Wimbledon, si decide entro una settimana. Rinvio o cancellazione (Cocchi). Adriano Panatta: "Il tennis tuteli i grandi tornei. Non gli interessi di Federer" (Semeraro)

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Wimbledon, si decide entro una settimana. Rinvio o cancellazione (Cocchi). Adriano Panatta: “Il tennis tuteli i grandi tornei. Non gli interessi di Federer” (Semeraro)

La rassegna stampa del 26 marzo 2020

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Wimbledon, si decide entro una settimana. Rinvio o cancellazione (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Anche Wimbledon è appeso a un filo. Soprattutto dopo la sospensione dei Giochi Olimpici per la pandemia del coronavirus, anche lo Slam britannico è vicino alla cancellazione. L’All England Lawn Tennis and Croquet Club, il club organizzatore del torneo, terrà una riunione di emergenza la prossima settimana per capire se ci siano ancora i margini per organizzare l’edizione 2020, il cui inizio, da calendario, sarebbe il 29 giugno. Wimbledon, che aveva scartato dall’inizio la possibilità di giocare a porte chiuse, ha quindi una «deadline» per decidere cosa sarà del torneo. Dal punto di vista politico e sanitario, il Regno Unito sta vivendo una situazione di incertezza, se possibile, superiore a quella degli altri Paesi europei e per questo ogni decisione dipenderà dalla piega dell’emergenza in Inghilterra. In più, anche se la cancellazione di Tokyo 2020 ha teoricamente aperto degli spazi nel calendario, pare improbabile che Wimbledon prenda il posto che era dei Giochi. Tra le preoccupazioni degli organizzatori, il fatto che i livelli di luce solare non siano ideali per il prato: è un fattore che condiziona notevolmente la superficie che, molto più delle altre, ha bisogno di particolari cure. «Stiamo effettuando una valutazione dettagliata di tutti i possibili scenari per i Championships 2020 — scrive il comunicato dell’All England —, compreso il rinvio o la cancellazione dell’evento» […]

Intervista a Adriano Panatta: “Il tennis tuteli i grandi tornei. Non gli interessi di Federer” (Stefano Semeraro, La Stampa)

Le Olimpiadi spostate al 2021, Parigi che si giocherà forse a ottobre, persino Wimbledon a rischio. Adriano Panatta questo momento terribile anche per lo sport lo sta trascorrendo a Treviso, dove vive e ha da poco aperto un nuovo centro tennis […] Viviamo in un mondo globalizzato… «La globalizzazione è una grandissima boiata: si può dire?». …E il tennis è il più globalizzato degli sport. «Infatti non mi piace per niente. Tutto quanto è pensato per i grandi gruppi, che ormai fanno il bello e cattivo tempo». Si gioca da gennaio a dicembre, toccando 64 paesi. «A me degli Australian Open non importava nulla. È vero che gli spostamenti erano più difficili, ma io volevo giocare bene Roma, Montecarlo – dove purtroppo non mi è mai riuscito -, Parigi, la Coppa Davis. Andavo a Wimbledon perché ci dovevo andare. Il segnale più brutto è stato proprio aver distrutto la Coppa Davis». Le esibizioni fanno più pubblico di un match normale: segno dei tempi? «Vogliono lo spettacolo. Ma lo sport è fatto anche di altre cose». Il Roland Garros ha deciso di spostarsi a settembre senza chiedere permesso a nessuno: giusto? «Sono d’accordo con il Roland Garros, che ha una storia centenaria. Fine settembre è una collocazione giusta, anche se per i giocatori passare dal cemento alla terra battuta è un piccolo problema. Io lo avrei spostato anche una settimana più tardi». Federer, che organizza nelle stesse date la Laver Cup, non l’ha presa bene. «Federer mi sta anche simpatico, ma si è fatto una società per conto suo, se ne farà una ragione. Non possiamo andare dietro a lui». Gli Internazionali d’Italia sono sospesi: meglio annullare o rinviare? «Vanno recuperati. Ottobre va benissimo, anche dopo Parigi. Ha presente le famose ottobrate romane? A Roma maggio come clima non è meglio di ottobre, anzi». Montecarlo ha deciso di fermarsi un anno. «Mi dispiace molto. È un crocevia romantico fra i tornei americani e la terra battuta». Gli appuntamenti da ricollocare stanno diventando tanti: che fare? «Faccio un appello ad Andrea Gaudenzi, il Presidente dell’Atp. Non gli chiedo, da italiano, di favorire l’Europa, ma le istituzioni del tennis hanno il dovere di salvaguardare i tornei che hanno più tradizione. Giocare a Phoenix, Arizona, non è più importante che giocare a Roma. Bisogna che tutti se lo mettano in testa». I tennisti di secondo piano soffrono economicamente per il blocco. «Mi dispiace. Ma sono più preoccupato dell’operaio della Finsider». Ha sempre detto che il suo tennis faceva “pof”, invece del “bang” di oggi. Come sarà il tennis dopo il silenzio? «Si ripartirà gradualmente, ma tutto tornerà come prima: ciascuno cercherà di fare il proprio interesse». I grandi vecchi come Federer patiranno di più la pausa? «Di solito, quando c’è uno stop forzato di qualche mese, alla ripresa è avvantaggiato chi ha più talento. I giocatori meccanici, costruiti, faticano di più» […[

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Game over! (Semeraro). Wimbled(on) off (Crivelli). Cancellato (Piccardi). Chiude Wimbledon. Ha vinto il virus (Rossi)

La rassegna stampa di giovedì 2 aprile 2020

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Game over! (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

L’ora più buia del tennis è stata alle cinque del pomeriggio, l’ora del tè e delle tragedie, quando gli schermi di mezzo mondo si riempiono del comunicato atteso e temuto da giorni. Quello che cancella Wimbledon dal 2020. «E’ con grande rammarico che il Main Board dell’All England Club (AELTC) e il Comitato di Gestione dei Championships hanno deciso oggi (ieri; ndr) che i Campionati 2020 saranno cancellati a causa delle preoccupazioni di salute pubblica legate all’epidemia di coronavirus. I 134esimi Championships saranno organizzati dal 28 giugno all’11 luglio 2021». E’ appena l’undicesima edizione che viene annullata dalla nascita del torneo, nel 1877. Le prime dieci (1915-18 e 1940-45) erano state vittima delle due guerre mondiali, e nel 1940 il Centre Court era stato addirittura bombardato dalla Luftwaffe. Stavolta è bastata una minuscola, ma letale mina chimica. Roger Federer posta un aggettivo che dice tutto: «Devastato». E non aggiunge nessuna immagine, «perché nessuna “gif” può descrivere i miei sentimenti». Neanche la tecnologia aiuta ad alleggerire la botta. Federer deve rinviare alla soglia dei 40 anni il suo sogno di alzare la nona coppa a Church Road, ma il lutto lo devono elaborare tutti. Wimbledon non è solo un torneo – e comunque insieme alla decisione dello Slam inglese è arrivata anche quella di Atp, Wta e Itf di sospendere ogni attività almeno fino al 13 luglio – Wimbledon “è” il tennis. L’anima, la storia, la tradizione, l’immagine del Gioco. «I’m shocked», twitta Serena Williams. Le altre cancellazioni, sospensioni o spostamenti – compreso quello del Roland Garros – erano stati difficili da digerire. Questo proprio non va giù, colpisce l’immaginario di tutti, oltre che le tasche di molti. Le alternative – rinviare ad agosto, giocare a porte chiuse – non erano realistiche, non solo per questioni climatiche e logistiche (lo stato dell’erba, le ore di luce) ma perché avrebbero messo a rischio la copertura assicurativa. Il giro di affari del torneo è di circa 300 milioni di euro, dei quali una quarantina foraggia la federtennis inglese, e che normalmente vanno a favore di tante iniziative sportive e benefiche oltre a garantire spese, paghe e stipendi dei 6000 membri dello staff. «Ci è pesato molto il fatto che i Campionati fossero stati interrotti in precedenza solo dalle guerre mondiali», ammette Ian Hewitt, presidente dell’Aeltc, e sembra di ascoltare Radio Londra ai tempi di Churchill. «Ma crediamo che annullare i Championships sia la decisione giusta quest’anno, per concentrarci su come possiamo utilizzare l’ampiezza delle risorse di Wimbledon per aiutare coloro che sono nelle nostre comunità locali e non solo. Il nostro pensiero va a tutti coloro che sono stati e continuano a essere colpiti da questi tempi senza precedenti» […]

Wimbled(on) off (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Ora che è arrivata l’uffïcialità, la tristezza ci colpisce come la lama di un pugnale conficcata nel cuore di milioni di appassionati. Si sapeva, era stato anticipato da molteplici voci: il torneo di Wimbledon 2020, che doveva giocarsi sui prati più celebri del mondo dal 29 giugno al 12 luglio, è stato cancellato. Eppure, di fronte a un evento traumatico che a questo punto ricorda davvero le conseguenze di un conflitto, mette i brividi pensare che in 134 anni di storia (prima edizione nel 1877, le donne dal 1884) solo due guerre vere, la Prima e la Seconda, abbiano obbligato lo Slam più celebre e affascinante a tenere chiusi i cancelli (in totale dieci edizioni, tra il 1915 e il 1918 e dal 1940 al 1945), mentre stavolta il vincitore è un nemico più subdolo, il coronavirus, microscopico ma ferale. Così, dopo 75 anni, i Doherty Gates non apriranno per accogliere i 500.000 fortunati possessori di un biglietto. E i 19 campi del Club, a partire dal Centrale, rimarranno coperti dai teloni, senza mostrare al mondo la perfezione dell’erba tagliata a 8 millimetri e calpestata da tre secoli da tutti i campioni più grandi. Nel giorno in cui la Gran Bretagna, per la prima volta, ha avuto più di 500 morti in 24 ore, non ci potevano essere indugi, dopo che la settimana scorsa la decisione era stata rinviata in attesa di novità che non potevano essere benauguranti e col punto fermo del rifiuto a giocare a porte chiuse, se fosse stato possibile. Così, alle 4 del pomeriggio italiane, il comunicato degli organizzatori ha confermato una scelta ineluttabile […] Contestualmente, nella nota si ufficializzano le date del prossimo anno: dal 28 giugno all’11 luglio. Troppi rischi, soprattutto nell’immediato: la preparazione di un appuntamento complesso come Wimbledon richiede che le operazioni comincino a fine aprile quando, nel contesto attuale, saranno sicuramente ancora in vigore le restrizioni per spostamenti, viaggi, distanze sociali. Una situazione ben chiara agli organizzatori: «Il nostro primo pensiero è andato soprattutto alla salute e alla sicurezza di tutti coloro che contribuiscono a mettere in piedi il torneo: il pubblico nel Regno Unito e i visitatori da tutto il mondo, i nostri giocatori, ospiti, membri, personale, volontari, partner, appaltatori e residenti locali. Ritenendo probabile che le misure del Governo continueranno ancora per parecchi mesi, riteniamo di dover agire in modo responsabile per proteggere il gran numero di persone necessarie per preparare i Championships, dall’allenamento di migliaia di raccattapalle agli ufficiali, giudici di linea, steward, giocatori, fornitori, media e appaltatori. E di considerare allo stesso modo che le persone, le forniture e i servizi richiesti per organizzare i Campionati non sarebbero comunque disponibili in nessun momento questa estate, rendendo impossibile lo spostamento in avanti». […] Non appena Wimbledon ha reso nota la propria decisione, Atp e Wta hanno annunciato la cancellazione di tutta la stagione sull’erba (in totale 14 tornei) e la sospensione di ogni attività fino al 13 luglio. Certo, nel momento in cui bisogna aspettare altri 15 mesi per godersi la tradizione di Wimbledon, il pensiero è andato a Federer e a Serena e Venus Williams, che nel luglio 2021 avranno già compiuto o si avvicineranno ai quarant’anni e magari avranno deciso che il tennis, dopo averli portati nella leggenda, non farà più per loro. Roger ha affidato a un tweet le prime emozioni: «Sono devastato. Non esiste nulla per esprimere ciò che sento». Ma un’ora dopo, su Instagram, ha rassicurato i fan con una story nella quale dice «non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo, ma intanto state in casa e al sicuro». […]

Cancellato (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

 

Correva l’anno 1940. A giugno Parigi si era arresa a Hitler, solo la Gran Bretagna resisteva all’invasore. L’11 ottobre, piovvero bombe: cinque, sganciate dai cacciabombardieri tedeschi, atterrarono sul villaggio di Wimbledon, a sud di Londra; una di esse centrò il tetto del campo centrale di un circolo fondato nel 1868, sbriciolando 1200 seggiolini. Il torneo annuale su erba (nato nel 1877) sarebbe ripreso solo nel 1946, con la vittoria del francese Yvon Petra, e poi avanti per 74 anni consecutivi. Ma nella primavera 2020 piovve dal cielo il coronavirus, e Wimbledon si fermò. Dove riuscirono solo le guerre, mette a segno il suo letale ace al centro (del cuore) la pandemia. “It is with great regret…” Le parole che non avremmo mai voluto leggere sono l’incipit del comunicato bordato di viola e verde che alle 16 ora di Londra annulla il più antico, prestigioso e affascinante evento dello sport: «E’ con grande dispiacere che il board dell’All England Lawn Tennis Club ha deciso di cancellare Wimbledon 2020 in ragione dell’allarme per la salute pubblica. La prossima edizione di The Championships si terrà dal 28 giugno all’11 luglio 2021». Niente Wimbledon, niente erba, niente tennis. Inutile pensare a un posticipo nell’antica data dell’Olimpiade (24 luglio): i prati sarebbero troppo secchi, la luce molto diversa e in Church Road qualsiasi soluzione che non preveda l’eccellenza non è nemmeno contemplata. Tanto più che gli inglesi sono assicurati contro l’ipotesi di «cancellazione per pandemia»: il danno, più che monetario, è emotivo. Il Tempio non apre i battenti, tutta la stagione sul verde è annientata: Atp, Wta e Itf annunciano che le racchette resteranno nei foderi e le palline nei tubi almeno fino al 13 luglio. «Devastante» scrive Roger Federer, che a quasi 39 anni affidava all’erba le speranze di un 21°, miracoloso, titolo Major. «Sono sotto choc» confessa Serena Williams, coeva del maestro svizzero, ossessionata da quello sporco, ultimo, Slam (sarebbero 24 come la primatista assoluta Margaret Court). E ancora non è chiaro — lo scopriremo solo vivendo —, se questo stop forzato allungherà la carriera ai dinosauri del circuito oppure offrirà loro la scorciatoia per un buen retiro meritato. Senza più certezze né punti di riferimento, mentre la classifica mondiale rimane congelata, è un mondo che brancola nel buio. La verità è che tutto il tennis, fino alle Atp Finals di Londra e alla Coppa Davis di Madrid, è a rischio. […] Un’intera generazione di giocatori (non esistono solo i top-10) e tornei di fascia media comincia a immaginarsi un futuro diverso. I miliardari e gli assicurati sono una fortunata minoranza e il Tour, che non brilla per lungimiranza né per rapidità di decisioni, non ha da parte i fondi per sostenere tutti.[…]

Chiude Wimbledon. Ha vinto il virus (Paolo Rossi, La Repubblica)

Un’estate senza Wimbledon è il mondo che si rovescia. La gara più antica del mondo, in calendario dal 29 giugno al 12 luglio, non ci sarà. La tradizione spazzata via da un nemico invisibile: in 143 anni di storia, solo le bombe delle due guerre mondiali erano riuscite a interrompere il torneo, prima del coronavirus. I signori dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club dovranno riaggiornare le pagine di storia. Pensavano che Wimbledon avesse un fascino senza tempo, immune a qualsiasi virus della modernità. Gli inglesi avevano resistito a tutte le pressioni, dal passaggio dei dilettanti al professionismo, avevano vinto anche sul boicottaggio del ’73, quando 82 giocatori ribelli abbandonarono il tabellone pochi giorni prima del via. Certo, nel corso del tempo le palle bianche si sono estinte, oggi c’è il tie-break al quinto set sul 12-12, i tennisti non si inchinano più passando davanti al Royal Box, ma l’erba è rimasta, e con essa le liturgie del tempio. Contro la pandemia, però, c’è solo la resa. «Abbiamo pensato alla salute e alla sicurezza di coloro che partecipano a Wimbledon» hanno scritto gli organizzatori, comunicando al mondo la decisione intuita da giorni da tutti. «Eh, anche loro hanno dovuto rassegnarsi: fa un certo effetto», commenta Nicola Pietrangeli. «Sono devastato», il commento di Roger. Serena Williams è «sotto shock». Sarà per il 2021. «Troppe persone in movimento oltre ai giocatori: abbiamo immaginato gli scenari, non era ipotizzabile». Così come è stato impossibile un rinvio: l’umidità cambia l’erba, Wimbledon è unico anche per questa ragione. Pochi minuti dopo l’annuncio di Londra, è arrivato il comunicato congiunto di Atp e Wta, le associazioni di giocatori e giocatrici, della sospensione di ogni torneo fino al 13 luglio: spazzate via la stagione della terra rossa e quella sull’erba. L’orizzonte si sposta dunque verso l’America: New York oggi ha i suoi grandi problemi, il Billie Jean King National Tennis Center è un ospedale da campo da 350 letti, ma ci sono quattro mesi e mezzo fino agli Us Open, in programma dal 24 agosto. Può salvarsi il Roland Garros, rinviato al 20 settembre, ma pure qui non vi è certezza. Craig Tiley, direttore di Tennis Australia, è convinto che non si giocherà più a tennis: «È uno sport globale, che richiede viaggi. Molto, molto difficile»

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Wimbledon, ciao al 2021 (Semeraro). Sogno Sinner: «Battere Federer a Wimbledon» (Crivelli). Fognini: «Niente racchetta, per ora alleno la testa» (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 1 aprile 2020

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Wimbledon, ciao al 2021 (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Oggi sarà un giorno triste per il tennis. L’All England Club, con tutta probabilità, con dolore ma forte della propria solidità politica e assicurativa, annuncerà l’annullamento di Wimbledon. Il torneo che dal 1877 rappresenta le radici, la storia, l’immagine, la tradizione del tennis. La data di inizio dei Championships era fissata per il 29 giugno. Mancano ancora tre mesi ma la situazione sta precipitando anche in Inghilterra, dove è positivo, fra i tanti, anche il premier Boris Johnson. Ufficialmente la data di ripresa delle gare resta fissata al 7 giugno, ma è ormai chiaro che a rischio è l’intera stagione del tennis, almeno fino ad autunno inoltrato. Dopo la decisione unilaterale del Roland Garros di spostarsi a settembre, Wimbledon si è trovato con margini di manovra decisamente più ristretti. Dopo aver scartato l’idea di giocare a porte chiuse, l’ultima ipotesi rimasta sul tavolo era quella di un rinvio a inizio agosto, nel periodo lasciato libero dalle Olimpiadi di Tokyo. Ma anche in questo caso le controindicazioni sono tante. Dalla difficoltà di ipotizzare lo svolgimento di tre Slam nel giro di poco più di un mese (sempre che a New York si giochi e Parigi non venga costretto ‘con le cattive’ a tornare sui propri passi), a quella della manutenzione fuori stagione dei campi in erba, per arrivare alla riduzione delle ore di luce utili per giocare. Con Wimbledon è destinata a sparire anche tutta la stagione sull’erba, che del resto è soprattutto finalizzata alla preparazione per i Championships. «Wimbledon ha le sue regole, dovute all’erba e alle ore di luce», ha spiegato due giorni fa il vice-presidente della federtennis tedesca Dirk Hordoff. «Giocare in settembre o ottobre, quando nessuno sa se è possibile giocare sull’erba, e con le attuali restrizioni sui viaggi internazionali, è totalmente irrealistico. Io faccio parte anche di Atp e Wta, e so che la decisione è stata presa e sarà comunicata mercoledì 1 aprile». E purtroppo in questo caso il ‘pesce’, tutt’altro che divertente, lo ha giocato al mondo il Coronavirus. «Wimbledon però è stato l’unico Slam che anni fa è stato abbastanza previdente da assicurarsi contro la possibilità di una pandemia – ha aggiunto Hordoff – quindi i danni economici per il torneo, che comunque ha sufficienti riserve per parecchi anni a venire, saranno ridotti al minimo».[…]

Sogno Sinner: «Battere Federer a Wimbledon» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Il mare è a pochi passi, ma resta un miraggio da contemplare alla finestra. Anche Jannik Sinner, il più giovane giocatore a finire l’anno tra primi 80 del mondo (78, ora è numero 73) dai tempi di Rafa Nadal, deve plasmare le proprie abitudini attorno a quel nemico subdolo che è il coronavirus. Sta trascorrendo l’isolamento a Montecarlo e intanto ha lanciato un’iniziativa benefica che sta riscuotendo grande successo: versa 10 euro per ogni post sul suo profilo Instagram che ritragga una pizza con il suo volto o quello di un personaggio famoso. Jannik, come sta andando la raccolta fondi? «Direi molto bene, sono contento che l’iniziativa della pizza sia piaciuta. Tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa di fronte all’emergenza, tra qualche giorno assieme al mio staff decideremo a quale ente devolvere i soldi».

E la quarantena come procede?

Sono in appartamento a Montecarlo, da solo. Riccardo ogni giorno mi manda il programma di allenamento per il mattino e il pomeriggio: lavori a secco, sulla mobilità laterale e il potenziamento delle gambe e delle braccia. Purtroppo il Country Club è chiuso, ovviamente, e al momento non possiamo spostarci nemmeno a Bordighera. Perciò tre o quattro volte alla settimana scendo nello spazio comune del palazzo e faccio qualche movimento senza palla, solo per il gusto di tenere in mano la racchetta. Per non perdere l’abitudine.

Per il tennis sono anche i giorni delle polemiche, con Parigi che ha deciso da sola le nuove date suscitando l’ira dell’Atp. Lei cosa ne pensa?

Dobbiamo rimanere uniti, le scelte devono essere condivise da tutti, dagli organizzatori ai giocatori. Tutti vogliamo cominciare al più presto, ma non possiamo procedere in ordine sparso, altrimenti è il caos. Sinceramente non so quando si potrà ricominciare, ma adesso la priorità non è tornare in campo, ma uscire dall’emergenza.

Come se lo immagina il ritorno al tennis?

Molto eccitante. Sarà una grande sfida, avremo tutti così tanta adrenalina in corpo che nessuno vorrà mollare un colpo, dai big ai giovani. Sarà una battaglia. E a me piace la battaglia.

In questi giorni dovrebbe essere cancellato pure Wimbledon: salta per adesso il sogno di sfidare Federer sul Centrale.

È vero, battere Roger a Wimbledon è da sempre uno dei miei sogni nel cassetto e comunque spero di provare al più presto l’emozione di giocare sul Centrale, uno dei campi in cui ti immagini di esibirti fin da bambino. Non so ancora quale sia il mio valore sull’erba, ma intanto ne approfitto per lanciare un messaggio a Federer: “gioca un altro anno, così magari il nostro match è solo rimandato di 12 mesi”.

Meglio il cemento e gli Us Open?

Se dovessi scegliere uno Slam con la possibilità di arrivare fino in fondo, effettivamente penso a New York. Ma anche gli Australian Open mi sono piaciuti.

Federer resta per lei una fonte di ispirazione?

Sì, era il mio idolo, cercavo di imitarlo. Ma a Melbourne mi sono allenato con Nadal e mi ha impressionato per come tiene il campo. Mi piacerebbe avere la sua personalità.

Ciò che ha sorpreso di lei è stata la capacità, nonostante i 18 anni, di crescere di livello in pochissimi mesi.

Sono sempre alla ricerca di un livello superiore, mi sono sempre interrogato se fossi abbastanza bravo da battere i ragazzi nei diversi step: prima nei Futures, poi nei Challenger e infine nel circuito Atp. Alle Next Gen Finals di Milano mi sentivo bene sul campo, ma più della fiducia è stato decisivo eseguire il mio piano di gioco: quello che volevo fare io, piuttosto che fossero gli avversari a dettarlo. Voglio provare ancora quelle sensazioni di vittoria.

Sinner è un ragazzo ambizioso?

Nel tennis puoi vincere un torneo e puoi anche perdere tre o quattro primi turni di fila, quindi la decisione di giocare a livelli più alti rispetto alla mia età è stata una grande sfida, ho sicuramente preso la strada più difficile, ma mi ha aiutato a costruire l’aspettativa e la pressione che ho messo su me stesso. Nei prossimi mesi l’obiettivo è la continuità delle prestazioni, l’applicazione quotidiana e il miglioramento di ogni colpo, perché a questo livello gli avversari non ti permettono di giocare sempre il tuo colpo migliore e non puoi sempre esprimerti alla stessa velocità.

Coach Piatti dice che lei sarà stabilmente un top player attorno ai 22/23 anni.

Il principale nemico di un tennista è la fretta. Piatti sa bene che sono molto esigente con me stesso e che allo stesso tempo mi piace lavorare duro. Chiede pazienza. E io sarò paziente.

Fognini: «Niente racchetta, per ora alleno la testa» (Stefano Semeraro, La Stampa)

Fabio Fognini è ad Arma di Taggia, casa sua. Le racchette in un angolo, le giornate del campione in carica di Montecarlo sono occupate da Federico e Farah, i figli suoi e di Flavia Pennetta. «Siamo volati dalla Spagna il giorno prima che chiudessero tutto – spiega il n. 11 del mondo – la bambina è ancora piccola ma qui ad Arma abbiamo una casa con giardino, Federico ha più spazio per giocare. Però ogni tanto si rende conto della situazione e diventa un po’ triste. Ho provato a spiegargli che è un momento difficile, che non si può uscire. Non sempre ci riesco»

Il tennis è fermo: meglio annullare o rimandare?

Non sono d’accordo di giocare il Roland Garros solo una settimana dopo gli Us Open. Capisco che serva per recuperare, ma é troppo vicino. Non parlo di me, ma per gente come Nadal e Djokovic, che arriva sempre in fondo, farsi quattro settimane di Slam in un mese non è salutare.

Nadal potrebbe saltare gli Us Open, Federer il Roland Garros.

Non penso che Nadal lo farebbe. L’unico che può pensarlo è Federer, anche perché la Laver Cup è nello stesso periodo. Sono in contatto con l’Atp, so che stanno buttando giù idee per quando migliorerà. Ma non è semplice. Se continua così rischiamo di perdere tutto l’anno.

Giocherebbe a Natale?

Avevo già deciso che non sarei andato in Cina in ottobre, a prescindere dal contagio, non me la sentivo. Il calendario prevede gli Usa, poi l’Oriente, poi di nuovo l’Europa, ma il problema é che la situazione é critica ovunque. Ho sentito tanta gente quando l’Atp doveva decidere cosa fare. Feliciano Lopez, che è anche il direttore del torneo di Madrid, Stan Wawrinka, Grigor Dimitrov… Eravamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda, nessuno voleva giocare. Neanche a porte chiuse. Perché gli sponsor contano molto, ma noi giochiamo per il pubblico e sono gli spettatori che tengono su i tornei. A spalti vuoti ho giocato la Davis a Cagliari: molto triste.

Montecarlo sarebbe dovuto partire a Pasqua: le mancherà giocare da campione in carica?

Mi manca giocare. Ho perso febbraio per l’infortunio al polpaccio che non mi ha permesso di giocare con continuità. Ho provato a farlo in Davis, ero pronto ad andare in America, invece sono l’unico che l’ha sfangata. Avevo deciso di prendermi un giorno di più, accompagnare la famiglia a Barcellona e partire da lì. Avevo il volo alle 5 di mattina. La sera prima Flavia stava stirando, io ero sul divano, le ho detto che andavo a riposare un po’ ma all’una e mezzo è suonato il cellulare. Poi è uscita la notizia che il torneo era stato cancellato. Ho avuto fortuna.

Si è dato un obiettivo?

La salute: non solo mia, di tutta la mia famiglia. Il tennis mi ha fatto girare il mondo e guadagnare tanti soldi. Ma ora l’ho messo in secondo piano.

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Pure Wimbledon sarà cancellato. Domani arriva l’ufficialità (Crivelli). Albania, per ringraziarti ospiterò i tuoi tennisti (Piatti). Il sogno di Andrea Pellegrino: “Portare il mio tennis agli Australian Open” (Caputi)

La rassegna stampa di martedì 31 marzo 2020

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Pure Wimbledon sarà cancellato. Domani arriva l’ufficialità (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Solo le due guerre mondiali avevano fermato Wimbledon, tra il 1915 e il 1918 e tra il 1940 e il 1945. Questa volta ci riuscirà il coronavirus. La rivelazione è di Dirk Hordorff, vicepresidente della Federtennis tedesca, che in alcune interviste ha anticipato quella che domani, al termine di una riunione del consiglio dell’Aeltc che organizza lo Slam londinese, sarà la decisione definitiva: il torneo 2020 (29 giugno-12 luglio) verrà cancellato. Ecco le parole del dirigente: «Le decisioni necessarie sono già state prese e Wimbledon sceglierà di annullare tutto. Non ci sono dubbi. Ciò è necessario nella situazione attuale, non è realistico immaginare il torneo con restrizioni di viaggio». Gli altri appuntamenti sull’erba, da Halle in poi, stanno solo aspettando l’ufficialità dei Championships per comunicare a loro volta la cancellazione, spostando molto più in là la data del 7 giugno fissata dall’Atp e dalla Wta per un’eventuale ripresa della stagione. La settimana scorsa gli organizzatori di Wimbledon avevano annunciato di monitorare la situazione, escludendo però la possibilità di giocare a porte chiuse. Anche un rinvio, evidentemente, è stato considerato irrealizzabile, per la particolarità della superficie: ad agosto, o addirittura più tardi, l’umidità sarebbe un nemico insormontabile per l’erba. Secondo Hordorff, la speranza è quella che si possa ricominciare a giocare a inizio settembre con qualche torneo di preparazione e con le priorità indicate da Andrea Gaudenzi, presidente Atp: precedenza agli Slam, poi ai Masters 1000 (c’è anche Roma) e poi tutto il resto […] mentre la decisione unilaterale del Roland Garros di disputarsi tra il 20 settembre e il 4 ottobre sta provocando la rivolta degli altri Major, dell’Atp e della Wta, lasciando isolata Parigi. Anzi, Hordorff è molto netto in merito. «Sicuramente il Roland Garros non si giocherà nei giorni scelti da loro: il modo di agire è stato inaccettabile. Wimbledon e lo Us Open si sono uniti all’Atp per fare un comunicato comune contro l’iniziativa presa dai francesi. Non c’è nulla contro Parigi, che è un torneo molto importante. Se c’è una possibilità che si possa giocare, saremo tutti contenti. Ma se tutti cominciano ad agire in questo modo, il tennis è morto». L’Atp è andata anche oltre, comunicando ufficialmente alla federazione francese che se darà seguito alla sua decisione, toglierà i punti al torneo di quest’anno e anche a quello dell’anno prossimo […]

L’intervento – Albania, per ringraziarti ospiterò i tuoi tennisti (Riccardo Piatti, Gazzetta dello Sport)

Anche io, come tanti, ho ascoltato con attenzione il discorso del primo ministro albanese Edi Rama. Parole importanti, piene di significato e di sincerità. Piene di riconoscenza, un sentimento sempre più raro nel mondo […] Ecco per questo ho pensato che appena tutto questo disastro, questa pandemia sarà finita, e il tennis potrà finalmente ripartire mi piacerebbe molto contattare la federazione albanese e invitare qualche ragazzo ad allenarsi da noi. Mi farebbe piacere, nel mio piccolo, ricambiare l’appoggio che il popolo albanese ci ha offerto. Perché ricordarsi il bene che qualcuno ti ha fatto è una cosa importante. L’Albania si è ricordata di noi e di quando abbiamo aiutato un popolo in difficoltà, e mi ha colpito perché noi italiani siamo sempre considerati meno di quello valiamo […] In questo momento, per tutti noi, è importante ritrovare il valore della fratellanza, della riconoscenza. Anche nello sport […] Proprio per la passione che mi anima ho pensato di aiutare qualche giovane tennista albanese alla Piatti Tennis Academy. Perché è quello che so fare e che posso fare. Era da qualche tempo che l’Italia si stava risollevando anche nel tennis, stavamo tornando grandi guadagnandoci il rispetto e l’attenzione che meritavamo, ma è arrivato questo virus a bloccare tutto. A imporci di fermarti e riflettere anche sui rapporti umani. E dare un aiuto a chi può avere bisogno penso sia una piccola, ma significativa goccia nell’oceano. Anche Jannik Sinner, che ha sentito questa mia idea è stato d’accordo. Lui è un ragazzo splendido, che ha un fratello adottivo e che quindi capisce molto bene il valore dell’accoglienza. Dobbiamo stare uniti, riscoprire la fratellanza e l’unità anche in questo periodo in cui siamo costretti a restare distanti. E noi italiani dobbiamo essere orgogliosi di quello che stiamo facendo per combattere la pandemia. Questo è un momento che ci ha colto impreparati, soprattutto a livello umano, dobbiamo avere fede e pian piano tutto si sistemerà.

Il sogno di Andrea Pellegrino: “Portare il mio tennis agli Australian Open” (Pasquale Caputi, Corriere del Mezzogiorno Puglia e Matera)

[…] Andrea Pellegrino, 23enne di Bisceglie e numero 341 del mondo, è un ragazzo che può far strada […] Andrea Pellegrino, poteva essere il periodo giusto per il salto in classifica. «In realtà non penso che la pausa condizioni il mio processo di crescita. Perderò mesi di tornei e partite, ma il mio percorso continua. Sto cercando di mantenermi in forma. Quando riprenderemo, sarò prontissimo». Riesce ad allenarsi a casa? «Cerco di fare il massimo per ciò che si può in casa. Hanno stoppato i tornei fino a giugno. Non c’è molta fretta e non possiamo fare che così». Come stava andando la stagione? «Si può dire che non fosse neanche partita. Avevo disputato sei o sette tornei e complessivamente credo potesse andare meglio. Ero convinto di far meglio nei mesi a seguire. Invece dovremo ricominciare». Si può fare un minimo di programmazione? «Credo sia impossibile. Hanno pensato di riprendere a giugno, ma secondo me sposteranno ancora più in là. Si parla addirittura di cancellazione dei tornei di luglio. Credo sarà necessario un mesetto di preparazione». Qual è il suo obiettivo? «Entro fine anno vorrei riuscire a raggiungere la posizione di classifica necessaria per prender parte agli Australian Open». Qual è stato finora il momento migliore della sua carriera? «Sicuramente quando ho vinto il primo torneo Future nel 2016 (a Casinalbo, ndr). E poi quando sono sceso in campo per le qualificazioni al Foro Italico. Indimenticabile anche la vittoria del primo torneo in doppio al challenger di Caltanissetta assieme a Gaio nel 2018». Pensa che il suo cammino stia rispettando le attese? «Forse sta andando un po’ più a rilento del previsto, ma sono convinto di ciò che faccio. Ognuno penso abbia il suo tempo per emergere. Non è una cosa che puoi controllare e che dipende solo da te». […] Milita nell’Angiulli Bari. Cosa rappresenta questa società per lei? «Lì ha avuto inizio la mia crescita, mi sono allenato, ho disputato la serie A e tutti sono sempre stati gentilissimi con me. Abbiamo trascorso grandi esperienze ed emozioni. Mi sono sempre divertito molto e, anche se ora mi alleno a Roma, con l’Angiulli continuo a divertirmi» […]

 

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