Australian Open: la favola di Wozniacki, primo Slam e ritorno al trono – Ubitennis

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Australian Open: la favola di Wozniacki, primo Slam e ritorno al trono

MELBOURNE – Al termine di un match palpitante Caroline Wozniacki piega Simona Halep e realizza il sogno di un primo titolo Slam. Torna N.1 del mondo a distanza di 6 anni dall’ultima volta. Altra tremenda delusione per la rumena

Luca Baldissera

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[2] C. Wozniacki b. [1] S. Halep 7-6(2) 3-6 6-4  (dal nostro inviato a Melbourne)

L’atto conclusivo del torneo femminile, all’Australian Open 2018, è probabilmente la miglior finale possibile. La rumena Simona Halep (26 anni, 1 WTA) affronta la danese Caroline Wozniacki (27 anni, 2 WTA). Settimo confronto tra le due, precedenti 4-2 per Caroline. Due giocatrici allo specchio, solidissime e veloci, entrambe alla ricerca di un gioco offensivo che permetta un ulteriore salto di qualità. Chi lo troverà con maggior efficacia, sarà numero uno del mondo dopo il torneo, e soprattutto vincerà il primo Slam della carriera. Prima finale qui a Melbourne per tutte e due, la terza in carriera. E a mettere il suo nome per prima in un albo d’oro Major sarà Caroline Wozniacki, alla fine di una lotta di tre set.

 

IL ROVESCIO DI CAROLINE – Entra in partita più convinta Caroline, serve bene, e soprattutto mette in mostra un gran rovescio lungolinea. E’ lei a comandare, forse un po’ a sorpresa, piazza il break al secondo gioco, e sale subito 3-0. Simona costretta alle gran rincorse, non per sua colpa ma per merito dell’avversaria, i numerosi tifosi rumeni sugli spalti la incoraggiano, si sente il coro “Simona! Simona!”. La serata è bellissima, molto calda, senza vento, la Rod Laver Arena è piena in ogni ordine di posti. Reagisce Halep, e c’era da aspettarselo, tiene il servizio dell’1-3 picchiando la palla con grinta. Il problema di Simona, finora, è che non riesce a trovare angoli efficaci, e se si fa a botte dritto per dritto Wozniacki è capace di stare lì a palleggiare all’infinito. A questo, la danese come detto aggiunge un rovescio splendido, che manda in costante affanno l’avversaria. Ancora con grinta e coraggio attacca Halep, una cosa è certa, per batterla servirà questo e altro, siamo 4-2. Bel game di servizio per Caroline, con scambio da applausi in recupero su palla corta, ed è 5-2. Per chi risponde, in questa fase, solo le briciole, si arriva a un parziale di 20 punti a 2 in favore della giocatrice alla battuta, non è una bella notizia per Simona, che ha un break da recuperare. Come spesso succede, però, nel momento di andare alla battuta per chiudere sul 5-3, Wozniacki si contrae, subisce la pressione di Halep, e offre 3 palle break consecutive, le prime del match che affronta. La terza è quella fatale per la danese, dopo uno scambio duro le scappa lungo il dritto, 5-4. Si vede sventolare una bandiera rumena anche in tribuna stampa, il che non sarebbe proprio accettabile, ma tant’è. In un attimo siamo 5-5, adesso il livello di tennis è alto, scambi combattutissimi in cui tirano a tutto braccio entrambe. Il tie break a cui si approda poco dopo è una conclusione giusta per un set tiratissimo ed equilibrato. Carolina continua a pressare e a non sbagliare quasi mai, e chiude 7-2, un set a zero per lei. Le stats ufficiali registrano 13 vincenti a 6 per Halep, ma in almeno altre 8-9 occasioni è stato il lungolinea di rovescio di Wozniacki a costringere all’errore Simona, o a far girare decisamente l’inerzia degli scambi.

Caroline Wozniacki e Simona Halep – Australian Open 2018 @RDO foto)

LA GRINTA DI SIMONA – A inizio secondo set, è ancora Simona ad andare in difficoltà per prima, concedendo quattro palle break non consecutive nel terzo game, combattutissimo, bravissima la rumena a salvarsi. L’umidità della sera sale, senza che scenda la temperatura, ci viene comunicato che in caso di terzo set ci sarà una pausa, essendo in vigore la “heat rule”. Sul 3-2, fisioterapista e medico in campo per Halep, che si fa controllare la pressione, in effetti dopo il tramonto è salita un’afa non indifferente, e il catino dello stadio amplifica certamente il disagio. Si continua con la pressione ad alto ritmo da fondocampo, la qualità c’è, in questo momento 23 vincenti a 16 per Simona, ma lo ripeto, andrebbero contati come tali almeno un’altra decina di rovesci per Caroline. Che però sbaglia in un paio di occasioni, e si trova sotto 15-40, due palle break, sulla prima Halep stampa il dritto vincente lungolinea, e sale 5-3. Cominciano a essere affaticate tutte e due ora, l’occasione di controbreak per Wozniacki è immediata, altro 15-40, Simona annulla alla grande, sale il coro dei suoi tifosi. Arrivano due set point per lei, uno fallito con un dritto, uno annullato in spinta dalla danese, poi un terzo, che è quello buono, l’ovazione della folla è assordante, si va al terzo.

Caroline Wozniacki – Australian Open 2018 @RDO foto)

 

LOTTA PUNTO A PUNTO – Dopo i 10 minuti di pausa previsti, rientrano un po’ rinfrescate le giocatrici in campo. Va al servizio Wozniacki, tiene ai vantaggi, e poi lottando punto a punto brekka nel secondo game, 2-0. Gli scambi al cardiopalma si sprecano ormai, le ragazze stanno dando tutto quello che hanno, la Rod Laver Arena è una sauna, si soffre anche stando seduti in tribuna. Immediata reazione Halep, due palle del controbreak, annullate. Poi uno scambio da 23 colpi chiuso a rete dalla danese, due drittoni vincenti di Simona e terza palla break, fallita, ne arrivano una quarta e una quinta, cancellate, che battaglia. Quando alla fine Carolina commette doppio fallo sulla sesta, e rimette in corsa l’avversaria, i rumeni sugli spalti esultano come a un gol della nazionale. Ma Wozniacki non ci sta, spinge alla grande la risposta, strappa ancora la battuta a Simona, che a sua volta restituisce il break pressando con tutte le sue energie, siamo 3-3. E’ una rissa da fondocampo, non una partita di tennis.

Caroline Wozniacki e Simona Halep – Australian Open 2018 @RDO foto)

FINALMENTE CAROLINE – Nel settimo game, due errori di Caroline le costano ancora il break, 4-3 Halep, e medical time out richiesto dalla danese, che si fa sistemare una fasciatura sotto il ginocchio sinistro. Si riprende, ed è ancora break, 4-4. Siamo in quella fase di agonismo altissimo in cui, come spesso accade nel circuito WTA, chi sia al servizio non ha la minima importanza. Contano i punti, e i game, da strappare all’avversaria con le unghie. Conta quindi tantissimo salire 5-4 per Wozniacki, mettendo Halep nella scomoda posizione di servire per salvare la partita. Lo splendido punto in difesa e contrattacco, con dritto in contropiede, che dà a Caroline il match point, fa esplodere il pubblico, il rovescio in rete di Simona che le consegna il primo, meritatissimo titolo dello Slam lo manda in delirio.
Due ore e 49 minuti, finale di intensità altissima, sia fisica che emotiva. “Next time” sembra sussurrare a rete Caroline a Simona, sconfitta non con onore, di più, prima di lasciarsi andare alle lacrime di gioia. Numero uno, ma soprattutto primo Slam. Finalmente.

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Australian Open: Nadal domina anche Tiafoe, è pronto per Tsitsipas

Sesta semifinale a Melbourne per Rafa (una sola sconfitta, nel 2008 contro Tsonga) che liquida in tre set anche Frances Tiafoe

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Rafa Nadal - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Richard Evans di Radio Tennis Australia: la favola Tsitsipas

 

[2] R. Nadal b. F. Tiafoe 6-3 6-4 6-2

Aveva mostrato i muscoli contro Andreas Seppi e Grigor Dimitrov, ma contro Rafael Nadal oggi serviva qualcosa di più. Frances Tiafoe non è riuscito a impensierire il maiorchino che ha dominato il match in lungo e in largo, concedendosi un solo momento di titubanza nel secondo set. Letale al servizio e con il dritto, Nadal ha spento sin dai primissimi giochi ogni possibile velleità di Tiafoe. Lo spagnolo raggiunge la semifinale senza perdere un set (terza volta che ci riesce a Melbourne, undicesima in totale negli Slam). Troverà Stefanos Tsitsipas (già battuto due volte in altrettanti precedenti, a Barcellona e Toronto) e venerdì andrà a caccia della sua quinta finale australiana. Tiafoe dal canto suo può consolarsi con il proprio nuovo best ranking (sarà numero 30 da lunedì).

Pronti, via ed è subito 3-0 Nadal. Tiafoe paga dazio dal lato del rovescio col quale non riesce a contenere le traiettorie mancine di Rafa. Con quel colpo o sbaglia direttamente o accorcia lasciando Nadal libero di fare ciò che vuole. Il maiorchino, sicuro del break già ottenuto e forte di un servizio che pare inscalfibile, almeno dal Tiafoe visto finora, tenta qualche risposta anticipata a tutto braccio. Testimonianza questa della grande tranquillità con cui sta affrontando la partita, anche l’avversario non sta facendo molto per metterlo in difficoltà. Si vede qualche errore di rovescio anche per Nadal, ma quasi tutti frutto della ricerca del vincente. Lo scambio che, dopo mezz’ora di gioco, chiude il primo set è una sintesi efficace dell’andamento del match: un paio di accelerazioni di Tiafoe abilmente gestite da Nadal che poi costringe lo statunitense ad un massacrante destra-sinistra, prima di piazzare l’ultimo dritto vincente.

Nadal scappa subito avanti di un break anche nel secondo set, ma nel quarto gioco calano sia la percentuale di prime che la precisione da fondo. Tiafoe avverte che il momento potrebbe essere favorevole e spinge, ma sulla palla break non arriva bene sul mortifero servizio slice di Rafa. Lo spagnolo continua a sbagliare e concede un’altra chance, ma viene graziato da alcune ingenuità dell’avversario. È l’unico momento di incertezza per Nadal, che riprende rapidamente le redini del match e torna a farsi pericoloso sul servizio di Tiafoe. Lo statunitense annulla tre set point nel nono gioco, ma nel successivo non può nulla contro le accelerazioni di dritto di Rafa. 6-3 6-4 dopo un’ora e venti minuti.

Come nei precedenti set, Nadal mette pressione da subito e strappa ancora una volta il servizio all’avversario nel primo gioco. È il colpo del KO. Tiafoe consegna le armi, cede una seconda volta la battuta e scorta Nadal nella passerella che lo conduce verso la sua sesta semifinale agli Australian Open.

Tsitsipas splendido, Bautista Agut si arrende con merito

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Australian Open: Kvitova vuole prendersi tutto, titolo e numero 1

Altra prestazione eccellente della giocatrice ceca che domina Barty, supera virtualmente Halep in testa alla classifica e apre la caccia al trono. Petra giocherà contro Collins la sua sesta semifinale Slam, da favorita

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Richard Evans di Radio Tennis Australia: la favola Tsitsipas

 

[8] P. Kvitova b. [15] A. Barty 6-1 6-4

È Petra deluxe sul centrale di Melbourne Park. L’ennesima versione di lusso per la valchiria di Bilovec in queste settimane australi, durante le quali, francamente, non si è avuta percezione di interprete più dominante di lei. Nemmeno Serena? No, nemmeno Serena. Reduce dal successo preparatorio a Sydney, Petra negli ultimi quindici giorni ha vinto dieci partite consecutive, striscia aperta, smarrendo un solo set proprio in finale nel Nuovo Galles del Sud contro l’avversaria schiaffeggiata oggi per l’approdo alle semifinali del primo Major di stagione. Era stata infatti Ash a sottrarle il parziale a Sydney, cedendo rimontata solo al tie break decisivo e facendo vedere le streghe alla due volte campionessa di Wimbledon, la quale, a dire il vero, stava già dando segnali di euforia tennistica.

Segnali ben visibili e concretatisi nelle prime cinque uscite a Melbourne, per ora sede di un assolo piuttosto impressionante: agevolata da un tabellone forse non severissimo, Kvitova ha comunque trovato il modo di incutere alle avversarie un certo timore, dal momento che nessuna tra Rybarikova, Begu, Bencic e Anisimova, le colleghe sino ad oggi eliminate, era riuscita a raccogliere più di quattro giochi in un singolo set. Le speranze di rompere il tabù parevano ben riposte nella tennista di casa, sin qui autrice di una gran stagione e in ipotetica conoscenza dei trucchi sotto forma di variazioni in grado di disinnescare il cannone dalla parte opposta della rete: a Sydney del resto si era giocato sul filo di un paio di punti, ma oggi la storia è stata diversa. La qualificazione alla semifinale – la prima in uno Slam da Wimbledon 2014; la seconda a Melbourne dopo quella ceduta a Maria Sharapova sette anni fa -, è caduta tra le mani di Petra con naturalezza disarmante, dopo poco più di un’ora di dominio sostanzialmente indiscutibile.

Due break in un primo set divorato da dodici vincenti a due e Barty impotente; Barty che ha provato a riscuotersi all’inizio del secondo e che anzi per una decina di minuti pareva averne preso il controllo, servendo meglio e soffrendo meno della sua avversaria per conservare la battuta, ma l’illusione del caldo pubblico australiano si è spenta davvero in fretta: superato non senza qualche difficoltà il momento di maggior spinta della numero 15 WTA, Petra, ex Petrona ora in forma fisica addirittura invidiabile, ha ripreso a utilizzare il mortaio in risposta nel nono gioco, per il break utile a spedirla al penultimo atto. Troverà Danielle Rose Collins, la quale, di tanto in tanto, ama travestirsi da sorpresa. Il pronostico a occhio e croce sembra chiuso e Kvitova può ora attaccare anche la vetta del tennis mondiale, dal momento che Simona Halep da lunedì prossimo certamente abdicherà: resta da decidere chi tra la ceca, Naomi Osaka, Elina Svitolina e Karolina Pliskova ne erediterà lo scettro.

LE PAROLE DI PETRA – Visibilmente commossa, ripensando a quello che ha dovuto passare prima di poter tornare a questi livelli, Petra si è lasciata sfuggire qualche dolcissima lacrima nell’intervista post-partita. Jim Courier le chiede se avesse mai perso la speranza, se qualche dubbio di non poter ricostruire la sua carriera l’avesse mai attanagliata. “Non avrei mai immaginato di poter tornare in questo stadio. È bellissimo. Spero che (io e Danielle Collins, la sua prossima avversaria, ndr) questa volta staremo in campo meno di tre ore. Lei non ha mai provato questa esperienza, sì, ma sta giocando senza paura, in modo molto aggressivo. A Sydney ha servito per il match, questa volta cercherò di essere migliore. Sarà grandioso, è una semifinale, ‘who cares?‘”.

Anastasia trema, Collins rimonta vincente. Prima semifinale Slam per lei

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Australian Open: Tsitsipas splendido, Bautista Agut si arrende con merito

MELBOURNE – Gran partita, bravissimo Stefanos su un ottimo Roberto. Prima semifinale Slam per il greco, bella conferma dopo l’impresa su Federer: “Non l’ho battuto per caso!”

Luca Baldissera

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Stefanos Tsitsipas, Australian Open 2019, foto di Roberto Dell'Olivo

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista Richard Evans di Radio Tennis Australia: la favola Tsitsipas

 

Spunti tecnici: Stefanos Tsitsipas

[14] S. Tsitsipas b. [22] R. Bautista Agut 7-5 4-6 6-4 7-6(2)  (da Melbourne, il nostro inviato)

DA SUBITO TESTA A TESTA – Se c’è un luogo comune abusato nel tennis e nello sport in generale, è quello di chiamare l’impegno agonistico successivo a una grande impresa da parte di un atleta come la “prova del nove”. Chi avesse idee per una definizione migliore e più originale è il benvenuto, si accettano suggerimenti, a me non ne viene in mente un’altra, quindi vado con il clichè. Rispetto alla serata per lui indimenticabile di domenica, il giustiziere del campione in carica Roger Federer, il ventenne greco Stefanos Tsitsipas, oggi pomeriggio nell’assolato e bollente catino della Rod Laver Arena si trova ad affrontare una situazione totalmente diversa. A partire dall’avversario, lo spagnolo Roberto Bautista Agut, piccolo fenomeno del gioco pulito, filante, geometrico e intelligente (a mio avviso, uno dei talenti più sottovalutati dagli appassionati), passando per le condizioni ambientali, finendo con il pubblico, meno numeroso rispetto al “prime time” serale, ma molto più rumoroso nel fare il tifo per lui. Chiaramente, i biglietti per la sessione diurna di oggi se li sono potuti permettere in tanti, della numerosa comunità greca di Melbourne, mentre l’altro ieri durante il match con lo svizzero avevano dovuto riunirsi fuori dallo stadio davanti al maxischermo.

Dopo un inizio non proprio sciolto (break subìto in apertura, con smash fallito sopra la rete, probabilmente a causa del sole a picco), Stefanos tenta immediatamente di rimontare, ma Roberto resiste nel quarto game annullando una palla del contro-break, e sale 3-1. Tsitsipas però si è sbloccato, si vede, e spinge appena può: poco dopo, complici un paio di gratuiti non usuali per il regolarissimo spagnolo, rimette tutto in parità, 4-4. Nel dodicesimo game, un paio di begli attacchi del greco, altrettanti errori di Bautista Agut e la zampata di Stefanos gli porta un altro break e soprattutto il primo set , 7-5, sono passati 49 minuti. Tre-quattro attimi di distrazione sono costati a Roberto il parziale, le statistiche sono buone per tutti e due (Tsitsipas 18 vincenti, 12 errori, Bautista 11-10, i rischi che si è preso il greco nei momenti giusti hanno pagato).

Dal punto di vista tecnico i due ci stanno facendo vedere quello che ci aspettavamo. Il match è divertente, l’esplosività e il gioco brillante a tutto campo di Stefanos ormai hanno conquistato una sostanziosa fetta di sostenitori, dall’altra parte vedere dal basso e di lato il modo in cui Roberto fa filare il dritto semi-piatto, aggredendolo con leggerezza e precisione dei passi e degli appoggi, è come una lezione di tennis. Bravi.

Nel terzo game del secondo set, “formichina” Bautista incassa i giusti dividendi dalle sue trame e dalle sue accelerazioni, aiutato da un doppio fallo di “cicala” Tsitsipas, e si prende di nuovo un break di vantaggio. Una percentuale un po’ bassa di prime palle per il greco gli rende a volte la vita difficile (solo il 55% per ora, ci vorrebbe qualcosa di più), dalla tribuna alla nostra destra parte il coro “Hel-las, Tsitsi-pas!”, con bandiere biancazzurre annesse, l’atmosfera è piacevole, bella giornata di tennis. Così come sono belli diversi lungolinea di rovescio del greco, e altrettanti dritti inside-in dello spagnolo. Roberto sta viaggiando solidissimo nei suoi turni di battuta, Stefanos può solo rimanere in scia, senza altri sussulti (salvo un game lungo, sul 5-3, in cui il greco ha bisogno di 12 punti per tenere il servizio) arriviamo al 5-4 e battuta per Bautista. Senza esitazioni né problemi, lo spagnolo chiude 6-4, è passata un’ora e mezza, l’equilibrio è totale, la partita potrebbe prendere qualsiasi direzione. Bene così, l’incertezza del risultato è il sale dello sport. Qualità alta, ora siamo a 35 vincenti e 23 errori per Stefanos, 24-14 per Roberto, abbondantemente in positivo entrambi quindi.

STEFANOS CAMBIA MARCIA – Sul 2-2 nel terzo set Tsitsipas subisce gli attacchi di Bautista, e concede il terzo break del match, potrebbe essere una svolta significativa. Quel dritto, in particolare da tre quarti di campo, oltre a schizzare via sul cemento veloce, è praticamente illeggibile; in un’occasione per esempio lo spagnolo ha letteralmente fintato fuori dalle scarpe l’avversario, con Stefanos che ha dovuto raccattare la sua Adidas finita a tre metri da lui. Gli è andata pure bene di non essersi fatto male impuntando il piede sul terreno. Ora il greco ha migliorato le percentuali con la prima, ma ha solo il 42% di punti fatti con la seconda palla, e la cosa gli sta costando cara. A tratti Tsitsipas sembra anche distratto, sotto rete commette diversi errori banali di volo, prende più di un fallo per “time violation” da parte dell’attentissima “umpire” Maria Cicak, mentre dall’altra parte della rete Roberto gioca come un computer. Stefanos si rende perfettamente conto di essere in pericolo, reagisce.

Nell’ottavo game arriva a due palle del contro-break, se le fa annullare dall’ottimo Bautista, ma dopo un grande scambio a tutto campo, alla terza opportunità, pareggia 4-4. Davvero una bella scossa in positivo, bravo Stefanos, che sullo slancio sale subito 5-4, e di volata nel game successivo si arrampica a palla del secondo break, che è anche un set point. Ma una scelta sbagliata – attacco con dritto facile solo da chiudere messo dalla parte dello spagnolo, che non si fa pregare e spara il passante – vanifica l’occasione. Queste sono palle che pesano, potrebbe pentirsene amaramente Stefanos. Un rovescio di poco fuori di Bautista gli dà una seconda possibilità, ma il dritto gli va in rete, poi sulla terza il greco piazza la zampata (bello scambio, gran smorzata di Roberto, slice vincente in recupero di Stefanos), ed è 6-4 e due set a uno per lui. Notevole il cambio di marcia di Tsitsipas nella seconda parte del parziale, un vero e proprio scatto di reni, il vantaggio è meritato, soprattutto considerando l’ottimo avversario. Mentre esce dal campo nella pausa tra un set e l’altro, Stefanos prende un warning per coaching, essendosi scambiato qualche cenno col suo angolo, dove di fianco a papà Apostolos siede Patrick Mouratoglou, speriamo che non sia stato il francese, ne ha già combinate a sufficienza con Serena direi. Sono passate esattamente due ore e venti minuti.

ZAMPATA FINALE – Il quarto set procede in modo molto regolare, senza occasioni di break per chi risponde, fino al 6-5 per Stefanos. Le statistiche continuano a certificare che stiamo assistendo a una signora partita, un dato su tutti: 63 vincenti e 36 errori Tsitsipas, 47-28 Bautista, che bravi. Si attaccano a vicenda, difendono, vanno a rete a chiudere, si stuzzicano con i drop-shot.

Nel dodicesimo game, la frittata rischia di combinarla Roberto: doppio fallo sul 30-30 e match point Stefanos. Si gioca uno scambio al cardiopalmo, 21 palleggi, chiuso alla grandissima da Bautista con un dritto sulla riga. Classe pura questa. Poco dopo, ecco il tie-break. Va in vantaggio 3-0 il greco, spingendo bene, restituisce due punti alla battuta, ma poi spara un drittone inside out che gli permette di cambiare campo sopra 4-2. Una difesa pazzesca di Tsitsipas, che respinge a fondocampo l’avversario con un pallonetto altissimo e poi contrattacca chiudendo la volée di rovescio, è lo strappo definitivo: due servizi vincenti, 7-2 e prima semifinale Slam per Stefanos, che impresa. E prova del 9, o quello che volete voi, stra-superata. Soprattutto considerando la qualità dell’avversario battuto oggi, a cui vanno rivolti solo complimenti per lo straordinario inizio di stagione. Tsitsipas sfiderà ora in semifinale Nadal (che lo ha sconfitto due volte, sempre in finale, a Barcellona e Toronto l’anno scorso).

LE PAROLE DI STEFANOS –Sembra tutto una favola, sto vivendo un sogno. Mi sento emozionato, ma anche consapevole, ho lavorato tanto per essere qui”, racconta un raggiante Tsitsipas. “Quando mi chiesero a inizio stagione un obiettivo, risposi semifinali Slam, pensavo di essere matto. Il primo match point, che gran scambio, bravo lui. Ma sapevo che se avessi continuato a spingere avrei avuto altre occasioni. Ho iniziato il tie-break alla grande, e alla fine credo di aver meritato. La sfida più grande per preparare la partita di oggi è stata gestire la pressione dei media, dei social, tutti erano come impazziti, è stato difficile rimanere concentrato e stare calmo. Vincere oggi mi ha riempito di orgoglio, perché vuol dire che non avevo battuto Roger per caso. Da quando ho iniziato a girare con il tour, a viaggiare tanto, ho iniziato con il mio canale youtube, a condividere video sulle mie esperienze in giro per il mondo. Mi rilassa, ho sempre amato la fotografia e il cinema. Ragazzi, se non siete ancora iscritti al mio canale, fatelo! (risate). Avere la mia famiglia nel mio box è la cosa più bella di tutte, vorrei fossero sempre con me. Quella piccoletta là, è la mia sorellina, la mascotte! Poi ecco mio fratello, e mio padre, mia mamma, e Patrick Mouratouglou! Ho già giocato con Rafa, e anche con Frances, spero che l’esperienza possa servirmi, sarà una partita interessante da vedere la loro. Chiunque vinca, mi aspetto una battaglia durissima in semi, spero di essere pronto!”.

Nadal domina anche Tiafoe: è pronto per Tsitsipas

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