Zverev ci prova, ma è Thiem il vero panzer: prima finale all'Australian Open

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Zverev ci prova, ma è Thiem il vero panzer: prima finale all’Australian Open

Dominic rimonta il tedesco, chiude in 4 set e conquista la terza finale Slam della sua carriera. Sfiderà Djokovic domenica alle 09:30. Nole è avanti 6-4 nei precedenti. “Qui lui è il Re, darò tutto quello che mi rimane”

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[5] D. Thiem b. [7] A. Zverev 3-6 6-4 7-6(3) 7-6(3) (da Melbourne, il nostro inviato)

La canicola che ha attanagliato Melbourne fin dalla mattinata, con temperature oltre i 43-44 gradi, si è finalmente fatta meno tremenda. Quando alle 19:30 scendono in campo Alexander Zverev e Dominic Thiem le condizioni sono buone, fa caldo ma assolutamente entro parametri sopportabili. I precedenti tra Dominic, detto Dominator, e Alexander, detto Sascha, sono 6-2 per l’austriaco. La posta in gioco è altissima, per due ragazzi che sono in ogni caso già arrivati a un traguardo mai raggiunto in precedenza, la prima semifinale Slam sul cemento per Dominic, la prima semifinale Slam in assoluto per Sascha.

L’inizio vede uno scambio di break nei primi due game, sia Thiem che Zverev tirano fortissimo, ma a tratti sono imprecisi. Come previsto l’austriaco pare avere qualcosa di più sullo scambio in termini di aperture degli angoli e potenza sul dritto, il tedesco ha dalla sua il rovescione bimane e un’autentica fucilata col servizio. La Rod Laver Arena è strapiena, la cosa bella è che non si percepisce un tifo particolare per nessuno dei due, c’è solo tanto entusiasmo per una gran partita. Sul 2-1 Thiem, 40-30 servizio Zverev, uno scroscio di pioggia (la classica nuvola di Fantozzi, il resto del cielo è sgombro, anche se nella notte sono previsti temporali forti) interrompe il gioco, viene chiuso il tetto, Sascha tira una prima e pareggia 2-2.

A livello tattico, è chiara l’intenzione di Dominic di incidere sul dritto di Sascha, che è il colpo di relativa debolezza del tedesco, ma non è semplice, perché il ritmo è altissimo e Zverev sta tenendo alla grande pure a destra. In particolare, il super-servizio del tedesco diventa un bell’appiglio a cui aggrapparsi ogni volta che i game di battuta diventano un minimo combattuti. Due bastonate vincenti ogni volta che ti trovi 30-30 risolvono tanti problemi, è un bel giocare con una “rete di protezione” del genere. E infatti, quando tocca a Dominic trovarsi sotto nel proprio game di servizio, sul 3-3 e 15-40, lo scambio si gioca e ne esce vincitore Sascha, che brekka ancora e sale 4-3, per poi rapidamente confermare il vantaggio per il 5-3. Un paio di errori dell’austriaco portano a un set-point, il rovescio in rete di Dominic decreta il 6-3 Zverev, per ora risultato giusto. Le statistiche ci dicono che Sascha ha 6 vincenti e 6 errori, Thiem 5/13, la differenza sta in quel “meno 8” di “Dominator”.

Alexander Zverev – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Zverev continua a servire come un treno, in questo momento mette a referto un clamoroso 92% di prime palle in campo, la più lenta delle quali va a 210 kmh, semplicemente quando batte lui non si gioca. All’improvviso, però, nel terzo game del secondo set ecco due doppi falli di fila, che paiono evocare i fantasmi del tremendo anno precedente, con quel fondamentale totalmente perso per strada. Arrivano come conseguenza due palle break per Thiem, la seconda, con il dritto in rete del tedesco, manda Dominic avanti 2-1 e battuta. Reagisce Sascha, pareggia 3-3 contro-brekkando, ma cede di nuovo il servizio nel game successivo, complice un nastro sfavorevole. Dominic sta dando tutto adesso, e si vede, che mazzate ragazzi. Il dato che spiega questo calo del tedesco, al netto della qualità dell’avversario, è la percentuale di prime palle, scesa al 65% in questo parziale. In generale, Sascha sembra aver un po’ smarrito il filo del gioco (“Si sta incasinando da solo”, mormora di fianco a me in tribuna l’imprescindibile Vanni Gibertini, con sintesi gergale ma ineccepibile).

Al servizio sul 5-4, Thiem subisce un contro-smash epico da parte di Zverev, con conseguente boato assordante dello stadio. Subito dopo si salva con un passante di rovescio al volo, la gente salta in piedi, roba da highlights da rivedere dieci volte, che bravi. Un altro smash fallito dall’austriaco porta a una palla break, annullata dallo sventaglio di dritto. Un drittaccio fallito ne provoca una seconda, cancellata dopo uno scambio di mazzate terrificanti, è un partitone adesso. Va a rete Thiem per prendersi il set-point e l’ace centrale chiude il parziale. Si ricomincia da 0-0, punteggio giusto, rimane l’impressione che Zverev nella parte centrale del set si sia fatto sfuggire l’avversario in modo colpevole, ma Dominic è stato bravissimo a prendersi di grinta tutte le occasioni che ha avuto. All’inizio del terzo set, Sascha ha 15 vincenti e 18 errori, Thiem 16/15, l’equilibrio è totale, potrebbe girare in favore dell’uno o dell’altro in qualsiasi momento. È passata un’ora e mezza.

Sull’1-0 Zverev, servizio Thiem, c’è un’interruzione del gioco (un problema alle luci dell’arena), il che ci concede una inevitabile “Sweet Caroline” di Neil Diamond cantata e ballata da tutto il pubblico, seguita da “Staying Alive” dei Bee Gees, sempre a volume super, disco-tennis insomma. Senza farsi distrarre Dominic tiene a 15, e continua con il “fuori tutto”, sparando bastonate a velocità spaventosa, il che lo porta a tre palle break consecutive, splendido l’austriaco a sbracciare senza margine in questa fase. La terza è buona per Thiem, che con un gran passante di rovescio si porta avanti 2-1 e servizio. Dominic, da metà secondo set, è indietreggiato molto, almeno due metri dietro la riga di fondo, trovando così sicurezza e percentuali. Zverev, per quanto fortissimo nel palleggio, non ha le armi tecnico-tattiche per approfittarne, ci fosse un Federer (per esempio), potrebbe punirlo con variazioni corte e discese a rete, Sascha non ci riesce, e se consenti a un bombardiere come Thiem di stare tranquillo a menare siluri da laggiù senza destabilizzarlo in verticale, sei fritto.

 
Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Palla del doppio break per Dominic sul 3-1, fallita di dritto, poi vantaggio Zverev e game, dopo uno scambio da urlo, con tanto di volée in tuffo dell’austriaco e successivo passante in corsa di Sascha. Ma che bella partita ragazzi, siamo 3-2. Sulle ali dell’entusiasmo il tedesco arriva a due palle break consecutive, la prima cancellata dal servizio di Dominic, la seconda fallita malamente sottorete. Thiem ne concede una terza, caccia uno slice sotto il nastro, ed è 3-3, tutto da rifare. Zverev sembra ritornato in ritmo col servizio, e di brutto pure, in un attimo va in vantaggio 4-3. Dominic non è da meno e lo agguanta sul 4-4. Passante lungolinea di rovescio clamoroso di Thiem, che porta lo 0-30, e soprattutto fa finire i “challenge” a Sascha, non il massimo a tre quarti di set. Una botta centrale col servizio, infatti, probabilmente buona, gli viene chiamata fuori sul 30-30, e purtroppo per lui non c’è nulla da fare. La reazione del tedesco è grandiosa: ace con la seconda, “vaffa” gridato e warning per verbal abuse, ace con la prima, 5-4 per lui, che personalità.

Zverev è “on fire” adesso, spara tutto senza esitare, benissimo anche Dominic che resiste alle fiammate dell’avversario da par suo, ma incappa in qualche errore di troppo. Arriva un set-point per Sascha, annullato dallo strepitoso rovescio in avanzamento di Thiem, poi un secondo, ancora cancellato in attacco da un drittaccio diagonale. Spettacolare Dominic adesso, 5-5, che bella partita ragazzi. Tre botte precise, condite da un serve&volley, ed è 6-5 Zverev, bel game tenuto da Thiem, ed è tie-break. Subito avanti l’austriaco con una gran demi-volée, un ace e una prima vincente, 3-0, poi due bastonate consecutive di Sascha e un errore, si cambia campo sul 4-2. Ancora ottimo al servizio Dominic, 5-2, poco dopo un super-dritto lo manda 6-3 e tre set-point. Servizio e rovescio, ed è 7-3 e due set a uno per lui. Fantastico, un set combattutissimo e giocato alla grande da entrambi.

I ragazzi se le suonano a tutto braccio senza rallentare anche nel quarto set, qualcosa gli scappa lungo a volte, ma è davvero un bello spettacolo questa battaglia a viso aperto. Si seguono i servizi senza grossi rischi (nessuna palla break) fino al 5-4 per Thiem. Il livello rimane altissimo, aperture lungolinea, cross improvvisi, velocità di palla pazzesca. Qualche soluzione di tocco tradisce un po’ di “mano di legno” dei due sottorete, ma non si può avere tutto. Esce bene da un momento delicato Sascha nel decimo game, 40-40 con Dominic a due punti dal match, ma impatta 5-5 aggrappandosi alla battuta. Zverev spara anche le seconde palle ora (ace a 213 kmh nel primo punto del dodicesimo game), quando sono passate tre ore e 32 minuti si gioca il tie-break.

Un doppio fallo di totale scoordinazione di Sascha, quasi dal nulla, con palla lunga sei metri, manda Thiem avanti 2-0, poi un passante fallito regala all’austriaco il 3-0. Due errori di fila di Dominic, è evidente la tensione qui, rimettono in corsa Zverev, che però regala subito un altro punto con uno smash scriteriato che rischia di atterrare in tribuna, 4-2. La sentono l’importanza del momento, eccome, e c’è da capirli. Sul 4-3 per Dominic, una chiamata sbagliata dal giudice di linea danneggia Sascha, che aveva preso la riga di fondo e il controllo dello scambio, due sventagli di dritto valgono il 6-3 per Thiem e tre match point. Nicolas massu, nel suo box, non sta nella pelle. Ace Zverev, poi una volée comoda chiude la contesa, terza finale Slam per Dominic, bell’abbraccio con l’avversario. Con Djokovic i precedenti sono 6-4 per il serbo.

Dominic Thiem – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Thiem a fine match: “Penso che sia incredibile, un match irreale, così tirato, lui era quasi impossibile da brekkare. Ho vinto con Rafa, era stata così intensa, ma l’adrenalina mi ha fatto recuperare bene. In partite di questo livello i dettagli fanno la differenza, ci sono stati colpi pazzeschi, per me il suo contro-smash è stato il colpo del torneo. Le canzoni dell’interruzione? Beh, sono quelle che ascolto quando vado a sciare in Austria! I set point, ho dato tutto per annullarli, ma l’ho fatto sempre, mi sono anche tuffato e sul cemento non è il massimo! I tie-break, beh, vero, mi sta andando bene in questo torneo, tre con Rafa, due con Sascha, e il primo del torneo lo avevo pure perso! La tensione a momenti non è facile da reggere… sì lo so che lui ha avuto alte percentuali alla battuta, ho fatto del mio meglio, per fortuna ci sono i tie break sennò staremmo ancora giocando! Lui ha giocato male in ATP Cup, ma si meritava questo risultato, è una svolta per lui, avremmo potuto vincere tutti e due, forse la mia esperienza mi ha aiutato. Ma ha 22 anni, non dovremo aspettare molto per vederlo alla fine di uno Slam. Djokovic? Ci proverò, ho fatto due finali a Parigi contro Rafa, adesso Nole qui, prima il Re della terra rossa e adesso il Re dell’Australia, li affronto tutti”.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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Orfani del tennis: i dieci momenti memorabili della storia del torneo di Miami

La rimonta di Federer con Nadal, le sei vittorie di Agassi e lo splendido gesto di fair play del 1994, il primo sigillo di Djokovic: riviviamo i momenti indimenticabili del torneo di Miami

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Secondo il calendario originale, oggi sarebbe stato il giorno di ‘scollinamento’ del Masters 1000 di Miami, che disteso sui canonici dieci giorni si sarebbe concluso fra una settimana – domenica 5 aprile. Nulla di tutto ciò è accaduto, dacché la pandemia di COVID-19 si è abbattuta anche sul tennis e ha fermato tutto, ma grazie a un articolo pubblicato sul sito ufficiale dell’ATP possiamo rivivere i momenti più significativi della storia di questo torneo che si è disputato senza interruzioni dal 1985 al 2019.

1991: Jim Courier completa il primo “Sunshine Double”

Iniziata con il trionfo di Boris Becker su Ivan Lendl all’Australian Open, la stagione 1991 vide tra gli indiscussi protagonisti il ventunenne americano Jim Courier. Vincitore prima di allora di un solo torneo (Basilea 1989), il tennista di Sanford, numero 23 della classifica ATP, riuscì a trionfare prima a Indian Wells battendo in finale il francese Guy Forget e poi a Miami superando il connazionale David Weathon. Con il successo ottenuto sia in California che in Florida, Jim Courier è diventato il primo tennista della storia a vincere nello stesso anno entrambi i tornei americani di inizio stagione. Gli altri tennisti capaci di raggiungere tale traguardo sono stati: Michael Chang (1992), Pete Sampras (1994), Marcelo Rios (1998), Andre Agassi (2001), Roger Federer (2005, 2006, 2017) e Novak Djokovic (2011, 2014, 2015, 2016).

1994: trionfa Sampras, ma il premio sportività va ad Agassi

Nell’edizione 1994 Andre Agassi era numero 31 della classifica mondiale, la posizione più bassa da lui ricoperta dal 1987. Dopo aver battuto, tra gli altri, sia Boris Becker che Stefan Edberg, riuscì a qualificarsi per la finale, la prima da lui disputata sotto la guida dell’allenatore Brad Gilbert. Prima dell’inizio del match Agassi entrò nello spogliatoio. Il campione in carica Sampras, però, non era in grado di scendere in campo nell’orario di inizio previsto a causa di un’intossicazione alimentare. Il “Kid di Las Vegas” avrebbe potuto vincere per walk over ma non volle. Accettò di posticipare l’inizio dell’incontro. Pete si sottopose a una flebo di 90 minuti, scese in campo, a stomaco vuoto, e vinse: 5-7, 6-3, 6-3 il punteggio finale. Un grande gesto di fair play costato caro al tennista di Las Vegas. “Se non riesco a battere il miglior giocatore del mondo, non merito il trofeo e certamente non lo merito se non riesco a batterlo quando sta male” ammise Agassi al termine del match. “Ha mostrato grande classe, questo gesto non lo dimenticherò mai” dichiarò Sampras.

 

1997: l’ultima rinascita di Muster

Otto anni prima, nel 1989, Thomas Muster subì a Miami l’infortunio più sfortunato della storia. Dopo aver battuto Yannick Noah in una splendida semifinale recuperando due set di svantaggio, l’austriaco, mentre stava tornando in hotel venne colpito da un auto, una Lincoln Continental guidata dal trentasettenne Robert Norman Sobie. Thomas fu sbalzato per sei metri subendo un gravissimo infortunio al legamento crociato del ginocchio sinistro. La finale che avrebbe dovuto giocare con Ivan Lendl ovviamente saltò, svanendo così, anche se solo temporaneamente, il sogno di vincere il torneo americano. Nel 1997 Muster, ancora a Miami, riuscì a completare ciò che la sfortuna aveva interrotto otto anni prima. Da numero 2 del ranking, dopo aver battuto Jim Courier in semifinale, sconfisse in finale lo spagnolo Sergi Bruguera in tre set. A distanza di otto anni, dopo quel drammatico 1° aprile 1989, finalmente poté alzare al cielo la coppa del vincitore. Per l’austriaco fu il 44° e ultimo trionfo in carriera, il primo in un Masters 1000 sul cemento.

1998: Marcelo Rios diventa numero 1 del mondo

Venti giorni straordinari, passando dal deserto della California al caldo umido della Florida, regalarono a Marcelo Rios la prima posizione mondiale nel marzo 1998. Il talentuoso tennista cileno, che ad inizio marzo aveva 939 punti in meno del numero 1 del mondo Pete Sampras, sconfisse nella finale di Indian Wells il britannico Greg Rusedski e a Miami Andre Agassi. I match del Miami Open che portarono Rios sulla vetta del ranking mondiale furono seguiti in tv da tutto il Cile. Un’intera nazione letteralmente incollata davanti ai televisori. Il tennista di Santiago rimase in vetta al ranking complessivamente per quattro settimane, dal 30 marzo al 27 aprile, e poi nuovamente per altre due settimane, dal 10 al 24 agosto, sempre nell’anno 1998. Ad oggi è il primo e unico tennista cileno ad aver raggiunto la prima posizione mondiale, nonché il primo e unico tennista ad aver raggiunto tale posizione senza aver mai vinto un torneo dello Slam.

2003: Agassi trionfa per la terza volta di fila, sesta complessiva a Miami

Dopo il trionfo all’Australian Open di qualche settimana prima, il campione in carica di Miami Andre Agassi si presentava a Key Biscayne con grandi aspettative e con i favori del pronostico. Aspettative che non furono deluse. Il trentatreenne americano, numero 2 del ranking, dominò la finale contro la testa di serie numero 5, Carlos Moya, aggiudicandosi per la sesta volta in carriera il titolo di campione. Per Agassi si trattò del terzo trionfo consecutivo dopo quello del 2001 contro Jan-Michael Gambill e del 2002 contro Roger Federer. I sei titoli di Agassi conquistati a Miami sono stati poi eguagliati da Novak Djokovic nel 2016.

2005: Federer e Nadal si sfidano per la prima volta in finale

Nel 2004 Roger Federer e Rafael Nadal si affrontarono per la prima volta in carriera al terzo turno del Miami Open, dando vita al primo capitolo della loro rivalità. Nel 2005 di nuovo l’uno contro l’altro: questa volta però in finale. Dopo essere stato in svantaggio di due set e a soli due punti dalla sconfitta, Roger Federer riuscì nell’impresa di ribaltare l’incontro, ottenendo la 18° vittoria consecutiva nelle finali a livello di tour: 2-6, 6-7 (4), 7-6 (5), 6-3, 6-1 il punteggio finale in tre ore e quarantuno minuti di gioco. “Non mi aspettavo di riuscire a ribaltare la partita. Non ne ho recuperate tante quando sono stato in svantaggio di due set a zero, sono estremamente felice ed esausto” dichiarò Federer al termine del match.

2007: Novak Djokovic si aggiudica il primo Masters 1000 della carriera

Vincitore (prima di Miami) di soli tre titoli ATP e numero 10 del ranking mondiale, nel 2007 sul cemento di Key Biscayne, Novak Djokovic si aggiudicò il primo Masters 1000 della carriera battendo in finale il qualificato argentino Guillermo Canas. Il serbo con i suoi diciannove anni divenne il più giovane campione nella storia del torneo. “Ogni volta che vinci qualcosa, o comunque se sei il giocatore più giovane a farlo, o se fai qualsiasi record è sempre fantastico. Significa che il tuo nome è nella storia di questo sport. Ne sono orgoglioso. So di aver lavorato duramente per raggiungere tale traguardo. Spero che questo sia solo l’inizio di una lunga carriera” dichiarò il serbo ai giornalisti al termine dell’incontro. Sarebbe andata esattamente in quel modo.

2011: Un Djokovic perfetto batte Nadal in una finale mozzafiato

Già vincitore di Australian Open, Dubai e Indian Wells, Novak Djokovic arrivò alla finale dell’edizione 2011 del torneo di Miami senza perdere mai il servizio. Un inizio di stagione incredibile per il tennista serbo che, anche nella finale di Key Biscayne, mise in mostra il suo miglior tennis dando una dimostrazione pazzesca di solidità. Dopo tre ore e ventuno minuti di battaglia Novak Djokovic riuscì ad avere la meglio su Rafael Nadal con il punteggio di 4-6, 6-3, 7-6 (4). “È stata una partita super equilibrata, poteva finire in entrambi i modi. È stata una delle migliori che abbia mai giocato in carriera” dichiarò Nole. Nel 2011 il serbo rimase imbattuto fino al Roland Garros quando si arrese in semifinale a Roger Federer. 

2017: Federer vs. Kyrgios: uno dei match dell’anno

Dopo l’incredibile Australian Open culminato con il successo in finale contro Rafael Nadal, Roger Federer diede spettacolo anche a Miami. La semifinale dell’edizione 2017 tra Roger Federer e Nick Kyrgios fu la partita del torneo. Un match epico, lottato dal primo all’ultimo punto. Una carrellata di emozioni in cui lo svizzero riuscì a salvare vari set e l’australiano match point. Dopo tre ore e dieci minuti di battaglia, il tennista di Basilea si impose per 7-6 (9), 6-7 (9), 7-6 (5). “È stato fantastico. Non capita spesso di vincere una partita con tre tiebreak” dichiarò lo svizzero. “È stato bello vincere in questo modo, anche perché ricordo ancora la sfida contro di lui a Madrid nel 2015”. (ndr. In quell’occasione vinse Kyrgios per 6-7 (2), 7-6 (5), 7-6 (12) dopo aver salvato due match point).

2019: Benvenuti all’Hard Rock Stadium…

Dopo trentadue edizioni disputate a Crandon Park (dal 1987 al 2018), il torneo di Miami ha dato addio allo storico impianto di Key Biscayne. Dal 2019, infatti, il torneo si è trasferito all’Hard Rock Stadium, l’impianto che ospita la squadra di football dei Miami Dolphins. La nuova sede presenta 29 campi da gioco di cui 11 costruiti nei parcheggi meridionali dell’Hard Rock Stadium. La prima edizione nella nuova sede è stata vinta da Roger Federer che si è imposto in finale sull’americano John Isner.

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Coronavirus: tennis fermo fino a giugno, ranking congelati. Tutti contro il Roland Garros

Comunicato congiunto dei due tour: non si giocherà a Roma e Madrid, né da altre parti sulla terra battuta. Tutti d’accordo e schierati contro la FFT

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Lo stadio Pietrangeli gremito durante gli Internazionali BNL d'Italia 2019 (foto Felice Calabrò)

Lo spostamento del Roland Garros da maggio a settembre lo aveva lasciato intuire, ma adesso c’è anche l’ufficialità: dopo i tornei di aprile, salta anche tutto il mese di maggio dei circuiti ATP e WTA. In pratica, per il momento non ci sarà alcuna stagione su terra battuta. Questo impatta sui due grandi tornei combined rossi, il Mutua Madrid Open e gli Internazionali BNL d’Italia di Roma.

Gli spagnoli hanno già confermato la cancellazione del torneo per il 2020: in prima pagina sul sito ufficiale del torneo campeggia la notizia che l’edizione di quest’anno non avrà luogo. Stesso iter per l’ATP 250 di Estoril. La Federtennis italiana invece non ha ancora preso una posizione ufficiale, sebbene permanga la certezza che il torneo non potrà disputarsi nelle date previste. Il comunicato pubblicato sui sociali degli IBI prende atto della sospensione ma non conferma la cancellazione definitiva del torneo.

In uno scenario in cui ormai si procede da un rinvio all’altro, si dovrebbe riprendere a giocare – condizionale quantomai d’obbligo – con i tornei su erba previsti per la settimana dall’8 al 14 giugno, che al momento restano programmati come previsto. Si tratta dei tornei di Stoccarda (maschile) e Nottingham (femminile) assieme al combined di ‘s-Hertogenbosch.

Ultima notizia rilevante: i ranking ATP e WTA rimarranno congelati fino a quella data. Dunque i punti conquistati nella scorsa stagione non verranno scalati, per il momento.

 

Di seguito proponiamo la traduzione completa del comunicato congiunto di ATP, WTA, ITF e delle organizzazioni di tre Slam su quattro; è escluso solo il Roland Garros, al quale è rivolto un attacco più o meno velato in coda al comunicato.

“Dopo attenta analisi e a causa dell’epidemia in corso di COVID-19, tutti i tornei ATP e WTA della stagione primaverile sulla terra battuta non saranno giocati nelle date inizialmente previste. Questo include i tornei combined ATP/WTA di Madrid e Roma, insieme ai tornei WTA di Strasburgo e Rabat e ai tornei ATP di Monaco, Estoril, Ginevra e Lione.

La stagione del tennis professionistico è ora sospesa fino al 7 giugno 2020, inclusi i tornei Challenger e ITF. Al momento i tornei previsti dall’8 giugno in avanti sono ancora in calendario come previsto. In seguito a questa decisione, i ranking ATP e ATP saranno congelati per tutto questo periodo e fino ad ulteriore comunicazione.

Le sfide che comporta la pandemia di COVID-19 per il tennis professionistico richiedono la più ampia collaborazione di sempre da parte di tutti nella comunità tennistica, in modo che il nostro sport possa andare avanti nell’interesse di giocatori, tornei e tifosi.

Stiamo vagliando tutte le opzioni per preservare al massimo il calendario tennistico in base a varie possibili date di ripresa dei due Tour, data che resta sconosciuta in questo momento. Siamo in prima linea per risolvere tali questioni con i nostri giocatori e responsabili dei tornei oltre agli altri enti che governano il tennis nelle settimane e nei mesi a venire”.

Come detto, arriva in coda la chiara stoccata alla Federazione francese che ieri ha annunciato lo spostamento dello slam parigino destando stupore e sdegno tra gli addetti ai lavori:

Questo non è il momento di agire unilateralmente bensì all’unisono. Tutte le decisioni relative all’impatto del Coronavirus sul tennis necessitano di adeguati consulti e revisioni con le parti in causa, un’opinione condivisa da ATP, WTA, ITF, AELTC, Tennis Australia e USTA”.

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ATP

Gli ultimi vincitori di Indian Wells: Johnson fa suo il Challenger, Begu il WTA 125K

La rumena supera Doi con un doppio 6-3. Sock perde il derby in finale ma mostra segnali di ripresa. La finale dell’ATP Challenger resterà probabilmente l’ultima partita giocata quest’anno a Indian Wells

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Irina Camelia Begu - WTA 125K Indian Wells 2020 (foto Luigi Serra)

Si sono conclusi nella nottata di ieri i due Challenger di Indian Wells maschili e femminili. Eventi che probabilmente resteranno gli unici giocati in California quest’anno, vista la cancellazione del Masters 1000 di Indian Wells a causa del coronavirus.

ATP – Partiamo proprio da quella che potrebbe essere l’ultima partita giocata ad Indian Wells quest’anno, la finale del Challenger maschile tra Jack Sock e Steve Johnson. Un derby tutto americano, tra due tennisti che venivano da momenti simili ma diametralmente opposti. Il vincitore di Parigi-Bercy 2017 Jack Sock, non aveva vinto una partita a livello ATP/Challenger dagli ottavi di finale di Bercy del 2018 contro Jaziri fino alla recentissima vittoria di primo turno contro Albot a Delray Beach. Un calvario durato due anni che forse sembra essere in via di risoluzione. L’americano ha fatto rivedere in questa settimana sprazzi del suo gioco, battendo in partite durissime ottimi avversari come Kudla e Donskoy e soprattutto la testa di serie numero 1 Ugo Humbert.

Discorso non troppo diverso per Steve Johnson, reduce da un 2019 molto deludente e che quest’anno ha deciso di ripartire dai Challenger, una scelta che finora sta pagando. Il tennista californiano ha già vinto il Challenger di Bendigo, in finale contro il nostro Stefano Travaglia, e raggiunto le semifinali di Newport Beach. Alla fine è stato Steve Johnson a prevalere (6-4 6-4), come nel precedente scontro tra i due proprio a Delray Beach. In una partita tra due giocatori molto simili, dal servizio e dritto potenti, ha prevalso quello più in forma. Restano però tanti segnali positivi per Sock, che sembra essere tornato quantomeno un giocatore di tennis ed esce dalla California con tanta fiducia in più. Johnson sale di 12 posizioni e si porta al numero 63, ma il balzo in avanti più pesante è di Sock, che passa da non avere classifica ad essere il numero 383 del mondo.

Steve Johnson – ATP Challenger Indian Wells 2020 (via Twitter, @OracleChallngrs)

WTA Primo trionfo in un 125k (quarto della carriera a livello WTA) per la tennista rumena Irina Begu. La degna ciliegina di un torneo pienamente meritato da parte di Begu, che non ha lasciato nemmeno un set nella strada verso la finale. La tennista rumena ha raccolto scalpi eccellenti durante il torneo come quello di Taylor Townsend, ottavi di finale allo scorso US Open e giustiziera di Halep, sconfitta nettamente per 6-0 6-2, e delle due padrone di casa Kristie Ahn e Jessica Pegula. In finale non ha lasciato scampo alla tennista giapponese Misaki Doi (6-3 6-3), che aveva raggiunto la finale sfruttando il ritiro di Vera Zvonareva. La differenza di forma tra le due è stata netta, con Doi che nel 2020 non aveva ancora vinto una partita se non nelle qualificazioni di Doha. Begu continua a risalire nel ranking dopo la vittoria dell’ITF del Cairo due settimane fa, e riprende 23 posizioni portandosi al numero 81 del mondo. Consolazione comunque per Doi, che guadagna 10 posizioni e questa settimana sarà numero 76 del mondo.

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