WTA Indian Wells: Andreescu non ce la fa, rinuncia a difendere il titolo

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WTA Indian Wells: Andreescu non ce la fa, rinuncia a difendere il titolo

Il ginocchio infortunato non è ancora a posto, rimandato ancora il rientro alle gare per Bianca Andreescu

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Con quasi una settimana di anticipo sul suo potenziale esordio da campionessa uscente, Bianca Andreescu ha fatto sapere di non essere in grado di partecipare al BNP Paribas Open 2020.

Secondo quanto riportato dal sito Tennis.life, la giocatrice canadese, alle prese con un infortunio al ginocchio e fuori dalle competizioni dalle WTA Finals di Shenzhen dello scorso ottobre, aveva pianificato di volare da Barcellona dove sta effettuando il suo recupero direttamente a Los Angeles per il primo Premier Mandatory della stagione e valutare la possibilità di scendere in campo, ma ovviamente le condizioni non sono tali da poter lasciare speranze.

La perdita dei 1000 punti in classifica la porterà ad uscire dalle Top 10 ed assestarsi intorno alla tredicesima posizione. Successivamente dovrebbe poi difendere il terzo turno conquistato a Miami, dove si spera che la canadese possa cominciare la sua campagna 2020 e lasciarsi alle spalle i problemi fisici che l’hanno condizionata in questi ultimi dodici mesi.

 

Si tratta della terza campionessa Slam che dichiara forfait al BNP Paribas Open in altrettanti giorni: prima di lei sia Victoria Azarenka sia Angelique Kerber (finalista nel 2019 a Indian Wells sconfitta da Andreescu in una splendida finale) avevano dovuto rinunciare al torneo californiano.

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Uno contro tutti: le 9 settimane di Marat Safin, le 43 di Guga Kuerten

Dal novembre 2000 al novembre 2001, si avvicendano in vetta al ranking ATP due tra i tennisti più amati dal pubblico: Kuerten e Safin, che sarà (numeri alla mano) il peggior numero uno della storia per partite vinte

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Marat Safin - US Open 2000

Utopia, come il nome originale del galattico impianto edificato sulle rive del Tago, con il ponte Vasco de Gama alle spalle che fa tanto Brooklyn. Utopia, come sembrava essere la sua, prima di iniziare la Masters Cup 2000 nella capitale del Portogallo. Quando inizia il torneo dei maestri a Lisbona, Marat Safin è numero 1 del mondo da una settimana. Ha strappato la corona a Pete Sampras, giunto (come abbiamo ricordato nella puntata precedente) il 19 novembre alla fine del suo lungo e glorioso regno. Al termine di una stagione a dir poco equilibrata (quattro campioni diversi negli slam, otto nei nove Masters 1000), il russo Safin ha fatto valere i risultati ottenuti da agosto in poi e il settimo titolo, quello di Parigi Bercy, l’ha messo sul trono anche se, inevitabilmente, il colpo grosso l’ha messo a segno a Flushing Meadows, aggiudicandosi gli US Open.

Marat è il principale indiziato per chiudere l’anno in testa al ranking, anche perché Pete Sampras ha troppi punti da difendere, e l’unico che può insidiarlo è Gustavo Kuerten. Ma il brasiliano, pur giocando davanti a un pubblico che parla la sua stessa lingua, non è certo uno specialista dei tornei indoor e, comunque, ha la schiena a pezzi e parte con una sconfitta (contro Agassi) che lo mette già con le spalle al muro. Quando inizia il secondo turno del round robin, Guga ha una sola possibilità per diventare leader: vincere il torneo senza perdere più incontri e senza incontrare in finale Safin.

Utopia? Forse, ma non per Kuerten che, in un crescendo entusiasmante, infila quattro vittorie consecutive, batte uno dietro l’altro Kafelnikov, Sampras e lo stesso Agassi e si può inginocchiare sul campo del Pavilhao Atlantico con la bandiera del suo paese sulle spalle. Guga è il 19° numero uno nella storia dell’ATP e si porta in dote la carica nel 2001 ma a Melbourne, nel primo Slam stagionale, la sconfitta al secondo turno per mano di Greg Rusedski gli costa lo scettro, che Safin gli strappa pur non facendo molto meglio (battuto negli ottavi di finale dall’ammazzanumeriuno Dominik Hrbaty) di lui. Nelle successive quattro settimane, il russo gioca due tornei e un weekend di Davis ma i risultati sono piuttosto negativi: perde al terzo turno a Milano (con Rusedski) e al primo a Rotterdam (Mirnyi) così come a Bratislava contro gli slovacchi Hrbaty (ancora lui) e Kucera.

 

Nel frattempo, Kuerten ha scelto la terra americana e la vittoria a Buenos Aires lo rimette in vetta mentre il bis messicano ad Acapulco gli regala il primo titolo da re. Il divario con Safin, tuttavia, è minimo e nel Sunshine Double sono gli scarti a stabilire il nuovo sorpasso: Guga perde al terzo turno a Indian Wells con il quadrumane statunitense Jan-Michael Gambill e al secondo a Miami dove a fermarlo è lo svedese Thomas Johansson, che invece in California ha eliminato Safin al debutto. A questo punto poco importa se Marat esce all’esordio anche in Florida (per mano di Balcells) perché Kuerten lascia sul terreno a Crandon Park la finale del 2000 e non può far nulla per evitare di abdicare. Dal 2 al 22 aprile, Safin colleziona le ultime tre settimane del suo breve regno e perde malamente l’unico match giocato, a Monte Carlo con il bronzo olimpico Arnaud Di Pasquale. Nelle sue nove settimane di regno, Marat Safin fa registrare un primato assai poco invidiabile, ovvero quello di essere il peggior numero uno della storia in quanto a percentuale di incontri vinti: appena il 36% (4 su 11).

Marat Safin – US Open 2000

Con la terra rossa sotto le suole, Kuerten riprende a volare. Vinto Monte Carlo da numero 2, Guga perde in finale a Roma con lo spagnolo Juan Carlos Ferrero e al primo turno ad Amburgo con Max Mirnyi. Non ancora dedito esclusivamente al doppio (specialità nella quale vincerà 10 slam nonché l’oro olimpico sull’erba di Londra in coppia con Vika Azarenka), il bielorusso gioca un tennis offensivo di estrema qualità e dimostra di sapersela cavare bene anche sulla terra, sia pur quella rapida del Super 9 tedesco. Il KO di misura (6-3 3-6 7-6) rimediato ad Amburgo non demoralizza Kuerten che al Roland Garros conquista il suo terzo titolo parigino dopo quelli del 1997 e del 2000. Nell’Era Open, il brasiliano è tuttora l’unico tennista (tra quelli che ne hanno disputate almeno tre) ad aver vinto tutte le finali slam giocate.

Prima di spostarsi negli Stati Uniti, per preparare la seconda parte di stagione sul duro, Kuerten mette in saccoccia un altro titolo sulla terra (Stoccarda) ma anche cambiando superficie i suoi risultati sono in linea con le aspettative. A Los Angeles perde in semifinale con Agassi e a Montreal esce al terzo turno per mano di un ragazzino non ancora diciannovenne con la dinamite nel servizio, un certo Andy Roddick. A Cincinnati, il numero 1 fa suo il quinto e ultimo Masters 1000 in carriera (unico sul duro) battendo Rafter, contro il quale si ritira nel primo set della finale di Indianapolis la settimana successiva. Kuerten sta giocando troppo e il fisico si lamenta ma allo US Open il ragazzo di Florianopolis trova la maniera di risalire la china di due set e battere Mirnyi 6-7 5-7 7-6 7-6 6-2 al termine di una sfida meravigliosa; nei quarti, però, la fatica accumulata nelle settimane precedenti si fa sentire tutta in una volta e con Kafelnikov rimedia appena sette giochi. Per Kuerten è l’inizio della fine.

Curiosamente, sarà proprio Kafelnikov a chiuderne la carriera da n°1 dopo che Guga ha collezionato una sequela di nove sconfitte quasi consecutive, interrotte solo dalla vittoria su Ulihrach a Bercy. In mezzo: Saretta a Costa do Sauipe, Ljubicic a Lione, Mirnyi a Stoccarda, Boutter a Basilea, Schalken a Bercy e la coppia Ivanisevic e Ferrero a Sydney, dove si svolge la Masters Cup che il brasiliano difende nel peggiore dei modi. Un anno dopo il clamoroso exploit di Lisbona, Kuerten conclude la sua esperienza sul trono con numeri “sporcati” in parte dal rendimento nelle ultime partite: 43 settimane in vetta, 63 incontri (46-17) in 19 tornei, di cui 4 vinti. I continui infortuni – soprattutto all’anca – limiteranno l’attività di Guga dal 2002 in poi e, salvo qualche sporadico buon risultato, gli impediranno di tornare a lottare per il vertice.

Vertice che, dalla Masters Cup di Sydney, è occupato dal più giovane n°1 della storia: Lleyton Hewitt. Ed è proprio di lui che parleremo la prossima settimana. 

ANNONUMERO 1AVVERSARIOSCORETORNEOSUP.
2000SAFIN, MARATSAMPRAS, PETE36 26MASTERS H
2000SAFIN, MARATAGASSI, ANDRE36 36MASTERS H
2001KUERTEN, GUSTAVORUSEDSKI, GREG64 46 36 62 79AUSTRALIAN OPENH
2001SAFIN, MARATRUSEDSKI, GREG06 67MILANOS
2001SAFIN, MARATKUCERA, KAROL63 64 36 57 26DAVIS CUPH
2001SAFIN, MARATHRBATY, DOMINIK36 16 46DAVIS CUPH
2001SAFIN, MARATMIRNYI, MAX76 46 36ROTTERDAMH
2001KUERTEN, GUSTAVOGAMBILL, JAN-MICHAEL67 46INDIAN WELLSH
2001KUERTEN, GUSTAVOJOHANSSON, THOMAS36 64 46MIAMIH
2001SAFIN, MARATDI PASQUALE, ARNAUD36 16MONTE CARLOC
2001KUERTEN, GUSTAVOFERRERO, JUAN CARLOS63 16 62 46 26ROMAC
2001KUERTEN, GUSTAVOMIRNYI, MAX36 63 67AMBURGOC
2001KUERTEN, GUSTAVOAGASSI, ANDRE76 36 36LOS ANGELESH
2001KUERTEN, GUSTAVORODDICK, ANDY76 46 26CANADA OPENH
2001KUERTEN, GUSTAVORAFTER, PATRICK24 RIT.INDIANAPOLISH
2001KUERTEN, GUSTAVOKAFELNIKOV, YEVGENY46 06 36US OPENH
2001KUERTEN, GUSTAVOSARETTA, FLAVIO64 26 46COSTA DO SAUIPEH
2001KUERTEN, GUSTAVOLJUBICIC, IVAN67 26LIONES
2001KUERTEN, GUSTAVOMIRNYI, MAX64 67 46STOCCARDA INDOORH
2001KUERTEN, GUSTAVOBOUTTER, JULIEN67 26BASILEAS
2001KUERTEN, GUSTAVOSCHALKEN, SJENG64 46 46PARIGI BERCYS
2001KUERTEN, GUSTAVOIVANISEVIC, GORAN26 76 46MASTERS H
2001KUERTEN, GUSTAVOFERRERO, JUAN CARLOS67 26MASTERS H
2001KUERTEN, GUSTAVOKAFELNIKOV, YEVGENY26 64 36MASTERS H

  1. Nastase e Newcombe
  2. Connors
  3. Borg e ancora Connors
  4. Bjorn Borg
  5. Da Borg a McEnroe
  6. Ivan Lendl
  7. McEnroe e il duello per la vetta con Lendl
  8. Le 157 settimane in vetta di Ivan Lendl
  9. Mats Wilander
  10. Lendl al tramonto e l’ultima semifinale a Wimbledon
  11. La prima volta in vetta di Edberg, Becker e Courier
  12. Sale sul trono Jim Courier
  13. Il biennio 1993-1994, da Jim Courier a Pete Sampras
  14. Agassi e Muster interrompono il dominio di Sampras
  15. La seconda parte del regno di Sampras, Rios re senza corona
  16. Moya, Rafter, Kafelnikov e Agassi nell’ultima fase del regno di Sampras

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Il tabellone di Lexington, torna Serena: “No programmi, giocherò i tornei che si disputeranno”

Ritorno del circuito WTA negli USA e ritorno in campo di Serena Williams. Potenziale scontro al secondo turno con Venus o con Azarenka

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Serena Williams - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Si è finalmente consumato sabato a Lexington, Kentucky il primo atto della stagione agonistica WTA sul suolo statunitense. Il Top Seed Open presented by Bluegrass Orthopaedics, torneo International da $202.250 nato dallo “spin off” della versione femminile del Citi Open di Washington, ha iniziato i primi turni di qualificazione e alcune delle giocatrici più blasonate in tabellone hanno incontrato (via teleconferenza) i rappresentanti della stampa.

Tra queste c’è stata anche la 23-volte campionessa Slam Serena Williams, che si è insolitamente iscritta a un torneo di livello International per ritrovare le sensazioni agonistiche dopo i lunghi mesi di stop ed essere al meglio per l’assalto al record di vittorie nei tornei del Grande Slam che da due anni le sfugge.

Non avrei mai pensato di giocare in condizioni come queste, ma forse il futuro va in questa direzione, con distanziamento sociale e telecomunicazioni – ha detto la campionessa americana, che ha trascorso tutto il periodo del confinamento nella sua abitazione di West Palm Beach con la propria famiglia – La pandemia mi ha insegnato a non programmare, perché le cose possono cambiare molto velocemente. Penso di giocare i tornei che riusciranno ad andare in scena, senza pormi degli obiettivi a priori”.

 

Il problema più complicato da risolvere per Serena al fine di poter continuare la preparazione durante la pandemia è stato quello di trovare un nuovo gruppo di fisioterapisti, dato che il suo team “titolare” è basato in Europa e non poteva arrivare in Florida a causa delle restrizioni ai viaggi. “Risolto quel problema – ha spiegato Williams – non è stato tutto troppo diverso dal solito, anche se ovviamente non sono potuta andare in palestra, e forse non ci andrò per parecchio tempo. Fortunatamente non faccio pesi, i miei bicipiti me li ha forniti direttamente la mia mamma, ma mio marito mi ha aiutato a costruire una palestra in casa, così come un campo da tennis. Il campo è una specie di rifugio per me, avrei dovuto pensarci 20 anni fa, ho cercato di chiamare quanti più giocatori possibile ad allenarmi con me, con la scusa che la superficie era esattamente quella dello US Open”.

L’aver trascorso questo periodo in Florida, dove l’epidemia si sta diffondendo in maniera molto rapida, ha costretto Serena a non lasciare nulla al caso per quel che riguarda le precauzioni: “Viaggio con circa 50 maschere, non vado da nessuna parte senza, tutti quelli che sono nella ‘Serena bubble’ sono estremamente prudenti, si parla della vita di ognuno”. L’embolia polmonare di cui la tennista americana ha sofferto subito dopo il parto ha compromesso la capacita dei suoi polmoni, quindi anche per questo motivo è preferibile evitare di contrarre il CoV-SARS-2. “Fisicamente mi sento in forma, ma la forma partita è un’altra cosa. Non mi sento ancora in piena forma, i match mi diranno a che punto sono”.

IL TABELLONE COMPLETO

(clicca per ingrandire)

Il tabellone ha accoppiato Serena Williams, testa di serie n.1, alla connazionale Bernarda Pera (n. 60 ATP) al primo turno per poi eventualmente riservarle un impegno da scintille al secondo contro la vincente della sfida tra sua sorella Venus Williams e l’ex n.1 del mondo Victoria Azarenka.
Impegno potenzialmente complicato al secondo turno anche per la seconda del seeding, la bielorussa Aryna Sabalenka, che dopo Madison Brengle all’esordio potrebbe trovare la sedicenne Coco Gauff (n. 52).

Questi i quarti teorici:

[1] S. Williams vs [7] S. Stephens
[4] A. Anisimova vs [5] Y. Putintseva
[6] M. Linette vs [3] J. Konta
[8] O. Jabeur vs [2] A. Sabalenka

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Dominic Thiem: “Questo US Open sarà meno importante dell’Australian Open 2020”

Il numero 3 del mondo: “Sono pronto per lo US Open ma se dovessi ancora restare a casa non sarebbe un problema”

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Dominic Thiem sta programmando la trasferta negli Stati Uniti, a New York, per disputare il torneo di Cincinnati (anch’esso si svolgerà a Flushing Meadows quest’anno) e lo US Open. Tuttavia, qualora dovesse rivelarsi necessario sottoporsi alla quarantena al rientro in Europa, potrebbe anche rinunciare alla Grande Mela in vista di Roma e Parigi. L’asse su cui si gioca questa partita è New York-Roma, poiché la destinazione di molti reduci dallo US Open sarebbe la sede degli Internazionali d’Italia. Senza la conferma dell’esenzione della quarantena sulla via del ritorno, diversi giocatori si troverebbero nella stessa posizione di Thiem.

Quando il tour ricomincerà, sarò pronto. Ma se dovessimo rimanere ancora a casa non sarà un problema, sono stato bene” ha dichiarato il n. 3 del mondo a Der Standard, ‘mascherando’ in qualche modo la sua proverbiale foga agonistica

Dubbi di partecipazione a parte, Thiem sarebbe il principale antagonista del numero uno Djokovic (che lo ha sconfitto di misura nella finale dell’Australian Open) in virtù dell’assenza del campione in carica Nadal. “Le aspettative sono alte, ma sarà completamente diverso perché non ci sarà il pubblico, il team sarà ridotto e gran parte del tempo bisognerà trascorrerlo in hotel, sarà un’esperienza completamente differente. Molti tra i migliori giocatori del mondo hanno rinunciato e forse altri ancora rinunceranno allo US Open e questo lo rende, per quest’anno, meno importante rispetto all’Australian Open. Tuttavia, non vedo l’ora di poter giocare“.

 

Il programma del tennista austriaco prevede il doppio appuntamento americano per poi continuare con Kitzbühel, Roma e il Roland Garros. Il torneo austriaco, però, coinciderà con la seconda settimana dello US Open e dunque Thiem potrà parteciparvi solo se le voci dello slittamento del torneo di una settimana (dal 7 al 14 settembre) dovessero rivelarsi fondate.

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