I migliori e i peggiori outfit femminili del 2019

Focus

I migliori e i peggiori outfit femminili del 2019

Dagli abiti eleganti, vezzosi e retrò di Muguruza, Mladenovic e Konta, alle mise infelici di Serena Williams. Le tendenze fashion on court delle protagoniste del circuito WTA

Pubblicato

il

A fine stagione è tempo di bilanci. Le migliori e le peggiori in campo, le più o meno vittoriose. D’accordo. Ma anche lo stile con cui affrontare un match vuole la sua parte. E allora, chi sono state le più fashion e le peggio vestite della stagione 2019? (Per chi se lo fosse perso, dello stile dei maschietti ha parlato Valerio Vignoli in questo articolo).

Una cosa è certa, diventare campionesse navigate non sempre porta ad essere vere icone della moda. Ne è la prova Serena Williams che, in un’escalation – a nostro parere, ovviamente – di abiti bruttini, dall’Australian Open allo US Open ha fatto scelte quantomeno sbalorditive, a cominciare dalla minituta-pantacourts all green d’inizio stagione a quella total black di settembre passando dal “bikini” con tanto di mantella a pipistrello in primavera. Scelte molto felici invece per le linee Adidas della primavera estate, con abiti dalla linea estremamente elegante e dalle opzioni cromatiche originali e raffinate, indossati magnificamente da Garbiñe Muguruza, Kiki Mladenovic e Karolina Muchova. E poi Johanna Konta, una delle numero uno assolute in fatto di moda on court, grazie alla bellissima linea vintage degli abitini Ellesse.

TOP 5

N. 5 Karolina Pliskova – Fila (Australian Open e US Open) e Kiki Bertens – Fila (Shenzhen)

Come per la collezione maschile, anche per quella femminile il brand Fila per tutta la stagione ha saputo coniugare sobrietà e raffinatezza. Molto delicato il completino indossato da Karolina Pliskova nello slam australiano, con un top del tutto semplice ma intramontabile, con le spalline e il bordo dello scollo a righe rosa e il corpetto bianco; la stessa tonalità di rosa che richiama quella del gonnellino, estremamente grazioso con il volant che aggiunge movimento al completo spezzandone la linea regolare. Discreto e vezzoso al tempo stesso.

 

Diversamente elegante il completino indossato da Karolina a New York. E più grintoso. Mezze fasce orizzontali di varia lunghezza, sul fianco, di colore blu, celeste e rosso e una fascia rossa all’altezza del seno, vengono ad animare il top bianco, mentre un classico gonnellino blu notte viene a sua volta vivacizzato dalle stesse fasce, celesti, rosse e bianche. Sobrio e vivace al tempo stesso.

Kiki Bertens – WTA Finals 2019 Shenzhen (foto via Twitter, @WTAInsider)

Molto più vintage il vestitino Fila di Kiki Bertens nello swing asiatico di fine stagione. Con un clin d’œil agli anni Settanta, l’abito, estremamente lineare, conferisce un tocco di eleganza all’olandese. Anche la scelta dei colori è perfettamente azzeccata, il blu notte con sottili righe bianche a “V” dall’alto verso il basso dell’abito, a sua volta spezzato da una fascia orizzontale rossa in vita.

N. 4 Naomi Osaka – Nike (US Open)

Nello slam statunitense, Naomi, quanto ad outfit, le supera tutte. Il nero, uno dei colori da sempre più gettonati allo US Open, domina la mise realizzata per lei dalla Nike, con due varianti: bianco e nero e arancione e nero. Si tratta di un vestitino alquanto originale, seppure apparentemente classico. Si tratta di un abito con tanto di gonna larga (nera col bordo bianco), a pieghe, di lunghezza asimmetrica, essendo un po’ più corta sui fianchi, arricchita da due o tre strati di tessuto che però non la appesantiscono affatto. La parte superiore dell’abito è senza maniche con un colletto in stile polo, a chiusura lampo. Ma il dettaglio che sorprende è il volant cucito nella parte posteriore del corpetto, all’altezza delle scapole; lo stesso corpetto che, sempre sulla schiena, ne lascia scoperta una piccola porzione. Come dicevamo, a prima vista si tratta di un vestitino molto classico ma che sa osare con dettagli “seminascosti”. Un po’ come la personalità della giapponese: discreta, posata e apparentemente timida ma che, quando meno te l’aspetti, sorprende tutti con frase sagaci, pungenti e autoironiche.

N. 3 Johanna Konta – Ellesse (Wimbledon e US Open)

A Wimbledon e allo US Upen, Jo Konta fa centro in fatto di moda. Il marchio italiano Ellesse ha puntato sulla discrezione e la raffinatezza aggiungendo un leggero tocco retrò. Semplice ma d’effetto l’abito indossato a New York che ricorda lo stile della leggenda americana Billie Jean King, un bel vestito il cui bianco viene vivacizzato e spezzato dalle due fasce diagonali, rossa e nera, che si incontrano nel centro del busto, nella parte anteriore e posteriore del vestito. Un abito semplice ma d’effetto. Distinto anche l’abitino sfoggiato a Church Road, nella sua massima sobrietà, con quello scollo un po’ profondo a ‘V’ che scende quasi fino al seno; un bordino tratteggiato di nero, grigio e giallo sulle mezze maniche, nella parte inferiore della gonna e sulla visiera vengono ad alterare la monotonia del bianco.

N. 2 Kristina Mladenovic, Karolina Muchova – Adidas (Wimbledon collection by Stella McCartney)

Kiki Mladenovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Sempre impeccabili le collezioni di Stella McCartney che per Adidas assicura alle protagoniste del circuito WTA eleganza e originalità. In perfetto stile British, la collezione all white di Wimbledon indossata da Kiki Mladenovic e da Karolina Muchova si distingue per il corpetto e parte del gonnellino delicatamente traforati. La gonna è leggermente ondulata, per garantire quel pizzico di romanticismo che tanto si addice all’atmosfera londinese. La fascia rossa in vita viene ad aggiungere ulteriore personalità ad una delle mise più eleganti delle ultime stagioni. Indossata da una giocatrice, Muchova, che esalta anche per la completezza e la godibilità del suo tennis.

Karolina Muchova – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

N. 1 Garbiñe Muguruza, Kristina Mladenovic – Adidas ( Roland Garros by Stella McCartney)

Garbine Muguruza – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Anche se quest’anno a Parigi (e non solo) con la racchetta è stata decisamente sotto tono, Garbiñe Muguruza tuttavia ha brillato in campo grazie alla sua mise. Bellissimo l’abito nero tratteggiato di celeste sui bordi della gonna della collezione per il Roland Garros creata, ancora una volta, dalla McCartney. E quella fascia bianca, che ne spezza quanto basta l’omogeneità, gli conferisce la giusta originalità. La gonna, appunto, leggerissima, dalle pieghe appena accennate e dall’effetto organza, sottolinea perfettamente l’armonia e la fluidità nei movimenti della tennista spagnola. Insomma, la giusta grinta – grazie al nero – e leggerezza che rappresentano al meglio le caratteristica di Garbiñe. Una collezione decisamente riuscita, la migliore tra quelle sfoggiate al French Open quest’anno. Per giunta, questi outfit vengono realizzati con materiali ecologici e promuovono la campagna contro la plastica nei mari. N. 1 in classifica doppiamente meritato.

FLOP 5

N. 5 Bethanie Mattek-Sands (Australian Open)

Bethanie in Australia: rivedibile

Mai convenzionale e mai banale Bethanie Mattek Sands. Con la tennista americana, peraltro simpaticissima e dalla personalità solare, colori sgargianti, fiori e gadget sono assicurati in campo. Ma quando è troppo è troppo. A Melbourne l’ego di Bethanie si spinge fino a voler riprodurre i propri tatuaggi floreali sull’intero outfit. Il risultato è un completo di base nero (scelta scellerata con il caldo torrido australiano); la t-shirt ha tuttavia la variante di colore bianco. Il tessuto è a tratti semitrasparente, ad effetto velo; il gonnellino è troppo carico con una fascia larga nera e tre volant, che proprio non le si addicono e la fantasia a fiori sul tessuto nero è la stessa che Bethanie si è fatta tatuare all’interno del braccio destro. In sostanza si è voluta coprire il proprio tatuaggio… con lo stesso tatuaggio! Perché? L’eccentricità della Mattek-Sands…

N. 4 Ashleigh Barty – Fila (Roland Garros)

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Ashleigh è stata perfetta nel maneggiare la racchetta a Parigi tanto da conquistare così il suo primo titolo Slam. Purtroppo però la creazione Fila da lei indossata non era altrettanto brillante. La canotta a effetto zebra con quell’accozzaglia di mezze righe asimmetriche non hanno un granché di elegante.

N. 3 Eugenie Bouchard e Simona Halep – Nike (Australian Open e indian Wells)

Una Genie non troppo ‘moda’ in quel di Melbourne

La collezione Nike di inizio anno lascia alquanto a desiderare e Eugenie Bouchard, per l’Australian Open, indossa un completo che ne conferma i tratti davvero poco estetici. Insomma, il gonnellino stretto e succinto grigio a effetto jeans, e il top accollatissimo ma che lascia parte della pancia scoperta, non ha purtroppo nulla di grazioso. Anzi. Simona Halep non sceglie una variante migliore, optando per una t-shirt fucsia, anch’essa estremamente accollata, con il bordo del colletto bianco e nero e maniche troppo lunghe, che scendono quasi fino al gomito; anche per la rumena il solito gonnellino grigio a effetto “jeans slavato”. Outfit decisamente kitch che non si sposa con il clima e con l’atmosfera australiani.

Simona Halep – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

N. 2  Eugenie Bouchard – Nike (catsuit nera per il training, Wimbledon)

Due bocciature ravvicinate per Genie: una macchia mica male sul suo curriculum

A Eugenie piace farsi notare e ama le scelte anticonformiste, soprattutto in fatto di abbigliamento. Cade tuttavia troppo spesso nel cattivo gusto, come quando ha deciso di presentarsi alle sessioni di allenamento sui verdi prati sacri di Wimbledon avvolta da una catsuit nera. Sì, proprio Wimbledon! Fortunatamente la mise da catwoman attillatissima con parte della schiena scoperta è stata sfoggiata solo per il training. Non è stata neanche troppo originale, scopiazzando in parte la mise di Serena Williams del Roland Garros 2018.

N. 1 Serena Williams – Nike (Australian Open, Roland Garros e US Open)

Una stagione da dimenticare per Serena Williams in fatto di moda on court. Un’escalation di scelte sbagliate e sorprendenti, a cominciare dall’Australian Open (con una rivedibilissima tutina-pantacourts attillata, di colore verde sgargiante e a strisce bianche e nere), fino allo US Open (con una catsuit nera cortissima ma con maniche lunghe e accollatissima, nelle due varianti nera e fucsia), passando per il Roland Garros (con un inadeguatissimo completo zebrato “da spiaggia”, con la pancia scoperta). Insomma, definitivamente bocciate le opzioni fashion dell’ex n. 1 del mondo, troppo spesso, a nostro parere, del tutto ineleganti.

Continua a leggere
Commenti

Al femminile

Roland Garros 2020: Halep contro tutte

I pochi match sulla terra battuta hanno dato una indicazione precisa: Simona Halep, testa di serie numero 1, si presenta a Parigi da chiara favorita

Pubblicato

il

By

Simona Halep - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Sta per cominciare uno Slam del tutto inedito. Nella speranza che la situazione sanitaria in Francia non crei ulteriori problemi (abbiamo già avuto notizia di giocatori positivi al virus costretti a rinunciare alle qualificazioni), ci saranno comunque da fronteggiare situazioni tecniche completamente nuove.

Nell’era Open mai il Roland Garros si era tenuto in autunno, e mai a due settimane di distanza da un Major disputato sul cemento. Come è noto, giocare sulla terra non è esattamente la stessa cosa che giocare sul duro, e per questo nelle stagioni normali l’avvicinamento allo Slam sul rosso si svolge attraverso diversi tornei di preparazione. Nel calendario WTA, di solito sono quattro i Premier precedenti (più alcuni tornei International di contorno). Si comincia con la terra verde di Charleston, poi ci si sposta in Europa per la sequenza Stoccarda (indoor), Madrid, Roma.

Questa volta invece il cambio di superficie sarà repentino: solo Roma come preparazione, con l’eventuale ultima possibilità di scendere in campo a Strasburgo in queste ore, ma concludendo l’impegno a ridosso del torneo più importante. Nemmeno quando c’erano solo due settimane fra Roland Garros e Wimbledon la transizione era così complicata, perché questa, volta oltre al cambio delle condizioni di gioco, per chi proviene dallo US Open ci sarà da assorbire anche quello di fuso orario. Ma il 2020 è un anno di emergenza e occorre arrangiarsi per quanto possibile.

Purtroppo non è il solo aspetto critico del torneo. Senza arrivare alla falcidia di New York (dove erano mancate sei delle prime otto giocatrici del ranking) anche a Parigi dovremo fare il conto con alcune assenze pesanti. Mancheranno due, o forse tre, stelle extraeuropee. Innanzitutto la attuale numero 1 in classifica e campionessa in carica del Roland Garros, la australiana Ashleigh Barty, che ormai ha deciso di tornare a competere solo nel 2021. Quindi il “campionato del mondo su terra battuta” si disputerà senza la detentrice del titolo.

Mancherà anche la numero 1 d’Asia, la giapponese Naomi Osaka. La fresca vincitrice dello US Open ha rinunciato per i postumi dell’incidente alla coscia destra, non del tutto guarita. Dopo i guai alla spalla avuti nel 2019, che si erano trascinati a lungo (limitandola al servizio e penalizzando il suo rendimento complessivo) evidentemente Osaka ha scelto un approccio diverso: scendere in campo solo quando i guai fisici sono del tutto sanati.

Altra assenza probabile quella della canadese Bianca Andreescu. La campionessa dello US Open 2019, per quanto visto in passato dovrebbe disporre di un tennis piuttosto adatto alla terra battuta. Purtroppo per il secondo anno consecutivo non potrà dimostrarlo a causa di problemi fisici. Un paio di settimane fa il suo allenatore Sylvain Bruneau aveva rilasciato una intervista sulle condizioni di Bianca:

Dunque, dopo i guai al ginocchio del 2019, Andreescu si è di nuovo infortunata in giugno, questa volta al piede. ll coach diceva “dita incrociate” a proposito della partecipazione allo Slam parigino. Ma secondo i media canadesi avrebbe preso la decisione di rinunciare. A meno di sorprese positive in extremis, dovremo ancora fare a meno del suo talento.

E così, al momento, sono solo le statunitensi Sofia Kenin e Serena Williams le prime teste di serie di provenienza non europea. A questo proposito: vediamo come stanno le prime sedici teste di serie (salvo imprevisti) a pochi giorni dall’inizio del torneo.

a pagina 2: Le teste di serie dalla 1 alla 8

Continua a leggere

Area test

Toalson S-Mach Pro, la scelta ibrida per potenza e controllo

Recensione e test della Toalson S-Mach pro in versione 310 e 295 grammi, un ibrido che soddisferà l’agonista alla ricerca di una valida alleata in campo

Pubblicato

il

Una racchetta da prendere in considerazione per l’agonista in cerca di un attrezzo di livello è sicuramente la Toalson S-Mach Pro 97. Questo marchio potrebbe sembrare non troppo famoso ma in realtà non è così: si tratta di un’azienda giapponese con oltre 60 anni di storia che produce telai e corde in Giappone, già questo dovrebbe dire parecchie cose in termini di qualità dei suoi prodotti. Toalson inoltre mette direttamente a disposizione, tramite il proprio sito, anche telai con piatto corde molto piccolo per allenamenti specifici, macchine incordatrici e altro.

La S-Mach Pro 310 grammi

A livello di racchette Toalson propone principalmente due linee di prodotto: la S-Mach Pro e la S-Mach Tour. Entrambe le serie hanno modelli in diverse opzioni di peso. La S-Mach Pro è l’oggetto di questo test, proposta in versione 310 grammi con bilanciamento a 31 centimetri e mezzo e in versione 295 grammi, con bilanciamento a 33 centimetri. Entrambe hanno un piatto corde ampio 97 pollici, il che specifica da subito che si tratta di racchette che si rivolgono a giocatori esigenti che cercano telai altrettanto performanti. Il profilo di questo telaio è variabile dai 23 millimetri del manico ai 21 degli steli passando per i 24 del cuore. Differenze cromatiche per i due pesi: il nero opaco domina il telaio, con l’aggiunta di piccole serigrafie e della scritta Toalson e S-Mach in blu elettrico per la versione 310 grammi e in verde per la versione 295 grammi. Il risultato finale, votato al minimalismo, è molto elegante, un fattore questo spesso apprezzato.

A livello di tecnologie impiegate su questa racchetta, costruita con un materiale proprietario dal nome Premium Carbon 30T, spicca il Flex Torque System, un sistema che ha nella struttura esagonale in zona cuore della racchetta la soluzione per prevenire perdita di potenza anche in occasione di colpi non centrati oltre alla riduzione di vibrazioni.

 

Caratteristiche tecniche

S-Mach Pro 310 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 310 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 31,5 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

S-Mach Pro 295 grammi

Piatto corde 97 pollici quadrati
Peso 295 grammi
Schema corde 16×19
Bilanciamento 33 centimetri
Rigidità 68 RA
Profilo 23-21-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

La S-Mach pro 295 grammi

In campo

Iniziamo con la 310 grammi: la rigidità dinamica è elevata, di fatto la sensazione di avere una racchetta tosta e reattiva si percepisce subito non appena si colpisce la palla con vigore. Il livello di flessione della racchetta è abbastanza basso in termini di localizzazione, e cioè in zona steli, ne consegue un impatto molto solido nello sweet pot. Lo schema di incordatura è un 16 x19 molto classico a livello di spaziature, una soluzione affidabile e senza fronzoli.

La versione pesante della Mach-S Pro è compatta negli impatti, che risultano pieni e molto solidi proprio grazie alla rigidità del telaio. Il livello di potenza “gratuita” è buono, per avere risultati maggiori bisogna lavorare di braccio, a questa potenza però si abbina in controllo di palla e la relativa precisione. Il taglio in back spin esce molto rapido e profondo. A livello di spin possiamo dire che il telaio non è progettato per essere una spin-machine, le rotazioni ci sono, funzionano bene su colpi con leggero effetto ma non è un telaio per gli amanti dello spin estremo.

Questo si ripercuote anche a livello di servizio: i migliori risultati si hanno quando si colpisce di piatto o in slice. Con leggero taglio insomma, questo telaio asseconda molto bene il gesto producendo ottimi risultati. Pur essendo una 97 pollici, con i limiti che ne conseguono a livello di impostazione di gioco, risulta più “gestibile” rispetto alle competitor, decisamente più esigenti.

La versione 295 grammi è invece diversa nell’impatto, che non risulta più pieno e compatto come con la 310 grammi. La mancanza di peso è ovviamente la causa di tutto ciò ma questo si traduce in una maggiore maneggevolezza e in una reattività nettamente maggiore. La 295 grammi è veloce, graffiante, delle due è quella maggiormente indicata per chi cerca maggiore spin. Potrebbe essere un’ottima soluzione per chi è in cerca di un telaio che non arrivi a pesare intorno ai 330 grammi, un attrezzo più difficile da gestire rispetto alla versione leggera che conserva le caratteristiche della serie ma in versione più aggressiva dal punto di vista della gestione, la Toalson ideale per i giocatori di attacco, per chi ama andare a rete e beneficiare di un attrezzo dal peso giusto per coniugare precisione da fondo campo, rotazioni e gestione della palla nel gioco di volo.

Entrambe le racchette comunque forniscono una sensazione di ibrido, la potenza e la facilità di uscita di palla tipica delle racchette profile con le caratteristiche di solidità di impatti e controllo delle classiche.

S-Mach Pro 295 grammi

Conclusione

Le due racchette coprono due tipi di giocatori differenti proponendo soluzioni leggermente diverse ma conservando il core delle qualità del prodotto: è come se fosse la stessa racchetta customizzata a livello di peso. Chi ama colpire in maniera pulita con leggera rotazione e che ha una buona tecnica di base troverà nella versione 310 grammi una fida alleata capace di rispecchiare in campo i gesti tecnici prodotti.

Chi invece ama giocate più arrotate e un gioco più veloce a livello di braccio potrà orientarsi verso la versione 295 grammi, specie gli amanti del gioco di rete (doppisti?) potranno beneficiare degli impatti solidi con una maneggevolezza superiore.

Si tratta di racchette comunque indirizzate entrambe ai giocatori attivi, non cioè ai controattaccanti da fondo campo soprattutto per via della dimensione del telaio, 97 pollici.

Racchetta testata con corde String Project Keen 1.18 (tensione 23/22) e String Project Armour 1.24  (23/22)

Continua a leggere

ATP

ATP Amburgo: arriva la prima vittoria di Fognini, out Sonego. Humbert stende Medvedev

Il francese con una prova super, elimina il N.1 del seeding.
Fabio rimonta un set a Kohlschreiber. Nulla da fare per Lorenzo contro Auger-Aliassime

Pubblicato

il

SULLA BUONA STRADA – Nel percorso di rientro di Fabio Fognini dopo l’operazione a entrambe le caviglie, è buona la terza. Sconfitto in Austria dallo sconosciuto (ma poi semifinalista) Huesler e a Roma da Humbert con evidenti passi in avanti, arriva la vittoria ad Amburgo contro Philipp Kohlschreiber, anch’egli lontano dal suo massimo splendore ma avversario ostico per Fognini, come testimonia il 7-2 dei confronti diretti. Un match piacevole, al netto di parecchi errori non forzati da parte dell’azzurro che ha però dispensato scampoli del suo tennis migliore davanti a un Kohlschreiber sempre bravo nell’usare il campo e avveduto nelle scelte, ma ormai soggetto a cali di rendimento nell’arco di un incontro.

Nella prima partita, non mancano le occasioni per Fognini. In un quarto game da 18 punti, Fabio si guadagna tre opportunità di allungare: per due volte è bravo Kohli, ma resta il rimpianto sulla terza per una complicata veronica sul lob molto probabilmente destinato a cadere in corridoio. Preciso quando si tratta di contenere ed efficace quando è il momento di accelerare, è il tedesco a effettuare il sorpasso, con il nostro che commette un doppio fallo dopo la chiamata del fallo di piede e perde i successivi tre punti. Philipp si dimostra sempre molto più attento nei punti decisivi (si salva poi da un 15-40) e riesce così a mantenere il distacco fino ad assicurarsi il parziale.

C’è bisogno di andare a prendersi il break e Fabio lo fa al secondo game. Tranquillizzato dal vantaggio, Fogna regala qualche magia, spreca qualcosa forse esagerando, ma ha ormai preso il controllo del gioco di fronte a un avversario meno lucido e dilaga alla sua maniera pareggiando il conto dei set con un perentorio 6-1.

 

Il troppo entusiasmo, sotto forma di un dritto in salto, rischia di costargli la possibilità di strappare il servizio tedesco al terzo game, ma i piedi girano veloci e la mano è on fire e il break arriva. Non la conferma, però, perché un paio di “foot fault!” non possono non significare un turno di battuta ceduto a zero. Il match è godibile nonostante alcuni errori di troppo da parte di entrambi, con Fognini che si prende più rischi e Kohlschreiber che, come spesso gli accade, deve fare i conti con il dritto a tratti ballerino. Non chiude una prima volta con il servizio, il Fogna, ma non si distrae alla seconda occasione e si prende il 7-5 che vale la prima vittoria dalla Coppa Davis di marzo e, in torneo, addirittura dall’Australian Open. Al prossimo turno, affronterà il vincente fra Casper Ruud e Benoit Paire, che giocheranno però mercoledì.

HUMBERT STELLARE – Stupenda prestazione di Ugo Humbert che pochi giorni fa aveva battuto proprio Fognini a Roma. Il francese ottiene la vittoria più prestigiosa della carriera eliminando il N.1 del seeding e N.5 del mondo Daniil Medvedev dopo 82 minuti di tennis impeccabile con il 73% di prime in campo e 15 colpi vincenti a referto. 6-4 6-3 il punteggio finale. Per il russo certamente non il miglior viatico in vista del Roland Garros che inizierà domenica.

SONEGO OUT – Cede in due set a un avversario più quotato, Lorenzo Sonego, nonostante il Felix Auger-Aliassime della seconda parte di stagione non stia particolarmente impressionando. Non un buon momento per il venticinquenne torinese: è la quarta sconfitta negli ultimi cinque incontri, con la sola vittoria ottenuta a Roma contro quel poco che sta offrendo un Basilashvili dalla testa altrove. Il primo parziale è caratterizzato da troppi errori dell’azzurro sia nel palleggio sia quando ha in mano lo scambio e il 6-2 per un più concreto Auger-Aliassime arriva dopo trentasei minuti. Bravo Lorenzo nella seconda partita a trovare la misura dei colpi e a rimanere attaccato al servizio; è lui ad avere più opportunità, comprese due (non consecutive) sul 5 pari, ma è bravo Felix a prendersi i rischi e venire avanti per annullarle. Nel finale, tornano i gratuiti di Sonego che compromettono subito il tie-break; ne fa le spese una pallina scaraventata in direzione Brema, mentre Auger-Aliassime va al secondo turno contro Bublik o Ramos-Viñolas.

Risultati:
[4] R. Bautista Agut b. N. Basilashvili 6-4 6-3
[WC] Y. Hanfmann b. [3] G. Monfils 6-4 6-3
[6] F. Fognini b. [WC] P. Kohlschreiber 4-6 6-1 7-5
[8/WC] K.Khachanov vs J-L. Struff 7-6(5) 4-6 7-5
U. Humbert b. [1] D. Medvedev 6-4 6-3
C. Garin b. K. Nishikori 6-0 6-3
[SE] D. Koepfer b.Y. Nishioka 7-6(0) 4-6 6-1
F. Auger-Aliassime b. L. Sonego 6-2 7-6(2)
[LL] A. Bublik b. A. Ramos-Viñolas 6-2 7-6(5)
D. Lajovic vs A.Mannarino

Il tabellone completo

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement