Pagelle 2019: l’anno di Rafa, Matteo principe azzurro e l’alba di Jannik

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Pagelle 2019: l’anno di Rafa, Matteo principe azzurro e l’alba di Jannik

Nadal e Djokovic si dividono gli Slam, ma Tsitsipas e Medvedev annunciano la rivoluzione. Il miracolo mancato di Federer, Berrettini meraviglioso e Sinner che irrompe. Le follie di Kyrgios e la rinascita di Murray

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Rafa Nadal e Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

Rafael Nadal: 9,5

Giocatore finito. Sul cemento oramai le sue ginocchia non gli permettono nemmeno di sistemare le sue amate bottigliette. Al massimo può giocarsela sulla terra, ma il meglio è passato e farà fatica a giocare un’intera stagione ad alti livelli. Poi ce lo ritroviamo numero 1 del mondo a fine stagione, saltellare amabilmente a fine novembre sul cemento indoor tra singolari, doppi, doppi misti, maratona, triathlon, giochi senza frontiere, matrimonio, luna di miele, conferenze stampa con Scanagatta etc nella Piquè Cup vinta praticamente da solo. In più, ha trionfato nuovamente a New York, giocato un’altra finale a Melbourne, una semifinale da applausi a Wimbledon e vabbè, ha passeggiato sulla Ville Lumiere come se fosse la cosa più ordinaria del mondo, tipo rispondere serenamente ad una domanda del Direttore…

Novak Djokovic: 9

Una beffa, in effetti, giocare una stagione come la sua e non essere numero 1 del mondo e non essere il migliore in assoluto dell’anno. Due Slam, uno al termine della finale più incredibile di sempre, dove un solo uomo al mondo avrebbe potuto resistere a quel Federer divino. Certo, tra Parigi e New York poteva fare qualcosa di più e al Masters si è arreso alla sete di rivincita di Federer. Ma il suo cruccio più grande resta sempre lo stesso: magari raggiungerà i record degli altri due, ma per scalare il cuore dei tifosi non c’è nulla da fare, nemmeno il Guru può aiutarlo.

Roger Federer: 7,5

94 vincenti, quasi tre ore senza concedere uno straccio di palla break, un livello di tennis celestiale. E quel maledetto 8-7 40-15 che non dimenticherà mai. Due giorni prima, un’altra recita leggendaria contro la sua nemesi mancina. Ma il capolavoro finale gli è sfuggito sul più bello. Il torneo di Wimbledon basterebbe da solo a raccontare l’annata di Roger, forse la carriera. È poi tornato a giocare sulla terra, addirittura arrivando in semifinale al Roland Garros, si è tolto lo sfizio di eliminare Djokovic dal Masters e ha comunque vinto Miami più i tornei della riserva di caccia abituale. Non si è ritirato, non si ritirerà nel 2020, non si ritirerà nel 2021, non si ritirerà mai, lo sappiamo tutti. Alleluja.

 

Dominic Thiem: 8

Gli organizzatori del Roland Garros (4) gli hanno di fatto impedito di giocarsela fino in fondo contro Rafa, dopo essere stato costretto a completare (divinamente) l’opera contro Nole solo qualche ora prima. Per una volta però, non è arrivato cotto in fondo ed al Masters ha dato spettacolo contro Roger e Novak prima di cedere sul filo di lana contro Tsitsipas. Insomma, una grande stagione e la convinzione, grazie anche al suo nuovo coach, che i suoi grandi avversari, tutti battuti nell’anno solare, non siano più dei Massu insormontabili.

Daniil Medvedev: 8,5

La sua stagione fino a Wimbledon era stata buona, ma tra alti e bassi. Poi ha deciso che si era semplicemente stancato di perdere. Sei finali di fila e il boom a New York. Dove ha iniziato il torneo insultando tutti, ball-bay brutalizzati, dito medio al pubblico e via di partita in partita con teatrini al microfono e bordate di fischi. E ha finito per essere l’idolo dell’Arthur Ashe. Una roba da fenomeno puro. A differenza di altri che fenomeni lo sono ma solo da baraccone, ha dimostrato di avere tanta sostanza e cattiveria e un tennis anomalo ma devastante. Aggiusterà la testa o forse no, ma la sensazione è che potrà dominare.

Stefanos Tsitsipas: 8,5

Riccioli d’oro, personalità da vendere, un abuso di social in linea con le nuove generazioni: il tennis degli anni ’20 ha trovato il suo profeta, anzi il suo Dio greco. Se ci aggiungiamo un tennis entusiasmante, in una stagione in cui si è tolto lo sfizio di battere Federer in uno Slam e nella semifinale del Masters, Nadal sulla terra e Djokovic sul cemento, capiamo perché Stefanos sia la stella polare del movimento. Il Masters, ad un anno di distanza dalle Next Gen Finals (peccato per lui che Sinner lo emulerà subito, vincendo anche un paio di Slam) è il primo successo di una lunga serie. Anche se è uscito con le ossa rotte da partite lottate in tre Slam su quattro (Fabbiano, Rublev e Wawrinka docent). Se non dovesse vincere uno Slam nel 2020… avrà semplicemente fatto la fine di Zverev.

Alexander Zverev: 5,5

Eccoci qui, per l’appunto. Dite che non si può dare un’insufficienza ad un classe 1997 che ha concluso la stagione al numero 7 del mondo? E invece sì, perché è vero che si è ripreso sul finire dell’anno, strappando la qualificazione al Masters e la semifinale, ma doveva essere l’anno della consacrazione e un quarto Slam come miglior risultato e tante sconfitte inopinate non ammettono appello. Almeno per quest’anno.

Matteo Berrettini: 9

Al momento di stringere la mano a Federer dopo la batosta negli ottavi di Wimbledon, Matteo regalava la perla del torneo: “Roger, quant’è per la lezione?”. E però quella battuta, che poteva dimostrare un eccesso di modestia dinanzi al Re e al Miedo Escenico del Centre Court alla fine dei primi ottavi Slam, non era altro che la prova dell’umiltà di Matteo utilizzata per il verso giusto. E difatti a New York ecco il capolavoro, la storica semifinale, la top-10, le ATP Finals. E il futuro tutto da scrivere. Un 2019 che è stato un sogno in crescendo per Matteo e che con il “pungolo” di Sinner dovrà lanciare l’azzurro verso traguardi ancora più grandi.

Roberto Bautista Agut: 8

Il finale di stagione da libro cuore, con la morte del papà, il ritorno in campo con la decisiva vittoria in Davis e, infine, la gioia per il matrimonio, non devono distogliere l’attenzione da una stagione strepitosa, con il debutto in top-10 e le semifinale a Wimbledon, unico “intruso” tra i 3 fenomeni. Eroe non per caso.

Andy Murray: 9

Chissà se la carriera agonistica di Sir Andy avrà ancora un futuro. Certo, pensavamo di averlo “perso” in quel triste giorno australiano, poi lo abbiamo ritrovato a divertirsi in doppio con Serena e addirittura a battagliare nei challenger. Fino a ritrovarlo a braccia alzate ad Anversa. Braveheart gli fa un baffo.

Fabio Fognini: 8

Per fortuna le bombe di Fabio sono esplose per davvero soprattutto nella epica cavalcata di Montecarlo e nella agognata top-10, finalmente raggiunta dopo il Roland Garros. A Wimbledon non lo premieranno per il fairplay e gli inglesi non saranno mai il suo popolo preferito. Resta però soprattutto un’altra grande stagione, condita da due grandissimi risultati che coronano una grande carriera. Se avrà ancora voglia (e salute), il 2020 azzurro potrebbe vederlo rivaleggiare in un circuito azzurro virtuoso con Berrettini e Sinner.

Denis Shapovalov: 7,5

Non sappiamo se Youzhny lo abbia “curato” come faceva con se stesso (provate a digitare in rete Youzhny racchetta e sangue e capirete di cosa stiamo parlando), certamente Denis ha svoltato con il nuovo allenatore e sembra aver ritrovato la via che pareva smarrita. Il suo tennis è ancora “senza rete” ma con tutto quel talento non ci stancheremo mai di aspettarlo ai piani alti.

Nick Kyrgios: 4

“Lui non perde la testa, è proprio cretino”. Parole e musica di Adriano Panatta, uno che ha avuto a che fare con Nastase, Connors, McEnroe… gente che non ha nulla in comune con Nick, intendiamoci, perché a lui di vincere una partita o un torneo non frega nulla. Figuriamoci rispettare l’avversario, l’arbitro o il pubblico.

Marin Cilic: 3

I miracoli prima o poi finiscono, anche se sei nato a Medjugorje. Anzi, di questi tempi è meglio non affidarsi troppo alla Madonna perché è impegnata a fare rivelazioni ai politici italiani.

Lorenzo Sonego: 7,5

Cuore granata e in quanto tale ontologicamente dedito a battaglie infinite e a non arrendersi mai. Primo titolo (sull’erba turca!), scampoli di grande tennis e un futuro da confermare con l’esempio del gemello Matteo.

Salvatore Caruso e Stefano Travaglia: 7

Hanno finalmente raccolto nel 2019 quanto seminato in anni di fatica. Ora devono mantenere il livello e osare di più con la programmazione, sfidando i top nei tornei più importanti.

Jannik Sinner: 8

Il Messia è arrivato, sotto un mantello di capelli rossi, il Principe azzurro del tennis italiano, colui che ci porterà a tutti i record del mondo è finalmente tra noi. Le Next Gen Finals sono solo state un antipasto, il meglio è dietro l’angolo. Binaghi gli ha regalato la tessera Gold a vita, così da poter organizzare i match sul circuito a suo piacimento e le folle adoranti lo hanno già eletto a nuovo Federer, nuovo Nadal e nuovo Djokovic. Per fortuna Jannik è insensibile a tutte queste moine e sotto la sapiente guida di Riccardo Piatti arriverà lì dove deve arrivare. In alto, molto in alto.

Marco Cecchinato: 4

Dopo Buenos Aires, è sprofondato. Chi era a Parigi nel 2018 non crede ai suoi occhi. Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza…

Andreas Seppi: 6

Lo abbiamo visto sconsolato a Wimbledon, incerto sul futuro con quella maledetta anca. Poi però la tempra è sempre la stessa, da indomabile e qui e lì ha lasciato traccia della sua enorme passione, confermandosi ancora tra i grandi. Che esempio per il suo giovane allievo…

Thomas Fabbiano: 7

Sembra quasi incredibile trovarlo fuori dalla top-100 a fine anno, ma il 2019 sarà ricordato come l’anno delle grandi imprese Slam, Tsitsipas (e Karlovic) sull’erba di Wimbledon e Thiem a New York. Pollicino fino a un certo punto, magari gli è mancata la continuità ma come si dice? Meglio un giorno da leone che cento da pecora.

Karen Khachanov: 5,5

Il finale del 2018 sembrava averlo lanciato verso i piani altissimi ed invece si è visto sorpassare in casa da Medvedev e anche Rublev ha messo la freccia. 17 del mondo comunque eh, mica pizza e fichi.

Felix Auger-Aliassime: 8

Chiedete ai canadesi appassionati di tennis se sono Felix: con lui, Shapo e Andreescu e i redivivi Raonic e Pospisil versione Davis la sensazione è che si divertiranno molto. Felix trema ancora un po’ sul più bello, ma come gioca…

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Pagelle 2020: l’anno vecchio se ne va e mai più ritornerà

L’annus horribilis volge al termine tra una bolla, Wimbledon cancellato e tanti problemi. L’aggancio di Nadal, gli acciacchi di Federer, le peripezie di Djokovic. La conferma di Osaka, l’esplosione di Sinner a reti unificate e il tennis che verrà

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Novak Djokovic lascia il campo dopo lo squalifica - US Open 2020 (via Instagram, @djokernole)

Ed eccoci qui, con il maledetto 2020 alle porte e il 2021 che non sappiamo ancora tennisticamente cosa ci offrirà, tra una quarantena e un torneo, gli spalti desolatamente vuoti e conferenze stampa via zoom.

Dicevano che non c’erano più le mezze stagioni, ma come vogliamo chiamarla quella appena andata in archivio? Il numero uno del mondo è sempre lui, Novak Djokovic (8,5) che per conoscere una sconfitta sul campo ha dovuto attendere l’undici di ottobre, ma in mezzo ci ha messo un po’ di tutto. Il trionfo a Melbourne e la striscia di imbattibilità diventano imprese sfocate dinanzi alle gesta di Novax Djokovid fuori dal campo. L’Adria Tour resta il capolavoro in salsa Covid del 2020 del tennis, una roba da fare invidia al Billionaire, poi la PTPA e i sogni di secessione. Uhm… secessione, scetticismo sul covid, fede milanista… questo Nole comincia ad avere troppi punti in comune con uno di verde vestito, e non stiamo parlando di Hulk.

In mezzo a tutto ciò, la sventurata pallata alla sig.ra Laura Clark (10 e oscar come attrice non protagonista) gli è costata un probabile altro Slam in saccoccia, con tanti ringraziamenti di Dominic Thiem (9) finalmente vincente in un major nonostante la finale del ciapa-no di New York. D’altronde se ci sono volute una pandemia e una squalifica per vedere un nuovo vincitore Slam nel 2020, speriamo di non dover invocare lo sbarco degli alieni nel 2021 per goderci un Next Gen campione. Di sicuro, a Wimbledon si saranno assicurati anche per tale eventualità, mentre a Parigi, dopo aver inaugurato il tetto magari staranno pensando di giocare il torneo nelle feste di Natale: vuoi mettere l’atmosfera incantata di Parigi con gli addobbi? Ma tanto, giugno, ottobre o dicembre, caldo, freddo, vento, pioggia o neve la sostanza non cambia: alla fine vince sempre Rafa Nadal (9), che giustamente si è preservato per l’unico appuntamento dell’anno che per lui conta.

Nel 2020 abbiamo dunque avuto il 20-20 con tanto di tweet signorile del presunto Goat agganciato. Pare inoltre che i due primatisti Slam abbiano già predisposto il tweet congiunto da postare l’inevitabile giorno in cui anche il terzo Fab li raggiungerà in vetta: “Benvenuto tra i recordman ma ci sono arrivati P.T.P.A. (Prima i Tennisti Più Amati)”. Immediato un retweet piccato di una che conta: “Vi siete dimenticati di me solo perché sono donna, mamma e nera, ma il Goat sono io”. In realtà per Serena Willams (5) è stato un anno positivo, nel quale non ha perso nemmeno una finale Slam.

Più o meno come per Roger Federer (S.V.) che ha giocato un solo torneo, ha fatto semifinale e poi tra un’operazione e l’altra ha cominciato a far scivolare nella mente dei suoi tifosi quello che a breve sarà il tennis. In compenso ha imparato a giocare sui tetti con Carola e Vittoria (10) e anche se a breve diverrà “un manichino”, resterà sempre “quello forte”.

Ma il 2020 qualcosa di buono lo ha portato, ovvero la rinascita del tennis italiano. Il Presidentissimo Angelo Binaghi (10 come le rielezioni) ha salvato gli Internazionali d’Italia al grido di “Bolla o non bolla arriveremo a Roma”, inventandosi uno strepitoso voucher e un mirabolante supervoucher per non rimborsare i biglietti agli sfortunati possessori, ma nulla è perduto: se anche l’edizione del Foro Italico 2021 e le ATP Finals di Torino dovessero malauguratamente giocarsi a porte chiuse, i possessori del supervoucher avranno diritto ad una dose di un innovativo vaccino anticovid-19 estratto dal latte di pecora del Gennargentu.

Intanto Jannik Sinner (9) tra un’intervista a Che tempo che fa, un reportage a La vita in diretta, un’esclusiva al tg1, uno speciale su Sky, una sorpresa a Pomeriggio Cinque, una sit-com giornaliera su SuperTennis e una partita con Topolino su Disney Channel – sperando nella conferma della soppressione di Indian Wells così da potersi tenere libero per la settimana del Festival di Sanremo – ha battuto i primi top-10, ha scalato le classifiche, raggiunto i quarti al Roland Garros guadagnandosi un inizio di 2021 da sparring partner di Re Rafa, vinto il primo torneo e fatto impazzire l’Italia intera. Ma ha spalle larghe ed è altoatesino, pertanto non soffrirà la pressione e continuerà il suo percorso che lo porterà a vincere almeno tre Slam il prossimo anno.

Ma siccome non ci basta aver trovato il nuovo Fausto Coppi, abbiamo trovato subito anche il nuovo Gino Bartali: Lorenzo Musetti (7,5) con il suo tennis, la sua leggerezza, il suo carattere, il suo fisico opposto a quelli di Jannik è già pronto a dividere l’Italia in due fazioni, in un tripudio di nuovi appassionati di tennis, quelli del sessantaquattro a sessantadue. Ma insomma, non è il caso di fare gli schizzinosi! Venghino, signori venghino! Avvicinatevi al tennis e soprattutto tesseratevi!

Lorenzo Sonego (8) racconterà che in un giorno di ottobre ha preso a pallate il numero uno del mondo in un anno che lo ha promosso a testa di serie negli Slam, mentre Matteo Berrettini (5) ha pagato dazio ad acciacchi e pressioni dopo l’esplosione del 2019. È stato comunque un anno difficile per tanti, specie per Fabio Fognini (S.V.), due caviglie operate e un grosso in bocca al lupo per il futuro: da Barazzutti a Mancini si passa da un ct all’altro ma vuol dire che ha ancora voglia. Martina Trevisan (9) è stata la favola e la luce azzurra del tennis femminile, insieme a Elisabetta Cocciaretto (7,5), mentre Camila Giorgi (5) è sempre Camila Giorgi e Sara Errani (6,5) è tornata a buoni livelli, salvo aggiudicarsi l’oscar per la peggior rosicata nel match contro Kiki Bertens a Parigi.

Mentre uno strepitoso Adriano Panatta (10) si è dato al cinema ma vendendosi alla corona francese nel film dei tre moschettieri, tra le donne abbiamo avuto la conferma di Naomi Osaka (8) e due nuove campionesse Slam come Kenin (8) e Swiatek (8,5): i posteri o magari Agf ci diranno se le ritroveremo tra le Ostapenko o meno.

ATP e WTA hanno cominciato l’anno parlando di una fusione o comunque di una maggiore sinergia e lo hanno terminato annunciando la soppressione dell’app del live-score (0 al colpo di genio). Doveva essere l’anno dell’esplosione dei Next Gen e invece abbiamo perso per strada Stefanos Tsitsipas (5), mentre a Sascha Zverev, alla prima finale Slam, non abbiamo il coraggio di dare un voto per tutte le belle vicende che abbiamo ascoltato in giro; diciamo che sospendiamo il giudizio…

Daniil Medvedev (8) ha provato a prendersi un anno sabatico ma poi, visto che più o meno l’ avevano preso tutti, verso la fine si è ricordato di essere un mostro e ha portato a casa Bercy e le Finals (battendo 1, 2 e 3 del mondo), anche se ultimamente da Dimitrov, a Zverev a Tsitsipas i ‘Maestri’ hanno perso subito la bacchetta magica. Rublev (8), Shapovalov (7) e Schwartzman (8) hanno scoperto la top-10 e chi vivrà vedrà.

Verrebbe da dire buon anno e buon tennis a tutti, ma visto che lo abbiamo fatto pure lo scorso anno, forse sarà meglio soprassedere. Il tennis tra qualche giorno riparte, avremo nuove sfide, nuovi tornei e nuove avventure, è il caso di essere ottimisti, dovremo essere tutti positivi! Ma anche no…

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Pagelle: ATP Finals, profondo russo

La stagione più anomala della storia va in archivio con il trionfo di Medvedev. Djokovic confuso, Il tabù di Nadal e l’anno che verrà

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Daniil Medvedev 10
Ha battuto i primi tre giocatori del mondo uno dopo l’altro, stroncato Djokovic, stoppando Nadal al momento di servire per il match e rimontando Thiem. Dieci vittorie di fila, compreso Bercy. È vero che ha dormito fino a ottobre e che  chi ha vinto gli ultimi master (Dimitrov, Zverev e Tsitsipas) non si è saputo confermare a livello slam nelle stagioni successive, ma questo russo dal tennis molto originale ma tremendamente efficace sembra avere tutte le carte in regola per l’assalto alla diligenza e alla dirigenza del tennis mondiale. Poi magari un giorno esulterà e ci regalerà un sorriso…

Dominic Thiem 8,5
Ha pagato quell’ora di tennis in surplus della semifinale, colpa dei quattro match point falliti (uno in particolare). Ma Dominator ha dimostrato in questo master di essere stato il miglior giocatore dell’anno, forse pronto per il numero 1. Per un ex terraiolo la doppietta Us Open-Master sarebbe stata da sballo e invece per il secondo anno di fila deve accontentarsi del premio di consolazione. Massu è pronto a metterlo sotto già da domani con l’obiettivo Australian Open (ammesso che si giochi a gennaio).

Novak Djokovic 6
Ha fondato la PTPA, si è dimesso dal Council Atp, poi si è ricadondato e gli hanno cambiato le regole nottetempo. Nelle more è riuscito a farsi squalificare da uno slam per una pallata e nell’altro si è fatto piallare da Rafa in finale. Infine, con la proposta di ridurre tutto il tennis alla formula del 2 set su 3 si è giocato le ultime simpatie degli appassionati. Mezzo voto in più per aver resistito alla furia di Thiem ma forse il numero 1 dovrebbe concentrarsi un po’ più sul campo. O magari vuole solo far illudere il resto del mondo che è sul viale del tramonto, prima di distruggere tutti ancora una volta…

 
Novak Djokovic – ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Rafael Nadal 6
Un tabù è un tabù e questo master non ne vuole sapere di venire dalle parti di Manacor. Certo, senza Roger, con Nole non irresistibile e con una stagione non massacrante come al solito, sembrava giunta la sua occasione. E invece il martello Medvedev ha piegato l’incudine Rafa. Ovviamente non si arrenderà e ci riproverà ancora, ancora e ancora.

Alexander Zverev 4,5
Che avesse altro per la testa è parso chiaro. Sospendendo il giudizio per l’extracampo, in attesa di eventuali strascichi giudiziari, diciamo che Sascha non ha fatto  proprio la figura del maestro.

Stefanos Tsitsipas 4,5
In un anno dalle stelle alle stalle. Da Apollo a pollo il passo è breve, ma Stefanos ha stoffa per riprendere il cammino. Certo deve darsi una regolata perché quella tendenza a specchiarsi nel bello a tutti i costi, rischia di tornargli indietro come un boomerang o come un gancio di Rafa su un rovescio al salto.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Andrey Rublev 5
È vero che era un esordiente, ma il master ha insegnato che i più in forma a fine stagione possono sorprendere tutti. Si è consolato con la prima vittoria, ma la strada per raggiungere i vertici anche nei tornei importanti è ancora lunghetta.

Diego Schwartzman 4
Voto ingeneroso?  No, perché nutriamo grande stima per El Peque e l’impressione è che si sia accontentato di ritrovarsi tra gli eletti, quasi come un imbucato alla festa a corte. E invece Dieguito ha dimostrato di poter dare fastidio a tutti, certo magari di più sulla terra, ma poteva e doveva fare meglio.

Giudici elettronici e vaschette per gli asciugamani 10
C’e voluto il Covid per arrivare ad una soluzione così logica. Il prossimo passo sarà togliere il vigile urbano dal seggiolone, così da eliminare il bersaglio per gli strali di qualche scalmanato.

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Pagelle: zona Sinner, il rosso che unisce

L’Italia divisa tra zone e colori, riscopre il tennis grazie alle imprese di Jannik. Intanto nel paese di Machiavelli, con una tessera agonistica si potrà giocare in barba alla pandemia

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Jannik Sinner - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Potremmo dire che siamo un paese senza speranza, ma purtroppo con Speranza e le sue ordinanze abbiamo imparato a convivere. Eravamo il paese dei Comuni, siamo diventati il paese delle zone colorate, dal giallo al rosso, a volte senza passare dall’arancione.

Ma in questo daltonismo epidemiologico c’è un rosso di capelli che ha fatto innamorare l’Italia unita: da Scilla al Gran Paradiso, da Nuoro a Recanati, Jannik Sinner (10) è il simbolo dell’Italia che rinasce. Anche mamma Rai (un po’ meno i suoi telecronisti) ha riscoperto il giuoco della pallacorda, giornali, radio e internet hanno già spinto Jannik al livello dei Tomba, Pantani, Pellegrini e Valentino Rossi. Certo, ci sarebbe da chiedersi dove fossero Lor Signori quando il prode Jannik raggiungeva i quarti al Roland Garros, ma c’è da capirli, in quei giorni si era occupati con i protocolli Figc e gli 0-3 a tavolino…

Comunque la prima volta non si scorda mai e Sinner non dimenticherà il plebiscito bulgaro, né tutta questa improvvisa attenzione lo distoglierà dal percorso saggiamente tracciato da Riccardo Piatti (10). Il quale ha definitivamente abbattuto il ridicolo totem del luogocomunismo secondo il quale “i giovani devono crescere senza pressioni”. Se non si è in grado di reggere le pressioni, è meglio lasciar perdere lo sport professionistico (e tanto altri mestieri, in verità). Ma insomma, Jannik ha spalle larghe e sta già facendo le valigie per l’Australia, mica per le Maldive o la Polinesia.

 

L’effetto domino a cascata sull’intera nazione è chiaramente rappresentato dalle masse di sportivi (e non) piombati sul tennis. Da bar e da campo. I primi, hanno momentaneamente messo nel cassetto la specializzazione in virologia per tirare fuori il loro passato da campione mancato per colpa del menisco ballerino, ah quella volta che nel torneo under-8 presi a pallate Fognini…

I secondi invece, trapiantati dagli altri sport da contatto e quindi a lungo inibiti dai DPCM, hanno dato corpo alle mandrie di tennisti desiderosi di far valere i proprio diritto all’agonismo e portatori della sana resistenza contro le armate del coronavirus e della dittatura sanitaria. Ma insomma! Si vorrà mica limitare questo diritto a pochi eletti? Eh no, amici, “il movimento è in salute” (cit.) e bisogna assecondare i desideri del popolo racchettaro.

Come per magia pertanto, la zona rossa per i tennisti dotati di tessera agonistica (anche un dilettante di quarta categoria NC può averla) non esiste più. Ebbene sì perché come oramai saprete i circoli possono rimanere aperti per i tornei federali e per gli allenamenti dei tesserati agonisti finalizzati alla partecipazione dei detti tornei. Poco male, si dirà, quanti tornei saranno organizzati e per quanti tesserati in piena pandemia? Fatevi un giro sull’app della FIT e scoprirete che nelle zone rosse di Lombardia e Piemonte (ma a breve accadrà anche nelle altre regioni neo-rosse) sono fioccati tornei federali con… tabelloni a 400 giocatori o tornei-rodeo (da completare in 2-3 giorni) con 180 iscritti. Tornei credibilissimi ovviamente, cosa volete che ci voglia a completare un tabellone a 400 iscritti in un circolo con due campi, giocando all’aperto in inverno. In Lombardia e Piemonte.

Insomma un lascia passare per tanti tennisti della domenica che potranno continuare a giocare tra loro in barba ai divieti. Versando ovviamente un obolo a mamma-FIT per l’iscrizione al torneo, perché da qualche parte i soldi per rimborsare quei miscredenti che non hanno accettato il super-voucher pure si dovranno trovare… Venghino signori venghino! Ammirate le gesta di Jannik! Pregustatevi le magie di Lorenzo il Magnifico! Godetevi i colpi di Sonego, Berrettini, Fognini e compagnia! E, soprattutto, tesseratevi, iscrivetevi e giocate, giocate e giocate: il tennis è uno sport sicuro, una strada si trova sempre…

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