A Doha scattano le qualificazioni: Giorgi unica azzurra in tabellone

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A Doha scattano le qualificazioni: Giorgi unica azzurra in tabellone

Camilla debutta venerdì sfidando l’austriaca Barbara Haas. A guidare il seeding è Katerina Siniakova

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Tra poche ore prenderanno il via le qualificazioni del torneo WTA Premier 5 di Doha. Due i turni previsti dal tabellone cadetto, composto da 32 giocatrici, otto delle quali strapperanno il pass per il main draw. La tredicesima testa di serie è Camila Giorgi, unica azzurra al via, che debutta venerdì sul ‘Court 3’ (intorno alle 14 italiane) sfidando per la prima volta in carriera l’austriaca Barbara Haas (numero 135 del mondo). In caso di successo, al secondo turno Camila troverebbe la statunitense Bernarda Pera (terza favorita del seeding) o la 16enne ucraina Daria Lopatetska (366 del ranking WTA, in tabellone grazie a una wild card).

A guidare il seeding del tabellone cadetto è la ceca Katerina Siniakova (numero 58 del mondo), mentre l’ultima ad entrare direttamente è la kazaka Anna Danilina (291 WTA). Ricordiamo che i primi incontri del tabellone principale si giocheranno a partire da domenica 23 febbraio, con la finale prevista nella giornata di sabato 29. Saranno sette le top 10 al via: Barty, Halep, Pliskova, Bencic, Svitolina, Kenin e Bertens (assenti Andreescu, Osaka e Serena Williams). Oltre al forfait della canadese (il quarto della sua stagione), si sono cancellate dall’entry list anche Konta, Kerber, Collins e Bellis.

L’entry list aggiornata del tabellone principale

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Lo spagnolo Nicola Kuhn torna tedesco

Mamma russa, austriaco di nascita, spagnolo d’adozione, davisboy teutonico, “pro” iberico e non è finita

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Definire la nazionalità di alcuni tennisti è al contempo incredibilmente complesso e noiosamente facile. Nasci in un posto che non è quello di origine dei genitori, i quali tra l’altro hanno nazionalità diverse tra loro, cresci in un altro Paese, ne rappresenti tennisticamente un altro ancora, poi si scopre che tuo padre era in realtà un agente sotto copertura di una potenza straniera, ma alla fine era solo un sogno. Deriva fiction a parte, tutto ciò si semplifica agevolmente limitandosi a guardare la bandierina nella scheda ATP o WTA dell’atleta in questione. Così, Denis Shapovalov e Leylah Fernandez sono tennisti canadesi, Emma Raducanu e Cameron Norrie britannici, Nicola Kuhn…

Beh, prima di tutto, ricordiamo chi è Nicola Kuhn: ventunenne allenato da Javier Fernandez e n. 249 della classifica, è colui che non ha trasformato otto match point prima di crollare in preda ai crampi contro Mischa Zverev, tedesco ma anche russo, nato nella Mosca allora sovietica da Irina e Alexander senior che però non era ancora senior. Kuhn ha anche vinto due titoli Challenger, arrivando al n. 174 ATP verso la fine del 2019 e parla spagnolo, tedesco, russo, francese e inglese.

Babbo tedesco (Repubblica Federale o Democratica?) e mamma russa (di nuovo, ex sovietica), Nicola è venuto alla luce a Innsbruck, risiede in Spagna a Torrevieja da quando aveva tre mesi e dichiara il duro come superficie preferita. Anche nel caso di questo ex promettente teenager, per evitare di tirare in ballo albero genealogico, storia, geopolitica e chissà che altro, si ricorre alla solita semplificazione e viene definito un tennista spagnolo appunto perché nella pagina ATP di Kuhn c’è la bandiera della Spagna.

Giusto o sbagliato che sia. Sbagliato, in effetti, più che altro perché lunedì 18 ottobre è comparsa la bandiera tedesca sotto il suo nome. Lo sfondo è ancora quello della Rojigualda, ma non possiamo pretendere tutto e subito, specialmente nel giorno in cui il ranking aveva sottratto a Jannik Sinner i 250 punti di Sofia e tre posizioni, mentre la scheda activity di qualsiasi giocatore risultava completamente priva di… attività. Prima di lamentarci, tuttavia, pensiamo al sito user-hostile della WTA.

Nicola Kuhn: prima, dopo e viceversa

Per Kuhn – stavamo parlando di lui? – si tratta in realtà di un ritorno, dal momento che aveva già gareggiato per la Germania mettendosi in mostra alla Coppa Davis Junior del 2015. Nel dicembre dello stesso anno, come spiega Marca, Nicola era passato alla Spagna grazie all’impegno del Consiglio Superiore dello Sport, della Lega Calcio Professionistico e della IMG; curiosamente, lo stesso giorno “diventava spagnola” la nativa di New York Paula Badosa, colei che invece non ha più bisogno di presentazioni. La scorsa settimana ad Alicante, Kuhn ha giocato il suo ultimo derby iberico nello sfortunato sorteggio contro Verdasco ad Alicante, quindi in un torneo di casa. E dovrebbe tornare in campo, sempre da da giocatore di casa, la prossima settimana al Challenger di Ismaning in Baviera.

 

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WTA Tenerife: Giorgi avanza nonostante due penalty game!

Al termine di un match incredibile Camila la spunta nonostante ripetute ammonizioni. Al secondo turno giocherà con Kovinic

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Camila Giorgi a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Ian Walton)

Camila Giorgi ha conquistato il passaggio al secondo turno del Tenerife Ladies Open in una partita rocambolesca come poche nella quale ha ricevuto ammonizioni a ripetizione, arrivando persino a dover cedere un punto e ben due game per le intemperanze sue e del padre Sergio.

La tennista marchigiana ha sconfitto la spagnola Alione Bolsova per 7-6(4) 3-6 6-4 in un match durato ben oltre le tre ore durante il quale ci sono state parecchie proteste da parte di Camila per le chiamate dei giudici di linea. Il primo warning era arrivato per una discussione prolungata da parte di Sergio Giorgi con l’arbitro, proseguita anche dopo che l’ufficiale di gara aveva invitato a terminare la conversazione. Poi ne sono arrivate altre per abuso di palla e per aver lanciato la racchetta nella rete, peraltro nemmeno troppo lontana dal raccattapalle, rischiando quindi una squalifica diretta.

Dopo aver vinto il primo set in volata al tie-break, Giorgi si era portata in vantaggio per 3-0 “pesante” nel secondo set, ma è stato proprio in quel momento che il nervosismo di Giorgi è arrivato al culmine, rimediando “warning” a ripetizione fino al penalty game del 3-2. Bolsova ha sfruttato il nervosismo della giocatrice italiana mettendo a segno una serie di sei giochi consecutivi che le hanno consegnato il secondo set.

 

Nella terza partita Giorgi ha ripreso il controllo del match, salendo fino al 5-2, ma poi facendosi “strappare il servizio” per colpa di un altro penalty game proprio quando avrebbe dovuto servire per il match. Fortunatamente per lei, Camila è poi riuscita a conquistare il game finale su servizio di Bolsova chiudendo quindi questa incredibile partita.

Giorgi, testa di serie n. 4 del torneo, se la dovrà vedere al secondo turno con la macedone Danka Kovinic (n. 74 WTA), contro la quale non ha mai giocato in match ufficiali.

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ATP Finals: Matteo Berrettini qualificato “de facto”, è il premio a una grande annata

Il computer vidimerà il pass lunedì prossimo, ma il numero uno italiano è sicuro di andare a Torino. Nessun italiano aveva mai partecipato per due volte alla kermesse di fine anno

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Per l’ATP sarà ufficiale da lunedì prossimo, quando il computer esprimerà la nuova classifica aggiornata, ma il dado è sostanzialmente tratto: Matteo Berrettini è qualificato alle Finals 2021, in programma al Pala Alpitour di Torino dal 14 al 21 novembre prossimo. L’evento è in qualche modo storico: nessun altro italiano aveva infatti mai partecipato per due volte alla kermesse di fine anno tra i migliori otto tennisti della stagione.

Un risultato eccezionale, premio a un’annata solida e adornata da svariati picco di livello assoluto, nonostante qualche problema fisico di non poco conto abbia avuto la sua parte nel rallentarne il ritmo. Matteo ha stappato il 2021 raggiungendo con la nazionale la finale dell’ATP Cup, persa contro la Russia di Mevedev e Rublev. Parso subito in smagliante stato di forma, il Nostro aveva nell’occasione battuto Dominic Thiem, Gael Monfils e Roberto Bautista Agut senza concedere set alcuno. All’Australian Open, condotto in sicurezza nei primi tre turni, il guaio agli addominali destinato a condizionare il primo terzo della sua stagione: l’infortunio, invero piuttosto serio, l’ha costretto ad abbandonare Melbourne prima dell’ottavo in cui avrebbe dovuto provare a sbarrare la strada a Stefanos Tsitsipas.

Ne sono seguiti due mesi di stop obbligato, e il rientro è avvenuto solo sulla terra di Montecarlo, dove Matteo ha pagato pegno a una condizione imperfetta cedendo in due a Davidovich Fokina. I dubbi si sono dissipati a Belgrado, nel torneo voluto e patrocinato dal numero uno del mondo: primo titolo stagionale, anche sorprendente considerato il contesto, nella finale contro Aslan Karatsev, che aveva eliminato in semifinale proprio Djokovic al termine di un match sensazionale.

 

Iscritto al Mille di Madrid, il romano ha suonato il secondo grande squillo stagionale, arrivando fino all’ultima curva alla Caja Magica. Dopo aver vinto il primo set, e disputato in generale un incontro niente male, egli ha però ceduto in tre a Sascha Zverev. La sfida con Stefanos Tsitsipas sfumata in Australia si è materializzata di nuovo agli ottavi, stavolta nella sua Roma, dove l’artista greco l’ha battuto in due dopo una prima frazione equilibrata. Al Roland Garros sono arrivati i quarti, ceduti in coda a una gran partita a Novak Djokovic, qualche giorno prima del via alla stagione su erba. Proprio sul verde Matteo ha firmato le sue pagine stagionali più belle: vittoria con il botto al Queen’s e storica finale a Wimbledon nel giorno della finale degli europei del pallone vinta a Wembley dalla nazionale italiana sull’Inghilterra.

L’obiettivo successivo sarebbero state le Olimpiadi, ma un risentimento muscolare ha pregiudicato la presenza di Matteo: rinuncia obbligata, con coda polemica e amareggiati commenti da parte di Fabio Fognini, compagno di doppio per i giochi designato e appiedato. I grandi tornei sul cemento del Nord America tra fine estate e inizio autunno hanno mostrato una doppia faccia del nostro numero uno: due secondi turni con più ombre che luci a Cincinnati e Indian Wells inframezzati dall’ottimo quarto guadagnato all’Open degli Stati Uniti, dove, per il terzo Slam consecutivo, è stato Novak Djokovic a sbarrargli la strada, nei quarti di finale.

Come opportunamente sottolineato dal nostro direttore dopo la trasvolata a Wimbledon, non sono risultati ottenuti per caso. Berrettini può raggiungere un’altra finale Slam, e perché no vincerla. Intanto il premio ha la luccicante sembianza delle finalissime torinesi: in attesa di conoscere gli ultimi due qualificati, di capire se Jannik Sinner riuscirà a infilarsi nell’ultimo pertugio, insieme a quelle di Novak Djokovic, Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Sascha Zverev e Andrey Rublev la foto da copertina è quella di Matteo, tra i più esimi protagonisti dell’incredibile anno in via di conclusione per lo sport azzurro.

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