Elena Rybakina è davvero speciale - Pagina 2 di 4

Al femminile

Elena Rybakina è davvero speciale

Analisi della più grande novità nel tennis femminile della stagione 2020, la giocatrice capace di raggiungere quattro finali su cinque tornei disputati

Pubblicato

il

Elena Rybakina - Bucarest 2019

Le decisioni fondamentali del 2019
Stagione 2019, quella della svolta. Terminati gli studi, che Elena seguiva in una normale scuola superiore (cioè senza particolari agevolazioni nella frequenza), arriva il momento di scelte fondamentali. I risultati tennistici sono discreti, ma non sufficienti per avere un attivo economico. Il padre di Rybakina le consiglia di trasferirsi negli USA, per giocare in qualche college a livello NCAA. Numero 191 del mondo a 19 anni: per le università americane è una candidata perfetta, tanto è vero che riceve più di quindici offerte di borse di studio.

Ma Elena non è convinta, vorrebbe continuare con il circuito professionistico rimanendo in Europa. E allora prende due decisioni fondamentali. La prima è il cambio di guida tecnica. Nel febbraio 2019 abbandona lo Spartak Mosca e inizia a collaborare con un coach che la segue in esclusiva: Stefano Vukov, croato, che la porterà a spostare la sua base di allenamento a Bratislava, nella nuova Academy di Dominika Cibulkova.

La seconda decisione è il cambio di nazionalità: decide di accettare le offerte della federazione kazaka, che promette di aiutarla economicamente se giocherà per la nuova bandiera. Assolte le pratiche del caso, il passaggio avviene in un momento speciale, proprio quando compie 20 anni, nel mese di giugno. È stata una teenager russa, diventa una ventenne kazaka.

 

È noto che in questi ultimi anni la federazione russa non navighi nell’oro, soprattutto se comparata con le disponibilità kazake, ma è difficile capire se a Mosca credessero nelle potenzialità di Rybakina o se invece abbiano pensato che lasciarla andare non sarebbe stata una perdita irreparabile. Fatto sta che oggi Elena rappresenta il Kazakistan e questa appare come una delle più lungimiranti mosse di “tennis-mercato”, compiute nella storia della federazione di Astana.

In coincidenza con queste decisioni, comincia la scalata ai vertici del tennis. Una ascesa costruita senza imprese straordinarie, ma attraverso una progressione costante e continua: 78 partite giocate, 57 vittorie, 21 sconfitte. Rybakina raggiunge 6 finali (4 a livello ITF), e una di queste le vale il primo titolo WTA. Nell’International di Bucarest vince cinque match senza perdere un set, approfittando di un tabellone in cui tutte le più titolate si perdono per strada: l’unica Top 100 che affronta è la numero 54 Kuzmova.

Se consideriamo il ranking delle avversarie sconfitte, nel 2019 vanta due sole vittorie contro Top 50: quella per ritiro contro Simona Halep a Wuhan (sul 5-4 primo set) e quella contro la numero 41 Siniakova a Istanbul. In sostanza mancano successi strabilianti, ma è anche vero che partendo dal numero 191 non sono moltissime le occasioni di incrociare le più forti.

Resta il fatto che la sua progressione “da formichina” si traduce in tanti punti preziosi, e la posizione numero 38 alla fine del 2019: oltre 150 posti scalati in un anno. Ormai il suo status è del tutto cambiato: nel giro di pochi mesi è passata dal dover affrontare le qualificazione per entrare in un torneo di livello International all’essere a ridosso delle teste di serie negli Slam. E nelle ultime settimane dell’anno il suo nome è presente sempre più spesso nelle fasi conclusive dei tornei: finale a Nanchang (battuta da Rebecca Peterson), quarti di finale a Wuhan, ancora quarti a Linz, semifinale in Lussemburgo.

Il salto di qualità del 2020
Se il rendimento del 2019 poteva lasciare spazio a dubbi sul valore delle prestazioni di Rybakina, nel 2020 molte perplessità svaniscono. La soglia della Top 50, limite oltre il quale faticava a vincere, è completamente cancellata dall’impressionante inizio stagionale. Sconfigge due Top 10 come Karolina Pliskova e Sofia Kenin, fresca reduce dal successo nello Slam, due Top 20 (Martic, Mertens) più altre quattro Top 50 (Sakkari, Zheng, Zhang, Wang).

Questo le permette di partecipare al suo primo tabellone principale dell’Australian Open 2020 addirittura da testa di serie. Altri numeri di questo 2020: cinque tornei disputati, una finale vinta, tre perse e un bilancio di 19 vittorie e solo 4 sconfitte. Che cosa è cambiato? Quali sono state le ragioni del salto di qualità?

Lo ha spiegato lei stessa in diverse interviste. Innanzitutto avere avuto la possibilità di collaborare con un coach in esclusiva e a tempo pieno. Una collaborazione che ha permesso una crescita a 360°. Queste le sue parole: il coach “mi ha aiutato molto. Tatticamente parliamo di ogni avversaria e poi ha apportato miglioramenti tecnici al mio servizio e al mio diritto. Stiamo lavorando su ogni piccolo dettaglio”.

E più di recente: “Abbiamo iniziato a lavorare insieme nel febbraio 2019, quindi è un anno esatto. Penso di essere migliorata un po’ in tutto: nel servizio, sulla tecnica, sulla tattica. Mi sta aiutando molto. Sono stati piccoli progressi un po’ in tutto”.

Due risposte molto simili che a mio avviso centrano alla perfezione le ragioni del progresso di Rybakina: tanti piccoli miglioramenti in ogni ambito, che sommati tutti insieme si sono risolti in un salto di qualità sostanziale. Per capire più in dettaglio i suoi progressi, confrontiamo la tennista vincitrice due anni e mezzo fa del Bonfiglio 2017 con quella che ha raggiunto la finale di Dubai 2020.

Punto di partenza è la sua struttura fisica: Rybakina è davvero alta, molto alta. La scheda WTA indica 1,84, ma a me pare sottostimata. Ha detto Karolina Pliskova in conferenza stampa subito dopo la sconfitta subita la scorsa settimana: “She’s maybe taller than me. That’s a good help for a good serve, I think. She hits it. She can go over 190. She’s quite strong”. Ricordo che per la scheda WTA Pliskova è 1,86.

Ecco una foto di Elena da giovane, ancora con la divisa della Russia. Confrontatela con le compagne, ma anche con l’altezza della rete:

Perché sottolineo così tanto la statura? Perché pur essendo attorno al metro e 85 Rybakina si muove sempre con grande coordinazione e senza alcuna goffaggine; e sappiamo che la goffaggine a volte emerge nelle tenniste più alte. Invece se guardiamo il match del trofeo Bonfiglio, vediamo una atleta che già allora si muoveva in modo tale da sembrare meno alta di quanto in realtà non fosse.

Al contrario quello che sorprende delle giocatrice del 2017 è quanto poco ricavasse dal suo fisico al momento di colpire. L’altezza dovrebbe favorire l’efficienza del servizio e la potenza dei colpi da fondo, grazie alle lunghe leve. Eppure nel match di Milano risulta una giocatrice che non fa viaggiare la palla in modo particolare durante lo scambio, e nemmeno il servizio appare molto incisivo.

A distanza di tempo però, mi sto convincendo che l’avere svolto l’attività da junior sfruttando solo minimamente il potenziale di colpitrice, abbia fatto di lei una tennista molto particolare, probabilmente oggi migliore. In sostanza da teenager Rybakina per vincere non ha puntato sulla potenza, ma su altri aspetti del gioco più tecnici e tattici, che oggi si rivelano un prezioso bagaglio in più su cui contare. Soluzioni che fanno di lei una giocatrice più completa, e molto meno monodimensionale di chi fin dall’inizio ha basato il proprio gioco su una sola caratteristica.

a pagina 3: Le qualità dell’ultima Rybakina

Pagine: 1 2 3 4

Continua a leggere
Commenti

Al femminile

I migliori colpi in WTA: capitolo finale

Quindicesima e ultima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Serena Williams a Bianca Andreescu, da Simona Halep ad Ashleigh Barty, ecco la classifica definitiva con il “meglio del meglio”

Pubblicato

il

By

Simona Halep - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità
13. I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco
14. I migliori colpi in WTA: le qualità agonistiche


Siamo arrivati all’ultimo articolo della serie dedicata ai migliori colpi in WTA: è il momento di provare a tirare le fila di tutti i temi trattati, e di chiudere con qualche riflessione.

Prima riflessione. Proprio come nella suddivisione degli articoli, capita piuttosto spesso di pensare alle giocatrici isolando singoli colpi, nel tentativo di identificarne punti forti e punti deboli: servizio, risposta, dritto, rovescio, etc etc. Sicuramente è un approccio logico, ma non è privo di controindicazioni.

 

Con questo criterio, ogni esecuzione vista in campo viene fatta rientrare in una categoria definita di gesti tecnici (servizio, dritto, rovescio, etc.) che può essere anche analizzata sul piano numerico attraverso statistiche. L’approccio può risultare molto seducente perché in questo modo qualsiasi partita di tennis viene distillata, sezionata, e trasformata in qualcosa di più semplice e omogeneo. E quindi classificabile. Sembra tutto molto coerente, eppure ci si rende conto che non sempre questi numeri riescono davvero a descrivere un match. E parlo di descrivere, perché pretendere di spiegare sarebbe ancora più ambizioso. Come mai?

In parte per il sistema di punteggio del tennis, che fa sì che i singoli punti non pesino allo stesso modo. Ma secondo me ci sono anche ragioni tecniche. Pensiamo per esempio alla differenza tra un dritto colpito su una parabola alta sopra la spalla, e uno invece eseguito con la palla sfuggente a pochi centimetri da terra. Sono sempre due dritti, e quindi finiscono nella stessa categoria: ma quanto hanno in comune?

Dovremmo allora dividerli in sotto-categorie differenti? Potrebbe essere, ma in questo modo è come se aprissimo un vaso di Pandora, perché diventerebbe molto difficile identificare le nuove categorie e anche il modo di gestirle e analizzarle sul piano statistico.

E cosa dire dei colpi funzionali allo sviluppo di una combinazione, vale a dire che hanno un senso soprattutto in funzione del colpo successivo? Per esempio una volta si ragionava in termini di serve&volley; oggi qualcosa di affine accade, con la combinazione “servizio+dritto”.

Insomma, i colpi sono elementi fondamentali di un match, ma non lo descrivono completamente. E così, più si prova a definire un quadro completo, più ci si accorge che è quasi impossibile trovare un punto di vista capace di abbracciarlo per intero.

E poi c’è un secondo aspetto, che porta a un’altra riflessione fondamentale. Durante una partita di tennis, tra un colpo e l’altro, entrano in gioco altri elementi non meno importanti: un intero mondo di movimenti, di gesti, di pensieri che possono fare la differenza. Ecco perché (come ho spiegato alcune settimane fa) ho deciso di ampliare la serie provando a considerare alcune caratteristiche fisiche e mentali. Aggiungendo quindi una classifica dedicata alla mobilità, una alle qualità tattiche, e una alle doti agonistiche. Con la consapevolezza che si tratta comunque di un tentativo parziale che non sarà mai del tutto soddisfacente.

In sostanza credo che queste classifiche non vadano considerate un punto di arrivo, ma piuttosto un punto di partenza per continuare a sviluppare ragionamenti sul tennis giocato, anche in un periodo senza nuovi match. E proprio per continuare a discutere, a conclusione di tutto, è arrivato il momento di riepilogare “il meglio del meglio”.

Negli articoli precedenti, prima della classifica vera e propria, segnalavo qualche giocatrice esclusa in extremis. Questa volta, invece, cito i colpi sui quali sono stato più in dubbio nel definire le gerarchie. Sul servizio è stato facile: Serena Williams ha chiuso la questione prima ancora di aprirla. Anche per la risposta e per il rovescio, tutto sommato non è stato poi così difficile decidere le primissime (parere personale, naturalmente).

La classifica del dritto, invece è stata molto ardua. E confesso che riaprendo l’articolo a distanza di qualche settimana mi sono sorpreso, perché mi ricordavo il podio virtuale con un ordine diverso; a dimostrazione di quanto vicine percepisco le prime giocatrici.

L’altro colpo sul quale ho avuto le maggiori difficoltà è stata la demivolée. Qui di seguito troverete tre nomi con un ordine, giusto per non andare contro l’impostazione generale; ma rimango convinto di non avere argomenti sufficienti per definire una gerarchia definitiva. Ecco perché nell’articolo specifico mi ero limitato all’ordine alfabetico.

Partiamo quindi con il meglio di ogni tema. Ricordo che cliccando sul titolo di ogni classifica si aprirà l’articolo corrispondente, che prova a spiegare le ragioni delle scelte.

Per chi non fosse interessato a ripercorrere le classifiche, invito a dare una occhiata a pagina 4, dove è illustrata l’anteprima relativa ai prossimi articoli dedicati a Wimbledon 2020 virtuale.

a pagina 2: Le migliori nei colpi da fondo campo

Continua a leggere

Al femminile

I migliori colpi in WTA: le qualità agonistiche

Penultima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Kvitova a Serena Williams, da Yastremska a Mertens e Andreescu: quale giocatrice riesce a mettere in campo il meglio di sé nelle occasioni più importanti?

Pubblicato

il

By

Sofia Kenin - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità
13. I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco


Con questo articolo si conclude l’analisi per parti delle qualità delle diverse giocatrici dell’attuale circuito WTA. Martedì prossimo è previsto ancora un articolo conclusivo che proverà a tirare le fila dei singoli temi.

Questa volta è il momento di affrontare l’aspetto agonistico, la tenuta mentale nei frangenti importanti. Ricordo che tutte le classifiche, inclusa questa, sono riservate alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo uscito il 31 marzo.

 

Le qualità agonistiche
Lo abbiamo sperimentato tutti, sia in prima persona come tennisti (più o meno dotati), sia come spettatori di match altrui: per quanto si possa giocare bene sul piano tecnico, per quanto si possa essere preparati sul piano fisico, per quanto si possa essere intelligenti e strateghi nell’interpretare il gioco, la vittoria rimarrà comunque un miraggio se “al dunque” ci si farà prendere dall’ansia e dal timore di vincere.

Questo problema nel tennis è così significativo che è stato coniato un termine onnicomprensivo: “braccino”, definizione che è diventata proverbiale anche in altri contesti. Ma se il riferimento è nato nel tennis è perché forse in nessun altro sport ci sono situazioni nelle quali diventa psicologicamente così difficile portare a termine la vittoria. E davvero “non è finita fino a che non è finita”.

La storia è piena di rimonte clamorose, di partite perse dopo match point non sfruttati, di errori incredibili compiuti nel momento più importante. E nessuno, neppure il più grande campione, è stato del tutto immune da attacchi di braccino: altrimenti non si sarebbe umani. Stabilito questo, si potrebbe dire che per la classifica di questa settimana ho provato a identificare i nomi tra chi, secondo me, tende a gestire meglio l’ansia che pervade nei frangenti decisivi dei match. Tenendo anche presente che la stessa giocatrice nel tempo può drasticamente cambiare le proprie condizioni agonistiche.

Nel 2017 Jelena Ostapenko aveva vinto il Roland Garros sbaragliando la concorrenza grazie a un atteggiamento spavaldo che sembrava non contemplare la paura: Ostapenko vinse quel titolo grazie a cinque successi in tre set e al termine di una finale (contro Simona Halep) conquistata recuperando break di ritardo sia nel secondo sia terzo set. In quella edizione Simona aveva tutto da perdere, mentre Jelena niente: e finì per vincere lo Slam da numero 47 del ranking.

L’anno successivo, da campionessa in carica, e con tutto il conseguente carico di attesa e responsabilità, Ostapenko sarebbe uscita al primo turno, battuta in due set dalla numero 67 del ranking Kateryna Kozlova.

La vicenda di Ostapenko è la dimostrazione che ogni giocatrice attraversa fasi di carriera differenti, e in linea generale è più facile affrontare i match da ragazzina, senza troppe aspettative e obblighi di vittoria. Ha scritto per esempio Agnieszka Radwanska a proposito del suo primo periodo in WTA: “Ripensando a quei momenti, mi meraviglio di come giocassi senza alcuna pressione. Semplicemente colpivo. Anche scendere in campo negli stadi principali non era un vero problema, e così all’inizio ho migliorato la mia classifica molto velocemente”.

Le difficoltà psicologiche crescono invece nel periodo successivo, quando si è salite in classifica e si devono confermare i traguardi raggiunti. Lo stesso meccanismo del ranking, con i punti che scadono settimanalmente, contribuisce ad aumentare lo stress. Ecco perché la fase della prima conferma è particolarmente impegnativa, e attende al varco qualsiasi giocatrice (ne avevo parlato QUI, definendola “Sindrome del Sophomore”).

Partendo dalla convinzione che ci sono situazioni psicologiche differenti a seconda del diverso status delle giocatrici, ho preferito suddividere la classifica in tre categorie differenti. La prima categoria comprende le tenniste esperte (vicino ai 30 anni e oltre), con alle spalle tanti anni di attività, che sono state in grado di rimanere sulla breccia malgrado i molti incontri macinati, e le vicende alterne inevitabili in ogni carriera. Tutte hanno vinto almeno due Slam, hanno affrontato anche l’esperienza della sconfitta in una finale Major, ma penso che vadano comunque segnalate per il rendimento agonistico complessivamente positivo nelle ultime stagioni.

La seconda categoria comprende tenniste che meritano di essere ricordate soprattutto per alcune prestazioni al di fuori delle partite decisive degli Slam. Non sono state le prime protagoniste nei tornei più prestigiosi, ma hanno lasciato una traccia con la loro personalità in diversi tornei del circuito WTA.

La terza categoria è quella delle giovani già in grado di vincere Slam. Per loro vale in gran parte il discorso fatto per Ostapenko: al momento i risultati sono tali da rendere “obbligatoria” la presenza in questa classifica, ma in realtà solo il tempo potrà dirci se la loro natura caratteriale è davvero vincente. Lasciamo passare qualche stagione, e capiremo se sono agonisticamente sopra la media o se stanno semplicemente vivendo la fase più entusiasmante e psicologicamente meno complessa di ogni carriera.

Prima di arrivare ai nomi, il solito capitolo riservato alle escluse. Tra le esperte che non hanno trovato posto, cito Garbiñe Muguruza. Finalista a Melbourne 2020, e in recupero dopo un lungo periodo di difficoltà. Probabilmente qualcuno non sarà d’accordo con questa esclusione considerando i tre nomi che le ho preferito; ma non si tratta di una scienza esatta, e quindi trovo perfettamente legittimo avere posizioni differenti.

Ricordo anche Barbora Strycova, semifinalista a Wimbledon a coronamento di una carriera spesso caratterizzata da grande combattività. Altre protagoniste che potevano meritare un posto sono Rebecca Peterson e soprattutto Jil Teichmann. Entrambe con un un record di 2 finali vinte e zero perse lo scorso anno, oltre che imbattute in carriera nelle finali. Malgrado l‘en plein del 2019, non ho ritenuto le loro prestazioni tali da scalzare qualcuna delle dieci elette.

a pagina 2: Le giocatrici più titolate ed esperte

Continua a leggere

Al femminile

I migliori colpi in WTA: lettura e costruzione del gioco

Tredicesima puntata della serie dedicata all’analisi dei colpi in WTA. Da Bencic ad Andreescu, da Kenin a Barty: quale giocatrice li interpreta e sviluppa meglio nel circuito attuale?

Pubblicato

il

By

Hsieh Su-Wei, Dubai 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio
10. I migliori colpi in WTA: le demivolée
11. I migliori colpi in WTA: smash, ganci, veroniche
12. I migliori colpi in WTA: la mobilità


Questo articolo prosegue il tentativo di integrazione della serie dedicata ai migliori colpi in WTA, secondo l’indirizzo spiegato sette giorni fa (vedi QUI). Dopo il pezzo incentrato sull’importanza del movimento, questa settimana l’attenzione si sposta su un aspetto immateriale: le scelte tattiche e strategiche. Così come prima di eseguire un colpo ci si deve spostare e raggiungere la traiettoria da rimandare oltre la rete, ugualmente prima di colpire qualsiasi palla si deve decidere cosa farne: dove indirizzarla e in che modo.

In sostanza a monte di ogni esecuzione c’è sempre un piano di gioco, anche il più scarno ed elementare possibile, concepito con l’obiettivo di valorizzare le proprie qualità e limitare quella della avversaria. Ma anche con l’obiettivo di minimizzare le proprie debolezze e ingigantire quelle altrui.

 

Naturalmente non esiste una strategia definitiva, capace di garantire il successo a priori. Questo perché gli aspetti di cui tenere conto sono sempre diversi: le caratteristiche fisico-tecniche di chi concepisce il piano di gioco, le caratteristiche fisico-tecniche della avversaria, la superficie su cui si compete, ma perfino le condizioni di forma di quel preciso giorno; si tratta di elementi in costante evoluzione che possono generare dinamiche e sviluppi differenti.

La capacità di interpretare al meglio la combinazione di tutte queste variabili, ed eventualmente anche di modificare in corsa le proprie strategie, può diventare un fattore determinante ai fini del successo. Nel titolo dell’articolo (“Lettura e costruzione del gioco”) ho indicato di due temi differenti, che concorrono a determinare le decisioni in campo:
1. La lettura del gioco avversario
2. La costruzione del proprio gioco

1. La lettura del gioco avversario
Per lettura del gioco intendo la capacità di interpretare (e se possibile prevedere) le scelte della avversaria. Direi che una buona lettura del gioco avversario è il risultato di due elementi molto diversi. Il primo elemento è legato alla conoscenza specifica, “storica”, della giocatrice che si fronteggia; il secondo elemento invece dipende da una dote in gran parte istintiva, che difficilmente si può sviluppare e migliorare a tavolino.

Punto primo: la conoscenza storica della avversaria. Ogni giocatrice ha colpi forti e colpi deboli nel proprio arsenale, e per questo tende a privilegiare alcuni schemi rispetto ad altri. Ci sono casi in cui le preferenze sono molto evidenti. Ad esempio Caroline Wozniacki puntava a colpire la maggior parte delle volte di rovescio, cercando di limitare i colpi di dritto (più debole del rovescio). Per questo quando doveva utilizzare il dritto molto spesso privilegiava il lungolinea, con l’obiettivo di “invitare” l’avversaria a cambiare diagonale (ne ho parlato QUI).

Altro esempio. Da sempre Angelique Kerber cerca il vincente (sia con il dritto che con il rovescio) con una netta prevalenza verso l’angolo del dritto avversario. Avere la consapevolezza di questa predilezione aumenta la probabilità di una copertura efficace nelle fasi difensive (vedi QUI per l’analisi).

Queste conoscenze sono il risultato di studi sui match del passato che ogni coach analizza insieme alla propria giocatrice. Ma poi c’è il secondo punto: la capacità istintiva di capire in anticipo da che parte tirerà l’avversaria in quel singolo, specifico frangente; perfino in controtendenza con gli schemi abituali.

Significa, per esempio, presagire da che parte spostarsi per una difesa in extremis; oppure essere in grado di percepire se l’avversaria opterà per il contropiede invece del colpo indirizzato verso la parte di campo meno protetta. Caroline Wozniacki è stata forse la giocatrice più brava nell’intuire quasi infallibilmente le intenzioni di chi aveva di fronte: molto raramente sbagliava la parte di campo da privilegiare. E oggi, chi merita di essere citata?

Dato che si tratta di una dote particolarmente difficile da mettere a fuoco, ho deciso di non costruire una classifica vera e propria, ma ho semplicemente individuato cinque nomi, che a mio avviso hanno dimostrato di sapere interpretare con più efficacia le intenzioni avversarie. In ordine alfabetico: Victoria Azarenka, Belinda Bencic, Sofia Kenin, Elise Mertens, Alison Riske.

Naturalmente non è affatto detto che abbia ragione sui nomi, considerato che si tratta di una qualità molto sfuggente. Però una cosa è certa: nel determinare il valore di una giocatrice, concorrono anche questi aspetti impossibili da misurare o quantificare.

a pagina 2: La costruzione del proprio gioco

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement