Justine Henin: "Al tennis femminile serve stabilità"

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Justine Henin: “Al tennis femminile serve stabilità”

I nostri inviati a Melbourne hanno avuto l’opportunità di fare quattro chiacchiere con i grandi ex oggi impegnati al commento per Eurosport. In questa puntata le considerazioni di Justine Henin

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Come sappiamo, tra gli eventi più interessanti a margine dell’Open d’Australia trova certamente asilo l’incontro tra giornalisti organizzato da Eurosport: per Ubitennis, puntualissimi, c’erano il direttore Ubaldo Scanagatta e Vanni Gibertini, mentre dall’altra parte del desk gli addetti al commento dell’emittente panaeuropea non erano semplici professionisti della stampa: Boris Becker, Mats Wilander, Alex Corretja e Justine Henin oltre a essere abili dietro al microfono della racchetta sapevano fare discreto uso. In questa breve ci concentriamo sulle interessanti considerazioni fatte dalla ex numero uno belga, la quale ha inteso dare risalto al momento contingente del tennis femminile.

Ci sono tante ottime giocatrici, alcune tra loro sono giovani e promettono agonismo e spettacolo per il futuro. Se manca qualcosa per dare in pasto al pubblico qualcosa di ancora più avvincente? Penso di sì e credo di sapere di cosa si tratta. Se diamo un’occhiata agli ultimi Slam notiamo che ai quarti di finale arrivano sempre giocatrici diverse, mentre è probabile che per arrivare alle grandi masse il tennis abbia bisogno di protagoniste riconoscibili, sempre sulla cresta dell’onda, spesso alle fasi calde dei tornei più importanti. Credo che la perfezione in questo senso consisterebbe nel vedere costantemente qualificate ai quarti di finale le stesse sette giocatrici dei due Slam precedenti, più un’outsider. Occorre però riconoscere che il bello di questo sport si trova anche nella sua imprevedibilità“.

La stabilità di cui parla Henin ha avuto l’ultimo suo simbolo in Serena Williams, campionessa di quattro decadi e unica tennista in attività, forse insieme a Maria Sharapova, riconoscibile anche da chi non mastica quotidianamente racchetta e palline. “Ma non so per quanto tempo ancora potrà giocare. Credo sia ancora in giro per il Tour solo per raggiungere il ventiquattresimo Major che renderebbe inimmaginabile una carriera già leggendaria. Certo, mano a mano che il tempo passa per lei sarà sempre più difficile, ma ancora non è detta l’ultima parola: da quando è rientrata dopo la maternità ha giocato quattro finali, e anche se le ha perse il fatto che sia ancora competitiva non è in discussione. Del resto tre anni fa in pochi pensavano che Federer potesse vincere ancora uno Slam, e infatti ne ha vinti altri tre. Quando si ha a che fare con certi campioni è meglio evitare certi pronostici“.

 

Nel frattempo ha salutato Wozniacki, il cui palmarès a livello Major conta solo un trofeo ma che per anni ha incarnato uno dei volti più riconoscibili del tennis, con tanto di settantuno settimane trascorse in vetta al ranking WTA. “Caroline è stata una grande giocatrice, una fantastica testimonial per il nostro sport, ed è triste vederla smettere. Però un nuovo capitolo della sua vita è pronto per essere inaugurato, e questo è fantastico“. Un nuovo capitolo lo sta per scrivere, davvero inaspettatamente, anche Kim Clijsters, connazionale, coeva e avversaria di mille battaglie di Justin Henin.

Una notizia che mi ha colto completamente impreparata, non ne avevo il minimo sentore, l’ho appresa come tutti voi dai giornali. Se devo essere sincera è una scelta che non capisco fino in fondo, ma che rispetto profondamente. Potrà vincere ancora tornei importanti? Non lo so. Kim colpirà la palla allo stesso modo anche tra vent’anni, ma l’esplosività e le performance atletiche calano con il passare del tempo, tutto è più difficile. Le auguro il meglio ma non seguirei la sua strada: ormai ho due figli e la mia accademia. Quando ha sentito alla radio la notizia del ritorno di Kirsten mio marito si è spaventato, e mi ha detto di non fargli mai uno scherzo simile!“.

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Rafa Nadal giocò sotto anestesia a Wimbledon 2008

Il campione spagnolo racconta un aneddoto sulla finale di Wimbledon 2008 vinta contro Roger Federer

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Rafa Nadal si è sempre dimostrato più forte di ogni ostacolo fisico e mentale comparso durante la sua carriera, e l’ultima rivelazione non fa che accrescere la sua leggenda. Intervistato da Movistar+ per il programma #Vamos, il tennista spagnolo ha rivelato di aver giocato l’inizio dell’epica finale di Wimbledon 2008 contro Roger Federer con il piede addormentato.

La causa dell’impedimento era l’anestesia, a cui Nadal ha dovuto ricorrere per tutto il torneo. “Avevo bisogno di fare l’anestesia prima della partita perché non riuscivo ad appoggiare il piede […] La pioggia peggiorò la situazione perché l’anestesia aveva una durata e senza anestesia non potevo giocare. […] Il dolore c’era anche nelle partite precedenti e infatti i giorni degli allenamenti non mi riuscivo ad allenare.” Un piede addormentato che non l’ha fermato dal trionfare in finale contro Roger Federer dopo una battaglia di 4 ore e 48 minuti.

 

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Lo US Open premierà gli operatori medici

Il direttore finanziario degli US Open ha annunciato che proveranno ad avere sugli spalti medici e infermieri

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Gli US Open sono in programma senza spettatori ma questo proposito potrebbe cambiare a breve. Il direttore finanziario del torneo newyorkese Lew Sherr ha aperto alla possibilità di avere sugli spalti gli operatori in prima linea (dell’emergenza coronavirus ndr), i medici e le loro famiglie, se la situazione a New York dovesse restare buona dal punto di vista sanitario.

Lo Slam americano non è l’unico torneo di tennis che potrebbe tornare ad avere tifosi. L’All American Cup, il World Team Tennis e l’esibizione di Berlino hanno tutti annunciato che permetteranno la presenza limitata di spettatori ma con delle norme strette da seguire, come la firma di un’autorizzazione e posti predeterminati per rispettare il distanziamento sociale.

Sherr si è espresso anche su quest’idea, confermando la volontà dello US Open di non avere tifosi in quanto “Si tratta di un modello che per noi non può funzionare. […] Anche facessimo entrare il 10% dei possibili tifosi avremmo problemi a far rispettare il social distancing e a dare le strutture adeguate ai giocatori.”.

 

La posizione degli US Open non stupisce, dato che durante le tre settimane che vanno dal Master di Cincinnati fino allo Slam, tutti tenuti dentro il National Tennis Center di New York, ci saranno 250 giocatori e tra le 1500 e 2000 persone ogni giorno. I giocatori saranno sistemati nelle zone prima utilizzate dai tifosi come le suite di lusso all’interno del centro, rispettando sempre le distanze.

A Flushing Meadows però non chiudono definitivamente le porte alla presenza dei tifosi. Sempre Sherr aggiunge che “Se ci sarà la possibilità di fare qualcosa di bello per le persone che se lo meritano, lo faremo. Ma la salute e la sicurezza di giocatori e staff viene prima.”.

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Trionfo di Sharapova, passaggio di testimone tra Sampras e Federer: 3 luglio data storica di Wimbledon

19 anni fa Federer ‘estorceva’ il testimone a Sampras, buttandolo giù dal trono di Wimbledon. Tre anni dopo, Sharapova avrebbe incantato i tifosi di Londra vincendo il torneo a 17 anni

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Non è così difficile abbinare un giorno di fine giugno o inizio luglio a un avvenimento importante della storia di Wimbledon, poiché da oltre un secolo lo Slam londinese si disputa in queste date. Se però c’è una giornata particolarmente alta in graduatoria, per l’importanza delle partite che vi si sono disputate, questa giornata è il 3 luglio. Non tanto per la qualità del tennis che ci è stato proposto, quanto per quello che hanno rappresentato le due vittorie che oggi ricordiamo.

La prima è l’ottavo di finale di Wimbledon 2001, quello che mise di fronte l’epta-campione (in carica) Pete Sampras e un quasi ventenne Roger Federer. Molti oggi ricordano che attorno a quella partita, durata oltre quattro ore e cinque set, si respirava quella strana atmosfera che predice le novità o i grandi eventi, o entrambe le cose. Furono entrambe le cose, perché due anni dopo quella vittoria che detronizzò Sampras (Pete avrebbe vinto appena un’altra partita a Wimbledon prima di ritirarsi), Federer solleverà il primo di otto trofei a Church Road. Se non si parla in questo caso di passaggio di testimone, allora quando?

La seconda è la finale femminile di Wimbledon 2004, l’edizione in cui è deflagrata Maria Sharapova battendo – ad appena 17 anni – la già sei volte campionessa Slam Serena Williams; il fatto che una rivalità che avremmo ipotizzato acerrima e serrata, nei fatti, non sia mai cominciata (Serena ha vinto 19 delle 20 sfide successive) contribuisce a rendere iconica e inaspettata questa vittoria. Vinto l’ultimo quindici del torneo, Maria si è comportata come una normalissima diciassettenne che sta provando una gioia immensa, nonostante si trovasse di fronte a migliaia di tifosi sul campo da tennis più importante del mondo: è corsa sugli spalti ad abbracciare papà Yuri e poi ha usato il cellulare per chiamare mamma Yelena. “Mamma, ho vinto Wimbledon!”: simple as that.

 
Maria Sharapova – Wimbledon 2004

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