La situazione del tennis in Italia dopo un giorno di riapertura: dove si gioca?

Focus

La situazione del tennis in Italia dopo un giorno di riapertura: dove si gioca?

Riaprono i campi del Park di Genova, ma il circolo resta chiuso. Ecco dove si gioca, da Palermo a Vicenza: è tornato in campo anche il nostro Luca Baldissera

Pubblicato

il

Park Tennis Club Genova

Forse è un bene, perché alla figura di Alessandro Manzoni è associato il concetto di Provvidenza Divina che tanto comodo farebbe in questi giorni grigi. Fatto sta che la ripartenza del tennis italiano sembra legata ogni giorno di più ai retaggi manzoniani. Alla coincidenza del 4 maggio fa seguito la ricorrenza della morte di Napoleone, a cui Manzoni dedicò una lunga ode; è un giorno, il 5 maggio, in cui rimpiangiamo il tennis ‘libero’ che fu e componiamo il puzzle delle riaperture italiane. Come stanno ripartendo i circoli italiani lo sintetizza il presidente del Park di Genova, Paolo Givri: Adelante con juicio“. Avanti, ma con giudizio. Una frase scritta, anche questa, da Manzoni.

Premettiamo che non è facile ricostruire la situazione della penisola dopo 24 ore dall’entrata in vigore del nuovo decreto, che se da un lato non ha riaperto i centri sportivi, dall’altro ha concesso ai prima e seconda categoria di riprendere ad allenarsi. Alle normative contenute nel decreto vanno aggiunti due tasselli, entrambi diramati last minute dal ministero dell’Interno: una circolare attuativa e le linee guida di domenica 3 maggio, nei quali sono illustrati i protocolli da seguire per garantire la sicurezza degli allenamenti individuali. Risultato finale? Ogni circolo ha deciso per sé in base alle sinergie con le amministrazioni regionali, cercando un difficile equilibrio tra la pressione degli atleti – a cui serve un posto in cui allenarsi – e la consapevolezza che bisogna ridurre al minimo i rischi. Qualcuno ha aperto le porte (dei campi) anche ai soci.

Partiamo dal Sud e risaliamo la penisola per riepilogare brevemente la situazione sul territorio, quantomeno secondo le informazioni di cui siamo in possesso mentre scriviamo l’articolo.

 

SUD E ISOLE – La Sicilia è stata la prima regione a forzare la mano con il governo, e dunque già da giorni preparava le riaperture – possibili da ieri. Sono interdetti gli spazi comuni (spogliatoi, bar, eventuali piscine), ma i circoli possono riaprire e far giocare i soci, non solo i possessori di tessera agonistica. Il Circolo del Tennis di Palermo riaprirà i battenti a partire da mercoledì 6 maggio.

RIAPERTURA CIRCOLO DAL 6 MAGGIO (mercoledì) Alla luce delle normative emanate ho il piacere di comunicare che…

Pubblicato da Circolo del Tennis Palermo su Lunedì 4 maggio 2020

In Sardegna la normativa regionale è persino più permissiva, perché consente l’utilizzo di bagni e docce a patto di una ‘costante igienizzazione e sanificazione’. Non tutti i circoli, tra quelli che hanno riaperto, hanno concesso tale privilegio ai soci. Stefano Semeraro sul Corriere dello Sport racconta che a Settimo San Pietro (Cagliari) si gioca da ieri ma non si può fare pipì. A Quartu il sindaco ha detto no, il CT Cagliari riaprirà lunedì perché ci sono ancora da smontare le tribune del match di Davis contro la Corea; altri circoli più piccoli del cagliaritano, come il club ‘Le Saline’, stanno per riaprire ma non hanno ancora comunicato una data. Questione di giorni, comunque.

Poco si muove nei principali circoli delle altre regioni del sud, con l’eccezione della Puglia. Se il CT Bari opta per la cautela e tiene le porte chiuse, così come il centro sportivo Njlaya, il New Country ha invece deciso di riaprire e si è trovato ad accogliere alcuni ‘orfani’ di altri club, come la 14enne Vittoria Paganetti (CT Bari) e Andrea Pellegrino, n.341 ATP e protagonista con la società Angiulli del campionato di serie A1 2019. Porte aperte anche al circolo tennis di Maglie (LE) e da oggi al ‘Mario Stasi’ di Lecce, con termoscanner, obbligo di guanti e spogliatoi chiusi.

CENTRO – La regione più avanguardista è senz’altro l’Abruzzo, ma sono poche le strutture che hanno approfittato delle concessioni regionali. Tutto fermo – per adesso – a Pescara e L’Aquila, mentre a Castel di Sangro si gioca eccome e le prenotazioni fioccano. L’Academy diretta da Aldo Ianni è aperta da ieri: sono sospese le attività di scuola tennis, ma sono consentite le lezioni individuali e ovviamente le sgambate in singolare.

Grazie a tutti gli amici che ieri sono venuti a giocare 'in sicurezza' sui nostri campi. Vi ricordiamo che si può…

Pubblicato da Castel di Sangro Sport Academy su Martedì 5 maggio 2020

I circoli fiorentini stanno lavorando sull’orizzonte del 18 maggio, come si legge su ‘La Nazione’, dalle cui righe trapela anche che alcuni atleti hanno ripreso ad allenarsi (vengono citati Adelchi Virgili e Daniele Capecchi). Il presidente del Circolo Tennis Firenze, Giorgio Giovannardi, ci ha detto che il circolo rimane chiuso ma ha accolto tre ragazzi (classificati seconda categoria) per allenamenti individuali. Nessun movimento per quanto riguarda i circoli più rinomati di Roma, dove non si hanno notizie di riaperture imminenti al Parioli o all’Aniene, mentre il Due Ponti ha specificato su Facebook che per adesso le porte rimangono chiuse. Accogliamo invece la gentile segnalazione del ‘Tennis Team Vianello’ capitolino, che dal 6 maggio consentirà gli allenamenti a porte chiuse ai suoi 20 seconda categoria e offre pacchetti di allenamento extra per i seconda categoria tesserati in altri circoli romani ancora chiusi. In Umbria, lo Junior Tennis di Perugia medita la riapertura ma rimane in attesa.

NORD – Le regioni di cui abbiamo maggiori notizie sono Veneto e Liguria, quelle in cui l’intervento delle amministrazioni regionali ha concesso uno strato normativo sufficiente alla riapertura. Abbiamo visto Cecchinato e il nuovo coach Sartori annunciare la ripresa degli allenamenti sui campi del Tennis Comunali di Vicenza, e sappiamo che la Tennis Academy di Padova riaprirà mercoledì per tutti i soci ma con spogliatoi chiusi. Analoga situazione al Park Tennis Club di Genova: il presidente Paolo Givri ci ha comunicato, dopo giorni di confronto (proficuo) con Regione e FIT Liguria, che oggi sono state accettate le prime prenotazioni telefoniche e si è ripreso a giocare da questa mattina. Il circolo non è aperto negli spazi comuni, ma tutti i soci possono giocare (in singolare) con divieto di ingresso per chi non ha una prenotazione.

L’impegno di noi dirigenti, in questa fase, sarà molto delicato per adottare tutte le misure imposte dal Governo” ci ha scritto il presidente. “Per tale motivo, abbiamo richiamato tutti i dipendenti che erano in cassa integrazione“. Quanto ai protocolli di sicurezza: “Ci siamo affidati a una ditta per la sanificazione degli ambienti. Poi abbiamo dettato le regole per chi viene a giocare (obbligo di mascherina, guanti, distanza interpersonale di 2 metri, eccetera)“.

Facciamo una piccola tappa in Friuli Venezia Giulia, perché grazie a un’ordinanza regionale analoga a quelle di Veneto e Liguria, anche a Trieste si è ripreso a giocare. Il ‘Tennis Club Triestino‘ ha riaperto ieri per i soci, con spogliatoi serrati, ma soprattutto si sono schiuse le porte del ‘TC Campi Rossi’, il regno del nostro Luca Baldissera, che vi mostriamo felice al suo ritorno in campo dopo due mesi di stop.

Stamattina, dopo due mesi netti, mi sono davvero sentito bene. Emozione. Back on court!TENNIS CLUB CAMPI ROSSI #vamos #lottosport #tennis

Pubblicato da Luca Baldissera su Martedì 5 maggio 2020

Chiudiamo con il Piemonte, perché sappiamo che Lorenzo Sonego ha ripreso ad allenarsi allo Sporting di Torino assieme ad Andrea Vavassori (numero 303 del mondo).

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

Continua a leggere

ATP

ATP Vienna: Alcaraz con i muscoli, Murray con il cuore

All’Erste Bank Open prima giornata di match che non tradiscono le attese con le prime tre partite che vanno avanti fino alle 10 di sera

Pubblicato

il

Andy Murray (GBR) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
[WC] A. Murray b. [5] H. Hurkacz 6-4 6-7 6-3

Terzo match sul centrale di giornata che vede opposti il principale avversario di Jannik Sinner, Hubert Hurkacz a quel Murray che ormai è diventato una wild card fissa in ogni torneo in cui desidera giocare, un po’ ovviamente per il blasone, un po’ per la simpatia che ormai si è attirato lo scozzese per quel suo continuare a provarci. Due ottimi motivi insomma per tifare Murray stasera dalle parti del Bel Paese, nella speranza che il gigante Opelka mercoledì non decida di entrare in modalità cecchino con Sinner.

Ma vediamo alla partita; Murray ormai come da abitudine degli ultimi mesi, non potendo più contare sull’imperforabilità difensiva che lo contraddistingueva parte subito forte giocando un bel tennis aggressivo (certo che se qull’aggressività l’avvesse usato un po’ di più anche prima, magari contro Nole chissà…magari qualche soddisfazione in più se la sarebbe tolta…). A differenza del match precedente tra Evans e Alcaraz la partita fila via sui binari dell’equilibrio con i due giocatori che tengono abbastanza agevolmente i propri turni di servizio; l’unico a soffrire è Hurkacz nel terzo gioco che non trova grande aiuto dalla prima, ma comunque riesce a scamparla. Si arriva così al nono gioco con Murray che riesce a strappare il servizio al polacco, e porta poi a casa in scioltezza il primo set.

Nel secondo set i due continuano a marcarsi stretti, con Hurkacz che sale di tono, i colpi cominciano a filare via più fluidi e Murray va in difficoltà, specie a metà set quando nel sesto game deve annullare ben quattro break point. Lo scozzese però riesce a tenere botta e alternando aggressività laddove possibile a buone giocate difensive, specie con il diritto incrociato carico di effetto, riesce a salvare la pelle e portare la partita al tie break. Nel tie break, che va avanti sul filo dell’equilibrio con lo scambio di un paio di mini break, Andy riesce anche ad arrivare a match point, che viene però annullato con una meravigliosa soluzione lungolinea di rovescio da Hurkacz, che poi si va a prendere a rete i punti successivi per chiudere il match, aiutato anche da un Murray che sul set point avversario non trova la prima. A questo punto tutto lascerebbe pensare che da una parte ci sia un Hurkacz che si sia scrollato di dosso la tensione, e dall’altra parte un Murray che invece risente della mancanza di abitudine a giocare match tirati con top ten, (come dirà anche nell’intervista dopo partita Andy ha giocato quest’anno soltanto un pugno di partite con grandi giocatori); e probabilmente anche il fatto che nel recente passato lo scozzese è spesso arrivato vicino al grande risultato senza centrarlo ha influito.

 

E infatti nel primo gioco del terzo, Hurkacz riesce finalmente a breakkare lo scozzese (a fine match la statistica sarà impietosa, una palla break convertita dal polacco in 10 tentativi). Addirittura il break arriva con un doppio fallo di Murray che lascerebbe pensare ad un crollo dello scozzese che pare subire il colpo del mancato match point. Poi però al polacco manca il killer instinct di affondare il colpo e torna irrigidirsi nei colpi; se la fluidità infatti è il punto forte del tennista polacco che gioca quando sta libero di testa colpi potenti e piatti, perfetti sul veloci, oggi è apparso a volte un po’ contratto e non sempre preciso. Si va avanti così nel terzo set con Murray che riesce ad affondare il colpo chirurgicamente (2/2 la conversione nel set). L’ultimo sussulto di Hurkacz arriva proprio sul finire del match, con le ennesime due palle break non convertite, che lasciano così strada a Murray, che torna meritatamente alla vittoria. Alla fine non è bastato essere ingiocabile a Hurkacz sulla prima di servizio, la capacità di soffrire di Murray ha fatto la differenza.

Carlos Alcaraz (ESP) – Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
Carlos Alcaraz b Daniel Evans 6-4, 6-3

Partita gradevole e ben giocata per lunghi tratti, con Evans che come al solito gioca un tennis vario e d’attacco. Purtroppo per l’inglese alcuni passaggi a vuoto di troppo lo hanno condannato contro un Alcaraz che ha unito aggressività e solidità. Partita che comunque ha visto Evans partire subito in salita ma in grado di recuperare due volte il servizio perso (alla fine saranno ben 8 break ottenuti, su un totale di 18 game giocati, che sarebbe un dato notevole anche sulla terra battuta, non parliamo poi sul veloce indoor).

Il primo set si decide quindi nel nono e nel decimo gioco con Alcaraz che tiene botta agli arrembaggi dell’inglese, che invece non riesce a mantenere i giri del motore e butta via malamente il set con un paio di errori non forzati. In generale comunque, in un tennis in cui il mantra sembra quello di rispondere sempre e comunque tre metri dietro la linea di fondo, abbiamo visto belle cose; sia Evans che che Alcaraz si sono avventati sulle seconde dell’avversario: lo spagnolo con soluzioni più potenti, l’inglese con più varietà, anche con soluzioni di attacchi slice interessanti. Fatto sta che in generale l’impressione è che Evans fosse sempre più sotto pressione, sia in generale – dovendo cercare sempre soluzioni creative per girare l’inerzia dello scambio – sia in particolar modo sulla seconda di servizio, che veniva regolarmente massacrata dallo spagnolo. Non a caso i due punti che hanno deciso la partita sono stati coerenti con questa narrativa: un secondo fallo di Evans, con il britannico che ha rischiato la seconda per evitare di andare subito sotto nello scambio, e uno smah banale steccato al termine però di uno scambio in cui però il ragazzo di Murcia aveva recuperato l’impossibile.

Due errori che suonano come una condanna a morte per Evans che infatti nel game successivo deve alzare bandiera banca senza opporre resistenza. Il ragazzo poi si fa notare anche per le dichiarazioni in conferenza stampa: la notizia del giorno è la convocazione del ragazzo alle finali di Davis al posto di Nadal. E la reazione di Carlos è che ovviamente è stato molto contento, ma che la sfida non lo preoccupa, anzi è desideroso di mettersi alla prova se dovesse servire; ci sono grandi campioni al suo fianco come Carreno e Bautista ma se dovesse toccare a lui sicuramente non si tirerebbe indietro, a l’espressione del giovane spagnolo era di quelle che lasciano ben sperare. L’attuale detentore del record di precocità in Davis appartiene oggi ad uno spagnolo che a  18 anni e 6 mesi è il più giovane vincitore nella storia della Coppa Davis. Non è difficile immaginare chi possa essere, ma il ragazzo di Murcia avrebbe le carte in regola per spodestarlo, anche se per un paio di mesi.

Continua a leggere

ATP

ATP San Pietroburgo, avanzano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

Pubblicato

il

Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement