L'ATP conferma: sarà Andrea Gaudenzi il nuovo chairman

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L’ATP conferma: sarà Andrea Gaudenzi il nuovo chairman

L’ex numero 18 del mondo entrerà in carica a partire dal 1 gennaio 2020. “È un onore, non vedo l’ora di iniziare”. Le parole di Djokovic, presidente dell’ATP Player Council: “È stato uno di noi e ha tutte le qualità richieste dal ruolo”

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A conferma dell’anticipazione diffusa la settimana scorsa dal giornalista del Daily Telegraph Simon Briggs, è arrivato il comunicato ufficiale dell’ATP che ha confermato la nomina di Andrea Gaudenzi a Chairman dell’ATP a partire dal 1° gennaio 2020, ovvero dopo che il Chairman & CEO uscente, Chris Kermode, avrà lasciato la sua carica.

Gaudenzi, 46 anni, era stato n.1 junior nel 1990 ed era poi riuscito a salire fino al 18° posto della classifica ATP. Durante la carriera professionistica era comunque riuscito a laurearsi in legge all’Università di Bologna ed aveva poi continuato gli studi dopo il ritiro con un Master in Business Administration all’Università di Monaco che lo aveva portato a ricoprire vari incarichi nel settore dei digital media in realtà come Musixmatch e Soldo. In qualità di membro del Board di ATP Media, la sussidiaria dell’ATP che si occupa della produzione delle immagini televisive dei tornei, ha guidato la ristrutturazione del business.

L’ATP ha sempre avuto un ruolo centrale nella mia vita sotto tanti punti di vista, e questa occasione di ricoprire il ruolo di Chairman è un vero onore per me” ha dichiarato Gaudenzi. “Sono ansioso di iniziare a lavorare per supervisionare la direzione futura del Tour e per costruire il successo globale e la popolarità di questo sport in quello che è senza ombra di dubbio il periodo storico più entusiasmante della storia del nostro sport. Sono grato per questa opportunità e non vedo l’ora di iniziare a gennaio”.

 

Gavin Forbes, rappresentante dei tornei nel Board ATP ha affermato: “Siamo lieti di dare il benvenuto ad Andrea nella sua nuova carica di Chairman dell’ATP. Dopo una splendida carriera come giocatore, Andrea si è fatto valere anche in altri ruoli nel mondo del tennis. La sua figura offre una rara combinazione di profonda conoscenza dell’ATP unita alla preziosa esperienza anche in altri settori. Sono sicuro che sarà subito operativo da gennaio ed ha tutte le carte in regola per rafforzare la straordinaria crescita conosciuta dal nostro sport negli ultimi anni”.

Alle parole di Forbes fanno eco quelle di Alex Inglot, rappresentante dei giocatori nel Board ATP: “Andrea offre un’ideale combinazione di capacità ed esperienze dentro e fuori dal tennis che gli permetteranno di guidare efficacemente la nostra organizzazione nell’affrontare le sfide che verranno e nel cogliere le opportunità che si presenteranno. L’ATP è una partnership 50-50 tra giocatori e tornei e le qualità di Andrea sono esattamente quello che stavamo cercando“.

Novak Djokovic, presidente dell’ATP Player Council ha detto: “A nome dei giocatori vorrei dare il benvenuto ad Andrea in qualità nuovo chairman del Board ATP. È stato uno di noi e si è affermato come imprenditore dopo aver appeso la racchetta al chiodo. Ha tutte le qualità che sono richieste dal ruolo e sono sicuro che lavoreremo bene insieme”.

L’ATP chiude il comunicato annunciando che con la nomina di Gaudenzi si chiude il processo di reclutamento di alto livello per l’ATP Board durato oltre sei mesi, eseguito con la collaborazione di Russell Reynold Associates. Questo però non chiarisce se Andrea Gaudenzi sarà anche CEO oltre che Chairman, come era accaduto per Kermode e come era accaduto a ogni Chairman dell’ATP prima di loro.

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Australian Open

Australian Open: Medvedev-Kyrgios che show. Perché l’australiano mi ricorda Fognini. Ma che personalità il russo!

Un match da cento replay. A Nick e Fabio non è mai mancato il talento. Ma la testa. A Daniil anche…fino a 3 anni fa. Ma poi il russo, mai banale, ha saputo mettersi in discussione. È decisamente molto intelligente

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Se non era difficile prevedere che Nick Kyrgios avrebbe cercato di dare spettacolo contro Medvedev, non era facile prevedere che ci sarebbe riuscito a lungo.

Oggi si può dire che c’è ampiamente riuscito. Al di là di ogni previsione anche se ha perso un gran match che è stato anche un fantastico show. Per merito suo e della varietà creativa delle sue soluzioni, ma anche per la straordinaria resilienza del n.2 del mondo, capace di controllarsi come non sarebbe mai stato capace tempo addietro.

“Cinque anni fa avrei spaccato un paio di racchette e avrei probabilmente perso” ha detto il russo, rispondendo nel corso di una “diretta” con Mats Wilander su Eurosport-Discovery.

 

Lo si può criticare quanto si vuole, ma è indubbio che le partite migliori di Kyrgios, come quelle di Fognini, meritano di essere viste e il prezzo del biglietto. Per me Kyrgios e Fognini hanno tantissimo in comune. Mi riesce quasi difficile dissociarne il pensiero al riguardo.

I due meritano anche di essere definiti per quello che sono: due tennisti di grandissimo talento, evviva!, ma anche di grandissima maleducazione. Purtroppo!

Sarei stato, se fossi stato loro padre, fortemente orgoglioso del loro tennis e grandemente imbarazzato per i loro comportamenti. Non tutte le volte, nel primo come nel secondo caso. Ma diverse volte.

Nei giorni scorsi su Facebook (i cui commenti non sono abituato a leggere per cui spesso, se qualcuno non me li segnala, li perdo e non credo di perdere chissà che cosa) sono stato violentemente attaccato da alcuni Fognini-fans per quello che ho scritto su Fognini nel mio editoriale di qualche giorno fa. Ci sono stati anche alcuni, però, che invece hanno sottolineato diversi punti in cui evidenziavo le qualità di Fabio.

Non sono pentito di quel che ho scritto. Lo riscriverei pari pari anche oggi. Non mi faccio certo influenzare da chi non riesce a leggere con obiettività imparziale quel che scrivo. Poi, per carità, nobody is perfect e non costituisco davvero un’eccezione. Ma coloro che intravedono sempre pregiudizio e malafede in quel che leggono riguardo a quel scrivo non li sopporto proprio. Io posso sbagliare, ma scrivo quel che penso senza retropensieri per il gusto di accanirmi.

Potrei aggiungere a quell’articolo magari sfuggitovi che in tanti, e non solo io, abbiamo fortemente sperato che quando Fognini diventò n.13 del mondo nel 2013 potesse mettere la testa a posto. Che potesse d’improvviso maturare al punto da diventare un top-ten nell’arco di massimo un paio d’anni. Nel 2013 aveva 26 anni. Il tempo c’era. Se ci fosse riuscito sarebbe piaciuto moltissimo celebrarne il decollo a lui e a noi tutti che viviamo a stretto contatto con il mondo del tennis.

È evidente che già l’essere approdato a n.13 del mondo, di uno sport giocato da milioni di persone, era già un fantastico traguardo, ma a vederlo giocare nelle giornate di grazia, e nonostante l’handicap di un servizio che non avrebbe mai potuto essere quello di un Medvedev, di un Berrettini e di tutti quei giocatori più alti d’un metro e novanta, ci si sentiva tutti autorizzati a sognare un qualcosa di più: in un grande exploit in uno Slam (e non un solo quarto di finale in non so più quanti Slam), in un Masters 1000 (come quello che è arrivato soltanto a Montecarlo 2019, dopo un primo turno nel quale era stato lì lì per perdere malamente).

Che il suo mancato arrivo tra i top-ten molto prima del 2019 fosse principalmente un problema di testa non lo dice Ubaldo Scanagatta – che secondo i miei detrattori lo sosterrei perché scioccamente ce l’avrei con lui…- o tanti altri miei colleghi che l’hanno scritto allo stesso modo. Lo ha ammesso mille volte con grande e apprezzabilissima onestà, lo stesso Fabio Fognini. Se andaste su Internet trovereste dove e quando lo ha detto.

Ancora nel 2015 io speravo che arrivasse quel famoso clic che lo trasformasse da ottimo e fantastico giocatore per qualche giorno o magari settimana all’anno, in un campione a tutto tondo per 20 tornei, lungo tutto l’anno. Ne bastano 10 molto buoni per diventare top-ten. E’ sempre stato un problema di continuità.

Così come nella quarta serata di questo Open d’Australia avrei voluto essere seduto nella Rod Laver Arena per respirare quella grande e magica atmosfera vissuta nel corso di questo splendido duello Medvedev-Kyrgios – uno dei tre match più spettacolari fin qui – mi ritenni fortunato di essermi ritrovato invidiabilmente seduto nell’Arthur Ashe Stadium quando nel corso dell’US Open 2015 Fabio Fognini rimontò due set di handicap a Rafa Nadal che non aveva mai perso in uno Slam dopo essere stato avanti due set a zero (ci è poi riuscito anche Tsitsipas qui in Australia lo scorso anno)

E allora oggi ecco entusiasmarmi per il tennis di Kyrgios, ma anche per quello di Medvedev (non fraintendetemi che poi al russo arrivo…), e a fare le stesse considerazioni che facevo nel 2013 per Fognini n.13 del mondo che era capace di mettere k.o. (e più d’una volta) campioni come Nadal, come Murray…: Nick Kyrgios ha 26 anni, quasi 27, come allora Fognini, ma nonostante il formidabile talento che ha, nonostante che abbia battuto quasi tutti i più forti tennisti del mondo quando ha sentito l’ispirazione giusta, oggi è n.115 del mondo perché gioca e si impegna solo quando gli va, ma non è mai stato più su del n.13 del mondo. Già, per l’appunto proprio n.13 come Fognini nel 2013. Che strana coincidenza. E allora, come mi chiesi allora per Fabio, mi chiedo oggi per Nick – anche se lui è capace di dirti che non sa nemmeno che cosa farà domani, figurarsi quest’anno: “Non lo so, forse giocherà a tennis, ma ora il mio unico programma è… andare a cena” – ma metterà mai la testa a posto? Non sarebbe un peccato se non lo facesse? Non ci toglierebbe tante altre bellissime giornate di tennis ispirato, creativo, diverso da quello della maggior parte degli altri tennisti e non solo quando fa i tweener o i servizi da sottomano?

Allora se scrivo qualcosa del genere significa che ce l’ho con Kyrgios? Che gli voglio male? Niente affatto. Anzi Kyrgios mi sta proprio simpatico. E vi dirò di più, di certo sorprendendovi. A me, anche se mi ha fatto arrabbiare decine di volte, Fognini non riesce a starmi antipatico. Non ci crederete, ma è così. Il che non significa che certe volte gliene avrei dette di tutte. Vi sembra contraddittorio? Pazienza. Non devo convincervi. Se mi credete bene e se non mi credete è un problema vostro.

Ricordo, insistendo ancora mezzo minuto sul paragone Kyrgios-Fognini, che molti quando scrivevo “Ma Fognini riuscirà a cambiare testa?”, replicavano quel che replicherebbero certamente oggi anche per Kyrgios: “Se non lo ha fatto finora a 26 anni, ormai non lo fa più”.

E’ possibile che anche Kyrgios non cambi più. Però amici, avete fatto caso a quanti anni compierà Daniil Medvedev l’11 febbraio, fra una ventina di giorni: 26 anni!

Medvedev non ha sempre avuto la testa che ha oggi. Quella testa, e quella personalità,  che ha dimostrato controllandosi egregiamente mentre il pubblico tutto schierato dalla parte di Kyrgios lo buheggiava fra prima e seconda di servizio, fosse quello oppure non fosse un coro collettivo di “siuuuu” a ricordo di Cristiano Ronaldo. Medvedev ha mostrato uno straordinario self control, un eccezionale sangue freddo. Quanti avrebbero perso la testa al suo posto?

Io ho trovato che, al di là del suo tennis che certo può apparire sgraziato – ma mentre quello di Fognini è anche elegante, invece anche quello di Kyrgios mi pare abbastanza sgraziato – Medvedev abbia giocato in condizioni ambientali difficilissime una grande partita. Ha ceduto due volte il servizio, ha perso un set contro un Kyrgios sempre più adrenalinico, ma non si è disunito, né tantomeno distratto.

E trovo che sia stato straordinario anche nell’intervista post match sul campo con Jim Courier quando la gente continuava a urlargli addosso coprendo la voce sua e di Courier mentre lui si “toglieva il sassolino dalla scarpa” – come ha avuto modo di dire felicemente Simone Eterno nella sua telecronaca per Eurosport – e diceva “Stare calmi è l’unica cosa che si può fare quando il pubblico grida buuuh tra la prima e la seconda di servizio”  prima di dare una fantastica lezione di civiltà a tutti quelli che continuavano a ululare: “Non riesco a sentire Jim Courier, abbiate rispetto, ha vinto qui (grande Daniil!). Rispettate almeno lui perché sta parlando!”.

Ragazzi, questo è un vero campione, il n.2 del mondo, il favorito n.1 del torneo adesso, il campione dell’ultimo US Open, dell’ultima Coppa Davis, di due ATP Cup, il finalista dell’Australian Open 2021 e ha…un paio di attributi grossi così.

Chapeau! E ancora più chapeau perché lui, tennista mai banale in campo e fuori, è proprio l’esempio di uno che ha saputo imparare a vivere, è maturato, ha messo la testa a posto sebbene anche lui, come Fognini e Kyrgios, non ce l’avesse  a posto proprio per nulla.  

Io ero a Wimbledon 2017 quando opposto al belga Bemelmans, secondo turno a Wimbledon 2017, perse al quinto set e a fine partita aprì il portafogli per tirarne fuori un bel mucchio di monetine e lanciarlo al giudice di sedia. Non avevo mai visto niente di simile. Pensai che fosse pazzo!

Ed ero a New York 2019, quindi meno di 3 anni fa, aveva 23 anni e mezzo, non era più un pischello, quando alle prese con  Feliciano Lopez, strappò letteralmente di mano in maniera incomprensibile e inaccettabile un asciugamano a un ragazzino raccattapalle venendo giustamente beccato dal pubblico che continuò a farlo anche nel match successivo…solo che Daniil dopo averlo provocato “Se mi fischiate gioco meglio, mi caricate…” poi seppe rimediare, con intelligenza, e con grande sense of humour riuscì poi a portarlo tutto dalla sua parte.

Banale lui non sarà mai. Ma stupido nemmeno.

Poco più di un mesetto fa a Madrid fu capace di dire, in mezzo a un subisso di fischi: “Sono felice che la squadra abbia raggiunto la finale. Sono state due settimane fantastiche: battere la Spagna a Madrid è stata la cosa migliore della settimana, in spogliatoio eravamo davvero contenti di aver eliminato la squadra di casa, è una bella sensazione”.

E aggiunse: “È molto divertente, e lo dico dal 2019, la gente non ha ancora capito come farmi perdere: dovete tifare per me, altrimenti continuerò a vincere; comunque va bene, continuate così!”.

Dai, ragazzi, non è divertente avere personaggi così, quando tutti giocano a fare i santarellini, i politically correct?

Chiudo dicendo che Berrettini, Sonego e Sinner mi fanno sognare un’altra grande settimana per il tennis italiano. La prossima; Sinner ci sarà di sicuro, gli altri due non lo so. Ma ci conto.

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Australian Open

Australian Open, Raducanu si arrende alle vesciche e a Kovinic. Halep no problem, Stosur ai saluti [VIDEO]

La montenegrina è la prima tennista del suo paese ad approdare a un terzo turno Slam, per lei ci sarà ora la romena. Continua la corsa della sorpresa Inglis

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Emma Raducanu - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Emma Raducanu - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

Ultimi match di singolare femminile per il secondo turno degli Australian Open 2022. Andiamo a ripercorrere alcuni dei risultati più importanti della mattinata italiana, dopo quelli andati in scena nella notte: Raducanu sconfitta dalla sorpresa Kovinic, che affronterà adesso Halep vincitrice oggi senza difficoltà; Pavlyuchenkova mette fine alla carriera in singolare di Stosur, mentre continua il sogno della wild card di casa Inglis.

D. Kovinic b. [17] E. Raducanu 6-4 4-6 6-3

Sulla Margaret Court Arena cade la vincitrice dell’ultimo US Open. Emma Raducanu (tds N. 17) esce sconfitta al terzo set per mano di Danka Kovinic. La montenegrina interrompe così la striscia di 11 vittorie consecutive a livello Slam della britannica e si qualifica per la prima volta al terzo turno di uno Slam.

 

Kovinic, N. 98 WTA, parte subito con l’handicap finendo sotto 0-3 quasi senza rendersene conto. Ma arriva subito la reazione della montenegrina, che conquista i successivi cinque giochi consecutivi e si porta a servire per il set. Raducanu non ci sta e prova a rimettersi in corsa strappando il servizio all’avversaria. Conquista del parziale solo rimandata per Kovinic, che con un contro-break a zero chiude il set 6-4. Nel primo set la teenager più famosa del Regno Unito inizia a pagare le conseguenze di un problema di vesciche alla mano dominante, che la ha costretta a cambiare le tattiche, oltre che il grip dell’impugnatura. Un problema, che, stando a quanto dichiarato da Raducanu, era già sorto prima della partita: “Prima di scendere in campo, c’erano persone nel mio team che mi hanno consigliato di non giocare”, ha detto poi l’inglese.

L’infortunio alla mano destra non ha comunque fermato Raducanu dal rimettere la partita in parità in un decimo gioco del secondo set in cui Kovinic ha anche avuto due palle-break per il 5-5. Nel terzo e decisivo set la miglior prestanza fisica della montenegrina ha prevalso. Nonostante quattro palle-break in favore della diciannovenne annullate nei primi due game in risposta, Kovinic si è portata a servire per l’incontro.  Dopo essersi vista annullare il primo match-point con una gran risposta di dritto da parte di Raducanu, Kovinic ha chiuso con un ottimo rovescio all’incrocio delle righe.

Che battaglia. Dopo tanti anni ce l’ho fatta ad arrivare al terzo turno di uno Slam” ha commentato Kovinic al termine del match. Prossima avversaria della ventisettenne sarà Simona Halep.

[14] S. Halep b. B. Haddad Maia 6-2 6-0

Partita in assoluto controllo sulla Rod Laver Arena per la due volte campionessa Slam ed ex finalista a Melbourne, che chiude il proprio incontro in poco più di un’ora. Grande prova per Halep, apparsa in forma e concentrata su ogni punto. Dall’altra parte della rete la brasiliana (N. 83 WTA) non è riuscita ad impensierire mai la romena, che non le ha concesso nessuna possibilità di break e che ad ogni accelerazione l’ha trovata impreparata. Per Haddad Maia pesano soprattutto i 22 errori non forzati e il 27% di punti vinti con la seconda. Una sconfitta della brasiliana era arrivata anche nell’altro incontro tra le due tenniste a Wimbledon 2017, nell’anno in cui Halep raggiunse la vetta della classifica.

Non ha giocato male lei, sono stata brava ed aggressiva io” ha detto Halep a fine partita. La grinta è sempre stata una delle caratteristiche principali della trentenne, che arriva così alla settima vittoria consecutiva in questo inizio di stagione dopo la recente vittoria del 250 di Melbourne 1. La maniera migliore per andare avanti nel torneo e provare a rientrare in top-10 dopo la scorsa stagione in cui è stata frenata da diversi infortuni.

[10] A. Pavlyuchenkova b. (WC) S. Stosur 6-2 6-2

Si sapeva che questo sarebbe stato l’ultimo match della carriera di Samantha Stosur in singolare (l’australiana continuerà in doppio) e così è stato. La russa ha dominato la partita in un’ora e nove minuti, non c’è molto da dire dal punto di vista della fredda cronaca nonostante quanto dica la russa testa di serie numero 10 a fine partita rendendo omaggio alla campionessa dello US Open 2011: “Si è trattato di una partita dura nonostante il punteggio. Ho avuto i brividi quando è finita. Grazie Sam per essere una grande donna e una grande giocatrice”. La Stosur ha comunque lottato fino alla fine, arrivando a palla break nell’ultimo game, ed è stata salutata con una cerimonia in campo molto toccante. “Non potevo chiedere di più alla mia carriera, ho fatto tutto quello che potevo e ho realizzato i miei sogni di teenager. Grazie a voi che siete qui per rendere indimenticabile questo momento”, ha detto Samantha ai tifosi della Kia Arena. Anastasia Pavlyuchenkova incontrerà al terzo turno Sorana Cirstea.

(WC) N. Inglis b. H. Baptiste 7-6 2-6 6-2

Continua la corsa da sogno dell’australiana Maddison Inglis, in tabellone grazie a una wild card. Dopo aver battuto Leylah Fernandez, la 24enne ha superato anche Hailey Baptiste in tre set, confermando l’exploit di pochi giorni prima. Si è trattato di un match sulle montagne russe per lei: 12 in tutti sono stati i break, ma alla fine ha prevalso la padrona di casa, in grado di essere più continua nel set finale. A rimarcare l’eccezionalità del rendimento di Inglis, c’è il fatto che questa sia la prima volta che inanella due vittorie consecutive a livello del circuito maggiore. “Questo è il mio torneo preferito e i fan mi hanno dato tantissima energia ha detto Inglis -. Sto cercando di ottenere tutto quello che posso da questo momento”. Per ora, incasserà 221mila dollari australiani. “Questo premio mi toglierà un po’ di pressione dal punto di vista economico – dice sinceramente Inglis -. Non è facile viaggiare tanto, dover pagare il coach, non poter quasi mai tornare in Australia. Questa vittoria per un po’ mi allevierà questo stress”. Al prossimo turno per lei ci sarà l’estone Kaia Kanepi, che quest’oggi ha superato Maria Bouzkova in due set.

IL TABELLONE FEMMINILE DELL’AUSTRALIAN OPEN 2022

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ATP

Australian Open, Medvedev piega il solito spettacolare Kyrgios. Daniel manda a casa Murray [VIDEO]

Nick, spinto da pubblico della Rod Laver Arena, fa il massimo, ma perde in 4 set. Sconfitta in 3 invece per Murray da un ottimo Daniel. Si ritira Gasquet

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Daniil Medvedev all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)
Daniil Medvedev all'Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Altro resoconto dei match maschili del Day 4 all’Australian Open 2022, quelli della tarda mattinata (qui per leggere cosa è accaduto nella notte, qui per la cronaca dei match della prima mattinata).

[2] D. Medvedev b. N. Kyrgios 7-6(1) 6-4 4-6 6-2

Alla fine il match più atteso del day 4, quello tra il numero 2 Medvedev e lo showman Kyrgios, è andato come la maggior parte degli appassionati si aspettava. Il pubblico della Rod Laver Arena ha sospinto un Kyrgios ancora imperfetto fisicamente al massimo delle sue capacità, ma alla lunga la forza mentale e atletica di Medvedev ha annullato il tennis spettacolare dell’australiano, che ha comunque regalato un’emozionante sessione serale ai suoi sostenitori e un set vinto. L’unica nota negativa di un match che è stato godibilissimo per tutto l’arco delle tre ore di gioco, è il continuo ululare del pubblico australiano, che nell’imitare l’esultanza di Cristiano Ronaldo (urlando ‘Siu’) letteralmente dopo ogni punto, pareva che urlasse ‘buu’ ai giocatori in campo.

 

Per quanto riguarda l’andamento del match invece, i fuochi d’artificio sono iniziati già dalle prime fasi, quando Medvedev si è portato avanti di un break ed è poi stato riacciuffato da Kyrgios grazie a qualche sbavatura del russo e un paio di ottime soluzioni con il rovescio di Nick a infiammare il campo principale di Melbourne Park. A sostenere l’australiano non c’è stata solo la folla che riempie lo stadio per un… abbondante 50%, ma anche un servizio straordinario: per i primi tre parziali ha mantenuto la percentuale di prime in campo vicina – o spesso superiore – al 70%. La risposta del campione dello US Open è stata però impeccabile e lo dimostra il fatto che abbia chiuso con 31 ace contro i 17 di Kyrgios, quasi il doppio.

Non è solo la fase di contenimento che ha dato la vittoria a Medvedev: sono 24 i colpi vincenti messi a segno in un cruciale primo set vinto al tie-break, dove dall’1-0 per Nick ha infilato 7 punti consecutivi, 4 dei quali grazie a vincenti. C’è stata anche la non quotata polemica continua da parte dell’australiano, che ha spesso battibeccato con Carlos Bernardes (giudice di sedia), reo secondo Kyrgios di far partire lo shot clock troppo presto, così da non dargli tempo di raggiungere il box del suo asciugamano a bordo campo. Medvedev non si è fatto distrarre e nella seconda metà del secondo set ha aggredito la partita, riuscendo sul 5-4 a disinnescare il servizio avversario e forzare un break nel decimo game. Molto interessante la statistica sul numero dei colpi negli scambi: la superiorità di Medvedev negli scambi lunghi – fattore che ci si aspettava essere ben marcato nel match – non è riscontrata a livello generale nei primi due parziali, mentre c’è stata una tendenza del russo a vincere più punti sul servizio di Kyrgios (18-13) quando lo scambio superava i 5 tiri.

Il terzo set di Kyrgios andrebbe invece recuperato per intero se non si è avuto modo di seguirlo, soprattutto nella fase finale. Scriverne non rende giustizia all’atmosfera che i suoi colpi hanno creato in uno stadio pieno solo per metà. Il break è arrivato sul 3-3 con un susseguirsi di colpi estemporanei e anche di elevata qualità tecnica. Medvedev non ha potuto che accettare l’onda emotiva sulla quale Nick continuava a viaggiare e ha incassato un 6-4, rimandando tutto al quarto.

La sensazione che Medvedev ne avesse di più era chiara sin dall’inizio, ma ciò che è accaduto nel finale del terzo ha rischiato di compromettere il quarto e mettere in discussione una prevedibile vittoria finale del russo: Kyrgios ha trovato una risposta vincente nel primo game per arrivare a palla break, ma si è fatto ipnotizzare nel suo attacco. Passato il momento positivo, ha tenuto la battuta per due turni, ma anche lui ha avuto la sensazione che il break fosse imminente: “Gli sto tirando il lavandino ed è tutto quello che ho”, ha detto, citando una famosa frase di Andy Roddick. Le prime di servizio a 220 orari infatti non sono bastate. Medvedev ha trovato una risposta vincente di rovescio contro il serve&volley di Kyrgios per brekkare e lì il match si è concluso, dal momento che l’australiano non ne aveva davvero più. Medvedev ha superato lo scoglio più arduo della sua prima settimana e ora giocherà al terzo round contro van de Zansdschulp.

Nell’intervista post-match il numero 2 del mondo ha detto che “Stare calmi è l’unica cosa che si può fare quando il pubblico grida ‘buu’ tra prima e seconda di servizio“, non capendo che urlassero invece ‘Siu’, come Cristiano Ronaldo. Jim Courier ha provato a spiegarlo a Medvedev, mentre chi ancora era presente sulla Rod Laver Arena continuava a ululare. Il russo li ha rimproverati ancora “Non riesco a sentire Jim Courier, abbiate rispetto, ha vinto qui. Rispettate almeno lui, perché sta parlando”. Ricevuta la spiegazione ha ribadito che è comunque fastidioso, soprattutto mentre si serve. Ha comunque chiuso tra gli applausi del pubblico, nonostante la doverosa polemica.

[Q] T. Daniel b. [WC] A. Murray 6-4 6-4 6-4

È un Andy Murray molto frustrato quello che si è presentato in conferenza stampa dopo essere stato eliminato dall’Australian Open al secondo turno. Taro Daniel ha superato il cinque volte finalista di Melbourne con un triplo 6-4, al termine di una partita in cui Andy avrebbe potuto anche vincere un set, ma non ha mai dato la chiara impressione di poter far girare l’incontro in suo favore. Si pensava che le fatiche del primo turno contro Basilashvili (e anche del torneo di Sydney la settimana precedente) le avrebbe probabilmente pagate contro Jannik Sinner in un possibile terzo turno. Invece è stato Daniel a mandare a casa Murray.

Lo scozzese avrebbe dovuto vincere il primo parziale per poter gestire meglio le energie, invece dopo aver livellato il set con un contro-break sul 3-3, ha ceduto di nuovo il servizio commettendo un paio di errori non da Andy Murray. Saranno 16 i non forzati al termine del primo set, uniti alla grande difficoltà del britannico nel gestire l’aggressività in risposta di Daniel (4/13 con la seconda in campo). La partita potrebbe cambiare a inizio secondo set, quando Murray ha mancato quattro chance di portarsi 2-0 e servizio, guadagnate mentre comandava il gioco e riusciva a prendere la rete. Il giapponese ha però salvato il turno di battuta e nel game successivo ha sfoderato un game eccezionale, con due risposte di rovescio e un dritto vincenti per conquistare il break, decisivo per la vittoria finale del set.

Il break che doveva arrivare a inizio secondo parziale, il tre volte campione Slam se l’è preso nel terzo, ma l’ha subito restituito. A questo punto ha iniziato a credere sempre meno nella vittoria, consapevole anche che nel suo serbatoio forse non ci fosse benzina a sufficienza per una rimonta da due set di svantaggio. Ma non solo. Daniel ha giocato un match quasi perfetto in tutte le sue componenti, come conferma l’invidiabile bilancio vincenti-errori (46-21). Dall’altro lato Murray ha chiuso sfiorando quota 50 non forzati e con un brutto gesto che da lui non si vede spesso, la racchetta scagliata a terra dopo aver subito – sul 4-4 – il break che ha mandato Daniel al terzo turno Slam per la prima volta in carriera.

B. van de Zandschulp b. R. Gasquet 4-6 6-0 4-0 rit.

Nella sezione più bassa del tabellone, si è deciso l’avversario di Daniil Medvedev nel terzo round. Sarà Botic van de Zandschulp, protagonista di una grande cavalcata allo US Open dove si fermò proprio contro il russo nei quarti di finale del torneo. Van de Zandschulp fu l’unico a togliere un set al numero 2 del mondo in occasione dello Slam di Flushing Meadows, vinto poi dal russo in finale contro Djokovic. Il giocatore olandese sfidava nel secondo round Richard Gasquet, autore di una grande partita all’esordio contro il connazionale Ugo Humbert, battuto in quattro set. Il 35enne ha pagato tutti gli sforzi del primo round quando van de Zandschulp ha alzato l’intensità del match, finendo per infortunarsi e lasciare il campo senza completare la partita.

Il francese ha comunque vinto un bel primo set, grazie a un break nel terzo game conquistato con il suo magistrale rovescio. Dopo il 6-4 in tre quarti d’ora, Gasquet non ha vinto più nemmeno un game. Prima ha ceduto un secondo set lampo, 6-0, poi a inizio terzo parziale ha avuto sempre più difficolta a servire, non riuscendo a incidere nemmeno con i colpi da fondocampo: al momento non ha però comunicato la causa dell’infortunio, né la parte del corpo infortunata.


TABELLONE MASCHILE

TABELLONE FEMMINILE


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