Sinner e la Davis, esordio rimandato. Gioca in California (Cocchi). Mager, meglio tardi che mai (Semeraro)

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Sinner e la Davis, esordio rimandato. Gioca in California (Cocchi). Mager, meglio tardi che mai (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 25 febbraio 2020

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Sinner e la Davis, esordio rimandato. Gioca in California (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Non è ancora il momento di vedere lannik Sinner in azzurro. Almeno fino a oggi, i programmi dell’altoatesino non prevedono l’impegno di Davis per qualificazione contro la Sud Corea del 6-7 marzo a Cagliari. Jannik, che potrebbe invece aggregarsi alla squadra nelle eventuali Finals di Madrid a novembre, partirà domani per la California, dove giocherà prima il Challenger di Indian Wells e poi i due Masters 1000 sul cemento Usa, ancora Indian Wells e Miami. Una decisione presa di comune accordo tra il team del giocatore e Barazzutti, che già a Madrid lo scorso anno aveva dato la sua benedizione a un inserimento in squadra del teenager n. 68 del mondo […] Intanto Matteo Berrettini continua il recupero dall’infortunio agli addominali che lo ha fermato dopo gli Australian Open. Anche sul romano, che non sarebbe ancora del tutto a posto, ci sono dubbi che possa essere impiegato da Barazzutti per le qualificazioni di Davis. A questo punto il capitano dovrà fare affidamento su Fabio Fognini con l’incognita dell’acciacco alla gamba sinistra. Con Seppi fresco padre di Liv, nata il 20 febbraio, a Cagliari potremmo vedere un’Italia sperimentale e Sonego protagonista.

Mager, meglio tardi che mai (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Il supereroe preferito da Gianluca Mager, il nuovo top-100 italiano che nell’Atp 500 di Rio ha sfiorato il colpaccio perdendo solo in finale dal cileno Garin dopo aver seccato, fra gli altri Casper Ruud e il numero 5 del mondo Dominic Thiem, è Batman, il cavaliere oscuro con due identità. Anche Gianluca, sanremese, classe 1994, di identità tennistiche se ne cova dentro almeno due: da ex ragazzino dotato ma svogliato e da professionista con limiti ancora inesplorati. «Da giovane giocavo soprattutto per divertirmi», ammette. «Uscivo la sera, mi divertivo con gli amici. Il tennis l’avevo messo in secondo piano». Fra i 14 e i 18 anni Mager ha molto ammirato Federer e Shevchenko, battuto avversari discreti, giocato così così incappando anche in una squalifica di 4 mesi per uso di marijuana. In bacheca appena tre tornei juniores da under 18, prima di scomparire quasi dai radar fino al 2013. II responsabile della sua prima rinascita è stato Diego Nargiso, che lo ha convinto a darsi una regolata. «Diego è stato il primo a credere in me», dice Gianluca, da ieri numero 77 Atp, quinto italiano in classifica dietro Berrettini, Fognini, Sonego e Sinner e in odore di convocazione per la Coppa Davis. Addio discoteche, buongiorno allenamenti. Risultato: qualificazioni a Roma, un ranking a ridosso dai primi 300. Il primo clic della maturità arriva nel 2016, con la vittoria contro Gabashvili nel Challenger di Genova. «Lì ho capito che il tennis davvero poteva diventare il mio futuro». A Mager però non piacciono le linee rette. Come Bruce Wayne, alter ego di Batman, è pieno di dubbi. Lasciato Nargiso si allena con Umberto Rianna, il responsabile del progetto over 18 della Fit; poi, dopo l’ennesima crisi di autostima, nel 2018 riparte da Sanremo con un team corazzato di affetti: l’amico coach Matteo Civarolo, la fidanzata ed ex gocatrice Valentine Confalonieri, il preparatore fisico Diego Silva. C’è da restaurare il ranking (scivolato a quota 440), ma attorno c’è anche il nuovo tennis italiano che rinasce. E Gianluca ci crede, adesso sì. Prende in mano il destino (e le finanze) della sua carriera, a Coblenza – dove non sarebbe neppure dovuto andare – centra il primo successo in un Challenger, a cui si aggiungono Barletta e Biella. Al team si aggiunge invece Flavio Cipolla, l’ex n.70 Atp romano che tanti consigli utili ha sussurrato al giovane Matteo Berrettini e che da un anno e mezzo segue anche Giannessi. «A 25 anni ormai è tardi», scuotono la testa gli scettici, quelli che se ti vedono camminare sulle acque pensano che non sai nuotare. Invece. «Gianluca è il prototipo del giocatore moderno», spiega ‘Cipo’. «Gran servizio, molta potenza, una tecnica completa. E tanti margini di miglioramento» […]

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Kyrgios, il campione della… sporta accanto (Semeraro). Gatto-Monticone, viaggio allucinante dal Messico per tornare a Torino (Bertellino)

La rassegna stampa di martedì 7 aprile 2020

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Kyrgios, il campione della… sporta accanto (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Nick Kyrgios al servizio. Ma stavolta non parliamo delle prime palle a 220 all’ora dell’australiano, idolo e incubo degli appassionati di tennis, ma della sua voglia di mettersi a disposizione del prossimo. Nick passa per un bad boy, un ribelle senza causa e con poca voglia di giocare, in realtà è un ragazzo sensibile, molto attento al mondo che lo circonda. Lo aveva dimostrato durante la crisi degli incendi in Australia, spendendosi con generosità per organizzare match di beneficenza, e lo ha ribadito adesso, offrendosi di portare pasti gratis a chi a causa dell’emergenza Coronavirus si trova in difficoltà. «Se qualcuno che non sta lavorando/non percepisce reddito, è a corto di cibo o semplicemente se la passa male – ha scritto sul suo account Instagram – per favore, non vada a letto a stomaco vuoto. Non abbiate paura o imbarazzo a scrivermi in maniera privata. Sarò più che felice di condividere quello che ho. Anche solo per un piatto di spaghetti, una pagnotta di pane, o un litro di latte. Ve lo lascerò sulla soglia di casa, e non vi farò nessuna domanda». Altro che Nick il selvaggio: Nick cuore d’oro. Molti dei suoi colleghi si sono fatti avanti senza perdere tempo, da Federer a Djokovic e Nadal, donando somme ben più impegnative, e raccogliendo fondi. Nick, forse d’istinto, ha preferito il contatto diretto, umano, anche se rigorosamente a distanza come prevedono le norme anti contagio […]

Gatto-Monticone, viaggio allucinante dal Messico per tornare a Torino (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Il loro terzo tabellone Slam, dopo averne conquistati due lo scorso anno sul campo (Roland Garros e Wimbledon) e averne sfiorato uno nel 2020 (Australian Open con il raggiunto turno decisivo delle qualificazioni) Giulia Gatto Monticone ed il suo coach e compagno di vita Tommaso Iozzo, lo hanno virtualmente meritato al termine di un viaggio di ritorno dal Messico che la giocatrice torinese, attuale numero 3 d’Italia e 151 del mondo, definisce allucinante: «Eravamo ad Irapuato, in Messico – racconta – quando il torneo è stato interrotto per l’emergenza mondiale del coronavirus ed abbiamo saputo della cancellazione dei tornei successivi, su tutti quello che avrei dovuto disputare la settimana dopo, il 125.000 dollari di Guadalajara. Così abbiamo immediatamente deciso di rientrare in Italia. Non è stato facile perché da Irapuato a Città del Messico abbiamo dovuto viaggiare in macchina. Circa 300 chilometri in 7 ore. Poi il dubbio e un po’ di panico di poter volare su Parigi, con gli sguardi dei locali che iniziavano ad assumere sempre più toni scuri nei confronti dei presunti “untori” italiani. Siamo partiti il giovedì sera e dopo aver dormito una notte a Parigi, senza la possibilità di volare su Malpensa, ormai chiusa, abbiamo optato per il TGV, arrivando il sabato sera in una Torino deserta. Forte l’impatto tra la quasi normalità in Messico e lo spettro della nostra città vuota e quasi irriconoscibile. Un viaggio che non dimenticheremo, vissuto con l’ansia del non poter tornare e con il continuo contatto con i nostri familiari che ci esortavano a farlo il prima possibile». Da oltre 20 giorni la 32enne giocatrice di Castiglione Torinese è a casa, con mamma, sorella e nipoti, e cerca di allenarsi fisicamente: «Nell’arco dell’anno avevo dormito solo 4 giorni a casa e quindi per ora non sento il peso dello stare rintanata tra le mura domestiche, anche se è ovvio che farlo per scelta o per dovere cambia. Ma è l’unica soluzione in questa delicata fase dell’emergenza. Per non deprimersi occorre organizzare bene la giornata. Mi impegno con due sedute fisiche al giorno, “aggiustandomi” con trx, elastici e rulli, cercando di consumare le maggiori energie possibili, anche perché altrimenti diventa difficile prendere sonno la notte. Mi concentro inoltre sulla prevenzione e sul mantenimento sotto il profilo fisico, aspetti che normalmente vengono curati meno nel corso di una stagione regolare. Poi pulisco, riordino e leggo, testi di psicologia, meditazione. Insomma faccio i compiti a casa. Per ora di allenamenti con la racchetta non si parla. Ostico pianificare i prossimi impegni. E’ tutto fermo fino al 13 luglio ma personalmente ho la sensazione che i tempi saranno ancora più lunghi. Il problema è mondiale e forse alcuni Paesi devono ancora affrontare la fase più delicata. Impensabile che tutto possa ricomporsi nel breve, meglio aspettare e riprendere quando ci saranno per tutti, atleti e pubblico, le doverose certezze per quanto concerne la salute» […] Olimpiadi posticipate di un anno, con il sogno di esserci che rimane in vita: «Sarei potuta essere una delle papabili nel 2020, in assonanza con le classifiche post Roland Garros. Ora tutto cambierà ma vedremo. Cercherò con forza e risultati di poter essere della partita nel 2021, sarebbe bellissimo» […]

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Intervista a Flavia Pennetta: “Mi godo Fabio e non torno a giocare. Forse” (Semeraro). Wimbledon, Mani di Forbice è triste (Corriere dello Sport)

La rassegna stampa di lunedì 6 aprile 2020

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Intervista a Flavia Pennetta: “Mi godo Fabio e non torno a giocare. Forse” (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Fabio Fognini in questo periodo avrebbe dovuto prepararsi a difendere il titolo vinto l’anno scorso a Montecarlo. Invece è ad Arma di Taggia e ridipinge cancelli, cucina, e passa l’aspirapolvere. Per dare una mano a mamma Flavia Pennetta, alle prese con i biberon e i pannolini della piccola Farah.

Come se la cava da marito Fabio? «E bravo, è bravo… Sono contenta. L’atro giorno l’ho anche messo a cucinare: c’era Farah che protestava, così gli ho lasciato tutti gli ingredienti pronti e un video tutorial, e se l’è cavata benissimo». Che piatto c’era in programma? «Pollo alla cacciatora». Non è che ingrassa in cucina? «No, si sta allenando cinque volte la settimana. Fortunatamente abbiamo un giardino e lui si è costruito una mini-palestra con tutto quello che gli serve. Poi Fabio è un mangione, ma di cose semplici, e il dietologo ci ha dato suggerimenti per toglierci la voglia di dolci senza appesantirci». Lei si allena? «La mattina presto, se Farah ha dormito bene, altrimenti dopo pranzo quando i bimbi dormono. Ci alterniamo». Wimbledon cancellato: giusto così? «Ragazzi, mica si può mettere a rischio la vita della gente. Non solo dei tennisti, ma anche degli spettatori e di chi lavora ai tornei. Ci sono ancora tanti, troppi morti e contagiati».

 

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Parigi ha scelto di spostarsi... «Sono stati veloci a proporsi, ma non so se riusciranno poi a farlo davvero il torneo in autunno. Per me quest’anno sarà tanto se riusciranno a far disputare le Finali di Coppa Davis. Negli States non si può andare, in Asia neppure, e anche giocare a porte chiuse non ha senso. Poi come farebbero ad allestire players lounge e spogliatoi? Pariamo di centinaia di giocatori con al seguito allenatori e preparatori tecnici. . Per gli Internazionali c’è in ballo una soluzione indoor a Torino: fattible? »Da giocatrice dico no. Per me Roma è Roma, meglio giocarlo l’anno prossimo nella sua collocazione naturale. Poi capisco i tanti soldi che si perderebbero e anche l’idea di fare una prova generale per le Atp Finals dell’anno prossimo. Ma sarebbe comunque tutta un’altra cosa». Con le sue ex colleghe e amiche di Fed Cup si sente questo periodo? »Mi sento spessissimo con la Schiavo, qualche volta con Roberta e con Sara. Siamo tutte nella stessa situazione. Franci, con quello che ha passato, deve stare moka attenta, è uscita pochissimo, giusto una volta l’aloe giorno per andarsi a prendere la spesa da suo padre. Doveva inaugurare il suo bistrot, è tutto rimandato. Però mi racconta i suoi business plan, e mi fa morire dal ridere… Roberta è anche lei a Milano – tutte e due nella zona peggiore… – fa ginnastica, cucina, lavora per Sky e Eurosport. Sara la sento meno, ma tutte si tengono occupate». A proposito del tenersi occupate: suo marito sostiene che dovrebbe tornare a giocare… «Mamma che pesantezza! (e ride; ndr). Mi sta mettendo a dura prova. Mi dice: “Dai, riprendiamo ad allenarci insieme, quando si può andiamo a Roma a caca di Barazzutti, stiamo con i bambini in guardino. Nel tennis oggi poi non si sa cosa può succedere, ti fai solo sette tornei, ti segue la Schiavo…”. Mi ha già fatto la programmazione, capito?».

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Non è il solo a insistere, vero? «Macché, sono circondata, mio padre e mio suocero lo stesso: “Due figli li hai fatti, togliti lo sfizio di giocare un altro anno”. Mio padre quando gli annunciai che ero rimasta incinta fece una faccia strana, poi confesso: “Speravo che mi volessi dire che tornavi a giocare”». La Clijsters è rientrata a 36 anni e con tre figli: non le viene la tentazione? «E’ stata bravissima, e l’ho vista anche bene nel primo match che ha giocato con la Muguruza. Avere la forza di rimettersi in pista è bellissimo, specie quando i figli sono più grandi. Sono contenta per lei. Ma a 39 anni, e con due figli piccoli. Anche se…». Ci sta pensando, confessi. «Non credo che faccia per me. Però un anno è lungo da passare in casa, e nella vita non si sa mai. Magari comincio ad allenarmi, inizio a giocare un’ora al giorno, e mi torna la voglia…. Mai dire mai».. Serena di anni ne ha 38 e ancora insegue il 24 esimo Slam. «E fa benissimo. Fisicamente c’è ancora, si è ripresa, non ha vinto uno Slam ma ha fatto tre finali. Non spreca tante energie, gioca dieci tornei l’anno, vuole fare qualcosa di grande. Perché dovrebbe stare a casa?».

(…).

Federico assomiglia più a lei o a Fabio? «E’ un mix. Solare come mamma, testardo come papà. Hai i miei colori, ma fisicamente è una copia in miniatura di Fabio, si muove come lui Farah invece come colori è più simile a Fabio». Dicono tutti che Fabio è molto migliorato daquandosi èsposato: verità o stereotipo? «Sicuramente diventare genitore ti cambia. Fabio ha sempre i suoi momenti di “sclero”, che non amo, ma non posso pretendere che cambi del tutto. A volte bisogna tirargli le orecchie… Ora che è arrivata Farah e che Fede interagisce molto con lui è ancora più consapevole e responsabile». Tecnicamente la ascolta? «Lo faceva più quando non eravamo sposati Con il matrimonio, si sa, le cose cambiano… Mi dice sempre: “Non sono come te, siamo diversi!”. Ed è vero. Tutti e due non lo ammettiamo, ma alla fine seguiamo i consigli dell’altro. A Marrakech l’anno scorso Barazzutti mi aveva anche lasciato le consegne, e per un giorno l’ho allenato. Gli facevo i cesti, non so se mi spiego… Ci siamo divertiti un mondo».

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La prima cosa are farà dopo il virus? «Tomerò a casa dai miei nonni, dagli amici, dagli affetti che mi mancano tantissimo. Piango tutti i giorni, ma bisogna avere pazienza per poter ricominciare. Anche se non sarà più come prima. Magari daremo valore a cose che prima davamo per scontate. E non dovremo dimenticarci di cosa abbiamo passato”

Wimbledon, Mani di Forbice è triste (Corriere dello Sport)

Quelle due settimane passate a osservare ogni singola fogliolina, a curare maniacalmente ogni ciuffetto verde, per presentare in mondovisione il suo lavoro, stavolta gli mancheranno. «Quando ho sentito l’annuncio della cancellazione in tv mi sono sentito un po’ vuoto dentro», ammette Neil Stubley, il capo giardiniere di Wimbledon. «Uno dei lati belli del mio mestiere è che posso mostrare il frutto della mia fatica a tutto il mondo ogni anno. Gli occhi di molti sono puntati per vedere in che stato è il Centre Court il primo giorno dei Championships, ed è sempre un momento di tensione», ha raccontato al Daily Telegraph.

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L’All England Club per qualche tempo ha considerato l’ipotesi di far slittare il torneo ad agosto, ma lerba non è la terra, o il cemento. E’ una superficie viva, che non si adatta così facilmente ai cambi del clima. «A fine estate il sole si abbassa sull’orizzonte>, spiega Stubley. «Quindi la rugiada arriva prima, e i campi diventano scivolosi. La finestra utile per giocare si accorda sia all’inizio sia alla fine del giorno. Sarebbe bellissimo poter gareggiare a fine estate e in autunno, purtroppo non è possibile». Per altre occasioni i Doherty Gates sono stati aperti anche più in là con la stagione, ma Wimbledon è un evento estremamente complesso. «E’ vero che abbiamo ospitato incontri di Coppa Davis in settembre, ma in quel caso gli incontri iniziano alle 11.30 del mattino, o a mezzogiorno, e finiscono attorno alle 5 del pomeriggio». E solo per la durata di un weekend.

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Per gran parte della sua storia Wimbledon è stato in calendario a cavallo di giugno e luglio. Dal 2015 si è deciso di spostarlo avanti di una settimana per dare più spazio alla stagione sull’erba, della quale rappresenta il culmine. Ma è il termine estremo, impossibile da superare anche in casi di emergenza assoluta come oggi. Il Club del resto è assicurato contro la pandemia; riceverà circa 113 milioni di euro di indennizzo e ha deciso di non licenziare né mettere in cassa integrazione nessuno dei suoi dipendenti. Stubley e il suo team di 15 giardinieri continueranno a tenere in ordine i campi, lottando contro le erbacce e le volpi che ne minacciano lo splendore.

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«Sogno quelle Olimpiadi con un anno di ritardo» (Schito). Al telefono con Sharapova (Cocchi). «Ecco il numero di telefono. Fatevi sentire» (Semeraro). Wimbledon, polizza anti-virus: incasserà 113 milioni di euro (Battaggia)

La rassegna stampa di domenica 5 aprile 2020

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«Sogno quelle Olimpiadi con un anno di ritardo» (Francesca Schito, Il Tempo)

Dopo le Finals di Londra e la top ten conquistata in un anno straordinario, la grande attesa del tennis azzurro era tutta nei confronti di Matteo Berrettini, il tennista romano classe 1996 chiamato a confermarsi ai livelli eccellenti a cui ha iniziato ad abituare. Dopo un Australian Open così così, è arrivato lo stop di diverse settimane legato a un infortunio ai muscoli addominali, poi la sosta forzata imposta dall’emergenza coronavirus che sta mettendo in ginocchio Paesi interi. Ma Berrettini guarda avanti e sogna già l’appuntamento più affascinante slittato di un anno, quei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 che si giocheranno nel 2021: «L’Olimpiade – le sue parole rilasciate in una diretta Facebook al sito Sportface.it – per me è sempre stato un grande obiettivo, non come medaglia ma anche solo come partecipante. E’ un qualcosa che va oltre lo sport. Sono appassionato di basket e cresciuto con le medaglie di Bolt: nel 2021 voglio esserci». Un grande obiettivo messo nel mirino dal ragazzo che tra pochi giorni compirà 24 anni e a cui la vita è cambiata così tanto in così poco tempo. Lui ormai ha spiccato il volo, ha trasferito la sua residenza e Montecarlo e vive lunghi periodi oltreoceano, come sta accadendo durante questo lockdown: «Sono in Florida, a casa della mia ragazza (la tennista Ajla Tomljanovic, ndr) vista la situazione, non era conveniente tornare in Europa. Mi sto allenando, seppur non ai soliti ritmi. Le accademie sono chiuse ma riesco a giocare a tennis perché andiamo in una casa privata con un campo». Il problema agli addominali è definitivamente alle spalle, il numero 8 del mondo era pronto a tornare a gareggiare nel primo Masters 1000 in programma a Indian Wells, ma poi il Covid-19 ha interrotto i programmi: «Fisicamente mi sento bene ma ci sono alcune cose che solamente una partita può darti. Questa sosta non ci voleva ma almeno possiamo sfruttare questo momento di pausa». Quello che ha contribuito a far diventare un campione Berrettini è stata senza ombra di dubbio la capacità di analizzare quanto gli accade, la forza di imparare dagli errori e non ripeterli due volte. Una maturità inaspettata per un ragazzo così giovane: «Un pochino ho metabolizzato ma non sono ancora completamente consapevole. Ho sempre paura di fermarmi, per questo penso sempre ad andare avanti. Quando sono entrato in top 100 nel 2018 sentivo già di aver raggiunto un grande traguardo, un anno fa avrei detto che l’obiettivo sarebbe stato entrare nei primi 20. Ora non nascondo che voglio fare bene nei grandi tornei. Il numero 1? A chi non piacerebbe, ma per ora non è una mia priorità. Dopo i big 3 vedo bene Thiem, si è completato anche sul veloce». […] Il romano mastica amaro vista la cancellazione degli Internazionali d’Italia e di Wimbledon, due tornei particolari: il primo perché è quello di casa, il secondo per il prestigio unico dei Championships. «La sospensione degli Internazionali d’Italia è stato un duro colpo. E’ uno dei tornei per cui mi preparo al meglio, dispiace tantissimo ma ci sono priorità diverse in questo momento. Fa strano anche sapere che non ci sarà Wimbledon, è la storia del tennis, ma le emozioni che ho provato al Foro Italico su qualsiasi campo non le ho vissute, neppure in semifinale agli Us Open contro Nadal».

Al telefono con Sharapova (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Un tempo era un’algida campionessa, poco incline al sorriso se non davanti all’obbiettivo fotografico. Forse nessuna amica sul circuito, tante acerrime rivali. C’era una volta Maria Sharapova, campionessa di cinque Slam. Al suo posto ora c’è Masha, una trentaduenne (compirà 33 anni tra due settimane) finalmente libera da infortuni, invidie, chiacchiere e critiche. Una ragazza solare che addirittura dà il suo numero ai fans perché le scrivano. Una nuova Maria finalmente libera dal tennis che, se da una parte le ha dato gloria e guadagni, ultimamente era diventato un compagno difficile da gestire. Soprattutto dopo la squalifica per il meldonium e le critiche per il rientro. Poche settimane fa la campionessa russa ha dato l’addio alla carriera con una lettera appassionata. E adesso fa amicizie via smartphone. È questa la nuova Maria, quella che durante la quarantena decide di darsi in pasto ai fans con un numero di telefono. Un numero al quale si possono scrivere messaggi, mandare saluti, possibilmente anche condividere consigli su come superare la noia della forzata clausura. Il messaggio che non ti aspetti arriva venerdì sera, insieme a una Instagram Story per i milioni di seguaci: «Ciao a tutti, come state? La settimana scorsa ho fatto una splendida chat con 150 tifosi. E stato bellissimo, ci siamo divertiti e fatti compagnia e così ho pensato di darvi un numero di telefono cosi che possiamo continuare a darci una mano per superare la solitudine». Gioia e gaudio da parte dei fans che si sono affrettati a segnare il numero magico (+1) 310-5647981 e a tentare di entrare in contatto con la Sharapova. Ma il numero è abilitato solo per gli sms. Nessuna speranza di un parlare con la diva: «Potete soltanto mandarmi messaggi di testo! Ditemi come state, fatemi domande o semplicemente salutatemi. E se voleste condividere qualche bella ricetta sarete i benvenuti». Un pizzico di delusione da parte dei supporter non americani che speravano di poter comunicare con Masha via WhatsApp. Il numero è abilitato alla ricezione di sms dagli Stati Uniti e dal Canada[…] Tra i quasi 27 milioni di followers che la Sharapova raccoglie tra Twitter, Instagram e Facebook, ci sono moltissimi italiani. «Maria, rispondi!» scrivono in attesa di un sms che non arriva. Ma per dimostrare che è tutto vero la campionessa mostra lo schermo del telefono con uno scambio di messaggi tra lei e un’ammiratrice: «Ciao Maria! Sei un mito per me… lo sai che anche io compio gli anni il 19 aprile?» e la risposta di Masha: «Wow! Il giorno migliore dell’anno, faremo un grande party di compleanno in videoconferenza!». Insomma, la comunicazione è avviata, nell’attesa che la piattaforma arrivi anche a coprire la sua amatissima Italia, eletta a seconda patria. Qualche giorno fa la Sharapova ha voluto esprimere vicinanza al nostro paese, dove ha trascorso diversi mesi di recente, allenandosi a Bordighera con Riccardo Piatti: «La prima volta che sono stata in Italia, da bambina, me ne sono subito innamorata, e poi poco tempo fa ho conosciuto nuovi amici e una squadra che ha avuto un impatto significativo sul mio modo di considerare il valore del lavoro. Voglio andare a Positano, trovarmi per uno Spritz e salame nella Vecchia Bordighera. Passeggiare per Roma. Ora navighiamo insieme in queste incertezze. Facciamolo con gentilezza, amore e ottimismo. Tutte le bellissime qualità che l’Italia ha condiviso con me».

«Ecco il numero di telefono. Fatevi sentire» (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Segnatevi questo numero: +310-564-7981. E quello di Maria Sharapova, che lo ha reso finalmente noto corredandolo di un accorato invito: «potete chiamarmi per dirmi quello che state facendo, farmi delle domande, o semplicemente mandarmi un saluto». Non fatevi pregare, insomma. Impugnare lo smartphone e fare uno squillo a Masha è stato sicuramente il sogno proibito di molti suoi fan negli ultimi 15 anni; però va detto che le cose non stanno esattamente così. Il prefisso 310 identifica i numeri di lavoro che possono acquistare i residenti della zona di Los Angeles, una delle due residenze di Maria – l’altra è New York – e nello specifico quella che ha scelto per passare il suo periodo di distanziamento sociale. Tutti i messaggi inviati a quel numero verranno automaticamente trasferiti sul vero numero di cellulare della ex numero 1 del mondo. Che comunque ha fatto una solenne promessa: «Risponderò a tutti!». Lodevole iniziativa. Tutto nasce da una videoconferenza di due ore e mezzo che la russa ha organizzato la scorsa settimana con alcuni dei suoi moltissimi follower. Da quando, poco più di un mese fa, si è ritirata ufficialmente, Masha ha calato la maschera di diva glaciale e ha iniziato a svelare il suo lato più genuino, quello di ragazza ironica, divertente, che ama la vita. L’addio al tennis però ha coinciso quasi perfettamente con l’arrivo del Coronavirus e così Maria si è ritrovata, come molti, bloccata in casa. «Ho cercato di trovare un modo di restare in contatto con voi – ha postato su Twitter – perché la settimana scorsa mi sono divertita moltissimo durante la videoconferenza di domande e risposte con 150 di voi. Ho chiuso la chat già con la voglia di rifarne un’altra». Da qui l’idea di attivare il telefono amico di cui sopra. «Scrivetemi e aspettate per la risposta. Fatelo, per favore!». Maria ama molto anche l’Italia e nella recente campagna di sostegno al nostro Paese lanciata da Vanity Fair la siberiana ha avuto parole molto affettuose per l’Italia. «L’ho conosciuta quando ero una bambina e me ne sono innamorata subito. Nell’ultimo anno mi sono allenata soprattutto in Italia, la considero la mia seconda casa Ho mangiato più pasta al pesto io di chiunque altro, ho conosciuto nuovi amici e una squadra (a Bordighera presso l’Accademia di Piatti, ndr) che ha avuto un impatto significativo sul mio modo di considerare il valore e la qualità del lavoro. Sulle vostre strade ho migliorato, o forse peggiorato, il mio stile di guida. Ripensando al passato sono ottimista per il futuro: sogno di fare visita agli amici a Positano, o alla mia piccola famiglia nella Vecchia Bordighera per uno Spritz e un tagliere di salame; o di fare una passeggiata per le strade affollate di Roma. Navighiamo insieme in queste incertezze. Facciamolo con gentilezza, amore e ottimismo. Tutte le bellissime qualità che l’Italia ha condiviso con me. Per favore, stiamo a casa».

Wimbledon, polizza anti-virus: incasserà 113 milioni di euro (Simone Battaggia, La Gazzetta dello Sport)

Nel disastro delle migliaia di eventi cancellati o rinviati per colpa del Covid-19, c’è chi riuscirà a contenere le perdite grazie a una copertura assicurativa. Stiamo parlando di Wimbledon: dietro alla cancellazione del più prestigioso torneo di tennis del mondo, infatti, c’è anche la tutela degli interessi dell’All England Club, pronto a incassare oltre 113 milioni di euro. Nel 2003, quando il mondo era attraversato dalla paura per l’epidemia di Sars, gli organizzatori aggiunsero ai contratti di assicurazione una clausola che li tutelasse in caso di annullamento per pandemia. A fronte di un premio annuale di poco più di 1.700.000 euro, Wimbledon si trova così i propri conti almeno parzialmente tutelati. Gli organizzatori hanno infatti ammesso che la cancellazione provocherà comunque una perdita. Difficile quantificarla con esattezza, ma si sa che l’edizione del 2018 aveva fruttato oltre 288 milioni di euro. Dal totale vanno scorporati i 45 milioni di euro messi a bilancio come premi per i partecipanti, che ovviamente quest’anno non saranno corrisposti. Il torneo londinese e il solo dei quattro dello Slam ad avere un’assicurazione che copre contro l’annullamento da virus. Per questo motivo la federazione francese non ha potuto mettere in conto la possibilità di cancellare il Roland Garros ed e stata costretta a tentare di riprogrammarlo tra settembre e ottobre, unica via per evitare una perdita finanziaria che si aggira sui 260 milioni di euro. Wimbledon ha anche ritenuto non percorribile l’ipotesi di disputare le partite a porte chiuse: tra atleti, coach, arbitri, raccattapalle e addetti alla tv si è calcolato in 5000 il numero di persone che avrebbero comunque gravitato nel quartiere di Londra. Intanto la Lawn Tennis Association (Lta) ha stanziato oltre 27 milioni di euro per sostenere il movimento britannico: una parte di questi soldi andranno ai giocatori tra il 101° e il 750° posto nel ranking mondiale ma, più in generale, l’aiuto è rivolto ai circoli sparsi nel territorio. «Vogliamo aiutare chi è stato colpito maggiormente dalla pandemia. Il nostro sport non è per nulla al riparo dall’impatto del coronavirus, una minaccia che pub mettere a rischio il futuro stesso del tennis» si legge in un comunicato della Lta. Dopo la cancellazione di Wimbledon e del Queen’s, l’associazione ha anche deciso di tagliare del venti per cento il compenso per i propri dirigenti.

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