Mager completa l'impresa a Rio: batte Thiem, vola in semi ed entra in top 100

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Mager completa l’impresa a Rio: batte Thiem, vola in semi ed entra in top 100

Grande impresa del tennista italiano, che nonostante una prima defaillance al momento di servire per il match batte il primo top 5 della sua carriera. Tornerà in campo tra poche ore

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Gianluca Mager - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

G. Mager b. [1] D. Thiem 7-6(5) 7-5

Dopo la copiosa pioggia di ieri è ripartito l’ATP 500 di Rio, nel segno di un italiano. E che segno: Gianluca Mager, numero 128 del mondo, era in vantaggio 7-6 2-1 (e servizio) contro il numero 4 del mondo Dominic Thiem prima dell’interruzione per pioggia e ha completato l’opera, battendo il primo top 5 in carriera al primo tentativo. Un risultato incredibile contando la differenza di ranking, ma visto in profondità non è una completa sorpresa. Thiem ha sofferto molto sia contro Munar che contro Meligeni nei turni precedenti, e fisicamente non sembra essere al massimo dopo le fatiche degli Australian Open.

Uno scalpo tanto importante che sembra quasi far passare in secondo piano la portata complessiva della vittoria di Mager. Il sanremese raggiunge la prima semifinale nel circuito maggiore – la giocherà attorno alle 23 italiane contro Attila Balazs o Pedro Martinez – dopo aver giocato appena otto partite a livello ATP e contestualmente guadagna anche l’ingresso in top 100.

 

LA PARTITA – Nonostante il tennista di Sanremo sia chiaramente quello meno abituato a questi livelli, Mager non sembra indietreggiare nemmeno dopo la ripartenza. Riparte tranquillamente al servizio e tiene senza problemi. Quello che sembra più in difficoltà è Thiem, costretto a difendersi con le unghie in ogni suo turno di battuta e costantemente sotto nel palleggio da fondo. L’austriaco vira la sua tattica verso un inusuale serve&volley costante che sembra pagare dividendi, anche se gli tocca comunque salvare un break point nel settimo gioco. Nel frattempo Mager resta impassibile e senza aver offerto occasioni sino a quel momento, va a servire per il match.

Al momento clou purtroppo il braccio del tennista italiano non è più sciolto come prima. Va avanti 30-0 con relativa facilità, ma sbaglia un dritto che lo condiziona mentalmente. Thiem recupera un po’ di brillantezza da fondocampo e riesce a rimettersi in partita, è 5-5. A questo punto tutto lascerebbe pensare a un momento di stanca per Mager, ma il tennista ligure tiene botta, e grazie a un punto vinto con Thiem senza racchetta, si porta a casa un altro break con uno splendido dritto.

Mager va di nuovo a servire per il match e questa volta la storia è diversa. Trema soltanto sul 15-15, ma Thiem continua a giocare cortissimo e lo aiuta a vincere casa un match meritatissimo, la cui chiusura è suggellata da un ace. Adesso poche ore di riposo, ma in qualsiasi modo andrà contro Balazs – l’occasione rimane ghiotta: l’ungherese lo precedeva solo di dodici posizioni a inizio settimana – la terra di Rio rimarrà uno splendido ricordo per Gianluca Mager.

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Esordio sul velluto di Jannik Sinner a Colonia: il cambio di superficie non crea problemi

Al rientro dopo la terra parigina, l’azzurro offre un’ottima prova contro l’australiano Duckworth. Al secondo turno affronterà Herbert

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Jannik Sinner – ATP Colonia 2 (foto via Twitter @atptour)

Rieccoci alla Lanxess Arena di Colonia per la seconda settimana consecutiva, questa volta per il Championship (Zverev ha vinto l’Indoors). L’incontro che ci interessa particolarmente è quello che Jannik Sinner fa suo per 6-1 6-2 contro il n. 97 del ranking James Duckworth, lucky loser che ha preso il posto dello sfortunato Hubert Hurkacz, al quale è venuto male al pancino – la stessa motivazione che aveva fermato Sinner la scorsa settimana, prima di poter giocare a San Pietroburgo.

Come suggerisce il punteggio, un’ottima prestazione di Sinner che non ha trovato resistenze nel primo parziale ed è stato bravo nel secondo a uscire dall’unico momento di difficoltà, quando Duckworth è riuscito a provocargli qualche grattacapo, invero lieve, cercando di farlo uscire dalla zona di comfort dello scambio ad alta intensità. Tornato in campo dopo i quarti di Parigi dove, numeri alla mano, è stato l’avversario che più ha impegnato Rafa Nadal sulla sua strada verso il tredicesimo titolo, l’azzurro ha dimostrato di essersi velocemente adattato al cambio di superficie e di condizioni; peraltro, il duro indoor gli sta a pennello come una camicia su misura.

IL MATCH – Partenza fulminante di Sinner che conquista i primi nove punti, ma Duckworth riesce almeno a salvarsi dal doppio break risollevandosi con il servizio da un pericoloso 15-30. L’illusione di poter rimanere in scia svanisce presto, perché Jannik tiene un altro turno di battuta a zero prima di allungare ulteriormente. Dal punto di vista australiano, il nostro è troppo vicino al campo e gli impone così un ritmo asfissiante; risponde anche bene, Sinner, neutralizzando l’arma migliore dell’altro, in questo parziale sotto il livello di guardia con il 41% di prime in campo, e riesce a ribaltare qualche scambio in cui è costretto a difendere. Gli rimane anche in campo una volée non proprio perfetta e chiude gli smash, vanificando i primi tentativi del ventottenne di Sydney di inventarsi qualcosa chiamandolo a rete. Sotto gli occhi di Barbara Rittner, capitano di Fed Cup qui in veste di direttrice del torneo, il primo set è archiviato con un 6-1 in 23 minuti.

 

Tenuto a zero il servizio di apertura (tre punti concessi finora alla risposta), il diciannovenne altoatesino si vede per la prima volta raggiungere nel punteggio da un Duckworth che finalmente può fare affidamento sulla prima battuta e dimostrare anche buone qualità nei colpi al volo. Cerca anche di essere più aggressivo in ribattuta e di non perdere campo, diventa più solido nel palleggio da fondo e gioca alcune smorzate confidando – a ragione – che l’altro non chiuda almeno un paio di smash. È in questo modo che lo trascina ai vantaggi in un quinto gioco in cui si guadagna tre opportunità per il sorpasso, tutte ben cancellate da Sinner, forse con un vago rimpianto di James; tuttavia, se è giusto chiamare il rossocrinito a rete, non può mancare la parte in cui giochi dei passanti competitivi. Succede spesso che l’occasione mancata si trasformi in un break subìto e Sinner rende immediatamente chiaro che succederà proprio questo con una catenata lungolinea in risposta che fulmina il tentativo di serve&volley di Duckworth.

Conferma il vantaggio con autorità chiudendo con una smorzata su cui l’altro non tenta neanche di partire e si prende il 6-2 dopo sessantuno minuti, non prima però di riuscire a raggiungere una palla con effetto all’indietro toccandola quando già era tornata oltre la rete, mentre l’arbitro Timo Janzen conferma che non c’è stata infrazione. Il pubblico avrebbe apprezzato, ma gli spalti sono completamente vuoti da mercoledì scorso. Non ci sono neanche i giudici di linea (fa tutto Hawk-eye), ovviamente tre soli raccattapalle, la superficie è grigia e ripresa da un’altezza siderale.

Finita la digressione, al prossimo turno ci sarà un’altra sfida inedita per Sinner, contro il qualificato Pierre-Hugues Herbert che al primo turno ha superato Tennys Sandgren in un match molto più duro e lottato di quanto suggerisca il punteggio dei tre parziali. Jannik dovrà essere pronto a frustrare il tennis offensivo del francese, non autore di una grande stagione ma sempre pericoloso quando il suo gioco gira bene e lui si esalta a rete.

Risultati:

A. Davidovich Fokina b. [Q] D. Dzumhur 6-2 6-3
[Q] P-H. Herbert b. T. Sandgren 6-3 3-6 6-3
[WC] J. Sinner b. [LL] J. Duckworth 6-1 6-2
J. Millman b. F. Verdasco 6-4 6-2
[LL] O. Otte b. [Q] D. Novak 6-3 6-2

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ATP Sardegna: Djere trionfa tra le polemiche, Cecchinato non ci sta

L’azzurro è molto nervoso e finisce per cedere dopo una dura battaglia durata oltre 2 ore. Persino Layhani deve scendere dalla sedia per calmare la situazione

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Marco Cecchinato alla premiazione del Sardinia Open 2020 (foto Roberto Dell'Olivo)

L. Djere b. [WC] M. Cecchinato 7-6(3) 7-5

Finisce tra righe e polemiche la finale del Sardegna Open di Santa Margherita di Pula, che purtroppo non cade in mani italiane. E’ Laslo Djere a laurearsi primo campione del torneo sardo, dopo una partita durissima durata due ore e un quarto. E’ la prima finale in carriera persa da Marco Cecchinato, che finora aveva trionfato in tutte e tre le finali giocate. Prima vittoria di Djere contro il tennista italiano, che vince il suo secondo titolo in carriera dopo dopo il 500 di Rio del 2018. Cattivo sangue tra i due a fine partita, con Djere nemmeno citato da Cecchinato tra i complimenti alla consegna del trofeo per il finalista. “Peccato soltanto per la finale, della quale preferisco non parlare a caldo, perché sarei molto duro.”.

L’inizio della partita non sembra di buon auspicio per Marco Cecchinato, che cede subito il servizio con Djere che insiste sul suo rovescio. La sua reazione non si fa attendere, si riprende immediatamente il break subito e prova a prendere il comando delle operazioni dopo aver salvato un’altra palla break nel settimo game. Per il tennista serbo la situazione non sembra buona, è sempre più fermo in campo e si tocca spesso la gamba destra. Riesce a tenere botta aumentando i giri del servizio e del dritto, mentre Cecchinato tiene senza problemi la battuta.

 

E proprio nel dodicesimo game, quando Djere deve servire per restare nel set, avviene il fattaccio che si trascinerà fino alla fine della partita. Il tennista serbo decide di chiamare un lungo medical time-out, e l’ex semifinalista del Roland Garros non la prende benissimo sin da subito. I risultati però sono evidenti, Djere tiene comodamente il servizio e dilaga nel tie-break approfittando delle lune di Cecchinato, apparso chiaramente distratto ed innervosito dalla pausa improvvisa.

Nel primo game del secondo set il tennista italiano ha subito due chance per poter iniziare con il piede giusto, ma Djere è molto bravo a spazzolare le righe con colpi sempre più forti. Come spesso accade è chi non riesce a fare il break a subire il contraccolpo psicologico, e le chance non sfruttate ronzano nella testa di Cecchinato per tutto il game successivo, dove subisce il break senza colpo ferire. La situazione sembra compromessa a livello psicologico, ma il numero 77 del mondo ha il merito di non mollare ed infila due break consecutivi che lo mettono col muso avanti nel set.

L’ex campione di Rio non si scompone e si riprende il servizio immediatamente in un game fiume in cui Cecchinato manca 5 volte la palla game. Il tennista italiano si rifà sotto immediatamente, ma due buone prime di Djere annullano le palle break ed aumentano i rimpianti di Marco. Il primo ad avere la chance di chiudere è proprio il serbo, che si vede annullare il primo match point da Cecchinato sul 4-5. Sfortunatamente non ci saranno altre possibilità per rientrare in partita per l’italiano. Due salite a rete avventate scoprono il fianco ai passanti di Djere, che si vede poi annullare altri due match point. Il terzo è quello buono, con una splendida risposta vincente lungolinea del tennista di Senta che impatta perfettamente la riga e che gli regala partita e torneo.

Non si fanno attendere le polemiche di un nervosissimo Cecchinato, che rinfaccia all’avversario il medical timeout preso durante il primo set. La tensione sale e deve scendere addirittura Layhani a sedare gli animi. Il modo peggiore per concludere una settimana comunque ottima per Cecchinato, che rientra in top100 alla 77ma posizione per la prima volta dopo un anno. Lunedì volerà a Colonia per giocare il primo turno del torneo tedesco contro Struff. Tanta soddisfazione e secondo titolo in carriera per Djere, “complimenti a Marco per la splendida settimana. Io ho giocato il mio miglior tennis per tutto il torneo, tornerò a casa con tanti bei ricordi dalla Sardegna”. Dopo un periodo difficile anche lui sembra tornato a buoni livelli, e da domani risalirà la classifica fino al numero 53 del mondo.

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ATP San Pietroburgo: Rublev profeta in patria, è il quarto titolo del 2020

L’idolo di casa vince il secondo ATP 500 consecutivo contro un pugnace Borna Coric che si perde sempre sul più bello. Andrey ancora più vicino alle Finals

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[3] A. Rublev b. [7] B. Coric 7-6(5) 6-4

Tre anni fa si incontravano a Milano nella prima edizione delle Next Gen Finals, due prospetti di sicuro avvenire: Borna Coric e Andrey Rublev oggi si sono ritrovati per giocarsi un titolo ATP 500. A San Pietroburgo, il giocatore di casa fa felici i (pochi) spettatori presenti e conquista il suo quarto titolo di un fantastico 2020, il secondo consecutivo della categoria dopo quello vinto sulla terra battuta di Amburgo.

La superficie di gioco e le condizioni indoor favoriscono uno spettacolo di alto livello con l’asfissiante potenza del russo che non conosce mezze misure e le abilità di eccezionale contrattaccante del croato che si appoggia alle bordate del suo avversario con grande facilità. Il colpo che doveva fare la differenza, il servizio, non l’ha fatta nel primo set per merito di Coric che però ha molti rimpianti sul primo parziale, tradito dal suo colpo più debole, il diritto, quando si trovava avanti 5-2 nel tie-break: tre sanguinosi errori gratuiti consecutivi in cui era in comando del punto. Sbaglia anche l’ultima risposta sul 5-6, lunga di pochi centimetri e si ritrova in un attimo sotto di un set che pareva vinto.

 

Rublev ovviamente trova tranquillità dal parziale portato a casa e attende con pazienza il momento giusto per sferrare l’attacco decisivo. Ma anche in questo caso è il suo avversario ad offrire gentili omaggi giocando con un game pessimo, il quinto, in cui a tradirlo stavolta è il rovescio con due errori gravi.

A quel punto Rublev sa di avere in mano il match e difende con facilità il break ottenuto per chiudere dopo 1h39. Un match dove ha ottenuto l’86% dei punti con la prima e soprattutto il 71% con la seconda palla (contro il 40% del suo avversario).

I numeri del 2020 del russo sono impressionanti: come detto 4 titoli (Doha, Adelaide, Amburgo, San Pietroburgo) con un bilancio di 34 vittorie e 7 sconfitte. Scavalca Diego Schwartzman nella Race dove ora è ottavo (con la certezza che Roger Federer, quarto, non ci sarà). Appare altamente probabile dunque la sua presenza alle Finals anche perché non sembra intenzionato a fermarsi: è in tabellone ad Anversa e poi giocherà Vienna e Parigi-Bercy. Di sicuro non è un ragazzo che si risparmia…

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