Novak Djokovic o “delle seconde che sono prime”

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Novak Djokovic o “delle seconde che sono prime”

Proponiamo di seguito una digressione su uno spunto di fivethirtyeight.com, che ha spiegato nei numeri i progressi della seconda di servizio del campione serbo

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Novak Djokovic - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Nel saggio “Roger Federer both flesh and not” (inizialmente “Federer as religious experience”), David Foster Wallace riporta la risposta dello svizzero alla domanda su quanto contasse per lui essere un giocatore esteticamente piacente, che era stata, nelle parole di DFW, sintomatica in quanto non era una risposta definitiva ma rimaneva un insight di raro interesse. In sostanza, Federer aveva in qualche modo sminuito il tema della propria grazia ultraterrena (cosa che i suoi sponsor certamente non fanno), affermando che quell’aspetto è sì importante, ma allo stesso tempo è soltanto una prima impressione di chi guarda, e non ha un impatto significativo su come lui affronta la questione, piuttosto rilevante per un atleta, della vittoria e della sconfitta.

Un discorso simile potrebbe essere fatto per il servizio di Novak Djokovic, perennemente sottovalutato dal pubblico per l’apparente aporia davanti a cui ci pone il suo stile gioco: ciò che l’eye test degli osservatori trae dalle partite del serbo sono la flessibilità, la copertura di campo, le risposte fra i piedi dell’avversario, ma in poche parole ciò che si nota è la consistenza di Nole nello sbagliare dal poco all’infinitesimale, nonostante il suo sia tutto tranne che un gioco di rimessa, grazie ai continui anticipi con cui taglia gli angoli e pressa gli avversari, e grazie anche, in misura considerevole, proprio alla battuta – ricordiamo tutti le difficoltà a cui andò incontro per via delle condizioni vegetative del colpo causate dai problemi al gomito del 2017, quando fu costretto a modificare temporaneamente l’esecuzione del colpo per non stressare l’articolazione, perdendo velocità e spazzolata.

Infatti, quando nel 2018 il New York Times ha indetto un sondaggio fra giocatori e addetti ai lavori, sia la prima che la seconda di Djokovic sono risultate fra le migliori del circuito, guadagnandosi un posto appena fuori dalla Top 5 (in entrambe le categorie il quintetto top era Isner-Karlovic-Raonic-Federer-Anderson, in diverso ordine), e i dati sembrano confermarlo: stando al sito dell’ATP, Nole ha l’ottavo miglior serve rating’ dell’ultimo anno di tennis, un dato figlio soprattutto del settimo posto nella percentuale di game vinti e del quinto per punti vinti sulla seconda.

Novak Djokovic – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Proprio sulla seconda si è focalizzata Amy Lundy di fivethirtyeight.com, che ha certificato nei numeri come il colpo abbia fatto un ulteriore salto in avanti durante gli Australian Open, rendendolo ancora meno giocabile – e non è che prima… Stando ai rilevamenti Infosys del torneo, il N.2 ATP ha aggiunto circa 10 chilometri orari alla sua seconda palla, attestandosi sui 167 all’ora, un dato non troppo lontano dai 190 della prima di servizio, e soprattutto più alta di quella di giocatori considerati molto più aggressivi con questo fondamentale, come Nick Kyrgios (anche se difficilmente Djokovic proverà mai a spingerla così tanto sul 5-5 del tie-break del terzo…).

L’autrice ha evidenziato maggiormente due dati. Innanzitutto, che all’aumento di velocità non è corrisposto un aumento dei doppi falli – 13 nei primi 6 match, lo stesso dato del 2018. E poi, ancora più significativamente, che non solo Djokovic ha reso più pesante il colpo, ma l’ha shakerato con un approccio tecnico non convenzionale in termini di spin: quasi tutti i giocatori optano per una prima piatta o slice, riservando il kick per le seconde, che hanno il vantaggio di un passaggio molto più alto sulla rete e generano un rimbalzo altrettanto elevato. Djokovic, però, sta servendo con frequenza lo slice sulla seconda, aumentando l’effetto sorpresa contro avversari usi a colpi lavorati ma non troppo rapidi, magari assumendo una posizione più avanzata che non dà il tempo di reagire a una diversamente prima di servizio.

Il tipo di effetto è poi legato a un piazzamento differente rispetto alla doxa delle seconde palle, predicata sulla ricerca del rovescio avversario: il box del servizio viene tradizionalmente diviso in tre fasce, esterna, al corpo, e all’incrocio delle righe, con le seconde generalmente a cercare l’incrocio da destra e soprattutto la linea esterna da sinistra, dove il kick diventa fondamentale per far colpire l’avversario all’altezza della spalla. Nole, ancora una volta, sta facendo il contrario, cercando il dritto avversario senza problemi grazie alla corposità del suo colpo: delle 40 seconde dal deuce court tirate nei primi quattro match, 22 sono state indirizzate verso l’esterno del campo, attaccando il dritto dell’avversario in tre di queste partite – fa ovviamente eccezione il terzo turno con il mancino Nishioka; discorso simile per la seconda da sinistra, con 28 su 45 tirate al centro.

Ma da dove si origina la teoria contro-intuitiva che ha portato a questo cambiamento tattico? Due cose vanno dette. Innanzitutto, al di là di ogni discorso specifico, la velocità della battuta di Djokovic è cresciuta in toto, e una grande prima favorisce rischi sulla seconda: nei primi tre turni, ha messo a segno più del doppio degli ace rispetto allo scorso anno, 47-23; a parità di match, e con meno turni al servizio giocati, ha messo a segno più ace di Federer, 70 a 66, e solo un paio in meno rispetto a Zverev; e nella prima settimana del torneo ha colpito il 61% delle sue seconde sopra ai 170 chilometri orari.

Per un’eziologia più precisa, invece, ci viene il soccorso ancora una volta Craig O’Shannessy, che lo scorso dicembre ha scritto un feature sugli ace di seconda messi a segno dall’attuale Top 10 nei Masters 1000 giocati fra il 2011 e il 2019, mostrando come l’84% di questi sia generato da servizi contro il dritto (47% da sinistra, 37% da destra). E chi guidava questa speciale classifica? Proprio Djokovic, che quindi sta portando nel mainstream del suo gioco uno schema indie che ha sempre avuto – è un po’ il Tommaso Paradiso dei servizi.

Novak Djokovic a Parigi-Bercy 2019 (foto Twitter @RolexPMasters)

Ora però deve arrivare la domanda pragmatica: e la Grecia, e la mitologia, e tagliamo la mela… ma intanto i 15 li porta a casa? La risposta pare essere un inequivocabile sì, perché nei quattro match di cui sopra Djokovic ha vinto il 74% dei punti sulle seconde tirate in queste direzioni, un dato Isneriano se pensiamo che nessuno va sopra il 61% di punti totali vinti con la seconda nel torneo, e che la sua percentuale di punti vinti sulla seconda fino agli ottavi è salita dal 57% al 60% – va ricordato che l’ottavo dello scorso lo vide affrontare un ribattitore come Medvedev, ma quello di quest’anno non gli ha portato più fortuna da questo punto di vista, opponendogli Diego Schwartzman, un altro dei migliori ribattitori del globo.

Obiezione: va sottolineato come negli ultimi match del torneo la frequenza della seconda anomala sia scesa, visti anche gli accoppiamenti con tre avversari dal dritto eccellente quali Raonic, Federer (mutatis mutandis per le sue condizioni, ovviamente) e Thiem, e scesa la frequenza è anche scesa la velocità media del colpo, seppur in maniera non troppo significativa: 158 all’ora con il canadese, 161 con Federer, mentre Thiem merita un discorso a parte.

Nell’atto finale, Djokovic ha servito la seconda a 151 km/h, rimanendo costante in tutti i set ad eccezione del primo, in cui delle percentuali di servizio stratosferiche (80% di prime in campo) gli hanno consentito di spingere oltremodo le sole cinque seconde avute a disposizione, per una media di 166 chilometri orari. È dunque evidente come questa nuova gestalt non sia ancora insita nella psiche tennistica del serbo, ma piuttosto qualcosa da usare quando tutto gira al massimo per infierire sui malcapitati che lo affrontano. In finale Djokovic ha chiaramente voluto mandare un messaggio di dominio territoriale, conscio della fatica e della poca familiarità del Dominator con la tipologia d’incontro, ma è evidentemente poi stato punto dalla caparbietà e sono-Diesel-come-Stan-ti-ricordi-quelle-duefinali dell’austriaco, per nulla intimidito da questo inizio esondante di Nole, costringendolo a tornare a schemi più tradizionali per domarlo di puro acido lattico.

Obiezione all’obiezione, però: il neo-N.1 ATP è forse il giocatore più raziocinante nella storia di questo sport, e quindi la minor frequenza della seconda al dritto non si è tradotta in una sua minor efficacia: 53% con Raonic (in un match in cui ha avuto solo il 48% sulla seconda); 67% con Federer (54% totale); e 57% in finale contro 51. Contro l’austriaco, tre slice da destra sono da sottolineare per indicare l’importanza del colpo: il primissimo punto, la palla break salvata sul 4-4 15-40 del primo set, e una che forse gli ha vinto la partita, sul 4-3 30-30 nel quinto, quando Jacopo Lo Monaco di Eurosport ha commentato lapidario che Thiem dovesse aspettarsi quel colpo, vista la sua efficacia lungo l’arco del torneo e in punti importanti, aspetto discusso anche da Wilander nel pre-partita.

 
Novak Djokovic e Dominic Thiem – Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Sembra chiaro, dunque, che quest’arma non sia solo un atout da usare per sorprendere l’avversario, ma piuttosto una bona fide freccia in faretra che verrà usata con continuità, certamente anche grazie all’input di Goran Ivanisevic, che di servizio si intende parecchio. Chissà che ciò non sia parte di un disegno più offensivo, similmente a quanto fatto da Nadal con Moya per ridurre i carichi nel crepuscolo della carriera. Se così fosse, più che di crepuscolo si dovrebbe parlare di Aurora Boreale, che ormai per Nole consiste in un solo grande obiettivo, il Doppio Sorpasso.

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ATP

Internazionali di Roma: Musetti finisce la benzina, steso da Koepfer

Esausto mentalmente e fisicamente, il 18enne azzurro raccoglie 4 giochi contro il tedesco che si limita a fare il suo Resta una settimana da ricordare per Lorenzo

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Lorenzo Musetti - Internazionali BNL d'Italia 2020 (via Twitter, @nextgenfinals)__

[Q] D. Koepfer b. [Q] L. Musetti 6-4 6-0

Non c’è nulla del Lorenzo Musetti che abbiamo ammirato ai turni precedenti nella sconfitta patita in poco più di un’ora contro l’altro qualificato Dominik Koepfer, solido quanto basta per avere ragione di un avversario evidentemente limitato da un problema alla spalla, trattata senza benefici dal fisioterapista al termine del primo parziale. Niente rovesci filanti né tocchi sopraffini, allora, e ci si ì dovuti accontentare di guardare questo tedesco riapparso sui radar dopo gli ottavi allo US Open 2019 a spese di un pessimo Monfils e, prima, di un Alex de Minaur forse impressionato dal nome di battesimo dopo la batosta subita da Thiem e di sicuro poco a suo agio sulla terra battuta. Terra che è la superficie dichiarata preferita da Koepfer, a dispetto della sua programmazione e dei risultati – almeno fino oggi.

L’occasione è ghiotta – insperata fino a un paio di giorni fa – per entrambi e non sorprende una certa tensione nei primi giochi. Tensione che si nota subito nel dritto di Lorenzo, non solo stilisticamente non all’altezza del rovescio, ma certo meno naturale e quindi maggiormente soggetto ai momenti di difficoltà. Ma è tutto il suo tennis (che non è poco) a non girare in modo preoccupante, con prevedibili errori quando si tratta di tocchi delicati o lo smash che ci riporta all’ultimo punto di Sinner contro Dimitrov. Non che il mancino di Furtwangen lasci andare il braccio e offra chissà quale spettacolo; tutt’altro, ma riesce almeno ad attendere l’altrui errore senza combinare troppi disastri; sale così 4-1 nonostante la doppia opportunità del nostro di riprendersi il break subito al terzo gioco, con annesso rimpianto per una risposta slice di rovescio rimasta sulle corde. Musetti accenna a liberarsi e prova ad aggredire qualche palla con successo, ma Koepfer si affida al servizio per mantenere il vantaggio. Atteso al varco del 5-4, Dominik si ritrova sotto come da copione, però esce bene dal 30-40 colpendo al volo dopo un efficace servizio a uscire. Poco più del 50% di prime in campo per Lorenzo che chiede il MTO per farsi trattare un fastidio alla spalla destra che gli scende su tutto il braccio.

 

Senza sorpresa, Musetti cede il servizio in apertura di secondo parziale e, sconsolato, si dirige vero l’altra metà campo massaggiandosi la spalla. Di nuovo, Koepfer risale dal 15-40 andandosi a prendere i punti a rete, ma è chiaro che il match è compromesso. Prova ancora le smorzate – le sa fare –, ma sembrano più dettate dalla voglia di uscire dal campo o giustificare la sua condizione che dalla ricerca di un modo per conquistare punti rapidi, così da restare a galla nel punteggio e, magari, buttarla in una lotta di nervi come Jannik al quinto set contro Khachanov a New York. Se il diciottenne carrarese quasi non gioca, questo tedesco non si fa distrarre dalla situazione favorevole e continua spingendo dritti arrotolati e rovesci più filanti, accompagnando diversi punti con i necessari urli. Dagli spalti, Novak Djokovic vede Koepfer raggiungerlo ai quarti di finale. Resta comunque l’ottimo torneo di Musetti, che la prossima settimana dovrebbe assestarsi al 180° posto del ranking.

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Internazionali di Roma: Dimitrov rimonta Sinner e va ai quarti

L’azzurro è partito meglio, ma si è dovuto arrendere alla varietà delle rotazioni del bulgaro al quinto match point. Jannik esce dal torneo fallendo uno smash facile

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Jannik Sinner - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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Termina la corsa di Jannik Sinner a Roma, sconfitto negli ottavi da Grigor Dimitrov, testa di serie N.15, con il punteggio di 4-6 6-4 6-4 in due ore e 24 minuti. Peccato per il finale di partita, perché Sinner era riuscito a rientrare nel match a sorpresa, ma è stato tradito dal servizio nel momento decisivo.

Fino a questo match, la settimana del bulgaro è stata di difficile interpretazione, perché se da un lato è parso molto ispirato, dall’altro il livello degli avversari (il nipponico e il nostro Gianluca Mager, ottimo nel primo set) non ha consentito di fare una stima precisa del livello del bulgaro, parso in grande difficoltà atletica a New York, dove ha perso due volte in pochi giorni contro Marton Fucsovics, implodendo stile Djenga in entrambi casi al set decisivo. A Roma ha raggiunto gli ottavi una sola volta prima di quest’anno, nel 2014, quando arrivò fino alla semifinale.

Primo confronto fra i due. Rispetto a Tsitsipas, il bulgaro ha uno slice molto più mellifluo, che gli permette quantomeno di sbagliare di meno in giornate di scarsa vena, ma è meno incisivo con la sbracciata (e questo lo limita in risposta anche sulla terra, perché gli impedisce di sfruttare maggiormente gli angoli aspettando profondo) e non ha la stessa carica agonistica del greco, che contro Sinner è arrivato al terzo set di puro orgoglio.

PRIMO SET – Il break per l’azzurro è stato immediato e a zero, e senza dover fare niente di particolare: Grisha ha messo solo una prima e ha accettato il duello sulla diagonale di sinistra, uscendone prevedibilmente sconfitto. Sinner ha quasi restituito il favore, concedendo il 15-40 con un paio di unforced, ma si è salvato con un dritto inside-in e con un contropiede di rovescio. La wildcard ha stentato un po’ con la seconda, anodina per velocità e angoli, favorendo il dritto a sventaglio dell’avversario, ma si è salvato in una terza circostanza con la prima, e si è preso il 2-0. Nel quinto gioco, Sinner ha rimontato da 0-30 e si è procurato una palla del doppio break continuando a dominare sulla diagonale di sinistra, ma ha sprecato con un dritto lungo. Un ottimo passante in corsa gliene ha data una seconda, ma il bulgaro si è salvato con la prima.

In generale, però, nel parziale non c’è mai stata l’impressione che il campione delle Finals del 2017 avesse in mano l’iniziativa, soprattutto per via di scelte tattiche eufemisticamente non troppo assennate (una costante della sua carriera), mentre Sinner ha tutto sommato sempre avuto chiaro il piano partita, al di là delle imprecisioni con il dritto, spesso e volentieri correlate a questo desiderio di imposizione della propria volontà sul match, e con il passare dei minuti ha iniziato a servire quasi solo kick da sinistra, sempre più puntuti. Nell’ultimo gioco del set, Sinner è stato bravo a rientrare da 0-30 e ha chiuso con tre prime vincenti diverse fra loro, botta centrale da sinistra, kick centrale e kick esterno – 6-4 in tre quarti d’ora.

SECONDO SET – L’inizio del secondo parziale è stato identico al precedente, con un break a zero per l’altoatesino, stavolta coadiuvato dal nastro, che ha appoggiato un suo dritto e rimbalzato un monomane di Dimitrov. Stavolta, però, il bulgaro si è saputo rialzare, è salito 0-40 con una risposta profonda di rovescio, ed è venuto a prendersi il primo break di giornata a rete alla seconda opportunità.

Dopo una fase più lucida con il dritto, con il terzo colpo (quello che segue servizio e risposta) e soprattutto con i colpi tagliati, Dimitrov ha concesso due palle break con due errori non forzati, ma si è salvato – qualche rimpianto per Sinner sulla prima, sprecata con un dritto in manovra sparato a metà rete. Decisamente più bello l’incontro in questa fase, grazie a un Grisha più registrato ma consapevole di non potersi scoprire troppo sul lato del rovescio e a un Jannik altrettanto solido con la prima (8/11 per lui, 11/14 per l’avversario nei primi nove game del set). Nel decimo gioco, però, Dimitrov si è inventato un paio di difese fenomenali, e si è guadagnato un set point, sfruttato con delle buone affettate che hanno portato Sinner all’errore, chiudendo il set dopo 44 minuti.

 
Jannik Sinner – Internazionali d’Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

TERZO SET – Dimitrov ha provato a scappare da subito, i suoi tagli sempre più bassi (anche in risposta alla prima) e i suoi angoli sempre più acuti, ma Sinner ha vinto uno degli scambi più belli della settimana con un dritto pittorico per salvare una palla break nel secondo gioco – più in generale, il campione Next Gen ha iniziato a caricare di più i colpi lungolinea per tenerli in campo.

Il cambio di passo dell’ex N.3 ATP era evidente, però: sul 2-1 Dimitrov, le sue rotazioni hanno continuato il lento stillicidio del ritmo di Sinner, ancora carente nell’approccio ai colpi più bassi, soprattutto con il dritto, ed è arrivato il break a zero. A Sinner non manca certamente la classe sotto pressione, qualità invece piuttosto discontinua nel gioco del bulgaro, e quando quest’ultimo è andato a servire per il match è tornata la profondità delle risposte dell’azzurro, bravo a vincere un primo scambio lungo per poi aggredire la giugulare dell’incontro, tornando in partita su un dritto largo di Grisha.

A sorpresa, però, Sinner ha perso completamente la prima, e ha concesso due match point con due stecche di dritto. Il nostro ha però giocato due scambi in pressione, obbligando l’avversario all’errore. Un dritto largo di poco ha concesso una terza chance al bulgaro, che è stato impreciso con lo slice. Proprio il colpo tagliato ha propiziato un’altra chance, ma Sinner ha messo una rara prima e l’ha costretto a sbagliare il passante. Dimitrov non voleva saperne di lasciar andare il game, e si è procurato una quinta opportunità, stavolta sfruttata grazie a un grossolano smash in rete di Sinner, chiudendo la sfida nel peggiore dei modi.

Adesso Grisha attende il vincitore del derby mancino Shapovalov-Humbert, attualmente in corso – l’allenatore del canadese, Mikhail Youzhny, è stato avvistato in ricognizione.

LE PAROLE DI JANNIK – “Per il momento devo accettare questa situazione“, ha detto un Sinner piuttosto sconsolato in conferenza stampa. “Ho perso un paio di partite che potevo vincere, quella con Khachanov oltre a questa. Vedremo cosa verrà fuori tra qualche anno: adesso c’è solo da provare a imparare, tenere da parte le cose buone e capire cosa si può far meglio“.

Ripensando alla sua crescita negli ultimi dodici mesi, da quando ha vinto la sua prima partita al Foro contro Johnson, Sinner si esprime così: “In un anno di lavoro è difficile non migliorare, soprattutto se lavori giorno dopo giorno con tanta qualità; lo faccio perché è così che voglio. Oggi non ho avuto problemi fisici, è andata giù un po’ la condizione e lui è uno dei giocatori più forti fisicamente. Io ho giocato normale: non ho giocato da Dio, ma neanche così male. Non si può giocare bene tutte le partite“.

Poi la chiusura sul colpo di Dimitrov che oggi lo ha infastidito di più, il back – soprattutto tirato corto a metà campo. “Io non farò mai tanti back, ma è un colpo che devo migliorare perché mi servirà per cambiare ritmo. Di solito il back lungo non mi dà fastidio, ma sul back corto non sempre capisco bene cosa devo fare“.

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Berrettini vince in due tie-break il derby con Travaglia: è ai quarti degli Internazionali di Roma

Secondo quarto di finale in un Masters 1000 per Matteo, che piega con fatica la resistenza di un ottimo Stefano Travaglia. Ora attende Ruud o Cilic

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Matteo Berrettini - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)
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[4] M. Berrettini b. [WC] S. Travaglia 7-6(5) 7-6(1)

Matteo Berrettini è nei quarti di finale degli Internazionali BNL d’Italia 2020, pur non mostrando il meglio di sé anche nel terzo round. Era atteso da un pericoloso derby contro Stefano Travaglia, che sa bene come mettere i bastoni tra le ruote a Matteo dal momento che non ci aveva mai perso in quattro incontri a livello Futures tra 2015 e 2016. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, ora il romano sa come vincere anche questo tipo di partite, dove il suo servizio non paga a sufficienza ed è costretto anche a combattere più del solito da fondocampo.

Alla fine l’ha spuntata di misura Matteo, un doppio 7-6 che racconta le difficoltà del suo match. Anche le statistiche descrivono bene l’equilibrio che c’è stato: 17 vincenti e 28 non forzati sia per ‘Stetone’ che per Matteo, il quale giocherà il suo secondo quarto di finale in un Masters 1000 dopo quello di un anno fa a Shanghai.

LA PARTITA – Il piano partita di Travaglia rischiava di complicarsi seriamente già nei primi minuti di match, quando dà una grossa mano a Matteo per conquistare il primo break dell’incontro e iniziare a fare gara di testa. Il romano però si incarta nel quarto game, cercando male la palla e incappando in una serie di errori che livellano subito il parziale. Può subito tornare avanti sul 3-2, ma sciupa tre palle break consecutive. Non buona la gestione del vantaggio da parte di Matteo, che già all’esordio contro Coria aveva esitato nei momenti del primo set in cui la partita andava aggredita. Accade dunque che è Travaglia a provare a fare il suo gioco, ovviamente quando a Berrettini non entra la prima.

Matteo già sapeva prima di scendere in campo che avrebbe dovuto accettare anche lo scambio prolungato e riesce comunque a non soffrire. Travaglia si presenta quindi al tie-break avendo lavorato molto bene al servizio, ma è costretto sin da subito a rincorrere. Matteo spreca il primo set point con un dritto in rete, ma su quello in risposta sopperisce a una strana esitazione con lo smash con un dritto in cross fulminante su cui Travaglia può fare ben poco. Si va a riposo dopo un’ora di primo set equilibratissimo, vinto dal giocatore più forte.

Il secondo parte invece nel segno dei servizi, finché Berrettini non si ritrova sotto 15-30 nel settimo game e deve fare affidamento su qualche brutto non forzato di Travaglia per portarsi ancora avanti. Il momento di difficoltà purtroppo per il marchigiano non è circoscritto a quei pochi punti, ma prosegue anche nel suo turno di servizio e un rovescio slice che accarezza il nastro dà il break alla testa di serie numero 4 che va a servire per il match. Come nel primo set, Matteo si irrigidisce, perde il servizio e rimette in partita il suo avversario commettendo anche qualche errore non da lui. Torna in sé solo quando va sotto 0-30 sul 5-5, rimonta il game con l’aiuto della battuta e si ritrova in un lampo a match point sul 6-5: lo spreca con una brutta risposta in rete sulla seconda di Stefano, che poi vince lo scambio più lungo della partita (23 colpi) e porta il match al tie-break.

Proprio quando sembrava alle corde e forse anche troppo stanco per affrontare un terzo set contro un lottatore come Travaglia, Berrettini torna pimpante. E Stefano si scioglie. Il tie-break (deludente) si chiude 7-1 e Berrettini può liberare il suo classico urlaccio, che stavolta sa tanto di liberazione e sollievo. “Stefano è sempre un osso duro, contro di lui sono sempre state grandi battaglie. Oggi mi sono sentito un po’ scarico in alcuni momenti importanti, però è stato un ottimo match” ha detto a fine partita Matteo, che al prossimo turno, contro Marin Cilic o Casper Ruud, avrà i favori del pronostico.

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