Golarsa: «I big si muovono. Ora il tennis può salvarsi» (Facchinetti). Panatta: «Tennis anni '70, un circo giorno e notte» (Crivelli). Agassi, non solo Peter Pan (Azzolini)

Rassegna stampa

Golarsa: «I big si muovono. Ora il tennis può salvarsi» (Facchinetti). Panatta: «Tennis anni ’70, un circo giorno e notte» (Crivelli). Agassi, non solo Peter Pan (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 26 aprile 2020

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Golarsa: «I big si muovono. Ora il tennis può salvarsi» (Andrea Facchinetti, Il Giorno)

Il Covid-19 ha messo anche il mondo del tennis in un cassetto, ma Laura Golarsa non si arrende. La 52enne milanese, quartofinalista a Wimbledon nel 1989 e numero 39 del mondo nel 1990, dirige a Milano un’accademia che porta il suo nome e continua a rimanere a contatto con il suo mondo: ha creato una chat con altre ex tenniste in cui raccontano le proprie esperienze di questa tragedia… «Sono in contatto con ex compagne come Reggi, Cecchini, Farina e Garrone, ma anche ragazze spagnole, argentine, romene, tutte con testimonianze drammatiche, si tratta di un modo per scacciare l’incubo, in noi c’è la convinzione che usciremo da questa situazione».

Tre big del tennis mondiale Djokovic, Nadal e Federer sono scesi in campo con alcune proposte per aiutare i colleghi in difficoltà: cosa ne pensa?

 

Fa piacere che i giocatori più forti si siano mossi. In loro c’è la volontà di aiutare il mondo che li ha resi famosi, di restituire qualcosa a chi vive nel limbo. Il n°400 del mondo se non gioca i campionati a squadre con cui guadagna, fatica ad arrivare alla fine della stagione, e con la situazione attuale il rischio di andare incontro alla morte del tennis è concreto. Poi spetterà al governo del tennis supportato dai big che sappiamo essere ormai trainanti e magari dai primi 100 della classifica Atp, far si che la sofferenza economica diventi sopportabile.

Federer ha auspicato anche l’unione fra Atp-Wta in un prossimo futuro.

La sua è stata un’uscita inaspettata ma gradita. In realtà il mondo Wta è da qualche anno integrato parzialmente dal calendario maschile, con l’introduzione dei tornei combined. Le donne stanno attraversando un periodo transitorio, credo che il tennis unito sotto un’unica bandiera ha solo da guadagnarci.

Lo stop dei calendari fino al 18 luglio basterà?

Secondo me fino a settembre sarà difficile vedere del tennis giocato. C’è un mondo che va oltre al semplice gioco fatto di viaggi, contatti fra la gente e pubblico che non può essere messo da parte. Finché non si sarà risolta totalmente questa situazione, credo che la salute di tutti noi debba rimanere la cosa più importante. Esiste tuttora una situazione di confusione generale, in cui il mondo del tennis ha dato prova di intelligenza, pacatezza e responsabilità, nello stesso modo dovremo continuare a comportarci per l’attività di base, anche se i sacrifici richiesti sono tanti. […]

Panatta: «Tennis anni ’70, un circo giorno e notte» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Favolosi quegli anni. Il mito dei ’70 è immortale, con le rivoluzioni sociali ed economiche che si accompagnavano a un fermento mai più visto e vissuto nella cultura, nella musica, nello sport. Un cambiamento epocale di prospettiva che ha finito pure per rovesciare l’immagine del tennis, trasformandolo in un fenomeno popolare di massa. Perciò, la mobilitazione globale e l’ondata di affetto mista ai ricordi sollevata dalla malattia di Guillermo Vilas (soffre di demenza senile) dimostra una volta di più che i giocatori di quel periodo sono entrati nell’immaginario collettivo come icone pop. E ci resteranno per l’eternità. Adriano Panatta di quella stagione è stato un simbolo, anche fuori dal campo. A Vilas, tra l’altro, lo lega una memoria indelebile, la vittoria nella finale di Roma del 1976: «Sono molto triste per lui. Guillermo, come tutti gli altri campioni dei miei tempi era uno di noi, un amico, nonché un atleta straordinario. Si dilettava con la poesia, sinceramente non so valutarne il valore artistico, ma una volta, per prenderlo un po’ in giro, prima di una partita Nastase gli prese un libretto e cominciò a recitare i suoi versi davanti al pubblico». L’aneddoto ci porta proprio in quel periodo magico, quando i più forti del mondo, pur rimanendo avversari, condividevano una visione spensierata del loro sport e vivevano l’agonismo anche come divertimento, da inseguire in campo ma anche nelle uscite comuni la notte. Così i Borg, i McEnroe, i Connors, i Nastase, i Gerulaitis, si sono ritrovati sulle copertine dei rotocalchi di tutto il mondo. Per Panatta, però, la popolarità che non li ha mai abbandonati è anche figlia di un diverso approccio alla competizione rispetto a oggi: «Noi stavamo tra la gente, avevamo un contatto continuo con il pubblico, quasi ci conoscevano di persona. Mi ricordo che spesso a Parigi, uscito dagli spogliatoi, mi facevo una camminata tranquilla tra i viali del Roland Garros in mezzo ai tifosi, magari mi prendevo un gelato scambiando quattro chiacchiere con loro. Adesso è impossibile, c’è un controllo quasi militare dei giocatori, che frequentano solo le zone loro riservate. Lo comprendo, ma tutto questo ha tolto armonia, quella che io chiamo la musica del tennis». Senza contare, tra l’altro, che ora i tennisti più forti viaggiano con staff numerosi: «È vero: noi eravamo ragazzi di poco più di vent’anni che giravano il mondo da soli, a parte Borg che aveva già l’allenatore e infatti rimaneva un po’ di più in disparte. Quindi era normale ritrovarsi la sera a cena, magari in un ristorante alla moda di Londra o di New York, era il modo per stemperare le tensioni della partita e di combattere la solitudine. Tante volte, però, i racconti di quegli anni sono un po’ romanzati. È vero che ci piaceva divertirci, ma eravamo anche professionisti seri e senza impegno e allenamento nessuno di noi avrebbe ottenuto risultati al top». Adriano racconta di quando a Marbella giocò un’esibizione con Borg: «C’erano in palio 30.000 dollari, la sera prima bevve molto e lo accompagnai io in albergo, lo lasciai in stanza sicuro che non si sarebbe ripreso. Il giorno dopo mi diede 6-2 6-1». Certo, poi c’era chi, come Gerulaitis, si gustava in pieno l’atmosfera frizzante della New York anni 70: «Vitas era un bravissimo ragazzo, ma al tempo stesso era figlio della città, frequentava lo Studio 54 e i locali più alla moda. Una volta, a Londra, mi invitò a una serata organizzata da suoi amici e senza saperlo mi ritrovai a casa di Mike Jagger, mentre in un’altra occasione, mentre eravamo a cena, mi portò al tavolo Andy Warhol». Di quell’allegra (e vincente) brigata, però, il legame più fervido di Panatta rimane quello con Nastase: «Non era cattivo, solo un gran casinista e il più simpatico. A volte ti indisponeva, e infatti credo abbia il record di avversari che avrebbero voluto menarlo, praticamente tutti quelli che lo hanno affrontato. Ma ha un cuore d’oro ed è fatto così, anche adesso che ha più di settant’anni: magari ti parla serio per cinque minuti e poi ti butta lì uno scherzo improvviso». […]

Agassi, non solo Peter Pan (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Bianco che più bianco non si può, Andre Agassi si presentò a Wimbledon come la pubblicità di un detersivo. C’erano state polemiche a Parigi, il presidente del tennis francese, Chatrier, lo aveva definito Cacatoà Fluo, lui di suo ci aveva messo la cresta mesciata, ma per lo sponsor era stato uno smacco. La risposta giunse ai Championships del mese successivo, era il 1992, con una mise altrettanto fluorescente, ma bianca. Il parrucchino fu radunato in una coda di cavallo che gli sortiva da dietro il cappellino, e tutti convennero che sull’aria da coatto non fosse possibile intervenire. Quando Andre fece le foto di rito con la Coppa, la sua fidanzata del momento, tale Wendy Stewart, non immaginava che quella vittoria avrebbe segnato la fine del loro rapporto, né che Andre Agassian, figlio di Mike, ex pugile iraniano alle Olimpiadi, cui avevano trascritto male il cognome al momento del suo ingresso negli Stati Uniti, fosse avviato a diventare un divo dello star system americano e anche del tennis. «Gioca come un maestro Zen». La frase è di Barbra Streisand. La cantante comparve al fianco di Andre nel 1993. Lei 51 anni, lui 23. Lo accompagnò a Wimbledon, ma Agassi non era più quello dell’anno prima. Lasciata la Streisand, Andre si affidò al fax per conquistare Brooke Shields, una frase d’amore a foglio, ventiquattro volte al giorno. Fu un lungo fidanzamento. Anche Brooke amava farsi riconoscere. Non applaudiva, fischiava, si portava le dita alle incantevoli labbra e tirava giù bordate che avrebbero fatto impallidire mister Trapattoni. I due si sposarono nel 1997 e due anni dopo già si parlavano tramite avvocati. Nei mesi trascorsi con Brooke, Agassi aveva quasi smesso di fare il tennista. Era stato numero uno la prima volta il 10 aprile del 1995. Nato povero il 29 aprile 1970, è diventato ricco 25 anni dopo. Ma in quei giorni il problema non si poneva. Aveva infilato il precipizio e a novembre 1997 navigava intorno al numero 141 della classifica. La “cura” cominciò dai challenger, dove lui giungeva con l’aereo privato e spendeva d’albergo il doppio del montepremi. Ma l’esperienza servì a rimettersi in carreggiata, e la carriera tornò a splendere nel giugno del 1999 con il successo nel torneo che lo aveva sempre respinto, il Roland Garros. Lo vinse anche Steffi Graf e i due, fino a quel momento colleghi, trovarono modo di conoscersi meglio. Lei accettò di trasferirsi a Las Vegas, rimase incinta, lasciò il tennis. Si sposarono nel 2001 a casa Agassi; quattro giorni dopo nacque Jaden Gil. Altri due anni e nel 2003 fu la volta di Jaz Elle. Durerà poco, scrissero in tanti. Infatti… Andre e Steffi sono ancora sposati, hanno dato vita a una delle coppie più stabili e (a sentirli) innamorate che il tennis abbia mai avuto. […] L’addio fu agli Us Open 2006, che appena l’anno prima l’avevano visto una volta di più in finale. Fu Steffi, con tata, carrozzina e figli al seguito, ad accompagnare Andre al passo d’addio. E per una volta, anche lei si commosse. Al centro del grande catino di cemento intitolato ad Arthur Ashe, Andre usci di scena contro B. Becker, un tedesco senza grandi pretese, appena 112 in classifica, con la B. che stava per Benjamin, né parente né amico del Becker quello vero, uno dei grandi rivali nel passato di Andre. Fu un torneo breve ma esaltante, nel quale Andre superò prima Pavel, poi Baghdatis prima di cedere a Becker (75 67 64 75), un match giocato in una straordinaria cornice di pubblico e concluso da una commovente standing ovation. In lacrime, Andre trasformò per l’ultima volta il suo stadio in una vasca ribollente di turbamenti e partecipazione, «una jacuzzi di emozioni» la definì. […] Il patrocinio di Steffi Graf fu utile per affrontare l’ultima mutazione della sua vita. Apparso sulle scene con un travestimento giovanilistico da tennista punk di periferia, Agassi è diventato col tempo un tennista pensante, capace di proporsi con autorevolezza ai suoi intervistatori, mille miglia lontano dal ritratto da inesausto protagonista di una vita da videogame in cui tutto sembrava correre oltre i limiti di velocità. Padre accorto di due bimbi da concorso, Andre affrontò l’ultimo passaggio della carriera con l’aura da gran saggio e l’autorevolezza di chi molto ha giocato, visto, guadagnato, vinto e sportivamente vissuto, ma chissà quanto immune dalle frustrazioni che l’uscita di scena gli avrebbe provocato. Andre, nel tennis, è stato davvero unico. Forse inarrivabile per qualità di gioco. Agassi merita di entrare a pieno titolo nella categoria degli innovatori, fra coloro che hanno giocato un tennis che prima non esisteva. Innovatore nei colpi e anche nei modi: i fondamentali spinti all’eccesso, il diritto paragonabile a un gran colpo di frusta, addirittura micidiale nella sua esecuzione da sinistra verso destra a uscire, il rovescio bimane secco e potente, l’anticipo naturale, hanno caratterizzato il suo gioco, più unico che raro […]

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Sinner, dopo il ritiro arriva il forfait. Djokovic trionfa e vede le Finals (Fiorino). Fenomeno Spagna terra di campioni (Martucci)

La rassegna stampa di lunedì 3 ottobre 2022

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Sinner, dopo il ritiro arriva il forfait. Djokovic trionfa e vede le Finals (Luca Fiorino, Corriere dello Sport).

Oltre al danno la beffa. Jannik Sinner ha dato forfait all’Astana Open, al via quest’oggi, a causa della distorsione alla caviglia destra riportata nella semifinale di Sofia. Jannik, che era stato sorteggiato nel quarto di Novak Djokovic e avrebbe dovuto debuttare con Oscar Otte, sarà sottoposto nelle prossime 48 ore a tutti gli accertamenti del caso (ecografia e risonanza) per valutare l’entità del trauma subito nella sfida con Holger Rune. Nella capitale bulgara, l’azzurro ha alzato bandiera bianca per la terza volta in stagione dopo i ritiri occorsi a Miami e Parigi. Gli intoppi patiti da Jannik nell’arco di questi dieci mesi sono stati di varia natura: dal covid alle vesciche ai piedi (problema risolto grazie a dei plantari specifici), dagli addominali all’anca, fino ad arrivare all’infiammazione al ginocchio e a quest’ultimo incidente alla caviglia.

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La prevenzione in casa Sinner resta massima da sempre. Malgrado l’assenza last minute dell’altoatesino, l’Italia sarà rappresentata nel ricco torneo kazako da Luca Nardi. Il pesarese, classe 2003, si è qualificato grazie al successo messo a referto ai danni di David Goffin, ex numero 7 ATP Il marchigiano, autore di una splendida prestazione contro il primo favorito del tabellone cadetto, si è imposto in rimonta con il punteggio di 3-6 7-6(3) 7-6(3) salvando complessivamente tre matchpoint

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Si è conclusa positivamente la trasferta israeliana di Novak Djokovic. ll serbo si è laureato campione a Tel Aviv sbarazzandosi per l’ennesima volta di Marin Cilic (19 vittorie su 21 confronti diretti). Grazie all’89° titolo messo in bacheca, Nole ha racimolato punti preziosi in ottica Nitro ATP Finals. Avendo vinto uno Slam quest anno, al serbo basterà rientrare fra i primi 20 della Race to Torino (e non fra i primi 8) per garantirsi la partecipazione al Master di novembre.

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Fenomeno Spagna terra di campioni (Vincenzo Martucci, Il Messaggero Sport)

Oggi lo sport di Spagna potrà fregiarsi dell’ennesimo, storico, successo: presenterà due giocatori ai primi due posti della classifica mondiale dei tennisti professionisti, Carlos Alcaraz e Rafa Nadal. Una situazione eccezionale nell’ATP Tour, il sistema di graduatoria deciso dal 1973 dal computer, tanto che si è registrata l’ultima volta il 13 agosto 2000 con una super-potenza dall’immenso bacino come gli Stati Uniti, con due campioni come Andre Agassi, numero 1, e Pete Sampras, 2, all’apice della loro epica rivalità. Ma lo sport iberico non si ferma al tennis, anzi. TRADIZIONE Non sottilizziamo sull’allenatore, Sergio Scariolo (italianissimo) e il jolly, Lorenzo Brown (oriundo per motivi di forza maggiore): la Spagna maschile di basket che domina in finale la Francia agli ultimi Europei aveva già vinto il titolo nel 2009, 2011 e 2015 e anche il Mondiale 2019, ed ha cominciato a brillare ciò con l’argento olimpico a Los Angeles 1984 esprimendo talenti come Fernando Martin Espina, Rubio, Corbalan, Rydy Fernandes, San Epifanio, Navarro, Pau Gasol e suo fratello Marc. E il calcio non è solo La Liga, la serie A iberica, non è solo i bianchi (le merengues) di Madrid, la squadra più titolata al mondo con 28 allori (14 Coppe dei Campioni/Champions League) e in patria (35 scudetti), e il Baria dei fenomeni, da Cruyff, a Maradona, da Ronaldinho a Ronaldo a Messi. Tanto che nelle coppe europee la Spagna ha dominato dal 2013 al 2018 vincendo 18 trofei su 19.

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E’ innegabile che il fattore-sport è molto sentito e supportato a livello nazionale e sociale, sulla scia di campioni dall’incredibile richiamo come Miguel Indurain nel ciclismo, Fernando Alonso della Formula 1, Marc Marquez nel motociclismo (sulla scia di Angel Nieto), il triatleta Javier Gomez Noya, il canoista David Cal, il ginnasta Gervasio Differite e lo sbatter Javier Fernandez. Tanti campioni in tante discipline diverse non possono essere un caso.

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Tutto è cominciato con gli enormi investimenti per l’Olimpiade di Barcelona 1992, chiusa col bottino record di 22 medaglie. La Spagna ne ha beneficiato a tutti i livelli, anche in sport come l’hockey pista dove ha vinto 5 mondiali consecutivi, dal 2005 al 2013. Ma, soprattutto, è stata capace di diversificare e di seguire l’evolversi dei tempi, tanto da sposare per prima uno sport emergente come il padel, tanto che oggi conta 100mila tesserati.

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Sofia, sfuma la finale italiana (Buongiovanni). Sinner trema: caviglia ko (Giammò). La resa di Sinner fa male due volte (Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 2 ottobre 2022

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Sofia, sfuma la finale italiana (Andrea Buongiovanni, La Gazzetta dello Sport)

Altro che finale tutta italiana: oggi l’atto decisivo del torneo indoor di Sofia vedrà opposti il 26enne svizzero Marc-Andrea Huesler e il 19enne danese Holger Rune. II primo, contro pronostico, elimina 7-6 (5) 7-5 un Lorenzo Musetti che, nei momenti clou del match, sparisce di scena. Il secondo fa fuori Jannik Sinner, testa di serie numero uno, costretto al ritiro sul 7-5 4-6 2-5. L’altoatesino, che in Bulgaria inseguiva il terzo successo consecutivo, sul 2-3 (15-15) del terzo set, correndo lateralmente a fondo campo, impunta il piede destro e si infortuna alla caviglia. Interviene il fisioterapista per una fasciatura d’emergenza, Jannik riprende con coraggio, ma mettendo a segno non più di tre punti, perde altri due game e, con evidenti difficoltà negli spostamenti verso destra, si fa da parte. La sua smorfia dice più di tante parole. L’azzurro abdica così dopo undici vittorie consecutive. Ora il 21enne pusterese scivolerà dal 10° al 12° posto del ranking mondiale e vedrà farsi tutta in salita la corsa verso le Finals di Torino di novembre, una settimana prima dalla fase decisiva di Coppa Davis a Malaga: il suo futuro a breve sarà determinato dai tempi dl recupero. Intanto, infortunio a parte, il match contro Rune, numero 31 al mondo – primo scontro diretto tra I due – era improvvisamente diventato difficile. Sinner, sospinto da servizio e risposta, vince il primo parziale 7-5 alla quarta palla break a disposizione, ma nel secondo, sul 2-2, accusa un pesante passaggio a vuoto, perde per la prima volta il servizio, e, complice un parziale di 12 punti a 2, non recupera più. Jannik fatica anche in apertura di terzo set: Rune pare avere più energie, è più reattivo ed aggressivo. Fa subito il break, non sfrutta un’occasione per il 4-1, ma si invola comunque. Fino al fattaccio. «Imporsi così – dice il danese – non è bello: auguro a Jannik il meglio e di riprendersi in fretta. Per quanto mi riguarda, sono un po’ stanco, ma a questo punto voglio arrivare fino in fondo». Oggi Holger, dunque, se la vedrà con Huesler, attuale numero 95 della classifica Atp. Musetti, nel tie-break del primo set, si trova avanti 5-1, ma perde il parziale 7-5. E nel secondo, sul 5-6, avanti 30-15, subisce il primo (fatale) break dell’incontro. E addio sogni.

Sinner trema: caviglia ko. Fuori anche Musetti (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

Nessuna finale azzurra, nessun derby, e neanche un italiano in finale. Si fermano sul più bello le corse di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner nell’Open di Sofia (ATP 250).Il toscano è stato battuto in due set da Marc Huesler – 7-6(5), 7-5 – mentre l’altoatesino, opposto al danese Holger Rune, è stato costretto al ritiro (il terzo del 2022) dopo essere incappato in una distorsione alla caviglia destra a metà del terzo set, sul punteggio di 5-7, 6-4, 5-2 in suo sfavore. Mattatore all’esordio nel torneo contro il n.14 del mondo Carreno Busta, e sopravvissuto a Majchrzak dopo aver annullato due match point, Huesler è sceso in campo con la convinzione di avere i mezzi per poter figurare anche nell’ultimo atto del torneo. Sorretto dal servizio e deciso a chiudere in fretta gli scambi, ne è venuto fuori un match all’insegna dell’equilibrio in cui Musetti non è riuscito ad avvolgere il rivale nella sua tela. L’azzurro si è così trovato a giocare l’ennesimo tie-break (il 4° negli ultimi 6 set) del suo torneo portandosi in vantaggio 5-1 per poi farsi rimontare dal suo rivale. L’equilibrio si è mantenuto fino all’epilogo quando ancora una volta è stato Musetti a concedere l’unica palla break al suo rivale, coincisa con un match point che lo svizzero non si è lasciato sfuggire. Avversario sulla carta più ostico dello svizzero, Jannik Sinner era comunque riuscito a domare il danese Rune in un primo set in cui aveva trovato nel ritmo e nella profondità dei colpi le sue armi migliori. Abbandonato dal servizio in avvio di secondo set, Sinner ha provato a riequilibrare il punteggio nell’ultimo game del parziale salvando un primo set point per poi cedere sul secondo. Innervositosi, l’italiano ha subito ceduto il servizio nel terzo, e su quel regalo Rune ha costruito e consolidato il suo vantaggio fino al sesto game, quando rincorrendo una palla alla sua destra, Sinner ha perso l’appoggio della sua caviglia finendo con l’accasciarsi al suolo. Bendaggi e trattamenti son stati sufficienti per rimetterlo in piedi, ma la resa era ormai vicina. Scalzo e a testa bassa, Sinner ha abbandonato il campo. […]

La resa di Sinner fa male due volte (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Un sabato difficile per gli italiani nel 250 ATP di Sofia. Nelle semifinali prima Lorenzo Musetti e poi Jannik Sinner, hanno ceduto il passo a Huesler e Rune. È andata peggio all’altoatesino che dopo aver vinto il primo set con break nel 12° gioco, è calato nel secondo, anche in seguito all’accresciuto rendimento del 19enne danese che negli ottavi si era già sbarazzato di Lorenzo Sonego. Rune nel secondo set ha capitalizzato l’unico break conquistato sul 2-2. La terza frazione è nata nuovamente male per Sinner, che si è trovato a rincorrere (0-2). Sul 2-3 si è anche procurato una distorsione alla caviglia destra, curata con tanto di fasciatura sopra il calzino. Alla ripresa Rune ha tenuto il servizio (4-2) e Sinner ha provato a resistere, ma poi è stato costretto al ritiro sul 2-5. Prima battuta d’arresto nel torneo bulgaro per l’azzurro, campione nel 2021 e nel 2020. Sconfitta dolorosa in tutti i sensi soprattutto in ottica qualificazione alle ATP Finals. […] Da verificare l’entità del danno di Sinner in una stagione per lui sfortunata fin dall’avvio: è il quarto ritiro del 2022. […] Janník è uscito dal campo a capo chino, non un bel segnale. Brucia anche la sconfitta subita da Musetti. Il carrarino ha ben giocato ma non è stato cinico nei due passaggi chiave del match contro lo svizzero Marc-Andrea Huesler n.95 Atp. Grande equilibrio tra i due con il servizio che è stato dominante. La decisione del primo set è giunta al tie-break e Musetti è sembrato poterlo far proprio quando è salito 5-1. Poi un improvviso black-out con molti errori, compreso un doppio fallo, ha rimesso in gioco il mancino elvetico che ha chiuso con un parziale di 6 punti a 0. […] Nel secondo set sul 5-6 Musetti ha perso la battuta per la prima volta nel match con un altro doppio fallo a metà game, sul 30-30, e ha ceduto allo svizzero. […]

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Sinner, è un debutto soft (Bertellino). Sinner scatta verso le Finals (Giammò)

La rassegna stampa di venerdì 30 settembre 2022

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Sinner, è un debutto soft (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Tra lampi ed errori si è consumato l’esordio di Jannik Sinner nell’ATP 250 di Sofia, che lo ha visto vincere la decima partita consecutiva e conservare l’imbattibilità “bulgara”. Prima dello scadere dell’ora e mezza di gioco il n° 1 italiano e 10 ATP ha portato a termine il proprio compito, ovvero stoppare il portoghese Nuno Borges, n° 93 del ranking e buon giocatore a tutto campo, anche a rete grazie alla sua predisposizione per il doppio. Sinner non ha concesso palle break nell’intero incontro e ha messa a segno 10 ace, due dei quali gli sono serviti per sigillare il confronto sul 6-3 6-4. Molti anche gli errori gratuiti, specialmente nel primo set. Un break per frazione ha fatto la differenza: «Sofia è un posto speciale – ha detto l’azzurro al termine – dove ho vinto il mio primo torneo ATP ripetendomi lo scorso anno. In questa edizione c’è anche il pubblico ed è molto più bello. L’esordio in un torneo è sempre difficile e anche per questo sono contento per la vittoria. Cerco di migliorare partita dopo partita e non mi faccio condizionare dalla corsa alle Finals. Vedremo a fine stagione dove sarò». Oggi Jannik sarà impegnato nei quarti contro l’australiano Vukic che, dopo aver battuto Fognini, si è ripetuto contro il quasi 39 enne Verdasco. Si è fermata invece la striscia di vittorie consecutive di Lorenzo Sonego. Negli ottavi il torinese è stato sconfitto in tre set dal danese Holger Rune, 19 anni ed attuale n° 31 del mondo. Dopo aver conquistato la prima frazione al tie-break, chiuso 6-1, l’azzurro ha subito il break nel decimo gioco della seconda frazione, con Rune che ha via via trovato risposte sempre più efficaci Nel set decisivo un altro break ha fatto la differenza in favore del nordico. Nessun tentennamento e chiusura sul 6-7 (1) 6-4 6-3. La sua stagione indoor proseguirà nel 250 ATP di Firenze (indoor su cemento): «C’era anche la possibilità di scendere in campo la prossima settimana ad Astana, in un ATP 500 – ha sottolineato il coach di Sonego Gipo Arbino – ma quasi sicuramente Lorenzo non andrà in Kazakistan. Meglio riprendere forze per il finale di stagione. Dopo Firenze giocherà a Napoli, sul veloce outdoor, quindi a Basilea, sperando di entrare direttamente in tabellone nell’ultimo 1000 dell’anno, a Parigi Bercy. Poi penseremo alla prossima stagione, magari con una settimana di preparazione, come già fatto in passato, all’Accademia di Rafael Nadal. Per i primi mesi del 2023 Lorenzo ha pochi punti da difendere quindi potrà giocare senza tensioni e risalire in classifica». […]

Sinner scatta verso le Finals (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

A Sofia (ATP250), il due volte campione in carica Jannik Sinner ha battuto in due set il portoghese Nuno Borges (6-3 6-4) vincendo la sua decima partita consecutiva nel torneo e qualificandosi ai quarti di finale, dove oggi sfiderà Aleksandar Vukic. «E’ stato un match difficile, come lo è ogni prima partita di un torneo – ha dichiarato a caldo la testa di serie n.1 – Questo è un posto speciale per me, qui ho vinto il mio primo titolo in e quest’anno finalmente c’è anche il pubblico». Un’eventuale terza affermazione consecutiva permetterebbe all’azzurro di recuperare punti preziosi in vista delle ATP Finals: «Non ci penso tanto, ogni partita e importante e poi vedremo a fine anno dove sarò». Oggi torna in campo anche Lorenzo Musetti. Il match contro il tedesco Jan-Lennard Struff vale la semifinale. Dopo il titolo vinto a Metz si è fermata la striscia di vittorie di Lorenzo Sonego, eliminato in tre set – (1)6-7 6-4 6-3 – dal danese Holger Rune. A quasi due mesi di distanza dalla sua ultima partita giocata sul circuito (la finale a Wimbledon vinta con Kyrgios), Novak Djokovic tomato in campo a Tel Aviv (ATP 250) battendo lo spagnolo Pablo Andujar (6-0 6-3) . Ai quarti lo attende il canadese Vasek Pospisil.

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