Nadal è il Re degli scambi corti

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Nadal è il Re degli scambi corti

Craig O’Shannessy analizza la lunghezza degli scambi di Rafa durante i primi 4 match del Roland Garros 2019: 651 punti giocati, 139 dei quali chiusi con un solo colpo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nadal generalmente viene considerato da una buona fetta degli appassionati come un giocatore difensivo, soprattutto sulla sua amata terra rossa, la superficie da fatica, fondocampo e scambi lunghi per eccellenza. Ma è davvero così? Craig O’Shannessy ha provato a smascherare questo falso mito con un’analisi del gioco di Rafa Nadal durante il Roland Garros 2019, disponibile integralmente sul suo sito. In uno studio precedente che trovate qui, O’Shannessy aveva catalogato i cinque tipi di scambio più frequenti di Nadal, prendendo però in considerazione i dati di ben sette edizioni del Roland Garros. Per chi non lo conoscesse, O’Shannessy è considerato uno dei migliori, se non il migliore analista statistico del tennis. L’analista australiano è stato per due anni nello staff di Novak Djokovic e attualmente è tra gli allenatori di Berrettini e consulente per la FIT.

L’analista australiano ha spiegato sul suo sito, chiamato BrainGameTennis, come in realtà Nadal si allontani molto dalla narrativa che vuole la terra come una superficie con scambi di venti colpi di media e il tennista spagnolo come un giocatore estremamente difensivo. Andando ad analizzare la lunghezza degli scambi giocati fino ai quarti nel Roland Garros 2019 ci si accorge di un particolare in controtendenza con la narrativa sopracitata: Nadal gioca pochissimi scambi lunghi. Il tennista di Manacor ha giocato 651 punti nelle quattro partite prima dei quarti contro Londero, Goffin, Maden e Hanfmann. Di questi 651 punti solamente uno comprendeva uno scambio di più di 20 colpi, e l’ha anche perso!

Se 20 colpi vi possono sembrare troppi, abbassiamo il numero a 15 colpi o più per scambio. Anche in questo caso il numero degli “scambi lunghi” resta bassissimo, 16, il 2,5% dei suoi colpi totali. Qual è quindi il tipo di scambio prediletto da Nadal su terra? Quello da un colpo, che sia al servizio o in risposta. Il tennista spagnolo ha infatti giocato 139 scambi da un colpo (il 21,4% dei suoi colpi) nell’intero Roland Garros, rendendola la lunghezza di scambio più frequente del torneo di Nadal.

 
Rally LengthTotalPercentage
113921.4%
311517.7%
56710.3%
2639.7%
4507.7%
7436.6%
6426.5%
8294.5%
9213.2%
0182.8%
10132.0%
12132.0%
11111.7%
1481.2%
1660.9%
1540.6%
1330.5%
1720.3%
2020.3%
1910.2%
2410.2%


Questa tabella fornita da O’Shannessy (e originariamente reperibile qui) sfata definitivamente la leggenda della passività di Rafa Nadal sulla terra rossa, quantomeno in questa fase della carriera. Nel tennis su terra gli scambi corti sono frequentissimi e le chiavi del gioco di Nadal vanno cercate lì. Nel suo dominio in risposta sulla terra rossa, e soprattutto sul suo fantastico rendimento sulla propria seconda di servizio (qui schemi fissi e variazioni di Rafa alla battuta), cruciale nel tennis di oggi e in particolare sulla terra rossa.

  • No. 1: 2nd Serve Return Points Won = 57.92% (7180/12397)
  • No. 1: 1st Serve Return Points Won = 39.81% (7810/19619)
  • No. 1: 2nd Serve Points Won = 56.92% (5043/8860)

In sostanza Nadal è un tennista sempre più offensivo, ormai lontano dall’etichetta di pallettaro affibbiatagli ad inizio carriera, anche sulla più difensiva terra rossa. La sua combinazione servizio-dritto è riconosciuta dai colleghi nell’élite del circuito e gli è valsa successi frequenti anche su superfici diverse dall’amata terra.

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Il WTA 1000 di Montreal perde altri pezzi: forfait di Swiatek, Osaka e Kenin (entry list aggiornata)

Le rinunce delle tre stelle seguono quelle già comunicate da Ashleigh Barty, Angie Kerber e Venus Williams

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Inizia sotto la luce di una stella opaca l’edizione 2021 al femminile del National Bank Open, già Rogers Cup, in programma a partire da domenica 7 agosto a Montreal. Digerita dolorosamente la rinuncia di Ashleigh Barty, bisognosa di riposo dopo un periodo segnato da trionfi e infortuni assortiti, gli organizzatori hanno dovuto incassare i quasi contemporanei niet di Naomi Osaka, Sofia Kenin e di Iga Swiatek.

La tormentata giapponese, turbata oltre i noti patemi dalla sconfitta patita contro Marketa Vondrousova alle Olimpiadi di casa, non ha spiegato le motivazioni alla base della rinuncia, mentre la polacca, lei pure uscita corrucciata dalla kermesse a cinque cerchi, ha espresso la necessità di staccare dagli impegni professionali in vista di un finale di stagione che sospetta molto intenso. A conti fatti, l’unica costretta a saltare l’impegno canadese a causa di un infortunio è la campionessa dell’Australian Open 2020, Kenin, ferma da Wimbledon per colpa di un problema a un piede.

(clicca per visualizzare l’entry list completa)

Nel fuggi fuggi generale, afflizione storicamente tipica per gli eventi collocati a ridosso delle Olimpiadi, le buone notizie arrivano soprattutto da Simona Halep: l’ex numero uno del mondo, spinta ai margini della top ten dall’infortunio al polpaccio che la tiene lontana dai campi dallo scorso torneo di Roma, è pronta a tornare al lavoro proprio in Québec. Stanti le assenze di Barty e Osaka, la prima testa di serie a Montreal sarà dunque Aryna Sabalenka, attualmente terza nel ranking WTA.

 

Le entry list del Canada Open (WTA 1000 Montreal e ATP 1000 Toronto)

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WTA San Jose: Tomljanovic sopravvive ad Anisimova, ritorno vincente per Stephens

Amanda fa e disfa, Ajla rimonta secondo e terzo set, annulla due match point e passa. Vincono anche Collins, Putintseva e Claire Liu

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Sloane Stephens - Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Tabellone allineato agli ottavi di finale nella Silicon Valley, dov’è in corso la terza edizione del WTA di San Jose – evento erede dell’antico WTA Stanford, il più anziano torneo a disputarsi sul cemento USA. Molto interessante, come tutti sanno, il tabellone a San Jose, e non disprezzabile il programma andato in archivio nella nottata italiana tra martedì e mercoledì. Il proscenio è meritatamente toccato alla sfida tra Ajla Tomljanovic e Amanda Anisimova, una furiosa lotta di oltre due ore infine vinta dall’australiana più volte salvatasi a un centimetro dal KO.

Perso nettamente il primo set, travolta dai vincenti in risposta di Amanda – alla fine la ventenne dal Jersey ne piazzerà addirittura quaranta, purtroppo anestetizzati da altrettanti non forzati -, Tomljanovic è ruzzolata sotto tre-cinque anche nel secondo, prima dell’inaspettato parziale di quattro giochi consecutivi concluso non senza annullare un primo match point in risposta in coda al decimo. “Nel primo set mi ha uccisa, non ero preparata a gestire così tante palle complesse – ha detto Ajla nel corso dell’intervista in campo -. Mi sono imposta di starle attaccata il più possibile, e non ero con la testa negli spogliatoi quando mi sono trovata in svantaggio 6-1, 5-3. Lei ha giocato per alcuni tratti un tennis incredibile, ma in qualche modo sono riuscita a venirne fuori“.

Nel terzo, altra rimontona dell’Australiana, ancora dal 3-5 e ancora salvando un match point, stavolta nel nono game al servizio. Un nuovo parziale di quattro giochi a zero e gli ottavi in tasca: affronterà Yulia Putintseva, brava a rendere semplice un match sulla carta complesso con Donna Vekic. Una serata californiana che non aiuterà la sfiduciatissima Amandina di questi tempi a ritrovare sé stessa, ma sarà forse utile a rinvigorire il sorriso di Sloane Stephens, tornata a vincere un match nel Tour un mese e un giorno dopo la sconfitta patita a Wimbledon contro la sensazionale Liudmilla Samsonova vista sui prati. Brava Sloane a non farsi deprimere dall’avvio shock nel derby a stelle e strisce con Caty McNally, subito scappata via sul 4-0 nel primo set. “Mi dava molto fastidio il sole, ero parecchio nervosa – l’analisi on court della campionessa dello US Open 2017 -. Ho pensato che dovevo calmarmi e iniziare a giocare. Per i primi venti minuti stavo pensando a tutto fuorché al mio tennis“.

 

Stephens agli ottavi affronterà Danielle Collins, freschissima campionessa a Palermo emersa dall’altro derby USA contro Shelby Rogers (nel quale ha vinto il 12° set consecutivo). Per il resto, buone le vittorie di Kiki Mladenovic sulla coreana Na-Lae Han e quella dell’interessante ventunenne californiana Claire Liu sulla recentemente riabilitata Dayana Yastremska.

Risultati, primo turno:

K. Mladenovic b. [Q] N. Han 6-4 6-4
[8] Y. Putintseva b. D. Vekic 7-5 6-3
C. Liu b. D. Yastremska 6-3 4-6 6-4
A. Tomljanovic b. A. Anisimova 1-6 7-5 7-5
S. Stephens b. C. McNally 6-4 6-2
[7] D. Collins b. S. Rogers 6-4 6-3

Il tabellone completo

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Kyrgios subito sconfitto a Washington: “È dura. Non so se tornerò quello di prima”

Battuto al primo turno di Washington, Kyrgios ammette le sue difficoltà: “Non vedo più il tennis con gli occhi di prima”

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Nick Kyrgios - ATP Washington 2021 (ph. Mike Lawrence)

Sembra passata un’eternità, ma non è così: era il 2019, appena due anni fa, quando Nick Kyrgios, allora 24enne, iscrisse il proprio nome nell’albo d’oro dell’ATP 500 di Washington battendo in finale con un doppio 7-6 Daniil Medvedev che soltanto qualche settimana più tardi avrebbe vinto a Cincinnati. Sono trascorsi due anni che sembrano un’altra vita, tennistica e non solo, e ci ritroviamo a scrivere di un Kyrgios battuto al primo turno da Mackenzie McDonald 6-4 6-4; il tutto da campione in carica del torneo, non essendosi disputata l’edizione 2020 a causa della pandemia.

Una partita abbastanza equilibrata nel punteggio, girata a favore del non irresistibile americano McDonald grazie a due break, uno per set. Kyrgios che arrivava dalla sconfitta al secondo turno ad Atlanta, non è mai riuscito ad entrare in partita – incapace di sfruttare le occasioni per far girare il match a suo favore. Consapevolezza immediatamente espressa nelle parole post-gara.

Non ho giocato bene. Avrei dovuto sfruttare meglio qualche break point ma non ce l’ho fatta e se non cogli subito le opportunità, le partite si perdono; a maggior ragione se giochi con un ragazzo affamato, che ha giocato un tennis di buon livello e per il quale deve essere orgoglioso. Mi ha messo in difficoltà rispondendo bene e molto profondo, giocando bene i punti decisivi. Purtroppo io oggi non ero all’ altezza, il mio corpo non lo era”.

 

Causa di questo scollamento tra la mente che disegna e immagina un colpo e la reattività del corpo nel proporla, è quasi certamente attribuibile alle poche partite disputate finora da inizio anno, soltanto 12: “Ho come la sensazione che la mia mente e il mio corpo non siano in armonia ed in accordo. So che dovrò leggere adesso tanta merda sui social; mi accuseranno di avere la testa altrove. Sono deluso di questo e amareggiato, così come so che ci saranno molte persone deluse. Ho ancora il doppio; proverò e mi divertirò, perché è questo quello che voglio fare in campo. Tutto quello che posso fare è continuare a provare a giocare, continuare e sperare che le cose cambino. Più tennis gioco giorno dopo giorno, più spero di ottenere un po’ di quello slancio che mi servirebbe per tornare ai livelli del mio tennis”.

Tutto però passa dal risolvere i dissidi interni e i demoni che ne hanno sempre contraddistinto il carattere, tanto da bloccarne, forse definitivamente, la definitiva esplosione.

 “Sto affrontando i miei problemi fuori dal campo, come tutti. In molti recitano una parte, ma io no: non voglio. È difficile. Ho a che fare con problemi come tutti noi. Se ho intenzione di ricordare questa partita tra due anni? No, non sarò troppo duro con me stesso anche se è ovvio che io sia un atleta competitivo. Il problema è che quando sono in campo non sento più la pressione del break point, non sento più le emozioni che prima avevo sul campo e non so cosa dire, non so come sentirmi. Vorrei soltanto tornare a sentire quello che sentivo prima. Mi manca non vedere il tennis con gli stessi occhi di prima. Vedete adesso? Mi sto a malapena arrabbiando per una sconfitta al primo turno. In altri momenti sarei stato multato e avrei rotto qualche racchetta. Adesso sono contento per il mio avversario, prima invece non lo avrei sopportato. Non so se sia giusto o sbagliato, ma ho sempre avuto l’idea che se ci si arrabbia per qualcosa vuol dire tenere davvero a quella cosa. Ora non lo so. È tutto molto strano“.

Un periodo difficile per Nick, come per tanti altri atleti. Non esiste un rimedio valido universalmente, non una cura, non una soluzione immediata: “Ho tante persone nella mia vita che mi dicono cose positive. Proverò a tornare quello di prima ma è dura“.

Il tabellone completo

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