Andrea Gaudenzi: “Roland Garros perdonato, basta litigi per raccogliere briciole"

Interviste

Andrea Gaudenzi: “Roland Garros perdonato, basta litigi per raccogliere briciole”

Prima call del neo ATP chairman. Coraggio e ottimismo: “Pensiamo in grande… 1,2% di diritti tv nel mondo, ma un miliardo di fan uguale business da rivedere. Tutto ruota sull’estate americana e US Open. L’obiettivo? Giocare tre Slam e sette Masters 1000”. Roma e Parigi in quattro settimane di terra rossa dopo l’US Open? “Grazie Federer…”

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Non verranno tolti i punti al Roland Garros semmai lo si dovesse giocare a settembre. La speranza e l’obiettivo primario di questa stagione tennistica massacrata dal coronavirus sarebbe riuscire a chiudere l’anno con 3 Slam e 7 Masters 1000 disputati, compresi un paio sulla terra battuta (Roma?) per poter poi ospitare regolarmente le Finals ATP all’02 Arena (15-22 novembre) oppure anche altrove. E poi recuperare qualche altro torneo anche nei mesi off-season: di off-season ce n’è stata fin troppa, ma le finali ATP a Londra hanno una data bloccata.

Fare in modo che i “poteri forti” del tennis collaborino, anziché litigare per raccogliere briciole, per far crescere uno sport di grandissimo potenziale: pur avendo un miliardo di fan (cioè fra i primi cinque sport della terra) equamente distribuiti fra uomini e donne, il risultato economico rispetto ad altri sport è modestissimo: il tennis rappresenta solamente l’1,2% di tutto il mercato dei diritti televisivi.

Dalla sua casa di Londra Andrea Gaudenzi ha parlato oggi, verso mezzogiorno, con un gruppo di giornalisti italiani. Un po’ più di tre quarti d’ora in conference call, i cui contenuti sono stati poi condivisi con il portale francese Tennis Actu e quello tedesco Tennisnet, con i quali è in essere una partnership, oltre che tradotti per le versioni inglese e spagnola di Ubitennis. È stato il primo contatto “ufficiale” con la stampa italiana (e credo in assoluto) dell’ex n.18 del mondo dacché il 24 ottobre scorso era stato nominato chairman dell’ATP, e sospetto che probabilmente non avrebbe sentito la necessità di parlarci prima di maggio, in occasione del Masters 1000 di Roma, se non ci fosse stata l’emergenza coronavirus.

 

La mia prima impressione dopo aver frequentato una lunga serie di chairman che tenevano sempre il piede in più staffe e non si capiva mai come la pensassero, è che Andrea Gaudenzi avrebbe battuto tutti i suoi predecessori 6-1 6-1 anche fuori dal campo di tennis. La competenza, la chiarezza degli obiettivi, il modo lungimirante di affrontarli e presentarli mi fanno dire che finalmente, dopo tanti fumosi discorsi assai poco concludenti (mi riferisco agli irrisolti e sempiterni problemi di calendario, alle guerre spicciole fra portatori di frazionati interessi), l’ATP con il Gaudenzi (in piena sintonia con il CEO Massimo Calvelli) sembra avere imboccato la strada giusta pur in questi tempi difficilissimi.

Già solo l’aperta ammissione che il grande tennis debba ripartire dai suoi asset principali, cioè gli Slam, non era mai stata fatta con altrettanta lucidità e chiarezza da un chairman ATP. E la decisione di interrompere l’attività già a Indian Wells, dove pure erano arrivati quasi tutti i giocatori, è stata tempestiva, coraggiosa e in anticipo su come si sono poi regolati gli altri sport, in America e fuori.

La call si apre con una breve introduzione di Gaudenzi: “Noi italiani siamo il Paese che con la Cina ha sofferto più di tutti. L’ATP si è fermata e tutto il tennis. C’è una grande preoccupazione, molte domande – quando riprenderemo? – e poche risposte, nessuno sa quando potremo riprendere. Una cosa è certa: noi abbiamo scelto subito come strategia primaria quella di perseguire salute e sicurezza. Abbiamo cancellato Indian Wells quando la NBA giocava ancora, una strategia rischiosa perché a Indian Wells tutti i giocatori erano già lì, ansiosi di giocare. Abbiamo contemplato l’opzione di giocare a porte chiuse, ma poi abbiamo subito deciso per il no“.

Per quanto riguarda me, dopo tanti anni fuori dal tennis ho visto che il tennis offriva un’opportunità enorme e su questa torneremo a minuti – Andrea intende non per sé ma per lo sviluppo del tennis, ndr – e questo non è certo lo scenario in cui si voleva operare. Il mio mandato è cominciato con gli incendi in Australia ed è proseguito con il coronavirus: ora ci manca solo una terza guerra mondiale… Quindi c’è stata una gestione molto diversa da quella che mi aspettavo. Questo rallenta tutti i piani. Da questa crisi possono nascere opportunità enormi, una delle quali è uno spirito di collaborazione interna che poi faceva parte del mio piano di collaborazione maggiore fra ATP, WTA, ITF e Slam perché alla fine facciamo tutti parte di uno sport solo, ci rivolgiamo agli stessi fan, facciamo parte di una storia che raccontiamo insieme, anche se è uno sport molto frammentato, sia per le diverse competizioni che per i media. L’idea era cercare di aggregare il più possibile. Non dobbiamo preoccuparci dell’oggi, del day to day e di quando torneremo in campo nel momento in cui ci sono nel mondo problemi ben più importanti, con quel che accade a malati e infermieri non è quello il nostro focus. Dobbiamo approfittare per guardarci dentro e guardare più avanti a lungo termine, al futuro del nostro sport. Oggi ci sono problemi più importanti da risolvere“.

Cosa è successo e come pensate di reagire alla mossa sgradita del Roland Garros? La minaccia di togliere punti quest’anno e l’anno prossimo è reale? Si è ricomposto il dialogo?
Quanto è avvenuto ha dimostrato che in fondo questo sport ha bisogno di più regole, di trovare il modo di coesistere non solo nel calendario: al centro di tutti ci sono i nostri fan, chi legge i giornali, chi compra i biglietti, sono loro ai quali dobbiamo rispondere. Il cliente ha sempre ragione, customer centring. Sappiamo per esempio che il tennis ha quattro regole diverse per ogni Slam al quinto set. I media, i dati, i diritti TV vengono tutti venduti separatamente; sì, gli Slam e alcuni Masters 1000 sono combined, ma il tennis resta sport molto frammentato. È comprensibile che il Roland Garros si possa essere mosso così: ho seguito il discorso di Macron piuttosto pesante, i francesi sono andati in panico e hanno pensato di dover piazzare la bandiera francese a settembre e poi vedere cosa succede. Questo ha scatenato una discussione molto aperta e trasparente con tutti i chairmen delle altre sigle, e ci siamo detti che facciamo parte della stessa storia, viviamo nello stesso condominio, non si può andare di prepotenza. Nessuno sa quando potremo tornare a giocare in totale sicurezza: parlare di agosto, settembre, novembre è tutto ipotetico, non battiamo la testa contro il muro per una cosa che magari neanche accadrà perché si potrebbe anche ripartire l’anno prossimo”.

Il Roland Garros ha fatto un passo indietro, ha capito e ha detto parliamone (qui Andrea fa capire che non ci saranno sanzioni di sorta; n.di UBS). Anche l’US Open ha piani per spostare il suo torneo se la situazione non migliora quest’estate (e successivamente Andrea dirà: “Ma se si tratta di due o tre settimane penso che non avrebbe molto senso”). Il principio che ci ispira è molto semplice: cercare di giocare il più alto numero dei tornei possibili con le settimane disponibili, per preservare non solo punti e prize money ma soprattutto per poter offrire lo spettacolo agli spettatori. Io rappresento l’ATP ma gli Slam sono gli Slam, noi abbiamo le Finals ATP a fine anno, ma mi piacerebbe avere lì a Londra i migliori fra chi ha giocato tre Slam e sette Masters 1000. Noi alla fine incoroniamo il n.1 del mondo…”.

I francesi restano su quella data lì… e i giocatori come la pensano?
I giocatori mi hanno seguito molto. Ho parlato con tutti quelli del Player Council, con Roger, Rafa, Djokovic, e tutti sono d’accordo che la filosofia è poter giocare i tornei più importanti. Quindi anche se è tutto teorico ha un senso che il Roland Garros vada a settembre, mentre non lo ha spostare di due o tre settimane l’US Open. Se non si gioca ai primi di settembre dubito che si possa giocare a fine settembre. Qui stiamo parlando del calendario, ma in questi giorni abbiamo fatto 50 versioni che cambiamo giorno dopo giorno. Ci sono anche dei paletti: la 02 Arena per le finali ATP è bloccata, c’è solo quella settimana. E anche la maggior parte delle arene indoor come Vienna e Basilea lo sono, non sarà banale riuscire a spostarle perché sono stadi multiuso e stanno tutti cercando di riprogrammare (gli eventi, ndr). Stiamo collaborando anche con la WTA che ha uno swing asiatico molto importante. Vorremmo idealmente poter contare su due Masters 1000 su terra prima o dopo Roland Garros”.

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Australian Open, Collins e la finale Slam dopo l’operazione: “Avrò il pubblico contro, ma mi divertirò lo stesso”

La tennista americana si presenta senza paura alla finale contro Barty: “Spero che ne esca fuori una battaglia”

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Danielle Collins - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

La prima volta di Danielle Collins in una finale Slam sarà all’Australian Open, dove sfiderà la numero uno del mondo e campionessa di casa Ashleigh Barty. Una partita speciale due volte per Collins, visto che sarà anche il culmine di una rinascita umana e tennistica partita dalla dolorosa operazione per endometriosi del 2021 e il Roland Garros disputato ad un solo mese di distanza. La tennista americana è andata sempre più in crescendo, con le vittorie nel WTA250 di Palermo su terra rossa e del WTA500 Silicon Valley Classic, entrambe arrivate nell’estate del 2021. Ora la meravigliosa corsa di Melbourne, coronata con la vittoria in semifinale contro la rampante polacca Iga Swiatek. Un risultato che le permetterà di entrare nella Top 10 WTA a fine torneo.

La partita contro Barty si preannuncia dal pronostico chiuso per via del dominio espresso dalla tennista australiana durante il torneo, ma l’americana si dice fiduciosa. “Abbiamo sempre avuto delle battaglie ogni volta che abbiamo giocato contro e alcuni momenti, anche se poi ho perso, mi sono rimasti impressi nella mente. Quello che apprezzo di lei è la varietà del suo gioco. Pochissime usano lo slice di rovescio come lei e pochissime servono bene come lei. Spero che ne esca fuori una battaglia. Penso che dovrò andare a rivedermi le partite precedenti, guardare a cosa ha funzionato e cosa meno per cercare di renderle la vita complicata”.

Il pubblico sarà tutto dalla parte di Barty, prima finalista donna nello Slam di casa dopo Wendy Turnbull nel 1980, Collins tuttavia è preparata psicologicamente e, anzi, interpreta questo elemento con grande maturità. “Sarà sicuramente così ed è bello che sia così, dopo tutto quello che abbiamo vissuto, con le porte chiuse per il Covid che ha pure fermato il nostro sport a lungo, bisogna solo essere grati di poter rivedere persone sugli spalti per poter trarre da loro energia positiva.”. Nella semifinale vinta contro Iga Swiatek la tennista americana è stata brava a tenere alto il livello anche quando l’ex campionessa del Roland Garros ha provato a rientrare. “Mi sento alla grande. Questo torneo è stato fantastico: ho affrontato grandi battaglie contro grandi giocatrici ed essere in finale è incredibile. Non ho parole […] fin dall’inizio mi muovevo bene, mi esprimevo su ritmi alti, colpivo bene la palla e riuscivo a muovere la mia avversaria come volevo”.

 

Collins è consapevole che sarà dura ripetere il livello espresso oggi e in altre sfide come nella rimonta contro Clara Tauson, ma è pronta ad affrontare la finale con la sua solita grinta. “Beh, quando ho un’idea tattica di cosa fare in campo è più facile che riesca ad esprimermi bene, ma come per tutte le giocatrici ci sono giornate in cui sei al massimo e giornate in cui non lo sei. Oggi mi è girato tutto bene, spero di potermi ripetere ma bisogna anche essere realistici e sapere che non sempre si riuscirà a giocare così”.

La conferenza stampa si chiude con un riferimento alla carriera collegiale di Collins, che come tanti tennisti americani ha partecipato al circuito NCAA, in riferimento al giocare con un clima ostile come quello che troverà nella finale, tipico delle competizioni tra università americane quando si gioca in trasferta. “Al college ti abitui abbastanza ad avere una folla schierata contro di te. Mi è sempre piaciuto. Amo giocare con l’energia, se è per me, contro di me, neutrale. io semplicemente amo ascoltare le persone e ricevere quell’energia. Quindi spero che (il college, ndr) mi abbia preparato bene, ma lo scopriremo. Questo sarà uno stadio un po’ più grande di quelli dei college in cui ho gareggiato, ma proverò a fare il meglio che posso e ad abbracciare ogni momento“.


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Australian Open, Barty: “La finale sarà un’esperienza nuova per me. Me la godrò con il sorriso”

Alla terza finale Slam, la N.1 sa che quella di Melbourne vale di più, ma “la preparazione sarà la stessa. So che con il mio gioco do fastidio alle mie avversarie”

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Negli anni 2000 un dominio Slam dal primo turno alla finale simile a quello esercitato da Ash Barty in questo Australian Open si era visto solo con Serena e Venus Williams. Solo loro due (in tre occasioni) hanno perso meno game di quanti ne ha persi Barty nel suo percorso fino alla finale: 20 a Wimbledon 2009 per Venus, 16 e 19 rispettivamente allo US Open 2013 e 2012 per Serena. Ashleigh ne ha lasciati per strada 21 per diventare la prima australiana a giocare la finale femminile all’Open d’Australia dal 1980, battendo 6-1 6-3 Madison Keys nel penultimo atto.

In una lunga conferenza stampa, la numero 1 del tennis WTA è apparsa piuttosto rilassata in vista di quello che viene visto dai media australiani come il match più importante della sua vita (anche se ha già vinto due Slam): Accolgo questa pressione particolare. Lo devi fare ed è divertente. È fantastico giocare nella fase finale del tuo Slam di casa. Vincere più di uno Slam è stato incredibile, ma quella di sabato sarà un’esperienza nuova per me. Andrò in campo cercando di accoglierla con il sorriso, fare il meglio e ciò che succede, succede. È stata una grande estate per me, proverò a godermi il finale”.

Come affronterà Barty queste 48 ore, in cui il tempo potrebbe darle l’impressione di non passare mai? “Farò le stesse cose di sempre. Sono una persona di abitudini. Non cambierà granché per noi. La preparazione al match sarà la stessa, il processo uguale. Sono in grado di staccare quando non sono al circolo e questo rende molto più godibile il tempo che passo sul campo, quando riattacco la spina e sono pronta a ripartire. Come riesco a staccare? È molto facile per me. Quando non sono qui, non penso tanto al tennis. Ho da guardare in TV il cricket femminile, che è straordinario, leggo un libro, qualche caffé e siamo a posto”.

 

Barty ha detto di essere riuscita ad aver reso la vita scomoda a Keys nella semifinale. Ciò significa che oltre attuare il suo solito gioco molto pulito, ricco di variazioni e supportato da un servizio stellare, lei e il suo team prestano tanta attenzione all’avversaria, anche se, dice Ashleigh, si concentra principalmente su sé stessa: “Ho molta fiducia nel mio gioco, molta fiducia nel mio servizio. Anche quando non riesco a colpire i miei angoli preferiti, posso contare sul mio gioco di gambe per provare a mettere pressione. So che se faccio il mio gioco, per la mia avversaria sarà fastidioso. È anche un’arma a doppio taglio. Perché a volte è bello essere in grado di concentrarsi solo su ciò che devi fare tu, ma in altre occasioni anche guardare anche a come la tua avversaria reagisce. Senza dubbio in varie fasi della mia carriera ho fatto questo. Hai bisogno di guardare sia a te stessa che all’avversaria a volte, cambia la prospettiva con cui vedi il match”.

Ciò che Barty sta riuscendo a fare, a prescindere da come andrà la finale di sabato, è dare stabilità al vertice al circuito femminile, qualcosa che è sicuramente mancato in troppe stagioni nell’ultimo decennio. Il suo parere è contrastante con chi crede che questo tolga appeal al circuito WTA: ” È difficile, perché penso che a volte il cambiamento sia positivo. Penso che il modo in cui la WTA o il tour femminile è cambiato negli ultimi tre, quattro, cinque anni sia stato incredibile. La varietà è aumentata notevolmente e penso che ciò abbia costretto tutte ad alzare il proprio livello e dare il meglio. Non è diverso per me. Ho provato a mettermi alla prova in diversi modi. Chiunque nel tabellone è in grado di vincere l’evento. Devi davvero rispettare ogni singola avversaria e devi giocare il tuo miglior tennis più e più volte per poter competere”.

Infine, senza sapere come sarebbe finito il match, ha parlato anche della sua prossima avversaria, Danielle Collins: “Sa colpire la palla in modo eccezionale. Gioca sulla linea di fondo campo e può colpire tutti i punti del campo da qualsiasi posizione. Penso che la sfida sarà cercare di sbilanciarla. Proveremo a trovare un piano e arriveremo sabato cercando di eseguirlo”. I precedenti dicono 3-1 Barty, vincitrice delle due sfide sul rosso e del match di semifinale ad Adelaide 2020. La tennista australiana ha perso però l’ultimo, un anno fa, sempre ad Adelaide nel secondo turno (qui potete guardare la sintesi del match): “Danielle ha fatto sempre incredibilmente bene qui in Australia. Abbiamo giocato ad Adelaide un paio di volte. Abbiamo già giocato sulla terra battuta. Penso che il modo in cui è in grado di controllare la linea di fondo e comandare il gioco la rendano una delle concorrenti più agguerrite. Adora la competizione. È sicuramente bello vederla tornare qui a fare quello che sa far meglio”.

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Australian Open, Tsitsipas: “Sono nella mia comfort zone. Medvedev? Non gli ho parlato per due mesi”

Le parole del greco dopo la netta vittoria contro Sinner: “Il mio dottore diceva che probabilmente non avrei recuperato per l’Australia, e invece…”

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Stefanos Tsitsipas all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Stefanos Tsitsipas raggiunge per la terza volta le semifinali dell’Australian Open (le precedenti nel 2019 e nel 2021). Lo fa con una prestazione d’autore, confermando ciò che lui stesso aveva detto a parole, ovvero di aver recuperato totalmente dall’ infortunio al gomito e di aver superato brillantemente la riabilitazione dovuta all’ operazione. Dopo aver annichilito il nostro Jannik Sinner, con il punteggio di 6-3 6-4 6-2 in 1ora e 56 minuti di partita; l’ellenico, N.4 Atp, adesso può veramente sognare il primo Slam. Queste le sue parole dopo la vittoria nei quarti. Ecco le sue parole nella conferenza stampa post partita.

D: Dopo la prima di servizio, il 90% delle volte colpisci di dritto. Era qualcosa che avevi pianificato durante l’allenamento, o qualcosa di specifico per il match contro Sinner?

R: “E’ stato qualcosa che ho deciso di attuare nel corso della partita, ho visto che funzionava e quindi ho continuato ad usare questo schema. Non faceva davvero parte del piano tattico che avevo preparato. Però visto che avevo questa opportunità, ho deciso di sfruttarla”.

 

D: In campo hai parlato diverse volte di umiltà. Sono curioso di sapere se tu sia arrivato a pensare che sia una parte importante per vincere delle partite di tennis?

R: “Si, sai: quando vinci e quando stai bene, tendi a glorificarti, come se fossi intoccabile. Quindi è importante quel processo che ti permette di rimanere con i piedi ben piantati sulla terra e ti ricorda che sei un essere umano, anche se hai come obbiettivo qualcosa di grande. Ti ricorda che sei diretto verso quella direzione e che stai facendo tutto il possibile per raggiungere la grandezza che ti sei prefissato. La perfezione non esiste, ma bisogna dare tutto per essere vicini ad essa il più possibile, ed è quello che intendevo con ciò che ho detto in campo”.

D: In campo hai speso delle parole per il dottor Frank (il chirurgo che lo ha operato al gomito) e per le cose positive che ha fatto per te. Inoltre, hai detto che lui aveva preventivato che non saresti stato in campo per questo Australian Open visto l’infortunio al gomito. Ci puoi dire meglio quanto fossero reali le tue preoccupazioni e cosa ha fatto nello specifico lui per te?

R: “Bene, il Dr. Frank ha parlato basandosi sull’esperienza che ha avuto con altri giocatori che ha trattato. Era un po’ sorpreso. Il mio processo di guarigione è stato più veloce di quanto si sarebbe aspettato. Mi diceva che probabilmente non sarei rientrato per l’Australia, e mi ha dato ulteriore spinta senza che se ne rendesse conto. Non so quali fossero le sue reali intenzioni, quale fosse il suo reale pensiero, però sono sicuro sia contento per me”.

D: Non conosciamo ancora il tuo avversario in semifinale, ma se dovesse essere Daniil Medvedev, mi chiedo come descriveresti il tuo rapporto con lui e qual è la più grande sfida nell’affrontarlo sul cemento?

R: “Perché proprio lui? Solo perché è il favorito nell’altra semifinale”.

D: No, vorrei sapere qualcosa in più sul vostro rapporto?

R: “Va bene, E’ un po’ migliorato dopo la Laver Cup. Non ci siamo parlati per un paio di mesi, ma il nostro rapporto è influenzato dal fatto che siamo avversari sul campo. E’ come se fosse una specie di lotta per raggiungere lo stesso sogno”.

D: Ho sentito parlare un po’ in passato del fatto che non ami, esattamente, le condizioni di gioco calde e umide. Di certo non sembrava così oggi. Ti senti meglio equipaggiato, in questi giorni di torneo, in quelle condizioni rispetto al passato o non vedi l’ora di giocare di notte, immagino, la prossima partita?

R: “Non mi sembra che sia umido qui, o almeno non proprio. A livello di condizioni fa caldo, ovviamente, ma non è umido. Sarebbe stato diverso se fosse stato umido”.

D: Ovviamente giocando qui, quasi sempre, in queste condizioni così calde come oggi, preferisci giocare di notte. Ovviamente hai avuto quella vittoria contro Federer tre anni fa, probabilmente dovrebbero adattarsi al tuo gioco?

R: “Bene, sono pronto a tutto (sorridendo)”.

D: Hai usato la parola “intoccabile” prima. I giocatori spesso parlano di essere nella loro comfort zone. Pensi, ora che siamo a metà della seconda settimana degli Australian Open, di essere entrato nella tua; visto la tua concentrazione in campo e il modo in cui stai giocando? Soprattutto, dopo la prestazione di stasera.

R: “Si, mi sento come se fossi nella mia comfort zone. E non ho intenzione di uscirne. E’ una parte del mio gioco”.

Cipriano Colonna


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