Pure Wimbledon sarà cancellato. Domani arriva l'ufficialità (Crivelli). Albania, per ringraziarti ospiterò i tuoi tennisti (Piatti). Il sogno di Andrea Pellegrino: "Portare il mio tennis agli Australian Open" (Caputi)

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Pure Wimbledon sarà cancellato. Domani arriva l’ufficialità (Crivelli). Albania, per ringraziarti ospiterò i tuoi tennisti (Piatti). Il sogno di Andrea Pellegrino: “Portare il mio tennis agli Australian Open” (Caputi)

La rassegna stampa di martedì 31 marzo 2020

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Pure Wimbledon sarà cancellato. Domani arriva l’ufficialità (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Solo le due guerre mondiali avevano fermato Wimbledon, tra il 1915 e il 1918 e tra il 1940 e il 1945. Questa volta ci riuscirà il coronavirus. La rivelazione è di Dirk Hordorff, vicepresidente della Federtennis tedesca, che in alcune interviste ha anticipato quella che domani, al termine di una riunione del consiglio dell’Aeltc che organizza lo Slam londinese, sarà la decisione definitiva: il torneo 2020 (29 giugno-12 luglio) verrà cancellato. Ecco le parole del dirigente: «Le decisioni necessarie sono già state prese e Wimbledon sceglierà di annullare tutto. Non ci sono dubbi. Ciò è necessario nella situazione attuale, non è realistico immaginare il torneo con restrizioni di viaggio». Gli altri appuntamenti sull’erba, da Halle in poi, stanno solo aspettando l’ufficialità dei Championships per comunicare a loro volta la cancellazione, spostando molto più in là la data del 7 giugno fissata dall’Atp e dalla Wta per un’eventuale ripresa della stagione. La settimana scorsa gli organizzatori di Wimbledon avevano annunciato di monitorare la situazione, escludendo però la possibilità di giocare a porte chiuse. Anche un rinvio, evidentemente, è stato considerato irrealizzabile, per la particolarità della superficie: ad agosto, o addirittura più tardi, l’umidità sarebbe un nemico insormontabile per l’erba. Secondo Hordorff, la speranza è quella che si possa ricominciare a giocare a inizio settembre con qualche torneo di preparazione e con le priorità indicate da Andrea Gaudenzi, presidente Atp: precedenza agli Slam, poi ai Masters 1000 (c’è anche Roma) e poi tutto il resto […] mentre la decisione unilaterale del Roland Garros di disputarsi tra il 20 settembre e il 4 ottobre sta provocando la rivolta degli altri Major, dell’Atp e della Wta, lasciando isolata Parigi. Anzi, Hordorff è molto netto in merito. «Sicuramente il Roland Garros non si giocherà nei giorni scelti da loro: il modo di agire è stato inaccettabile. Wimbledon e lo Us Open si sono uniti all’Atp per fare un comunicato comune contro l’iniziativa presa dai francesi. Non c’è nulla contro Parigi, che è un torneo molto importante. Se c’è una possibilità che si possa giocare, saremo tutti contenti. Ma se tutti cominciano ad agire in questo modo, il tennis è morto». L’Atp è andata anche oltre, comunicando ufficialmente alla federazione francese che se darà seguito alla sua decisione, toglierà i punti al torneo di quest’anno e anche a quello dell’anno prossimo […]

L’intervento – Albania, per ringraziarti ospiterò i tuoi tennisti (Riccardo Piatti, Gazzetta dello Sport)

Anche io, come tanti, ho ascoltato con attenzione il discorso del primo ministro albanese Edi Rama. Parole importanti, piene di significato e di sincerità. Piene di riconoscenza, un sentimento sempre più raro nel mondo […] Ecco per questo ho pensato che appena tutto questo disastro, questa pandemia sarà finita, e il tennis potrà finalmente ripartire mi piacerebbe molto contattare la federazione albanese e invitare qualche ragazzo ad allenarsi da noi. Mi farebbe piacere, nel mio piccolo, ricambiare l’appoggio che il popolo albanese ci ha offerto. Perché ricordarsi il bene che qualcuno ti ha fatto è una cosa importante. L’Albania si è ricordata di noi e di quando abbiamo aiutato un popolo in difficoltà, e mi ha colpito perché noi italiani siamo sempre considerati meno di quello valiamo […] In questo momento, per tutti noi, è importante ritrovare il valore della fratellanza, della riconoscenza. Anche nello sport […] Proprio per la passione che mi anima ho pensato di aiutare qualche giovane tennista albanese alla Piatti Tennis Academy. Perché è quello che so fare e che posso fare. Era da qualche tempo che l’Italia si stava risollevando anche nel tennis, stavamo tornando grandi guadagnandoci il rispetto e l’attenzione che meritavamo, ma è arrivato questo virus a bloccare tutto. A imporci di fermarti e riflettere anche sui rapporti umani. E dare un aiuto a chi può avere bisogno penso sia una piccola, ma significativa goccia nell’oceano. Anche Jannik Sinner, che ha sentito questa mia idea è stato d’accordo. Lui è un ragazzo splendido, che ha un fratello adottivo e che quindi capisce molto bene il valore dell’accoglienza. Dobbiamo stare uniti, riscoprire la fratellanza e l’unità anche in questo periodo in cui siamo costretti a restare distanti. E noi italiani dobbiamo essere orgogliosi di quello che stiamo facendo per combattere la pandemia. Questo è un momento che ci ha colto impreparati, soprattutto a livello umano, dobbiamo avere fede e pian piano tutto si sistemerà.

Il sogno di Andrea Pellegrino: “Portare il mio tennis agli Australian Open” (Pasquale Caputi, Corriere del Mezzogiorno Puglia e Matera)

[…] Andrea Pellegrino, 23enne di Bisceglie e numero 341 del mondo, è un ragazzo che può far strada […] Andrea Pellegrino, poteva essere il periodo giusto per il salto in classifica. «In realtà non penso che la pausa condizioni il mio processo di crescita. Perderò mesi di tornei e partite, ma il mio percorso continua. Sto cercando di mantenermi in forma. Quando riprenderemo, sarò prontissimo». Riesce ad allenarsi a casa? «Cerco di fare il massimo per ciò che si può in casa. Hanno stoppato i tornei fino a giugno. Non c’è molta fretta e non possiamo fare che così». Come stava andando la stagione? «Si può dire che non fosse neanche partita. Avevo disputato sei o sette tornei e complessivamente credo potesse andare meglio. Ero convinto di far meglio nei mesi a seguire. Invece dovremo ricominciare». Si può fare un minimo di programmazione? «Credo sia impossibile. Hanno pensato di riprendere a giugno, ma secondo me sposteranno ancora più in là. Si parla addirittura di cancellazione dei tornei di luglio. Credo sarà necessario un mesetto di preparazione». Qual è il suo obiettivo? «Entro fine anno vorrei riuscire a raggiungere la posizione di classifica necessaria per prender parte agli Australian Open». Qual è stato finora il momento migliore della sua carriera? «Sicuramente quando ho vinto il primo torneo Future nel 2016 (a Casinalbo, ndr). E poi quando sono sceso in campo per le qualificazioni al Foro Italico. Indimenticabile anche la vittoria del primo torneo in doppio al challenger di Caltanissetta assieme a Gaio nel 2018». Pensa che il suo cammino stia rispettando le attese? «Forse sta andando un po’ più a rilento del previsto, ma sono convinto di ciò che faccio. Ognuno penso abbia il suo tempo per emergere. Non è una cosa che puoi controllare e che dipende solo da te». […] Milita nell’Angiulli Bari. Cosa rappresenta questa società per lei? «Lì ha avuto inizio la mia crescita, mi sono allenato, ho disputato la serie A e tutti sono sempre stati gentilissimi con me. Abbiamo trascorso grandi esperienze ed emozioni. Mi sono sempre divertito molto e, anche se ora mi alleno a Roma, con l’Angiulli continuo a divertirmi» […]

 

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Gli anni di Fabio (Cocchi). Favola Osaka, è l’atleta più pagata di sempre (Grilli). Djokovic organizza un mini-circuito in quattro Paesi per ricominciare (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 24 maggio 2020

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Gli anni di Fabio: «Mi manca la gara, ma adesso sono un esperto di Tom & Jerry» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Trentatré sono gli anni che compie oggi Fabio Fognini, mai come ora preso dal ruolo di padre e uomo di famiglia. Tre sono gli anni che ha compiuto Federico, il primogenito di Fabio e Flavia Pennetta, finalmente festeggiati senza una valigia in mano. Un’età importante. E tempo di bilanci per Fognini, genio e sregolatezza del tennis italiano, capace di far passare al tifoso medio tutto l’arco costituzionale delle emozioni, dall’esaltazione alla furia. Fabio, che sapore ha questa giornata? «Il sapore dolce della famiglia. In questo periodo così difficile ho potuto almeno godere al massimo di una vita che non ero abituato a fare. Ho avuto modo di stare tantissimo coi bambini. Farah è nata il 23 dicembre, la sto vedendo crescere. Federico è il “grande”, ci divertiamo a fare tante cose insieme, andiamo a cavallo, al golf, giochiamo tanto».

Lei e Flavia festeggerete quattro anni di matrimonio l’11 giugno. ma forse non avete mai passato tanto tempo insieme…

 

È proprio così, la quotidianità per così dire “prolungata” è una dimensione che ci mancava. E devo dire che non è stato sempre facile, soprattutto all’inizio. In 15 anni di carriera sono sempre stato abituato ad andare e venire, stare fermo e non sapere nulla del futuro mi rendeva un po’ nervoso. Ma pian piano ci siamo abituati. Abbiamo iniziato a collaborare di più, io ho cercato di aiutarla. Magari cucinando, o tenendo Federico quando è più occupata con Farah. E così abbiamo trovato il ritmo. E siamo anche riusciti a divertirci. […] Per una vita dopo il tennis c’è tempo, però mi sento cresciuto come padre e come marito. E ora ho pure una cultura sconfinata di cartoni animati. Ogni sera io e Federico ci mettiamo sul lettone a vedere Tom e Jerry. È un appuntamento fisso, dovrebbe aiutarlo a fare la nanna. Ma il primo a crollare sono io. […]

Finalmente è tornato ad allenarsi in campo. Quanto le mancano i tornei?

Mi manca competere. Mi sto allenando ma un’oretta o due al giorno, non di più. È molto difficile concentrarsi senza obiettivi, senza sapere se e quando tornerai, o su quale superficie.

Cosa ne pensa coach Barazzutti?

La pensa come me. Ci sentiamo ogni giorno, ma non mi dà grosse indicazioni. Non sono più un giovane che deve approfittare della pausa per cambiare il proprio gioco. Ci confrontiamo, ma restiamo in attesa di sapere che sarà della stagione. Ora le classifiche sono congelate, ma il ranking non mi interessa. Guardo chi c’è davanti a me, e a parte i tre fenomeni gli altri sono tutti giocatori che ho già battuto e so di poter battere di nuovo. Anche Berrettini, che ha fatto grandi cose, è ancora giovane e ha tanti punti da difendere. Vediamo cosa ci riserverà il futuro.

Riserverà distanziamento sociale e nuove abitudini. A proposito, l’abbiamo vista giocare col guanto: come si è trovato?

Sapendo che potrebbe diventare obbligatorio ho voluto provare. La sensibilità un po’ cambia, ma tra allenamento e partita c’è una bella differenza.

Cosa porterà con sé da questo momento assurdo che stiamo vivendo?

Mai come ora noi umani pensavamo di essere invincibili, i padroni del mondo, e invece di fronte alla natura non siamo nulla. L’Universo si è preso il suo tempo. E davanti agli scogli dove sono cresciuto ora sono tornati a giocare i delfini.

Favola Osaka, è l’atleta più pagata di sempre (Paolo Grilli, La Nazione)

Prima giapponese a vincere uno Slam, l’Us Open del 2018, e prima tennista asiatica in grado di raggiungere la vetta della graduatoria Wta, Naomi Osaka può gioire anche per un altro record, certo meno evocativo ma di enorme conforto: è lei la sportiva più pagata al mondo, secondo Forbes, avendo guadagnato nel 2019 circa 34 milioni di euro (lordi) tra montepremi e contratti di sponsorizzazione. E la ciliegina sul primato, per la 22enne nipponica, è quella di aver superato di poco la rivale Serena Williams, che si era sempre piazzata sul gradino più alto del podio femminile degli introiti nei quattro anni precedenti. L’asiatica occupa la 29esima posizione dei guadagni tra gli sportivi di tutto il mondo, mentre l’eterna campionessa americana non va oltre la 33esima piazza. Si tratta comunque della prima volte nella storia in cui due donne riescono a entrare nella top 50 assoluta: un piccolo passo verso una reale e auspicata parità di genere dello sport. La Osaka, ironia della sorte, non è stata protagonista di un 2019 stellare. Ha vinto gli Australian Open in gennaio, facendo il bis negli Slam dopo la vittoria a New York dell’autunno precedente, ma poi ha conosciuto una lunga impasse, tra difficoltà tecniche e fisiche. E solo alla fine dell’anno scorso ha vinto due tornei (Pechino e… Osaka!) riscattando le figure non proprio eccelse rimediate negli altri Slam. Quest’anno, poi, proprio agli Australian Open ha incassato una secca sconfitta dall’astro nascente Usa Cori Gauff. E Naomi è arretrata cosi fino alla decima posizione Wta. Ma ormai lei è un fenomeno globale e gli sponsor fanno a gara per mettere i loro marchi accanto al suo sorriso. […]

Djokovic organizza un mini-circuito in quattro Paesi per ricominciare (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Voglia di ricominciare. Il tennis, travolto come il resto del mondo dall’emergenza coronavirus, ricerca lentamente la sua normalità e anche se fino al 31 luglio sono sospese tutte le attività, i campioni hanno cominciato ad allenarsi e alcuni di loro si stanno pure muovendo per garantirsi una parvenza di agonismo attraverso match senza valore ufficiale. Così, mentre Nadal posta su Instagram le foto del primo giorno di preparazione nella sua Accademia (e un giornalista spagnolo lo propone come ministro degli Esteri in un eventuale governo tecnico per gestire il post-pandemia), Djokovic festeggia il compleanno (33 come Fognini, compiuti venerdì) lanciando l’Adria Tour, un mini circuito itinerante di partite di esibizione che coinvolgeranno quattro Paesi dell’ex Jugoslavia e che scatterà il 13 giugno. L’obiettivo dell’evento è la solidarietà a favore di vari progetti umanitari nei Balcani. Il numero uno del mondo sarà affiancato da alcuni top player, innanzitutto da quel Dominic Thiem che Nole ha sconfitto a fatica nella finale degli Australian Open di gennaio. Poi ci saranno Grigor Dimitrov nonché l’amico e connazionale Viktor Troicki, mentre non si conoscono ancora i nomi degli altri quattro tennisti che dovrebbero completare il parterre della manifestazione. Il mini circuito si svolgerà in quattro diversi fine settimana e quattro differenti località, con un match bonus tra Djokovic e Damir Dzumhur che chiuderà l’Adria Tour il 5 luglio. Il programma prevede la prima tappa a Belgrado (Serbia, 13-14 giugno), la seconda a Zagabria (Croazia, 20-21 giugno), la terza in Montenegro (27-28 giugno) e la quarta a Banja Luka (Bosnia, 3-4 luglio), con il bonus a Sarajevo il giorno dopo. Per ogni weekend, i partecipanti saranno ripartiti in due gruppi e si sfideranno secondo la formula del round robin. I vincitori di ciascun gruppo giocheranno la finale. Gli incontri seguiranno le regole del Fast 4: set ai quattro game e partite al meglio dei tre set. La speranza è che possa addirittura giocarsi con il pubblico, visto il basso tasso di contagiosità dei quattro Paesi. […] Chi sembra non avere nessuna fretta di ripartire è Roger Federer, che infatti ha dichiarato apertamente che non si sta allenando in questo periodo perché non ha stimoli sufficienti, considerando che resta forte l’incertezza sulla data di inizio dei tornei. In una chat con Kuerten, il Divino ha rivelato: «Al momento sono fermo, perché non vedo il motivo per preparami. Sono felice con il mio corpo ora e credo che la ripresa del circuito sia ancora molto lontana. E penso che a questo punto sia importante per me godermi questa pausa. Quando avrò un obiettivo per cui allenarmi, sarò super motivato». Filosofia da Maestro.

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Il tennis più forte della crisi grazie all’effetto Berrettini (Calabresi)

La rassegna stampa del 23 maggio 2020

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Il tennis più forte della crisi grazie all’effetto Berrettini (Marco Calabresi, Il Corriere della Sera)

Matteo Berrettini ha trascorso il periodo di lockdown a Boca Raton, in Florida. A migliaia di chilometri di distanza, invece, tanti ragazzini e ragazzine crescono sperando di diventare come lui. Per loro, e per tantissimi circoli della Capitale (lunedì, tra gli altri, riapriranno il CC Roma e il CC Lazio), è stato un periodo durissimo e oltre due mesi di «buco» non saranno semplici da colmare. […]Nelle accademie c’è voglia di normalità: mascherine per i maestri, sorrisi per gli atleti. Nel Lazio c’è il 12% del movimento nazionale: circa 370 circoli (280 a Roma, molti dei quali scuole tennis riconosciute dalla Fit), oltre 4omila tesserati, e tanto talento. Nello sport romano che arranca soprattutto a livello di discipline di squadra, il tennis è una piacevole eccezione. L’effetto Berrettini (Matteo è attualmente al numero 8 della classifica Atp) è l’elemento trainante: opinione comune, nei circoli, è che il suo percorso abbia creato nei giovani la consapevolezza che non sia necessario primeggiare a livello di Under 12 o Under 14, bensì seguire un percorso di formazione tecnica che vada aldilà del risultato. […] «Matteo, da giovanissimo, non era tra i top, lo ha ammesso anche lui – racconta il suo allenatore, Vincenzo Santopadre – Stare meno con le luci puntate lo ha aiutato, ma lui è stato comunque bravo a mantenere il giusto equilibrio. Non pensare a vincere il torneo di oggi, ma a costruirsi un futuro migliore. In questo senso, è stato fondamentale tutto l’ambiente che lo ha circondato: la famiglia, noi dello staff, il CC Aniene. E forse è stato importante anche il periodo dell’anno in cui ha raggiunto i risultati più importanti: gli Us Open tra agosto e settembre, quando la gente è ancora in vacanza e si è potuta svegliare di notte per vederlo e sognare con lui. Ho tanti amici nel tennis che hanno figli: vogliono tutti sapere quando Matteo è a Roma per andarlo a vedere o a chiedergli un autografo». La bella immagine di Berrettini, ma non solo: «C’è nuova linfa per il nostro tennis. Arriva dai giocatori di vertice come Matteo, ma anche dalla popolarità che lo sport sta acquisendo, e che ci ha permesso di aumentare i numeri. Tutto questo, nonostante a Roma ci sia carenza di strutture al coperto che permettono l’allenamento con qualsiasi condizione atmosferica. E fondamentale che nei circoli ci sia qualità, necessaria per far emergere le potenzialità dei giovani». Santopadre segue Berrettini, ma è anche tra i fondatori della Rome Tennis Academy, dove si allena Jacopo, fratello minore di Matteo (classe ’98). Con Santopadre, c’è Stefano Cobolli, papà di Flavio, tra i talenti da seguire della NextGen romana. Nato nel 2002, era passato anche per il settore giovanile della Roma, prima di scegliere la racchetta. Su di lui, e su Matteo Gigante, sono riposte grandi speranze, ma non sono i soli: Giulio Zeppieri (2001, di Latina) e Gian Marco Moroni (1998) sono in rampa di lancio. Come tutto il tennis romano

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«Io, Pietrangeli, maltrattato senza rispetto» (Agresti). Maggio, mese da n. 1 (Azzolini)

La rassegna stampa di venerdì 22 maggio 2020

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«Io, Pietrangeli, maltrattato senza rispetto» (Stefano Agresti, Corriere della Sera)

Nicola Pietrangeli ha 86 anni e la memoria di un ragazzo: ricorda tutto, nomi, date e numeri. Viveva anche grazie al lavoro di consulente per la Federtennis, ma adesso quello stipendio non ce l’ha più. Pietrangeli cos’è successo? «Il 10 marzo mi ha chiamato il presidente Binaghi, il quale gentilmente mi ha detto: a causa del coronavirus vengono sospesi tutti i rapporti con i collaboratori esterni. Ho ascoltato in silenzio. Poi, nei giorni successivi, ho scoperto una cosa che ha cambiato tutto. Ho scoperto che questo è accaduto solo nel tennis. Credevo che fosse una decisione comune a tutte le discipline, invece non è così. E non stiamo parlando di una federazione povera, al contrario: la Fit è ricca. A quel punto l’ho presa malissimo, come chiunque quando gli tolgono tutto lo stipendio da un giorno all’altro. E non mi coprivano d’oro, sia chiaro: era una retribuzione dignitosa per uno della mia età».

L’azzeramento dello stipendio l’ha messa in crisi?

 

Se dicessi di no, sarebbe una mezza bugia. Per me è un brutto colpo. Anche perché non mi sono fatto ricco con lo sport. Oggi chi vince il Roland Garros prende quasi 2,5 milioni di euro, a me hanno dato 150 dollari: non ci ho comprato nemmeno un mini-appartamento. Il tennis mi ha dato tanta fama e pochi soldi.

Ha sentito qualcuno dopo il 10 marzo?

Nemmeno lo straccio di una telefonata e questa è un’altra cosa che mi ha fatto molto male. Ho 86 anni, qualcosa nel tennis ho combinato: un po’ di attenzione la meritavo, una chiamata me la dovevano. Anche solo per rispetto: ma sei morto? Conosco Binaghi da quando era bambino: da una parte lo ringrazio perché abbiamo collaborato assieme, ma dall’altra proprio non lo capisco. Lo sa qual è l’ultima scortesia che mi hanno fatto? Dal 15 giugno a Todi ci saranno i Campionati italiani e non mi hanno neppure invitato. Ne parlavo l’altro giorno con Lea Pericoli. Se facciamo la somma, in due abbiamo vinto 51 titoli nazionali: 27 lei, 24 io. E ci hanno tenuto fuori da tutto. […]

Maggio, mese da n. 1 (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Gaby a Roma festeggiava compleanni e vittorie. Non fu la sola, certo l’unica cui i sospirosi tifosi romani avrebbero preparato volentieri la torta con le proprie mani. A patto di consegnargliela personalmente. Nata il 16 notte, quando la festa del calendimaggio volge al termine. Tradizione vuole che in quella giornata, ballando e ruzzando, si chieda alla primavera di accompagnarci verso l’estate più bella. Usanze tenute in gran conto anche nelle Marche e in Abruzzo, le terre del Dna italiano di Gabriela Sabatini, dovei nonni nacquero e decisero ancora giovani di tentare l’avventura da migranti, in Argentina. Per questo, forse, il settennato romano della pupa, ieri bella e oggi bellissima cinquantenne, molto somiglia a una primavera. C’erano il sole, la lieve brezza romana, e una Dea da amare. La storia prese il via da una finale persa nel 1987 contro Stef Graf che molto costò al torneo romano. Fu un confronto impari sia sul piano del gioco, del tutto a favore della tedesca, sia per il tributo amoroso che gli appassionati del Foro rivolsero alle due contendenti. E qui Gabriela vinse a mani basse, raccogliendo incitamenti innamorati che mai si erano sentiti sugli spalti. Lenzuola grandi come letti a tre piazze rimboccarono il Centrale. Ce n’erano di tutti i tipi: «Roma uguale Gabyland», «Il Moro ci piace, ma la Mora anche di più», «Gaby nei cuor avanti con ardor». Tutti per lei, nessuno per la giovane tedesca, che per completare l’opera venne dipinta come “bruttina non ancora stagionata” in un articolo di uno dei nostri quotidiani più importanti. Steffi ritirò il premio, si presentò dagli organizzatori e con semplicità li fece precipitare in un incubo: «Qui, non mi vedrete mai più». Gli anni di Gaby, alla fine, si scontrarono con Conchita Martinez. Sabatini vinse nell’88 e nell’89, fu semifinalista nel ’90, tornò a dominare nei due anni successivi. Abdicò nel 1993 e Conchita nei vinse quattro di seguito. Svogliata, Steffi rientro solo nel 1996 per una passerella che convinse i romani anche delle sue qualità estetiche. Maggio è il mese dei compleanni, nel tennis. […] Cosi, in attesa che i perduti Internazionali tornino fra noi (ma quando? davvero a settembre?) niente vieterebbe di organizzare un Masters virtuale fra i tennisti di maggio. Titoli alla mano, il n. 1 del tabellone maschile spetta a Novak Djokovic, nato il 22. All’altro capo, John Newcombe (23). Poi Fred Perry (18) e Andy Murray (15) e via via gli altri: Pancho Gonzales (9), Manuel Santana (10), Tony Roche (17), Yannick Noah (18), Pat Cash (27), Cliff Drysdale (26), Grigor Dimitrov (16), Kevin Anderson (18), Fabio Fognini (24), Miloslav Mecir (19), Tomas Smid (20) e Karen Khachanov (21). […] Non manca il torneo femminile, con l’imbattibile Suzanne Lenglen (24) davanti alla concorrenza. Poi Gabriela (16), e Johanna Konta (17). A seguire Harkleroad (2), Buzarnescu (4), Cibullcova (6), Tomljanovic e Kasatkina(7), Kuzmova e McHale (11), Mladenovic (14), Sabalenka, la nostra Silvana Lazzarino (19), Lepchenko (21). Ce n’è per una buona esibizione. […]

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