2019, il tennis ad aprile: Fognini punta sul rosso e vince, Berrettini nuova stella

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2019, il tennis ad aprile: Fognini punta sul rosso e vince, Berrettini nuova stella

Ad aprile splende il tennis italiano. Fabio vive una settimana magica e conquista il primo 1000 a Montecarlo. Matteo vince a Budapest e non si ferma più. Intanto Torino si aggiudica le ATP Finals dal 2021 al 2025

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

FABIO PRINCIPE A MONTECARLO – Aprile 2019 resterà per sempre nel cuore di Fabio Fognini. A Montecarlo – a pochi chilometri da casa sua (Fabio è infatti di Arma di Taggia) – il ligure, dopo un inizio di stagione alquanto deludente, centra finalmente la settimana perfetta e conquista il titolo più importante (finora) in carriera, diventando così il primo tennista azzurro a vincere un Masters 1000. Il giusto coronamento per un giocatore dal talento inesauribile e raffinato che, pur avendo conseguito fino a quel momento risultati egregi (non dimentichiamo la vittoria in doppio con Simone Bolelli all’Australian Open nel 2015 e la qualificazione al Masters della stessa categoria nello stesso anno), in singolare non era mai riuscito a realizzare quell’acuto che distingue i buoni giocatori da quelli più vincenti e con una marcia in più.

La consacrazione arriva per giunta sull’amata terra rossa, superficie prediletta da Fabio (ma ha vinto anche un torneo sul duro, in Messico), su cui precedentemente aveva sollevato ben sette trofei (Stoccarda e Amburgo, 2013; Viña del Mar, 2014; Umago, 2016; Gstaad, 2017; San Paolo e Bastad, 2018). Il ligure si era issato fino a quel momento in altre 10 finali (6 su terra e 4 sul duro). Fabio fa brillare di nuovo il blasone del tennis italiano, vincendo a Montecarlo 51 anni dopo Nicola Pietrangeli ed essendo il primo azzurro dell’Era Open a conquistare un Masters 1000 (l’ultimo ad imporsi in un torneo più o meno equivalente fu Adriano Panatta a Roma nel 1976).

Per l’azzurro, testa di serie n. 13, il destino è segnato sin dal primo turno. Contro il giovane Andrey Rublev è sull’orlo del baratro, trovandosi sotto 4-6 1-4 e 15-40 sul proprio servizio. Da questo momento, la svolta, complice un pizzico di fortuna e la volontà di risollevare le sorti di un match cominciato male. Fabio non solo annulla cinque palle per il 5-1 Rublev – la quarta con un inaspettato ace di seconda – ma rimonta e fa suo il secondo parziale, per poi cambiare atteggiamento e diventare così il mattatore del terzo set. Il russo, dal canto suo, rimane frastornato dalle tante occasioni mancate e perde via via la lucidità. Alla fine a vincere è Fognini che, sempre più intraprendente e in fiducia si impone sull’avversario con il punteggio di 4-6 7-5 6-4.

Al secondo round, Gilles Simon dà forfait per infortunio; agli ottavi Fabio liquida la pratica Sascha Zverev in due set mentre contro Borna Coric, ai quarti di finale, affronta e vince un’altra durissima lotta al terzo set. Ora è centrato e in fiducia, il suo tennis è sempre più efficace e solido. E poi Rafa Nadal. Una partita perfetta per un Fognini centratissimo, devastante e sempre in controllo in semifinale contro il campionissimo spagnolo, re (quasi sempre) incontrastato sul rosso che, a Montecarlo, ha trionfato ben 11 volte. Ebbene, non c’è storia. Fabio è semplicemente perfetto, Nadal un po’ meno. Con un perentorio 6-4 6-2 l’azzurro si impone su Rafa per la quarta volta in carriera, la terza sulla terra, e vola per la prima volta in finale di un torneo ‘1000’.

Tra lui e la coppa c’è l’outsider Dusan Lajovic, n. 48 del mondo. Nonostante il serbo sia un avversario ostico e abbia disputato un torneo perfetto fino alla finale senza perdere un set, si tratta per il ligure di un’occasione ghiotta. Gestendo alla grande vento, pressione e tensione, Fognini mette in campo tutta la sua esperienza e savoir faire e, alla fine, si impone su un combattivo Lajovic con lo score di 6-3 6-4. Un trionfo. La consacrazione di un talento che troppo spesso, in passato, era stato condizionato da emozioni e reazioni a volte inappropriate in campo da parte di Fabio.

Ed è un grande regalo, per Fabio stesso, il suo team, i tifosi e la sua famiglia: “Io sono nato qui vicino e vincere questo torneo per me è staordinario. È incredibile. Grazie al mio team. Quest’anno abbiamo iniziato abbastanza male, ma poi ad aprile abbiamo vinto un bel torneino (ride). Grazie ad Arma, agli amici. A Flavia, che mi supporta e mi sopporta. E poi un regalo speciale per la mamma: “La vittoria la voglio dedicare soprattutto a mia madre che domani compie gli anni. Questa coppa è per lei”. Dopo il successo al Principato, Fognini, da n. 18 sale al n. 12 eguagliando Paolo Bertolucci e, di lì a due mesi, taglierà il traguardo della top 10, raggiungendo il (per ora) best ranking della posizione n. 9.

Matteo Berrettini – Budapest 2019 (foto via Facebook, @huntennis)

L’ESPLOSIONE DI MATTEO BERRETTINI – Sulle orme di Fabio Fognini, un altro giovane italiano si mette in luce sulla scena mondiale. Il 23enne romano Matteo Berrettini, allenato da Vincenzo Santopadre, dopo aver vinto nel 2018 il suo primo titolo ATP a Gstaad, continua a fare progressi e, nel mese di aprile 2019, compie quel salto di qualità che farà di lui, a fine stagione, uno dei migliori otto tennisti del circuito. Reduce dalla semifinale a Sofia e dalla vittoria al Challenger di Phoenix, Matteo continua a mettere in campo un tennis sempre più solido e intraprendente, dimostrando di aver acquisito maggiore maturità e consapevolezza dei propri mezzi. A Budapest disputa un torneo pressoché perfetto e, dopo aver superato Kukushkin, Bedene, Cuevas e Djere, in finale contro Kraijnovic, sotto di un set, dimostra personalità e determinazione, alzando il livello nel momento cruciale e andandosi a prendere il secondo titolo (4-6 6-3 6-1 lo score). Entra così in Top 40 (aveva cominciato l’anno da n. 54).

Da questo momento, Matteo non si ferma più. Finale al torneo di Monaco (persa con Garin); percorso netto a Stoccarda (giugno) dove, senza concedere neanche un set, solleva il terzo trofeo nel circuito maggiore; semifinale ad Halle (persa da Goffin). Poi l’ulteriore grande conferma: arrivano le semifinali allo US Open e a Shanghai. Una gioia e una consapevolezza sempre più grandi per Berrettini che, alla fine della stagione, entra in Top 10 ed è, attualmente all’ottava posizione del ranking. Riscrive così la storia del tennis azzurro diventando il terzo italiano a qualificarsi (in singolare) alle ATP Finals dopo Panatta e Barazzutti, ed il primo a vincere un match al Masters grazie alla vittoria contro Thiem (round robin). Ma, ne siamo certi, per Matteo è solo l’inizio…

Torino ospiterà le ATP Finals dal 2021 al 2025 (foto @ATPTour)

TORINO PALCOSCENICO DELLE ATP FINALS DAL 2021 – Ma, in aprile, le belle sorprese per il tennis azzurro non finiscono qui. Il 24 aprile viene ufficializzata la nuova sede del Masters di fine anno: l’ATP sceglie Torino e l’evento si svolgerà al Pala Alpitour (14.700 posti) dal 2021 al 2025; le altre città candidate erano Manchester, Tokyo e Singapore. Vince Torino, vince l’Italia. Il capoluogo piemontese – quindicesima sede delle Finals – è forte non solo di una grande esperienza e tradizione nel mondo dello sport, ma anche del suo ruolo centrale nell’arte, nella cultura e nella storia del paese. L’Italia si inserisce così sempre più nella rosa dei paesi europei all’avanguardia nell’organizzazione di eventi sportivi dove il tennis trova sempre maggiore spazio. Dopo Roma, con gli Internazionali d’Italia, e Milano, con le NextGen, ora sarà la volta del capoluogo piemontese ad accogliere il grande tennis.

 

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Giorgi si ferma a un set dalla finale: a Palermo il titolo sarà un affare tra Ferro e Kontaveit

Gran rimonta di Fiona Ferro, che da quando il tennis è ripartito non ha mai perso (14 vittorie su 14). Giorgi: “Non sono rammaricata, ho fatto il mio gioco”

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Camila Giorgi - Palermo 2020 (via Twitter, @LadiesOpenPA)

Eravamo pronti a salutare il ritorno di una tennista italiana in finale a Palermo (l’ultima volta era accaduto nel 2013, fu addirittura un derby tra Errani e Vinci), ma ci si è messa di mezzo la grande rimonta di Fiona Ferro. Presa decisamente a pallate nel primo set da Camila Giorgi (il 5-0 iniziale è andato a referto come 6-2), la tennista francese non ha fatto una piega e da quel momento non è più stata sotto nel punteggio. Non solo, ma è stata praticamente perfetta dal punto di vista tattico approfittando di un calo di Giorgi nei colpi di inizio gioco (6-2 7-5 il punteggio degli ultimi due set).

Ferro sfiderà in finale Kontaveit, che ha sconfitto in due set la n.1 del seeding Martic: la sfida è inedita nel circuito maggiore, ma nel 2016 si sono affrontate in un torneo ITF a Poitiers con vittoria di Kontaveit.

GIORGI ILLUDE – Scorrendo semplicemente il punteggio si potrebbe sospettare una quota maggiore di rammarico per Camila Giorgi, ma analizzando la partita a posteriori si deve invece sottolineare il notevole cambio di marcia di Ferro. Travolta in ogni aspetto del gioco nel primo set – senza timore di smentite si può dire che in campo c’era solo Giorgi, a firmare vincenti da ambo i lati – la francese allenata da Emmanuel Planque (ex coach di Pouille) ha capito di non poter accettare lo scambio a velocità troppo sostenuta e ha iniziato a sporcare le traiettorie oltre che a difendersi meglio, soprattutto dal lato del rovescio – quello debole.

 

L’inerzia del match è cambiata con le improvvise difficoltà di Giorgi a difendere il servizio (tre break subiti su quattro nel secondo set) a cui si è accompagnata l’imprecisione in risposta; non a caso, nell’unico game del secondo set in cui è riuscita a rispondere con continuità, ha breakkato Ferro lasciandola a quindici. Non è servito a evitare il 6-2, punteggio speculare a quello del primo set.

Nell’ultimo parziale il livello delle due giocatrici è stato più vicino, ma Ferro aveva ormai acquisito sicurezza nella gestione delle traiettorie; è stata abile a rallentare il ritmo e costringere Giorgi a colpire sopra l’altezza delle spalle, aumentandone così il margine d’errore. Il rovescio, da colpo debole, si è addirittura trasformato in prezioso alleato con un paio di lungolinea vincenti che sono risultati decisivi nell’economia del match. Dopo aver perso il break di vantaggio, Ferro si è portata ancora avanti sul 5-5 e ha chiuso la contesa con il servizio allungando a quattordici la striscia di vittorie dalla ripresa: contando le dieci uscite in una competizione nazionale francese e le quattro partite di questa settimana, da circa un mese Ferro ha sempre vinto.

Nel terzo set ho forzato troppo la seconda“, ha detto Giorgi in conferenza stampa. “Ma non sono rammaricata, ho cercato sempre di fare il mio gioco. E mi sentivo in forma, la condizione fisica non è una scusa: è stato quel game nel terzo set a incidere“.

FUORI MARTIC – Non ha avuto molta storia la prima semifinale, sebbene ce la si aspettasse piuttosto combattuta. In parte per merito di Anett Kontaveit, in parte a causa delle condizioni fisiche imperfette della prima favorita Petra Martic, frenata da un fastidio alla schiena e da una coscia dolorante. Nel primo set la giocatrice estone non ha sbagliato quasi nulla, offrendo una sola palla break, mentre nel secondo – quello in cui Martic ha chiesto il trattamento medico – si è un po’ fatta condizionare e ha faticato a chiudere l’incontro, che alla fine si è concluso 6-2 6-4.

Martic è apparsa abbastanza serena in conferenza stampa, non ha accampato scuse (“Oggi la migliore giocatrice in campo è stata lei“, ha ammesso) e si è detta comunque soddisfatta torneo che ha disputato, confermando di non aver patito particolarmente la ‘nuova’ normalità dovuta alle misure di sicurezza. Dopo aver raccontato nei giorni scorsi che la sensazione più particolare durante il lockdown è stata quella di non sentirsi una tennista per un po’, oggi Petra ha detto che la settimana siciliana le è servita proprio per ricordarsi… cosa significa invece esserlo.

La finale tra Fiona Ferro e Anett Kontaveit andrà in scena domenica, 9 agosto, alle ore 19:30.

Risultati:

[4] A. Kontaveit b. [1] P. Martic 6-2 6-4
F. Ferro b. Camila Giorgi 6-2 2-6 7-5

Il tabellone completo

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Cocciaretto: “Devo lavorare su fisico e atteggiamento, ma è stato un buon torneo”

Parole di soddisfazione per Elisabetta nonostante la sconfitta contro Kontaveit a Palermo. Errani paga la fatica, ma è contenta del proprio tennis

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Elisabetta Cocciaretto al Palermo Ladies Open 2020 (foto Twitter @LadiesOpenPA)

A Palermo, nel primo torneo dell’era Covid, ben tre tenniste italiane sono arrivate ai quarti di finale. Solo Camila Giorgi è riuscita a qualificarsi per le semifinali, ma sia Elisabetta Cocciaretto che Sara Errani possono lasciare la Sicilia con un pieno di sensazioni positive.

Elisabetta da lunedì entrerà tra le prime 150 giocatrici del mondo, grazie alle vittorie contro Polona Hercog (45 WTA) e soprattutto Donna Vekic (24 WTA). La sua corsa si è arrestata al cospetto di Anett Kontaveit (22 WTA), non prima però di aver lottato per tre set. “Questo match può darmi moltissimi spunti. Lei è una giocatrice molto forte, ha una grande esperienza ed è stato un onore giocare contro di lei”, ha detto alla stampa dopo la partita. “L’atteggiamento è una cosa fondamentale: sono partita male nel primo set e nel terzo set, ma ho giocato un ottimo secondo set. Lei ha avuto più continuità di me, dopotutto è la numero 22 del mondo. Posso giocarmela contro giocatrici di questo livello, ma devo migliorare sotto il punto di vista fisico e dell’atteggiamento“.

Buono anche il percorso di Errani, che sulla terra di Palermo ha ritrovato un buon livello di tennis, ma ha finito per pagare contro Fiona Ferro le fatiche dei match precedenti. “È stato un buon torneo, a prescindere da oggi. Ho fatto molta fatica fisicamente. Sentivo che potevo fare di più, però fisicamente il corpo non reagiva come cercavo di comandare. Credo sia stata una questione di fisico, perché di tennis sentivo di poter fare di più. Cerco di prendere le cose positive“.

 

Entrambe probabilmente non andranno a New York (qui l’entry list aggiornata dello US Open). Il ranking non permette a nessuna delle due l’accesso al tabellone diretto, ma Elisabetta non ha chiuso completamente la porta all’eventualità di attraversare l’oceano e sembra sperare ancora in qualche defezione dell’ultima ora. “Se entro, vado. Altrimenti per le ragazze che non giocano negli USA ci sono due tornei, uno a Praga e uno in Austria, ma non sono ancora sicura di quali giocherò, è tutto ancora da programmare“. Sara è invece certa di rimanere in Europa: “Deciderò se giocare a Praga o in Austria e poi eventualmente vedrò dove si potrà giocare“.

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WTA Palermo, Giorgi annulla due match point e vola in semifinale. Eliminate Errani e Cocciaretto

Quasi tre ore per la rimonta di Camila su Yastremska, brava “Coccia” ma non basta. Passa anche Martic

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Camila Giorgi al Palermo Ladies Open 2020 (foto Twitter @LadiesOpenPA)

Stava per diventare piuttosto nero il venerdì azzurro di Palermo che vantava tre italiane in altrettanti quarti di finale. Dopo che Elisabetta Cocciaretto e Sara Errani non erano riuscite a ribaltare il pronostico, Camila Giorgi si è trovata due volte a un punto dalla sconfitta. La vittoria della ventottenne di Macerata, insieme a un’altra buona prova della nostra giovane promessa, ha invece gettato una lampo di luce nella notte palermitana. Prima di loro, è toccato alla numero 1 del seeding soffrire per conquistarsi il campo per il sabato. Vediamo nel dettaglio com’è andata.

PETRA FATICA ANCORA – In una canottiera bianca che vedremmo bene addosso a Raonic però con una macchia di ragù, Petra Martic deve ricorrere a due tie-break per superare la n. 119 WTA Aliaksandra Sasnovich. Questa settimana, la ventiseienne di Minsk ha dato l’impressione di poter tornare alla forma di due anni fa, quando raggiunse il best ranking al n. 30: partita dalle qualificazioni, non ha perso un set in cinque incontri. Sicuramente stanca, non ha brillato contro Martic che, dal canto suo, non è certo stata un esempio di continuità.
Con l’eccezione di qualche sbavatura da parte di entrambe, l’incontro si avvia su binari accettabili pur senza particolari sussulti, con il punteggio che segue il servizio. Le due ragazze mostrano una buona mano con le smorzate e, se Petra ne gioca qualcuna senza alzare il ginocchio sinistro (un’ulteriore sorpresa per l’avversaria), Aliaksandra si fa applaudire anche per i lob perfetti. Un brutto nono game di Martic terminato trattenendo il braccio su una palla da chiudere manda Sasnovich a servire per il set, ma la tensione si mette di traverso. All’occasione sprecata si aggiungono le tre palle break salvate dalla croata, che però si vede poi annullare un set point da una battuta che tocca la riga e salta come certi kick di Isner contro Federer in quel tie di Coppa Davis. Incapace di salirle sopra come suggerirebbe la classifica, Petra riesce a far suo il tie-break grazie a un pizzico di lucidità in più.

Lucidità che evapora del tutto dal lato bielorusso in apertura di secondo parziale: incapace di prendersi il punto nonostante tre palle comode a disposizione, Sasnovich cede un game di battuta dal sapore di resa e la ventinovenne di Spalato pare dirigersi senza patemi verso la semifinale. Sorride al vago tentativo di rientro dell’avversaria, forse perché ha letto lo studio secondo cui non è vero che “tutto può succedere” nel tennis femminile e la regola è che vince chi ha la classifica più alta. Magari le viene qualche dubbio qualche minuto dopo quando è raggiunta sul 5 pari, con tre match point (due consecutivi) cancellati da un paio di “numeri” di Sasnovich, oppure quando serve una seconda e ancora inutile volta per il match. Il tie-break è di una bruttezza tale che imprigiona lo sguardo, ma rispetta le statistiche e Martic è la prima semifinalista dell’era Covid.

 

LAMPI DI COCCIA – Deve ricorrere alla sua maggiore esperienza, Anett Kontaveit, per venire a capo in tre set di Elisabetta Cocciaretto, diciannovenne di Ancona al suo primo quarto di finale WTA. Lunedì prossimo entrerà nelle prime 150 del mondo e può in ogni caso dirsi più che soddisfatta del suo torneo – un torneo che l’ha vista superare Donna Vekic.
Una partenza senza indugi dell’estone che fa valere da subito il suo peso superiore e una comprensibile componente emotiva della nostra rappresentante si sommano in una misura che non permette di essere contrastata. Cercando di muovere l’avversaria, Elisabetta riesce anche a procurarsi un paio di occasioni per rientrare in fretta dall’istantaneo 0-2, ma Anett è davvero centrata e si accaparra indisturbata i primi 5 giochi. Il game conquistato in extremis da Cocciaretto non solo le evita il bagel, ma vale quel mattoncino di fiducia indispensabile per iniziare la seconda partita con piglio completamente diverso. E allora tiene in difesa, ruba il tempo, sfonda e vola 3-0, Elisabetta, mentre l’illusione di un match facile, se mai c’è stata, svanisce dai pensieri della ventiquattrenne di Tallin. Dopo il MTO per l’azzurra che si fa trattare la coscia sinistra, Kontaveit muove il punteggio, ma il dritto di “Coccia” ribalta gli scambi e sventra in campo. E il rovescio fa anche più male. La n. 22 del ranking si affida al servizio per ottenere punti facili e rimanere in scia mentre cerca di ritrovare completamente le sensazioni del primo parziale. Le dà una mano l’assenza della prima di servizio marchigiana nel settimo gioco ma, lungi dall’accontentarsi di quanto fatto vedere finora, Elisabetta sale 5-3 e, subito un altro break, pareggia meritatamente il conto dei set nel successivo game di risposta.

Kontaveit è brava ad approfittare del calo di tensione dell’avversaria per portarsi sul 2-0, ma la nostra si riprende in tempo per evitare il doppio break in un terzo gioco ricco di ottime giocate da parte di entrambe, con cinque parità per ribadirne l’importanza. Anett, però, resta impassibile, come lo è stata durante il MTO o dopo essere finita a terra subendo una velenosa smorzata in contropiede – una caduta scomposta a cui qualche maschietto avrebbe reagito come se avesse riportato fratture multiple. Non può non esserci un’evidente differenza di tenuta mentale tra le due a questo punto del match ma soprattutto del torneo e la speranza che ci possa essere ancora partita finisce dopo pochi minuti: Kontaveit raggiunge Martic in semifinale. E grande Coccia, anche perché non sono questi i match da vincere. Per adesso.

SARA SENZA PIANO? – Dopo un buon avvio, Sara Errani perde bandolo e confronto davanti a Fiona Ferro, interessante francese n. 53 del ranking. Buon servizio, dritto pesante con swing da circuito maschile, Fiona paga un po’ debito sul lato sinistro, quello più forte di Sara, che si è nondimeno presentata a Palermo con un dritto in spinta più che apprezzabile. Nella serata siciliana, tuttavia, Errani non ricorre agli attesi cambi di ritmo indispensabili per non dare riferimenti a chi possiede un’arma importante.
È comunque la romagnola a uscire più velocemente dai blocchi, con la francese allenata da Emmanuel Planque che commette troppi errori prima di trovare la misura dei colpi e raggiungere l’avversaria al sesto gioco. Sara brekka ancora, ma poi la sua intensità cala vistosamente senza che ne sia privilegiata la ricerca di variazioni: la ventitreenne di Libramont prende in mano il gioco, piazza vincenti anche di rovescio su palle azzurre troppo corte e morbide, infila tre game e fa suo il set 6-4. Il leitmotiv non cambia alla ripresa e diventano sette i giochi consecutivi di Ferro che scatena efficacemente il suo drittone su ogni palla che può spingere (obiettivamente troppe, a cominciare dal servizio di Sara che “esce” poco anche rispetto ai suoi standard) e chiude in un’ora e mezza.

CAMILA IN RIMONTA –Cambi di spin e di ritmo, tocchi delicati, uso sapiente del campo, attacchi in controtempo, strenue difese in attesa della palla giusta per rovesciare lo scambio: nulla di tutto ciò era previsto e la sfida dalla quale Camila Giorgi esce vincitrice contro Dayana Yastremska dopo quasi tre ore e due match point annullati non ha deluso quelle attese. Ma, una volta entrati nello spirito del loro gioco, le emozioni non sono mancate.
Si parte con due doppi falli di Camila e il conseguente 2-0 per Dayana, ma non è assolutamente un problema perché al quarto gioco la ventenne di Odessa decide che deve fare ace con ogni seconda di servizio e si torna in parità. Di nuovo troppi gratuiti di Giorgi e Yastremska torna avanti al settimo game, un vantaggio che le permette di servire per chiudere sul 5-4. Un doppio fallo sul 30 pari offre una palla del contro-break, ma l’azzurra spreca il dritto da buona posizione. Un’altra occasione del 5 pari fa invano capolino fra quattro set point, ma al quinto tentativo l’ucraina mette al sicuro il parziale.

È di nuovo break in apertura, poi una Camila all’apparenza meno frenetica rimette la testa avanti. Non le riesce però l’allungo nonostante tre opportunità; meriti dell’avversaria a parte, è chiaro che, per quanto l’idea sia di rispondere come se il punteggio fosse 40-0, la testa sa che non è così. Come nel primo set, Yastremska opera lo strappo al settimo gioco, ma non le bastano due match point per chiudere sul 5-4 dopo essere risalita da 15-40 e allora sarà il tie-break a decidere. Camila è pressoché perfetta fino al 5-1, giocando come potrebbe fare per lunghi tratti se quel suo talento venisse indirizzato, poi qualcosa si incrina. Una prima battuta le dà il 6-3 e, dopo due set point volatilizzati, chiude ricorrendo ancora a una prima sul dritto di Dayana, che preferisce replicare la precedente risposta rasoterra piuttosto che buttare la palla di là in qualche modo e vedere cosa succede.
La regola del settimo gioco si conferma nel parziale decisivo, ma questa volta tocca a Camila approfittarne e, sempre più precisa e letale, evita la tensione di servire per il match chiudendo direttamente 6-3 in risposta. Giorgi torna così in semifinale – troverà Fiona Ferro – a quasi un anno di distanza dopo quella vinta al torneo del Bronx, anche allora salvando palle match.

Risultati:
[1] P. Martic b. [Q] A. Sasnovich 7-6(5) 7-6(3)
[4] A. Kontaveit b. [WC] E. Cocciaretto 6-1 4-6 6-1
F. Ferro b. [WC] S. Errani 6-4 6-1
C. Giorgi b. [7] D. Yastremska 4-6 7-6(5) 6-3

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