Pagelle 2019: l’anno di Rafa, Matteo principe azzurro e l’alba di Jannik

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Pagelle 2019: l’anno di Rafa, Matteo principe azzurro e l’alba di Jannik

Nadal e Djokovic si dividono gli Slam, ma Tsitsipas e Medvedev annunciano la rivoluzione. Il miracolo mancato di Federer, Berrettini meraviglioso e Sinner che irrompe. Le follie di Kyrgios e la rinascita di Murray

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Rafa Nadal e Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

Rafael Nadal: 9,5

Giocatore finito. Sul cemento oramai le sue ginocchia non gli permettono nemmeno di sistemare le sue amate bottigliette. Al massimo può giocarsela sulla terra, ma il meglio è passato e farà fatica a giocare un’intera stagione ad alti livelli. Poi ce lo ritroviamo numero 1 del mondo a fine stagione, saltellare amabilmente a fine novembre sul cemento indoor tra singolari, doppi, doppi misti, maratona, triathlon, giochi senza frontiere, matrimonio, luna di miele, conferenze stampa con Scanagatta etc nella Piquè Cup vinta praticamente da solo. In più, ha trionfato nuovamente a New York, giocato un’altra finale a Melbourne, una semifinale da applausi a Wimbledon e vabbè, ha passeggiato sulla Ville Lumiere come se fosse la cosa più ordinaria del mondo, tipo rispondere serenamente ad una domanda del Direttore…

Novak Djokovic: 9

Una beffa, in effetti, giocare una stagione come la sua e non essere numero 1 del mondo e non essere il migliore in assoluto dell’anno. Due Slam, uno al termine della finale più incredibile di sempre, dove un solo uomo al mondo avrebbe potuto resistere a quel Federer divino. Certo, tra Parigi e New York poteva fare qualcosa di più e al Masters si è arreso alla sete di rivincita di Federer. Ma il suo cruccio più grande resta sempre lo stesso: magari raggiungerà i record degli altri due, ma per scalare il cuore dei tifosi non c’è nulla da fare, nemmeno il Guru può aiutarlo.

Roger Federer: 7,5

94 vincenti, quasi tre ore senza concedere uno straccio di palla break, un livello di tennis celestiale. E quel maledetto 8-7 40-15 che non dimenticherà mai. Due giorni prima, un’altra recita leggendaria contro la sua nemesi mancina. Ma il capolavoro finale gli è sfuggito sul più bello. Il torneo di Wimbledon basterebbe da solo a raccontare l’annata di Roger, forse la carriera. È poi tornato a giocare sulla terra, addirittura arrivando in semifinale al Roland Garros, si è tolto lo sfizio di eliminare Djokovic dal Masters e ha comunque vinto Miami più i tornei della riserva di caccia abituale. Non si è ritirato, non si ritirerà nel 2020, non si ritirerà nel 2021, non si ritirerà mai, lo sappiamo tutti. Alleluja.

 

Dominic Thiem: 8

Gli organizzatori del Roland Garros (4) gli hanno di fatto impedito di giocarsela fino in fondo contro Rafa, dopo essere stato costretto a completare (divinamente) l’opera contro Nole solo qualche ora prima. Per una volta però, non è arrivato cotto in fondo ed al Masters ha dato spettacolo contro Roger e Novak prima di cedere sul filo di lana contro Tsitsipas. Insomma, una grande stagione e la convinzione, grazie anche al suo nuovo coach, che i suoi grandi avversari, tutti battuti nell’anno solare, non siano più dei Massu insormontabili.

Daniil Medvedev: 8,5

La sua stagione fino a Wimbledon era stata buona, ma tra alti e bassi. Poi ha deciso che si era semplicemente stancato di perdere. Sei finali di fila e il boom a New York. Dove ha iniziato il torneo insultando tutti, ball-bay brutalizzati, dito medio al pubblico e via di partita in partita con teatrini al microfono e bordate di fischi. E ha finito per essere l’idolo dell’Arthur Ashe. Una roba da fenomeno puro. A differenza di altri che fenomeni lo sono ma solo da baraccone, ha dimostrato di avere tanta sostanza e cattiveria e un tennis anomalo ma devastante. Aggiusterà la testa o forse no, ma la sensazione è che potrà dominare.

Stefanos Tsitsipas: 8,5

Riccioli d’oro, personalità da vendere, un abuso di social in linea con le nuove generazioni: il tennis degli anni ’20 ha trovato il suo profeta, anzi il suo Dio greco. Se ci aggiungiamo un tennis entusiasmante, in una stagione in cui si è tolto lo sfizio di battere Federer in uno Slam e nella semifinale del Masters, Nadal sulla terra e Djokovic sul cemento, capiamo perché Stefanos sia la stella polare del movimento. Il Masters, ad un anno di distanza dalle Next Gen Finals (peccato per lui che Sinner lo emulerà subito, vincendo anche un paio di Slam) è il primo successo di una lunga serie. Anche se è uscito con le ossa rotte da partite lottate in tre Slam su quattro (Fabbiano, Rublev e Wawrinka docent). Se non dovesse vincere uno Slam nel 2020… avrà semplicemente fatto la fine di Zverev.

Alexander Zverev: 5,5

Eccoci qui, per l’appunto. Dite che non si può dare un’insufficienza ad un classe 1997 che ha concluso la stagione al numero 7 del mondo? E invece sì, perché è vero che si è ripreso sul finire dell’anno, strappando la qualificazione al Masters e la semifinale, ma doveva essere l’anno della consacrazione e un quarto Slam come miglior risultato e tante sconfitte inopinate non ammettono appello. Almeno per quest’anno.

Matteo Berrettini: 9

Al momento di stringere la mano a Federer dopo la batosta negli ottavi di Wimbledon, Matteo regalava la perla del torneo: “Roger, quant’è per la lezione?”. E però quella battuta, che poteva dimostrare un eccesso di modestia dinanzi al Re e al Miedo Escenico del Centre Court alla fine dei primi ottavi Slam, non era altro che la prova dell’umiltà di Matteo utilizzata per il verso giusto. E difatti a New York ecco il capolavoro, la storica semifinale, la top-10, le ATP Finals. E il futuro tutto da scrivere. Un 2019 che è stato un sogno in crescendo per Matteo e che con il “pungolo” di Sinner dovrà lanciare l’azzurro verso traguardi ancora più grandi.

Roberto Bautista Agut: 8

Il finale di stagione da libro cuore, con la morte del papà, il ritorno in campo con la decisiva vittoria in Davis e, infine, la gioia per il matrimonio, non devono distogliere l’attenzione da una stagione strepitosa, con il debutto in top-10 e le semifinale a Wimbledon, unico “intruso” tra i 3 fenomeni. Eroe non per caso.

Andy Murray: 9

Chissà se la carriera agonistica di Sir Andy avrà ancora un futuro. Certo, pensavamo di averlo “perso” in quel triste giorno australiano, poi lo abbiamo ritrovato a divertirsi in doppio con Serena e addirittura a battagliare nei challenger. Fino a ritrovarlo a braccia alzate ad Anversa. Braveheart gli fa un baffo.

Fabio Fognini: 8

Per fortuna le bombe di Fabio sono esplose per davvero soprattutto nella epica cavalcata di Montecarlo e nella agognata top-10, finalmente raggiunta dopo il Roland Garros. A Wimbledon non lo premieranno per il fairplay e gli inglesi non saranno mai il suo popolo preferito. Resta però soprattutto un’altra grande stagione, condita da due grandissimi risultati che coronano una grande carriera. Se avrà ancora voglia (e salute), il 2020 azzurro potrebbe vederlo rivaleggiare in un circuito azzurro virtuoso con Berrettini e Sinner.

Denis Shapovalov: 7,5

Non sappiamo se Youzhny lo abbia “curato” come faceva con se stesso (provate a digitare in rete Youzhny racchetta e sangue e capirete di cosa stiamo parlando), certamente Denis ha svoltato con il nuovo allenatore e sembra aver ritrovato la via che pareva smarrita. Il suo tennis è ancora “senza rete” ma con tutto quel talento non ci stancheremo mai di aspettarlo ai piani alti.

Nick Kyrgios: 4

“Lui non perde la testa, è proprio cretino”. Parole e musica di Adriano Panatta, uno che ha avuto a che fare con Nastase, Connors, McEnroe… gente che non ha nulla in comune con Nick, intendiamoci, perché a lui di vincere una partita o un torneo non frega nulla. Figuriamoci rispettare l’avversario, l’arbitro o il pubblico.

Marin Cilic: 3

I miracoli prima o poi finiscono, anche se sei nato a Medjugorje. Anzi, di questi tempi è meglio non affidarsi troppo alla Madonna perché è impegnata a fare rivelazioni ai politici italiani.

Lorenzo Sonego: 7,5

Cuore granata e in quanto tale ontologicamente dedito a battaglie infinite e a non arrendersi mai. Primo titolo (sull’erba turca!), scampoli di grande tennis e un futuro da confermare con l’esempio del gemello Matteo.

Salvatore Caruso e Stefano Travaglia: 7

Hanno finalmente raccolto nel 2019 quanto seminato in anni di fatica. Ora devono mantenere il livello e osare di più con la programmazione, sfidando i top nei tornei più importanti.

Jannik Sinner: 8

Il Messia è arrivato, sotto un mantello di capelli rossi, il Principe azzurro del tennis italiano, colui che ci porterà a tutti i record del mondo è finalmente tra noi. Le Next Gen Finals sono solo state un antipasto, il meglio è dietro l’angolo. Binaghi gli ha regalato la tessera Gold a vita, così da poter organizzare i match sul circuito a suo piacimento e le folle adoranti lo hanno già eletto a nuovo Federer, nuovo Nadal e nuovo Djokovic. Per fortuna Jannik è insensibile a tutte queste moine e sotto la sapiente guida di Riccardo Piatti arriverà lì dove deve arrivare. In alto, molto in alto.

Marco Cecchinato: 4

Dopo Buenos Aires, è sprofondato. Chi era a Parigi nel 2018 non crede ai suoi occhi. Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza…

Andreas Seppi: 6

Lo abbiamo visto sconsolato a Wimbledon, incerto sul futuro con quella maledetta anca. Poi però la tempra è sempre la stessa, da indomabile e qui e lì ha lasciato traccia della sua enorme passione, confermandosi ancora tra i grandi. Che esempio per il suo giovane allievo…

Thomas Fabbiano: 7

Sembra quasi incredibile trovarlo fuori dalla top-100 a fine anno, ma il 2019 sarà ricordato come l’anno delle grandi imprese Slam, Tsitsipas (e Karlovic) sull’erba di Wimbledon e Thiem a New York. Pollicino fino a un certo punto, magari gli è mancata la continuità ma come si dice? Meglio un giorno da leone che cento da pecora.

Karen Khachanov: 5,5

Il finale del 2018 sembrava averlo lanciato verso i piani altissimi ed invece si è visto sorpassare in casa da Medvedev e anche Rublev ha messo la freccia. 17 del mondo comunque eh, mica pizza e fichi.

Felix Auger-Aliassime: 8

Chiedete ai canadesi appassionati di tennis se sono Felix: con lui, Shapo e Andreescu e i redivivi Raonic e Pospisil versione Davis la sensazione è che si divertiranno molto. Felix trema ancora un po’ sul più bello, ma come gioca…

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Pagelle: 20-20, l’ag-gancio mancino di Rafa

Il tredicesimo trionfo di Rafa Nadal, la prima volta di Iga Swiatek. L’esplosione di Jannik Sinner, la favola di Martina Trevisan. E una soluzione per il futuro del Roland Garros

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Rafael Nadal - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Gli storici raccontano che nel 1930 gli organizzatori del Giro d’Italia versarono all’imbattibile Alfredo Binda l’equivalente del premio previsto per il vincitore finale, per non farlo partecipare alla corsa ciclistica. Dubitiamo che Rafa Nadal (S.V. Suvvia, mica gli alieni possono ricevere un voto…) sia sensibile al vile denaro, ma potrebbe essere un’idea. Le palle erano strane. Ad ottobre il clima è diverso. Faceva un freddo cane. Schwartzman lo ha preso a pallate a Roma. Senza pubblico non è lo stesso. Chissà Rafa cosa avrà pensato quando leggeva tutte queste belle cose. E chissà Roger Federer che cosa avrà pensato guardando la finale, però è stato immenso nel suo commento subito dopo il match (10).

Novak Djokovic (8) è riuscito a non ammazzare nessuno durante il torneo, ma la prestazione in finale è stata scadente. Il suo mentore Goran Ivanisevic (4) ha leggermente sbagliato il pronostico, ma Nole ha tutto il tempo per raggiungere – e chissà – superare i due compari. Forse se Stefanos Tsitsipas (8,5) avesse completato la clamorosa rimonta, avremmo avuto un’altra finale, o forse no, contro il Re, non ci sarebbe stato comunque nulla da fare. In ogni caso Apollo si è avvicinato un altro po’ all’Olimpo e forse il prossimo sarà il suo anno.

Alla fine cum gaudio magno annunciamo che quello che ha messo più in difficoltà Rafa, è stato Jannik Sinner (8,5), quarto di nobiltà a diciannove anni nello Slam più duro, capace per un paio d’ore di costringere il Fenomeno ad alzare l’asticella per non soccombere. Se il buon giorno si vede dal mattino, il futuro azzurro è roseo. Anche perché l’exploit di Jannik non è stato isolato, con Lorenzo Sonego (8) che ha annullato setpoint all’infinito sino a spingersi finalmente agli ottavi, con Lorenzo Giustino (8) eroe per una notte, sopravvissuto ad oltre sei ore di battaglia, con Marco Cecchinato (7) finalmente risorto con il profumo di croissant e baguette ed uno Stefano Travaglia (7) che si è messo alle spalle gli infortuni e ha mostrato tutto ciò che è in grado di fare.

 
Jannik Sinner – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Peccato che Matteo Berrettini (4,5) abbia mancato l’appuntamento con la festa tricolore, ma i de profundis per il nostro numero 1 sono decisamente fuori luogo. E finalmente con soddisfazione abbiamo potuto ammirare anche l’altra metà del cielo, grazie al sorriso di Martina Trevisan (10), la cui storia e la cui parabola non può che commuovere e ispirare. “Voglio dire a tutti quelli che stanno attraversando momenti difficili di non smettere mai di cercare la luce, perché alla fine del buio c’è sempre la luce”. Applausi a scena aperta.

Qualcuno in meno per Sara Errani (4,5), finalmente pugnace e combattiva come un tempo, ma incapace di accettare una sconfitta amarissima contro Bertens, ancor più per quanto detto un’ora dopo il match in conferenza.

Lì dove aveva fallito Aga Radwanska (a Svitolina 4, il premio Aga 2020 per le occasioni perse), è riuscita Iga Swiatek (10), diciannove anni, colpi da fenomeno e serenità da predestinata. Alle rondini che non fanno primavere a livello WTA siamo abituati, oramai c’è uno stormo che aleggia da anni ed anni e quindi i toni trionfalistici stonano parecchio. Chi vivrà, vedrà: certo era difficile immaginare il suicidio di Simona Halep (4), il cuore sperava in un sussulto di Petra Kvitova (7), Miss simpatia Sofia Kenin (8) ha fatto più di quello che ci si aspettava sulla terra, figuriamoci Nadia Podoroska (9).

Iga Swiatek – Roland Garros 2020 (via Twitter, @australianopen)

Le fatiche fisiche e mentali di New York hanno fiaccato le velleità di Dominic Thiem (5,5), sopravvissuto alle palle corte di Hugo Gaston (8) ma non allo scatenato El Peque Schwartzman (9) finalmente e giustamente top10. Daniil Medvedev (3) non ha ancora capito cosa sia la terra, Denis Shapovalov nemmeno purtroppo (4) mentre a Gael Monfils (3) dovrebbero spiegare che si è tornati a giocare.

Ci sarebbero altri voti da dare e altri protagonisti da menzionare, ma il tempo è tiranno e in Sardegna (e non solo) già sono di nuovo in campo i nostri eroi. Un cenno ad un grande ex però bisogna darlo. Mats Wilander (3) in campo non si arrendeva mai, e a maggior ragione le parole spese su Andy Murray fanno rabbrividire, ancora più di uno dei suoi 1000 pronostici…

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Pagelle: lo sbarco dei Mille e Nole fa faville

L’edizione anomala degli Internazionali di Roma finisce nelle mani dei più forti. Lo show di Binaghi. I fratelli d’Italia alla riscossa

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Novak Djokovic - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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Angelo Binaghi 10
Scatenato. Riesce a far giocare il torneo mentre mezzo mondo annulla tutto, si fa rieleggere Presidente, convince il governo a far entrare 1000 spettatori, offre i biglietti a chi aveva i ticket per semifinali e finali di maggio, poi ci ripensa e li mette in vendita, annuncia che sposterà il torneo da Roma e con la sola imposizione delle mani ferma anche la pioggia. Purtroppo però, per colpa dei cattivoni, “gli juniores dovranno pagarsi di tasca propria la trasferta al Roland Garros. I pochi euro rimasti li abbiamo spesi per la messa in piega di Lea Pericoli e la tuta di Barazzutti, ma se tutti i tifosi opteranno per il super-voucher, nel 2021 regaleremo una settimana di vacanza nel miglior resort della Sardegna al decano dei giornalisti italiani, proprio in concomitanza con il torneo”.

Novak Djokovic 9,5
Ha scherzato fino ai quarti, poi ha inserito il pilota automatico e ha centrato la cinquina romana. Ha resistito alla tentazione di tirare una pallata ad Adel Nour e all’altro arbitro Forcadell che lo ha scambiato per Federer, solo per questo ha meritato il titolo. Ci provano in tutti i modi a fargli perdere le staffe, ma Nole zen ha retto. Almeno fino a Parigi…

Benoit Paire 0
Non pago della partita a carte newyorchese che tanti casini ha causato ad amici e parenti, se la prende con gli organizzatori romani perché lo mettono in campo di lunedì, quando i barbieri sono chiusi, invece che di martedì, come suo desiderio. Non sapeva che, a differenza sua, Sinner è in possesso della tessera gold.

 

Diego Schwartzman 9
Anche Maradona fa il tifo per lui, e per un Diego argentino non può esserci soddisfazione maggiore. La partita della vita conto Rafa, la partita del torneo con Shapo. Che cuore, ma soprattutto che tennis! El Peque di nome ma non di fatto. Ed Eugenia in tribuna ha dato spettacolo almeno quanto lui.

Diego Schwartzman – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Simona Halep 10
Non giocava da una vita e sfidava la maledizione romana. Ma su questa superficie è la più forte di tutte.

Lorenzo Musetti 9,5
Eh ma Wawrinka oramai pensa solo all’amore… Eh ma Nishikori ha avuto il Covid e oramai è finito… Eh ma come può perdere da Koepfer (8,5). La poesia del tennis di Lorenzo ci incanterà ancora a lungo, ma ricorderemo per tanto tempo queste nottate romane come le nottate della rivelazione. Come l’epifania di un predestinato.

Jannik Sinner 9
Tsitsipas (4,5) ha capito che cosa è successo da un anno all’altro. Si è arreso in volata a Dimitrov giusto per ricordarci che ha 19 anni. Il tutto sulla terra peraltro. Mamma mia. Allenarsi e giocare contro i migliori gli servirà per calarsi in quello che deve essere il suo ambiente. Certo, deve migliorare lo smash: ma si può essere numero 1 anche senza…

Matteo Berrettini 7,5
I fratellini d’Italia gli rubano un po’ la scena ma Matteo, complice un tabellone non impossibile, è comunque quello che arriva più avanti di tutti. Peccato per la chance buttata contro Ruud che però è un mastino.

Casper Ruud 8,5
Ambulanza immediata per chi lo ha paragonato a Borg, ma nel fantasmino dispettoso Casper c’è del talento. Osso durissimo sulla terra, lo aspettiamo sulla lunga distanza in terra d’oltralpe.

Rafael Nadal 5
L’imperatore di Roma preso a pallate da El Peque, ma era stato sfiancato dagli allenamenti con Sinner. Parigi è un’altra storia, un altro mondo, un’altra terra. Ma campanellini di allarme squillano.

Stefano Travaglia 7,5
Stetone sempre più su. Sfiora anche l’impresa nel derby, sceglie di avere la fidanzata al suo fianco invece del coach: quando c’è l’amore c’è tutto.

Karolina Pliskova 9
Per fortuna lo scorso anno ha vinto il torneo. Due anni fa quasi sfasciava la sedia dell’arbitro, quest’anno finisce ko e in lacrime. Si rifarà ma con lei Roma ha fatto un po’ la “stupida”.

Karolina Pliskova – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Fabio Fognini S.V.
Voto 0 a chi, dopo le vittorie di Sinner e Musetti ha preso la palla al balzo per insultare Fognini, che ovviamente ha bisogno di tutto il tempo del mondo per tornare al suo tennis. Conoscendolo un po’, gli ottimi risultati dei suoi più giovani connazionali saranno un pungolo decisivo. Altrimenti ci penserà Flavia a fare di tutto per non ritrovarselo per casa troppo spesso (e se proprio Fabio vuole stare sul divano, la signora Fognini può sempre pensare di tornare a giocare eh!).

Denis Shapovalov 8
Le sue partite sono un ottovolante di emozioni, con il suo tennis sempre sul filo del rasoio. Non sappiamo quanto potrà reggere in panchina il buon Youzhny senza spaccarsi una racchetta in fronte. Ma Shapo c’è, ci siamo quasi.

Camila Giorgi 4,5
Vedi Shapovalov che in fondo giocava senza pensare alla rete, alle righe e al punteggio come Camila, allenato dalla mamma, che però ad un certo punto ha deciso di farsi affiancare da un coach come Youzhny. E non puoi non pensare alla scelta di segno opposto del clan Giorgi…

Jasmine Paolini 7
Unica azzurra a vincere una partita nel main draw, merita un plauso per la sua costante crescita. Jasmine non c’entra nulla ovviamente, ma bisogna chiedersi il perché ai grandi risultati del settore maschile fa da contraltare la situazione desolante del movimento femminile.

Adel Nour 2
Ha concesso di tutto a Paire ed è riuscito a sbagliare di tutto e di più in semifinale. Cambiare mestiere?

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Pagelle: rimon-Thiem, la pallata di Nole e le carte di Benoit

Dopo il suicidio di Djokovic vince il più atteso. Osaka si conferma. I francesi si danno alle carte, la bolla che scoppia e Roma in arrivo

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Dominic Thiem - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

“Il mio regno per un cavallo” disse Benoit Paire giocando a carte alla ricerca di un ‘9’ per mettere la scopa.
“Dai, giochiamo con le carte francesi, giochiamo a burracovid” disse Kiki Mladenovic.
“Il mio regno per un cavillo” disse Re Djokovic cercando un motivo per non essere squalificato.

Da Melbourne a New York sono passati solo otto mesi ma la parola Slam è tornata a circolare tra gli appassionati di tennis. La bolla americana è stata lì lì per scoppiare dopo pochi giorni a causa di una – si credeva – innocua partita a carte tra Benoit Paire e compagni connazionali. Il povero Benoit (che si becca 2 per la “signorile” protesta contro gli organizzatori degli internazionali – “programmation de merde”, rei di averlo programmato di lunedì) è stato estromesso dal torneo, Kiki Mladenovic (4) ha giocato in singolare perdendo una partita allucinante, ma non in doppio e ha quasi invocato l’intervento dell’Onu, Mannarino (6) è stato al centro di un caso politico che stava per interrompere i rapporti tra Francia e USA.

Alla fine lo scoppio più clamoroso non è stato quello della bolla ma quello di Novak Djokovic (4), sfortunato quanto si vuole ma quando ci si carica come una pentola a pressione tra scissioni, Adria Tour e compagnia cantante, anche qualche palla break sprecata contro Carreño Busta (8,5) è sufficiente a far perdere la trebisonda. A proposito dello spagnolo, dopo aver “scavalcato Djokovic” a New York, il sorteggio di Roma gli ha messo subito davanti il suo illustre connazionale: e mica è sempre Nadal…

L’assenza dei big-3 ha così prodotto la finale forse più attesa. Dominic Thiem (10) è stato per anni il “primo dei non eletti” ma giocare la prima finale Slam con la pressione del favorito ha dato il via allo psicodrammone domenicale. Alla fine tra rimonte, erroracci, doppi falli, abbracci ai teloni in risposta in stile Gasquet e qualche prodezza, l’ha spuntata Dominator che si è tolto la scimmia dalla spalla alla quarta finale Slam e – ne siamo certi – alla prossima occasione sarà più sciolto.

Che dire di Sascha Zverev (8,5)? Ha dilapidato set a destra e a manca per tutto il torneo, pur senza incrociare fenomeni ma barcollando è arrivato in finale. Poi per due set è stato un robot. Eh però però, anche per lui la tensione è stata fatale e i rimpianti per questa finale se li porterà dietro per parecchio.

Il numero 24 sta diventando un incubo per Serena Williams (7) che comunque non molla e rilancia subito il suo assalto in quel di Parigi: sarà durissima. Vika Azarenka (9) non ha coronato la sua favola con la vittoria finale ma dopo anni e traversie di varia natura è un piacere averla ritrovata al top. Alla fine ha vinto la più forte, Naomi Osaka (10), le cui lodevoli iniziative fuori campo non l’hanno distratta dal suo primario obiettivo: terzo Slam in cascina e non finisce di certo qui.

È stato il torneo che ha lanciato Jennifer Brady (8,5) e che ha riscoperto il tennis antico di mamma Tsvetana Pironkova (8,5). Non è stato il torneo di Petra Kvitova (5) dalla quale ci aspettiamo sempre che arrivi in fondo, né quello di Sofia Kenin (4) che non ha saputo confermarsi.

Naomi Osaka – Premiazione US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Disastro completo per la numero uno del tabellone Karolina Pliskova (3) mentre Camila Giorgi (6) ha vinto una partita ed è stata piallata dalla futura campionessa. Daniil Medvedev (7) è arrivato un po’ cotto alla meta, Matteo Berrettini (6) non ha confermato il 2019 ma gli ottavi sono comunque un risultato sufficiente in un anno in cui non ha praticamente giocato. Jannik Sinner (6,5) ha mostrato a tutti la tigna e la voglia e ora dovrà farsi il “fisico” per presentarsi con maggiori ambizioni su questi palcoscenici. Denis Shapovalov (7) ha finalmente mostrato di essere bravo oltre che bello, mentre Stefanos Tsitsipas (4,5) decisamente no. Grande torneo per Salvatore Caruso (7,5), mentre Milos Raonic (4) è rimasto a Cincinnati.

Ma insomma, New York è alle spalle ed è subito Foro Italico. Senza pubblico, senza l’atmosfera da gladiatori ma pur sempre Roma. Il neo (ahahahahahahahaha) presidente Binaghi ha annunciato, nel suo discorso di presentazione del 48mo mandato, che sotto la sua gestione le entrate della FIT sono decuplicate e che a breve il bilancio sarà vicino a quello della milionaria Federcalcio. Ottimo! Peccato che non si trovino “quattro spicci” per quei “poveri straccioni” che incautamente avevano acquistato i biglietti per gli Internazionali di maggio: ma volete mettere, ragazzi? Con i vostri risparmi avete contribuito alle magnifiche sorti e progressive del tennis italiano!

 

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