Dieci sfumature (fashion) di Maria Sharapova

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Dieci sfumature (fashion) di Maria Sharapova

Ripercorriamo la carriera della campionessa russa tramite i suoi outfit più significativi. Ve lo ricordate quello della prima vittoria a Wimbledon? E il servizio fotografico del Roland Garros 2014?

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Maria Sharapova - US Open 2018 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Non ce lo nascondiamo: Maria Sharapova è stata qualcosa di più di una tennista. È stata, da certi punti di vista, una rivoluzionaria. È stata colei che più di ogni altra ha saputo abbinare i successi sul campo ad un’immagine di donna indubbiamente avvenente, con quel suo fisico statuario, i capelli biondi e gli occhi verdi, per la gioia degli sponsor e del suo conto in banca. Certo prima di lei c’era stata la connazionale Anna Kournikova. Ma mentre Kournikova è presto diventata una modella prestata al tennis piuttosto che il contrario, Sharapova ha sempre saputo (e voluto) tenere al centro del suo brand milionario le vittorie con la racchetta, rispetto alle copertine delle riviste.

Tante vittorie. Cinque Slam negli anni 2000, nessuna come lei a parte le sorelle Williams e Justine Henin, 36 titoli complessivi, la posizione n.1 al mondo, la medaglia d’argento ai giochi di Londra nel 2012. Ma appunto la sua popolarità ha trasceso il tennis, grazie ad una bellezza fuori dal comune che con gli anni si è accompagnata ad uno stile sempre più sofisticato e ricercato, a segnare il passaggio da determinata ragazzina emigrata dalla Siberia che vuole battere tutte le avversarie a donna matura e poliedrica. Ripercorrere la carriera di Masha tramite i suoi outfit più significativi, in quel rettangolo diviso da una rete così come sui tappeti rossi più prestigiosi del globo terrestre, è dunque fondamentale per capire quello che ha rappresentato per il tennis.

Wimbledon 2004: il primo Slam

Valerio Vignoli. Una appena 17enne Sharapova spacca il mondo del tennis battendo Serena Williams, n.1 e assoluta dominatrice del circuito femminile, alla sua prima finale Slam, a Wimbledon, il tempio sacro del tennis mondiale. Lo fa con un abitino naturalmente bianco candido, griffato Nike, sponsor che la seguirà per tutto il resto della carriera. Il marchio del baffo forse non aveva ancora intuito che razza di potenziale avesse quella altissima adolescente russa. O forse Maria non gliene aveva dato il tempo. Fatto sta che l’outfit è molto basic, fin troppo. Uno scollo simil canotta, una aggancio dietro alla schiena molto banale. Unica nota degna di interesse un piccolo spacco esterno in fondo, a evidenziare anzitempo uno stacco di gamba con pochi eguali sul circuito. Nel complesso un abito che la Maria di oggi manco si metterebbe in allenamento. Ma Nike impiegherà ben poco tempo riservarle qualcosa di meglio per i suoi incontri.

 

US Open 2006: if you can make it in New York…

Valerio Vignoli. E infatti l’abito con cui due anni più tardi conquista i suoi primi e unici US Open, quasi lo Slam di casa per lei, è tutt’altra storia. Assolutamente sontuoso. Forse il migliore in assoluto tra quelli indossati nelle sue vittorie Major. Il colore è il nero: quello giusto per le serate newyorkesi più cool, quelle in cui brillano i flash delle fotocamere, quelle in cui Maria molto raramente è uscita sconfitta dall’Arthur Ashe Stadium. Il taglio retrò rimanda a le mise che hanno reso celebre Audrey Hepburn, con quel girocollo rotondo abbellito dalle paillettes che si va ad incastrare con il resto del vestito lasciando libere le spalle, la profonda scollatura sulla schiena e il fiocco che sormonta il nastro per tenere assieme parte anteriore e posteriore. La lunghezza è immancabilmente molto limitata. Insomma un outfit manifesto per una Sharapova che nonostante la giovane età era già una stella nel firmamento del circuito WTA.

La copertina di Sports Illustrated del 2006: bellezza da spiaggia

Laura Guidobaldi. Maria Sharapova è famosissima per i successi in campo ma anche per il suo corpo statuario. Le copertine delle riviste di sport, glamour e fashion fanno a gara per avere scatti della bella Masha che ne risaltino appunto la perfezione. Ebbene, anche quando indossa un bikini, la siberiana punta alla semplicità con un due pezzi senza fronzoli particolari, color panna, una tinta d’effetto e delicata al tempo stesso sullo sfondo celeste del mare.

Australian Open 2008: il tris di Masha

Valerio Vignoli. Ci sono delle regole non scritte su come una tennista dovrebbe vestirsi nei grandi Slam: al Roland Garros sofisticata, a Wimbledon classica, agli US Open vistosa. Ma agli Australian Open che si fa? Chissà se proprio questa indecisione metteva in difficoltà la bella siberiana che probabilmente se dovesse indicare il Major che meno preferisce direbbe quello che si gioca sui campi di Melbourne Park. Nel suo unico successo australiano, arrivato grazie alla vittoria in finale contro la serba Ana Ivanovic, in una sfida tra pin-up del tennis, una bionda e l’altra bruna, Masha aveva indosso una semplicissima tunica bianca, con delle increspature verticali davanti e dietro come unico fronzolo. Per meglio affrontare le torride temperature, il tessuto è particolarmente leggero e la gamba ancora più scoperta del solito. Il colore bianco però non rende giustizia ad una Sharapova che ha sempre preferito il lavoro sul campo da tennis alla tintarella in spiaggia.

Roland Garros 2012: regale anche sulla terra

Laura Guidobaldi. Perfetto l’abito indossato da Maria per il suo primo trionfo parigino, nel 2012. Una linea classica in tutto, dalle spalline, lo scollo, al taglio della gonna. Eppure è un outfit dalla spiccata personalità, proprio come quella di Maria Sharapova. Innanzitutto, il total black – che si sposa bene ad una chioma bionda – spicca magnificamente sull’ocra del Philippe Chatrier e simboleggia la grinta, la potenza e la determinazione della campionessa russa. E poi quella variante appena accennata sulla parte alta del corpetto, con una sfumatura leggermente più leggera del nero e dal tessuto più luminoso, conferisce all’abito quel tocco di finezza che da sempre caratterizza la bella Masha.

Roland Garros 2014: l’ultimo Slam


Laura Guidobaldi. Totalmente diverso lo stile in cui Sharapova va a vincere il secondo trofeo francese, nel 2014, ma altrettanto vincente. Se il taglio e lo stile assomigliano a quello dell’outfit indossato due anni prima, la versione 2014 presenta una scelta cromatica più delicata, in tema con la primavera parigina: abbinamento arancione e rosa decisamente azzeccato, con la tinta orange sulla parte alta dell’abito e per i pantacourts per rendere omaggio all’amata terra rossa e il rosa delicato che richiama i fiori che ornano Parigi e il Bois de Boulogne ai primi di giugno. Ma non finisce qui.

Maria “stende” tutti anche quando si presenta al consueto photo shooting con il trofeo. Arriva al Trocadero con una mise insolita ma folgorante. L’abito è mini, che mette in risalto le gambe lunghissime della campionessa; il corpetto è abbastanza semplice, nero, ma dalle linee geometriche che mettono in luce la perfezione del busto, delle spalle e della schiena di Maria (nella foto non si vede ma la parte posteriore del corpetto è alquanto scollata), un corpetto nero che si appoggia ad una gonna cortissima, svasata a trapezio dall’effetto dorato, che le conferisce quel tocco glamour e prezioso che non la abbandona mai. Il tutto accompagnato da scarpe nere col tacco a spillo. Maria ha appena vinto il suo quinto slam, a Parigi. Sullo sfondo la Tour Eiffel e lei, vincente e sfavillante, ha tra le braccia la meravigliosa coppa Suzanne Lenglen, in uno stile da far invidia alle grandi star di Hollywood. Insomma, cosa si può volere di più?

La conferenza stampa dopo lo scandalo Meldonium, 2016: cala il sipario

Valerio Vignoli. Non è un caso che spesso nella sua carriera Maria si sia vestita di nero. Un colore che simboleggia eleganza, quella che riservava ai suoi ammiratori, e paura, quella che incuteva alle sue sfidanti. Ma il nero, almeno nella cultura cristiana, significa anche lutto. Sharapova, non poteva dunque che adottare questa scelta cromatica anche in quel 3 marzo 2016 che ha segnato oggettivamente il crepuscolo della sua carriera tennistica. Con addosso una sobrissima combinazione tailleur e camicia, i capelli mossi e leggermente scompigliati, un trucco sottilissimo, la russa si è presentata di fronte ai giornalisti per giustificare la propria positività al Meldonio, sostanza considerata dopante dalle autorità competenti. Un look appunto che può vagamente ricordare quello di una vedova ad un funerale. Nonostante un outfit appropriato, Maria però non risultò così convincente nella parte della vittima e sull’orlo dei trent’anni si vide appunto privata della sua compagna di una vita, la competizione.

Agli Oscar 2017: una star hollywoodiana

2017

Valerio Vignoli. Durante il suo esilio forzato dal circuito, Masha ha così preso al balzo l’occasione di accrescere ulteriormente quello che dall’altra parte dell’oceano chiamano stardom. E quale miglior vetrina per farlo dei red carpet degli Oscar? A quelli del 2017, Maria si presenta con un fantastico abito blu scuro impreziosito da delle piccole borchie metalliche, firmato dallo stilista londinese di origine georgiana David Koma. Lo spacco laterale e i tacchi vertiginosi mettono la tennista siberiana su un pianeta tutto suo. I capelli legati aggiungono un che di iconico. Se non fosse per i muscoli costruiti in due decenni di allenamenti che debordano dalle spalline, si potrebbe scambiare Sharapova tranquillamente per Nicole Kidman.

Al lancio del suo brand di caramelle 2017: Sharapova businesswoman

Laura Guidobaldi. Non dimentichiamo che Masha è anche un’abilissima donna d’affari. E allora, per il lancio delle sue caramelle Sugarpova Maria sceglie lo stile serioso ma decontracté. Solo che questa volta la scelta della camicia ampia a righe non convince del tutto. La camicia a righe – che lei sembra apprezzare particolarmente poiché la indossa spesso in varie situazioni – non è un capo sempre vincente e a volte risulta difficile da abbinare. La brillantezza e la luminosità del raso chiaro è elegante ma questa camicia nell’insieme è forse un po’ spenta. Seppure in versione working girl, Sharapova avrebbe potuto certamente fare di meglio.

Nella foto della sua autobiografia, 2018: unstoppable

Laura Guidobaldi. E sinceramente convince poco anche la mise scelta per la copertina della sua autobiografia. Maria opta questa volta per un abito nero a sottoveste, abbinato ad una giacca ampia, anch’essa nera. Inoltre, avrebbe potuto curare un po’ di più lo stile dell’acconciatura. Probabilmente la campionessa ha voluto puntare sull’essenzialità e su un pizzico di sensualità e stile sbarazzino. Giusto, ma questa volta le scelte estetiche non rendono pienamente giustizia al fiuto fashion di Masha che ha caratterizzato finora parte della sua vita.

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Kudermetova a Charleston: una vittoria molto esclusiva

Veronika Kudermetova ha vinto a Charleston il suo primo torneo WTA sulla terra verde, la superficie meno praticata nel circuito professionistico contemporaneo

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Per la prima volta dopo undici anni nel Tour femminile si disputano due tornei sulla terra verde. Sui campi di Charleston Veronika Kudermetova ha vinto il primo appuntamento, l’ormai classico “Charleston Open” impegno di livello WTA 500. Ma in più, rispetto al solito, in questi giorni è in corso un secondo torneo sugli stessi campi, anche se di livello inferiore (WTA 250). Non accadeva dal 2010 che due eventi del circuito professionistico femminile si disputassero sulla terra verde.

Allora come oggi si era in aprile, e nel 2010 per due settimane consecutive si giocò su questa superficie particolare: dal 5 aprile a Ponte Vedra Beach, Florida, un torneo paragonabile agli attuali WTA 250 (allora definiti International); e dal 12 aprile a Charleston, South Carolina, il torneo che continua ancora oggi, paragonabile all’attuale WTA 500. A vincere furono Caroline Wozniacki in Florida e Samantha Stosur in South Carolina.




 

La terra verde è una superficie tipica del tennis statunitense, ma nel tempo a livello professionistico è stata progressivamente abbandonata dai tornei del circuito maggiore, sino a ridursi alla presenza limitatissima, quasi di pura testimonianza, di oggi. Quest’anno però, la pandemia ha causato la cancellazione della Fed Cup (rinominata Billie Jean King Cup), liberando uno “slot” che ha permesso di raddoppiare l’appuntamento a Charleston.

Cosa è, e come si gioca sulla terra verde? In inglese è classificata come “clay”, cioè “argilla” ma in realtà non è composta da argilla (terracotta tritata) come i campi europei, quanto piuttosto da pietra tritata. È definita anche Har-Tru, denominazione data dal suo inventore, il costruttore Henry Alexander Robinson (HAR) che alle iniziali del proprio nome aggiunse TRU, abbreviazione di “true green”. Il primo campo realizzato con questo materiale risale al 1931 e inizialmente come materia prima veniva utilizzata una pietra cavata in Pennsylvania. Ma se oggi ci si rivolge alla impresa “Har-Tru”, ancora esistente, si otterrà un campo realizzato con una pietra che proviene dalla Virginia, la cui definizione geologica è “Pre-Cambrian metabasalt”.

Primo campo del 1931: quindi sono passati 90 anni esatti dalla sua introduzione. Nel corso del tempo la terra verde ha avuto un successo crescente negli Stati Uniti, sino a diventare la superficie di tre US Open negli anni ‘70 (1975-1977); ma poi è iniziato il declino, quanto meno nei tornei del circuito professionistico, ed è stata soppiantata dal cemento, che oggi monopolizza gli eventi nordamericani.

Come superficie la terra verde è considerata più veloce rispetto alla media dei campi europei in terra rossa, ma produce condizioni tecniche affini, soprattutto perché su entrambe si scivola facilmente, e sappiamo che la scivolata determina specifiche conseguenze nello sviluppo del gioco. Ne avevo parlato due settimane fa nell’articolo dedicato a Naomi Osaka e le superfici: “La scivolata è la vera arma in più di chi interpreta al meglio la terra, perché se prima si scivola e poi si colpisce si è subito pronti a invertire la direzione di corsa, avendo già assorbito l’inerzia dello spostamento. Un vantaggio che nelle fasi difensive permette di rimanere nello scambio recuperando attacchi in successione, che su altre superfici risulterebbero indifendibili”.

Anche per questo normalmente siamo abituati ad associare la terra rossa agli scambi lunghi, in cui spesso (ma non sempre) prevale la qualità difensiva su quella offensiva. Le cose sono un po’ differenti per la terra verde: dato che è mediamente più rapida, si dovrebbe ottenere un maggiore equilibrio tra tennisti di impronta difensiva e tennisti di impronta offensiva.

Insomma, si tratta di una superficie ricca di interesse, con peculiarità degne di nota. Purtroppo però, l’esiguità dei tornei disputati non consente di individuare una tipologia di giocatrice specifica, in grado di primeggiare. Come detto, dal 2012 si gioca esclusivamente a Charleston: un solo torneo a stagione, con nemmeno tutte le più forti presenti: un riferimento troppo limitato per consentire analisi approfondite. Però qualcosa si può dire, a partire dalla edizione appena conclusa.

a pagina 2: La delusione delle tenniste con il ranking più alto

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Pagelle

Pagelle: la settimana di Sone-goat

Lorenzo Sonego trionfa a Cagliari e lancia la stagione sul rosso. Nove azzurri in tabellone a Montecarlo, mentre Toni Nadal spiazza tutti

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Si sa, i torinesi in Sardegna sono sempre stati di casa, ma stavolta il Magnifico Lorenzo Sonego (10) è riuscito addirittura a mettere d’accordo il Presidentissimo Angelo Binaghi e il Sindaco Chiara Appendino, orgogliosa del suo concittadino. E così, quindici anni dopo il successo palermitano di Filippo Volandri, un azzurro torna a trionfare sul suolo patrio (lo sappiamo Sinner ha vinto le NextGen Finals in casa ma vabbè…) e lo ha fatto alla grandissima.

Va bene il cuore Toro, va bene il tremendismo granata, va bene l’irruenza alla Belotti, va bene la garra alla Pasquale Bruno, ma Lorenzo è soprattutto tanto talento e tanto tennis. E poi, che spettacolo è il sorriso sul 5-5 del tiebreak del secondo set, a due punti dalla sconfitta? È proprio il simbolo di chi si diverte facendo la cosa più bella del mondo. Comunque “il movimento è in salute” (cit.) e altroché! L’altro Lorenzo Magnifico, Musetti (7) ha giocato un altro grande torneo, ha annullato quattro match point a Evans e gliele ha pure cantate in conferenza stampa. Insomma, si matura velocemente.

Certo, gli effetti del boom del tennis italiano sono un po’ difficili da contenere. Improvvisati esperti di tennis che fino a ieri si occupavano del cerchietto di CR7 o delle fidanzate di Balotelli storcono il naso rispetto alla posizione assunta da Musetti nel rispondere al servizio: “Speriamo non faccia la fine di Gasquet”. Numero 7 del mondo, tre semifinali slam, 15 tornei vinti in carriera. Ora, è vero che dobbiamo dominare il mondo, ma diamoci una calmata. Nove azzurri in tabellone a Montecarlo (sono rimasti in otto, Musetti è già stato eliminato) sono in ogni caso un numero sontuoso, certo rispetto a Miami c’è qualche vecchia conoscenza che darà del filo da torcere allo squadrone italiano, ma ci sarà da divertirsi.

 

Un po’ meno per il povero Daniil Medvedev (5) al quale la terrà proprio non va giù. Il rimbalzo è irregolare – ha detto – e, soprattutto, gli si sporcano i calzini. Povera stella, lo immaginiamo a fare 5-6 lavatrici la sera stile desperate-housewife. Però gli diamo un consiglio: indossi calzini rossi e il problema è risolto.

Il tennis è comunque uno sport nel quale solitamente si parte tutti il lunedì e solo i più forti arrivano alla domenica. Stavolta però di domenica Benoit Paire (0) ha già abbandonato il torneo, sconfitto da un terraiolo doc come l’australiano Thompson. Il povero Benoit non ce la fa più, giocare in stadi vuoti senza il pubblico che può insultarlo e fischiarlo, non gli dà più soddisfazione. È demotivato, il poveretto. “Non me ne frega niente di queste partite, giocare in un cimitero come questo non è più possibile”. Come dicono a Roma, “a una certa” Benoit ci hai un po’ rotto i…e vabbè ci siamo capiti.

La notizia della settimana è comunque il ritorno sulla scena di Toni Nadal (10 alla carriera), che seguirà dalla panchina Felix Auger Aliassime. Siamo dei romantici e non avremmo mai immaginato di dover affiancare Toni al nome di un giocatore diverso dal nipote, ma tant’è. “In realtà non ho molta voglia di lavorare. Mi avevano cercato Paire e Kyrgios ma sarebbe stata troppo dura”. ha detto Zio Toni. “Con Felix invece lavorerò part-time. D’altronde lui è perfetto dal lunedì al sabato, ha bisogno di me solo la domenica”. In allenamento già evidenti i primi effetti della cura-Toni: Felix è stato spiato a tirarsi la mutanda, sistemare ripetutamente le bottigliette e impiegare 40 secondi a servire.

Rimanendo in tema iberico, in quel di Marbella gli spagnoli l’hanno fatta da padroni. Carreno Busta (8) si è portato a casa il torneo, ma il futuro è tutto di Alcaraz (8): ecco, magari Zio Toni se proprio non voleva godersi  la pensione poteva prendere questo cavallo qui…

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ATP

ATP Montecarlo, Karatsev batte e impressiona Musetti: “Col rovescio è incredibile”

In un match diviso in due parti causa pioggia, il russo vince in due set senza particolari difficoltà e avanza al secondo turno

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Lorenzo Musetti - ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

A. Karatsev b. [WC] L. Musetti 6-3 6-4

Finisce subito l’avventura monegasca di Lorenzo Musetti, sconfitto in due set da un Aslan Karatsev al suo esordio su terra battuta nel circuito maggiore. Le premesse per una sfida godibile c’erano tutte, ma i tanti errori, anche in manovra e spesso nelle primissime fasi dello scambio, ne hanno abbassato la qualità a dispetto di alcune di quelle giocate che ci aspettavamo. Davvero troppi gli unforced di Lorenzo per contenere un avversario che sbaglia di più ma tira tanti più vincenti e parte aggressivo fin dalla risposta. Musetti, viceversa lontano in ribattuta, ha cercato con relativo successo di non perdere troppo campo davanti a un Karatsev che ha sì una palla pesante ma sa anche trovare angoli ingestibili da posizioni eccessivamente arretrate.

Oggi non sentivo la palla bene, forse non sono entrato in campo convinto di poter vincere” ha detto Musetti in conferenza stampa. “Mi ha messo i piedi in testa fin dal primo game, non mi faceva entrare nello scambio e ho fatto molta fatica a colpire la palla. Le condizioni erano un po’ diverse rispetto a Cagliari, sentivo la palla molto pesante sulla racchetta e non riuscivo a spingere“. Un po’ per via del clima, un po’ per via di un avversario che anche a Musetti sembra davvero forte: “Sul cemento è un altro giocatore, di sicuro è già di vertice, ma credo che salirà ancora e stupirà (anche sulla terra, ndr). È un giocatore di un livello molto alto e toglie spesso il tempo. Risponde bene e col rovescio è incredibile“.

 

Del resto, la scorsa estate il russo aveva avuto un record di 17-2 sulla terra a livello Challenger e di qualificazioni per il Roland Garros, quindi è un avversario che può far bene su questa superficie. La sua ascesa è ormai nota, oltre 230 posizioni in poco più di un anno, con la semifinale raggiunta a Melbourne e la vittoria di Dubai a catapultarlo nella Top 30. Il suo ultimo match a Miami, tuttavia, è stato sintomatico di uno stile di gioco estremamente rischioso – una sconfitta per 6-3 6-0 contro Sebastian Korda in cui non è praticamente mai riuscito a trovare il campo, cosa peraltro successa anche a Dubai, dove quattro dei suoi sei match sono andati al terzo. Un incontro quindi dall’esito non facilmente pronosticabile, proprio a causa del livello che può esprimere Aslan, top player oppure “colui che si batte da sé” a prescindere dall’avversario.

PRIMO SET Nel primo confronto fra i due, il Karatsev di inizio partita ha ricordato sinistramente quello delle migliori uscite del primo scampolo di 2021: quattro risposte coperte, tutte anticipate, tutte profonde (una vincente), e break a zero. Gli unici punti fatti da Musetti nei primi due giochi sono stati doppi falli dell’avversario, che ha da subito mostrato un buon servizio esterno da sinistra, fondamentale contro un monomane. Due doppi falli nel terzo gioco hanno poi regalato due palle del 3-0 e servizio a Karatsev: sulla prima Musetti ha trovato un servizio potente chiuso con un tocco sotto rete, mentre sulla seconda è stato graziato da una risposta appena lunga. Aslan si è poi procurato altre due chance, manovrando a piacimento con il rovescio, ma il toscano si è salvato, chiudendo il gioco con tre servizi vincenti che l’hanno cavato d’impaccio.

Va dato atto a Musetti di aver saputo mettere giù la testa e lottare nei propri turni di battuta, alzando le percentuali e colpendo più dritti possibile per controllare lo scambio, cosa non facile quando l’avversario mette i piedi in campo senza posa. Pur rimanendo a volte preciso in risposta, ha anche iniziato a mischiare di più le traiettorie, propiziando qualche errore con il dritto del russo, che ogni tanto perde questo colpo. Passata la tempesta, il consueto momento di pausa di Karatsev è arrivato, stavolta nel sesto gioco: prima Musetti ha bloccato bene una risposta di dritto ed è scivolato sulla volée del russo per scavalcarlo con un lob di rovescio, e poi ha sfruttato un non forzato bimane dell’avversario per salire 15-40. Karatsev si è salvato con autorità in quelle due circostanze e poi in altre due non consecutive, trovando due gran prime al centro da sinistra e un eccellente kick.

Se il suo gioco da fondo è risultato sostanzialmente invariato rispetto alla consueta gragnuola di colpi anticipati, Karatsev ha in realtà mostrato grande discernimento con il servizio, alternando velocità e traiettorie anche con la prima e aprendosi così tante diverse possibilità con il primo colpo in uscita, di fatto senza mai perdere il controllo dello scambio.

Sul 4-3 e servizio Karatsev, il match è stato interrotto per pioggia.

SI RICOMINCIA – Rieccoli in campo alle 16.30, i due contendenti. Karatsev, subito in partita, tiene agevolmente il turno di battuta e mette in difficoltà il nostro rispondendo profondo, in un caso seguendo con profitto a rete, zona del campo che non frequenta spesso a dispetto di quella che pare una buona tecnica al volo. I due set point consecutivi sono merito suo, ma sul secondo arriva l’aiuto da casa Italia sotto forma di doppio fallo. Più vincenti ma anche più errori per Aslan (entrambi sbagliano molto di rovescio), che domina i punti tra i cinque e i nove colpi. A dispetto di condizioni che certo non possono essere velocissime, solo tre volte gli scambi si sono prolungati.

SECONDO SET – Al terzo gioco, è bravo Musetti a risalire dallo 0-40 originato dall’assenza della prima battuta e dalle aperture di campo russe chiuse ora a rete, ora con la smorzata. Il ventisettenne di Vladikavkaz continua a proporre il suo gioco che richiede la quasi perfezione sotto ogni aspetto, sia sotto sia fuori il suo controllo, un gioco per cui un granello di mattone fuori posto significa una pallata abbondantemente oltre il corridoio. Ci sono più scambi lunghi rispetto al primo parziale, ma il leimotiv non cambia, con Musetti troppo falloso per essere così poco propositivo. Il teenager di Carrara apre il nono gioco con un passantone di dritto, ma la speranza di mettere pressione alla battuta svanisce con un brutto gratuito dallo stesso lato.

Sornione, Karatsev sale di livello nel game successivo: prima risponde in allungo a una prima esterna che non si pensava potesse tornare indietro, poi non rimugina sul doppio fallo “annullato” dall’arbitro che dà buona la seconda di servizio di Lorenzo (per quel che vale, era fuori secondo la grafica non ufficiale di Hawk-eye) e si prende il punto a rete. Accetta di buon grado un errore dell’avversario e, dopo un’ottima risposta anticipata, chiude con un tracciante bimane che gli permette di raggiungere Stefanos Tsitsipas al secondo turno. Musetti invece farà rotta verso Barcellona: “Nelle ultime settimane ho sempre migliorato il mio ranking, anche da questa settimana prenderò molta esperienza – era la mia prima partecipazione qui. Ora focus su Barcellona, cercherò di passare le quali e preparare Roma al meglio“.

Ha contribuito Tommaso Villa

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