2019, il tennis ad aprile: Fognini punta sul rosso e vince, Berrettini nuova stella

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2019, il tennis ad aprile: Fognini punta sul rosso e vince, Berrettini nuova stella

Ad aprile splende il tennis italiano. Fabio vive una settimana magica e conquista il primo 1000 a Montecarlo. Matteo vince a Budapest e non si ferma più. Intanto Torino si aggiudica le ATP Finals dal 2021 al 2025

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

FABIO PRINCIPE A MONTECARLO – Aprile 2019 resterà per sempre nel cuore di Fabio Fognini. A Montecarlo – a pochi chilometri da casa sua (Fabio è infatti di Arma di Taggia) – il ligure, dopo un inizio di stagione alquanto deludente, centra finalmente la settimana perfetta e conquista il titolo più importante (finora) in carriera, diventando così il primo tennista azzurro a vincere un Masters 1000. Il giusto coronamento per un giocatore dal talento inesauribile e raffinato che, pur avendo conseguito fino a quel momento risultati egregi (non dimentichiamo la vittoria in doppio con Simone Bolelli all’Australian Open nel 2015 e la qualificazione al Masters della stessa categoria nello stesso anno), in singolare non era mai riuscito a realizzare quell’acuto che distingue i buoni giocatori da quelli più vincenti e con una marcia in più.

La consacrazione arriva per giunta sull’amata terra rossa, superficie prediletta da Fabio (ma ha vinto anche un torneo sul duro, in Messico), su cui precedentemente aveva sollevato ben sette trofei (Stoccarda e Amburgo, 2013; Viña del Mar, 2014; Umago, 2016; Gstaad, 2017; San Paolo e Bastad, 2018). Il ligure si era issato fino a quel momento in altre 10 finali (6 su terra e 4 sul duro). Fabio fa brillare di nuovo il blasone del tennis italiano, vincendo a Montecarlo 51 anni dopo Nicola Pietrangeli ed essendo il primo azzurro dell’Era Open a conquistare un Masters 1000 (l’ultimo ad imporsi in un torneo più o meno equivalente fu Adriano Panatta a Roma nel 1976).

Per l’azzurro, testa di serie n. 13, il destino è segnato sin dal primo turno. Contro il giovane Andrey Rublev è sull’orlo del baratro, trovandosi sotto 4-6 1-4 e 15-40 sul proprio servizio. Da questo momento, la svolta, complice un pizzico di fortuna e la volontà di risollevare le sorti di un match cominciato male. Fabio non solo annulla cinque palle per il 5-1 Rublev – la quarta con un inaspettato ace di seconda – ma rimonta e fa suo il secondo parziale, per poi cambiare atteggiamento e diventare così il mattatore del terzo set. Il russo, dal canto suo, rimane frastornato dalle tante occasioni mancate e perde via via la lucidità. Alla fine a vincere è Fognini che, sempre più intraprendente e in fiducia si impone sull’avversario con il punteggio di 4-6 7-5 6-4.

Al secondo round, Gilles Simon dà forfait per infortunio; agli ottavi Fabio liquida la pratica Sascha Zverev in due set mentre contro Borna Coric, ai quarti di finale, affronta e vince un’altra durissima lotta al terzo set. Ora è centrato e in fiducia, il suo tennis è sempre più efficace e solido. E poi Rafa Nadal. Una partita perfetta per un Fognini centratissimo, devastante e sempre in controllo in semifinale contro il campionissimo spagnolo, re (quasi sempre) incontrastato sul rosso che, a Montecarlo, ha trionfato ben 11 volte. Ebbene, non c’è storia. Fabio è semplicemente perfetto, Nadal un po’ meno. Con un perentorio 6-4 6-2 l’azzurro si impone su Rafa per la quarta volta in carriera, la terza sulla terra, e vola per la prima volta in finale di un torneo ‘1000’.

Tra lui e la coppa c’è l’outsider Dusan Lajovic, n. 48 del mondo. Nonostante il serbo sia un avversario ostico e abbia disputato un torneo perfetto fino alla finale senza perdere un set, si tratta per il ligure di un’occasione ghiotta. Gestendo alla grande vento, pressione e tensione, Fognini mette in campo tutta la sua esperienza e savoir faire e, alla fine, si impone su un combattivo Lajovic con lo score di 6-3 6-4. Un trionfo. La consacrazione di un talento che troppo spesso, in passato, era stato condizionato da emozioni e reazioni a volte inappropriate in campo da parte di Fabio.

Ed è un grande regalo, per Fabio stesso, il suo team, i tifosi e la sua famiglia: “Io sono nato qui vicino e vincere questo torneo per me è staordinario. È incredibile. Grazie al mio team. Quest’anno abbiamo iniziato abbastanza male, ma poi ad aprile abbiamo vinto un bel torneino (ride). Grazie ad Arma, agli amici. A Flavia, che mi supporta e mi sopporta. E poi un regalo speciale per la mamma: “La vittoria la voglio dedicare soprattutto a mia madre che domani compie gli anni. Questa coppa è per lei”. Dopo il successo al Principato, Fognini, da n. 18 sale al n. 12 eguagliando Paolo Bertolucci e, di lì a due mesi, taglierà il traguardo della top 10, raggiungendo il (per ora) best ranking della posizione n. 9.

Matteo Berrettini – Budapest 2019 (foto via Facebook, @huntennis)

L’ESPLOSIONE DI MATTEO BERRETTINI – Sulle orme di Fabio Fognini, un altro giovane italiano si mette in luce sulla scena mondiale. Il 23enne romano Matteo Berrettini, allenato da Vincenzo Santopadre, dopo aver vinto nel 2018 il suo primo titolo ATP a Gstaad, continua a fare progressi e, nel mese di aprile 2019, compie quel salto di qualità che farà di lui, a fine stagione, uno dei migliori otto tennisti del circuito. Reduce dalla semifinale a Sofia e dalla vittoria al Challenger di Phoenix, Matteo continua a mettere in campo un tennis sempre più solido e intraprendente, dimostrando di aver acquisito maggiore maturità e consapevolezza dei propri mezzi. A Budapest disputa un torneo pressoché perfetto e, dopo aver superato Kukushkin, Bedene, Cuevas e Djere, in finale contro Kraijnovic, sotto di un set, dimostra personalità e determinazione, alzando il livello nel momento cruciale e andandosi a prendere il secondo titolo (4-6 6-3 6-1 lo score). Entra così in Top 40 (aveva cominciato l’anno da n. 54).

Da questo momento, Matteo non si ferma più. Finale al torneo di Monaco (persa con Garin); percorso netto a Stoccarda (giugno) dove, senza concedere neanche un set, solleva il terzo trofeo nel circuito maggiore; semifinale ad Halle (persa da Goffin). Poi l’ulteriore grande conferma: arrivano le semifinali allo US Open e a Shanghai. Una gioia e una consapevolezza sempre più grandi per Berrettini che, alla fine della stagione, entra in Top 10 ed è, attualmente all’ottava posizione del ranking. Riscrive così la storia del tennis azzurro diventando il terzo italiano a qualificarsi (in singolare) alle ATP Finals dopo Panatta e Barazzutti, ed il primo a vincere un match al Masters grazie alla vittoria contro Thiem (round robin). Ma, ne siamo certi, per Matteo è solo l’inizio…

Torino ospiterà le ATP Finals dal 2021 al 2025 (foto @ATPTour)

TORINO PALCOSCENICO DELLE ATP FINALS DAL 2021 – Ma, in aprile, le belle sorprese per il tennis azzurro non finiscono qui. Il 24 aprile viene ufficializzata la nuova sede del Masters di fine anno: l’ATP sceglie Torino e l’evento si svolgerà al Pala Alpitour (14.700 posti) dal 2021 al 2025; le altre città candidate erano Manchester, Tokyo e Singapore. Vince Torino, vince l’Italia. Il capoluogo piemontese – quindicesima sede delle Finals – è forte non solo di una grande esperienza e tradizione nel mondo dello sport, ma anche del suo ruolo centrale nell’arte, nella cultura e nella storia del paese. L’Italia si inserisce così sempre più nella rosa dei paesi europei all’avanguardia nell’organizzazione di eventi sportivi dove il tennis trova sempre maggiore spazio. Dopo Roma, con gli Internazionali d’Italia, e Milano, con le NextGen, ora sarà la volta del capoluogo piemontese ad accogliere il grande tennis.

 

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Barcellona: Musetti schiva la trappola Lopez, adesso il test Auger-Aliassime

Vittoria non banale di Lorenzo Musetti, bravo a rimanere concentrato e sbagliare poco. In serata in campo Jannik Sinner

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[WC] L. Musetti b. F. Lopez 6-4 6-3

È difficile giocare un bel match contro un avversario che vuole evitare di entrare nello scambio, varia velocità e rotazioni, si presenta a rete – insomma, non dà assolutamente ritmo o riferimenti. L’unica cosa che si può valutare è il risultato e sotto questo aspetto Lorenzo Musetti non delude, battendo Feliciano Lopez in due set e portando così a otto i successi stagionali nel Tour a fronte di quattro sconfitte. Bisogna naturalmente ammettere che il buon Feli, alla seconda sconfitta consecutiva in uno scontro generazionale dopo aver subito la rimonta di Alcaraz a Marbella, ci ha messo del suo, perché conta poco accorciare i punti se sei tu a non mandare di là la palla o se la lasci andare perché non capisci dove sta per cadere o se sei troppo lento per arrivarci. Ma, come vedremo, ciò non diminuisce i meriti di Lorenzo, solido e attento a capitalizzare le opportunità.

IL MATCH – Lorenzo sceglie di cominciare in battuta, mentre Lopez inizia a giocare dopo aver perso sei punti. Nonostante ciò e la palla dello 0-2 su cui Musetti non controlla l’incrociato stretto dopo aver raggiunto la smorzata, Feliciano tiene. Si dice di “leggerlo” riferendosi al drop shot azzurro, il secondo che rinuncia a rincorrere; il nostro abusa di quella soluzione e cede il servizio al quinto gioco, ma gli errori spagnoli lo rimettono subito in corsa. Il classe 1981 è lento negli spostamenti, fatica quando lo scambio si allunga, stecca con frequenza, ma qualche buona prima e i varchi trovati sulla destra dell’avversario lo tengono a galla. Non al decimo gioco, però, dove conferma i punti deboli senza che gli vengano in aiuto né la battuta (trova anzi un doppio fallo), né il dritto lungolinea questa volta rallentato dal nastro, e Musetti si assicura il 6-4.

 

Alla ripresa, il teenager di Carrara deve subito ringraziare Lopez per l’orrida giocata sulla palla break – l’unica del parziale – e il punteggio può seguire l’ordine di battuta. Gioco sempre frammentato con qualche punto da highlights per entrambi fino a che Feliciano è chiamato a servire per restare nel match e, come nel primo set, non riuscirà nell’impresa. Questa volta il merito è però tutto di Lorenzo che per due volte da destra risponde sulla seconda da lontano ma profondissimo (anche con un po’ di fortuna nella seconda occasione), mentre da sinistra avanza per tagliare il campo sulla prima mancina bloccando la risposta e poi trafiggendo il n. 61 con un delizioso passantino di rovescio in mezza volata. Dopo poco più un’ora, Lopez consegna infine la sfida al primo match point con il ventesimo errore non forzato contro i soli sei di Lorenzo, a dimostrazione della solidità della sua prestazione, arricchita da 16 vincenti, lo stesso numero di Feli. Al secondo turno, Musetti troverà Felix Auger-Aliassime per un altro confronto inedito.

LE PAROLE DI MUSETTI – Lorenzo è arrivato a Barcellona con largo anticipo, convinto di dover giocare le qualificazioni, ma venerdì è giunta la conferma della wild card: “Così ho avuto tempo per adattarmi al meglio alle condizioni. Le palline sono molto dure e sul campo si scivola parecchio, ma è un bellissimo torneo davvero ben organizzato”. Riguardo all’avversario odierno: “Oggi è stata una partita difficile. Ero curioso di affrontare un giocatore come Feliciano che è un po’ atipico bel circuito. Ho avuto fretta all’inizio, ho mancato subito una chance. Mi è girata bene alla fine del primo set facendogli il break. Nel secondo sono rimasto lì, concentrato, e sono andato sempre meglio. Partite come questa, magari anche non giocando benissimo ma vincendo, mi fanno acquisire esperienza e fiducia”.

Non troppi match, però, quindi dopo Barcellona, il quinto torneo consecutivo a cominciare da Acapulco, è arrivato il momento di fermarsi un po’. Poi, molto probabilmente giocherò le qualificazioni a Madrid e poi Roma, dove ho una cambiale abbastanza importante, quindi sperando di andare il più lontano possibile. L’obiettivo è il Roland Garros, il mio primo Slam in main draw”.

Diversamente da molti colleghi in possesso di un piano A molto semplice e poco altro, Musetti vanta un arsenale più vario. La parte difficile è non farsi confondere dalla varietà delle soluzioni. “È una grossa sfida ammette Lorenzo, “ma è quello che faccio e gioco il mio miglior tennis quando scelgo il colpo, l’arma giusta che ho a disposizione. Quando sono al mio miglior livello, faccio sempre la scelta migliore ed è quello che cerco di fare anche in allenamento, concentrandomi e migliorandomi a partire da lì, che è la chiave di tutto proprio perché, spesso, in partita commetto gli stessi errori che commetto in allenamento”. Quindi, un tennis che funziona al meglio quando è istintivo e non ci pensa troppo? “Quando ho buone sensazioni in campo, mi viene naturale giocare smorzate, variazioni, colpi speciali. A volte, è la chiave per vincere incontri in condizioni difficili, come questo. Oggi ho usato bene la risposta perché lui serviva bene, soprattutto da sinistra ho cercato di avvicinarmi alla linea di fondo – cosa che non faccio abitualmente. Poi, lo slice per tenergli la palla bassa quando veniva avanti”.

A proposito dell’avversario di secondo turno, Auger-Aliassime: “Non ho mai giocato con Felix, neanche in allenamento. Sicuramente è più in forma rispetto a Feliciano. Sarà una partita più fisica, con più scambi. Feliciano tende a scendere a rete, a fare pochi scambi, mentre Felix è più solido, ma anche lui molto aggressivo. Credo sia una partita aperta. Ho le mie chance, come le ho con tutti, e cercherò di sfruttarle al meglio. Di sicuro, lui sarà tra i protagonisti nel futuro del nostro sport. E, con lui, spero di esserci anch’io in quel futuro”.

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ATP Belgrado: Berrettini trova Cecchinato all’esordio, sconfitta che brucia per Travaglia

Marco Cecchinato sconfigge Viktor Troicki e trova Matteo Berrettini al secondo turno. Continua la serie negativa di Stefano Travaglia, sconfitto da Filip Krajinovic

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Filip Krajinovic - Belgrado 2021 (foto Twitter @SerbiaOpen2021)

Giornata iniziale a Belgrado per il Serbia Open, il torneo voluto e organizzato dall’entourage di Novak Djokovic e che vede proprio il n. 1 del mondo ai nastri di partenza come favorito d’obbligo. Come testa di serie n. 2, invece, c’è il n. 1 d’Italia Matteo Berrettini, che resiste nella Top 10 ma che ha bisogno di ritrovare il feeling con la vittoria dopo l’infortunio agli addominali patito lo scorso febbraio in Australia e il difficile rientro a Montecarlo con la sconfitta contro Davidovich Fokina.

“Sto bene ora – ha dichiarato Berrettini durante l’incontro pre-torneo con la stampa – mi sono allenato duramente per partecipare a questo torneo. Sono andato a Miami, ma non ero pronto quindi ho deciso di non giocare. È stato un infortunio pesante, non ne avevo mai avuto uno di quel tipo prima, ed ha avuto un effetto molto serio sul mio servizio. Sento di essere pronto adesso, e mi servono partite per rientrare in forma”.

Durante la sua assenza dal circuito, Berrettini ha visto alcuni suoi giovani colleghi conquistare importanti traguardi. “Questo mi aiuta a migliorare – ha commentato Matteo – in modo da poter essere al loro stesso livello. Hanno dimostrato di poter competere ad alto livello, hanno accumulato parecchia esperienza. Penso che la situazione si evolverà anche a livello dei tornei dello Slam, e questo è un fatto positivo per me e per il tennis in generale”.

 

Cecchinato perfeziona il derby con Berrettini

Avanzato di un turno in quanto testa di serie n.2, Berrettini giocherà al secondo turno contro Marco Cecchinato, che nel suo incontro d’esordio ha avuto la meglio di Viktor Troicki per 6-1, 6-4.

Cecchinato padrone degli scambi fin da subito, ingestibile al servizio (tre punti concessi nel parziale), ottimo anche come reattività sulle buone risposte, invero poche. Ottimo uso del topspin per aprire gli angoli e spingere indietro Troicki, che ha perso campo soprattutto dalla parte del suo dritto un po’ storto e subisce le precise smorzate azzurre. Colui che vanta un best ranking al n. 12, però dieci anni fa, non è stato aiutato neppure dal rovescio poco continuo; non è nemmeno la sua superficie preferita e Ceck ha chiuso il primo set 6-1 in 25 minuti. Poco è cambiato all’inizio della seconda partita, con il drop shot di Marco che ha suggellato il break in un terzo gioco compromesso dagli errori bimani.

Il primo e unico momento di difficoltà è venuto sul 3-2, quando tra il ritrovato rovescio serbo e un Cecchinato apparentemente teso è spuntata ai vantaggi la sola palla break del match. Ceck l’ha però giocata con grande attenzione, non si è fatto sorprendere dal tentativo di contropiede, ed ha così annullato la possibilità del pericoloso aggancio. I due successivi turni di battuta tenuti a zero hanno perfezionato l’appuntamento con Matteo Berrettini, Un solo precedente fra i due, nel 2017 al Challenger di Francavilla, con vittoria del palermitano dopo oltre tre ore.

Stefano Travaglia – Belgrado 2021 (foto Twitter @SerbiaOpen2021)

Continua il periodo no di Travaglia

Oltre a Cecchinato c’era un altro italiano impegnato nella prima giornata del Serbia Open. Purtroppo Stefano Travaglia (n. 67 ATP) non è riuscito a spezzare l’incantesimo che lo vede sempre sconfitto nei match del tabellone principale dalla finale persa con Sinner al Great Ocean Road di Melbourne lo scorso febbraio. Una partita davvero da montagne russe (7-5, 5-7, 6-3), quella giocata da Travaglia contro la testa di serie n. 5 Filip Krajinovic, nella quale il marchigiano ha ceduto un primo set equilibratissimo pagando una bassa percentuale di conversione sulla seconda di servizio e un paio di colpi scappati oltre la linea di fondo mentre serviva sul 5-6.

Sembrava che il match poi avesse preso la strada del giocatore serbo, che con un break conquistato al sesto game si era portato 5-2 ed aveva avuto la chance di servire per il set sul 5-3. Da quel momento ci sono stati cinque giochi consecutivi per Travaglia, che annullando con molto coraggio un match point sul 4-5 e mantenendo la pressione alta da fondo campo è riuscito a ribaltare il parziale e ad aggiudicarselo per 7-5.

La furia di Krajinovic in quel momento si è scatenata sulle sue racchette: prima ha obliterato l’attrezzo che aveva in mano picchiandolo ripetutamente a terra e poi, non pago, una volta arrivato alla sua panchina ha afferrato un’altra racchetta ed ha disintegrato pure quella.

Travaglia sembrava riuscito a prendere il comando del match quando al terzo game si era portato sul 2-1 con un prezioso break di vantaggio, ma due giochi più tardi la partita era destinata a cambiare di nuovo. Con la chance del 4-1 pesante sulla racchetta, Travaglia ha attaccato Krajinovic sul rovescio, ma si è visto infilare da un passante lungolinea molto difficile. Da quel momento il match si è di nuovo capovolto ed è stato il serbo a infilare una serie di cinque giochi consecutivi (e di 22 punti a 9) per chiudere il match al secondo match point, non prima di aver cancellato una chance del 5-5 con un bel diritto anomalo.

Il tabellone completo di Belgrado

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A Istanbul Errani cede a Konjuh, esordio vincente per Bencic a Stoccarda

Contro la convalescente croata prestazione poco rassicurante di Sara, in gioco solo nel primo set. Nel prologo tedesco Belinda batte l’encomiabile diciottenne Schunk

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IN TURCHIA NIENTE DA FARE PER SARITA – Prosegue in salita la rincorsa di Sara Errani all’accesso diretto al tabellone principale del Roland Garros. La tennista di Romagna non sta riuscendo a dar seguito alle rincuoranti prestazioni offerte al torneo di Bogotà, e dopo la batosta, anche psicologica, incassata insieme alla sconfitta con una Christina McHale in disarmo a Charleston-due, nella mattinata di Istanbul è arrivata un’altra pesante battuta d’arresto, preoccupante soprattutto per il modo in cui è maturata, poiché l’attuale classifica assegnata alla rivale odierna è poco veritiera.

Ana Konjuh, reduce speriamo non ulteriormente recidiva da una Via Crucis ingombra di infortuni, è sprofondata oltre la duecentoquarantesima posizione del ranking, ma resta una giocatrice di pregiato pedigree seppur distantissima dalla metà della sua condizione migliore. Molto impacciata nei movimenti, la croata di Dubrovnik ha provato ad accentuare la propria tendenza al tiro al bersaglio con risultati alterni, finendo per produrre una marea di errori, meglio se non forzati. Sara, al solito in panne con il servizio, non ha saputo approfittarne granché: a onor del vero, nel primo set la giocatrice da Faenza ha fatto partita aggrappandosi alla proverbiale grinta, riuscendo a recuperare uno dopo l’altro i break offerti nel terzo, nel settimo e nel nono game, ma non quello sanguinoso subito nell’undicesimo, apripista alla conquista del primo set da parte di Konjuh. Nel secondo la lampadina si è spenta definitivamente, e il serbatoio è parso desolatamente vuoto: se è vero che prima dello Slam parigino si disputeranno nelle prossime settimane addirittura tredici tornei sull’amato rosso, allo stato dell’arte le speranze per Sarita di evitarne le insidiose qualificazioni sono legate più alla rinuncia di una decina di aventi diritto che non a un’auspicabile rimonta sul campo. Naturalmente saremmo felici di essere smentiti e, conoscendo Errani, nemmeno troppo sorpresi qualora ciò dovesse accadere.

Insieme alla rivincita sull’ultimo precedente perso contro Sara alle quali in esilio a Dubai dell’Open d’Australia, Konjuh si è assicurata un secondo turno molto più aperto di quanto dica il computer: Qiang Wang, ottava testa di serie in crisi nerissima, battendo in rimonta la qualificata russa Gasanova ha colto quella che è appena la sua quarta vittoria in stagione. Nel resto della giornata, al momento ancora bloccata da una lunga pioggia, Viktoria Golubic e Katerina Siniakova hanno prenotato un posto al secondo round al termine di due durissime battaglie contro le qualificate Parrizas-Diaz e Bucsa, mentre all’alba della terza ora di gioco attendono negli spogliatoi la ripresa Anastasija Pavlyuchenkova e la giovane connazionale Potapova. Un tie-break per parte, al momento, nel match del giorno: l’Anastasija più anziana ha dovuto annullare un match point nel tredicesimo gioco del secondo set.

 

APERITIVO A STOCCARDA – Come tradizione vuole, il lunedì del torneo patrocinato da Porsche, unico su terra battuta indoor sopravvissuto nel calendario maggiore dopo la dismissione di Katowice, è dedicato al prologo della manifestazione. Appena due incontri in programma, e visibilità massima alle rappresentanti di due generazioni del tennis di casa. La diciottenne Nastasja Mariana Schunk, novecentoventottesima del ranking WTA brava a superare le qualificazioni e in particolare Daniela Seguel, ha fatto bella figura soprattutto nel primo set al cospetto di Belinda Bencic, l’ottava favorita in gara. In prima serata sarà invece la volta di Andrea Petkovic, giustamente omaggiata di una wild card e attesa a un compito molto difficile nella sfida a Maria Sakkari. Un Martini con l’oliva; da domani cartellone pieno e tantissima carne al fuoco.

Risultati:

Stoccarda, primo turno

[8] B. Bencic b. [Q] N.M. Schunk 6-4 6-2
M. Sakkari vs [WC] A. Petkovic

Istanbul, primo turno

V. Golubic b. [Q] N. Parrizas-Diaz 6-4 2- 6-3
[WC] A. Konjuh b. S. Errani 7-5 6-2
K. Siniakova b. [Q] C. Bucsa 7-6(5) 3-6 6-3
[6] A. Pavlyuchenkova vs A. Potapova 6-7(2) 7-6(8)
[8] Q. Wang b. [Q] A. Gasanova 4-6 6-1 6-2

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