Pagelle 2019: l’anno di Rafa, Matteo principe azzurro e l’alba di Jannik

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Pagelle 2019: l’anno di Rafa, Matteo principe azzurro e l’alba di Jannik

Nadal e Djokovic si dividono gli Slam, ma Tsitsipas e Medvedev annunciano la rivoluzione. Il miracolo mancato di Federer, Berrettini meraviglioso e Sinner che irrompe. Le follie di Kyrgios e la rinascita di Murray

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Rafa Nadal e Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

Rafael Nadal: 9,5

Giocatore finito. Sul cemento oramai le sue ginocchia non gli permettono nemmeno di sistemare le sue amate bottigliette. Al massimo può giocarsela sulla terra, ma il meglio è passato e farà fatica a giocare un’intera stagione ad alti livelli. Poi ce lo ritroviamo numero 1 del mondo a fine stagione, saltellare amabilmente a fine novembre sul cemento indoor tra singolari, doppi, doppi misti, maratona, triathlon, giochi senza frontiere, matrimonio, luna di miele, conferenze stampa con Scanagatta etc nella Piquè Cup vinta praticamente da solo. In più, ha trionfato nuovamente a New York, giocato un’altra finale a Melbourne, una semifinale da applausi a Wimbledon e vabbè, ha passeggiato sulla Ville Lumiere come se fosse la cosa più ordinaria del mondo, tipo rispondere serenamente ad una domanda del Direttore…

Novak Djokovic: 9

Una beffa, in effetti, giocare una stagione come la sua e non essere numero 1 del mondo e non essere il migliore in assoluto dell’anno. Due Slam, uno al termine della finale più incredibile di sempre, dove un solo uomo al mondo avrebbe potuto resistere a quel Federer divino. Certo, tra Parigi e New York poteva fare qualcosa di più e al Masters si è arreso alla sete di rivincita di Federer. Ma il suo cruccio più grande resta sempre lo stesso: magari raggiungerà i record degli altri due, ma per scalare il cuore dei tifosi non c’è nulla da fare, nemmeno il Guru può aiutarlo.

Roger Federer: 7,5

94 vincenti, quasi tre ore senza concedere uno straccio di palla break, un livello di tennis celestiale. E quel maledetto 8-7 40-15 che non dimenticherà mai. Due giorni prima, un’altra recita leggendaria contro la sua nemesi mancina. Ma il capolavoro finale gli è sfuggito sul più bello. Il torneo di Wimbledon basterebbe da solo a raccontare l’annata di Roger, forse la carriera. È poi tornato a giocare sulla terra, addirittura arrivando in semifinale al Roland Garros, si è tolto lo sfizio di eliminare Djokovic dal Masters e ha comunque vinto Miami più i tornei della riserva di caccia abituale. Non si è ritirato, non si ritirerà nel 2020, non si ritirerà nel 2021, non si ritirerà mai, lo sappiamo tutti. Alleluja.

 

Dominic Thiem: 8

Gli organizzatori del Roland Garros (4) gli hanno di fatto impedito di giocarsela fino in fondo contro Rafa, dopo essere stato costretto a completare (divinamente) l’opera contro Nole solo qualche ora prima. Per una volta però, non è arrivato cotto in fondo ed al Masters ha dato spettacolo contro Roger e Novak prima di cedere sul filo di lana contro Tsitsipas. Insomma, una grande stagione e la convinzione, grazie anche al suo nuovo coach, che i suoi grandi avversari, tutti battuti nell’anno solare, non siano più dei Massu insormontabili.

Daniil Medvedev: 8,5

La sua stagione fino a Wimbledon era stata buona, ma tra alti e bassi. Poi ha deciso che si era semplicemente stancato di perdere. Sei finali di fila e il boom a New York. Dove ha iniziato il torneo insultando tutti, ball-bay brutalizzati, dito medio al pubblico e via di partita in partita con teatrini al microfono e bordate di fischi. E ha finito per essere l’idolo dell’Arthur Ashe. Una roba da fenomeno puro. A differenza di altri che fenomeni lo sono ma solo da baraccone, ha dimostrato di avere tanta sostanza e cattiveria e un tennis anomalo ma devastante. Aggiusterà la testa o forse no, ma la sensazione è che potrà dominare.

Stefanos Tsitsipas: 8,5

Riccioli d’oro, personalità da vendere, un abuso di social in linea con le nuove generazioni: il tennis degli anni ’20 ha trovato il suo profeta, anzi il suo Dio greco. Se ci aggiungiamo un tennis entusiasmante, in una stagione in cui si è tolto lo sfizio di battere Federer in uno Slam e nella semifinale del Masters, Nadal sulla terra e Djokovic sul cemento, capiamo perché Stefanos sia la stella polare del movimento. Il Masters, ad un anno di distanza dalle Next Gen Finals (peccato per lui che Sinner lo emulerà subito, vincendo anche un paio di Slam) è il primo successo di una lunga serie. Anche se è uscito con le ossa rotte da partite lottate in tre Slam su quattro (Fabbiano, Rublev e Wawrinka docent). Se non dovesse vincere uno Slam nel 2020… avrà semplicemente fatto la fine di Zverev.

Alexander Zverev: 5,5

Eccoci qui, per l’appunto. Dite che non si può dare un’insufficienza ad un classe 1997 che ha concluso la stagione al numero 7 del mondo? E invece sì, perché è vero che si è ripreso sul finire dell’anno, strappando la qualificazione al Masters e la semifinale, ma doveva essere l’anno della consacrazione e un quarto Slam come miglior risultato e tante sconfitte inopinate non ammettono appello. Almeno per quest’anno.

Matteo Berrettini: 9

Al momento di stringere la mano a Federer dopo la batosta negli ottavi di Wimbledon, Matteo regalava la perla del torneo: “Roger, quant’è per la lezione?”. E però quella battuta, che poteva dimostrare un eccesso di modestia dinanzi al Re e al Miedo Escenico del Centre Court alla fine dei primi ottavi Slam, non era altro che la prova dell’umiltà di Matteo utilizzata per il verso giusto. E difatti a New York ecco il capolavoro, la storica semifinale, la top-10, le ATP Finals. E il futuro tutto da scrivere. Un 2019 che è stato un sogno in crescendo per Matteo e che con il “pungolo” di Sinner dovrà lanciare l’azzurro verso traguardi ancora più grandi.

Roberto Bautista Agut: 8

Il finale di stagione da libro cuore, con la morte del papà, il ritorno in campo con la decisiva vittoria in Davis e, infine, la gioia per il matrimonio, non devono distogliere l’attenzione da una stagione strepitosa, con il debutto in top-10 e le semifinale a Wimbledon, unico “intruso” tra i 3 fenomeni. Eroe non per caso.

Andy Murray: 9

Chissà se la carriera agonistica di Sir Andy avrà ancora un futuro. Certo, pensavamo di averlo “perso” in quel triste giorno australiano, poi lo abbiamo ritrovato a divertirsi in doppio con Serena e addirittura a battagliare nei challenger. Fino a ritrovarlo a braccia alzate ad Anversa. Braveheart gli fa un baffo.

Fabio Fognini: 8

Per fortuna le bombe di Fabio sono esplose per davvero soprattutto nella epica cavalcata di Montecarlo e nella agognata top-10, finalmente raggiunta dopo il Roland Garros. A Wimbledon non lo premieranno per il fairplay e gli inglesi non saranno mai il suo popolo preferito. Resta però soprattutto un’altra grande stagione, condita da due grandissimi risultati che coronano una grande carriera. Se avrà ancora voglia (e salute), il 2020 azzurro potrebbe vederlo rivaleggiare in un circuito azzurro virtuoso con Berrettini e Sinner.

Denis Shapovalov: 7,5

Non sappiamo se Youzhny lo abbia “curato” come faceva con se stesso (provate a digitare in rete Youzhny racchetta e sangue e capirete di cosa stiamo parlando), certamente Denis ha svoltato con il nuovo allenatore e sembra aver ritrovato la via che pareva smarrita. Il suo tennis è ancora “senza rete” ma con tutto quel talento non ci stancheremo mai di aspettarlo ai piani alti.

Nick Kyrgios: 4

“Lui non perde la testa, è proprio cretino”. Parole e musica di Adriano Panatta, uno che ha avuto a che fare con Nastase, Connors, McEnroe… gente che non ha nulla in comune con Nick, intendiamoci, perché a lui di vincere una partita o un torneo non frega nulla. Figuriamoci rispettare l’avversario, l’arbitro o il pubblico.

Marin Cilic: 3

I miracoli prima o poi finiscono, anche se sei nato a Medjugorje. Anzi, di questi tempi è meglio non affidarsi troppo alla Madonna perché è impegnata a fare rivelazioni ai politici italiani.

Lorenzo Sonego: 7,5

Cuore granata e in quanto tale ontologicamente dedito a battaglie infinite e a non arrendersi mai. Primo titolo (sull’erba turca!), scampoli di grande tennis e un futuro da confermare con l’esempio del gemello Matteo.

Salvatore Caruso e Stefano Travaglia: 7

Hanno finalmente raccolto nel 2019 quanto seminato in anni di fatica. Ora devono mantenere il livello e osare di più con la programmazione, sfidando i top nei tornei più importanti.

Jannik Sinner: 8

Il Messia è arrivato, sotto un mantello di capelli rossi, il Principe azzurro del tennis italiano, colui che ci porterà a tutti i record del mondo è finalmente tra noi. Le Next Gen Finals sono solo state un antipasto, il meglio è dietro l’angolo. Binaghi gli ha regalato la tessera Gold a vita, così da poter organizzare i match sul circuito a suo piacimento e le folle adoranti lo hanno già eletto a nuovo Federer, nuovo Nadal e nuovo Djokovic. Per fortuna Jannik è insensibile a tutte queste moine e sotto la sapiente guida di Riccardo Piatti arriverà lì dove deve arrivare. In alto, molto in alto.

Marco Cecchinato: 4

Dopo Buenos Aires, è sprofondato. Chi era a Parigi nel 2018 non crede ai suoi occhi. Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza…

Andreas Seppi: 6

Lo abbiamo visto sconsolato a Wimbledon, incerto sul futuro con quella maledetta anca. Poi però la tempra è sempre la stessa, da indomabile e qui e lì ha lasciato traccia della sua enorme passione, confermandosi ancora tra i grandi. Che esempio per il suo giovane allievo…

Thomas Fabbiano: 7

Sembra quasi incredibile trovarlo fuori dalla top-100 a fine anno, ma il 2019 sarà ricordato come l’anno delle grandi imprese Slam, Tsitsipas (e Karlovic) sull’erba di Wimbledon e Thiem a New York. Pollicino fino a un certo punto, magari gli è mancata la continuità ma come si dice? Meglio un giorno da leone che cento da pecora.

Karen Khachanov: 5,5

Il finale del 2018 sembrava averlo lanciato verso i piani altissimi ed invece si è visto sorpassare in casa da Medvedev e anche Rublev ha messo la freccia. 17 del mondo comunque eh, mica pizza e fichi.

Felix Auger-Aliassime: 8

Chiedete ai canadesi appassionati di tennis se sono Felix: con lui, Shapo e Andreescu e i redivivi Raonic e Pospisil versione Davis la sensazione è che si divertiranno molto. Felix trema ancora un po’ sul più bello, ma come gioca…

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Pagelle: Hurkacz, che peccato!

Jannik Sinner si ferma ad un passo dal trionfo nella settimana in cui l’Italia si riscopre una nazione di tennisti. Dieci italiani in top 100, Barty da numero 1 e il futuro di Camila Giorgi

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Hubert Hurkacz e Jannik Sinner - Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

“Dalla catacomba nella quale un ignoto geometra ammanigliato con la vecchia FIT ci costringe a trascorrere ore ed ore della nostra vita, son costretto a uscire per una chiamata urgente. È un vecchio lettore, dei tempi del ‘Giorno di Gianni Brera‘, che reclama la mia presenza in superficie, sotto il sole che ha cotto Roger Federer. Il lettore cerca invano di contenere la sua agitazione, e mi mostra, tutta ciancicata, una copia della ‘Repubblica’, nella quale io affermo, non più tardi di questa mattina: «Soltanto Federer appare in grado di smarrire una partita già vinta». In seguito alla mia incauta profezia, dichiara, ha perduto non meno di cento euro. «Se avessi scommesso su Mantilla vincitore in tre set, ne avrei vinti ben settecento» rincara, e solo alla fine di una lunga e sofferta conversazione accetta le mie scuse, se non proprio le mie giustificazioni. Che sono, più o meno, le seguenti. Soltanto la mamma di Mantilla, la sua fidanzata Berta, il suo allenatore Munoz, il preparatore Fejzula, pensavano che quel bravo ragazzo potesse battere un tipo che ha un talento doppio, se non proprio triplo di lui”.


Lo Scriba, nell’anno del Signore 2003 così commentava la sconfitta di un certo svizzerotto contro Felix Mantilla nella finale del Masters di Roma. Ora, chi vorrà capire, capirà. Peraltro Roger aveva 22 anni e mezzo e non 19, e la differenza tra lui e lo spagnolo era decisamente maggiore di quella che c’è oggi tra Jannik e il suo avversario.

L’Italia è comunque in delirio, anche se non aveva fatto i conti con Hurbert Hurkacz (10), nei suoi 10 giorni da Dio, ma è stata pervasa per una settimana dalla tennis-mania. Come direbbe il mitico Bisteccone: “Siamo tutti grandi tennisti e sport con la pallina”. Jannik Sinner (9) è ovunque, TV, telegiornali, riviste di gossip, siti specializzati e non: l’Italia era pronta a festeggiare il secondo 1000 vinto, esattamente come il primo di Fognini a Montecarlo nel giorno di Pasqua. Oramai più che rinascimento del tennis italiano, possiamo parlare di Resurrezione. Sperando che il Santo Padre non ci legga, altrimenti la scomunica è dietro l’angolo. Comunque il vero Papa, Angelino VI, festeggia degnamente i dieci italiani in top-100, con un bel torneo a Cagliari: il movimento è in stra-salute, il PIL tennistico vola, più pil per tutti.

 

L’Italia domina anche ai vertici dell’ATP con il nostro Gaudenzi, checché ne dica il buon Pospisil (3) che avrà anche le sue ragioni, ma a dare di matto in mondovisione come un Paire (1) qualunque non rende un bel servizio alla PTPA, della quale per inciso si sono perse oramai le tracce. A proposito di Paire, va detto che c’è sempre qualche genio incompreso nei quadri federali: un tipo che, quando il grande Paolo Bertolucci (10) al termine del match con Musetti ha giustamente invocato multe e squalifiche dell’ATP nei confronti del francese, lo ha accusato di lesa maestà nei confronti sella bandiera (“L’ostilità degli ex”). Il confino è prossimo, caro Paolo.

Lorenzo Musetti (7,5) per fortuna continua la sua crescita impetuosa ma non dobbiamo esaltarci troppo e Papa Angelino VI ci ha fatto subito tornare con i piedi per terra: “Sinner e Musetti come Borg e McEnroe”. Alè! A proposito Di Borg, il figlio Leo ha buscato 6-1 6-2 da Taro Daniel a Marbella. Non tutti i Leo figli sono d’arte, e del resto non è facile portare certi cognomi: se Leo Gassman non recita come nonno e papà ma canta discretamente, Leo Federer come se la caverà?

Per rimanere in tema, Karatsev (6) ha tirato un po’ troppo la Korda (8), un altro figlio che sembra ripercorrere la strada paterna. Tra le donne Ashleigh Barty (10), scavallato un match point all’esordio ha giocato e vinto da numero 1, mentre alla ritrovata Andreescu (9), nella settimana santa, urge una vera e propria benedizione. Si è fatta di male di nuovo, ma questa volta non sembra essere nulla di grave.

Gael Monfils alla fine ha capitolato: dopo il tira e molla la cara Elina Svitolina lo ha “costretto” al fatidico anello, attendiamo trepidanti la celebrazione con tanto di video su tik-tok. Camila Giorgi (5) infine non mostra progressi sul campo ma è divenuta improvvisamente loquace. Ha annunciato che dopo il tennis si vede nelle vesti di scrittrice e ha raccontato come sogni una laurea in giurisprudenza: in effetti visti i trascorsi le sarebbe servita a risparmiare i tanti soldi spesi in avvocati…

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Pagelle: il ritorno e il contorno

Il tennis celebra la nuova Epifania di Federer mentre Rublev continua a vincere 500. Kvitova domina, irrompe Tauson. La filosofia di Medvedev e Tsitsipas

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Roger Federer - ATP Doha 2021 (via Twitter, @QatarTennis)

E alla fine, come canticchiavamo tredici mesi fa, Roger Federer è tornato, in ginocchio dal tennis. La pallina rivuole per se le sue carezze e, lo sappiamo, lui la ama più della sua vita. Nel frattempo Rafa Nadal lo ha raggiunto a quota venti Slam (con tanto di tweet di congratulazioni), Novak Djokovic lo ha superato nel numero di settimane in vetta alla classifica (senza tweet di congratulazioni), l’ATP ha studiato un modo per tenerlo su nel ranking fino ai 50 anni, ma nulla sembra turbare il Serenissimo, mentre stuoli di innamorati attendono mercoledì per tornare ad inebriarsi del suo tennis. E come sempre, quando gioca Lui, tutto il resto fa da contorno come l’insalatina in un pranzo luculliano.

D’altra parte i record contano fino ad un certo punto e la vecchia guardia punta a reggere ancora per qualche annetto. Anche se i nuovi fenomeni mostrano idee chiare e brillanti. Daniil Medvedev (4,5) prossimo numero 2 del mondo, in quel di Rotterdam ha giustamente dichiarato che per lui la tensione della gara inizia dai quarti in poi, ed è uscito al primo turno, come Zverev (4,5). Stefanos Tsitsipas (6) invece ci ha tenuto a precisare che a lui, in fondo in fondo “piacerebbe avere una carriera come quella di Federer”: che gusti orribili (e poco ambiziosi!).

Intanto l’ottimo Rublev (9) ha spazzolato via tutti per il quarto 500 di fila. La matematica non è un’opinione, 500 per 4 fa 2000, quindi “è come se” il russo avesse vinto uno Slam. Eh, appunto, il tennis non è matematica però e nei major siamo ancora fermi ai quarti. Per adesso, si intende.

 

Il migliore in campo della settimana però resta sempre Benoit Paire (0) che al grido di “sono fuori di testa, ma diverso da loro” ha insultato un po’ di gente, sputato a destra e a manca, perso volontariamente un paio di game e la partita e, per festeggiare cotante gesta, è andato a ballare in barba (grossa come la sua) ad ogni norma, informando anche la plebe sui social che lui è ricco grazie al tennis e fa quello che vuole. Beh però, ci dicono i tennis-hipster, come gioca Benoit. E chi glielo vieta? Lo facesse a casa sua…

Per fortuna a riconciliarci con il tennis ci hanno pensato le donne. Petra Kvitova (9) ha confermato che quando i pianeti e le stelle si allineano, non ce n’è per nessuna, mentre Camila Giorgi (6) e tutte le altre hanno scoperto il gancio di Tauson (10) (ah quanto ci manca Rino Tommasi). In Sudamerica intanto un Cerundolo tira un altro e per poco (ci ha pensato quel cattivone di El Peque Schwartzman a impedire il sogno) non avevamo due fratelli vincenti back to back.

Infine, la notizia che tutto il mondo aspettava: arrivati i vaccini per il Covid per tutti? No. Scoperto il contenuto del cervello di Paire? No. Trovati 10 tifosi di Djokovic non balcanici? No. Ebbene, la notizia della settimana è il fidanzamento ufficiale di Jannik Sinner annunciato a reti unificate. Eh però, ragazzo caro, questa bella ragazza è troppo impegnativa per te, tu devi pensare al tennis, tu sei un professionista, tu devi pensare ad allenarti. Ah, adesso si spiegano questi continui infortuni, il solito italiano, la solita storia… in fondo anche Berrettini da quando è fidanzato con Tomljanovic è sempre rotto. Ah, questi privilegiati ricconi dei tennisti che invece di stare concentrati pensano solo a divertirsi con ragazze che pensano solo al conto in banca, alle copertine e a farsi pubblicità: non vinceranno più una partita, faranno tutti la fine di Quinzi. Dalle cronache del 1934 è tutto.

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Australian Open

Le pagelle dell’Australian Open: lo strappo di Nove Djokovic

Va in archivio lo Slam della quarantena e degli addominali con il diciottesimo trionfo di Djokovic e il quarto di Osaka. La Next Gen ancora rimandata

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Novak Djokovic - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Lo sapevamo, lo sospettavamo tutti: questo torneo doveva essere quello delle svolte clamorose, quello dopo il quale nulla sarebbe stato più come prima. C’erano tutte le avvisaglie: la quarantena, le difficoltà psicologiche, la mancanza della routine del campo. Eppure, seppur preparati, non riusciremo a farcene facilmente una ragione e a trovare le parole per commentare la svolta del tennis mondiale. Eh già, Gael Monfils ed Elina Svitolina si sono lasciati e con il loro amore siamo costretti a dire addio ai loro balli e ai loro video su tutti i social possibili e immaginabili.

Dopodiché tutto il resto, come di consueto, è Novak. Novak Djokovic (10) ha dato uno strappo al mondo del tennis. Ha strappato le speranze della nuova generazione di presunti fenomeni, ha fatto lo strappo definitivo verso l’aggancio a quei due là davanti, ancora per poco. Aveva anche chiesto uno strappo alla regola per i suoi colleghi poveri e sfortunati, costretti dal governo australiano (10 e lode) cinico e baro ad una quarantena tra pezze e covoni di paglia, a differenza dei più fortunati suite-muniti.

Non essendoci il Direttore Scanagatta a Melbourne a dargli uno strappo in vespa, ha dovuto percorrere a piedi le distanze tra l’hotel e il campo. Il povero Daniil Medvedev (9), che non perdeva una partita da mesi, si è squagliato in finale vittima del fenomeno serbo e della sua stessa supponenza. Onestamente non possiamo dirvi molto della finale, perché abbiamo preferito andare al mare, ma ne avrete letto in lungo e in largo e comunque, alla fine, ciò che conta è che dopo la partita lo champagne lo abbia strappato Djokovic.

 

Un po’ di delusione in realtà, al momento dell’esultanza, perché ci saremmo aspettati quanto meno uno strappo della maglietta o una dedica strappa-lacrime. Ma sì, ma sì, tifosi di Nole, si scherza, lasciateci almeno la possibilità di prendere in giro l’invincibile alieno, la nostra in fondo è solo invidia: noi che con una minima contrattura non abbiamo nemmeno la forza di tenere in mano lo smartphone, figuriamoci con uno strappo.

Che volete farci, è la vecchiaia. Ma come diceva il sommo Rino, invecchiare non è bello, ma l’alternativa è decisamente peggiore. Se ne dovranno fare una ragione anche Rafa Nadal (7) e Serena Williams (8): il primo, costretto a subire l’onta di una rimonta da due set avanti per la terza volta in carriera, la seconda costretta a piegarsi dinanzi alla nuova dominatrice. Diciamolo chiaramente, a furia di dire che nel tennis femminile uno Slam può vincerlo chiunque, siamo arrivati a dover invocare gli Dei di trovarci una degna rivale di Naomi Osaka (10) per non dover assistere ad una dittatura a lungo termine.

Naomi Osaka – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

I veri sconfitti di questo torneo sono comunque gli addominali (3): Berrettini, Carreno Busta, Ruud, Dimitrov traditi proprio da quei muscoli lì. Non ci sono più le tartarughe di una volta, per fortuna ci hanno pensato quello di Nole a salvare la categoria, grazie magari ai consigli dell’amico CR7.

Che torneo è stato per l’Italia? Purtroppo Giuseppe Conte ha dovuto dimettersi e non ha fatto in tempo ad emanare un ultimo Dpcm che prevedesse l’obbligo per lo stato amico dell’Australia di concedere un giorno di riposo obbligatorio al vincitore di un torneo ATP 250, soprattutto se altoatesino e predestinato. Come noto Draghi ha soppresso il ministero dello sport e allora per Sinner (6,5) non c’è stato nulla da fare contro Shapovalov e la stanchezza.

Degli addominali di Matteo Berrettini (7,5) si è detto, comunque un gran torneo il suo, mentre se Fabio Fognini (7,5), dopo essere stato oltre quattro ore in campo con Caruso, ha trovato la forza di litigare con Salvo e poi asfaltare De Minaur (come dicono quelli che commentano quelli che commentano il tennis alla tv) e poi tutto sommato non sfigurare con Rafa, vuol dire che è sulla buona strada per tornare al top. Chiarito comunque il motivo dell’acredine a fine partita trai due azzurri. A Fabio non erano andate giù alcune “stecche” fortunate del suo avversario, purtroppo però Fognini ignorava che Salvo è pronipote di Enrico, e non poteva pertanto tollerare l’accostamento della parola stecca con Caruso. Per rimanere in tema, il crescente rossiniano della disputa ha trovato finalmente pace negli spogliatoi al canto di pace “te voglio bene assaje”, per la gioia del neo Ct Volandri.

A proposito, spiace dover constatare le modalità con le quali la FIT ha liquidato il capitano di lungo corso Corrado Barazzutti, il quale ha riferito di aver appreso dai media del suo pensionamento. “Ci sono rimasto male, mi sarei aspettato almeno una telefonata da Max Giusti o Lea Pericoli”.

Lorenzo Sonego (4) è riuscito a perdere con due set di vantaggio contro l’organizzatore del torneo di Madrid, mentre Seppi (4,5) e Cecchinato (4,5) hanno perso al primo turno, dopo aver perso al primo turno anche nel torneo di preparazione e hanno proferito “abbiamo sbagliato a venire in Australia”. Ora, con tutto l’amore, verrebbe da chiedersi: ma Seppi che insomma oramai è agli sgoccioli e Ceck che non vince una partita sul cemento da 18 anni, precisamente, cosa si aspettavano dalla trasferta? Sara Errani (7) è stata la migliore delle azzurre dimostrando gran carattere e capacità vocali come ai vecchi tempi.

Nick Kyrgios (6,5) è tornato a giocare a tennis dopo un anno, ma i suoi ultras ci hanno già fatto rimpiangere il tennis a porte chiuse. È stato in ogni caso il torneo dell’armata russa con Rublev (7) robotico fino al massacro fratricida e Karatsev (9) – chi era costui? – fenomeno tardivo o meteora, ai posteri l’ardua sentenza. Ha deluso inevitabilmente Thiem (4), Stefanos Tsitsipas (8,5) ha compiuto l’impresa ed è finito esausto. La campionessa 2020 Kenin (4) ha finito in lacrime, Mentre per non far innervosire il governo australiano Ashley ha pensato di evitare feste e dunque no-Barty (5). Alla festa finale è invece arrivata Jennifer Brady (9), con Pegula (7,5) e Muchova (7,5) issatesi a vette inimmaginabili.

E adesso, tocchiamo ferro (no, Fiona, non denunciarci per molestie): dopo gli Australian Open 2020 ci pregustavamo una stagione con i fiocchi, quindi un più bel tacer non fu mai scritto.

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