Schemi fissi e variazioni: il servizio di Nadal in numeri

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Schemi fissi e variazioni: il servizio di Nadal in numeri

Attraverso i dati raccolti da Craig O’Shannessy, proviamo ad aprire una finestra sulle scelte di Rafa al servizio nelle varie situazioni di punteggio

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il tennis è fatto di schemi. Ciascun giocatore ha i suoi preferiti, ai quali si affida nei momenti più delicati di un incontro. Anche il servizio non fa eccezione: ogni tennista ha delle soluzioni predilette e le cosiddette variazioni sono profondamente legate alla situazione di punteggio. Più probabile che si seguano sentieri meno battuti quando si è già avanti nel punteggio, mentre sotto pressione si ricorre con più frequenza a schemi sicuri. Craig O’Shannessy ha analizzato il piazzamento della prima di servizio di Rafael Nadal nel 2019 per cercare di dare un contorno più definito a questa tendenza. Diamo dunque un’occhiata alle scelte dello spagnolo a seconda delle situazioni di punteggio (i dati si riferiscono ai Masters 1000 e alle ATP Finals).

PRIMO PUNTO DEL GAME

Servizio esterno = 25.4% (45 punti)
Servizio al corpo = 13.0% (23 punti)
Servizio alla “T” = 61.6% (109 punti) 

Ormai è un segreto di Pulcinella che Rafa abbia nel servizio un’arma di primaria importanza. Questo fondamentale, a lungo sottovalutato, è migliorato sensibilmente nel corso della carriera del maiorchino. È ormai un colpo rispettato da tutti ed è tra i più difficili da gestire dell’intero circuito. Ricordiamo a questo proposito quanto dichiarato da Stefanos Tsitsipas dopo la partita persa contro Rafa nel round robin delle Finals: Imprime alla palla effetti diversi e rende difficile rispondergli, è come se il mio cervello fosse programmato per un certo movimento e lui me lo mette sotto sopra. Tutti sanno che non è il miglior battitore del circuito, ma usa il servizio con grande saggezza e abilità anche se non ti uccide”.

Addirittura prima del 2019, Nadal ha apportato ulteriori modifiche al movimento, per poi operare un piccolo “ritorno all’antico” per la parentesi su terra. Insomma perfezionismo quasi maniacale. I frutti però non hanno tardato ad arrivare: nel 2019, il maiorchino ha infatti vinto il 90% dei game di servizio. La percentuale sale al 94% in quei turni di battuta in cui Rafa si è portato avanti 15-0. Proprio sul primo punto del game Nadal pone particolare attenzione e sceglie nella grande maggioranza dei casi (61,6%) una delle soluzioni per lui più comode e efficaci: il servizio slice alla “T”. L’obiettivo è ovviamente quello di “partire col piede giusto” e cercare di prendere immediatamente le redini del game.

Rafael Nadal – Finals Davis 2019 (via Twitter, @DavisCupFinals)

15-15

Servizio esterno = 36.1% (26)
Servizio al corpo = 12.5% (9)
Servizio alla “T” = 51.4% (37)

Sul 15-15, la mentalità è più o meno la stessa del punto iniziale del gioco e ciò si riflette anche nei numeri. Infatti è ancora il servizio centrale la soluzione preferita dal maiorchino che più di una volta su due (51,4%) va per vie centrali. Nadal comunque in questa situazione mixa molto di più le direzioni, optando abbastanza spesso anche per il servizio esterno (36,1% contro il 25,4% di prima).

30-0

Servizio esterno = 51.6% (33)
Servizio al corpo = 6.2% (4)
Servizio alla “T” = 42.2% (27)

Quando si è trovato avanti 30-0, Nadal ha poi tenuto il servizio nel 98% dei casi. In questa situazione Rafa ha più margine per mischiare le carte e lo si nota anche dalle percentuali. Il 51,6% delle volte infatti lo spagnolo cerca una soluzione esterna, pur mantenendo un discreto grado di imprevedibilità (i servizi centrali si attestano infatti intorno al 42%).

0-30

Servizio esterno = 48.8% (20)
Servizio al corpo = 14.6% (6)
Servizio alla “T” = 36.6% (15)

Sullo 0-30, si inizia a entrare in zona di pericolo (anche se Nadal vince comunque il 61% dei game quando perde i primi due punti). In questa situazione più che in ogni altra, Rafa va alla ricerca di variazioni col colpo di inizio gioco. Rispetto agli scenari sopra presentati, sale anche la percentuale di servizi al corpo, ma la preferenza va nuovamente alla direzione esterna. Il dato forse sorprende un po’, ma è emblematico del “duello mentale” tra servitore e giocatore in risposta.

Il tennista dall’altra parte della rete si aspetta infatti di dover presumibilmente rispondere ad un servizio centrale, soluzione preferita di Nadal da destra (come per quasi tutti i mancini), perché la situazione è delicata e Rafa deve in ogni modo vincere il punto. Lo spagnolo invece sceglie di “sorprendere” l’avversario nella maggioranza dei casi (48,8%), optando per la soluzione esterna, meno attesa.

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Ciò che il golf ha capito del rapporto con i media, a differenza del tennis

John Feinstein, firma di punta di ‘Golf Digest’, svela il diverso approccio alla stampa dei due sport, e perché in prospettiva ATP e WTA potrebbero pentirsene

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Roger Federer - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

L’articolo originale può essere consultato qui

Quando il PGA Tour si è ufficialmente rimesso in moto al Colonial Country Club di Fort Worth, il mondo era un posto diverso – per usare un eufemismo – rispetto a quello in cui il termine COVID-19 non faceva parte del nostro lessico. Nessun tifoso sui green ed un numero limitato di funzionari del tour, e anche il personale televisivo al seguito dei golfisti era contingentato. Giocatori, caddies e personale del PGA Tour hanno dovuto fare i conti con i nuovi test sierologici, e la maggior parte di coloro che non giocavano o erano a stretto contatto coi golfisti dovevano comunque indossare delle mascherine.

Al torneo era comunque presente un altro gruppo ristretto: gli esponenti della carta stampata. Il numero dei giornalisti è stato ridotto e nessuno di loro ha avuto il consueto accesso agli spogliatoi o al putting green [l’area più vicina alle varie buche, ndr]. Allo stesso tempo non era consentito alcun contatto diretto con i giocatori e la distribuzione di coloro che lavoravano nel media center è stata organizzata in ottemperanza alle norme sul distanziamento sociale: in totale, erano presenti circa 35 giornalisti.

 

I giornalisti sono stati autorizzati a camminare intorno ai percorsi e, sebbene non potessero accedervi, la visibilità non è stata intaccata in alcun modo, vista la mancanza di spettatori. Le interviste sono state fatte da remoto, ma i reporters sono comunque stati in grado di fare domande ai giocatori. Una situazione tutt’altro che ideale ma si spera che anche l’accesso dei giornalisti possa tornare a qualcosa che si avvicini la normalità […] Le attuali restrizioni sono comprensibili e ragionevoli, ed il tour, che spesso può essere criticato a causa della poca trasparenza, ha comunque cercato di consentire ai giornalisti di occuparsi degli eventi nel miglior modo possibile.

Tre giorni dopo la vittoria di Daniel Berger al Charles Schwab Challenge, l’USTA ha annunciato a gran voce che, a partire dal 31 agosto, si sarebbe tenuto lo US Open al Billie Jean King National Tennis Center di New York. L’evento sarà disputato a porte chiuse e non ci saranno partite di qualificazione; inoltre, l’USTA ha annunciato che non ci saranno media in loco anche se, secondo voci non ancora confermate, alcune trattative in corso potrebbero far consentire l’accesso ai giornalisti delle testate più importanti.

A primo impatto l’USTA ha non sorprendentemente deciso di vietare l’ingresso a tutti tranne che ai suoi partner televisivi. So che a molte persone potrebbe non interessare se agli organi di stampa verrà data la possibilità di fare il proprio lavoro, indipendentemente dallo sport. Quando ho twittato mercoledì a proposito del veto posto dall’USTA nei confronti della stampa, ho ricevuto alcune risposte che recitavano: “Ehi, è in TV; questo è importante”, oppure “Smettila di piagnucolare. A nessuno importa se ci sei o no. Segui l’evento in TV come tutti gli altri”.

In primis, non ci sarei andato a prescindere. Non seguo da reporter in maniera sistematica il tennis da anni, ed uno dei motivi è la difficoltà di intervistare i giocatori. Ho scritto un libro sul tennis nel 1991, intitolato “Hard Courts”, e alla pubblicazione ero esausto, non per i viaggi, ma per le continue battaglie necessarie per ottenere l’accesso agli atleti. Sono stato fortunato perché avevo seguito il tennis come reporter per sei anni e conoscevo non solo i giocatori e gli agenti, ma anche i direttori dei tornei. Ciò significava che ero in grado di entrare negli hotel dei tennisti per parlare lì con loro piuttosto che sui campi, dove i media non avevano accesso agli spogliatoi e spesso mi veniva detto di non fare domande che si allontanassero da “dritto e rovescio” – ad essere onesti, molti organizzatori devono combattere coi tabloid britannici, soliti porre qualunque domanda inappropriata che potesse venir loro in mente.

Tuttavia, la maggior parte dei giocatori crede che un’intervista della durata superiore ai 15 minuti sia una richiesta oltraggiosa. Ricordo perfettamente la reazione di Henri Leconte, un francese molto volubile, quando gli dissi, in risposta a una domanda, che mi sarebbe piaciuto passare 20 minuti a intervistarlo. “Cosa?!”, sbraitò. “Venti minuti? Sei pazzo?”. Leconte era uno dei tennisti alla mano dell’epoca.

Quando ho iniziato a seguire regolarmente il golf nel 1993, sono entrato in un mondo in cui i media avevano accesso ovunque: accesso ai campi, al putting green e all’interno dei percorsi, con la possibilità di attraversare i campi con i giocatori. La mia prima lunga intervista per A Good Walk Spoiled è stata con Davis Love III. Due ore dopo, gli ho detto: “Come hai fatto a passare tutto questo tempo con me?”. Strinse le spalle e replicò: “Hai detto che stavi scrivendo un libro, così non ho preso impegni per il pomeriggio”. Ero morto e questo era il paradiso.

Ecco perché non sono rimasto affatto sorpreso quando l’USTA ha annunciato che la stampa non avrebbe avuto accesso allo US Open. L’Arthur Ashe Stadium può ospitare 20.000 persone. Senza fan ammessi, quanto sarebbe difficile raggiungere il distanziamento sociale? Il National Tennis Center non è esteso come un campo da golf, ma è enorme. Ho preso parte a molte edizioni, ovviamente con il pubblico, e riuscivo a guardare le partite su campi outdoor con pochi presenti.

Ci sarebbero alcune difficoltà per l’USTA? Certamente. Le interviste dei giocatori dovrebbero quasi certamente essere condotte da remoto, ma ciò non dovrebbe essere troppo complicato. Negli spogliatoi non è mai stato consentito l’accesso ai media, quindi nulla dovrebbe cambiare sotto questo punto di vista. Ci vorrebbe soltanto un po’ di pianificazione e, più importante, ci vorrebbe la volontà di farlo.

Il tennis è uno sport praticamente morto negli Stati Uniti. Sostanzialmente l’unico momento in cui qualcuno presta attenzione alla pallina verde è durante gli U.S. Open ed ai Championships. L’Australian Open si svolge ad un orario troppo scomodo per gli statunitensi, e solo i veri fanatici hanno la pazienza di guardare le partite di cinque ore sulla terra battuta del Roland Garros. Non aiuta il fatto che nessun americano abbia vinto uno Slam da quando Andy Roddick trionfò a Flushing Meadows nel 2003, e non c’è al momento nulla che faccia presagire ad un’inversione di rotta. Le donne hanno Serena Williams, che è probabilmente la più grande giocatrice di tutti i tempi, ma è anche l’unica vera star americana.

I problemi non finiscono qui. Poiché gli addetti ai lavori non hanno praticamente interazioni coi tennisti, pochi fan credono di conoscere al 100% i giocatori, a prescindere dal fatto che si tratti delle superstar o di giocatori di media classifica. Gli appassionati di golf hanno molte più informazioni sui giocatori perché la maggior parte di loro è disposta a sedersi per intrattenere i giornalisti a lungo.

Viviamo in un mondo in cui gli atleti e i loro agenti fanno valere i propri diritti ed influenzano ciò che viene scritto. Sempre di più, con la riduzione del numero di giornali e riviste, i giornalisti migliori si stanno occupando di lavori di scrittura per i siti web controllati da leghe: MLB.com, NFLNetwork.com, NHL.com e NBA.com, tutti hanno un numero di eccellenti ex giornalisti che lavorano per loro. Allo stesso modo, anche PGATour.com, LPGA.com ed anche NCAA.com possono vantare tra le proprie fila grandi penne. Non importa quanto talento possano avere gli scrittori, il messaggio che trasmettono è controllato dai poteri forti.

Un numero sempre più ampio di atleti comunica attraverso il proprio sito web ed attraverso piattaforme come ad esempio The Players Tribune, creata da Derek Jeter, che permette agli atleti di raccontare le loro storie senza alcuna domanda scomoda. Non si può tornare ai vecchi tempi quando Dan Jenkins e Bob Drum pranzavano con Arnold Palmer tra un round e l’altro dello US Open di golf del 1960 (quando disse loro che intendeva tirare un drive alla prima buca), o anche al 1993, quando misi letteralmente in fila negli spogliatoi i golfisti per parlare di A Good Walk Spoiled.

Ma il golf rimane uno sport in cui gli organizzatori sembrano ancora capire che i media sono importanti, che le storie che vanno oltre le semplici cronache di gara e ti fanno conoscere aspetti inediti dei giocatori sono importanti. Il tennis non ha mai veramente assimilato questo concetto. Ho seguito questo sport per la prima volta nel 1980 e sono rimasto sbalordito quando, dopo la finale dello US Open, fui l’unico reporter che cercò di parlare con John McEnroe dopo la sua vittoria in cinque set contro Bjorn Borg. Gli addetti alla sicurezza erano andati a casa, così entrai nello spogliatoio con McEnroe e passai 20 minuti da solo con lui. Mi parlò emotivamente di quanto fu doloroso sentire la folla che capeggiava per Borg in uno stadio distante 15 minuti dal posto dov’era cresciuto.

L’unico motivo per cui i giornalisti meritano l’accesso a qualsiasi evento sportivo è per poter riferire al pubblico le emozioni dei giocatori. Questo è il nostro lavoro. La pandemia ha ovviamente reso questo lavoro più difficile, ma nel golf ci viene permesso di fare il nostro lavoro al meglio. Nel tennis no, perché a nessuno importa davvero.

La grande popolarità che ha investito il golf, proprio a discapito del tennis, negli ultimi 40 anni è dovuta anche a questo. Non è solo merito di Tiger Woods. A Good Walk Spoiled è uscito un anno prima che Woods diventasse professionista. Era un bestseller del New York Times. Non voglio fare il presuntuoso, sto solo dicendo che l’accesso ai media nel golf, al contrario del non-accesso vigente nel tennis, ha reso possibile tutto questo. A distanza di quasi mezzo secolo, nulla è cambiato.

Traduzione a cura di Marco Tidu

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WTA

Rogers sorprende Serena Williams a Lexington, Gauff in semifinale

Serena Williams sconfitta al tie-break del terzo set da Shelby Rogers. Coco Gauff rimonta un set e un break a Ons Jabeur

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Shelby Rogers a Lexington 2020 (foto Wilson/TSOpen)

Grande sorpresa nei quarti di finale del Top Seed Open in corso di svolgimento a Lexington, in Kentucky. Dopo la vittoria contro sua sorella Venus al secondo turno, la testa di serie n.1 Serena Williams è stata sconfitta in tre set dalla connazionale Shelby Rogers, numero 116 della classifica WTA ed entrata in tabellone solamente grazie a una wild card.

Il match sembrava incanalato su binari in linea con il pronostico: dopo un ritardo di oltre un’ora dovuto alla pioggia, Serena Williams si era aggiudicata il primo set per 6-1 in soli 26 minuti, facendo pensare a una partita molto veloce. La sua potenza negli scambi da fondo campo era difficile da gestire per Rogers, così come i suoi servizi che rimbalzavano particolarmente alti sul cemento di Lexington. “La palla rimbalzava molto alta oggi – hanno detto entrambe le giocatrici alla fine dell’incontro – era difficile rispondere ai servizi ‘kick’”. Nella seconda frazione è stato proprio il servizio a prendere il sopravento: soli sei punti vinti dalla ribattitrice nei primi otto game, fino a quando, sul 4-4, Rogers è riuscita a riacciuffare un game da 0-30 grazie ad alcune ottime battute molto ben piazzate, e da quel momento è partita la rimonta.

Mi sono resa conto che nel primo set e all’inizio del secondo commettevo troppi errori – ha spiegato Rogers – quindi ho cercato di prolungare gli scambi tenendo la palla in campo senza rischiare così tanto”. Nell’unico game in cui ha avuto palle break, la ragazza originaria di Charleston, in South Carolina, ha strappato il servizio a Serena aggiudicandosi il secondo set.

 

La terza partita ha visto ancora una volta il dominio del servizio: zero palle break in tutti e dodici i giochi, per poi arrivare ad avere sette minibreak nei primi 10 game del tie-break. Dal 3-1 per Serena si è passati al 5-3 Rogers, che ha poi chiuso vittoriosamente il match dopo 2 ore e 9 minuti grazie all’ultimo errore gratuito di Williams da fondo campo.

È sicuramente una vittoria molto prestigiosa questa ottenuta contro una giocatrice come Serena, ma è soprattutto importante aver conquistato un’altra vittoria che fa tanto morale dopo una pausa così lunga dai tornei”. Rogers è anche reduce da un’operazione al ginocchio sinistro affrontata nel 2018 e che durante la rieducazione aveva messo in dubbio il prosieguo della sua carriera. “Ora non ci penso quasi più, devo fare esercizi di prevenzione ogni sera, ma rientra tutto nella norma per un’atleta che sta comunque iniziando a invecchiare”.

Comunque soddisfatta Serena Williams per le tre partite giocate in Kentucky e per una forma che sembra essere sulla strada del ritorno: “So che posso giocare molto meglio di così, ho avuto l’occasione di vincere la partita in due set e mi sono complicata la vita da sola. Ora non ho ben chiaro qual è il programma, per il momento vivo alla giornata e vedrò quando spostarmi a New York”.

Rogers affronterà in semifinale la svizzera Jill Teichmann (n. 63 WTA) che ha liquidato in due set la statunitense Cici Bellis.

Nell’ultimo incontro della giornata la sedicenne Coco Gauff ha dato ancora una volta prova delle sue grandi potenzialità rimontando uno svantaggio di 6-4 4-2 contro la tunisina Ons Jabeur. Dopo due match contro giocatrici di potenza come Brengle e Sabalenka, Gauff ha saputo aggiustare il suo tennis per affrontare un’avversaria molto differente e talentuosa come Jabeur, che sa usare molto bene le rotazioni e riesce a proporre palle sempre diverse.

Credo di avere un buon record nelle partite al terzo set [10-2 n.d.r.] perché ho molta resistenza, d’altro canto tendo a essere più giovane delle mie avversarie – ha detto Gauff dopo la partita – Oggi sono riuscita a ribaltare il match rimanendo positiva e continuando a pensare che avrei potuto farcela. Poi ho provato a prolungare gli scambi alzando le traiettorie per mettere più palle in campo e la partita è girata.”

Nell’ultimo quarto di finale, spostato sul Campo 2 a causa del ritardo causato dalla pioggia, Jennifer Brady (n. 49 WTA) ha liquidato in soli 64 minuti la ceca Marie Bouzkova cedendo solamente tre game.

Tutti i risultati:

[WC] S. Rogers b. [1] S. Williams 1-6 6-4 7-6(5)
J. Teichmann b. C. Bellis 6-2 6-4
J. Brady b. M Bouzkova 6-1 6-2
C. Gauff b. [8] O. Jabeur 4-6 6-4 6-1

Il programma di sabato 15 agosto:

Center Court, ore 11 (le 17 in Italia)
[WC] S. Rogers vs J. Teichmann
J. Brady vs C. Gauff

Il tabellone aggiornato

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ATP

L’ATP conferma il nuovo calendario “provvisorio”. Djokovic, Nadal e Thiem già alle Finals

Gaudenzi conferma il nuovo assetto previsto per l’autunno con la consapevolezza che tutto può ancora cambiare. Il calendario resta un ‘Work in Progress’. Cancellate le Next Gen Finals

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L’avevamo anticipato nella serata di giovedì ed ora è ufficiale. L’ATP ha creato un nuovo calendario per l’autunno del tennis nella travagliata stagione 2020. Ha inoltre confermato l’intenzione di riportare il pubblico, seppur in maniera contingentata alla O2 Arena di Londra per le Finals se la situazione sanitaria lo permettera in UK a metà novembre:

Il tennis sta cominciando a prendere la via del ritorno e sebbene dobbiamo prima di tutto salvaguardare la salute e la sicurezza di tutti coloro che sono coinvolti, abbiamo la speranza di poter mantenere queste possibilità di gioco così da offrire un grande finale di stagione. Vorrei elogiare i tornei per il loro continuo impegno, la loro flessibilità e il loro dispiego di forze per trovare soluzioni adatte a lavorare in circostanze impegnative come queste“.Queste le parole di Andrea Gaudenzi, presidente ATP nel comunicato ufficiale.

La bozza del nuovo calendario, ora ufficiale

ATP che continua in ogni caso a tenersi aperta ogni strada, inclusa quella di offrire licenze limitate a un anno per aggiungere altri tornei per quel che resta di questa stagione 2020. Ciò ovviamente indica che il calendario sia al momento da considerarsi puramente indicativo in quanto sarà poi soggetto alla situazione sanitaria, e alle normative di viaggio internazionale in vigore in ciascuno dei Paesi dove si dovrà giocare in quel momento.

 

La nuova bozza conferma anche la cancellazione sicura delle Next Gen ATP Finals in programma a Milano, come d’altronde era apparso subito prevedibile già nei mesi passati.

Ci saranno invece le Finals dei “grandi” quelle in programma a Londra e a causa della riforma del ranking che tiene conto dei risultati degli ultimi 22 mesi (esclusi i punti delle Finals 2019), tre giocatori sono già fin da ora certi di parteciparvi: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Dominic Thiem ovvero i primi tre della classifica mondiale.

Sarà l’ultimo anno alla O2 Arena, dove si gioca dal 2009. Dal 2021 al 2025 la grande kermesse si sposterà a Torino: sarà la prima volta che si giocherà in Italia.

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