Pagelle 2019: l’anno di Rafa, Matteo principe azzurro e l’alba di Jannik

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Pagelle 2019: l’anno di Rafa, Matteo principe azzurro e l’alba di Jannik

Nadal e Djokovic si dividono gli Slam, ma Tsitsipas e Medvedev annunciano la rivoluzione. Il miracolo mancato di Federer, Berrettini meraviglioso e Sinner che irrompe. Le follie di Kyrgios e la rinascita di Murray

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Rafa Nadal e Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

Rafael Nadal: 9,5

Giocatore finito. Sul cemento oramai le sue ginocchia non gli permettono nemmeno di sistemare le sue amate bottigliette. Al massimo può giocarsela sulla terra, ma il meglio è passato e farà fatica a giocare un’intera stagione ad alti livelli. Poi ce lo ritroviamo numero 1 del mondo a fine stagione, saltellare amabilmente a fine novembre sul cemento indoor tra singolari, doppi, doppi misti, maratona, triathlon, giochi senza frontiere, matrimonio, luna di miele, conferenze stampa con Scanagatta etc nella Piquè Cup vinta praticamente da solo. In più, ha trionfato nuovamente a New York, giocato un’altra finale a Melbourne, una semifinale da applausi a Wimbledon e vabbè, ha passeggiato sulla Ville Lumiere come se fosse la cosa più ordinaria del mondo, tipo rispondere serenamente ad una domanda del Direttore…

Novak Djokovic: 9

Una beffa, in effetti, giocare una stagione come la sua e non essere numero 1 del mondo e non essere il migliore in assoluto dell’anno. Due Slam, uno al termine della finale più incredibile di sempre, dove un solo uomo al mondo avrebbe potuto resistere a quel Federer divino. Certo, tra Parigi e New York poteva fare qualcosa di più e al Masters si è arreso alla sete di rivincita di Federer. Ma il suo cruccio più grande resta sempre lo stesso: magari raggiungerà i record degli altri due, ma per scalare il cuore dei tifosi non c’è nulla da fare, nemmeno il Guru può aiutarlo.

Roger Federer: 7,5

94 vincenti, quasi tre ore senza concedere uno straccio di palla break, un livello di tennis celestiale. E quel maledetto 8-7 40-15 che non dimenticherà mai. Due giorni prima, un’altra recita leggendaria contro la sua nemesi mancina. Ma il capolavoro finale gli è sfuggito sul più bello. Il torneo di Wimbledon basterebbe da solo a raccontare l’annata di Roger, forse la carriera. È poi tornato a giocare sulla terra, addirittura arrivando in semifinale al Roland Garros, si è tolto lo sfizio di eliminare Djokovic dal Masters e ha comunque vinto Miami più i tornei della riserva di caccia abituale. Non si è ritirato, non si ritirerà nel 2020, non si ritirerà nel 2021, non si ritirerà mai, lo sappiamo tutti. Alleluja.

 

Dominic Thiem: 8

Gli organizzatori del Roland Garros (4) gli hanno di fatto impedito di giocarsela fino in fondo contro Rafa, dopo essere stato costretto a completare (divinamente) l’opera contro Nole solo qualche ora prima. Per una volta però, non è arrivato cotto in fondo ed al Masters ha dato spettacolo contro Roger e Novak prima di cedere sul filo di lana contro Tsitsipas. Insomma, una grande stagione e la convinzione, grazie anche al suo nuovo coach, che i suoi grandi avversari, tutti battuti nell’anno solare, non siano più dei Massu insormontabili.

Daniil Medvedev: 8,5

La sua stagione fino a Wimbledon era stata buona, ma tra alti e bassi. Poi ha deciso che si era semplicemente stancato di perdere. Sei finali di fila e il boom a New York. Dove ha iniziato il torneo insultando tutti, ball-bay brutalizzati, dito medio al pubblico e via di partita in partita con teatrini al microfono e bordate di fischi. E ha finito per essere l’idolo dell’Arthur Ashe. Una roba da fenomeno puro. A differenza di altri che fenomeni lo sono ma solo da baraccone, ha dimostrato di avere tanta sostanza e cattiveria e un tennis anomalo ma devastante. Aggiusterà la testa o forse no, ma la sensazione è che potrà dominare.

Stefanos Tsitsipas: 8,5

Riccioli d’oro, personalità da vendere, un abuso di social in linea con le nuove generazioni: il tennis degli anni ’20 ha trovato il suo profeta, anzi il suo Dio greco. Se ci aggiungiamo un tennis entusiasmante, in una stagione in cui si è tolto lo sfizio di battere Federer in uno Slam e nella semifinale del Masters, Nadal sulla terra e Djokovic sul cemento, capiamo perché Stefanos sia la stella polare del movimento. Il Masters, ad un anno di distanza dalle Next Gen Finals (peccato per lui che Sinner lo emulerà subito, vincendo anche un paio di Slam) è il primo successo di una lunga serie. Anche se è uscito con le ossa rotte da partite lottate in tre Slam su quattro (Fabbiano, Rublev e Wawrinka docent). Se non dovesse vincere uno Slam nel 2020… avrà semplicemente fatto la fine di Zverev.

Alexander Zverev: 5,5

Eccoci qui, per l’appunto. Dite che non si può dare un’insufficienza ad un classe 1997 che ha concluso la stagione al numero 7 del mondo? E invece sì, perché è vero che si è ripreso sul finire dell’anno, strappando la qualificazione al Masters e la semifinale, ma doveva essere l’anno della consacrazione e un quarto Slam come miglior risultato e tante sconfitte inopinate non ammettono appello. Almeno per quest’anno.

Matteo Berrettini: 9

Al momento di stringere la mano a Federer dopo la batosta negli ottavi di Wimbledon, Matteo regalava la perla del torneo: “Roger, quant’è per la lezione?”. E però quella battuta, che poteva dimostrare un eccesso di modestia dinanzi al Re e al Miedo Escenico del Centre Court alla fine dei primi ottavi Slam, non era altro che la prova dell’umiltà di Matteo utilizzata per il verso giusto. E difatti a New York ecco il capolavoro, la storica semifinale, la top-10, le ATP Finals. E il futuro tutto da scrivere. Un 2019 che è stato un sogno in crescendo per Matteo e che con il “pungolo” di Sinner dovrà lanciare l’azzurro verso traguardi ancora più grandi.

Roberto Bautista Agut: 8

Il finale di stagione da libro cuore, con la morte del papà, il ritorno in campo con la decisiva vittoria in Davis e, infine, la gioia per il matrimonio, non devono distogliere l’attenzione da una stagione strepitosa, con il debutto in top-10 e le semifinale a Wimbledon, unico “intruso” tra i 3 fenomeni. Eroe non per caso.

Andy Murray: 9

Chissà se la carriera agonistica di Sir Andy avrà ancora un futuro. Certo, pensavamo di averlo “perso” in quel triste giorno australiano, poi lo abbiamo ritrovato a divertirsi in doppio con Serena e addirittura a battagliare nei challenger. Fino a ritrovarlo a braccia alzate ad Anversa. Braveheart gli fa un baffo.

Fabio Fognini: 8

Per fortuna le bombe di Fabio sono esplose per davvero soprattutto nella epica cavalcata di Montecarlo e nella agognata top-10, finalmente raggiunta dopo il Roland Garros. A Wimbledon non lo premieranno per il fairplay e gli inglesi non saranno mai il suo popolo preferito. Resta però soprattutto un’altra grande stagione, condita da due grandissimi risultati che coronano una grande carriera. Se avrà ancora voglia (e salute), il 2020 azzurro potrebbe vederlo rivaleggiare in un circuito azzurro virtuoso con Berrettini e Sinner.

Denis Shapovalov: 7,5

Non sappiamo se Youzhny lo abbia “curato” come faceva con se stesso (provate a digitare in rete Youzhny racchetta e sangue e capirete di cosa stiamo parlando), certamente Denis ha svoltato con il nuovo allenatore e sembra aver ritrovato la via che pareva smarrita. Il suo tennis è ancora “senza rete” ma con tutto quel talento non ci stancheremo mai di aspettarlo ai piani alti.

Nick Kyrgios: 4

“Lui non perde la testa, è proprio cretino”. Parole e musica di Adriano Panatta, uno che ha avuto a che fare con Nastase, Connors, McEnroe… gente che non ha nulla in comune con Nick, intendiamoci, perché a lui di vincere una partita o un torneo non frega nulla. Figuriamoci rispettare l’avversario, l’arbitro o il pubblico.

Marin Cilic: 3

I miracoli prima o poi finiscono, anche se sei nato a Medjugorje. Anzi, di questi tempi è meglio non affidarsi troppo alla Madonna perché è impegnata a fare rivelazioni ai politici italiani.

Lorenzo Sonego: 7,5

Cuore granata e in quanto tale ontologicamente dedito a battaglie infinite e a non arrendersi mai. Primo titolo (sull’erba turca!), scampoli di grande tennis e un futuro da confermare con l’esempio del gemello Matteo.

Salvatore Caruso e Stefano Travaglia: 7

Hanno finalmente raccolto nel 2019 quanto seminato in anni di fatica. Ora devono mantenere il livello e osare di più con la programmazione, sfidando i top nei tornei più importanti.

Jannik Sinner: 8

Il Messia è arrivato, sotto un mantello di capelli rossi, il Principe azzurro del tennis italiano, colui che ci porterà a tutti i record del mondo è finalmente tra noi. Le Next Gen Finals sono solo state un antipasto, il meglio è dietro l’angolo. Binaghi gli ha regalato la tessera Gold a vita, così da poter organizzare i match sul circuito a suo piacimento e le folle adoranti lo hanno già eletto a nuovo Federer, nuovo Nadal e nuovo Djokovic. Per fortuna Jannik è insensibile a tutte queste moine e sotto la sapiente guida di Riccardo Piatti arriverà lì dove deve arrivare. In alto, molto in alto.

Marco Cecchinato: 4

Dopo Buenos Aires, è sprofondato. Chi era a Parigi nel 2018 non crede ai suoi occhi. Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza…

Andreas Seppi: 6

Lo abbiamo visto sconsolato a Wimbledon, incerto sul futuro con quella maledetta anca. Poi però la tempra è sempre la stessa, da indomabile e qui e lì ha lasciato traccia della sua enorme passione, confermandosi ancora tra i grandi. Che esempio per il suo giovane allievo…

Thomas Fabbiano: 7

Sembra quasi incredibile trovarlo fuori dalla top-100 a fine anno, ma il 2019 sarà ricordato come l’anno delle grandi imprese Slam, Tsitsipas (e Karlovic) sull’erba di Wimbledon e Thiem a New York. Pollicino fino a un certo punto, magari gli è mancata la continuità ma come si dice? Meglio un giorno da leone che cento da pecora.

Karen Khachanov: 5,5

Il finale del 2018 sembrava averlo lanciato verso i piani altissimi ed invece si è visto sorpassare in casa da Medvedev e anche Rublev ha messo la freccia. 17 del mondo comunque eh, mica pizza e fichi.

Felix Auger-Aliassime: 8

Chiedete ai canadesi appassionati di tennis se sono Felix: con lui, Shapo e Andreescu e i redivivi Raonic e Pospisil versione Davis la sensazione è che si divertiranno molto. Felix trema ancora un po’ sul più bello, ma come gioca…

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Pagelle: Novax, Pape-Roger e il ritiro di Nadal

Il lockdown è finito, il tennis è ancora fermo. Le reazioni di Nadal, Federer e Djokovic. I poli opposti Berrettini e Kyrgios. Intanto Parigi e Roma…

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Il mondo riparte, il tennis ancora no. Qualche esibizione rigorosamente a porte chiuse, tante dirette Instagram e chi più ne ha più ne metta.

Hanno fatto scalpore le dichiarazioni No-Vax di Novak Djokovic, il quale ha annunciato che, qualora fosse obbligatorio vaccinarsi per giocare i tornei, potrebbe pensarci su e decidere di non giocare. Probabilmente il problema non si porrà per Nole, in quanto l’ATP ha da poco appreso dal noto Professore di Infettologia Giulio Gallera che il tennis non dà problemi: poiché per infettarsi occorrono due infetti in contemporanea, basterà che almeno uno dei due giocatori non sia infetto per stare tranquilli.

Roger Federer, grazie alle spie orientali della sua squadra di intelligence sapeva da mesi della pandemia in arrivo e pertanto ne ha approfittato per fare il tagliando e godersi le vacanze. Qualche giorno fa ha annunciato che non ha alcuna intenzione di allenarsi, non sapendo quando si tornerà a giocare. Intanto abbiamo scoperto che, pur non toccando racchetta e palline da mesi, ha ben 106 milioni di motivi per stare sereno.

Purtroppo la notizia che non volevamo mai darvi durante questo periodo già così difficile è arrivata: a causa di un bruttissimo infortunio il potente e veloce Nadal ha deciso di ritirarsi. Vabbè, si trattava di un cavallo ma ai tifosi di Federer sarà andato di traverso lo champagne, mentre Rafa mercoledì festeggerà ilare e guizzante come sempre le sue trentaquattro primavere.

 

Intanto gli spagnoli hanno proposto Rafa per un incarico di governo, ritenendo opportuno che le menti più eccelse di ogni campo debbano ricoprire incarichi di governo in questo periodo difficile. Panico tra gli italiani al pensiero che una cosa simile possa essere prevista anche da noi. 

Mentre a New York si prova a immaginare un torneo senza pubblico, due set su tre, con voli charter dall’Europa e altri tentativi disperati di salvare il salvabile, a Parigi procedono verso il Roland Garros d’autunno, dopo aver provveduto a rimborsare i biglietti acquistati per le date di maggio. Nessuno però ha le certezze di Angelo Binaghi che ha annunciato al mondo che il torneo di Roma si farà: i biglietti non si rimborsano e quindi chi non potrà essere disponibile a settembre avrà la possibilità di scegliere tra uno sconto per un resort a cinque stelle in terra sarda, un voucher per un tour guidato tra le chiese di Roma in compagnia di Mara Santangelo o un triplo DVD con tutte le imitazioni del consigliere federale Max Giusti.

Per chi invece sin da ora sarà disponibile ad acquistare l’abbonamento per l’edizione settembrina degli Internazionali, in omaggio un kit di freccette e bersaglio di dimensioni extralarge con nei vari cerchi concentrici dall’esterno all’interno Roger Federer, Paolo Bertolucci, Rino Tommasi, Adriano Panatta, la città di Madrid, e nel centro dal valore 100 punti il bel faccione di un noto giornalista

In ogni caso le finanze della FIT sono salve dopo il licenziamento di Nicola Pietrangeli, ma Binaghi ha già trovato una soluzione alternativa ed economica: un cartonato a grandezza naturale di Nicola presenzierà ad ogni evento FIT, senza che il tutto comporti particolari differenze. La soluzione sarà adottata anche con Barazzutti, altro a cui è stato sospeso lo stipendio, e anche lì non si noteranno particolari differenze se non nell’annuncio della formazione del doppio nei match di Davis.

Mentre Fabio Fognini approfitta della sosta forzata per sistemare le due caviglie martoriate (in bocca al lupo!) e magari proverà a convincere la consorte ad un ritorno sui campi, Matteo Berrettini ha fatto le prove di convivenza con Alja Tomlianovic e suoceri. Insomma c’è chi ha passato la quarantena come Berrettini e chi come Nick Kyrgios che, senza suoceri da intrattenere si è dedicato alle sue fan.

Sembra infine che nel tennis che verrà non saranno più previste le conferenze stampa, ma saranno ammesse solo domande via WhatsApp. Nadal, Federer, Djokovic, Serena Williams, Fognini sono disperati e hanno chiesto al principale intrattenitore delle sale stampe tennistiche di inviare messaggi vocali, possibilmente video da poter postare direttamente sui social con le loro risposte. Direttore forza, cominciamo a preparare i video…

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Pagelle: Automne à Paris, Natale a Roma

Il tennis è fermo come tutto il mondo. Il Roland Garros rischia di far saltare tutti gli equilibri. Le posizioni di Federer, Nadal e Djokovic. Ma Roma con Angelo Binaghi ha già pronta l’alternativa

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Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Sono tempi duri, tempi durissimi per tutti. Confinati nelle nostre case sperando che tutto vada bene, senza nemmeno il conforto del nostro sport preferito da guardare in tv. I nostri campioni non sanno più cosa fare per tenersi in forma, chi si dedica alle faccende domestiche, chi si allena con i figli, chi si riposa.

Novak Djokovic ha mandato via social un messaggio toccante: “Prego per la vostra salute e la vostra guarigione. Possa Dio guarire qualsiasi malattia voi abbiate, fisica e mentale o spirituale”. Non sono mancate le affettuose risposte nella chat di gruppo dei tre fenomeni. Rafa ha ringraziato: “Sei un grande Nole, grazie ad aver pensato anche chi soffre per i tic”. Commossa la reazione di Federer: “Grazie Nole, troppo buono, ma non dovevi. Lo sai che faccio il possibile, ma per guarire le malattie mi serve ancora un po’ di allenamento”.

Intanto in questo periodo di calma piatta apparente la scena se la sono presa i nostri cugini d’Oltralpe, con la scelta unilaterale di spostare il Roland Garros a settembre, in barba al calendario di ATP e WTA. Non sono mancate le reazioni nel mondo del tennis. Mirka Federer l’ha presa con filosofia: “Non metto in dubbio il fascino di Parigi a settembre, ma purtroppo Roger in quei giorni è impegnato ad Harvard per una laurea honoris causa in Management dello Sport e qualche attività collaterale nei dintorni”.

 

Neutra la reazione di Nadal: “Per quanto mi riguarda, il torneo potrebbe anche non giocarsi o almeno ridurlo a quella mezzora della premiazione che si tiene dopo la conclusione della finale, ho già pronto il discorso, devo solo sostituire la parola douze con treize”.Sportivo invece il commento degli organizzatori del Torneo di San Pietroburgo, in programma proprio nella settimana dal 21 al 27 settembre. “Siamo sereni, d’altra parte i francesi hanno già provato una volta un paio di secoli fa ad invadere spazi appartenenti alla Russia e sappiamo come è andata a finire…”.

Alla fine, come sempre, una soluzione diplomatica si troverà. L’idea che va per la maggiore al momento è giocare la Laver Cup la prima settimana: la squadra vincitrice qualificherà otto giocatori che si sfideranno dai quarti in poi a Parigi. L’unica particolarità è che la squadra dell’Europa sarà sostituita dalla squadra di Maiorca che affronterà in diciotto singolari e ventiquattro doppi ( per l’occasione Moya tornerà in campo) il resto del Mondo.

Insomma, va bene il dilemma Roland Garros, ma sarebbe il caso di occuparci dei problemi di casa nostra. Il Presidente Angelo Binaghi, al di là del tenore allarmato delle  dichiarazioni e della mail inviate ai tesserati, non è affatto preoccupato. Voci di corridoio lo vogliono serenissimo: “Beh i francesi hanno speso tutti quei soldi per il tetto, noi siamo stati più lungimiranti e abbiamo risparmiato…”.

Le casse federali per fortuna sono ben fornite grazie soprattutto alla geniale invenzione della Tessera Gold, che ha trovato larghissima adesione trai tesserati. In ogni caso il torneo si farà. Allo studio ci sono varie soluzioni, che verranno sottoposte ad un comitato scientifico composto da Max Giusti, Fiorello e Albano Carrisi il cui parere conterà per il 40%. Il restante 60% sarà appannaggio del televoto dei titolari di Tessera Gold, perché la democrazia è tutto.

In realtà, ma questa è un’anticipazione raccolta da una fonte sicura e segretissima, la decisione sarebbe già presa. Il torneo di giocherà regolarmente a Roma nella settimana dal 24 al 31 dicembre e prenderà il nome di “Natale di Roma”, preceduto dalle consuete lunghissime pre-quali a ottobre e novembre che, coerentemente si chiameranno “Marcia su Roma”. Binaghi propende per tale soluzione: “A Natale a Roma non piove mai” e ha in mente una serie di iniziative collaterali, quale il Presepe Vivente nel Campo delle Statue con Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli a comporre la Sacra Famiglia in compagnia di Jannik Sinner. Per il bue e l’asinello c’è ampia scelta.

Previsto anche per tutti i bambini l’arrivo della Slitta di Babbo Nadal con papà Sebastian accompagnato dal fratello Toni vestito da Elfo. Per evitare polemiche con i tifosi di Federer, Binaghi ha precisato: “Robert non è abituato a soffrire, non mi piace, poi avrei dovuto raddoppiare il prezzo dei biglietti per i bambini”.

L’unica problematica potrebbe nascere da un’eventuale opposizione del Sindaco Raggi, la quale sta segretamente tramando per riscattarsi agli occhi dei suoi elettori e ospitare in quel periodo le Olimpiadi che Tokyo non potrà ospitare. In quel caso il torneo si terrà ad agosto a Nuoro, dove nella segretezza più totale, volontari muniti di tessera Gold stanno edificando sopra dei Nuraghe i nuovi campi in terra rossa. Lo Slogan di Binaghi è già pronto: “Roma wasn’t built in a day, ma noi sardi siamo un’altra cosa”.

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Pagelle: ritornerò, in ginocchio da te

Roger Federer si ferma per l’operazione al ginocchio. La settimana magica di Mager a Rio. Tornano al successo Halep e Tsitsipas, Aliassime al quinto ko in finale

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Roger Federer - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

“Io voglio per me le tue carezze” disse il tennis a Roger Federer.
“Sì io t’amo più della mia vita” rispose Roger.
“Ora lo so ho sbagliato con te – nell’andare bazzicando in esibizioni a destra e a manca – ritornerò in ginocchio da te”.

E così la settimana del mondo del tennis è stata squassata dalla notizia del ko del Magnifico, con annessa assenza per tutta la stagione terraquea. Chissà, magari questo stop, forzato o studiato, allungherà la vita tennistica del nostro eroe, che saprà risorgere dalle sue ceneri come l’araba fenice, regalando ai suoi tifosi un’altra delle sue “resurrezioni più famose della storia dopo quelle di Gesù e Lazzaro”, per citare l’immenso Rino Tommasi (86! Auguri!).

Certo però caro Roger, dopo l’esperienza del 2016 ti pare ancora opportuno fare il bagnetto alle gemelle che oramai peseranno 25 kg l’una? Sì, sì lo sappiamo che il giorno dopo l’annuncio a reti unificate federali della tua “venuta” a Roma, hai cominciato a studiare come fare per “fregare” il tifoso numero 1 di Nadal, però potevi almeno annunciarlo il giorno prima dell’inizio del torneo in modo da consentire la vendita dei biglietti a prezzi raddoppiati o triplicati! Sei proprio senza cuore, uno svizzero senza emozioni.

Ma insomma, il tennis andrà avanti lo stesso e per fortuna il movimento è in ottima salute (cit.): Jannik Sinner (6,5) ha preso a pallate per un set Medvedev, Lorenzo Sonego (7) è finalmente riuscito a interrompere la striscia negativa, ma soprattutto in quel di Rio de Janeiro si è consumata la settimana fantasmagorica di Gianluca Mager (9), partito dalle qualificazioni e issatosi fino in finale (bravo Garin 8) dopo mille fatiche, la pioggia e la clamorosa impresa contro Thiem. Catapultato in top 100 con questo capolavoro ora sta a Gianluca dimostrare che non è stata una settimana da Dio ma che questo può essere il suo livello abituale.

Stefanos Tsitsipas (7,5) è tornato a sorridere mentre Felix Auger-Aliassime (7) centrando la quinta finale persa su cinque si candida al premio di Toto Cutugno del tennis (giusto perché non vogliamo far arrabbiare i tifosi di quella squadra che perde spesso e volentieri le finali di Champions).

Simona Halep (7,5) è riuscita a fermare la scatenata Rybakina (7), Reilly Opelka (7) ha bombardato tutti in quel di Delray Beach mentre il Challenger di Bergamo non ha potuto in… coronare il vincitore: ma questa, purtroppo, è un’altra storia.

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