La legge di Stan: Wawrinka batte Djokovic in quattro set, terzo titolo Slam in carriera

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La legge di Stan: Wawrinka batte Djokovic in quattro set, terzo titolo Slam in carriera

Stan Wawrinka supera in una battaglia di quattro set il numero uno del mondo Novak Djokovic, per conquistare il suo terzo Major in carriera. Lo svizzero vince la sua undicesima finale consecutiva. Tre successi Slam su altrettanti tentativi. Al terzo turno aveva salvato match point contro Evans. Djokovic menomato e contestato per un MTO nel quarto set

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[3] S. Wawrinka b. [1] N. Djokovic 6-7(1) 6-4 7-5 6-3 (da New York, il nostro inviato)

Djokovic Wawrinka stats finale US Open 2016

Siamo giunti all’atto conclusivo degli US Open, e della stagione Slam 2016. Di fronte, per quello che qui chiamano il “Men’s Singles Championship”, il numero uno del mondo e campione in carica, il serbo Novak Djokovic, e il numero 3, lo svizzero Stan Wawrinka, semifinalista l’anno scorso. I confronti diretti vedono Djokovic avanti 19-4, ma le ultime due affermazioni di Wawrinka sono state pesanti (sono state le ultime due volte che i due si sono affrontati in uno Slam, e in entrambe le occasioni poi Wawrinka vinse il titolo), nei quarti di finale a Melbourne 2014 e in finale al Roland Garros 2015. L’ultimo match agli US Open era stato nel 2013, una lotta terminata 6-4 al quinto per il serbo che si era trovato sotto due set a uno. Per Novak è la finale numero 21, ne ha vinte 12, per Stan è la terza, 2 su 2 per lui finora, con una striscia aperta di 10 successi in finale consecutivi. A questa partita Djokovic arriva avendo giocato per 8 ore e 58 minuti, Wawrinka per 17 ore e 54, praticamente il doppio. Sono le 16.25 quando i due finalisti terminano di provare i servizi, prima dell’inizio del palleggio di riscaldamento la consueta, pittoresca cerimonia tipicamente americana che introduce gli eventi sportivi di rilievo, con bandiere, marines in alta uniforme, e inno nazionale. Il pomeriggio newyorkese è perfetto per giocare a tennis, un bel sole che però non arriva al campo, ombreggiato dalle alte tribune dell’Arthur Ashe Stadium, niente vento, temperatura ben più fresca dei giorni scorsi.

 

Inizia alla battuta Djokovic, e tiene a 30, un paio di errori per ciascuno in avvio, 1-0. Nel primo punto del secondo game, difesa da fenomeno di Nole che fa partire l’applauso entusiasta del pubblico, che gremisce il centrale fino alle ultime file in alto, la cosiddetta “piccionaia”. Si arriva ai vantaggi, e una steccata di dritto di Stan (già la seconda) manda il serbo a palla break, subito convertita incassando l’errore su un rovescio comodo dello svizzero, 2-0. Continua solido Nole, piazza anche uno smash non banale (per lui, da sempre incerto in questo colpo, non è facilissimo), e chiude il game con un ace, 3-0. Entusiasmo degli spettatori quando vengono inquadrati in successione dai maxischermi Michael J.Fox, Guillermo Vilas e Rod Laver, nel frattempo Wawrinka si scuote, spinge bene con il dritto, piazza una pregevole stop-volley di rovescio, e tiene a 15, 1-3. Prosegue il “celebrity spotting” con Kevin Spacey, Hillary Swank e Anna Wintour, prosegue anche Djokovic che sale 4-1 senza difficoltà. Nel game successivo Stan ancora in difficoltà, palla break Nole che lo svizzero annulla bene con servizio e accelerazione di rovescio, poi ancora drittone inside-in e ace a chiudere il game per lui, 2-4. Bravo Wawrinka, ma sta giocando un po’ troppo con il fuoco. Djokovic sembra centrato e solido, nei suoi game di battuta lascia le briciole, il 5-2 è cosa di un attimo, e poco dopo arriva il 15-40 con due set point, il primo annullato col servizio, il secondo fallito male dal serbo con un errore di rovescio rispondendo a una seconda. Spara il primo super rovescio lungolinea della giornata Stan, poi ancora drittone inside in, 3-5. Al servizio per il primo parziale, Nole subisce la pressione crescente di un Wawrinka finalmente entrato in partita, 0-40 e tre palle del contro break, sulla prima ace esterno Djokovic, poi riga pizzicata e conseguente errore di Stan, ma sulla terza pesantissimo doppio fallo che consegna il 4-5 a Wawrinka, set nuovamente in equilibrio. Solido e pesante adesso il tennis dello svizzero, che tiene a 15 e agguanta il 5-5.

Tira il fiato dopo aver completato la rimonta Wawrinka, Nole va 6-5 senza problemi, dagli spalti sorridono Sienna Miller e James Spader, non abbiamo ancora visto cose memorabili ma il match è godibile. Picchia bene, e picchia duro Stan con il servizio e le sue botte da fondo, siamo al tie-break, epilogo che forse va un po’ stretto al serbo, il secondo dei set point avuti nell’ottavo game era stata una buona occasione sprecata male. Subito 2-0 e minibreak Nole, poi puntone da standing ovation per Stan con scambio ravvicinato a rete, 1-2, poi passante lungolinea strepitoso di Nole, 3-1, poi servizio vincente, 4-1 per il serbo, poi gratuito Stan, 5-1, poi ancora dritto lungo dello svizzero, 6-1 e 5 set point per Djokovic, che incassa il terzo errore consecutivo su palla facile dello svizzero e chiude alla prima occasione, 7-6. L’impressione è che l’andamento del punteggio sia dipeso molto da Wawrinka, nel bene ma purtroppo per lui anche nel male, il tie break onestamente lo ha un po’ buttato via, da parte sua Nole sta giocando se non con la brillantezza dei giorni migliori, sicuramente con sufficiente solidità per trovarsi giustamente in vantaggio.

Va al servizio Stan a inizio secondo set, 1-0 per lui senza sussulti, bene anche Nole, 1-1, da notare come diverse volte ormai nel match, ne ho contate tre, il serbo abbia chiuso con disinvoltura degli smash non semplici, anche da fondocampo, per lui è segno di grande sicurezza in se stesso. 2-1 Wawrinka ancora in modo regolare, non c’è un posto libero adesso nello stadio, nel quarto game Djokovic incappa in un doppio fallo e va ai vantaggi, Stan annusa l’occasione, molla tre fucilate consecutive di rovescio, l’ultima delle quali piega la racchetta in mano al serbo e gli consegna la palla break, subito trasformata dal “signature shot” di Wawrinka, la botta lungolinea ancora di rovescio all’incrocio delle righe. Palesemente innervosito, Nole reagisce immediatamente e si prende lo 0-40, tre opportunità di controbrekkare, la prima fallita con un rovescio a metà rete, la seconda e la terza annullate da buoni servizi di Stan, poi ace e gran scambio di legnate da fondo vinto di forza dallo svizzero, 4-1 per lui, non benissimo le percentuali di realizzazione per Djokovic a questo punto del match. Tiene Nole per il 2-4, nel game successivo dopo uno scambio durissimo sul 30-30 un rovescio in cross del serbo viene chiamato fuori, Hawk-Eye decreta che per un pizzico la palla ha toccato la riga, palla del contro break, e Wawrinka spara lungo un dritto non difficile, forse di rabbia, 3-4, poi 4-4 in poco più di un minuto, passaggio a vuoto di Stan che potrebbe costargli caro, ma va riconosciuto a Djokovic il merito della grande consistenza e continuità mentale, fisica e tecnica (in questo preciso ordine), lui è sempre, sempre lì, gli puoi anche salire sopra a tratti, ma appena cali ti azzanna e recupera, bravo e basta. Bravo anche Wawrinka a non demoralizzarsi per il svantaggio sfumato, con personalità riprende a spingere e sale 5-4, spara manate in serie anche nel game successivo mandando Nole a difendersi sui teloni, arrivando al 15-40 e due set point. Sul primo bravissimo Djokovic in pressione e poi con la volée di dritto, sul secondo gli scappa largo un dritto piuttosto comodo, ed è 6-4 Stan, un set pari. Una bella finale con diversi momenti di notevole intensità, scambi anche divertenti, ed equilibrio sia nel punteggio che nel gioco, il pronostico è apertissimo a questo punto.

A inizio terzo set, con lo svizzero al servizio, dopo uno scambio lunghissimo colpevolmente non chiuso da Stan e magnificamente difeso e portato a casa da Novak, si va 15-40, subito due palle break, annullate entrambe bene da Wawrinka, sulla prima pizzica la riga, sulla seconda sfonda alla grande con il rovescio lungolinea. Si va ai vantaggi, poi spinge bene Djokovic, terza palla break, scambio duro in cui Stan non trema e tira fino a trovare l’errore del serbo, poi erroraccio in risposta Nole, bastonata esterna col servizio a 131 miglia (211 kmh) Stan, 1-0, per la prima volta in vantaggio lo svizzero dopo quasi due ore di partita, altre occasioni sfumate per Djokovic, potrebbero costare care alla fine. Intanto, già nel game successivo, un bel passante di dritto manda Stan a palla break sul 30-40, poi ancora intelligente slice nei piedi di Nole seguito un altro passante, ed è break, 2-0 Wawrinka, che ha ragione a indicarsi la testa con il suo caratteristico gesto di auto-incitamento. Il primo punto del terzo game vede uno smash non chiuso da Djokovic, e può anche questo essere un sintomo di minore sicurezza, ma sul 30-30 Stan fallisce una chiusura di dritto, e affronta anche lui palla break. Senza paura lo svizzero spara un rovescio sulla riga, poi servizio-dritto, poi lo scambio della partita, una difesa miracolosa con il chop di dritto di Stan che sibila a un millimetro dal nastro, seguita dal passantone di rovescio anticipato, 3-0 Wawrinka, gran match in questa fase soprattutto per merito suo. Ancora incertezze su un paio di smash per Nole nel quarto game, le palle alte sono davvero un termometro del suo stato di forma e della sua scioltezza di braccio, arriva un pericolosissimo 0-30, ma il serbo si salva, chiudendo finalmente una schiacciata anche con rabbia, e accorcia, 1-3. Primo punto del quinto game, un rovescio pazzesco chiuso in controbalzo da Stan, roba che riescono a fare solo lui e l’altro svizzero, poi lungolinea sempre di rovescio che lascia immobile Nole a metri dal colpo, è spettacolo Wawrinka adesso, ovazioni a ripetizione del pubblico. Djokovic però non molla, ammirevole e anche umile a tratti, e si arrampica a palla break, ma gli scappa la risposta. Poi sullo scambio errore Stan, ancora break point, e il nastro impedisce alla palla dello svizzero di arrampicarsi oltre, 2-3, adesso tocca a Wawrinka riflettere sull’occasione sprecata per allungare nel punteggio.

Scende il tramonto, siamo a 2 ore e 25 di partita, vengono accese le luci dello stadio, la skyline di Manhattan che si può ammirare se si arriva all’ultimo anello in alto dell’Arthur Ashe è una meraviglia. Sul campo, Stan e Nole continuano a darsele di santa ragione, ci vuole il miglior Djokovic, che finisce l’ultimo durissimo punto del sesto game piegato sulle ginocchia, per pareggiare 3-3. Ancora bene Stan in spinta costante per il 4-3, chiudere un vincente o forzare all’errore Nole è pressochè impossibile se non alla terza-quarta accelerazione di fila, bella intensità di entrambi. Pareggia Djokovic, 4-4, poi Wawrinka da 40-0 si fa raggiungere sul 40 pari, momento decisivo se ce n’è uno, errore Nole, poi errore Stan, poi servizio vincente, poi ancora errore, sono tesi entrambi e si vede, due errori in risposta del serbo mandano Wawrinka al cambio campo avanti 5-4, la gente si alza in piedi ad applaudire. Molto solido ancora Djokovic al servizio, 5-5 senza rischi. Poi gran drop-shot Nole, drittone Stan, un paio di nastri che dicono di no al serbo, 6-5 Wawrinka. Per una volta un po’ incerto nel suo game di battuta, Nole si fa trascinare ai vantaggi, e sul 40-40, al termine dell’ennesimo scambio di cazzotti più che di dritti e rovesci, sbaglia in lunghezza e affronta un set-point: qui di tattica e braccio Stan fa il capolavoro, prima rallenta e taglia, poi va in cross, ottiene il liftone diagonale che voleva, ci sale sopra e chiude con una manata di dritto lungolinea spaventosa, 7-5 e due set a uno per lui, il match è bellissimo ora.

Apre Stan al servizio il quarto parziale, e continua imperterrito il bombardamento con entrambi i fondamentali, per come sta giocando lo svizzero in questa fase, se non avesse davanti un fenomeno di tenuta come Novak, avrebbe già spazzato via dal campo chiunque altro, 1-0 per lui. Sul 30 pari del secondo game, Djokovic si comincia a toccare l’interno della gamba sinistra, all’altezza degli adduttori, poi la punta della scarpa destra, sbaglia due dritti e consegna il break a Stan, 2-0, sembra davvero non muoversi più bene Nole ora, la situazione sembra il più classico dei K.O. tecnici nella boxe, a furia di allunghi e recuperi un guaio muscolare può capitare, speriamo non sia così, si va 3-0 Wawrinka, Djokovic rinuncia a rientrare verso il campo dopo aver risposto all’ultimo servizio esterno di Stan. Quarto game, il serbo al servizio è immobile, spinge da fermo, c’è aria di ritiro, bello l’urlo ritmato “Nole, Nole” dagli spalti, ma Djokovic continua a sparare pallate lunghe senza spinta delle gambe, l’impressione è che rimanga in campo per rispetto dell’avversario, il doppio fallo con cui manda Stan a palla break per il 4-0 è una resa. Solo di orgoglio Nole la annulla con un buono smash, poi servizio vincente, poi ancora doppio fallo, siamo al conto alla rovescia ormai, il game dell’1-3 sembra solo allungare la sofferenza del serbo, che va a sedersi e chiama il medical time-out. Nole si fa curare il piede destro, l’alluce, forse è lì il problema, ma se è così è strano il modo in cui il serbo si tocca e zoppica. Sono passate 3 ore e 25 minuti di partita, e di botte tremende con cui alla fine Wawrinka ha letteralmente mandato al tappeto Djokovic, dispiace prima di tutto per Novak, e solo poi per l’esito praticamente ormai scontato del match. Va al servizio Stan sul 3-1, anche un po’ distratto (colpevolmente) dall’avversario menomato, torna in mente la finale di Melbourne 2014 contro Nadal in cui si vide la stessa situazione, arrivano due palle break per Nole, annullate, poi una terza, fallita anch’essa, in modo sinceramente inaspettato per tutti vista l’evidente zoppia mostrata prima Djokovic sembra muoversi meglio adesso. Wawrinka, comunque, si scuote dal momento di incertezza, affonda un paio di colpi, e sale 4-1.

Nole spinge tutto, trova il 2-4, lotta anche in risposta, ma a tratti si blocca con una smorfia di dolore, sul 5-2 che per Stan arriva senza problemi ancora in campo il medico, sempre a lavorare con la fasciatura al piede destro del serbo che va poi al servizio per salvare il match. Un paio di buone prime palle e di attacchi, Djokovic tiene a 15, ora il momento della verità per Wawrinka, 5-3 e servizio. Dritto lungo di Stan, può essere che senta la tensione e l’importanza del momento, rovescio largo, 0-30, ovazione ritmata della folla, drittone lungolinea Stan, 15-30, risposta in rete Nole, 30-30, meno due, siamo a 3 ore e 53 minuti di partita. Ancora gratuito Nole, match point, dritto in rete Stan, parità, strepitosa combinazione rovescio lungolinea e dritto Stan, Nole a terra, match point numero due. L’errore finale di Djokovic incorona il campione degli US Open 2016: il suo nome è Stanislas Wawrinka, detto Stan.

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ATP

Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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US Open

Andreescu, primo trionfo Slam dopo lo spavento: lo US Open è suo

NEW YORK – Bianca erompe sull’Arthur Ashe: in vantaggio 6-3 5-1 si fa rimontare da Serena Williams, poi ritrova lucidità e trionfa. Stagione straordinaria, primo Slam per il Canada

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Bianca Andreescu vince lo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

da New York, il nostro inviato

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Se cercavamo una giocatrice che avesse le stimmate della campionessa, dopo aver parzialmente sospeso il giudizio su Naomi Osaka, non possiamo più chiudere gli occhi su Bianca Andreescu. A soli 19 anni, la canadese si laurea campionessa dello US Open diventando la più giovane vincitrice dello Slam statunitense dai tempi proprio dell’avversaria sconfitta oggi, Serena Williams, che aveva vinto il torneo a una manciata di giorni dal diciottesimo compleanno nel 1999. Primo Slam per il Canada, terzo titolo stagionale per Andreescu dopo Indian Wells e Toronto; ma soprattutto, Bianca non conosce sconfitta dal ritiro di Miami (a partita in corso) agli ottavi di finale, e non perde una ‘vera’ partita dalla semifinale di Acapulco in febbraio contro Kenin. Ora sarà numero 5 WTA. Se non sono questi numeri da campionessa, fate un po’ voi.

 

LA PARTITA – L’ultima volta, sarebbe stato il primo confronto, non c’è stata una partita. Serena Williams, nella finale di Toronto, si era dovuta ritirare dopo pochi game bloccata da un infortunio, lasciando a Bianca Andreescu il titolo, secondo Premier Mandatory (dopo Indian Wells) di un’annata straordinaria per la diciannovenne canadese. Annata che oggi diventa incredibile, anche se già lo è sotto tanti aspetti. Dall’altra parte della rete, Serena gioca per la Storia, quella con la “S” maiuscola, all’inseguimento del record Slam assoluto di Margaret Smith Court, il folle bottino di 24 titoli Major.


INIZIO DIROMPENTE DI BIANCA – Williams inizia tesa, e nel primo game, in vantaggio 40-0, commette tre errori gratuiti e due doppi falli, perdendo subito la battuta. Bianca sale 2-0, il pubblico mormora anche se siamo solo all’inizio, la posta in palio è altissima e si percepisce anche sugli spalti. Il ruggito, con “C’mon” di Serena, che echeggia fino al terzo anello, ad accompagnare il primo game tenuto dalla fuoriclasse statunitense fa capire quanto abbia bisogno di sbloccarsi. In generale, finora Williams sta rispondendo male, Andreescu senza fare nulla di eccezionale va 3-1, Serena ha già 9 errori nel tabellino. Ancora Serena in crisi sul 2-4, con ben 5 palle break annullate, col servizio ma anche aiutata da alcuni errori di Bianca. La canadese picchia forte e difende con apparente disinvoltura, Williams sbaglia veramente troppo. Tocca a Bianca annullare una palla break con il servizio esterno sul 4-3, che brava. Due game dopo, è il terzo doppio fallo del set che condanna Serena, ancora un break ed è 6-3 Andreescu.

I tifosi dell’Arthur Ashe sentono il dramma, esplodono a ogni punto di Williams, in modo assordante. Billie Jean King applaude e sostiene Serena, acclamatissima quando viene inquadrata sui maxischermi, ma Andreescu oggi è una roccia. Lo è da più di sei mesi, in effetti, fantastica. Una Williams quasi affranta perde il servizio nel secondo game, continuando a spingere ma senza la consueta efficacia. Di grinta Serena recupera il break, ma il suo tennis oggi è troppo altalenante, Andreescu non fa una piega, aggredisce nuovamente il turno di battuta avversario, e brekka per la seconda volta nel set allungando 3-1. La cosa che sta facendo meglio la canadese è la transizione in diagonale verso avanti, a tagliare il campo e chiudere il dritto lungolinea, azione difficilissima che lei esegue con splendida disinvoltura. Tra un errore e un vincente alternati di Williams, Bianca sale addirittura 5-1, con il terzo break del parziale, sembra finita.

Tutta la frustrazione di Serena

PAURA E TRIONFO – Ma l’orgoglio di Serena è infinito: affronta un match-point, lo annulla col dritto vincente, spingendo con tutto quello che ha recupera un break, e siamo 5-2. In un attimo arriva il 5-3, e Bianca va a servire per il titolo una seconda volta. Ecco il primo momento di vera tensione accusato da Andreescu, che commette tre gratuiti e si fa brekkare a zero, 5-4. Il boato dello stadio è memorabile, la gente salta in piedi e si abbraccia. Sulle ali di tanto entusiasmo, una Williams letteralmente resuscitata tiene la battuta per il 5-5, nonostante due doppi falli (siamo a 8, davvero tanti). Può succedere di tutto ora, per la prima volta Bianca sembra scossa, e ci mancherebbe altro.

Ma se l’orgoglio di Serena è infinito, altrettanto infinite sono le risorse nervose di Andreescu: reagisce alla tremenda rimonta, tiene la battuta, e sale 6-5. Di nuovo a un passo dalla sconfitta, Williams va in difficoltà, Bianca spara il dritto sia in risposta che nello scambio, si prende due match point, e al secondo fa suo lo US Open 2019. Difficile pensare che non sia solo il primo titolo pesante per una giocatrice straordinaria dal punto di vista tattico e tecnico, i numeri parlano per lei. Oggi 19 vincenti e appena 17 gratuiti, al cospetto del 33-33 di Serena che può certamente recriminare per un misero 44% di prime palle in campo.

Ad ogni modo, grande, grandissima Bianca. Pensate che l’anno scorso, qui, non superò le qualificazioni. Altrettanto grande è l’ennesima delusione a un passo dal traguardo per Serena. Applausi a entrambe.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI SERENA – “Grazie, significa molto per me sentire il supporto del pubblico, durante tutte le due settimane di questo torneo. Ho continuato a combattere, ho cercato di rimanere in campo più a lungo, i fan sono stati talmente meravigliosi che mi hanno fatto giocare meglio, ne sono molto grata. Bianca ha giocato un grande match, sono molto felice e orgogliosa per te. Avrei voluto giocare meglio, ma se qualcun altro deve vincere questo torneo, a parte Venus, sono felice che sia tu. È un onore essere qui, ancora qui a competere, non è semplice in questo sport rimanere competitivi per 20 anni, e voglio ringraziare il Dio Geova per avermi permesso di essere qui. Grazie anche al mio team, che è stato con me attraverso tutti gli alti e i bassi, e ancora attraverso i bassi. Spero avremo qualche alto di nuovo piuttosto presto“.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI BIANCA – “È difficile descrivere a parole quello che provo in questo momento. Mi sento davvero fortunata, ho lavorato tanto per questo momento, quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho dovuto superare la folla… lo so che volevate che vincesse Serena, mi dispiace molto. Ho provato a isolarmi da tutto. L’ultimo game non è stato facile, le palline andavano da tutte le parti, sono molto orgogliosa di come ho gestito la situazione. Lo scorso anno non è stato semplice, ho avuto molti infortuni, ma ho insistito, ho avuto una buonissima preparazione invernale, il mio team è rimasto con me, grazie per aver resistito, spero di poter continuare per il resto dell’anno. Non posso ringraziare i miei genitori abbastanza per tutto quello che hanno fatto per me. È stato un viaggio molto lungo, beh forse non così lungo, ho solo 19 anni, non è stato semplice, ma ora voglio continuare così“.

Il tabellone femminile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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ATP

US Open: la legge di Nadal non ammette ignoranza. Berrettini esce con onore

NEW YORK – Per un set e mezzo è un Berrettini splendido, che fallisce anche due set point nel primo tie-break. Poi, Nadal è il solito campione

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Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

[2] R. Nadal vs [24] M. Berrettini 7-6(6) 6-4 6-1

Solo applausi per Matteo. Qualche rammarico, piccolo piccolo alla luce dello sviluppo del secondo e del terzo set, per aver fallito le due palle che avrebbero potuto mandarlo avanti uno a zero. Ma alla fine Berrettini ha giocato per un set e mezzo la partita che doveva giocare, aggressivo e presente con la testa e con i colpi, senza scoraggiarsi per i turni di servizio sempre complicati e per quelli di risposta invece mai vicini a concedergli una speranza. Poi ha cominciato a concedere qualcosina, e Rafa l’ha addentato senza lasciare più la presa. Restano le sensazioni di uno splendido torneo per Matteo, che ha regalato all’Italia la prima semifinale Slam (maschile) sul cemento in Era Open. Nadal guadagna invece per la 27esima volta l’accesso a una finale Slam. E la possibilità, battendo Medvedev domenica, di portarsi a una sola lunghezza di distacco dai venti Slam di Federer.

 

PRIMO SET – La serata nell’Arthur Ashe è di quelle da grande occasione; stadio pieno, atmosfera elettrica fin dall’inizio. La grande occasione è anche quella di Matteo Berrettini, che affronta la leggenda Rafa Nadal in una semifinale Slam storica per il tennis italiano. La tensione è tanta, inevitabilmente, e Matteo la accusa andando in difficoltà già nel secondo game, quando annulla due palle break, e ci mette 14 punti a tenere il primo turno di battuta della sua partita. Berrettini tira fortissimo servizio e dritto, non ha alternative, e fa bene perché così si scioglie il braccio più rapidamente. Nadal difende da par suo, e contrattacca con le sue uncinate mancine sia in cross a incidere sul rovescio dell’azzurro, sia a sventaglio verso l’esterno.

Il sesto game, che porta Matteo al 3-3, è quello della definitiva svolta agonistica: tre dritti vincenti spaventosi, che provocano l'”Oooh” stupito e ammirato dei 24.000 spettatori, lasciano Rafa immobile a guardare la palla schiantarsi sui teloni alle sue spalle. Berrettini continua a soffrire, uscire dalla micidiale diagonale sinistra è durissima, però quando ci riesce l’esplosività delle sue fucilate di dritto è straordinaria. Altre tre palle break annullate sul 3-4, quando risale da 15-40 sparando due servizi vincenti, e poi si salva ancora grazie a un errore di Nadal (che non sta sbagliando quasi nulla), poi sul 4-5 ne arriva una sesta, che è anche un set point: botta a 200kmh esterna, 5-5, e pochi minuti dopo è tie-break.

“Mi è piaciuto come ho giocato, certo ho affrontato tante palle break, ma le ho giocate con decisione, mi sentivo bene”

Matteo sta anche giustamente punendo a più riprese con la palla corta (cinque su cinque vincenti) la tendenza di Rafa a rispondere e palleggiare da metri dietro la riga di fondo. Al di fuori dello scambio in cross dritto mancino contro rovescio, lo spagnolo appare in difficoltà quasi costante. L’italiano vola subito 4-0, poi 5-2, infine arriva al 6-4: due set-point per lui, il primo da giocare al servizio. Una volée difficile messa in rete fa svanire il primo, poi al termine di uno scambio tiratissimo, in cui Rafa difende alla disperata, è il dropshot a tradire Berrettini per la prima volta nel match. Scampato il pericolo, Nadal incassa altri due errori di uno scosso Matteo e chiude 8-6. Bravo, ma gli è andata di lusso. 22 vincenti, 20 errori Berrettini, 13/8 Rafa: la partita la sta facendo l’italiano, ma contro un fenomeno del genere il minimo calo è fatale.

“Quel dritto sul 6-4, che ha sfiorato il nastro e gli ha dato tempo di arrivare meglio, quello è stato il momento che rigiocherei se potessi”

SECONDO SET – Il problema è in risposta, dove Matteo non riesce mai a essere pericoloso. In ribattuta siamo 20 punti a 8 per Nadal nel primo set, questa è la statistica più preoccupante. L’azzurro accusa il colpo, nel primo game del secondo set affronta subito palla break ma la annulla attaccando con coraggio. Ne arriva un’altra, e qui è il drittone a sventaglio a cavarlo d’impaccio. Altro dritto a salvare il servizio nel terzo game: Berrettini sta rischiando davvero quasi a ogni turno di battuta, mentre Nadal concede poco e nulla. Sul 3-3, inevitabilmente, la costanza e la pressione dello spagnolo finalmente pagano, e arriva il primo break del match in suo favore. In questa fase, Matteo è un poco calato di intensità, e il campione che ha davanti lo azzanna immediatamente.

Tanti applausi del pubblico per l’azzurro, ma sta di fatto che ha concesso 10 palle break (pur salvandosi 9 volte), mentre Rafa sulla sua battuta ha uno score immacolato, nemmeno un’opportunità lasciata all’avversario. Senza rischiare, come sempre finora, Nadal sale 5-3, e poco dopo va alla battuta sul 5-4 per chiudere il parziale. Con autorità, un serve&volley astuto compreso, Rafa si prende il 6-4 e il vantaggio di due set a zero. Numeri del secondo parziale: Berrettini 8 vincenti e 13 errori, Nadal 7/7. Ma il problema in risposta rimane ed è grosso: Matteo ha fatto 4 punti sul servizio avversario, Rafa 14, la differenza è tutta lì.

“Si, devo migliorare in risposta, non è un segreto. Lui ha un servizio sottovalutato, dà molto fastidio, e poi con il primo colpo fa sempre molto male”

TERZO SETOra Berrettini è sotto il proverbiale treno: ha giocato bene, ha spinto a tutta, eppure di là ha una roccia apparentemente inscalfibile, che incassa i suoi vincentoni senza fare una piega, difende alla perfezione i suoi turni di battuta, e prima o poi, come è puntualmente successo, ti fa pagare qualsiasi passaggio a vuoto. Nel primo game Matteo perde uno scambio ravvicinato a rete e purtroppo anche il servizio; Nadal tiene il suo senza problemi e sale 2-0. In questo momento, siamo 40 punti a 12 in risposta per lo spagnolo, non se ne esce. Rafa ha l’89% di punti fatti con la prima, il 74% con la seconda, Berrettini semplicemente non riesce a entrare nello scambio quando è in ribattuta. Sul 3-1, arriva la mazzata conclusiva, con il terzo break della partita, secondo del set, piazzato da Nadal ai danni di un Matteo ormai in disarmo. 4-1, poi subito 5-1.

Rafa si diverte ora, bello un dritto vincente in giravolta dopo aver rincorso un pallonetto. Allo scoccare delle 2 ore e 35 minuti di contesa, il drittone a sventaglio di Nadal strappa per la quarta volta il servizio a Berrettini, consegnando il 6-1 e la 27esima finale Slam allo spagnolo, quinta qui a New York e terza in stagione dopo quella persa a Melbourne e quella vinta a Parigi. Contro Medvedev, domenica, difficile che sia una passeggiata simile a quella della finale di Montreal, ma questo Rafa è sempre più favorito per arrivare al 19esimo trofeo Major. Solo complimenti a Matteo per lo splendido torneo.

NADAL A FINE PARTITA –Grazie a tutti, il primo set è stato frustrante, tante occasioni sfumate, e poi il tie-break, che contro uno come Matteo è pericoloso. Lì sono stato fortunato a risalire e salvarmi, poi finalmente ho brekkato e la partita è cambiata completamente. Quando ho affrontato i set point mi sono concentrato sul mio servizio e ho cercato di non sbagliare. Congratulazioni a Matteo, è giovane, diventerà grande, è già uno dei migliori del mondo. Daniil è uno dei giocatori più solidi del tour, gioca sempre meglio, durante questa estate è stato incredibile. Ma in finale Slam non trovi mai avversari facili. Il segreto del rimanere competitivo è semplicemente la passione per quello che fai, non puoi avere carriere lunghe e di successo se non ami quello che fai, come per Serena. Per me significa molto essere qui, ci vediamo domenica!“.

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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