso dall’US Open 2013! –  ma secondo me resta più probabile che un nuovo campione di Slam sia laureato da questo torneo che non a Parigi (salvo che Nadal sia infortunato) o a Wimbledon (dove dovrebbero essere infortunati almeno 2 dei 3 Fab Three).

Questo è lo Slam n.469 della storia, dal n.1 di Wimbledon 1877 a oggi. E fino a oggi, come scrive il mio grande amico e collaboratore (fin quando non è passato a Gazzetta dello Sport) Luca Marianantoni nel suo interessantissimo libro edito da Pendragon “150 volte Slam”, i vincitori sono stati in tutto 149, da Spencer Gore in poi. Il sottotitolo è “le imprese dei campioni che hanno trionfato nei quattro tornei più prestigiosi del mondo, storie del grande tennis”. Il 150° in realtà ancora non c’è stato. Ma un titolo “149 Slam” sarebbe stato meno accattivante. E, appunto, il vincitore di Slam n.150 potrebbe venire fuori da Melbourne 2020. Tsitsipas? Medvedev? Zverev? Thiem? Berrettini? In quel caso sarebbe l’unica biografia mancante al libro di Luca, che degli altri 149 campioni ha scritto di tutto e di più. In casa di un vero appassionato è un libro che non dovrebbe mancare.

Chiudo perché mi sono dilungato fin troppo pur avendo scritto nulla o quasi di Matteo Berrettini, ma il suo avversario era davvero troppo debole e semmai ci si potrebbe forse rallegrare che dal suo settore sia uscita di scena la testa di serie Coric – in crisi profonda: l’aver lasciato Piatti per una crisi di…comprensibile gelosia, trascurato fra Maria Sharapova e Jannik Sinner, ha un po’ destabilizzato il giovane croato – ma non è che Querrey sia un osso così morbido. Premesso che prima Matteo potrebbe affrontare quel Sandgren che proprio qui due anni fa giunse nei quarti (seminando scompiglio anche con alcune sue dichiarazioni poco politically correct…) e guai a sottovalutarlo. È un pesciaccio. Mille volte meglio affrontare Trungelliti, il…nemico dei tennisti argentini che lo accusano di aver messo in piazza rivelando agli investigatori della TIU i malaffari di suoi connazionali inclini a scommesse scorrette.

Dico che l’impatto con l’Australian Open è stato complesso per un errore fatto con il mio pass, mi ha costretto a due code prolungate e un acquazzone che mi ha travolto nonostante l’ombrello. Sono tornato in sala stampa bagnato fradicio da capo a piedi, assai poco piacevole. Ma quando ho incontrato già alla tenda dell’ufficio accrediti Paul McNamee che aveva il pass per un solo giorno, mi sono detto che non bisognerebbe prendersela. La ragazza degli accrediti non aveva la minima idea di chi fosse McNamee. Allora io le ho detto: “Guardi che questo signore ha vinto tre volte Wimbledon”. Paul ha sorriso e sottovoce mi ha sussurrato: “Well, sono stato anche direttore di questo Slam per diversi anni…”. Ma non c’è stato nulla da fare, per il docile Paul, se non di farsi dall’esterno tutto il giro dell’immenso impianto per andare farsi cambiare il tipo di accredito.

Avrete letto della mise di Dimitrov. E io che credevo che la maglietta Nike di Sinner fosse di pessimo gusto! Beh Dimitrov però è troppo simpatico. Può indossare quel che vuole. Vabbè, gli stilisti di Nike all’ultimo Pitti Uomo di Firenze che mi ha visto invece ospite non c’erano. Magari l’anno prossimo spedisco loro un invito. Poi però, ripensandoci, Maria Sharapova sulle mise di Dimitrov e Sinner non ha mai espresso un giudizio negativo. E non credo che sia soltanto perché veste Nike anche lei. Una ventata, nella giornata di pioggia, l’ha portata ancora Coco Gauff. Nella sua intervista si legge perché lei si consideri una quindicenne come tante altre quando si tratta di dire che cosa le piace di più. Di certo era di miglior umore di Venus Williams, ancora una volta, come già a Wimbledon, battuta da una ragazzina di 25 anni più giovane. Sono batoste che lasciano il segno anche – o forse soprattutto – su una giocatrice che è stata n.1 del mondo e quasi nessuno pare ricordarlo perché la sua stella è stata oscurata per prima dalla sorella più giovane, più forte e più completa. E, già che ci siamo, pure più simpatica e più… mamma.

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Australian Open

Australian Open, guida al martedì (Day 2): i match scelti dalla redazione

96 partite, dieci italiani, diversi big in campo. Come orientarsi? Cosa guardare? Tranquilli, ci pensa Ubitennis (con tanto di doppio bonus hipster)

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Daniil Medvedev - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Impresa improba, dal momento che gli incontri sono ben 96 con dieci inserti tricolore, ma Ubitennis non vi abbandona nel momento del bisogno. Come di consueto per la prima settimana di uno Slam, ecco i nostri consigli sugli incontri da guardare nel day 2 dell’Australian Open. I consigli riguardano solo il cosa guardare; per le dosi di caffè o le eventuali scuse per bigiare il lavoro dovrete cavarvela da soli.

[19] D. Vekic vs [WC] M. Sharapova (Rod Laver Arena, ore 3 circa)

Masha in diurna – a Melbourne saranno circa le 13 – fa sempre un po’ effetto, lei che è abituata a giocare sotto le stelle. Una scelta insolita degli organizzatori anche considerando l’avversaria, la diciannovesima favorita del seeding Donna Vekic. Variazioni non se ne vedranno molte, ma è molto difficile che non venga fuori una partita combattuta.

 

[Q] E. Gulbis vs [20] F. Auger-Aliassime (1573 Arena, 04 circa)

Due grandi colpitori. Uno esperto e mediamente folle, che quando ha voluto ha nascosto la palla persino a gente come Nadal, l’altro giovane e dal grande potenziale ma in un momento di forma alquanto opaco. Potrebbe venirne fuori un’ottima partita, se Ernesto avrà voglia di correre dietro al feltro per almeno un paio d’ore.

[4] D. Medvedev vs F. Tiafoe (Rod Laver Arena, ore 9)

E non solo perché c’è interesse per scoprire come inizierà il torneo uno dei favoriti per la vittoria finale. Un primo turno moderatamente ostico per il russo, che si troverà di fronte il numero 50 del mondo già battuto lo scorso anno a Washginton. Tiafoe non è solo un buon colpitore, è anche un giocatore che si esalta nella lotta. L’imperativo per Medvedev sarà impedire che il match arrivi in quelle zone, per evitare guai.

[Q] E. Cocciaretto vs [17] A. Kerber (Rod Laver Arena, ore 11:30 circa)

Il consiglio è quello di cuccarvi l’intera sessione serale del centrale. Perché quella di Elisabetta è una bella favoletta che sarebbe bello si concludesse, se proprio deve concludersi, con una resa onorevole al cospetto di una nobile in declino come Kerber. Insomma, voi dite, perché consigliarci il triste epilogo di una favola? Perché forse, e diciamo forse, Cocciaretto può regalarci qualcosa di inaspettato.

Elisabetta Cocciaretto – Trofeo CPZ Bagnatica 2019 (foto San Marco)

A. Popyrin vs [28] J-W. Tsonga (Melbourne Arena, non prima delle 6)

Avete presente quella partita che profuma di quinto set e colpi folli, col giovane virgulto di casa pronto a sfruttare l’ardore del pubblico per metterla in lotta? Eccola, è questa. Nota a margine: negli ultimi due Slam disputati, Popyrin ha tolto un set e ha fatto sudare Medvedev (Wimbledon) e Berrettini (US Open).

[23] N. Kyrgios vs L. Sonego (Melbourne Arena, non prima delle 9)

Sì, diciamo che di questo martedì ci piacciono soprattutto le sessioni serali. Qualche purista storcerà il naso, ma la redazione è piuttosto concorde nel dire che Kyrgios si guarda giocare nove volte su dieci. Motivazione in più la presenza di Lorenzo, che ha tutta l’abnegazione che manca a Nick e magari può riuscire a sbattergliela in faccia. Vincerlo la vediamo dura, contendergli un set e magari farci divertire non è da escludere.

BONUS HIPSTER 1 – [12] K. Konta vs O. Jabeur (1573 Arena, ore 00:30)

Per gli insonni. Per chi conosce bene Ons, e anche perché non la conosce e certamente dovrebbe conoscerla. Ons Jabeur è la definizione stessa di tennis hipster, è il chemmefrega del tennis percentuale quando oltre a un po’ di pancetta io ho un braccio fatato e tiro i vincenti quando voglio. Poi di rincorrere la palla ha poca voglia la deliziosa tennista tunisina, ma fa parte del divertimento.

BONUS HIPSTER 2 – Y. Putintseva vs S-W. Hsieh (Court 15, ore 05 circa)

Perché l’ultima volta che Yulia ha giocato un match a Melbourne Park, è finita così.

Fu una sequenza discretamente diseducativa – ma assai divertente – di gesto dell’ombrello e successivo dito medio rivolto alla fazione svizzera assiepata sugli spalti del campo 20. Serve altro? Se serve, dall’altra parte della rete c’è Su-Wei che noi vi consigliamo di veder giocare ogni volta che è possibile.

RAFFICA DI PARTITE

Questi sono altri 5 match che, seppur senza presentazione, potranno offrire spunti d’interesse:

  • [1] R. Nadal vs H. Dellien (RLA, ore 5 circa)
  • D. Dzumhur vs [15] S. Wawrinka (MA, ore 5 circa)
  • [15] M. Vondrousova vs S. Kuznetsova (court 7, ore 6:30 circa)
  • C. Suarez Navarro vs [12] A. Sabalenka (1573 Arena, ore 9 circa)
  • M. Cecchinato vs [7] A. Zverev (MCA, ore 11 circa)

GLI ALTRI ITALIANI

  • R. Opelka vs [12] F. Fognini dal 6-3 7-6(3) 1-0 (1573 Arena, ore 2 circa)
  • J. Sinner vs [Q] M. Purcell dal 7-6(2) 6-2 4-4 (Court 7, ore 2 circa)
  • C. Garin vs S. Travaglia dal 6-4 6-3 1-1 (Court 11, ore 2 circa)
  • [LL] L. Giustino vs [32] M. Raonic dal 2-6 1-6 2-5 (dalle 3 circa)
  • [Q] A. Lottner vs C. Giorgi (Court 11, ore 04:30 circa)
  • M. Kecmanovic vs A. Seppi (court 10, ore 5:30 circa)
  • J. Paolini vs A. Blinkova (Court 13, dalle 6)

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