I pensieri nascosti di Coco Gauff: "Ho vissuto la depressione e ho pensato di fermarmi"

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I pensieri nascosti di Coco Gauff: “Ho vissuto la depressione e ho pensato di fermarmi”

La profonda lettera della sedicenne pubblicata su Behind The Racquet: “Volevo essere normale, come i miei amici. Ero persa. Ora devo abituarmi ad essere un modello per tante ragazze. Serena e Venus Williams? Io mai come loro”

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Coco Gauff - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Coco Gauff non è una ragazza come tutte le altre. Lo abbiamo capito negli ultimi due anni grazie a ciò che ha fatto vedere sui campi da tennis, ad appena sedici anni. Ma nemmeno la sua sensibilità e la sua profondità di pensiero sono pari alla media, come ha dimostrato in una lunga lettera pubblicata sul sito ‘Behind The Racquet’, la piattaforma ideata da Noah Rubin che permette alle star del tennis di raccontare liberamente parti della loro vita sconosciute ai più. Nella sua eccezionalità le rivelazioni di Gauff sono totalmente comprensibili. Ci mostrano la parte più vera di una ragazza che si è trovata troppo presto a un bivio fondamentale della sua vita.

“Guardando al 2017/2018, poco prima di Wimbledon, ho faticato molto a capire cosa volevo fare realmente nella mia vita futura. E il problema non erano i risultati sportivi. Non mi divertivo giocando a tennis. Sapevo però di voler continuare a giocare, ma non sapevo quanto in là volevo spingere la mia carriera. Ho realizzato poi che dovevo iniziare a giocare per me stessa, non per gli altri. Per circa un anno sono stata davvero depressa, per ora l’anno più difficile della mia vita. Ho pensato anche di prendermi un anno sabbatico dallo sport per concentrarmi sulla mia vita. Anche se c’erano, sentivo di non avere tanti amici attorno a me, faticavo a vedere il lato positivo delle cose. Ero persa, confusa, pensavo tanto e piangevo. Tanti mi chiedono come faccio a stare così calma sul campo: è perché sono riuscita a superare quei momenti difficili e ad accettarmi per quello che sono”.

Un adolescente non dovrebbe nemmeno conoscere il significato della parola “depressione”. È sicuramente ciò che ha pensato Coco mentre osservava i suoi coetanei vivere le esperienze della giovane età, mentre lei restava bloccata dai rigidi schemi da seguire per iniziare una carriera di successo nello sport. “Mi chiedo spesso come sarebbe la mia vita senza il tennis e non riesco a immaginarmela migliore. Spesso però passo troppo tempo a paragonarla a quella dei miei amici. La maggior parte di loro va alla scuola superiore e li vedo così felici nel loro essere ‘normali’. Per tanto tempo ho pensato fosse quello ciò che volevo, ma ho anche capito che nella vita reale nessuno è felice tanto quanto dimostra di esserlo sui social media”.

 

Chi vive di sport come la giovanissima Gauff si trova costretto non solo a rinunciare a una vita normale, ma anche a passare l’anno tra hotel e aeroporti: “Questo stile di vita a me sta bene, ma so che non fa per tutti. Lo capisco perché ho due fratelli più piccoli a cui sono molto legata e ogni volta che devo lasciarli mi fa un po’ male. Ogni anno mi perdo il compleanno di uno di loro perché cade nel periodo del Roland Garros. Ma sono fortunata ad averli accanto. Non gli importa se io ricevo più attenzioni, capiscono e mi sostengono in quello che faccio”.

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“Throughout my life, I was always the youngest to do things, which added hype that I didn’t want. It added this pressure that I needed to do well fast. Once I let that all go, I started to have the results I wanted. Right before Wimbledon, going back to around 2017/18, I was struggling to figure out if this was really what I wanted. I always had the results so that wasn’t the issue, I just found myself not enjoying what I loved. I realized I needed to start playing for myself and not other people. For about a year I was really depressed. That was the toughest year for me so far. Even though I had, it felt like there weren’t many friends there for me. When you are in that dark mindset you don’t look on the bright side of things too often, which is the hardest part. I don’t think it had much to do with tennis, maybe just about juggling it all. I knew that I wanted to play tennis but didn’t know how I wanted to go about it. It went so far that I was thinking about possibly taking a year off to just focus on life. Choosing not to obviously was the right choice but I was close to not going in that direction. I was just lost. I was confused and overthinking if this was what I wanted or what others did. It took many moments sitting, thinking and crying. I came out of it stronger and knowing myself better than ever. Everyone asks me how I stay calm on court and I think it’s because I accepted who I am after overcoming low points in my life. Now, when I’m on court, I am just really thankful to be out there. Personally for me, I like playing for more than myself. One of the biggest things is to continue breaking barriers. At the same time I don’t like being compared to Serena or Venus. First, I am not at their level yet. I always feel like it’s not fair to the Williams sisters to be compared to someone who is just coming up. It just doesn’t feel right yet, I still look at them as my idols. With all their accolades I shouldn’t be put in the same group yet. Of course I hope to get to where they are but they are the two women that set the pathway for myself, which is why I can never be them.” @cocogauff Go to behindtheracquet.com for extended stories, podcast and merch

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Ma dopo il periodo emotivamente duro, la carriera della statunitense ha preso il volo. Già due ottavi di finale e un terzo turno Slam, più un titolo WTA a Linz. Il fenomeno Cori Gauff è esploso negli ultimi dodici mesi: tante giovani ragazze ora vogliono seguire il suo esempio e questa è la ricompensa migliore per la sedicenne di Delray Beach. “Tante ragazze, soprattutto afroamericane, mi dicono di aver iniziato a giocare a tennis per merito mio. Ricordo prima di Wimbledon 2019 di essere andata al tennis club per allenarmi e aver visto praticamente solo ragazzi sui campi. Il mese dopo sono tornata e la maggior parte erano ragazze. L’allenatore ha detto che era tutto grazie a me“.

Viene naturale perciò metterla accanto alle sorelle Williams, precoci quasi quanto lei nel raggiungere grandi risultati e principali esponenti del tennis femminile afroamericano negli anni recenti: “Non mi piace essere paragonata a loro” ha ribadito però Gauff. “Non voglio che le sorelle Williams vengano paragonate a una ragazza che ha appena iniziato, non è corretto. Sono ancora i miei idoli, hanno tracciato la strada che io sto iniziando a percorrere e senza di loro nemmeno giocherei a tennis. Per questo non sarà mai come loro”.

Tuttavia se le premesse sono queste, è lecito pensare che la carriera di Coco Gauff potrà essere costellata di successi negli anni a venire e porterà ancora più teenager nel mondo della racchetta: Ancora devo abituarmi all’idea di essere un modello per qualcuno. Questo mi dà un po’ di pressione in più perché tutti guardano ogni mia mossa. Ma è facile se riesci ad essere te stessa e non mettere una maschera per piacere alla gente”.

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Il dritto di Rafael Nadal: un trionfo di spin e velocità dal bicipite ipertrofico

Dalle dita dei piedi a quelle delle mani, ogni piccolo movimento dello spagnolo è progettato per annichilire l’avversario

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Rafael Nadal - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Il circuito ATP questa settimana è fermo e Rafael Nadal ha già dato appuntamento al 2022 per risolvere i suoi ultimi guai fisici. Dopo aver analizzato da diverse angolazioni l’esito dello US Open 2020, abbiamo deciso di iniziare a ‘scongelare’ dall’archivio degli articoli non ancora pubblicati, alcuni pezzi di approfondimento buoni per tutte le stagioni.

Questo venerdì abbiamo selezionato la traduzione di uno straordinario articolo comparso sul Telegraph ad opera di Simon Briggsqui l’articolo originale (accessibile solo agli abbonati) – prima della disputa del Roland Garros 2021, torneo in cui Nadal è stato sconfitto da Djokovic. Il tema è la biomeccanica del dritto di Rafael Nadal, un tema pluri-dibattuto ma forse mai con questa profondità. [NOTA: questo pezzo è stato pubblicato prima del Roland Garros 2021, e i dati numerici sono stati modificati per tenere conto dei risultati del 2021]


Il momento meccanico non è mai stato un processo privo di sforzi, per Rafael Nadal, ma è il fulcro della sua vita sportiva. Bicipiti delle dimensioni di una padella, una racchetta più leggera della media e uno swing di dritto non convenzionale, inclinato all’indietro, lavorano tutti allo stesso scopo: far ruotare una pallina da tennis come una se fosse una banderuola durante una tempesta. Il suo dritto rivoluzionario è stato molto ammirato ma molto poco imitato, forse perché sembra strano e scomodo.

 

Guardando Roger Federer scivolare nel suo movimento di diritto, si potrebbe pensare ad un bagnante spensierato mentre lancia un sasso sul pelo dell’acqua. Nadal è più simile a un gladiatore impegnato nel lancio del disco, con una pletora di grugniti e faticosi sforzi a far da contorno. Ma i risultati parlano da soli, soprattutto sulla terra battuta. Non solo i 62 titoli su questa superficie – che rappresentano il 70 per cento del totale delle vittorie complessive dello spagnolo – ma l’assurdo record di 105 a 3 fra vittorie e sconfitte al Roland Garros (quest’anno Nadal ha subito la sua terza sconfitta a Parigi, mancando l’appuntamento col 14° titolo, ndr)

Per me, questa è la statistica più straordinaria in tutti gli sport“, afferma Mark Petchey, ex numero 1 britannico, ora commentatore, esperto e analista. “Quante volte Rafa ha dovuto affrontare il dolore o una giornata no? A Parigi, il suo gioco di livello C batte il gioco di livello A degli altri, e tutto questo ruota attorno al suo dritto. È spettacolare, ma soprattutto è anche incredibilmente robusto, perché il topspin gli dà bersagli più grandi e margini più ampi rispetto a chiunque altro”.

RENDERE OGNI COLPO INGIOCABILE

Perché il topspin? Perché dà sicurezza. Puoi colpire la palla in alto sopra la rete, facendo affidamento sull’effetto Magnus – che fa curvare la traiettoria di una palla rotante verso la stessa direzione della sua rotazione – per farla ricadere prima della linea di fondo (Ubitennis ne ha parlato in questo articolo). Ci sono pro e contro. Un colpo piatto, simile a un laser, come quelli che usava Maria Sharapova, procederà più rapidamente di una palla in rotazione, specialmente su una superficie liscia come l’erba. Ma i margini di errore di Sharapova erano minuscoli, e il suo bersaglio sul campo era una fessura delle dimensioni di una cassetta della posta in cima alla rete.

Nadal mira verso una di quelle doppie porte che permettono di accedere ad una stalla, con la metà superiore spalancata. Un secondo vantaggio del topspin pesante è che la palla si alza più rapidamente quando rimbalza, perché atterra con un angolo molto più scosceso. Questo aspetto è enormemente amplificato sulla terra battuta, dove ogni impatto lascia un minuscolo cratere nella superficie. I dritti di Nadal rimbalzano infatti meglio di chiunque altro. Sulla terra battuta, l’altezza media del rimbalzo porta i suoi avversari a dover colpire da una altezza di 64 pollici (162 cm), molto al di sopra della zona di attacco ideale e quasi il doppio di quella che sarebbe su un campo in cemento (33 pollici, 83 cm). La maggior parte dei professionisti si sente a suo agio con i dritti alti, ma il rovescio a una mano è una questione diversa, come ha scoperto Federer a sue spese. Sebbene uomini alti come Stefanos Tsitsipas (193 cm) siano in una posizione migliore per farcela, per ribattere un colpo del genere è comunque preferibile un rovescio a due mani.

Stefanos Tsitsipas si trova a colpire all’altezza della spalla – Australian Open 2021 (via Twitter, @australianopen)

Con la palla che rimbalza sopra l’altezza della sua spalla, anche un grande giocatore di rovescio come Novak Djokovic deve arrampicarsi per controllare il colpo. Una palla con meno topspin rimbalzerebbe più in basso, nella hit zone preferita dell’avversario. Questo spiega perché Novak Djokovic ha ottenuto solo otto vittorie (su 27 tentativi, anche se l’ultima al Roland Garros 2021 ha un grande peso, ndr) contro Nadal sulla terra battuta. Anche se equipaggiato con il rovescio bimane più versatile del gioco, Djokovic riesce a vincere solo poco più di una partita su quattro.

LO “STRANO TRUCCO” CHE CONTRADDISTINGUE NADAL

Diamo un’occhiata alla meccanica dello swing di diritto di Nadal. Inizia con il peso sul piede posteriore (il sinistro). Il ginocchio della gamba sinistra in questa postura è profondamente piegato e il gomito sinistro è nascosto dietro di lui, con la mano sinistra vicina al fianco. In un fermo immagine, potrebbe sembrare un cowboy che sta per estrarre una sei colpi. Poi arriva l’azione d’impatto: non un movimento in fluido e in avanti come per il dritto di Federer, ma un violento sussulto verso l’alto mentre il braccio sinistro arriva come una frustata dal basso verso l’alto e termina in quel caratteristico movimento ad elicottero intorno alla sua testa. Guardando Nadal di lato, la componente orizzontale dello swing è meno evidente di quella verticale. Questo colpo è una macchina che genera topspin.

La racchetta di Nadal arriva sopra la spalla destra prima di ruotare attorno alla testa – essendo mancino, la racchetta finisce sopra la spalla sinistra dopo una sorta di arabesco. Ora, qualsiasi giocatore anche mediocre può eseguire ciò che è variamente noto come “reverse forehand”,  “lasso forehand” o “buggy whip” (frustino per cavalli). Di solito è una manovra difensiva, deviando la palla sopra la rete con un pesante topspin senza importare molta velocità. Per un mancino, la racchetta sale bruscamente e finisce in un movimento circolare sopra la stessa spalla sinistra.

Ed è qui che Nadal mostra di appartenere ad una classe tutta sua. Per prendere in prestito il linguaggio del clickbaiting, si può dire che Nadal “usi uno strano trucco”. Incontra la palla molto avanti, in una classica posizione di impatto, mentre continua a frustare verso l’alto ad alta velocità – cosa che nessun altro ha imparato a fare. La sua racchetta continua quindi ad accelerare verso la spalla opposta – la spalla destra – fino al punto in cui il suo braccio non può più estendersi ulteriormente, chiudendo con il caratteristico elicottero.

Il reverse forehand di Nadal – Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

È un’illusione ottica“, dice Petchey. “Vedi persone che cercano di emulare il dritto di Rafa e non hanno idea di dove impatti la pallina, perché succede tutto così velocemente. Ma ci sono enormi vantaggi nel portare la racchetta davanti prima dell’impatto, principalmente perché ti dà molto più spazio – almeno 30 cm – per accelerare dalla posizione iniziale. Hai bisogno di un braccio incredibilmente veloce per ottenere questo movimento, motivo per cui la racchetta di Rafa è insolitamente leggera. Inoltre, fisicamente è un mostro“.

Quando si trova sul campo di allenamento, Nadal tende a colpire il diritto del 20% più forte di quanto non faccia durante una partita. Impiega anche uno swing leggermente diverso, finendo con la racchetta avvolta dietro la sua spalla destra anziché sopra la sua testa. L’equilibrio cinetico si inclina quindi verso più velocità, meno spin. Ma non appena l’arbitro chiama “Play”, torna a un approccio più sicuro e verticale. Questo percorso di oscillazione unico è anche la spiegazione dell’enorme bicipite sinistro di Nadal, secondo Jez Green, il preparatore che lavora con Alexander Zverev. “Lo schema è ‘carica ed esplodi“, afferma Green. “Rafa affonda l’anca posteriore, poi risale con le gambe. Nel frattempo, il braccio sta tirando la racchetta verso l’alto, e questa è la funzione cui è chiamato il bicipite. L’intero movimento è così raccolto che, quando finisce, ha a malapena bisogno di eseguire un recovery step”.

LA STRATEGIA CHE AMMANETTA GLI AVVERSARI

In termini scientifici, Nadal sta impartendo due componenti principali della forza. Una è il momento meccanico, mentre l’altra è più lineare, anche se un fisico potrebbe cavillare sul fatto che l’energia si perde anche in sottoprodotti come il calore e il suono, specialmente quando il suo dritto rimbomba come un cannone.

Qui arriva lo scambio più importante. Più energia investe Nadal nella rotazione, facendo contatto verticalmente, meno gliene rimane per accelerare in avanti. Quando non si sente sicuro, tende ad acquistare ulteriore sicurezza enfatizzando eccessivamente il topspin – in queste situazioni la palla atterra corta e viaggia relativamente lenta. Ne abbiamo visto un esempio sulla terra battuta di Madrid quest’anno: Nadal è stato battuto da Zverev – un gigante di 1.98 con un servizio mostruoso – in due set. A Nadal non è mai piaciuto giocare nell’altura di Madrid, dove i servizi viaggiano più velocemente e l’effetto Magnus è smorzato dall’aria più rarefatta. Ha vinto Madrid “solo” cinque volte, mentre il suo bottino di titoli negli altri tre principali tornei europei su terra battuta (Monte Carlo, Barcellona, ​​Roland Garros) è in doppia cifra. Queste statistiche non sono coincidenze: rappresentano la fisica del tennis in azione.

Il Roland Garros chiude la sequenza europea, come un boss di fine livello in un videogioco. Avendo padroneggiato l’arte del picco di prestazione in vista di Parigi, Nadal arriva invariabilmente con un dritto tirato a lucido, offrendo il massimo mordente possibile. Qui, sul campo Philippe Chatrier, una delle arene di gioco più grandi del tour, Nadal accede a parti del campo che altri giocatori non possono raggiungere.

A Rafa piace indietreggiare nella classica posizione spagnola dove non è esattamente nel mezzo della linea di fondo, ma un paio di passi verso il suo angolo di rovescio“, afferma Petchey. “Se colpisce un dritto da lì, ha due opzioni molto diverse. Può colpirlo a sventaglio, diagonalmente lontano da sé stesso, facendolo affondare dopo la rete in modo che atterri molto corto in campo e raggiunga un angolo incredibilmente acuto; oppure può andare lungolinea, ciò che chiamiamo dritto ‘inside-in’. Per ottenere questo effetto, cerca un colpo alto ma anche profondo, con il rimbalzo che si allontana dal ricevente. Se destrorso, l’unica opzione che hai è un rovescio difensivo sopra la spalla. Il topspin amplia letteralmente il campo, sballottandoti in giro, ammanettandoti in modo che tu non possa ferirlo. Ha molte più opzioni di te, e sa benissimo che gli serve solo il 51 per cento dei punti per vincere”.

Rafa Nadal – Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

L’UNICO MODO PER FARLO SBAGLIARE

Potremmo pensare a Nadal come a un superuomo che massacra gli avversari tirando vincenti da ogni posizione a Parigi, ed in effetti quasi sempre vince in meno di due ore in questo modo. Ma quando la sfida è più lottata, si accontenta di ridurre sistematicamente e gradualmente i suoi avversari all’impotenza. “La sua mentalità è perfetta perché si gode l’intera esperienza della sofferenza“, afferma Green. “Se comincia a prendere vantaggio diventa ultra-aggressivo e farà del suo meglio per vincere 6-0, 6-0, 6-0 (che in realtà è il suo modo di mostrare rispetto per i suoi avversari), ma ama anche quella sensazione tipica della terra battuta del costruire punti lentamente, sfornando vittorie di puro sforzo, prendendo la strada più lunga”.

Si può notare questa forma mentis nella risposta di Nadal quando una volta gli è stato chiesto di un miracoloso vincente di diritto sulla linea. ‘È stato un colpo fortunato’, ha risposto. ‘Preferisco i diritti per i quali so che la palla entrerà’”. Ecco la radice della sua continuità. Piuttosto che cercare colpi spettacolari, Nadal preferisce far girare a vuoto i propri avversari assumendo il minimo rischio. Nella maggior parte dei casi, sono loro a perder la pazienza per primi.

Allora come batterlo? Le palle alte non servono a molto perché è cresciuto sulla terra, con il suo caratteristico rimbalzo ripido. Le palline basse, in particolare gli slice, sono anche peggio.

Normalmente, ti piace che il tuo avversario entri in contatto al di sotto dell’altezza della rete“, afferma l’allenatore inglese Calvin Betton. “È come una squadra di calcio che mette la barriera davanti a un calcio di punizione; stai sfidando l’attaccante a far salire e scendere la palla abbastanza velocemente da segnare. Questo non funziona con Rafa, però. Con la frusta che mette sul dritto, è in grado di banchettare sugli slice. Può metterli dove vuole – e questo toglie a Roger Federer uno dei suoi schemi preferiti. In effetti, Roger ora ha rinunciato alla sua risposta standard di rovescio slice quando gioca con Rafa, e ha iniziato invece ad aumentare i colpi in topspin da entrambi i lati, dritto e rovescio”.

Negli ultimi anni, l’unica tattica che ha preoccupato costantemente Nadal è l’uno-due di Djokovic. Per prima cosa, Djokovic lo butta fuori dal lato del rovescio, quindi reindirizza la palla sul lato di diritto così rapidamente che Nadal deve colpire sempre in corsa – sembra abbastanza facile sulla carta, ma solo Djokovic ha la precisione e l’equilibrio per farlo regolarmente contro i colpi da fondo del dritto serpentesco di Nadal. È un approccio coraggioso, perché sembra sfidare Nadal nel suo campo: il dritto in corsa lungolinea è il suo colpo più spettacolare, come c’insegna YouTube. Ma non è affidabile come un dritto convenzionale, perché non gli consente di salire sulla palla in modo così efficace durante lo sprint, perdendo così l’amato margine di sicurezza.

Può anche essere che Nadal non si muova rapidamente verso sinistra a 36 anni come avrebbe potuto fare a 20. Un report di Golden Set Analytics ha scoperto che in passato era il secondo migliore in tour – dopo Djokovic – nel colpire i dritti in corsa, quasi sfidando gli avversari a giocare in quella zona. Ora non è più tra i primi dieci in questa categoria, e un attacco profondo al suo dritto in corsa sta producendo meno vincenti e più errori rispetto al passato. Tuttavia, queste crepe non danno comunque molto margine agli avversari.

Sul rosso Nadal è l’equivalente di Smaug – il drago di JRR Tolkien, la cui unica debolezza era la toppa nuda nell’incavo del suo pettorale sinistro. Il divario era talmente esiguo che solo un grande arciere l’avrebbe potuto colpire, e solo una volta. Eseguire lo stesso schema più e più volte, come è necessario per vincere una partita al meglio dei cinque set al Roland Garros, è praticamente impossibile. Il che ci riporta al punto centrale di Petchey: il topspin dà a Rafa “bersagli più grandi e margini più ampi di chiunque altro. Aspettiamoci che il suo dritto metta di nuovo a ferro e fuoco Parigi.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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Indagine esclusiva: il tennis ha un problema di inclusività nei confronti della comunità LGBT+?

È solo una coincidenza il fatto che nel circuito maschile non ci siano giocatori che abbiano fatto coming out, oppure c’è una ragione più significativa con cui il mondo del tennis dovrebbe fare i conti?

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Alison Van Uytvanck - WTA Budapest 2019 (foto via Twitter @HUNgarianTENNIS)

Il tema dell’inclusività continua ad essere centrale nella conversazione tennistica. Per questo motivo abbiamo deciso di riproporre in italiano un’intervista di inizio 2021 di Adam Addicott a diversi addetti ai lavori su questo tema. Seguirà nei prossimi giorni la traduzione di un altro articolo comparso su Ubitennis.net, nel quale abbiamo approfondito le modalità tramite cui l’ATP si sta muovendo per rendere l’ambiente più accogliente per gli appartenente alla comunità LGBT+.

Qui potete leggere l’articolo originale di ubitennis.net

Il tennis ha una reputazione illustre nel campo della rappresentatività LGBT+ rispetto ad altri sport. Billie Jean King, il cui orientamento sessuale è stato reso pubblico dai media nel 1981, ha giocato un ruolo determinante nella creazione del circuito WTA e nella campagna per la parità dei montepremi, sottolineata dal suo famoso match contro Bobby Riggs, la “Battle of the Sexes”. Sempre nel 1981, Martina Navratilova ha fatto coming out; nonostante fosse una delle più grandi star del tennis, la pluricampionessa Slam ammette di aver perso contratti di sponsorizzazione per via del suo orientamento sessuale. Oggigiorno la situazione e la promozione di giocatori LGBT+ sono migliorate, ma è necessario fare qualcosa in più?

 

Negli ultimi anni il tennis ha aderito in maniera incostante alla campagna Rainbow Laces, con il forte sostegno della British Lawn Tennis Association. L’iniziativa è nata dall’associazione LGBT+ Stonewall ed era inizialmente rivolta nello specifico alla Premier League. L’idea è di far indossare ai giocatori lacci delle scarpe color arcobaleno così da sensibilizzare sul tema della rappresentatività LGBT+ nello sport. L’efficacia nel contrastare l’omofobia rimane discutibile.

“Nel Regno Unito le squadre hanno supportato Rainbow Laces per gli ultimi sette anni, eppure il linguaggio omofobico rimane diffuso. Due terzi dei calciatori adolescenti e quasi metà dei rugbisti maschi hanno ammesso di aver usato recentemente linguaggio omofobo verso i compagni (ad esempio, frocio [fag nell’originale, NDT]) che in genere fa parte del loro gergo e senso dell’umorismo. A livello amatoriale, gli uomini gay e bisessuali rimangono invisibili”. Così scrive in una relazione Erik Denison del Laboratorio di Ricerca delle Scienze Comportamentali dell’università Monash. “Comunque, ricerche recenti suggeriscono che spostare l’attenzione dell’attuale campagna Rainbow Laces, che è ancora in corso, dalle squadre professionistiche allo sport amatoriale potrebbe aiutare a risolvere questi problemi. Dobbiamo anche cambiare qualcosa nell’istruzione che viene impartita”.

È importante prendere con le pinze la conclusione di Denison visto che il suo giudizio si basa solamente su sport di squadra e non sul tennis. Alcune delle sue conclusioni potrebbero ovviamente essere applicabili al tennis, ma non si sa chiaramente fino a che punto. Se l’approccio di Rainbow Laces non aiuta in qualche modo la comunità LGBT+ e quindi i giocatori che tengono nascosto il proprio orientamento, i vertici del tennis dovrebbero fare di più per promuoverlo? Ubitennis ha contattato tre organi di governo per raccogliere i loro punti di vista, e tutti e tre si sono detti a favore della partecipazione dei giocatori.

Un portavoce ATP ha dichiarato a Ubitennis che “il lavoro che la Premier League e Stonewall stanno facendo per aumentare la consapevolezza verso l’inclusione LGBT+ dà un grande esempio, e noi supporteremmo assolutamente qualsiasi giocatore ATP desideroso di sostenere un’iniziativa del genere o di esprimersi personalmente. Crediamo che il tennis giochi un ruolo importante nella promozione dell’inclusività nello sport e in tutta la società, e nel 2020 Tennis United è stato uno strumento attraverso cui l’ATP ha dato spazio alle opinioni su questo importante tema. L’ATP ha indirizzato i suoi sforzi per un cambiamento positivo con il programma ATP Aces For Charity, che si occupa di varie cause, e al momento stiamo valutando il nostro approccio complessivo su questo tema”.

Al contrario della controparte femminile, al momento non c’è alcun giocatore apertamente membro della comunità LGBT+ nel circuito ATP, e nella storia ce ne sono stati pochi. Bill Tilden, vincitore di 10 titoli del Grande Slam negli anni 20, ha lottato con la sua sessualità in un periodo in cui il sesso tra gay era illegale e non tollerato dalla società. Più recentemente l’americano Brian Vahaly, ex top 100 nei primi anni 2000, ha fatto coming out ma solo dopo il suo ritiro dal tennis.

La WTA fa notare di aver lavorato con l’ATP nella scorsa stagione e di aver affrontato le questioni LGBT+ durante lo show “Tennis United trasmesso online. Un comunicato afferma che “la WTA è stata fondata su principi di uguaglianza e pari opportunità, assieme al progresso e alla positività, e supporta e incoraggia con tutto il cuore l’impegno verso iniziative LGBT+ di giocatori, membri dello staff, partner e appassionati. La WTA sostiene progetti LGBT+ degli Slam e degli altri tornei sia dal punto di vista finanziario che logistico, fa sentire le voci delle nostre atlete sull’argomento grazie alle piattaforme globali del circuito, e ha sensibilizzato incorporando lo spirito LGBT+ nella nostra identità aziendale a giugno, su tutte le nostre piattaforme globali. Nonostante le sfide del 2020, quest’anno abbiamo celebrato il mese dell’orgoglio LGBT+ con una serie di podcast e articoli sul web, abbiamo intervistato ospiti provenienti dalla comunità LGBT+ durante lo show virtuale Tennis United di WTA e ATP, e attraverso la collaborazione di WTA Charities con You Can Play, abbiamo donato equipaggiamento e fatto donazioni, mentre le giocatrici hanno partecipato ad un gruppo di discussione virtuale”.

L’ITF è responsabile per la supervisione della gestione del circuito juniores, della Coppa Davis, della coppa Billie Jean King (la vecchia Fed Cup) e del torneo olimpico. Un portavoce ha dichiarato che la ITF supporterà qualsiasi campagna contro le disparità nel tennis facendo riferimento alla campagna Advantage All, che punta a “sviluppare e sostenere il tennis come uno sport a vantaggio equo per tutti”: “Il tennis ha una lunga e illustre storia di atleti in prima linea come portavoce di cambiamenti sociali positivi, che hanno usato la loro voce e i loro canali di comunicazione per sensibilizzare. Noi sosterremo le iniziative che ribadiscono il messaggio positivo che il tennis è uno sport equo, aperto a tutti”.

È NECESSARIO FARE DI PIÙ?

Visto che ATP, WTA e ITF sembrano incoraggiare entusiasticamente campagne come Rainbow Laces o simili, c’è una domanda chiave: il tennis deve lavorare di più sulle sue politiche di inclusione LGBT+?

Dal punto di vista accademico ci sono stati pochi studi condotti in questo campo negli ultimi anni, ma un gruppo di ricercatori in Australia ha cambiato le cose: Ryan Storr, Jessica Richards e Gina Curro della Western Sydney University sono le menti dietro a “Game On”, uno studio di 31 pagine che esplora l’inclusione LGBT+ nel sistema del tennis australiano. Hanno concluso che “uno dei messaggi più chiari provenienti dai dati della relazione è che molti partecipanti hanno avuto esperienze iniziali negative nello sport, e hanno un forte desiderio di poter giocare e dedicarsi al tennis in un ambiente sicuro e proattivo”. Hanno inoltre scritto: “Quindi un messaggio chiave da tenere a mente per coloro che lavorano nel tennis e operano per facilitare l’inclusione LGBT+ è che quei giocatori, e gli uomini gay in particolare, non arrivano al tennis con un foglio bianco, ma bensì con esperienze ed emozioni negative quali paura del giudizio, vergogna e stigma, nonché poca autostima riguardo alle proprie abilità di gioco (ad esempio per via dello stereotipo secondo cui le persone omosessuali non sono brave negli sport)”.

La ricerca non riguarda il tennis professionistico, ma bensì quello amatoriale. Ad ogni modo, alcuni di questi punti chiave possono essere facilmente estrapolati per migliorare l’approccio ai giovani tennisti, in particolare quello dei giocatori adolescenti che intendono praticare lo sport a livello professionistico ma potrebbero nutrire riserve per via del loro orientamento sessuale. Uno studio condotto da un gruppo di accademici italiani ha rivelato che gli uomini gay hanno più probabilità di smettere di giocare per via di “un timore di essere vittime di bullismo e una maggiore pressione familiare a conformarsi a sport più mascolini”.

Queste “esperienze negative” sono state raccontate in precedenza dall’ex N.63 ATP Vahaly, che ha dichiarato ad atptour.com quanto segue: “Non ho mai sentito di avere persone nello sport con cui potessi parlarne, perché sapevo che era un ambiente iper-mascolino e intenso e sapevo che non avrebbero capito. Francamente è anche difficile essere vulnerabili davanti a giocatori con cui sei in competizione, perché stiamo combattendo per lo stesso assegno. È una cosa che ho dovuto inevitabilmente accettare”.

Il tennis è storicamente stato sempre un ambiente accogliente per esponenti LGBT+ e sono state condotte diverse campagne a riguardo. Fra questi, gli eventi di maggior successo sono quelli di LBGTennis di Nick McCarvel, in cui le persone possono discutere di argomenti legati alla comunità gay; sono organizzati in concomitanza dei maggiori tornei di tennis, e in passato hanno ospitato figure quali Kevin Anderson. “C’è un po’ di conservatorismo nello sport, e questo va bene, ma se hai la possibilità di essere il vero te stesso sul campo, negli spogliatoi, in sala stampa, nei corridoi degli stadi degli Slam in giro per il mondo – è una cosa veramente, estremamente importante”, ha dichiarato McCarvel a Ubitennis l’anno scorso.

Però sembra ancora esserci una certa distanza su questo argomento se si pensa agli enti governativi del tennis. Forse ci vorrà che qualcuno di essi prenda l’iniziativa per mettere in moto gli altri, una cosa che gli autori di “Game On” sperano possa accadere presto. Gli autori concludono che “Tennis Australia dovrebbe usare le sue piattaforme e mostrare alle persone LGBT+ in Australia e nel resto del mondo come il tennis sia uno sport in cui si può essere sé stessi, accettati e accolti per ciò che si è. Sii te stesso e gioca a tennis”.

COME ANDARE AVANTI?

Forse la direzione più giusta da prendere dovrebbe essere indicata dalle esperienze dei pochi giocatori dichiaratamente omosessuali che sono già nel circuito. Tara Moore ha come best-ranking il numero 145 al mondo, e ha vinto nove titoli ITF. Moore ha scritto per e-mail a Ubitennis che “quello che le squadre di calcio e la Football Association stanno facendo con Rainbow Laces e Rainbow Bands è una grande iniziativa, e mette in luce l’inclusività e soprattutto l’accettazione all’interno del loro sport. Nel tennis, anche se siamo accettati dai nostri colleghi, credo che la WTA e la ATP potrebbero adottare qualcosa di simile ai lacci arcobaleno e far parlare del tema i loro giocatori più in vista. Il fatto che negli sport maschili ci siano così pochi gay dichiarati parla chiaro, c’è ancora uno stigma a riguardo”.

I discorsi di Moore su un potenziale stigma causano preoccupazione in molti, incluso Ryan Storr, che sottolinea come un atleta che provi a nascondere la propria sessualità potrebbe avere un impatto negativo sulle sue prestazioni.  

Parlando con Ubitennis, Storr fa notare come il tennis sia uno sport popolare tra gli uomini gay nonostante la mancanza di giocatori gay dichiarati. “Una cosa evidente è la quantità di uomini gay nel campione, quindi sappiamo che gli uomini gay sono attratti dal tennis, ma ai livelli più alti non fanno outing”, ha commentato sulla sua ricerca per lo studio Game On. “Confrontiamoli però con le donne, tra cui ci sono moltissime giocatrici di punta dichiarate, sia presenti che passate (Demi Schuurs, Sam Stosur) rispetto a pochi uomini, sotto i riflettori soprattutto dopo aver fatto coming out. Jan-Michael Gambill posta regolarmente su Instagram riguardo al suo compagno, ma non ci sono molti articoli in cui parli della propria omosessualità. Brian Vahaly ne ha parlato e adesso ha anche una famiglia. Una cosa da sottolineare è che quando atleti professionisti uomini devono nascondere la loro identità e chi sono veramente, questo avrà senza dubbio un impatto sulle prestazioni”.

L’anno scorso la International Review for the Sociology of Sport ha pubblicato uno studio che ha rilevato come gli atleti tendano ad essere più felici e ad avere più fiducia in sé stessi dopo aver fatto coming out. Tali scoperte sono basate sulle testimonianze di 60 atleti che sono state pubblicate su outsports.com. Storr spiega che “quando i giocatori possono essere sé stessi e fare outing, c’è un impatto positivo sulle persone LGBT+ che può attirarle verso lo sport, visto che hanno la percezione che esso sia accogliente. Se gli organi direttivi vogliono far crescere il loro giro di affari, vendere più biglietti, attrarre più fans, e sviluppare un vero business case, devono mostrare di essere inclusivi, e i loro giocatori sono il maggior punto di forza per vendere. Dovrebbero fare tutto quel che è in loro potere per aiutare i giocatori ad essere sé stessi, pubblicizzarli adeguatamente e supportarli”.

Riguardo a quanto dovrebbe essere fatto, una raccomandazione per gli organi direttivi del tennis è di mettere in atto una strategia pensata nello specifico per le persone LGBT+ così da attirarle verso lo sport. Da qui l’importanza di una campagna come Rainbow Laces, almeno in una certa misura. Stanno perdendo per strada un gruppo di talenti LGBT+, se tali atleti non percepiscono il mondo del tennis come sicuro e accogliente. Ma consideriamo che dalle stime le persone LGBT+ risultano essere, nelle società occidentali, circa il 10-15 percento della popolazione. Da organizzazione sportiva globale non possono ignorare e non coinvolgere e promuoversi verso una così larga parte della popolazione”, spiega ancora Storr. “Ecco perché eventi come quello gestito da Nick McCarvel e l’Australian Open (il Glam Slam e la Pride Arena) sono così importanti per promuovere e in ultimo comunicare che il tennis, o qualsiasi organizzazione tennistica, sono accoglienti e vogliono che le persone LGBT+ si sentano coinvolte e sappiano di essere supportate”.

Ci sono oltre 1500 giocatori con un ranking professionistico nel circuito ATP, ma nessuno di essi è apertamente LGBT+. Forse, come con la Premier League, ci vuole una prima persona coraggiosa che faccia outing e inizi il cambiamento. Ad ogni modo, è chiaro che serva fare di più.


Traduzione a cura di Alberto Tedesco

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Flash

WTA Lussemburgo: Tauson sorprende Alexandrova. Avanti anche Cornet

La diciottenne danese elimina la testa di serie numero quattro al tiebreak del terzo. Comoda vittoria per la francese che rifila un doppio 6-3 a Minella

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Prima giornata di ottavi di finali al WTA di Lussemburgo, anche se in verità si è giocato anche un incontro di primo turno (il tabellone è da 32 giocatrici), quello vinto da Marie Bouskova ai danni di Zhang Shuai. La ceca portato a casa il match in tre set, mancando qualche chance per chiudere in due e soffrendo più del dovuto nel terzo, mentre la cinese, fresca campionessa in doppio dello US Open, non ha mai trovato continuità. Vinto il primo set 6-2, Bouzkova ha perso al tiebreak un lottatissimo secondo parziale nel quale entrambe hanno avuto (e non concretizzato) molte palle break: 0/5 per Zhang, 0/7 per la ceca. Nel terzo, Bouzkova è andata avanti 3-1, ma si è fatta riprendere e addirittura ha rischiato di finire sotto di un break. Scampato il pericolo, la ceca ha strappato lei la battuta all’avversaria e ha posto fine alla partita.

Chirurgica vittoria per Liudmila Samsonova, che è venuta a capo di una buona Oceane Dodin vincendo entrambi i tiebreak. Il primo set è finito nelle tasche della russa dopo 72 minuti di battaglia, fatta di break e controbreak: cruciale probabilmente la palla break salvata nel nono gioco, che avrebbe mandato Dodin a servire per il set. Nel secondo i game sono filati via più lisci e, al momento della verità, Samsonova ha rapidamente preso il largo 5-1, senza più voltarsi indietro. Avanti in due set, pur soffrendo molto meno, pure Alizé Cornet, che ha rifilato un doppio 6-3 a Mandy Minella.

Bel successo anche per la diciottenne Clara Tauson, in periodo nel quale le classe 2002 stanno cominciando a brillare (vedasi finale femminile dell’ultimo US Open). La danese ha vinto in tre set contro la numero 33 WTA e testa di serie numero 4 del torneo, Ekaterina Alexandrova, dando prova di grande carattere. Dopo aver fatto proprio il primo set in maniera convincente, Tauson si è vista raggiungere e superare dall’avversaria, che nel terzo si è presa un vantaggio di tre giochi a uno. La reazione della giovane danese non si è fatta attendere ed è culminata in un tiebreak pressoché perfetto, concluso con un netto 7-1.

 

Il tabellone completo

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