Sinner: "Ho 18 anni, non capisco le critiche..." [AUDIO esclusivo]

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Sinner: “Ho 18 anni, non capisco le critiche…” [AUDIO esclusivo]

Jannik è soddisfatto dopo la prestigiosa vittoria contro David Gofffin: “Nessuno dei due ha giocato al meglio, ma ho gestito bene il match mentalmente”

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Dal nostro inviato a Rotterdam

Uno Jannik Sinner visibilmente soddisfatto, ma con i piedi ben piantati per terra -dopo aver risposto in mixed zone alle domande dei colleghi della tv nell’immediato post-match ed aver poi fatto una pausa per una doccia- arriva in sala stampa per rispondere prima alle domande dei giornalisti stranieri e poi alle nostre, unico media italiano presente a Rotterdam.

La partita è andata come te l’aspettavi?
Sono entrato in campo cercando di farlo in maniera positiva, poi chiaramente ci sta un avversario dall’altra parte della rete e le cose preparate possono cambiare. All’inizio ero un po’ teso e partire subito con un break sotto nel punteggio non era facile da gestire come situazione, per fortuna ho immediatamente controbrekkato e sono riuscito a rimettere in equilibrio la partita. Sono contento per oggi: ho provato a dare il meglio e il risultato mi ha premiatio, ma ora devo pensare già a domani.

Guardando ai tuoi risultati dell’ultimo anno, credi che la partita della vita la giocheresti indoor?
Credo di poter giocare bene su ogni tipo di superficie, sicuramente quelli che preferisco adesso sono quelli indoor: più veloce è il campo e meglio è per me. Non conosco ancora bene l’erba, ci ho giocato per la prima volta l’anno scorso e ho iniziato a capire qualcosina, ma ancora devo imparare tante cose. Di sicuro posso adattarmi meglio, quest’anno vedremo come giocherò. Oggi nessuno dei due ha giocato tecnicamente al meglio, il match era molto equilibrato e sono soddisfatto di come mentalmente ho gestito il match per arrivare alla vittoria. Ho provato a restare sempre al meglio puntualmente e il risultato mi ha premiato.

Ti condiziona sapere che in Italia ci stava qualcuno che addirittura ti “criticava” per i risultati di inizio anno?
Sono un  ragazzo di 18 anni, che ha la fortuna di stare giocando già a questa età questi tornei importanti, Non so onestamente cosa ci sia da criticare, poi per fortuna io non leggo nemmeno tanto quel che si dice di me. So che c’è gente che ama fare critiche e altra che pensa positivamente, non mi devo far condizionare ma io devo seguire la mia strada e sono soddisfatto di quel che sto facendo. Sicuramente mi aspettavo di fare meglio in questo inizio di 2020, ma la stagione è lunga e i conti si faranno alla fine.

Cosa conosci del tuo prossimo avversario, Carreno Busta?
Non lo conosco ancora bene, quantomeno non ci ho mai giocato contro nè mi sono mai allenato con lui.

L’AUDIO COMPLETO DELLE DICHIARAZIONI DI JANNIK

 

Inoltre, ovviamente in inglese, ai colleghi della stampa estera, Jannik aveva detto in precedenza nel corso della press conference: 

Sono felice dopo questa vittoria, oggi non era facile: Goffin è un avversario molto solido che corre tanto in campo, lui ti costringe a fare tante cose diverse nel corso del match, cambiando molto ritmo e potenza dei colpi. Vincere contro un top ten è un traguardo importante, ma devo viverlo solo come un test e una normale vittoria. Mi serve per capire a che livello sono, cosa posso imparare ancora e dove migliorare, ma alla fine una vittoria è sempre solo una vittoria, a prescindere dal livello del tuo avversario. Carreno Busta non lo conosco, mi aiuterà Riccardo a farlo, ma so già che domani non sarà facile, lui ha battuto qui Bautista Agut e so che sarà difficile domani.

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Editoriali del Direttore

Rino Tommasi e Gianni Clerici, due Maestri inimitabili. Io non sono Giotto…

Tanta nostalgia, tanti ricordi del direttore, tante battute dei gemelli diversi, l’uomo delle lettere e quello dei numeri. Lo storyteller che affascina e Computer-Rino che i dati li interpreta. Questa domenica Sky la dedica a loro

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Rino Tommasi e Gianni Clerici. Che amici, quanti anni vissuti fianco a fianco in mille tornei, in mille viaggi, un centinaio di Slam e cabine televisive, quanti momenti indimenticabili, quanti ‘colpi immortali’, quanti ‘circoletti rossi’ – “il contrario di un diminutivo, era anzi un superlativo!” Gianni dixit – quanta nostalgia! Un ricordo di Adriano Panatta

Due amici, certo, ma anche due grandi impareggiabili Maestri con la M maiuscola. Non sono il solo ad aver imparato molto da Rino – e mai abbastanza direbbe lui! – e a dovergli riconoscenza infinita per l’esempio e il continuo stimolo che ha dato alla mia passione per il giornalismo, lo sport e il tennis in particolare. Tanti hanno imparato da lui e oggi lavorano in Gazzetta, FIT, Ubitennis, Sky – e proprio su Sky domani, domenica 7 giugno, l’intera programmazione di Sky Sport Arena sarà dedicata a Gianni e Rino.

Esser considerato da Rino, forse, l’allievo prediletto – come gli scappò detto una volta in pubblico, non senza immediatamente correggere il tiro “capita anche a me di sbagliarmi…!” – per me, che gli voglio bene come fosse un secondo padre, (anche a causa della morte prematura del mio 42 anni fa), è un grande, impagabile onore.

 

Due Maestri inimitabili, i “due gemelli diversi” – parti uguali ma distinte di un duo cult della TV: l’uomo delle lettere e l’uomo dei numeri.

Inimitabili perché Gianni è sempre stato uno storyteller che riesce a intrattenere, ad affascinare, quasi a rapire con i suoi “affreschi” raccontati anche chi non è interessato al tennis, “uno scrittore prestato al tennis” come disse di lui Calvino.

Inimitabili perchè Rino – “un cervello essenzialmente matematico però capace di digressioni epico-fantastiche” è la definizione di Giuan Brera – ha sempre spiegato come nessuno tutti i numeri che si era studiato e che la sua prodigiosa memoria gli ha sempre consentito di ricordare e interpretare perché, come dice: “il computer ha tutti i dati ma non capisce di tennis!“. 

Rino Tommasi

Uno ti teneva agganciato al suo racconto, in cui intervenivano personaggi mai incontrati, il tassista dall’aeroporto all’hotel, il campione in ascensore… che stava al pianterreno – “Gianni, se un giorno ti daranno una camera d’hotel al pianterreno saremo rovinati” gli dissi io – l’altro era il grande opinionista che, a dispetto di una sintesi obbligata da sole 25 righe concesse dai direttori meno illuminati della Gazzetta, più che un’opinione emanava una sentenza che faceva giurisprudenza. “Opinioni e Sentenze” senza appello, ma subito approdate in Cassazione senza vizi di legittimità e merito, ma pronunciate e ribadite all’infinito perché le capissero anche le orecchie e i cervelli più duri e resistenti.

Entrambi incredibilmente pronti alla battuta e ancor più alla replica immediata, con Gianni che dice “Io sono stato utilizzato dalle TV soltanto per interrompere di tanto il tanto il Tommasi” e Rino che ribatte “Il Dottor Divago può dimenticare chi ha vinto e che è successo, ma vi dirà sempre perché”. Gianni che dice “Se la gente dice che siamo volgari io rido, la più grande volgarità nella vita è non avere sense of humour” e Rino che risponde: “Viviamo in un Paese libero, siamo solo due amici che guardano e commentano una partita di tennis”.

Gemelli diversi perché Gianni è uomo colto a 360 gradi, letteratura, poesia, musica, pittura, è interessato a tutto, Rino – altra citazione di Brera – “è uno dei più ‘culti’ giornalisti sportivi in assoluto”, è sport a 360 gradi, tutti gli sport, come quasi tutta di sport è la sua immensa libreria, in tutte le lingue: “Se si vuol saper tutto o quasi tutto di un campo e fare bene una cosa non puoi cercare di farne altre. Le faresti tutte meno bene”.

Assolutamente diversi anche nel tipo di spirito. Quello di Rino era più spesso autoironico, pur sapendo di poter incorrere in giudizi negativi da parte di chi non sarebbe stato in grado di capirlo: “Per un giornalista è molto più importante scrivere in fretta che scrivere bene. Se poi scrive anche bene allora è Tommasi!”; “La modestia è un difetto che non ho mai avuto, non vedo nessuna ragione per essere modesto”; “Mi hanno nominato direttore ad personam. Non so bene cosa voglia dire, ma se significa che sono il direttore di me stesso mi va benissimo perché significa che ho la migliore redazione del mondo”.

Gianni ama più prendere in giro chi gli sta vicino: “Tommasi a volte si addormenta in telecronaca, poi si sveglia e dice ’40-15’ e quel che mi stupisce sempre è che il punteggio è giusto”. “Dalla prima riga di un commento su Ubitennis si capisce se chi scrive è tifoso di Federer o Nadal”.

Gianni Clerici Wimbledon 2015

Ma anche a Rino piace stuzzicarmi:Ubaldo si è inventato Ubitennis perché così gioca a fare il direttore”. E quando io gli dico: “Rino se tu continui a restare della tua opinione e io della mia, non arriviamo a nessun punto…”. E lui: “Certo che ci arriviamo, tu hai torto e io ho ragione!”.

Inimitabili perché di Giotto che supera il maestro Cimabue ce n’è stato uno solo. Gianni è molto più difficile da… imitare e somigliare. Nessuno ci riuscirà mai. Quanto a Rino, beh vorrei avere la sua capacità di sintesi che non ho. Tento di essere opinionista, ma tendo a voler spiegare troppo. Lui era più sbrigativo. Chi capisce bene, chi non capisce… peggio per lui. Ma alla fin fine il vero problema è… che io non sono Giotto.

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evidenza

Original 9: Jane ‘Peaches’ Bartkowicz

Quarto dei nove approfondimenti dedicati alle donne che hanno cambiato la storia della WTA. Oggi tocca a Jane ‘Peaches’ Bartkowicz, che trovò la sua prima racchetta tra i cespugli

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Jane 'Peaches' Bartkowicz (via Twitter, @WTA)

Dopo l’articolo introduttivo sulle ‘Original 9’ e una breve carrellata sulle donne che rivoluzionarono il tennis femminile, vi proponiamo i relativi approfondimenti. La quarta protagonista è Peaches Bartkowicz, nata il 16 aprile 1949, che ripercorre gli esaltanti giorni di settembre 1970, quando sostenne le Original 9. Qui l’articolo originale pubblicato sul sito WTA


Originaria del Michigan, Jane ‘Peaches’ Bartkowicz aveva 21 anni quando si è iscritta per giocare nel controverso torneo Virginia Slims Invitational di Gladys Heldman. Dopo una carriera giovanile stellare coronata da innumerevoli titoli nazionali e dalla vittoria del singolare femminile a Wimbledon all’età di 15 anni, Bartkowicz ha conquistato consecutivamente il singolare e il doppio a Cincinnati nel biennio 1966-67, il Canadian Open nel 1968 e ha raggiunto due volte i quarti di finale allo US Open.

Membro della vittoriosa squadra americana di Fed Cup nel 1969, lasciò il Tour nel 1971 con all’attivo vittorie su Evonne Goolagong e Virginia Wade.

 

Peaches riflette: “La mia famiglia non poteva permettersi lezioni di tennis – mio padre lavorava nella catena di montaggio di una fabbrica di automobili – ma quando ero bambina vivevo vicino a un parco con dei campi pubblici, lì ho trovato una racchetta tra i cespugli. C’era un muro e ci avrei giocato contro per tutto il tempo. Ero determinata, diventai molto precisa e questo è stato probabilmente il mio più grande punto di forza. Mi ha aiutata perché non avevo il talento di molte altre giocatrici, e per di più non ero così veloce in campo!“.

Sono stata supportata come junior, ma in seguito il costo dei viaggi per gli eventi è diventato un vero problema. Ricordo di essere andata in Europa, di aver vinto i primi sei tornei a cui ho partecipato e in effetti di aver perso del denaro. Era fuor di dubbio che qualcosa andasse fatto, così quando venne organizzato il torneo di Houston non esitai, soprattutto perché sapevo che c’era Gladys Heldman dietro l’iniziativa. Era la proprietaria di una rivista di tennis, era una donna, e sua figlia Julie avrebbe partecipato al torneo, perciò sapevo che era interessata a noi. Onestamente, Gladys mi intimidiva, era una donna molto decisa, ma era anche molto gentile, ed ero sicura che sapesse cosa stava facendo”.

Quando in squadra hai qualcuno come Gladys, Virginia Slims e hai gente come Billie Jean, Rosie e Nancy, non credo che si possa sbagliare. Eravamo molto preoccupate della situazione nel tennis, ovviamente, ma allo stesso tempo credevamo che il cambiamento dovesse avvenire anche in altre aree della società. Capii che se si riesce a fare qualcosa del genere nel tennis, nel mondo del lavoro, o in qualunque altro campo, può esserci un effetto domino che alla lunga porterà benefici a tutti“.

Sapevo che sarebbe stato difficile, sapevo che ci sarebbe voluto del tempo, ma non ho mai pensato che il nuovo circuito avrebbe fallito. Ho sempre creduto che sarebbe stato qualcosa di grande. Tuttavia, nonostante amassi giocare a tennis, ho trovato molto difficile l’aspetto promozionale delle cose. Ero timida e non avevo un buon rapporto con il pubblico… è stato uno dei motivi per cui ho lasciato il tennis così giovane. Quando sono cresciuta, mi sono aperta di più e ho pensato: perché non avrei potuto essere così prima? Ma non ho rimpianti. Ho una famiglia meravigliosa, tutto ha funzionato“.

(Intervista realizzata da Adam Lincoln)


Per conoscere meglio le nove protagoniste, il sito della WTA sta pubblicando anche delle brevi video-interviste in cui vengono rivolte a tutte le stesse domande. Di seguito le risposte di Peaches Bartkowicz.

Chi era il tuo idolo?
“Da giovane il mio idolo era Maria Bueno. Amavo la sua grazia e il suo stile di gioco perché il mio non era minimamente vicino al suo, apprezzavo molto l’armonia dei suoi movimenti in campo, quasi da ballerina (Maria Bueno, morta nel giugno 2018, veniva infatti soprannominata ‘Tennis Ballerina’)

I tuoi colpi migliori come tennista?
“I miei colpi migliori erano il rovescio a due mani e la precisione”.

Torneo preferito?
“Il mio torneo preferito era lo US Open a Forest Hills. All’epoca ero letteralmente incantata da quell’arena e anche se oggi può sembrare piccola, (nel frattempo il torneo si è spostato a Flushing Meadows, ndt) mi sono divertita a giocarci; in più era negli Stati Uniti”.

Cosa serve per essere un campione?
“Per essere un campione ci vuole un sacco di duro lavoro e penso che per rimanere al top si debba avere il killer-instinct, non arrendersi mai ed essere molto determinati”.

Momento clou della tua carriera nel tennis?
“Il momento clou della mia carriera tennistica è stato vincere incredibilmente 17 campionati nazionali dagli 11 ai 18 anni, ho sempre vinto contro giocatrici della mia stessa fascia di età e contro quelle più grandi, non ho mai perso una partita in quegli anni”.

La partita che credevi fosse vinta?
“Credo sia quella persa per un punto contro Ann Jones. In quegli anni bastava staccare di un punto l’avversario per vincere il tie-break, mentre oggi sono necessari due punti. Ho perso l’ultimo set 5 a 4, quindi tecnicamente solo un punto ha davvero fatto la differenza”.

La tua tennista preferita di oggi?
“In realtà non guardo molto tennis, ma quando lo faccio mi impressiona molto come gioca Osaka”.


Traduzione a cura di Andrea Danuzzo

  1. Original 9: Kristy Pigeon 
  2. Original 9: Julie Heldman
  3. Original 9: Judy Dalton


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Focus

Djokovic e Barty, l’inquietudine dei numeri 1

Nole non apprezza le misure restrittive da adottare in caso si giochi lo US Open. Barty cauta: “Voglio avere tutte le informazioni prima di decidere”

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Novak Djokovic - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Con la sospensione dei due circuiti ancora ferma al 31 luglio, gli occhi di tutti sono puntati sul mese di agosto che ospita tradizionalmente i tornei dello swing nordamericano sul cemento. In particolare le preoccupazioni si affollano intorno agli US Open, il cui effettivo svolgimento è ancora in dubbio.

Recentemente sull’argomento si è espresso Rafael Nadal, il quale ha dichiarato che ad oggi non si sentirebbe sicuro ad andare a New York, ma che la situazione potrebbe cambiare nei prossimi mesi. Lo spagnolo più che altro si è espresso affinché tutti i giocatori possano avere uguali possibilità. “È difficile per me pensare che si possano organizzare tornei sicuri per la salute di tutti e ‘giusti’ per tutti. Quando dico giusti, intendo che ogni giocatore di ogni parte del mondo deve avere la possibilità di poter viaggiare e giocare. (…) Finché non saremo sicuri al 100% secondo me dobbiamo aspettare un po’ di più. Il nostro sport non è come il football o altri sport che si possono giocare in un solo Paese, nel tennis si mischiano persone che provengono da tutto il mondo, le complicazioni sono tante“.

Sullo stesso tema ha rilasciato dichiarazioni anche il numero uno al mondo Novak Djokovic. Il serbo ha riferito a Prva TV di aver parlato con i piani alti del tennis per capire un po’ di più sulla situazione e ha giudicato negativamente le misure di sicurezza, a suo dire “estreme, pianificate dagli organizzatori. “Ho avuto una conversazione telefonica con i leader del tennis mondiale, si è discusso sul proseguimento della stagione, principalmente sugli US Open previsti a fine agosto, ma non si sa se si terranno. Le regole che hanno detto che dovremmo rispettare per essere lì, per giocare, sono estreme“.

 

Novak ha elencato poi con disappunto alcune di queste misure, non certo irragionevoli. “Non avremmo accesso a Mahnattan, dovremmo dormire negli hotel dell’areoporto, essere testati due o tre volte alla settimana. Inoltre potremmo portare una persona al club, il che è davvero impossibile. Voglio dire, è necessario il tuo allenatore, il preparatore atletico, il fisioterapista. Tutti i loro suggerimenti sono davvero rigorosi, ma posso capire che per motivi finanziari, a causa dei contratti già esistenti, gli organizzatori vogliono che si tenga l’evento. Vedremo cosa accadrà“.

Anche l’altra numero uno al mondo del tennis, Ashleigh Barty, ha voluto dire la sua, mantenendo una certa cautela sull’eventuale ripresa del circuito. L’australiana vuole essere certa della situazione per preservare la propria salute e quella del suo team. “È eccitante che si parli di nuovo del tennis e che le cose si stiano muovendo nella giusta direzione per iniziare le competizioni”, ha detto al Sydney Morning Herald. “Ma avrei bisogno di capire tutte le informazioni e i consigli della WTA e della USTA prima di prendere una decisione sui tornei statunitensi. Non riguarda solo me, devo considerare anche il mio team”. Ad ogni modo, sembra che ATP e WTA faranno un punto della situazione mercoledì prossimo (10 giugno) per quanto riguarda gli US Open e il resto della stagione.

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