Cahill spinge per l'espansione del coaching: "Questo sport si deve evolvere"

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Cahill spinge per l’espansione del coaching: “Questo sport si deve evolvere”

A Dubai, per la prima volta nella storia, i coach stanno comunicando con le loro assistite da bordo campo. “Normalmente sono per le tradizioni, ma questa era una regola anacronistica”. La riforma attraversa al momento una fase sperimentale

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Il torneo di Dubai 2020 è destinato a passare alla storia e non soltanto per le imprese sportive che certamente si verificheranno da qui a sabato. I Campionati degli Emirati Arabi stanno testando, primi nella storia, il coaching dagli spalti, infrangendo uno tra i tabù più longevi dell’epopea della racchetta. “Si tratta di un processo che abbiamo discusso a lungo e che ritenevamo opportuno mettere alla prova“, ha dichiarato il gran capo della WTA Steve Simon. “Continueremo a consentire gli interventi in campo degli allenatori, ma amplieremo il loro raggio d’azione alle tribune, poiché riteniamo che sia la cosa migliore da fare per tutti e che l’apertura avrà ripercussioni positive sulle prestazioni delle giocatrici e sullo spettacolo in genere“. La modifica regolamentare verrà sperimentata per l’intera stagione 2020 in tutti tornei WTA Premier e International.

Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona Darren Cahill, mentore di Simona Halep e influentissimo nel circuito per autorità e successi ottenuti. “Quando si parla di tennis spesso vengo accusato di essere un conservatore, perché di fronte alle ipotesi di riforma, e negli ultimi tempi ne abbiamo viste tante, tendo sempre a schierarmi dalla parte della tradizione. Questa volta no, è diverso. Sono convinto del fatto che il coaching dalle tribune potrà essere determinante per le tenniste e vi dico una cosa: vi si farà ricorso il minimo indispensabile. Adesso si parla molto spesso, di nascosto, proprio perché è proibito. Cancellata la voglia di trasgredire, rimarranno le poche parole che un’atleta vuole sentirsi dire nei momenti di tensione e per l’andamento delle partite non ci saranno controindicazioni“.

Dopotutto, alcune volte il diavolo non è brutto come lo si tende a dipingere. “Fino a pochi anni fa nessuno pensava che sarebbe stato introdotto il tie break al dieci sul sei pari nei set decisivi dell’Open d’Australia, eppure adesso i match si concludono in quel modo con grandi benefici per lo spettacolo, grazie alla suspense che un arrivo in volata di quel tipo garantisce“.

 

Anche Artemon Apostu-Efremov, il coach che con Cahill divide la panchina di Halep, è ampiamente a favore della norma sperimentale. “Anzi, secondo me siamo già in ritardo, avremmo dovuto introdurla molti anni fa, quando nel 2008 è stato deciso di consentire agli allenatori di entrare in campo per parlare alle giocatrici. Noi coach passiamo con loro una quantità enorme di tempo durante l’anno ed è bizzarro il fatto di non poterci parlare proprio quando è più importante. Spero che in futuro ci sia data la possibilità di sedere accanto a loro durante l’intero corso dei match, proprio come accade in Davis e in Fed Cup“.

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Rafa Nadal giocò sotto anestesia a Wimbledon 2008

Il campione spagnolo racconta un aneddoto sulla finale di Wimbledon 2008 vinta contro Roger Federer

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Rafa Nadal si è sempre dimostrato più forte di ogni ostacolo fisico e mentale comparso durante la sua carriera, e l’ultima rivelazione non fa che accrescere la sua leggenda. Intervistato da Movistar+ per il programma #Vamos, il tennista spagnolo ha rivelato di aver giocato l’inizio dell’epica finale di Wimbledon 2008 contro Roger Federer con il piede addormentato.

La causa dell’impedimento era l’anestesia, a cui Nadal ha dovuto ricorrere per tutto il torneo. “Avevo bisogno di fare l’anestesia prima della partita perché non riuscivo ad appoggiare il piede […] La pioggia peggiorò la situazione perché l’anestesia aveva una durata e senza anestesia non potevo giocare. […] Il dolore c’era anche nelle partite precedenti e infatti i giorni degli allenamenti non mi riuscivo ad allenare.” Un piede addormentato che non l’ha fermato dal trionfare in finale contro Roger Federer dopo una battaglia di 4 ore e 48 minuti.

 

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Lo US Open premierà gli operatori medici

Il direttore finanziario degli US Open ha annunciato che proveranno ad avere sugli spalti medici e infermieri

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Gli US Open sono in programma senza spettatori ma questo proposito potrebbe cambiare a breve. Il direttore finanziario del torneo newyorkese Lew Sherr ha aperto alla possibilità di avere sugli spalti gli operatori in prima linea (dell’emergenza coronavirus ndr), i medici e le loro famiglie, se la situazione a New York dovesse restare buona dal punto di vista sanitario.

Lo Slam americano non è l’unico torneo di tennis che potrebbe tornare ad avere tifosi. L’All American Cup, il World Team Tennis e l’esibizione di Berlino hanno tutti annunciato che permetteranno la presenza limitata di spettatori ma con delle norme strette da seguire, come la firma di un’autorizzazione e posti predeterminati per rispettare il distanziamento sociale.

Sherr si è espresso anche su quest’idea, confermando la volontà dello US Open di non avere tifosi in quanto “Si tratta di un modello che per noi non può funzionare. […] Anche facessimo entrare il 10% dei possibili tifosi avremmo problemi a far rispettare il social distancing e a dare le strutture adeguate ai giocatori.”.

 

La posizione degli US Open non stupisce, dato che durante le tre settimane che vanno dal Master di Cincinnati fino allo Slam, tutti tenuti dentro il National Tennis Center di New York, ci saranno 250 giocatori e tra le 1500 e 2000 persone ogni giorno. I giocatori saranno sistemati nelle zone prima utilizzate dai tifosi come le suite di lusso all’interno del centro, rispettando sempre le distanze.

A Flushing Meadows però non chiudono definitivamente le porte alla presenza dei tifosi. Sempre Sherr aggiunge che “Se ci sarà la possibilità di fare qualcosa di bello per le persone che se lo meritano, lo faremo. Ma la salute e la sicurezza di giocatori e staff viene prima.”.

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Trionfo di Sharapova, passaggio di testimone tra Sampras e Federer: 3 luglio data storica di Wimbledon

19 anni fa Federer ‘estorceva’ il testimone a Sampras, buttandolo giù dal trono di Wimbledon. Tre anni dopo, Sharapova avrebbe incantato i tifosi di Londra vincendo il torneo a 17 anni

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Non è così difficile abbinare un giorno di fine giugno o inizio luglio a un avvenimento importante della storia di Wimbledon, poiché da oltre un secolo lo Slam londinese si disputa in queste date. Se però c’è una giornata particolarmente alta in graduatoria, per l’importanza delle partite che vi si sono disputate, questa giornata è il 3 luglio. Non tanto per la qualità del tennis che ci è stato proposto, quanto per quello che hanno rappresentato le due vittorie che oggi ricordiamo.

La prima è l’ottavo di finale di Wimbledon 2001, quello che mise di fronte l’epta-campione (in carica) Pete Sampras e un quasi ventenne Roger Federer. Molti oggi ricordano che attorno a quella partita, durata oltre quattro ore e cinque set, si respirava quella strana atmosfera che predice le novità o i grandi eventi, o entrambe le cose. Furono entrambe le cose, perché due anni dopo quella vittoria che detronizzò Sampras (Pete avrebbe vinto appena un’altra partita a Wimbledon prima di ritirarsi), Federer solleverà il primo di otto trofei a Church Road. Se non si parla in questo caso di passaggio di testimone, allora quando?

La seconda è la finale femminile di Wimbledon 2004, l’edizione in cui è deflagrata Maria Sharapova battendo – ad appena 17 anni – la già sei volte campionessa Slam Serena Williams; il fatto che una rivalità che avremmo ipotizzato acerrima e serrata, nei fatti, non sia mai cominciata (Serena ha vinto 19 delle 20 sfide successive) contribuisce a rendere iconica e inaspettata questa vittoria. Vinto l’ultimo quindici del torneo, Maria si è comportata come una normalissima diciassettenne che sta provando una gioia immensa, nonostante si trovasse di fronte a migliaia di tifosi sul campo da tennis più importante del mondo: è corsa sugli spalti ad abbracciare papà Yuri e poi ha usato il cellulare per chiamare mamma Yelena. “Mamma, ho vinto Wimbledon!”: simple as that.

 
Maria Sharapova – Wimbledon 2004

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